Maurizio Costanzo

giornalista, conduttore televisivo e radiofonico, accademico, scrittore, sceneggiatore e paroliere italiano (1938-2023)

Maurizio Costanzo (1938 – 2023), giornalista e conduttore televisivo italiano.

Maurizio Costanzo

Citazioni di Maurizio Costanzo

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  • Brenda Lodigiani è brava e con sapienza fa vivere i personaggi che imita. Succederà a lei, come a tanti imitatori, che i personaggi chiederanno di entrare nel suo repertorio.[1]
  • Dico subito che Rino Gaetano era un artista e aggiungo: non si può tranquillamente dire di tutti. Era un artista, con tutte le fragilità degli artisti, con la presenza e la voglia spesso determinante di provocare. Nuntereggae più, più che una canzone è un manifesto, un coro di protesta.[2]
  • Di Giorgio Gaber mi manca tutto. In particolare, da quando ha cominciato a star male, mi manca la sua grandissima ironia. [...] Ho sempre apprezzato il suo essere un camminatore solitario, uno fuori dal coro. Uno che non aveva bisogno dell'appartenenza per sentirsi vivo.[3]
  • Il pettegolezzo diverte solo noi giornalisti: ce la cantiamo e ce la suoniamo.[4]
  • [Su Renato Zero] Il giovanotto vestito come la Osiris, sollecita la fantasia, frantuma gli schemi abituali, ipotizza triangoli che turbano qualche sonno.[5]
  • L'unica cosa che ferma la caduta dei capelli è il pavimento.[6]
  • Mi risulta dai magistrati di Firenze che Messina Denaro sia venuto al Teatro Parioli durante il Maurizio Costanzo Show per vedere se si poteva fare lì l'attentato, sarebbe stata una strage. Hanno deciso di farlo quando uscivo dal Parioli.[7]
  • [Sulle Signorine buonasera] Non dimentichiamo quanti italiani si sono invaghiti di quei volti belli e rassicuranti che colmavano, magari, temporanee o definitive solitudini Quando Mariolina Cannuli, sulla Rai, dava la buonanotte, molte mogli s'ingelosivano. Una proposta: domandiamo ai telespettatori delle televisioni pubbliche e commerciali se vogliono o no il ritorno delle signorine buonasera.[8]
  • Non v'è dubbio che Giorgio Gaber ha vissuto gran parte della sua attività creativa in solitudine. Forse, nel suo intimo, non era quello che desiderava. È probabile infatti che avrebbe preferito "crescere" non con troppe persone, ma con alcune sì. La mancanza di queste, per mille motivi, lo deve aver fatto sentire solo: lo ha "costretto" a un sovrappiù di malinconia.[9]
  • [Su I Gatti di Vicolo Miracoli] Non vorrei apparire presuntuoso, ma che fossero bravi me ne ero accorto molto tempo fa, quando li avevo casualmente ascoltati mentre ripassavano per proprio divertimento una canzone popolare. Da allora, nel loro repertorio e nella maniera di interpretarlo, sono successe cose importanti: sono diventati più grintosi, quindi più efficaci, e sono andati a colmare quello spazio più latitante della musica leggera, la satira.[10]
  • Ricordatevelo sempre: gli animali sono esseri di grande dignità e hanno l'anima.[11]
  • [Presentando l'ospite Rino Gaetano a Susanna Agnelli] Signora, forse lei non lo conosce. Questo giovanotto con abito da cerimonia [...] si chiama Rino Gaetano, è un cantautore che fa canzoncine ironiche, così, scherzose, scanzonate. Ne ha fatta una che quest'estate ha avuto un certo successo, Nuntereggae più, vale a dire "Non ti reggo più" e lui, che si dedicherà prossimamente a mettere in musica forse le Pagine Gialle perché fa degli elenchi di nomi, ha fatto un elenco di nomi nel quale sono coinvolte una serie di persone, ci sono anch'io.[12]
  • [Su Matteo Porru] Tu non sei uno dei quattro mori, sei tutti e quattro i mori![13]
  • [Su Franco Bracardi] Un grande talento, che giocava in minore, e non si lamentava mai. Le sottolineature musicali di Franco nei momenti più divertenti del nostro talk show erano quasi un ammiccamento che lui aveva inventato e che nessuno come lui ha saputo ripetere.[14]
  • Una sera andammo in un ristorante all'apparenza discreto, in realtà molto frequentato. C'erano Gaber, Paolo Villaggio, Enzo Jannacci, Umberto Simonetta, il sottoscritto e qualcun altro. Un paio di tavoli accanto altri avventori cominciarono a parlottare, a indicarci, a cercare il modo di attaccare discorso. Gaber si girò di colpo e disse loro con durezza: "Non vogliamo fare comunella!" Una difesa d'ufficio, peraltro necessaria.[9]

Intervista di Silvia Fumarola, rep.repubblica.it, 29 marzo 2021.

