Robert Louis Stevenson

scrittore scozzese
Robert Louis Stevenson, ritratto del conte Girolamo Nerli, 1892

Robert Louis Balfour Stevenson (1850 – 1894), scrittore e poeta scozzese.

Citazioni di Robert Louis StevensonModifica

  • Essere ciò che siamo, diventare ciò che siamo capaci di diventare, questo è il solo fine della vita.[1]
  • I cani vivono con l'uomo come i cortigiani intorno al monarca. La loro principale preoccupazione è di poter entrare nelle buone grazie di questo mondo di piccoli guadagni e di carezze. E io leggo nella vita di questi nostri compagni gli stessi procedimenti della ragione, gli stessi antichi e fatali conflitti del giusto contro l'ingiusto, la stessa lotta contro le consuetudini troppo rigide. Li vedo con le nostre debolezze, eppure… Eppure, mentre si affrettano davanti a me nella strada con la coda in aria, o mi si avvicinano solo per sollecitare il mio sguardo, capisco che lo scopo segreto della loro vita resta per noi imperscrutabile.[2]
  • Il nostro compito in questo mondo non è avere successo, ma continuare a fallire, di buon umore.
Our business in this world is not to succeed, but to continue to fail, in good spirits.[3]
  • La politica è forse l'unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione specifica.[4]
  • La vita è mostruosa, infinita, illogica, improvvisa e straziante; l'opera d'arte, al confronto, è nitida, finita, conchiusa in sé, razionale, corriva e slombata.[5]
  • Odio il cinismo più del diavolo; a meno che siano la stessa cosa.[6]
  • Ognuno vive vendendo qualcosa.[7]
  • Per ogni cosa ci sono due parole, una che ingrandisce e una che rimpicciolisce.[8]
  • Se i tuoi principi morali ti rendono triste, puoi essere certo che sono sbagliati.[7][9]
  • Sotto l'immenso volto stellato | ch'io sia sepolto, ch'io sia lasciato. || Lì si riposi chi, ormai quieto, | viveva lieto, lieto morì. || Tu solo questo scrivi per me: | quivi lui dorme ove volle, ov'è. || Così si torna dai flutti foschi, | così, la sera, a casa dai boschi. [Epitaffio][10]
  • Tutti, prima o poi, siedono a un banchetto di conseguenze.[11]
  • Una fame di cose senza speranza bracca i nostri spiriti per tutta la vita.[12]
  • Uno dei libri che ha esercitato l'influenza più profonda su di me mi è capitato tra le mani molto presto, tanto che potrebbe prendere il posto del primo, anche se credo di aver avvertito il suo effetto solo più avanti, e forse è un effetto che ancora deve dispiegarsi in tutta la sua portata, perché si tratta di un libro che non finisce mai di comunicarci qualcosa: i Saggi di Montaigne. Quella visione della vita così misurata e intelligente[13] è un dono grandissimo da mettere nelle mani dei nostri contemporanei; essi potranno trovare nel sorriso di quelle pagine un serbatoio di eroismo e di saggezza di antico stampo, sentiranno tremare le loro piccole convenzioni quotidiane e le loro ortodossie fanatiche, e (se hanno il dono della lettura) si renderanno conto che questi scossoni non sono ingiustificati né irragionevoli; e ancora (sempre se hanno il dono della lettura) finiranno per rendersi conto che quel vecchio gentiluomo era una persona mille volte più degna di loro e dei loro contemporanei, e con una visione della vita mille volte più nobile.[14]

Citato in Lloyd Osbourne, La morte di Stevenson

in Robert Louis Stevenson, Weir di Hermiston

  • Quando un uomo comincia a perfezionare le proprie facoltà, e continua a perfezionarle, con instancabile perseveranza, può compiere miracoli.
  • Noi non viviamo per le necessità della vita; in realtà a nessuno gliene importa nulla; quello per cui viviamo sono le superfluità.
  • Il più triste spettacolo della Civiltà, e secondo me la più grande confessione di fallimento della Civiltà, è l'uomo che può lavorare, che vuole lavorare, e a cui non è permesso di lavorare.

CatrionaModifica

IncipitModifica

Il 25 agosto 1751, verso le due del pomeriggio, io David Balfour, uscivo dalla British Linen Company, scortato da un fattorino che mi seguiva con una borsa di denaro, mentre alcuni dei più importanti uomini d'affari si inchinavano dalle porte dei loro uffici al mio passaggio. Due giorni prima, anzi più esattamente ieri mattina, non ero che un mendicante vestito di stracci, ridotto agli ultimi scellini. Mi era compagno un uomo condannato per alto tradimento mentre sulla mia testa era stata messa una taglia per un delitto di cui parlava tutto il paese. Ora invece avevo ripreso il mio grado sociale, cioè quello di proprietario terriero, avevo con me un fattorino che mi portava il denaro, raccomandazioni in tasca e, come si suol dire, la fortuna a portata di mano.

CitazioniModifica

  • La coscienza tranquilla è la base del coraggio [...]. (XI)

ExplicitModifica

Quanto a David e a Catriona, ebbene vi osserverò assai da vicino nei prossimi giorni per vedere se avrete il coraggio di prendere in giro papà e mamma. È vero che non siamo stati saggi come avremmo dovuto e che soffrimmo senza motivo, ma crescendo capirete che anche l'ingegnosa signorina Barbara e il valente signor Alan non saranno molto più saggi dei loro genitori. La vita dell'uomo su questo mondo è assai buffa. Si parla di angeli che piangono, ma io penso che essi debbano tenersi i fianchi dal gran ridere quando ci guardano; e poi ci fu una cosa che decisi di fare quando iniziai questa mia lunga storia: quella cioè di raccontare tutto proprio come successe.

Conversazione e conversatoriModifica

IncipitModifica

Non può esservi ambizione più bella di quella di eccellere nella conversazione; di essere affabile, gaio, pronto, chiaro e ben accetto; di avere un fatto, un pensiero, o un'immagine che si adatti a ogni argomento; e non soltanto per rallegrare il trascorrere del tempo con le persone care, ma per sostenere la nostra parte in quel grande congresso internazionale, sempre convocato, dove i torti pubblici sono dapprima dichiarati, gli errori pubblici dapprima corretti, e il corso della pubblica opinione avviato giorno per giorno un po' più vicino al giusto.

CitazioniModifica

  • La letteratura non è in molti suoi rami se non l'ombra della buona conversazione; ma l'imitazione è lontana dal corrispondere all'originale vivacità, nella libertà e nel risultato.
  • [...] il primo dovere dell'uomo è di parlare; questo è il suo principale compito in questo mondo [...].
  • La lotta è il sale della vita; i rapporti più amichevoli sono anch'essi una specie di contestazione; e, se non vogliamo rinunciare a tutto quello che ha valore per la nostra sorte, dobbiamo continuamente affrontare qualche altra persona, occhi negli occhi, e guardarci dal cedere sia all'amore che all'avversione.
  • Il matrimonio è un'unica lunga conversazione, interrotta da dispute.

Gli accampati di SilveradoModifica

IncipitModifica

La scena di questo libretto si colloca su di un'alta montagna. Ce ne sono senza dubbio di molto più elevate, e ce ne sono parecchie dal più nobile profilo. Non è un luogo di pellegrinaggio per viaggiatori frettolosi; ma per chi vive sui suoi fianchi il Mount Saint Helena non tarda a divenire un centro d'interesse.

