Hater (Internet)

utenza aggressiva che insulta violentemente dei soggetti

Citazioni sugli hater.

  • All'inizio non mi sfuggiva niente, ero curiosa di capire cosa la gente pensasse dei miei lavori. Poi, più i tuoi brani girano e più arrivano gli haters. Io credo di aver imparato la lezione: se tutti osservano qualcosa, è giusto soffermarsi e capire cosa non funziona. Dell'hating puro invece me ne frego. Non fa altro che affossarti in un mood negativo. Anche all'inizio mi scrivevano di tutto: "ma a questa chi le scrive i pezzi?", "a chi l'avrà data?" e cose del genere. Chissenefrega. (Baby K)
  • Cerco di non ascoltare le critiche, soprattutto quelle che vengono dai social. Perché se ci si ferma a dare retta ai commenti cattivi non si combina più niente. (Adèle Exarchopoulos)
  • Ciò che le persone sembrano dimenticare tra questi miasmi di narcisismo fasullo, e nella nostra nuova cultura dell’ostentazione, è che l'autoaffermazione non deriva dal mettere un "mi piace" a questo o a quello, ma dall'essere fedele al tuo incasinato e contraddittorio io – il che talvolta, in realtà, significa essere un hater. (Bret Easton Ellis)
  • E gli haters odieranno.
Rappresentazione fisica del concetto di hater
And the haters gonna hate. (Taylor Swift)
  • E se invece sei un hater, fanculo e non fare il figo. (Gué Pequeno)
  • Haters? E chi non ne ha. Se le critiche sono, come si dice, "costruttive" rispondo anche. Se no non mi ci metto e passo oltre. (Denise Capezza)
  • I social sono una cosa molto strana. Alla fine gli hater che ci sono sui social se ti incontrano per strada ti chiedono la foto, l'autografo. Oppure ci puoi parlare tranquillamente. (Luca Marini)
  • Le critiche online mi fanno sempre riflettere perché tentano di nascondersi sotto una sorta di libertà che non amo particolarmente. In realtà non si chiama nemmeno libertà, la chiamerei vigliaccheria, è insultare senza esporsi più di tanto. Siamo ancora nell'era preistorica del digitale, dobbiamo imparare a comportarci. (Levante)
  • Li blocco con una gran serenità, adesso. Ho il dito più veloce del west. Tu conta che, quando mi sono iscritta ai social, l'ho fatto con dei profili finti perché non sapevo come approcciarmi. Avevo paura a mettere le mie foto. Volevo capire. Così, quando gli haters mi attaccavano se sbagliavo a scrivere, per via della dislessia, leggevo quello che avevo scritto e lo correggevo. Il loro livore non mi ha ferito, ma lo uso per capire dove sbaglio. (Andrea Delogu)
  • Meno soldi, meno haters, ma non è uno scambio equo! (Club Dogo)
  • Mi dispiace per voi perdenti e hater, ma il mio QI è uno dei più alti – lo sapete tutti! Per favore, non sentitevi stupidi e insicuri, non è colpa vostra.
Sorry losers and haters, but my I.Q. is one of the highest – and you all know it! Please don't feel so stupid or insecure, it's not your fault. (Donald Trump)
  • Non è che se mi incontri per strada hai il coraggio di dirmi quello che mi dici in rete, non è che mi spintoni e mi dici "oh, cessa..." e non lo fai perché non si fa. Devi essere educato, anche se io non ti vedo. Perché tanto, io sai cosa faccio, io me li vado a guardare tutti. [«Davvero?»] Assolutamente. Vado a guardare le facce da culo che dicono certe cose. E poi cosa scopro? Che sei uno sfigato, un frustrato, che in verità tu vorresti essere me. Io tutto quello che ho fatto l'ho fatto nella pulizia totale, senza mai chiedere favori, ho messo avanti il talento e la musica. I saputelli con me possono andare a casa. Quando mi muovono delle critiche costruttive sono la prima a rispondere, ma la maleducazione non l'accetto. (Levante)
  • Rispetto a stare male per un commento, non è l'hater il problema. [...] Io non sono un personaggio astratto, rispondo in certi casi per far valere la mia, e quando gli rispondo non si fanno più vivi. Al massimo se mi vedono di persona mi chiedono un selfie. (Ariete)
  • Un po' di tempo fa ricevo un messaggio da un ragazzo, il quale mi chiede "Ma tu sei più cagna o laida?". All'inizio ho pensato di lasciar stare, rispondendogli per le rime. Ma col passare dei giorni, non so per quale motivo, mi continuava a rimbalzare in testa. Allora provavo a dimenticare, ma ritornava. Era diventato un pensiero costante, che mi distraeva e mi faceva male. [«E cosa hai deciso di fare?»] Mi sono informata su questo personaggio, ho scoperto dove lavorava, e sono andata ad incontrarlo. [...] mi sono fatta trovare davanti a lui esigendo delle scuse per ciò che mi aveva scritto, per quel male inconscio che mi aveva provocato. [«E lui come ha reagito?»] Era incredulo, non capiva. Diceva che l'aveva fatto per noia. Brutta bestia la noia se ti porta a fare queste cose. Io infatti questi li chiamo i "grandi annoiati", coloro che si divertono giocando con le persone, perchè forse la propria vita è troppo insulsa da vivere. (Micol Ronchi)

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