Girolamo Savonarola

religioso, politico e predicatore italiano (1452-1498)

Girolamo Savonarola (1452 – 1498), religioso e politico italiano.

Girolamo Savonarola

Citazioni di Girolamo SavonarolaModifica

 
Contra li astrologi
  • Il temere inimicizia non v'è utile a nessuno e non ne cavate bene alcuno, ma più presto male.[1]
  • Io ho bene inteso una cosa, non so se ella sia vera, che voi avete fatto che le vesti delle donne vadino dua dita più giù che la sontanella. A che proposito questo? Io non resterò, anzi canterò sempre su questo pergamo, e griderò se questo è vero. Andate a Genova, e vedete come vanno quelle donne tutte chiuse; sì che s'egli è vero racconciatela.[2]
  • 'l padre della orazione è lo silenzio e la sua madre è la solitudine.[3]
  • Tu vorresti roba: vivi secondo Dio e parcamente e non volere le pompe, e le vanità, ed a questo modo, risparmierai ed avrai più roba.[4]

Sermoni e predicheModifica

  • Guardati adunque, o uomo di Dio, di conversare con i peccatori di modo che tu faccia amicizia con loro; perché sarà più facil cosa che tu declini dalla retta via, che essi ritornino alla giustizia.
  • I santi cercarono sempre di stare nascosti e di non apparire santi, e non hanno potuto perché quanto più si nascondevano e quanto più occultavano l'opere loro, tanto più Iddio le manifestava agli altri.
  • Il ventre di Maria Vergine è più capace di tutto il mondo.
  • Se una nuvola che non sia molto oscura fia opposta al sole, potremo veder il corpo del sole, per rispetto della nuvola che tempera lo splendore de' raggi. Così ancora il Signore Dio, cioè il Verbo Eterno del Padre, si ha opposta la nuvola non molto oscura, acciocché potessimo conoscere la sua divinità.

Trattato sul governo di FirenzeModifica

IncipitModifica

L'onnipotente Dio, el quale regge tutto l'universo, in due modi infunde la virtú del suo governo nelle creature. Però che nelle creature, che non hanno intelletto e libero arbitrio, infunde certe virtú e perfezioni, per le quali sono inclinate naturalmente ad andare per li debiti mezzi al proprio fine, senza difetto, se già non sono impedite da qualche cosa contraria: il che accade rare volte. Onde tale creature non governano sé medesime, ma sono governate e menate alli fini proprii da Dio e dalla natura data da lui.

CitazioniModifica

  • Non è animale più cattivo dell'uomo che è senza legge.
  • Tiranno è nome di uomo di mala vita, e pessimo tra tutti gli altri uomini, che per forza sopra tutti vuole regnare, massime quello che di cittadino è fatto tiranno. Perché, prima, è necessario dire che sia superbo, volendo esaltarsi sopra li suoi equali, anzi sopra li migliori di sé e quelli a' quali piú tosto meriteria di essere subietto: e però è invidioso, e sempre si contrista della gloria delli altri uomini, e massime delli cittadini della sua città; e non può patire di udire laudare altri, benché molte volte dissimuli e oda con cruciato di core; e si allegra delle ignominie del prossimo per tal modo, che vorria che ogni uomo fussi vituperato, acciò che lui solo restassi glorioso.

Citazioni su Girolamo SavonarolaModifica

  • Certo nel Savonarola non prevale la fissazione di formulazioni dogmatiche o la visione religiosa della vita da un angolo visivo intellettivo, ma vi è intensissimo invece un mistico fervore per un necessario riformarsi del costume e per una più severa coscienza della responsabilità del proprio vivere.
    Ma comunque è proprio la sua autocoscienza di inaugurare una nuova era, contro i falsi idoli del rinato paganesimo, che lo fa porre agli inizi della riforma cattolica. (Massimo Petrocchi)
  • E già già tremano | mitre e corone: | dal chiostro brontola | la ribellione, | e pugna e prèdica | sotto la stola | di fra' Girolamo | Savonarola. (Giosuè Carducci)
  • Ma quel ch'a molti molto più non piacque; | e vi fe' disunir, fu quella scuola | sotto 'l cui segno vostra Città giacque: | i' dico di quel gran Savonarola, | il quale afflato da virtù divina | vi tenne involti con la sua parola. (Niccolò Machiavelli)
  • Savonarola è davvero un profeta disarmato, un uomo vecchio che crede ancora ad un mondo politico ormai scomparso e ad una organizzazione sociale ormai impossibile dopo la fine di una società esclusivamente artigiana; ma il suo entusiasmo religioso e morale per la restaurazione dell'onestà e della fede non perisce, getta i semi di quella renovatio riformistica, che vede con forte insistenza nell'uomo, sorretto dalla grazia divina, l'autore delle proprie fortune spirituali, e nell'Ecclesia la società supernaturale nella quale solo può lievitare la dignità e la salvezza dei figli di Dio. (Massimo Petrocchi)
  • Vero riformatore era Savonarola, che, quantunque infiammasse d'entusiasmo il suo zelo, si credesse ispirato da Dio, e da Dio traesse le sue profetiche rivelazioni, astenne la mano dalle credenze cattoliche, e pose l'ingegno e la parola soltanto a ristaurare il clero a santità di costumi e sommettere tutti alla pratica de' precetti evangelici per trarli fuori dalla marcida vita, in cui incaderivano. (Luigi Anelli)

CaparezzaModifica

  • Detesto i potenti della città, | detesto Sua Santità, | un uomo carico d'avidità | che vende cariche come babà.[5]
  • Invece io sono il domenicano | ma non chiedermi come mi chiamo, | qua è sicuro che non me la cavo, | mi mettono a fuoco non come la Canon.[5]
  • La tratta dei bimbi come geishe cresce tutto il clero | ma nessuno ne parla e il millequattro non è annozero | ed ora mi impiccano, | mi appiccano | come un bengala a Capodanno, | di me rimarrà un pugno di cenere da gettare in Arno![5]

NoteModifica

  1. Da Prediche italiane ai Fiorentini
  2. Da Prediche, Venezia, 1540, p. 132; citato in L. T. Belgrano, Della vita privata dei genovesi, II ed., Tipografia del Regio Istituto dei Sordomuti, Genova, 1875, cap. LV, p. 260
  3. Da Operette spirituali
  4. Da Prediche italiane ai Fiorentini
  5. a b c La canzone Sono il tuo sogno eretico si divide in tre parti, nella seconda Caparezza racconta la storia di Girolamo Savonarola. Il cantante pugliese non cita esplicitamente né il nome del frate domenicano, né quelli di Giovanna d'Arco e Giordano Bruno, i protagonisti delle altre due parti del brano. Ciò che accomuna i tre personaggi è il fatto che tutti e tre furono condannati a morte per eresia. Girolamo Savonarola, nella sua strofa, racconta dal suo punto di vista la sua storia e in particolar modo la vicenda che l'ha portato ad essere condannato a morte.

BibliografiaModifica

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