Guia Soncini

giornalista e scrittrice italiana

Guia Soncini (1972 – vivente), giornalista, editorialista e scrittrice italiana.

Citazioni di Guia SonciniModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Parecchi anni fa, arrivò su Wikipedia una voce a mio nome. Ora, quel che vi serve sapere per capire l'inutilissima storiella che segue è che Wikipedia, enciclopedia basata sul volontariato dei compilatori che nei paesi seri riesce a essere comunque una cosa seria e con una sua attendibilità (certo, non considera Philip Roth una fonte attendibile circa le opere di Roth, ma diciamo che di media non è malvagissima), in Italia è il regno della cialtroneria. Per dire: quando obiettai che la voce che mi riguardava era piena di minchiate (sostanzialmente trattavasi di un curriculum preso dall'ufficio del personale Rai e ricopiato male – con l'aggiunta di alcune bislacche opinioni spacciate per fatti: ricordo un delizioso «si è detta a favore dell'editto bulgaro» – e comunque all'epoca già datatissimo, visto che non lavoravo più per la Rai da anni), il tizio che rispose alla mia mail mi disse che, «nello spirito collaborativo» dell'opera, potevo correggerla, il che dice tutto sul conto in cui la gestione italiana tiene la regola wikipediana (ovvia e sensata) secondo cui sulle voci enciclopediche non possono intervenire coloro che ne sono oggetto. D'altra parte io non conosco un italiano cui sia dedicata una voce Wikipedia che non se la sia scritta da solo, e quindi tutto torna (comprese le medaglie d'argento a gare di nuoto delle medie di cui sono ricche le pagine Wikipedia dei giornalisti italiani). Insomma dico a 'sto tizio che gli mando l'avvocato, e loro oscurano la pagina. Seguono alcuni spassosi anni in cui ciclicamente qualcuno, nel mezzo di qualche fessa polemicuzza, salta su dicendo «d'altra parte tu sei un'antidemocratica che ha fatto causa a Wikipedia, tu e Facci» (il novanta per cento della mia stima per Filippo Facci si basa su questa comunanza).[1]
  • Sogno un pezzo su Weinstein d'una sola riga: quello sarà un vecchio porco, ma voi gliela tiravate con la fionda, finché pensavate servisse.[2]
  • Voglio condurre il prossimo Sanremo non perché sia in grado di mandare a memoria gli ormai almeno sei nomi che ci vogliono per scrivere una canzone (non mi ricordo neanche il mio numero di telefono), non perché sappia scendere la scala coi tacchi (al primo gradino mi cappotterei, al secondo mi sfilerei le scarpe imprecando), non perché abbia talenti tipo ballare, intrattenere, cantare (t'ho mai raccontato di quando mi bocciarono al provino per lo Zecchino d'oro?). Voglio condurre Sanremo perché voglio fare l'ultimo gesto rivoluzionario possibile. Ieri l'ennesimo assessore ha ringraziato in conferenza stampa [...] perché avevano parlato dei fiori di Sanremo, inquadrato i fiori di Sanremo, regalato i fiori di Sanremo. Voglio salire su quel palco e dire "io quando mi regalano dei fiori li lascio morire perché non possiedo un vaso".[3]
  • Solo una cosa desta la mia attenzione e accende il mio entusiasmo: Elettra Lamborghini. Elettra che, agitando una latteria là davanti ed esprimendosi con una certa qual calata emiliana, dice che lei Lou Reed non sa chi sia: "Non ero neanche nata". Elettra che assolve tutte noi, che non siamo arrivate col programma alla Seconda guerra mondiale, ma cosa pretendono i nostri interlocutori: non eravamo neanche nate. Elettra che, benché emiliana, si ostina a usare espressioni napoletane donando loro sensi tutti suoi: dice "hai una bella cazzimma" e chissà che intende — piglio, energia, scollatura? Elettra che ha girato il mondo, e quindi non dice "moda", dice "hype", che vuol dire un'altra cosa, ma non cavilliamo. Elettra è tutte noi che non abbiamo studiato. Elettra, che se le fanno una battuta sul complesso di Elettra scommetto che non la capisce, è la nostra rivincita.[4]
