Stefano Massini

scrittore italiano

Stefano Massini (1975 – vivente), scrittore e drammaturgo italiano.

Stefano Massini (2017)

Citazioni di Stefano MassiniModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Fra 10 anni rivedremo il festival 2021 e ci colpirà l’assenza di pubblico, diremo “era il festival che faceva i conti col virus”, e proprio questo ce lo farà sentire più vicino, perché nessuno si è salvato dal Covid e così avviene anche per Sanremo.[1]
  • A rendere memorabile La metamorfosi di Kafka non è tanto lo shock della trasformazione di Gregor in scarafaggio, ma il lento processo con cui egli (e la sorella Grete) imparano a convivere con la mostruosità, tramutandola in un tran-tran domestico. Alla camera del repellente insetto vengono tolti i mobili per consentirgli di scorrazzare sulle pareti, e ogni sera gli vengono serviti gli avanzi del cibo di casa, come si farebbe con un cagnolino, salvo poi rabbrividire ogni volta che lo scarafaggio si torna a guardarlo con gli occhi oggettivi di un terzo.[2]

Stefano Massini: «Sono un parolaio e il teatro è l’ultimo rito laico»

Intervista di Beppe Severgnini, corriere.it, 9 febbraio 2018.

  • Si racconta che Ennio Flaiano depositasse alla Siae gli articoli di giornale che, secondo lui, potevano diventare testi teatrali. Eduardo De Filippo una mattina lesse sul Mattino di Napoli un trafiletto: “Prostituta si finge agonizzante per essere sposata in punto di morte”.
  • Invece di fornire un testo di un’ora e mezzo, fornisco un testo di 400 pagine che a teatro durerebbe nove ore. Così sono sicuro che chi dovrà metterlo in scena non aggiungerà roba, ma sceglierà dentro a un materiale che è enorme quello che in qualche modo terrà. Quindi io mi sono esposto alla scelta di un qualcuno che viene dopo di me, ma almeno quello che sceglierà è tutto mio.
  • Trovo che il materiale di Freud sia pazzesco, incredibile. Perché alla fine vuol dire mettere il dito sul nervo scoperto, capito? Ce la possiamo raccontare quanto vogliamo, ma c’è una parte di noi che resta vigile, e di notte ci dice: “Non mi prendere per il culo”.
  • La cosa che mi veniva domandata, sempre, ogni volta che facevo un incontro sui Lehman [Lehman Brothers Holdings Inc.], era: “Scusi, lei ha l’accento toscano: perché ha parlato della banca Lehman e non del Monte dei Paschi?”. Questa era la domanda. Come a dire: tu sei italiano, parla di cose italiane»

Dracula, Frankenstein & co. a ogni epoca il suo mostro

la Repubblica, 8 giugno 2018.

  • Di cosa abbiamo davvero paura, quando abbiamo paura? Forse la risposta ce la può dare — per inverso — il pensionamento di certi monumenti gotici come Dracula, Frankenstein e mister Hyde, oggi del tutto incapaci di farci tremare. Eppure un tempo erano fonte di autentici sudori freddi.
  • Ogni epoca ha il suo specifico terrore, figlio delle proprie esperienze. Per essere precisi, sembra che il vero successo di un'icona horror stia nel suo intercettare a mezza strada due diversi terrori, il primo chiuso nell'armadio dell'autore, e il secondo in quello dei lettori. Prendete l'esempio del conte Dracula: è noto che Bram Stoker scrisse il romanzo dopo aver trascorso un'infanzia da allettato, fra medici che scuotevano la testa e genitori rassegnati al peggio, per cui l'immagine di quel vampiro rialzatosi dalla bara altro non era che un rivivere il terrore di quel calvario. Fin qui il trauma dell'autore. Ma poi? Poteva bastare questo a fare di Vlad III di Valacchia un caposaldo del terrore moderno? Nossignore. Ciò che rese Dracula uno spauracchio collettivo fu il fatto che Stoker gli conferì ad arte tutte le caratteristiche dell'ignoto straniero trapiantato sul suolo britannico: il conte assetato di sangue venne trasformato in uno slavo antioccidentale, anticristiano, antitecnologico, antirazionale, ovvero in un formidabile ricettacolo di tutto ciò che i lettori inglesi potevano concepire come una minaccia alla loro identità.
  • È evidente che la Creatura assemblata dal Prometeo ginevrino era l'immagine squassante di una scienza ingorda, fuori controllo. Questo è Frankenstein: un trattato su quel sentimento antiscientifico che dilagava a inizio Ottocento. Ed è lo stesso parametro che si può applicare a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, dove lo sdoppiamento di personalità narrato da Stevenson si colloca proprio mentre Charcot teneva le sue famose lezioni sull'isteria alla Salpêtrière, sotto lo sguardo interessato dello stesso Freud. Un caso?

Stefano Massini. “Un urlo, poi ho pianto. Grazie a Ronconi mi spinse a crederci”

Intervista di Anna Bandettini, la repubblica, 14 giugno 2011, p. 46.

  • Non ero pronto al premio [Tony Awards]. Nei giorni scorsi tutti mi dicevano che il Tony per il miglior testo era praticamente impossibile, a un “foreign”, a uno straniero, non si è mai visto, mi dicevano.
  • Lehman [Lehman Trilogy] l’ho scritto tra il 2010 e il 2011. A parte il successo in Francia dove nel 2013 ha avuto un premio, i primi anni, in Italia, sono stati un calvario. C’era chi mi diceva, testuali parole, “Che c...zo di roba, un italiano che invece di raccontare il Monte dei Paschi di Siena, si mette a rifare la storia di una banca americana”.
  • Ero in bicicletta sotto un sole a picco, sull’Appennino. Era l’estate del 2017. Suona il cellulare, vedo un numero strano, rispondo e una voce maschile mi dice “sono Sam Mendes”. E certo che ho pensato a uno scherzo. Invece mi racconta che per caso in aeroporto a Parigi, dovendo aspettare il suo volo, vede in libreriaThe Lehman Trilogy, lo legge, ne è affascinato e mi dice che vuole metterlo in scena. A luglio del ‘18 sono a andato al National Theatre a vederlo passando nei corridoi con le immagini della Regina.
  • Il critico del New York Times mi ha detto che Lehman è una vittoria che ci dice che la scrittura del teatro può essere diversa. Se sono diventato scrittore per il teatro è perché ho bisogno subito della reazione della gente al mio modo di scrivere.

Citazioni su Stefano MassiniModifica

  • Io non so cos'abbiano fatto di male le ventenni di oggi. Non so quale maledizione sia stata lanciata sulle loro culle. So però che — là dove noi avevamo Alessandro Baricco — hanno Stefano Massini. Il divulgatore culturale che nemmeno loro, con la colpa d'essere ventenni, meriterebbero. (Guia Soncini)

NoteModifica

  1. Da Caro Amadeus, lascia che a Sanremo entrino la realtà e la Storia, la Repubblica, 29 gennaio 2021, p. 33.
  2. Da Covid, la normalità dell'emergenza, repubblica.it, 17 novembre 2021.

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