CitazioniModifica

  • Il turismo è l'arte della delusione. (p. 22)
  • [...] il vino è poesia imbottigliata [...]. (p. 25)
  • La Scozia non è definibile e la sua unità esiste solo sulla carta geografica. (p. 31)
  • Questa resta la cosa più strana di ogni viaggiatore, che cioè si porti dietro inevitabilmente le sue incongrui memorie. (p. 61)
  • Non esistono terre straniere, ad essere straniero è solo il viaggiatore [...]. (p. 61)
  • [...] quanto più è solo con la natura, tanto più l'uomo e le sue gesta crescono nella considerazione dei suoi simili. (p. 146)

Il club dei suicidiModifica

IncipitModifica

Durante la sua permanenza a Londra, il raffinato principe Florizel di Boemia conquistò l'affetto di persone d'ogni categoria, grazie ai modi seducenti e a un'oculata generosità. Da quanto si sapeva di lui, che era solo una piccola parte delle sue azioni effettive, risultava essere uomo d'eccezione. In normali circostanze di temperamento tranquillo, e avvezzo a prendere il mondo con la filosofia d'un campagnolo, il principe di Boemia mostrava tuttavia la sua propensione per un regime di vita più avventuroso ed eccentrico di quello al quale la sua nascita l'aveva destinato.

CitazioniModifica

  • — È nella mia natura — replicò il principe, — guardare non tanto alla natura del dono quanto allo spirito con cui è fatto. (Storia del giovane con le paste alla crema)
  • Il diavolo, contateci pure, può fare le cose da signore. (Principe Florizel; Storia del giovane con le paste alla crema)
  • C'era solo una comodità in più che mancava al comfort moderno: un modo agevole e decoroso di abbandonare la scena; la scala di sicurezza per la libertà, o, come ho appena detto, l'ingresso particolare della Morte. (Giovane; Storia del giovane con le paste alla crema)
  • La gente si gingilla con l'amore. Ora, io nego che l'amore sia una passione forte. La paura è una passione forte; è con la paura che dovete baloccarvi se volete gustare i piaceri più intensi della vita. (Malthus; Storia del giovane con le paste alla crema)
  • Cosa si nasconde negli abiti d'un grande potente se non un uomo? (Principe Florizel; Storia del giovane con le paste alla crema)
  • — Geraldine — disse il principe, — mi avete salvato, contravvenendo a un esplicito ordine da parte mia, e avete fatto bene. Non vi sono debitore soltanto della vita ma di una lezione [...]. (Storia del giovane con le paste alla crema)
  • A una donna che ama, all'inizio piace essere obbedita, sebbene trovi poi la sua gioia nell'obbedire. (Signora; Storia del medico e del baule di Saratoga)
  • La vita dell'uomo è cosa tanto piccola da togliere e cosa tanto importante da usare! (Principe Florizel; L'avventura degli hansom cabs)
  • Ahimè! — esclamò, — cos'è più deludente nella vita di una vittoria? (Principe Florizel; L'avventura degli hansom cabs)

Il diamante del RajàModifica

 
Il principe Florizel e il detective, illustrazione di William John Hennessy

IncipitModifica

All'età di sedici anni in una scuola privata, poi in uno di quei grandi istituti pei quali l'Inghilterra va giustamente famosa, Mr. Harry Hartley aveva ricevuto l'educazione d'un gentiluomo. Mostrava, a quel tempo, una notevole avversione allo studio; e, poiché l'unico parente che gli era rimasto era uomo inetto ed ignorante, Harry poté fin da allora sciupare liberamente il suo tempo in ogni genere di eleganze e di frivole spensieratezze. Due anni più tardi egli era diventato orfano e quasi mendico. Per indole ed educazione Harry era affatto incapace di dedicarsi ad ogni pratica iniziativa. Sapeva solo cantare sentimentali canzonette e accompagnarsele con garbo sul cembalo: essere grazioso, quantunque timido, cavaliere, e aveva una spiccata inclinazione per gli scacchi. Natura, poi, l'aveva dotato del più grazioso aspetto si potesse immaginare. Biondo, roseo, occhi di colomba e un leggiadro sorriso a fior di labbra, egli possedeva anche un'aria piena di piacevole malinconia e tenerezza e dei modi assai garbati e carezzevoli. Ma, insomma, non era uomo da guidare un'armata o da presiedere un Consiglio di Stato.

[Traduzione di Carlo Linati]

CitazioniModifica

  • Una donna può ottenere il perdono di un intero anno di disubbidienze con una sola abile sottomissione. (Lady Vandeleur; Storia di una scatola da cappelli[15])
  • Ci son momenti in cui anche il meno coraggioso sa diportarsi con intrepidezza e decisione, e il più cauto sbarazzarsi della sua prudenza per appigliarsi a folli e temerarie risoluzioni. (Storia d'una scatola da nastri; 1999, p. 31)
  • Spesso azioni decisive furono operate d'un tratto e senza che vi pigliasse parte la ragione. (Storia d'un giovane prete; 1999, pp. 50-51)
  • Confesso ch'io non credo gran che all'utilità dei libri, tranne di quelli che leggo in ferrovia, quantunque non nego vi siano molti buoni trattati sull'astronomia, sullo studio delle sfere, sull'agricoltura e sull'arte di fare fiori di carta. Ma sulla vita vera e propria, credo non trovereste nulla di buono... (Principe Florizel; Storia d'un giovane prete; 1999, p. 54)
  • Ho appreso a conoscere il mondo [...] ed ora comprendo come voi abbiate mille motivi per sorprendere la mia buona fede; non uno per trattarmi lealmente. (Mr. Rolles; Storia di una casa con le persiane verdi; 1999, p. 78)
  • [...] vi considero con la più perfetta indifferenza, direi quasi con avversione [...]. [insulto] (Mr. John Vandeleur a Francis Scrymgeour; Storia di una casa con le persiane verdi; 1999, p. 99)
  • Un uomo può ritrovarsi in mille avversità, [...] ma se ha cuor nobile e intelletto sereno, gli riuscirà sempre di trarsene d'impaccio con onore. (Principe Florizel; Storia di una casa con le persiane verdi; 1999, pp. 106-7)
  • [...] gli anni portano disgrazia ai malvagi. (Principe Florizel; Storia di una casa con le persiane verdi; 1999, p. 110)
  • [...] il mondo è vasto e pieno di bellezza e di gioia, e sconfinata quindi la sua facoltà di compensazione. (Principe Florizel; L'avventura del principe Florizel e di un detective; 1999, p. 117)
  • Uno che saprebbe rifiutare il dono di un milione può arrivare a patteggiare il suo onore per un impero o un amore di donna [...]. (Principe Florizel; L'avventura del principe Florizel e di un detective; 1999, p. 117)
  • Questo mondo è proprio un luogo di prove e di cimenti. (Detective; L'avventura del principe Florizel e di un detective; 1999, p. 117)
  • [...] le passioni e le complicazioni della vita trascinano via con sé l'onestà dei deboli. (Principe Florizel; L'avventura del principe Florizel e di un detective; 1999, p. 118)

ExplicitModifica

Quanto poi al principe, a quella sublime persona, avendo ormai compiuta la sua parte, insieme al nostro Arabo Autore possiamo dirgli addio per sempre. Ma se proprio il lettore desidera sapere più minutamente di lui diremo che una recente rivoluzione lo sbalzò dal trono di Boemia a cagione delle continue assenze e della meravigliosa negligenza ch'egli poneva nel trattare gli affari di Stato: e che ora ha messo su, in Rupert street, una bottega da tabaccaio, ch'è assai frequentata dai forestieri. Io ci bazzico di tanto in tanto a far quattro chiacchiere con lui ch'è rimasto sempre l'istessa nobile creatura dei giorni di prosperità. Dietro al suo banco egli ha un aspetto olimpico, e quantunque la vita sedentaria cominci a farsi sentire sulle dimensioni del suo panciotto, egli è, possiamo quasi assicurarlo, il più bel tabaccaio di tutta Londra.