  • [...] meno male che oggi finisce maggio, il più crudele dei mesi. Chiunque si lamenti dei lillà da terra morta non ha mai avuto a che fare con gli scontrini che genera la polvere viva in cui vado a rimestare ogni anno mentre il commercialista mi minaccia e io non trovo quella ricevuta del dentista che mi farebbe così comodo scaricare (forse nel 2018 dal dentista non ci sono neanche andata, ma sai come siamo noialtri che confondiamo memoria e desiderio); in compenso si risvegliano le radici sopite di tutti gli scontrini d'ogni cappuccino del 2012 (perché non li ho buttati? Non avrei potuto detrarli neanche nel 2013, perché li ho conservati? Speravo forse di finire in un programma di accumulatori su RealTime?).[5]
  • [...] ho un amico romano che s'è trasferito a Milano, e soffre. Qui, dice, sono gay anche gli etero.[6]
  • Quand'avevo vent'anni feci le prove d'intolleranza alimentare, una delle mille truffe di quando sei giovane e ti pare di non esser mai abbastanza magra. Mi dissero che ero intollerante al grano e ai latticini. Non sono mai stata sottile come in quel periodo. Non perché quei due alimenti mi facessero davvero male — o forse sì, ma non lo sapremo mai: ero magra perché digiunavo. E digiunavo perché è impossibile, è un insegnamento che mi lasciò quella formativa esperienza, trovare cibi che non contengano lattosio o grano. O almeno, così era allora, magari l'industria alimentare si è evoluta, all'epoca ero talmente stremata dalle ricerche, dalla scoperta che in tutti i biscotti dichiaratamente d'altri cereali una percentuale di grano c'era, che persino i wurstel contenevano lattosio, che facevo prima a digiunare.[7]
  • Io non so cos'abbiano fatto di male le ventenni di oggi. Non so quale maledizione sia stata lanciata sulle loro culle. So però che — là dove noi avevamo Alessandro Baricco — hanno Stefano Massini. Il divulgatore culturale che nemmeno loro, con la colpa d'essere ventenni, meriterebbero.[8]
  • [Sulla cancel culture] Di tutte le cose americane che avremmo dovuto emulare, per esempio la colazione salata, abbiamo invece deciso di prendere il peggio dell'America colta. Studenti di costosissime università americane chiedono che dai programmi di letteratura venga tolto Shakespeare perché con Otello "crea una cultura ostile agli studenti di colore e andrebbe sostituito con autori femmine e gay", e poi Uomini e topi è violento, in Lolita c'è un pedofilo, nel Buio oltre la siepe gli epiteti razziali con cui si parlava all'epoca. Testi che hanno fatto la storia cancellati con una bizzarra smania revisionista.[9]
  • Il principale problema della minore presenza delle donne in alcuni settori, siano essi la presidenza della repubblica o la direzione artistica di Sanremo, è che poi scatta il tic della rappresentatività. Se un maschio fa un record sportivo o vìola una legge o scopre un vaccino o dice una stronzata, l'ha fatto lui; se una femmina esiste, lo fa a nome delle donne, ci rappresenta. Ma chi, ma cosa, ma stai a vedere che Angela Merkel e Valeria Marini hanno qualcosa in comune per il solo fatto d'avere una vagina, ma Helena Christensen se le dite che mi rappresenta vi denunzia per vilipendio estetico.[10]
  • Una cosa di cui mi accorsi [...] è che la Vitti non somiglia mai alla Vitti. Le sue foto sono tutte diversissime, e non è per le ragioni di chirurgia o altri ritocchi per cui cambiano le attrici di oggi: c'è qualcosa nella sua faccia che è mutevole in modo persino più destabilizzante di quanto lo fu la sua carriera. La Vitti ha fatto il contrario di quello che fanno in genere i comici e le belle donne, due categorie che invecchiando virano sul drammatico per esser presi sul serio. Lei era partita da «Mi fanno male i capelli» e diventò Assunta Patanè e Adelaide Ciafrocchi, cioè La ragazza con la pistola e Dramma della gelosia. Aveva quasi quarant'anni, e cominciava la sua seconda vita, e diventava quel che era sempre stata.[11]