  • Le più grandi risate nella vita me le sono fatte con Enrico [Vaime]: era diverso da tutti, di un'intelligenza incredibile, e sempre elegante. [...] Ti spiazzava. Ecco, mi sembra che prima del maestro d'ironia, del grandissimo autore televisivo, abbiamo perso un uomo di rara intelligenza. E io ho perso un amico.
  • [Enrico Vaime] Era un vero erede di Leo Longanesi, ma era anche amico di Ennio Flaiano, autore che entrambi adoravamo. Il suo era un modo di vedere la vita e il mondo.
  • Facevamo parte di un gruppo, Enrico, Italo Terzoli, Marcello Marchesi e io. Avevamo tante idee su cui lavorare. Alla base di tutto c'era un grande divertimento, che non era solo saper ridere delle cose, ma saperle filtrare con l'ironia.
  • Eravamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda. Mai una discussione, magari un malumore sì, capita quando si lavorava insieme per intere giornate. Ma la mattina dopo era tutto finito. [Enrico Vaime] Veniva sempre qui, nel mio ufficio, fino a quando non è stato male. Era bello parlare di tutto.

Preferisco i cani (e un gatto)

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Col passare degli anni sempre più mi sono interessato agli animali. Sugli schermi degli otto televisori accesi del mio ufficio-studio, dove passo gran parte del tempo, mi fermo a vedere qualsivoglia documentario, non solo sui cani, ma su ogni animale. Un giorno mia moglie Maria mi disse: «Visto che ne parli sempre, ma perché non fai un programma sugli animali?». Io pensavo che una cosa del genere c'era già stata, famosa per giunta, come "L'amico degli animali" di Angelo Lombardi, e così, invece di mettermi a competere sul piano televisivo con un classico, ho creduto che scrivere un libro sulla mia passione verso gli animali fosse meno scontato. In genere, è un mio atteggiamento ricorrente: ciò che non voglio far diventare tv, lo scrivo.