[Traduzione di Carlo Linati]

Citazioni su Il diamante del RajàModifica

  • Impossibile identificarsi con il principe Florizel delle Notti Arabe, come è impossibile identificarsi passionalmente con il re di quadri delle carte francesi. Come al re di quadri, spetta a Florizel un destino intricatissimo, fitto di innumerevoli casi; ma alla fine egli uscirà vergine, non logorato da alcun evento, idoneo a nuovi giochi, infinitamente. (Giorgio Manganelli)
  • La docile e ampia presenza del principe Florizel di Boemia, quel misterioso monarca poco avvezzo a governare, è trattata con una specie di vasta e vaga riserva diplomatica, simile all'incubo confuso di un vecchio cortigiano cosmopolita. Il principe stesso sembra aver palazzi in ogni Paese; tuttavia l'ironico lettore sospetta, con metà del suo cervello, che egli non sia niente di più di un tabaccaio presuntuoso, che Stevenson poteva aver incontrato in Rupert Street e aveva scelto per farne l'eroe di una barzelletta. Questa doppia impressione, come quella del vero sognatore, viene suggerita con abilità straordinaria senza che la leggerezza del racconto sia mai aggravata dal peso del dubbio. L'ironia che nasce dalla colossale condiscendenza di Florizel non crea soltanto un personaggio nuovo, ma anche un nuovo tipo di personaggio. Si trova a metà fra realtà e irrealtà: è una specie di solida impossibilità. (Gilbert Keith Chesterton)

Il mio primo libro – L'isola del tesoroModifica

  • Ogni uomo nasce con svariate manie: la mia, fin dall'infanzia, fu di trasformare serie di eventi immaginati in un gioco [...].[16]
  • Chiunque abbia diligenza, carta e tempo sufficienti è in grado di scrivere un racconto breve – un racconto scadente, voglio dire; ma non tutti possono aspirare a scrivere un romanzo, sia pure scadente. È la lunghezza che ammazza.[17]
  • Mi dicono che al mondo ci sono persone non attratte dalle mappe; mi riesce difficile crederlo. I nomi, l'aspetto delle foreste, i percorsi delle strade e dei fiumi, il tracciato preistorico dell'uomo ancora chiaramente riconoscibile su per le colline e giù nelle valli, i mulini e le rovine, gli stagni e i traghetti, e magari il Monolite o il Circolo Druidico sulla landa: tutte riserve inesauribili d'interesse per chi abbia occhi per vedere e un briciolo d'immaginazione per lavorarci su. Ognuno ricorda di aver posato il capo sull'erba quando è stato bambino, e di aver sbirciato dentro quella foresta infinitesima, vedendola popolarsi di eserciti fatati.[17]

L'isola del tesoroModifica

EpigrafeModifica

a
S.L.O.[18]
gentiluomo americano
in ricambio di molte piacevoli ore
e coi più cari auguri
il seguente racconto disegnato
in armonia col suo classico gusto
l'affezionato amico autore
dedica

[Traduzione di Angiolo Silvio Novaro]

All'esitante acquirenteModifica

 
Illustrazione di Newell Convers Wyeth

Storie marine in marinaresco tono | E tempeste e avventure e caldi e geli | E bastimenti e isole e crudeli | Piraterie, e interrato oro, | E ogni vecchia favola ridetta | Nei precisi antichi modi: | Se tutto ciò, come a me piacque un tempo, | Piaccia ai più savi giovani d'oggi: || Così sia, così accada! — Ma se no, | Se il giovane saputo non più brama, | Gli antichi amori suoi dimenticò, | Kingston, o Ballantine il valoroso, | O Cooper dalla selva e dal maroso: | Così pur sia! E rassegnato io possa | E i miei pirati entrare nella fossa | Ove dormono quelli e lor fantasmi! (All'esitante acquisitore; 2013)

IncipitModifica

OriginaleModifica

Squire Trelawney, Dr. Livesey, and the rest of these gentlemen having asked me to write down the whole particulars about Treasure Island, from the beginning to the end, keeping nothing back but the bearings of the island, and that only because there is still treasure not yet lifted, I take up my pen in the year of grace 17—, and go back to the time when my father kept the "Admiral Benbow" inn, and the brown old seaman, with the sabre cut, first took up his lodging under our roof.

Richard AmbrosiniModifica

Il signor Trelawney, il dottor Livesey e gli altri gentiluomini mi hanno chiesto di mettere per iscritto tutti i dettagli riguardanti l'Isola del Tesoro, dal primo all'ultimo, senza omettere nulla salvo la posizione dell'isola, e questo solo perché una parte del tesoro non è stata ancora portata alla luce. Perciò nell'anno di grazia 17... prendo in mano la penna e torno al tempo in cui mio padre gestiva la locanda dell'"Ammiraglio Benbow" e al giorno in cui il vecchio uomo di mare, abbronzato e sfregiato da una sciabolata, prese per la prima volta alloggio sotto il nostro tetto.[19]

Massimo BocchiolaModifica

Poiché l'illustrissimo signor Trelawney, il dottor Livesey e gli altri gentiluomini mi hanno chiesto di redigere la storia dell'Isola del Tesoro con ogni dettaglio e dal principio alla fine, senza omettere nulla fuorché le coordinate dell'isola, perché una parte del tesoro è ancora là, prendo la penna nell'anno di grazia 17.. e torno indietro ai giorni in cui mio padre gestiva la locanda «Ammiraglio Benbow» e quel vecchio lupo di mare con la faccia abbronzata e sfregiata da una sciabola prese alloggio sotto il nostro tetto.[20]

Lilla MaioneModifica

Essendo stato incaricato dal conte Trelawney, dal dottor Livesey e dal resto della compagnia di mettere per iscritto tutti i particolari riguardanti la vicenda dell'Isola del Tesoro, dal principio alla fine, tacendo null'altro che la posizione dell'isola, e questo solo perché non è stato dissotterrato tutto il tesoro, prendo la penna nell'anno di grazia 17.. e torno al tempo in cui mio padre gestiva la locanda Ammiraglio Benbow, e il vecchio marinaio col viso bruciato dal sole e sfregiato da un taglio di sciabola prese alloggio sotto il nostro tetto.

Michele MariModifica

Essendo stato incaricato dal conte Trelawney, dal dottor Livesey e da altri gentiluomini come loro di mettere per iscritto tutti i particolari che riguardano l'Isola del Tesoro dal principio alla fine, non trascurando nulla se non le coordinate dell'isola, e solo in quanto non tutto il tesoro è stato portato via, prendo la penna nell'anno di grazia 17.. e risalgo all'epoca in cui mio padre dirigeva la locanda Ammiraglio Banbow, e il vecchio e abbronzato marinaio con la cicatrice di una sciabolata prese alloggio sotto il nostro tetto.

Angiolo Silvio NovaroModifica

Pregato dal cavalier Trelawney, dal dottor Livesey e dal resto della brigata, di scrivere la storia della nostra avventura all'isola del tesoro, con tutti i suoi particolari, nessuno eccettuato, salvo la posizione dell'isola; e ciò perché una parte del tesoro ancora vi è nascosta, — io prendo la penna nell'anno di grazia 17.. e mi rifò dal tempo quando il mio babbo teneva la locanda dell'«Ammiraglio Benbow» e il vecchio uomo di mare dal viso abbronzato e sfregiato da un colpo di sciabola prese alloggio presso di noi.