  • La ragazza con la pistola [...] fu un'ossessione della mia adolescenza, e oggi non lo girerebbero mai: mettere in burletta il rapimento, la violenza, il matrimonio riparatore, tre anni prima di Franca Viola, le donne non hanno diritti e voi ridete, ma non vi vergognate. Che fortuna che sia esistito un tempo meno scemo in cui i Monicelli e le Vitti avevano voglia di fare ciò che è più necessario e utile fare delle cose orrende: riderne.[11]
  • [Sui social network] Il guaio non è che i nuovi strumenti ci abbiano resi arroganti, o vanitosi, o scemi. È che ci hanno liberati dalla vergogna di esserlo.[12]
  • Quando avevo vent'anni, la mia più cara amica faceva l'attrice. Una sera la invitarono al Costanzo Show, ed è difficile spiegare, in questo secolo di frammentazione del pubblico e moltiplicazione delle nicchie, cosa significasse per un'aspirante qualcosa comparire al Costanzo Show. Il giorno dopo, raccontava la mia amica, il panettiere che non l'aveva mai salutata in tutti gli anni in cui aveva comprato il pane da lui, le aveva detto con gli occhi sgranati "Signorina, l'ho vista in tv". L'esempio non rende, giacché ancora oggi c'è una distorsione percettiva per cui, in qualunque programma tu compaia, il giorno dopo ti sembra tutti l'abbiano visto. Solo che oggi vai a guardare i dati e quelli che ti sembrano "tutti" sono in realtà poche centinaia di migliaia di persone; nel Novecento i mass media erano davvero di massa.[13]
  • [...] c'è una regola abbastanza ovvia riguardo alle celebrità anglofone: se c'è una notizia su di loro, ci sono testate anglofone che se ne occuperanno. Lo sa chiunque scriva in Italia di celebrità americane, anche perché quelle sono le testate da cui in genere scopiazza il proprio pezzullo.[14]
  • Uno dei pochissimi casi mondiali di vertiginosamente figo a trent'anni e vertiginosamente figo a settanta; uno che ti fa venire voglia di lanciargli le mutande quand'è arrogante (quasi sempre) e quand'è umile (quasi mai); quand'è esile (nelle immagini d'epoca) e quand'è inquartato (in quelle del presente); quando racconta versioni dei fatti diverse da quelle degli altri e gli altri sono Bertolucci e i due sembrano Sandra e Raimondo a distanza, e quando invece (con Pietrangeli) s'incazza se le versioni divergono. Insomma: Adriano Panatta — dio o chi per lui ce lo conservi.[15]
  • Twitter è lo stato sociale che nessuno Stato era riuscito a inventare: un posto dove, a costo zero per la fiscalità generale, Carneade possa sentirsi rilevante, sentirsi alla pari con la popstar, l'ospite televisivo, il politico, il ballerino, l'imprenditore, ai quali rimarca quanto essi non godano della sua approvazione, quanto gli facciano schifo, quanto non possano illudersi di contarlo tra i suoi fan. E, mentre annoiati dal volo privato il ballerino e l'imprenditore e il politico scorrono le notifiche, alzeranno forse mezzo sopracciglio e penseranno a Troisi con Savonarola [in Non ci resta che piangere]: sì, mo me lo segno.[16]
  • Qualcuno deve pur cominciare a scusarsi, quindi comincio io. Io che dodici anni fa andai a un convegno organizzato dal Pd e, sentendomi Gramsci, dissi loro che dovevano smetterla di snobbare il paese reale, cioè Carolina Invernizio, cioè Maria De Filippi. Col risultato che l'inseguimento del nazionalpopolare da parte della classe dirigente di sinistra è diventato così smanioso che mi chiedo chi sarà il primo aspirante qualcosa di sinistra a farsi un turno da tronista. [...] Se per tre quarti d'ora la sinistra smettesse di coprirsi di ridicolo, io magari avrei tempo per occuparmi del ridicolo di destra.[17]
  • Al funerale del garantismo prendo sempre parte con una certa qual allegria, mentre quelle persone serie dei miei amici mi tolgono il saluto. Che schifo, le intercettazioni, che schifo, le accuse non verificate, che schifo, la gogna mediatica. Fingo di annuire, ma si capisce benissimo che [...] dentro di me canticchio: here we are now, entertain us.[18]