Citazioni

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  • Il cane si sente simile all'uomo e più vicino all'uomo [rispetto al gatto]. Alcuni cani ritengono che alcuni uomini, e nella fattispecie il sottoscritto, siano in parte cani pure se camminano eretti. Il gatto no, ci tiene alla sua specificità felina, e per questo mantiene una certa distanza e non mostra alcuna volontà di assumere atteggiamenti umani, come può invece capitare a un cane. Il gatto, come il cane, identifica il padrone, colui che lo nutre e che gli dimostra più devozione, ma al contrario non risponde con la stessa devozione canina quando provate a chiamarlo per nome. In quella circostanza il gatto non accorre come farebbe un qualunque cane domestico, verso cui può bastare un fischio per ritrovarselo scodinzolante tra i piedi. Per il gatto, il battesimo che gli dà l'uomo – ti chiamerò Filippo – non vale. (pp. 17-18)
  • Puma, pantere, leopardi, leonesse e tutti i felini in genere sono di una straziante eleganza. Una eleganza e una bellezza che bastano a se stesse. Un gatto, quando si siede, non è mai scomposto. Avete mai fatto caso quando mette una zampa sull'altra, che signorilità? E perché, allora, dovrebbe scattare se lo chiamate con un nomignolo qualsiasi? (p. 18)
  • I bassotti sono cani particolarmente vivaci e non conoscono la paura, è dunque difficile capire se stanno soffrendo per qualcosa. (p. 20)
  • È paradossale ma gli animali sono avanti anni luce rispetto a noi in materia di relazione affettiva.
    Gli uomini sono molto più noiosi degli animali. La reazione di un animale non è mai così prevedibile come quella dell'uomo. Io vorrei confutare, in tutto e per tutto, la teoria di Ivan Petrovič Pavlov, l'etologo russo premio Nobel per la medicina nel 1904 e scopritore del riflesso condizionato. Secondo lui gli animali vivono attraverso schemi comportamentali sempre identici. Non è per niente vero. Forse Pavlov avrebbe fatto meglio ad adattare le sue idee all'uomo: se c'è uno che si comporta sempre allo stesso modo, quello è l'essere umano. È l'uomo che vive per riflesso condizionato, non gli animali. (p. 29)
  • Rientra nell'indolenza del gatto la strategia dell'indifferenza. Del resto, si dice: ferisce di più l'indifferenza. Il gatto ha preso alla lettera questo modo di dire, infatti, a fronte di un cane che in casi di ostilità ringhia e mostra i denti, il gatto ti guarda con disprezzo e va via. Come dire "non mi spreco nemmeno". È un comportamento tipicamente femminile: sarà quella stessa indifferenza crudele delle unghie. (p. 39)
  • Ogni tanto sento dire che i gatti sono gironzoloni di natura. Ma è una frase senza senso. Sono vagabondi per necessità quando, randagi, devono girare per trovare cibo, esattamente come fanno, poveri cristi, i senza tetto. Se invece i gatti trovano un padrone che li ospita, tornano sempre a casa. Magari con delle divagazioni, se è il momento dell'amore e vengono sollecitati da qualche miagolio attraente come una felina sirena. (pp. 40-41)
  • L'universo gattesco ha una nota più ferina rispetto a quello canino, almeno per quanto credo io, sul fronte amoroso. [...] I gatti si contendono la femmina attraverso una vera e propria lotta, e noi gente di città non ce ne accorgiamo, ma la lotta ci circonda. Si sentono miagolii strazianti ogni due per tre, e uno non ci fa nemmeno caso, ma sono i versi della loro gara amorosa. Io dico amorosa, quando stiamo sempre parlando di conquista, cosa ben diversa dal provare sentimento. Ma chi l'ha detto, provo a dire, che quel massacro di unghie non sia il codice attraverso cui i gatti dicono "ti amo"? (p. 51)
  • Auguro sempre e di cuore a chi abbandona un cane, un gatto o un qualsiasi animale domestico sul ciglio della strada, di patire un'eguale disavventura. Anzi, peggiore. Perché c'è un'aggravante in tutto ciò: un cane, un gatto, o anche una tartaruga, non hanno chiesto spontaneamente asilo in casa nostra, non hanno scelto di vivere con noi ma, al contrario, siamo noi che li abbiamo costretti a stare a casa nostra. L'animale, essendo dotato di buoni sentimenti, si è adattato e ha anche dimostrato di essere lieto di stare con noi, addirittura ci ha considerato suoi padroni e quindi amici, sempre pronti a stabilire un rapporto d'affetto. Noi questo rapporto lo mandiamo per aria abbandonandolo in un campo, oppure lungo una via molto trafficata, con il rischio molto concreto che vada subito sotto una macchina. (p. 69)
  • Occorre prestare attenzione al sacrificio che, spesso inconsapevolmente, richiediamo agli animali per sfamarci. Voi direte: è la catena alimentare. Io vi dico che è una catena alimentare non alla pari: un formichiere può mangiare solo formiche, un uomo può scegliere. La possibilità di scelta fa la differenza.
    Basterebbe ascoltare anche una volta sola come si lamentano le aragoste, per non aver più voglia di mangiarne nemmeno un boccone. Ho letto con apprensione il saggio di uno scrittore americano, David Foster Wallace, dal titolo Considera l'aragosta. L'autore dedica decine di pagine al consumo del famoso crostaceo raccontando con dovizia scientifica, dati alla mano, che la prelibata bestiola dei fondali marini, quando viene immersa viva nell'acqua bollente non solo soffre, ma soffre lentamente perché non muore di colpo. Motivo in più per lasciar perdere, e lasciar vivere.
    Io, da quando mi sono imbattuto in quella lettura, non le mangio. Evito i ristoranti con l'acquario in bella mostra, quelle specie di galere acquatiche in cui l'aragosta è segregata con le chele bloccate da un lacciolo, fino a quando un cliente non la sceglie, decretando la sua fine. Unica consolazione mi proviene dal conto sicuramente salato che quel commensale si troverà a fine pasto. Ma è una magra consolazione. (p. 77)
  • L'allevamento è un altro modo di mortificare la natura. (p. 79)
  • Il bradipo [...] è il più pigro dell'ecosistema ed è capace di rimanere ore e ore immobile, tenendosi con una zampa al fusto dell'albero, indifferente come una statua verso gli insetti che lo attraversano. Scende dall'albero solo se deve procacciarsi del cibo, persino i bisogni li fa rimanendo lì appeso. Esercita su di me un gran fascino l'oziosità di questo animale che non si scuote per nessun motivo al mondo. (pp. 82-83)
  • In un parco protetto del Centro Italia vidi delle immagini di bradipi estremamente solerti nel muoversi, e mi parvero traditori della specie. Un etologo mi spiegò poi che quei bradipi, data la realtà che li circondava, potevano permettersi di muoversi con maggior disinvoltura.
    Come dire che in quel luogo sapevano di non correre pericolo alcuno e potevano spostarsi e uscire dall'immobilismo di tradizione. Questo mi ha fatto capire che il bradipo, volendo, si muoverebbe anche di più, ma ha capito che non gli conviene: più si sposta, più corre rischi. (p. 83)
  • Il problema è che quando questi uccelli [i pappagalli] si mettono in testa un repertorio, poi lo ripetono ininterrottamente portandoti all'esasperazione, la stessa che hai conosciuto quando li invitavi a parlare e ti guardavano con aria distante. (p. 84)
  • Sono dell'idea che gli uccelli siano matti e lo desumo dallo sguardo. Hitchcock, nel portare sugli schermi il film Gli uccelli, aveva assolutamente ragione nel ritrarli come simbolo di paura folle. (p. 84)