Alessandra OstiModifica

Essendomi stato chiesto dal nobile Trelawney, dal dottor Livesey e dagli altri gentiluomini, di scrivere con ogni dettaglio dell'Isola del Tesoro, dall'inizio alla fine, senza tralasciare nulla a parte il luogo in cui l'isola si trova, e ciò solo perché c'è ancora una parte del tesoro che deve essere prelevata, nell'anno di grazia 17- prendo in mano la penna e torno al tempo in cui mio padre gestiva la locanda Admiral Benbow e il vecchio marinaio dalla pelle scura, con il taglio di sciabola, venne per la prima volta ad abitare sotto il nostro tetto.[21]

CitazioniModifica

 
Jim Hawkins, Long John Silver e il suo pappagallo (Newell Convers Wyeth)
  • Quindici uomini sulla cassa del morto | Io-ho-ho, e una bottiglia di rum! [canzone] (2014, p. 41)
Fifteen men on the dead man's chest | Yo-ho-ho, and a bottle of rum!
  • Se non rimettete immediatamente in tasca quel coltello, vi giuro sul mio onore che alle prossime assise sarete impiccato. (Dottor Livesey a Billy Bones; I, I; 2013)
  • Bevanda, cibo: per me il rum era tutto; come marito e moglie, eravamo [...]. (Billy Bones; I, III; 2013)
  • «Ma, capitano, cos'è la macchia nera?»
    «È un avvertimento, amico mio.» (dialogo tra Jim Hawkins a Billy Bones; I, III; 2013)
  • Se la viltà è come dicono contagiosa, la discussione per contro accende l'ardire [...]. (Jim Hawkins; I, IV; 2013)
  • Al diavolo il tesoro! È la gloria di questo mare che m'ha fatto girar la testa! (John Trelawney; II, VII; 2013)
  • E quella sulle tue spalle la chiami testa, o una dannata bigotta? [metafora marinaresca] (John Silver a Tom Morgan; II, VIII; 2011)
  • [...] il segreto [...] è stato messo in bocca al pappagallo. [modo di dire] (Capitano Smollett; II, IX; 2013)
[...] the secret has been told to the parrot.
  • Accarezzate i marinai, e ne farete dei diavoli. (Capitano Smollett; II, X; 2013)
  • Guadagnare non è niente; ciò che conta è mettere da parte: credete a me. (John Silver; II, XI; 2013)
  • Ma io ho il mio metodo, io. Quando un camerata mi gioca un tiro — uno che mi conosce, intendo dire — significa che non gli piace troppo restare al mondo insieme col vecchio John. (John Silver; II, XI; 2013)
  • Beviamo a noi, e teniamoci al vento. Torta, e bottino d'oro e d'argento! (brindisi di John Silver; II, XI; 2013)
Here's to ourselves, and hold your luff, plenty of prizes and plenty of duff.
  • È una bella cosa esser giovane e aver dieci dita, credi a me. (John Silver a Jim Hawkins; II, XII; 2013)
  • Dobbiamo proseguire, poiché tornare indietro non è possibile. (Capitano Smollett; II, XII; 2013)
  • Mettere alla cappa e aspettare il vento buono: questo è il mio parere.[22] [metafora marinaresca] (Capitano Smollett dopo aver appreso dell'ammutinamento; II, XII; 2013)
  • Forse anche l'aspetto melanconico dell'isola con le sue cineree foreste e i suoi rocciosi e selvaggi picchi, e lo spumeggiare e tuonare dei frangenti contro l'irta riva acuivano il mio malessere; fatto sta che malgrado il sole smagliante e infuocato, e l'allegrezza degli uccelli marini che si tuffavano e gridavano intorno a noi, e la prospettiva così grata sempre a chi approda dopo una lunga navigazione, io mi sentivo il cuore oppresso, e fin da quella prima occhiata imparai a odiare l'isola del tesoro. (Jim Hawkins; III, XIII; 2013)
  • L'Hispaniola rullava sulle onde gonfie. Le verghe squassavano i bozzelli, la barra del timone sbatteva di qua e di là, e l'intera nave scricchiolava gemeva s'impennava e abbatteva come una creatura torturata. (Jim Hawkins; III, XIII; 2013)
  • «Non so nulla del tesoro», diss'egli [il Dottor Livesey], «ma scommetterei la mia parrucca che qui c'è la malaria.» (III, XIII; 2013)
  • Fu allora che mi balenò in mente la prima di quelle idee pazze che tanto contribuirono a salvarci la vita. (Jim Hawkins; III, XIII; 2013)
  • Io provavo ora per la prima volta la gioia dell'esploratore. L'isola era disabitata; i miei compagni di bordo li avevo lasciati indietro, e nulla viveva davanti a me tranne mute bestie e uccelli. (Jim Hawkins; III, XIV; 2013)
  • [...] John Silver, tu fosti a lungo mio compagno, ma ora non lo sei più. Se io muoio come un cane, morirò compiendo il mio dovere. Tu hai fatto uccidere Alan, non è vero? Ebbene, ammazza anche me, se ti dà animo. Io ti sfido. [ultime parole] (Tom; III, XIV; 2013)
  • Ah, quante volte durante le lunghe notti ho sognato del formaggio – grigliato, per lo più [...]. (Ben Gunn; III, XV; 2011)
  • [...] non volli espormi al rischio di perdere tutto per voler troppo acciuffare. (Dottor Livesey; IV, XVI; 2013)
  • Il cavaliere cadde in ginocchio accanto a lui, e gli baciò la mano singhiozzante come un fanciullo.
    «Me ne vado, dottore?», chiese il moribondo.
    «Tom, amico mio», risposi, «tu ritorni al Creatore.»
    «Avrei prima voluto regalar qualcuno dei miei confetti a quelli là...»
    «Tom», lo interruppe il cavaliere, «dimmi che mi perdoni, vuoi?»
    «Le pare che sarebbe rispettoso, da me a lei, signor cavaliere? Nondimeno, così sia. Amen!»
    Dopo un breve silenzio espresse il desiderio che qualcuno gli leggesse una preghiera.
    «È l'usanza, signore», aggiunse come per scusarsi. E poco dopo, senz'altre parole, spirò. (dialogo tra Tom Redruth e il John Trelawney; IV, XVIII; 2013)
  • «Questo Ben Gunn che uomo è?»
    «Non saprei, signore. Non sono sicuro che sia sano di mente
    «Se hai qualche dubbio di' pure che non lo è». (dialogo tra il Dottor Livesey e Jim Hawkins; IV, XIX; 2013)
  • [...] vi giuro in nome del Cielo che la prossima volta che v'incontrerò vi caccerò una palla nella schiena. (Capitano Smollett a John Silver; IV, XX; 2013)
  • La vostra nave è ai ceppi, mastro Silver; vi siete arenati sottovento [...]. [metafora marinaresca] (Capitano Smollett; IV, XX; 2011)
  • Ridete, corpo di Satanasso, ridete pure! Tra un'ora riderete al rovescio. Quelli che morranno saranno i più fortunati. (John Silver; IV, XX; 2013)
  • Ero pazzo, se vogliamo, e certo stavo per abbandonarmi a un'azione insensata e temeraria: ma ero deciso a compierla senza trascurare ogni possibile precauzione. (Jim Hawkins; V, XXII; 2013)
  • [...] tutti codesti scellerati erano altrettanto insensibili quanto il mare su cui navigavano. (Jim Hawkins; V, XXIII; 2013)
  • Durante trent'anni ho corso i mari e ho visto il buono e il cattivo, e il meglio e il peggio, il bel tempo e la burrasca, e le provviste esaurirsi, e i coltelli lavorare, e cos'altro non ho visto? Ebbene, ora io ti dico che mai ho visto dalla bontà uscire il bene. Io sono per chi picchia per primo; i morti non mordono: questa è la mia opinione... amen, così sia. (Israel Hands; V, XXVI; 2013)
  • Sarebbe meglio che tenessi chiusi i tuoi boccaporti fin tanto che non ti si rivolge la parola, amico mio. [metafora marinaresca] (John Silver; VI, XXVIII; 2013)
  • Prenda un coltellaccio chi ha fegato, e io vi prometto che vedrò il colore delle sue budella malgrado la mia gruccia e tutto, prima che questa pipata sia finita. (John Silver; VI, XXVIII; 2013)
  • [...] è l'uccello mattiniero che acchiappa i buoni bocconi, come si suol dire. (John Silver; VI, XXX; 2013)
[...] it's the early bird, as the saying goes, that gets the rations.
  • L'ho visto morto con questi oblò. [occhi: metafora marinaresca] (Tom Morgan riferendosi a Flint; VI, XXXI; 2011)
  • [...] voi siete un inqualificabile furfante e impostore, un mostruoso impostore [...]. [insulto] (Dottor Livesey a John Silver; VI, XXXIII; 2013)