"Amo D'Alema in maniera viscerale, è l'unico che se ne frega dello spirito del tempo"

Intervista di Adele Sarno, huffingtonpost.it, 15 maggio 2021.

  • In Italia abbiamo un rapporto complicato con i soldi, ma non siamo gli unici. L'altro giorno in un editoriale sul New York Times c'era scritto: "La mia generazione ha fallito perché l'obiettivo che c'eravamo preposti era l'eliminazione dei miliardari". Prego? Ma come? Allora rivolete il comunismo, diceva Corrado Guzzanti. La verità è che anche il capitalismo più capitalista, cioè quello americano, è diventato apologetico come il nostro, pronto ad andar dietro a istanze poveracciste un po' a caso. Un americano mi spiegava come gli americani abbiano smesso di essere quelli che desideravano fare carriera per comprare una limousine, per diventare quelli che alla limousine vorrebbero dare fuoco. [«Si sono allineati?»] Ci emulano in molte cose. Hanno avuto Trump dopo che in Italia abbiamo avuto Berlusconi. Ora si sono adeguati anche a questo rapporto contraddittorio che noi abbiamo con i soldi. Alla nostra stupidissima voglia di trovare il denaro una cosa brutta. Il sogno americano era diventare ricchi: se eri un ragazzino povero, pensavi a come risolvere i problemi che avresti avuto una volta diventato un adulto ricco. Oggi gli americani contestano i guadagni di Jeff Bezos.
  • D'Alema è stato Fedez prima di Fedez. Quando noi diciamo al marito della Ferragni che non deve fare l'elemosina in Lamborghini, gli stiamo dicendo che avere una macchina da ricco è una cosa che ci offende. Non consideriamo che in quel modo fa lavorare gli operai della Lamborghini. L'Italia produce lusso: macchine, vestiti, vini buoni. Non produciamo componenti. Che sia D'Alema che si compra le scarpe fatte a mano o una barca, o Fedez che compra la Lamborghini, o io che mi compro una borsa costosa, tutti stiamo facendo lavorare il Made in Italy. Provvediamo come Bezos a far guadagnare l'operaio, che dello stipendio che discende dal lusso vive. In che modo il mondo sarebbe migliore se Fedez andasse in bicicletta?
  • [...] ormai hanno vinto loro, quelli delle polemiche dei social, e non c'è modo di sottrarsi. Perché oggi o ti scusi, ti spieghi, e fai tutte quelle cose che la Casa Reale inglese ordinava di non fare, ovvero mai scusarsi mai spiegarsi ("Never complain, never explain, never say I'm sorry"), oppure sei un mostro che non tiene conto dello spirito del tempo, del sentimento popolare. Gli americani dicono "Read the room", Cerca di capire quello che vuole la stanza in cui entri. Ma sono gli americani senza personalità: Steve Jobs diceva che il compratore non sapeva cosa desiderava finché non glielo diceva lui. Non mi viene in mente nessuno che abbia combinato qualcosa di rilevante assecondando le folle.
  • Se stai sui social oggi non puoi non rispondere. Decidere di fregarsene è una scelta possibile ma non per chi fa un mestiere che dipende dal consenso popolare, come l'attrice, il politico, o il marito dell'influencer.
  • [...] nessuno dirà: "Ehi ragazza, pensavo di darti più soldi perché così mi costi di più". Non è vero che le donne vengono pagate poco perché le aziende pensano che valgano meno degli uomini, vengono pagate meno perché non chiedono di essere pagate di più. [«Non hanno capito che chiedere fa parte del lavoro?»] Il voler essere simpatici è il problema delle donne e del divario salariale. Spesso si preferisce restare tranquille, non creare problemi, perché così si può tornare a casa appena il bambino ha la tosse all'asilo, invece di essere quelle che siccome vengono pagate tanto devono anche essere più responsabili.

«Come sopravvivere nell'era suscettibile dei linciaggi social? Non replicando mai»

Intervista di Candida Morvillo, Corriere della Sera, 11 agosto 2021.