Citazioni su Maurizio Costanzo

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  • Costanzo è quello che rappresenta la cerniera che tiene tutto insieme. E pensare che era uno della P2. (Norma Rangeri)
  • Costui fa il distributore di mangimi per pesci rossi nelle acque di Stato, ed è nello stesso tempo, consulente subacqueo per le onde, quelle sì privatissime, del dottor Rizzoli. (Enzo Tortora)
  • Ha le sue colpe: una volta da lui c'era Falcone, ora c'è Costantino. (Alberto Castagna)
  • Il più adulatore di tutti secondo me è Maurizio Costanzo. È un adulatore professionista. (Gianni De Michelis)
  • Io ho cominciato a lavorare in tv nel 1979 nella tv privata commerciale. È un nuovo mondo che Costanzo è stato in grado di intuire ed anticipare e infatti la maggior parte del suo lavoro si svolgerà in ambito commerciale. Che differenza c'è tra tv pubblica e privata? La famosa rivoluzione copernicana. Il pubblico non riceve più passivamente il messaggio televisivo, ma sceglie, decide i programmi e vuole addirittura porsi al centro della scena. È un fenomeno che Umberto Eco codificherà negli anni '80 col termine Neotelevisione. Ecco, Costanzo faceva neotelevisione quasi dieci anni prima. (Carlo Freccero)
  • La capacità di Costanzo di rimanere in scena così tanto tempo con un unico modello di trasmissione, il Talk show, è legata alla sua capacità di intuire sempre il presente spostando il suo prototipo in nuove direzioni. (Carlo Freccero)
  • La messa in vetrina delle proprie fragilità, il fare dei propri limiti un'identità, tutta quella roba che chiameremo per comodità l'economia del sé, quel settore del commercio lì l'ha inventato Maurizio Costanzo, mica Instagram. (Guia Soncini)
  • Lui è una forza della natura scatenata, un'intelligenza fuori dalla norma. (Lelio Luttazzi)
  • Maurizio Costanzo usava un tono felpato, piazzando anche le domande più scomode con dolcezza, era impossibile dribblare la risposta. Costanzo, da confessore laico, non emetteva sentenze, ma lasciava tutto al giudizio del telespettatore. (Pippo Baudo)
  • Ora si va solo in tv. Per far pettegolezzi. [...]. Oggi nelle discussioni private prevalgono l'imbecillità, la vanità e il pettegolezzo, e poi c'è la tv. Il salotto si è spostato da Costanzo. (Rosellina Archinto)
  1. Da Buona Tv a tutti, Libero, Milano, 2 dicembre 2020.
  2. Dal libretto della raccolta E cantavo le canzoni, RCA Italiana, 27 luglio 2010.
  3. Citato in Pedrinelli, p. 55.
  4. Dall'intervista di Maria Serena Palieri, «Basta giornali fotocopia delle tv», l'Unità, 11 luglio 1995, p. 2.
  5. Citato in Luigi Granetto, Renato Zero, Lato Side Editori, Roma, 1981. (ISBN non disponibile)
  6. Da Chi mi credo di essere, Mondadori, 2004, p. 33.
  7. Da un'intervista alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora; citato in Maurizio Costanzo: "Mafia pensò ad attentato al Parioli durante show", Adkronos.com, 14 febbraio 2020.
  8. Citato in Laura Rio, Le Signorine Buonasera Sono state le prime "influencer" d'Italia. Dal 2016 sono andate in pensione. Un libro fa rivivere la storia delle annunciatrici tv, ilgiornale.it, 1 dicembre 2020.
  9. a b Citato in Pedrinelli, p. 56.
  10. Citato nelle note di copertina di In caduta libera, I Gatti di Vicolo Miracoli, CBS Messaggerie Musicali 69233, LP (x1), 1975
  11. Dall'intervento per la Giornata per la Coscienza degli Animali del 2 luglio 2011.
  12. Dal programma televisivo Acquario, Rai, 30 ottobre 1978. Video disponibile su Youtube.com.
  13. Dal programma televisivo S'è fatta notte, Rai 1, 27 febbraio 2018.
  14. Citato in Claudia Provvedini, Addio a Bracardi, il pianista in frac della tv, Corriere della Sera, 28 febbraio 2005.

Bibliografia

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Filmografia

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Sceneggiatura

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Voci correlate

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Altri progetti

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