ExplicitModifica

I lingotti d'argento e le armi si trovano tuttora, per quel che ne so io, dove Flint li ha sotterrati; e per quanto mi riguarda, possono restare dove sono. Neppure un carro di buoi riuscirebbe a trascinarmi di nuovo su quell'isola maledetta; e i miei incubi peggiori sono quelli nei quali odo i frangenti tuonare lungo le sue coste, o quando sobbalzo nel letto, con la stridula voce del Capitano Flint che mi rimbomba nelle orecchie: "Pezzi da otto! Pezzi da otto!".

[Traduzione di Lilla Maione]

Citazioni su L'isola del tesoroModifica

  • Al pappagallo di cucina, sulla nave che porta i pirati verso l'isola del tesoro, io gli ho voluto più bene che se fosse stato il pappagallo di casa mia; molti anni prima di sapere che c'erano stati anche i pappagalli di Daniel Defoe, e che cotesto, probabilmente, veniva da quella famiglia di pappagalli. E son sicuro d'avere sgranato gli occhi come un bambino, quando in Treasure Island la nave deserta vien bordeggiando sul risucchio come la più indubitabile e pazza delle apparizioni; e d'averli sgranati con non meno stupore, più tardi, e, questa volta, non più soltanto come un bambino ma anche come un critico, nell'accorgermi che cotesta nave, il più perfezionato dei vascelli fantasma, apparteneva alla stessa flottiglia della nave-scheletro in Coleridge e del pontone abbandonato di Gordon Pym. (Emilio Cecchi)
  • E realismo magico è questo di Robert Stevenson. Tutto è strano, inaspettato, sorprendente ciò che accade lì dentro; eppure logico, naturale, necessario. (Angiolo Silvio Novaro)
  • L'isola per Stevenson non è un miraggio della salute, ma un passaggio da una malattia a un'altra malattia. Alla fine dell'avventura Jim non rimpiange certo quell'"isola maledetta"; il suo incubo non è più "il marinaio con una gamba sola" bensì il suono della "risacca lungo le coste". L'isola del tesoro è un testo molto più complesso di quanto appaia a prima vista. (Guido Almansi)
  • La mia lettura dell'Isola del tesoro è meno solare [rispetto a quella di Giorgio Manganelli, che ha parlato di «poema della vitalità, tenero e sempre d'una esattezza, d'una lucidità allucinante: ma senza paura, e senza istrionismo»]: penso soprattutto al suo côté nero, a personaggi genuinamente spaventosi come Pew il cieco o Cane Nero con il suo angosciante Bollo Nero, al duello mortale fra Jim e Jordan Hands, alla bestialità di Ben Gunn, alla stessa ambiguità di Silver, a quella lugubre canzone Quindici uomini sulla cassa del morto, alla rievocazione del terribile capitano Flint, quasi un morto vivente con le guance blu... (Michele Mari)
  • Mai un libro fu scritto con ritmo insieme così rapido e così trattenuto, come la corsa dell'Hispaniola verso l'isola invisibile. Ogni parola manda un suono doppio. Viviamo con freschezza e intensità giovanile negli spazi immacolati dell'avventura: nell'assoluta realtà, dove le navi solcano i mari lasciando un segno di spuma nelle onde, dove il sangue versato macchia il suolo, dove si scava la terra per nascondere i tesori. Ma, al tempo stesso, non ci abbandona mai un sottilissimo e delicatissimo profumo di ironia, perché non abitiamo nella realtà ma nello spazio fittizio di un libro nel quale le cose più inverosimili accadono naturalmente; e le navi non lasciano segni nelle onde, il sangue bagna la terra di inchiostro, i tesori non hanno bisogno di luogo. (Pietro Citati)
  • Ma non è un'esagerazione sostenere che quel libro avesse più a che fare con il gioco, che con il tesoro. Stevenson non cercava veramente fuori di sé o lontano da sé un mondo di cose più grandi, ma perseguiva dentro di sé un mondo di piccole cose. (Gilbert Keith Chesterton)
  • Sebbene racconti delle storie che fanno stare col fiato sospeso, Stevenson è moderatamente interessato a quel che di "interessante" egli sta raccontando. Con una eleganza provocatoria, da gentiluomo e da baro, nelle prime righe dell'Isola del Tesoro Stevenson ci spiega tutto quello che accadrà nel libro che si accinge a scrivere; e noi, indifesi e drogati, lo leggiamo esattamente come se non sapessimo nulla, e ci deliziamo di ansie ingiustificate, e sprechiamo palpiti e sollievi. (Giorgio Manganelli)
  • Se ci fu mai poema che ricostruì, che 'fermò' – non rimpianse, o ricordò, o commentò, o tentò idealizzare secondo il vezzo lunare di ieri – quei nostri giorni, e sensazioni, e colori, e proporzioni, e desideri e maschi rilievi e ingenuo amore di stragi e innocenti ferocie e ogni altro aspetto di quei nostri giorni, è appunto il libro di Stevenson. (Silvio D'Arzo)

La freccia neraModifica

IncipitModifica

Rossana GuarnieriModifica

Un pomeriggio di tarda primavera, a Tunstall si sentì suonare la campana del castello di Moat House ad un'ora insolita. Lontano e vicino, nella foresta e nei campi lungo il fiume, la gente cominciò a lasciare i lavori e ad affrettarsi verso la sorgente del suono; nel piccolo villaggio un gruppo di poveri contadini si era già riunito chiedendosi il motivo della convocazione

Quirino MaffiModifica

In un pomeriggio di tarda primavera, a ora inconsueta, la campana del castello di Tunstall prese a suonare. Dappertutto, vicino e lontano, nella foresta e nei campi lungo il fiume, la gente, lasciato il lavoro, si affrettò verso la sorgente del suono, e nel villaggio di Tunstall si formò un gruppetto di contadini, che si chiedevano il perché dell'appello.