  • C'è il momento in cui vai al bagno e apri i social come un tempo La Settimana Enigmistica, non proprio con l'attenzione che dedicavi a Kant al liceo. Leggi una battuta e non ti poni il problema che sia una citazione che non conosci e, come prima cosa, ti offendi. Poi c'è l'incomprensione dell'antifrasi, figura retorica che consiste nell'esprimersi con termini di significato opposto a ciò che si pensa. Tipo:l'attrice Diana Del Bufalo fa un video, struccata, dice che due uomini le hanno urlato "a 'bbona", dice che a lei il cat calling piace, ma che quelli erano due falsi perché non puoi dire "bona" a una donna in tale stato pietoso. Gli offesi del giorno l'hanno sommersa di insulti, rivelandosi persone per le quali un fischio per strada equivale allo stupro, ma capaci di augurare la morte per un'antifrasi non capita.
  • Il nuovo glossario dell'era della suscettibilità è tutto di parole inglesi e quindi una più brutta dell'altra. Representation matters e identity politics dicono che, anzitutto, è importante appartenere a una categoria identitaria. Per cui Gal Gadot ha interpretato Cleopatra e si sono scatenate le polemiche perché è israeliana e troppo bianca. Senza arrivare a Simone de Beauvoir che diceva che, per scrivere dei corvi, non devi essere corvo, il surreale è che l'attrice fa quello: interpreta ciò che non è. E se Golda Rosheuvel può fare la regina nera in Bridgerton, dovresti poter fare Cleopatra bianca, ma non puoi, perché la linea di pensiero dev'essere che l'etnia bianca deve smettere di sopraffare quella nera.
  • [«Un neologismo sopravvalutato?»] Il trigger warning, l'avviso che, in un film, libro o altro, può esserci qualcosa che ti turba. Viviamo in un'epoca in cui tutto ti può turbare. C'è chi vuole il trigger warning se c'è un piatto di spaghetti, perché turba chi ha problemi alimentari; e chi sostiene che, se sei anoressica, il trigger warning associato al cibo ti convince di più che il cibo è traumatico. Noi adulti abbiamo detto ai giovani che saranno protetti anche dagli spaghetti, invece di avvisarli che nella vita avrebbero visto anche di peggio. E non è solo questione di giovani, ma di woke, un'espressione tipo radical chic, che ha avuto una transizione semantica. Vuol dire "occhi aperti", "essere sensibili alle ingiustizie", e ora è la rivendicazione di chi sta dalla parte dei buoni. Anzi, è: taci tu, che non sei woke.
  • La molla del linciaggio è la ricerca del cretino del giorno. Ti svegli e c'è il deputato che "se vuoi il green pass per il Covid, lo devi volere pure per i sieropositivi" e, per mezza giornata, tutti danno addosso a lui. La mattina dopo c'è un altro che l'ha detta più grossa. E i più accaniti cacciatori di cretini del giorno sono quelli che, a loro volta, sono stati il cretino del giorno, perché pensano che un giorno in cui do addosso a un altro è un giorno in cui nessuno dà addosso a me.

Guia Soncini si è rotta i coglioni dell'Internet e di noi

Da linkiesta.it, 28 agosto 2021.

  • Mi sono rotta i coglioni della vita che imita i social e induce gli sconosciuti che t'incontrano in luoghi dove prima l'avrebbero dato del lei — i bar, i negozi, gli ospedali — a darti del tu come se fossi un nomignolo social, a darti del tu come prima avrebbero fatto solo con Maria De Filippi o con Lino Banfi e come oggi farebbero con Paperina76.
  • Mi sono rotta i coglioni dell'allargamento della platea che una volta era larga abbastanza da imporre Carmelo Bene al pubblico del Maurizio Costanzo Show, e adesso si teme così tanto che si restringa da non osare usare parola più complessa di "cane" o di "pane", e se fai un riferimento non dico al Soccombente o a Massa e potere, ma anche solo al Sorpasso o alla Ragazza con la pistola, vieni accusata di voler fare scena con le tue citazioni colte.
  • Mi sono rotta i coglioni dell'idea che chi vive di pubblico debba coltivarselo, compiacerlo, blandirlo, e mai mai mai dirgli che se mi fai arrivare una notifica social per dirmi una cosa sciatta, noiosa, ignorante, ridondante, compiaciuta, se mi fai arrivare una notifica senza porti il problema se a me quella notifica interessi, se smani per fare conversazione ma non per rendere la tua conversazione avvincente, sei come quei parenti che salviamo nella rubrica del cellulare col nome e il cognome di "Non Rispondere" (ma almeno quelli sono parenti, almeno da quelli un giorno magari erediti).
  • Mi sono rotta i coglioni di quelli per i quali dovrei in più morfologicamente corretta maniera dire che mi sono rotta le ovaie.
  • [Sui social network] Mi sono rotta i coglioni d'uno strumento che ha avuto il merito di rendere superflui gli uffici stampa ma il demerito di far sentire a ogni calciatore, cantante, valletta il dovere di dirci senza filtri la sua sull'emergenza climatica e sull'evacuazione di Kabul, sui diritti civili e sul razzismo, sul costo del lavoro e su quello di lettini e ombrelloni.
  • Nei momenti di malumore, sempre più frequenti, ho l'impressione che i social siano diventati quei matrimoni in cui giuri che lo lascerai dopo Natale, dopo l'estate, dopo che i bambini avranno finito questo ciclo scolastico, poi non lo lasci mai e l'amante pensa che tu abbia sempre mentito e in realtà quel marito lo ami, e tu non sai come spiegare che è invece inerzia, pigrizia, tirchieria (con quel che costano i divorzisti), ma che non menti quando dici che ti sei rotta i coglioni, quando lo diciamo tutti, quando poi restiamo tutti lì, in una specie di sindrome di Stoccolma collettiva.

Vendersi sui social secondo Guia Soncini

Intervista di Arnaldo Greco, rivistastudio.com, 17 marzo 2022.

  • Quando ho scoperto il concetto di "economia dell'attenzione", mi sono chiesta perché non fosse un concetto utilizzato di continuo; mi sembra la chiave fondamentale di comprensione del tempo in cui siamo: è arrivata la guerra e non c'è più la pandemia. Non riusciamo a occuparci di due cose alla volta, non abbiamo spazio mentale, non abbiamo concentrazione, non abbiamo abbastanza cuoricini per due guai alla volta. [...] Era già successo, in qualche modo, con Black Lives Matter e con il #MeToo. I grandi eventi vengono assorbiti e le persone che di mestiere vendono prosciutti riescono a creare quello che era il sogno proibito di Freccero per la televisione, e cioè un flusso perfetto in cui non c'è nessuna soluzione di continuità fra "questo è il video di mio figlio che mangia la sua prima pappa", "questa è la mia dolenza per la guerra", "questi sono i miei ombretti che vi dovete comprare", "questo è il video dell'ospedale bombardato", "queste sono le borsette che mi hanno regalato".
  • Una citazione che ho fatto un milione di volte nella mia vita e credo che continuerò a fare è quella di William Goldman, lo sceneggiatore del Maratoneta e di Butch Cassidy, che ha scritto anche alcuni libri su come funzionava Hollywood e che, quando gli chiedevano "come si fa a sapere se un film funziona?", rispondeva: "Nobody knows anything". Nessuno sa niente. Per il commercio è sempre così, altrimenti esisterebbero solo i successi.
  • C'è una frase nel libro di Yasmina Reza [Serge] che dice che una volta, quando non si capiva che lavoro facessero le persone, si parlava di import/export, mentre adesso si dice "fare le consulenze". Per me tutto è cominciato quando abbiamo iniziato a dire "manager", perché è da quando abbiamo cominciato a usare "manager" che sono nati dei lavori misteriosi. E con internet questi lavori misteriosi si sono moltiplicati e molti di questi lavori misteriosi ruotano proprio attorno all'"engagement" e al modo con cui scavalcare il "nobody knows anything". Ovviamente è tutto un bluff. Secondo me sono proprio loro i primi a saperlo.
  • Il mondo non è mai stato così diverso rispetto a cinquant'anni prima come lo è adesso. Nemmeno quando è stata inventata l'elettricità.
  • Anni fa ho chiesto a un cantante se si vedeva ancora sul palco a settant'anni, come Mick Jagger, perché mi sembrava che Jagger fosse ridicolo. La sua risposta fu: "Non fai questo mestiere se hai il senso del ridicolo". Aveva a tal punto ragione lui che oggi quasi tutti ci comportiamo come se fossimo delle popstar, nonostante quasi nessuno di noi lo sia.