CitazioniModifica

  • Quando i signori si fanno la guerra, i contadini sono costretti a mangiare radici. (una donna; 2014, p. 6)
  • Ma tu, cara signora, se sei tale | abbi pietà del misero mortale. (Nick Appleyard cantando; 2014, p. 9)
  • Gli uccelli sono buone scolte; in terreno boscoso segnano la prima linea. (Nick Appleyard; 2014, p. 10)
  • Nera, e con le penne nere. Una brutta freccia, per i miei gusti, perché nero, dicono, significa morte certa. (Bennet Hatch; 2014, p. 13)
  • Quando si perde un vecchio amico, Master Richard, non c'è consolazione migliore che esserne l'erede. (Bennet Hatch; 2014, p. 14)
  • Le rivolte, Bennet, non vengono mai dal basso... così, almeno, sono concordi nel dire gli storici più sereni; la ribellione procede sempre dall'alto verso il basso [...] (Sir Oliver; 2014, p. 15)
  • Avevo quattro frecce nere infilate nella cintura | quattro per i dolori che ho patito | quattro per altrettanti malvagi | che m'hanno oppresso in varie occasioni. | Una è partita, spedita bene: | il vecchio Appleyard è morto. | Una è per Mastro Bennet Hatch | che incendiò Grimstone, case e tetti. | Una per Sir Oliver Oates | che a Sir Harry Shelton tagliò la gola. | Sir Daniel, voi avrete la quarta | e crediamo che ci divertiremo. | Avrete ognuno la vostra parte, | una freccia nera a ogni cuor nero. | Inginocchiatevi pure a pregare! | Siete tutti maledetti ladroni. || John Rimedia-tutto del Bosco Verde e la sua gaia brigata. || Item, abbiamo altre frecce e robuste corde di canapa per altri del vostro seguito. (filastrocca; 1994)
  • Si suol dire che il ritardo genera il pericolo; ma si dice anche che chi più fa più falla; e a me pare che sia proprio questa fretta di fare che danneggia gli uomini. (Sir Daniel Brackley; 2014, p. 30)
  • Tante storie per un tuffo? Fango di strada e sangue di ferita: di che altro può l'uomo desiderare di adornarsi? (Dick Shelton; 2014, p. 38)
  • "Volete sparare alla luna con un fucile di sambuco?" (1994)
  • Ebbene, il matrimonio è come la morte, nessuno ci scappa. (Dick Shelton; 2014, p. 41)
  • E allora parlò il signore, il re dei fuorilegge | «Che fate qui, compari, nel bosco che verdeggia?» | A lui rispose Gamelyn, che mai guardava a terra: | «Errar deve nel bosco chi non può stare in villa!» (Senzalegge cantando; 2014, p. 54)
Allor s'alzò a parlare il buon re dei corsari: | – Che fate là compagni, tra le verdi foreste? | E Gamelyn rispose, senza guardare a terra: | – Deve battere i boschi chi non può entrare in paese. (Senzalegge cantando; 1994)
  • Non siamo qui, signore, per fare male alcuno; | ma ci perdonerete se per dannato errore | un bel cervo regale andasse al Creatore. (Senzalegge cantando; 2014, p. 55)
  • Nel verde bosco legge non c'è, | ma la carne non manca. | O com'è bello mangiare il cervo | quando viene l'estate. || E di te inverno con vento e pioggia | attendiamo il ritorno | per poter stare attorno al fuoco | a cuocere e mangiare. [canzone] (2014, p. 59)
Tra i verdi boschi non abbiamo leggi | né conosciam la fame. | Tranquilli e lieti abbiamo un cervo a pranzo, | quando viene l'estate. | Quando torna l'inverno e piogge e venti | porta, con nevi e gelo, | tornate incappucciati e accanto al fuoco | lieti mangiate. (1994)
  • «Sulla mia mano destra» gridò [Sir Daniel Brackley] «giuro di vendicarlo. [Selden] Se mancherò di parola, se non manderò al Creatore dieci anime per ciascuno dei miei uomini uccisi, possa questa mano cader secca dal mio corpo. Ho piegato quel Duckworth come si piega un fuscello, l'ho ridotto a mendicare davanti a casa sua, gli ho bruciato il tetto sulla testa, l'ho cacciato dal paese e adesso torna a sfidarmi? Bada, Duckworth, questa volta la pagherai cara!» (2014, p. 87)
  • «E tu» soggiunse rivolto a Matcham «giura di seguirmi fino al castello.»
    «Giuro sul mio onore» rispose Matcham.
    «Ma che onore! Che me ne faccio del tuo onore?» gridò il cavaliere. «Giura sulla salute di tua madre».
    Matcham prestò il giuramento richiesto e Sir Daniel si calò nuovamente il cappuccio sul volto e preparò campanella e bastone. (2014, p. 88)
  • Dei nemici dichiarati del partito degli York non si preoccupavano molto, data la mutevolezza dei tempi: si usava dire, a quell'epoca, che le cose possono tornare a cambiare prima ancora di essere riuscite a fare del danno. (2014, p. 94)
  • [...] una preghiera senza donazione è come una canzone senza musica [...] (2014, p. 96)
  • Cosa vale la penitenza se non avete intenzione di riparare i torti ai quali avete concorso? E senza la penitenza la confessione è una beffa! (Dick Shelton; 2014, p. 98)
  • Il cane va dove il padrone comanda! (Dick Shelton; 2014, pp. 104-105)
  • Sulla mia parola d'onore, sulla salvezza eterna della mia anima, e com'è vero che dovrò rispondere di ogni mio atto, non ebbi parte né responsabilità nella morte di tuo padre. (Sir Daniel Brackley a Dick Shelton; 2014, p. 105)
  • «Richard Shelton» disse Sir Oliver «tu esigi da me un giuramento. Avrei diritto di dolermi di ciò e di negartelo; ma il passato mi rende tenero con te, tanto da indurmi a darti la soddisfazione che mi chiedi. Sulla vera e Santa Croce di Holywood non ho ucciso tuo padre.» (2014, p. 109)
  • «Chi va là?» gridò il comandante.
    «Will Senzalegge, perdio! Mi conoscete come il palmo della vostra mano!» ribatté sdegnosamente l'ex frate.
    «La parola d'ordine, Senzalegge!» rispose l'altro.
    «Senti un po', maledetto imbecille, che il Cielo ti schiarisca il cervello, da chi l'hai avuta la parola d'ordine, se non da me?» disse Senzalegge. «Questo giocare ai soldati vi sta dando alla testa! In foresta, usate i modi della foresta; e oggi, in foresta, la mia parola d'ordine è: "Pesce in faccia ai soldati per burla".»
    «Dai il cattivo esempio, Senzalegge! Dammi invece la parola d'ordine, buffone!» ribatté il comandante del posto di blocco. [...]
    «Be', visto che proprio non sai stare allo scherzo» disse Senzalegge «ti darò la parola d'ordine. La parola d'ordine è "Duckworth e Shelton" e per chiarirtela meglio ecco qui Shelton sulle mie spalle, ed è a Duckworth che lo sto portando.» (2014, p. 132)
"Date la parola d'ordine, Senza-legge!" rispose l'altro. | "Che il cielo ti rischiari le idee, grande idiota!" rispose Senza-legge. "Non te l'ho detto? Ma voi avete la mania di giocare ai soldati. Quando siamo nel bosco, stiamo alle maniere del bosco, e la mia parola d'oggi è: «Al diavolo questa buffonata soldatesca!»". (1994)
  • "Allo sleale e feroce Sir Daniel Brackley: Trovo che sia stato sleale e malvagio fin dall'inizio. Voi avete le mani sporche del sangue di mio padre; sta bene, non si laverà. Un giorno o l'altro sarete ucciso da me, sappiatelo; e sappiate, inoltre, che se voi cercate di sposare a qualche altro la signorina Joanna Sedley ch'io stesso con giuramento solenne ho promesso di sposare, il colpo sarà prontissimo. Il primo passo su questa via sarà il vostro primo passo verso la morte." (1994)
  • Andate pure, giovanotto, perché farò compagnia al vostro amico e al mio aiutante fino al coprifuoco... ma che dico? fino a quando tornerà fuori il sole, che Maria Vergine mi sia testimone! Perché, vedete, quando un uomo è stato troppo in mare, ha il sale dappertutto, fin nel midollo delle ossa, e può bere un pozzo intero senza riuscire a cavarsi la sete. (Arblaster; 2014, p. 164)
  • [...] è indubbio, anche se inspiegabile, che non c'è uomo cattivo che possa essere buon marinaio. Solo la gente onesta e coraggiosa può sopportare le rudi carezze del mare. (Senzalegge; 2014, p. 175)
  • Prega piuttosto, mio giovane cavaliere, che la vita sia dura perché la morte sia dolce; val meglio questo che l'essere ossequiato e lusingato per tutta la vita e all'ultimo precipitare nella più nera disgrazia. (Lord Foxham; 2014, p. 178)
  • «Che fate qui, compari, nel bosco che verdeggia?» cantava la voce. «Che fate qui, ehi! minchioni, che fate qui?» soggiunse il padrone della voce con la risata rauca dell'ubriaco, rimettendosi poi a cantare:
    Se tu bevi il buon chiaretto, | o porcon d'un Frate John, | se tu bevi e io banchetto | a dir Messa chi ci va? (2014, p. 203)
  • Chi se ne frega di morire? Alla morte, padron mio, presto o tardi s'arriva per forza. Ed essere impiccato per una buona causa è un bel morire, si dice, sebbene non mi risulti che qualcuno sia mai tornato in terra a confermarcelo. (Senzalegge; 2014, p. 217)
  • Traditore insolente! Faccio giuramento più grande d'ogni più grande giuramento che per ogni goccia di sangue che mi cola negli occhi strapperò un urlo di dolore dalla tua carcassa. Portatelo a casa mia. Applicherò una tortura diversa a ogni giuntura del suo corpo! (Sir Daniel Brackley; 2014, p. 220)
  • "Signore," disse l'arciere "avete agito bene per York e meglio ancora per voi stesso. Nessun uomo è entrato tanto nelle grazie del duca in così breve tempo. È straordinario che abbia affidato un posto come questo a uno che non conosceva! Ma attento alla vostra testa, Sir Richard! Se vi lasciate battere... se retrocedete di un palmo... il castigo sarà scure o corda; e se faceste qualche gesto ambiguo, io sono qua, ve lo dico onestamente, per pugnalarvi alla schiena." (1994)
  • Dick imparava per la prima volta quale drammatico gioco sia la vita e come una cosa fatta non possa più essere cambiata e neppure riparata da non importa quale penitenza. (2014, p. 272)
Per la prima volta iniziò a comprendere il gioco disperato che noi giochiamo nella vita, per la prima volta comprese come una cosa una volta fatta non può più essere cambiata o riparata da nessuna ammenda. (1994)
  • Con un balzo Dick gli fu al fianco [a Sir Daniel Brackley, colpito da una freccia] e lo sollevò.
    La faccia era contratta da un disperato orrore; spasimi di agonia contorcevano il corpo.
    «È nera la freccia?» rantolò.
    «È nera» rispose Dick gravemente.
    E prima che il ferito potesse dire oltre, un'ultima, tremenda scarica di dolore percorse quel corpo da capo a piedi facendolo guizzar fuori dalle pietose braccia di Dick; e in quello schianto l'anima si liberò dal corpo e volò via silenziosa. (2014, p. 298)