«Vendiamo tutti qualcosa. Ferragni? Ha capito molto»

Intervista di Sara D'Ascenzo, corrieredibologna.corriere.it, 17 marzo 2022.

  • [«[...] abbiamo tutti qualcosa da vendere nell'economia del sé?»] Sì e chi non ce l'ha è pericolosissimo: chi non è sui social per piazzare il suo libro, il suo salone di manicure, il suo studio dentistico, sarà sui social per mettere in vetrina i suoi lutti, le sue opinioni sull'universo, le sue malattie, i suoi amori.
  • [«Da chi diceva: "In Tv guardo solo classici e documentari" a chi dice: "I social? Ce li ho ma li uso solo per lavoro", cosa è cambiato?»] Niente: mentono entrambi. Ci sono, da sempre, forme d'intrattenimento di cui ci vergogniamo: ai tempi di Gramsci erano i romanzi di Carolina Invernizio, ai nostri tempi sono le storie Instagram di Elisabetta Franchi.
  • [«Il giornalismo che costruisce pezzi e interviste sui profili social è giornalismo, pigrizia o approfittare di quanto si trova pronto?»] Se posso scegliere una quarta opzione, è disastro e colpa di Benedetto Croce. Se non fossimo un Paese che crede nel primato della cultura umanistica, sapremmo la matematica quel tanto che basta a renderci conto che non ha nessun senso ripubblicare tale e quale su un giornale che vende qualche decina di migliaia di copie una cosa uscita su una piattaforma con decine di milioni di iscritti.
  • Il mio editore dice che se citi troppa cultura popolare non fai sentire intelligenti i lettori, che vogliono dalla saggistica riferimenti che non siano pop. Ma le luminarie in via D'Azeglio le fai con le canzonette, mica con Pasolini: canzoni e film sono il codice condiviso con cui gente che non ha letto gli stessi libri si capisce. Non so se questa cosa durerà, ora che escono cento serie televisive a settimana e nelle prossime generazioni non avranno tutti visto e ascoltato le stesse cose, ma per noi relitti del Novecento è così.
  • [«Potrebbe mai fare a meno dell'ironia?»] Forse sì, ma poi sarei noiosissima e lei non m'intervisterebbe.

In quest'epoca si può dire di tutto. Il problema, semmai, è che non ti fanno mai una pernacchia

Da linkiesta.it, 4 luglio 2022.

  • Non riesco a capire come sia nato questo luogo comune del «non si può più dire niente»; quando, se c'è un problema evidente di quest'epoca, è che si può dire veramente tutto. Di tutti i temi in tutti i contesti [...] Ma anche, e soprattutto, si può dire qualunque enormità, insensatezza, si può spacciare qualunque opinione inattrezzata per analisi del reale, e nessuno mai ti fa una pernacchia, che tu sia intervistato o commentatore o monologhista o celebrità da reality o esponente del paese reale.
  • [Su Tommaso Zorzi] [...] la celebrità gay più detestata dai gay milanesi.
  • Che lavoro usurante dev'essere riempire pagine degli spettacoli in un Paese [l'Italia] da decenni privo d'uno star system.
  • Mai fare i giornali con delle idee, mi raccomando: sempre far parlare gente che non ha niente da dire, così si possono mettere i neretti e gli a capo e i lettori non si spaventano pensando gli tocchi leggere.

Elisabetta, la regina dell'anti-lagna e noi

Da linkiesta.it, 8 settembre 2022.

  • [...] Elisabetta piaceva a tutte. Alle ventenni perché l'avevano vista, in The Crown, essere come loro non sapevano si potesse essere: ventenne e col senso del dovere. Alle trentenni perché sono convinte che tra lei e Diana abbia vinto la bionda: le concesse i funerali di Stato, se non fu una resa quella. Alle quarantenni perché era l'ultimo baluardo della realpolitik che se ne fotte dei cuoricini e dei sondaggi e può permettersi di capire che no, Meghan Markle non vale lo scostamento di protocollo d'una Diana. Alle cinquantenni, le ultime con un qualche senso della storia, perché era l'ultima istituzione, e ora andrà tutto a puttane. Alle sessantenni perché Camilla non le ha mai convinte, e ora veramente ce la ritroviamo moglie di re? Alle settantenni per i completini pastello. Alle ottantenni perché loro c'erano, quando le regine erano una cosa seria, prima del sistematico sputtanamento della monarchia fornitoci negli ultimi decenni dalla collaborazione tra principesse smaniose e rotocalchi compiacenti. Alle novantenni perché non puoi non tifare per la sopravvivenza d'una tua coetanea: se riceve il primo ministro lei, puoi farcela anche tu a non mancare alla partita di burraco.
  • La monarchia è un'istituzione retrograda? Certo che sì, ma è anche un'enorme fonte di profitti: il cambio della guardia fuori da Buckingham Palace attira più turisti del Colosseo, i souvenir con le facce dei personaggi della famiglia reale si vendono quanto quelli di Disneyland. Agli americani, con la loro smania d'emanciparsi dal regno, è toccato inventarsi Topolino, per risultare commercialmente altrettanto appetibili. E, anche accantonando l'anima del commercio, solo gli imbecilli pensano che la storia si faccia indicendo referendum, mica tagliando nastri.
  • Elizabeth Windsor era quella il cui motto era «mai lamentarsi, mai spiegare, mai scusarsi», e ha fatto in tempo a vedere un mondo in cui queste sono le uniche tre attività che l'umanità consideri irrinunciabili.

NoteModifica

  1. Da Nata a Bologna, risiede nel regno della livorosa superiorità, e ogni dettaglio le dice che fa bene a restarci, guiasoncini.com, 3 giugno 2013.
  2. Da un post sul profilo ufficiale twitter.com, 10 ottobre 2017.
  3. Da Appello per Guia Soncini valletta spettinata al prossimo, rivoluzionario, Sanremo, ilfoglio.it, 8 febbraio 2019.
  4. Da Il complesso di Elettra Lamborghini, ilfoglio.it, 5 maggio 2019.
  5. Da Maggio, il più crudele dei mesi, ilfoglio.it, 31 maggio 2019.
  6. Da Il maschio che si fa la barba con i cocci di bottiglia non si è estinto, ma non vive a Milano, ilfoglio.it, 9 giugno 2019.
  7. Da Storia del mio disordine (e di un atto di eroismo durato una settimana), linkiesta.it, 19 settembre 2020.
  8. Da Il cuscino di Massini e la scomparsa definitiva del senso del ridicolo, linkiesta.it, 16 marzo 2021.
  9. Dall'intervista di Natalia Aspesi, Guia Soncini e Natalia Aspesi: dialogo sul politicamente (s)corretto. Senza offesa..., elle.com, 6 aprile 2021.
  10. Da Sul palco del Festival, la rappresentatività di genere femminile fa ciao ciao alle donne, linkiesta.it, 4 febbraio 2022.
  11. a b Da Se n'è andata Monica Vitti e questo tempo scemo non ha né aneddoti né selfie per ricordarla, linkiesta.it, 2 febbraio 2022.
  12. Citato in Mattia Carzaniga, Quando abbiamo smesso di capire il mondo (e iniziato a occuparci solo di noi stessi), rollingstone.it, 19 marzo 2022.
  13. Da Il Maurizio Costanzo show e il tentativo impossibile di spiegarlo ai nativi digitali, linkiesta.it, 29 aprile 2022.
  14. Da In Italia ci sono ancora i giornali di una volta, approssimativi oggi come allora, linkiesta.it, 2 maggio 2022.
  15. Da Il favoloso documentario sui Sandra e Raimondo che vinsero la Coppa Davis in Cile, linkiesta.it, 11 maggio 2022.
  16. Da Ho scoperto il segreto di TikTok e ora so perché è meglio dei penzierini su Twitter, linkiesta.it, 20 agosto 2022.
  17. Da Con un centro e una sinistra così, la destra dorme tra guanciale e pancetta, linkiesta.it, 29 agosto 2022.
  18. Da Il funerale di Elisabetta, del garantismo, della satira, dell'ottimismo (e di tante altre certezze), linkiesta.it, 20 settembre 2022.

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