ExplicitModifica

E intanto nel villaggio di Tunstall vivevano anche due vecchi cui una buona pensione assicurava prosperità e pace e fors'anche una certa eccedenza di birra e di vino. Uno dei due, che aveva trascorso tutta la vita sul mare, non faceva che piangere il suo marinaio Tom e continuò a piangerlo fino all'ultimo. L'altro, che aveva fatto un po' di tutto, si volse alla fine verso la fede e la devozione e morì molto religiosamente nella vicina abbazia, sotto il nome e il saio di Frate Honestus. Si avverò così il desiderio di Senzalegge di morire frate.

[Traduzione di Quirino Maffi]

LettereModifica

  • Luoghi incantevoli, sempre verdi; clima perfetto; perfette figure di uomini e donne, con fiori rossi tra i capelli. E null'altro da fare se non studiare oratoria ed etichetta, starsene seduti al sole e raccogliere i frutti mano a mano che cadono dall'albero. L'isola del Navigatore (Samoa) è questo luogo; un puro balsamo per chi si sente esausto, stremato.[23]
  • Non crediamo nel domani. Il futuro per noi è sempre nero.[24]
  • Questo clima; questi viaggi; e l'apparire delle terre all'aurora; le nuove isole che spuntavano dai banchi di nebbie mattutine; e nuovi approdi boscosi; e nuovi allarmi di temporali e risacche — tutta la storia della mia vita è per me più bella di qualsiasi poema.[25]
  • "Raskol'nikov" è facilmente il più gran libro che abbia letto negli ultimi dieci anni; sono lieto che tu l'abbia preso. Molti lo trovano noioso; Henry James non riusciva a finirlo; io posso solo dire che a momenti questo libro mi stava per finire. Come avere una malattia. James se ne disinteressa perché il carattere di Raskol'nikov non sarebbe oggettivo; e qui si apre un bel golfo tra me e lui e, a veder bene, l'esistenza di una certa impotenza in molte menti, oggigiorno, che le trattiene dal vivere dentro un libro o un personaggio, e le blocca in lontananza – spettatori davanti alle marionette. Davvero, immagino che il libro possa apparire vuoto al centro; per altri è una stanza, una stanza della vita, dove entrano e sono torturati e purificati. Il Giudice istruttore, credevo, è meraviglioso, osceno, toccante – una creazione ingegnosa. Il padre ubriaco, Sonia, l'amico studente e l'umanità di Raskol'nikov – non circoscritta, protoplasmica – sta su tutt'un altro livello che mi ha meravigliato. Anche l'esecuzione, meravigliosa in alcuni punti.[26]
  • Rileggere un po' Balzac, come sto facendo io, ti aiuterebbe a chiarirti le idee. Era un uomo che non è mai riuscito a trovare il proprio metodo. Uno Shakespeare inespresso, schiacciato sotto il peso di particolari imposti e fiacchi. Per una mente matura è stupefacente vedere fino a che punto sia scadente, fiacco, falso, noioso; e naturalmente, ogni volta che cede al proprio temperamento, buono e potente. Non poteva accettare la noia, e per questo diventò noioso. Voleva sviluppare tutto, ed è annegato lontano da riva, sommerso da una massa di particolari clamorosi e incoerenti. Gesù, c'è un'arte soltanto: omettere! Se fossi capace di omettere, non cercherei altre forme di conoscenza. Un uomo che fosse capace di omettere riuscirebbe a trasformare un giornale in un'Iliade.[27]
  • Trovo pochi piaceri più grandi del leggere le mie opere, ma non leggo mai e poi mai The Black Arrow.[28]
  • Un uomo è inutile fino a quando non ha osato tutto.[29]

Nei mari del SudModifica

IncipitModifica

Da una decina di anni la mia salute peggiorava; e prima di mettermi in viaggio, avevo creduto di essere all'ultimo atto della vita, in attesa di un'infermiera e del becchino. Mi consigliarono, allora, i mari del Sud; e non dispiacendomi l'idea di vagare come un fantasma, trasportato come merce, nei luoghi che mi avevano attirato da giovane e quando ero in salute, noleggiai la goletta del dottor Merrit, il Casco, di settantaquattro tonnellate; salpai da San Francisco alla fine di giugno del 1888, visitai le isole a oriente, e all'inizio dell'anno seguente mi ritrovai a Honolulu. Da dove, mancandomi il cuore di ritornare alla vita da recluso e alla mia stanza d'ammalato, ripartii sottovento su un mercantile di una settantina di tonnellate, l'Equator; trascorsi quattro mesi tra gli atolli (isole basse coralline) delle Gilbert, e giunsi a Samoa verso la fine del 1889. Intanto, abitudine e riconoscenza rinsaldavano il mio legame con quelle isole. Mi ero rimesso in forze, avevo fatto amicizia, avevo nuovi interessi. Il tempo, viaggiando, era trascorso come nelle fiabe. Decisi di rimanere. Ho scritto queste pagine in mare, durante una terza crociera sul piroscafo Janet Nicholl. Se avrò altri giorni in sorte, ho deciso di passarli dove la vita mi è apparsa più piacevole e gli uomini più interessanti. Le asce dei miei servi negri gettano già le fondamenta della mia futura dimora; e devo rivolgermi ai lettori dalle rive dei mari più lontani.

CitazioniModifica

  • Pochi uomini abbandonano le isole quando le hanno conosciute; si lasciano incanutire dove sbarcarono la prima volta; le palme fanno loro ombra e gli alisei li cullano fino alla morte, dopo che hanno accarezzato fino all'ultimo il sogno di un ritorno in patria, di rado adempiuto, più di rado desiderato, rarissimamente ripetuto. Nessuna parte del mondo ha un pari fascino per il visitatore [...]. (I)
  • I cieli risplendevano su di noi, | molti erano gli occhi delle stelle.[30] [poesia di anonimo hawaiano] (III)
  • [...] un cambiamento di abitudini è più sanguinoso di un bombardamento. (V)
  • Nulla suscita più disgusto del cannibalismo, nulla disgrega così sicuramente una società; nulla – si potrebbe dimostrarlo – ottunde e degrada a tal punto la mente di chi lo pratica. Eppure, noi facciamo quasi lo stesso effetto ai buddisti e ai vegetariani. Noi consumiamo le carcasse di creature che hanno appetiti, passioni e organi simili ai nostri; noi ci cibiamo di neonati che hanno il solo torto di non essere della nostra specie; e il mattatoio risuona ogni giorno di urla di dolore e paura. (XI)
  • [Sul tatuaggio] [...] non c'è nulla di più splendido che adorni un bell'uomo [...]. (XI)

ExplicitModifica

Il re, che per l'occasione indossava l'uniforme della marina, ci portò a bordo sulla sua lancia. Era di poche parole, rifiutò un rinfresco, ci strinse appena la mano, e ritornò a terra. Quella notte le cime delle palme di Apemama erano scivolate dietro il mare, e la goletta navigava solitaria sotto le stelle.

Citazioni su Nei mari del SudModifica

  • Nelle impressioni dei mari del Sud, più che nelle poesie (di solito cose di breve respiro, che egli componeva quando era troppo infermo per attendere a opere di maggior lena), lo S. rivela la natura fondamentalmente lirica del suo genio, di saper circonfondere d'un'atmosfera leggendaria non solo le cose in sé pittoresche, ma anche le più umili circostanze della vita. (Mario Praz)

RapitoModifica

 
On the Island of Earraid (N.C. Wyeth, 1913)

IncipitModifica

Inizierò la storia delle mie avventure da una certa mattina, al principio di giugno, nell'anno di grazia 1751, quando, per l'ultima volta, tolsi la chiave dall'uscio della casa di mio padre. Il sole cominciava a brillare sulla cima delle colline, mentre scendevo per la strada e, quando giunsi al presbiterio, i merli cantavano tra i cespugli di serenella dei giardini, e la nebbia, che all'alba indugiava nella vallata, cominciava a dissolversi.

[Traduzione di Pietro Gadda Conti]

CitazioniModifica

  • Ricetta per fare l'acqua di mughetto: Prendi dei fiori di mughetto e distillali, e bevine un cucchiaino o due, secondo la necessità: questo liquore ridona la parola a chi, per paralisi, sia diventato muto; sostiene il cuore e rinforza la memoria; guarisce la gotta. I fiori vanno messi, stretti stretti, in un bicchiere, quindi tenuti in un formicaio per un mese. Allora, tirali fuori e troverai un'essenza che deriva dai fiori stessi; conservala in una fiala: essa è ottima per i sani e per gli ammalati, sia per gli uomini che per le donne. [...] Per le slogature fa' delle frizioni, e per le coliche prendine un cucchiaino colmo, ogni ora. (biglietto di carta; I; 2012, pp. 17-18)
  • Il viso della donna si accese di maligna collera. «Quella è la casa degli Shaws» urlò. «Eretta a prezzo di sangue, il sangue impedì di portarla a termine e il sangue la abbatterà. Guarda» urlò ancora, «sputo su quella terra e che Dio la sprofondi. Maledetta e oscura sia la sua fine! Se vedi il padrone, digli che questa è la milleduecentesima volta che Jennet Clouston ha invocato una maledizione su di lui e sulla sua casa, sulla stalla e la scuderia, su uomo, ospite e padrone, moglie e figli; maledetta maledetta sia la loro fine!» (II; 2012, p. 22)
  • Gente rude, come sono per la maggior parte i marinai, uomini racimolati con ogni mezzo, condannati ad essere sbattuti sul mare tempestoso, sotto la sferza d'un padrone crudele. (David; VII; 2003)
  • «Allora?» disse il gentiluomo dalla bella giacca. «È anche lei del partito degli onesti?» intendendo domandare se il capitano fosse un giacobita perché ogni partito, in tempi rivoluzionari, si arroga l'emblema dell'onestà. (IX; 2012, p. 76)
  • Il canto è questo della spada d'Alan: | il fabbro la forgiò con rosso fuoco | e or risplende nella mano d'Alan. || Molti eran gli occhi scintillanti intorno | dei nemici all'assalto: ma la spada | sola splendeva nella mano d'Alan. || Corsero i daini sopra i verdi colli, | sciamando a schiere. Ora solitario è il colle; | svaniscon quelli e solo il colle sta. || Venite a me dai colli di brughiera, | venite a me dall'isole del mare: | il vostro pasto è pronto, aquile nere! [canzone] (X; 2012, p. 91)
  • Un uomo può star lontano dalla battaglia, ma mai dalla bottiglia. (XI; Alan; 2012, p. 94)
  • Carlo II dichiarò che un uomo poteva vivere all'aperto più giorni nel clima dell'Inghilterra che in qualunque altro paese. Discorso da re che viveva in un palazzo dove poteva cambiarsi d'abito... (David; XIV; 2012, p. 123)
  • Ho visto molti uomini malvagi e sciocchi, molti, invero, e credo che entrambi alla fine abbiano a pagare per le loro colpe; ma gli sciocchi prima degli altri. (David; XIV; 2003)
  • L'avvocato l'aveva raccolto [Colin Ray Campbell di Glenure] e se lo teneva tra le braccia; il servo lo guardava torcendosi le mani. E ora il ferito fissava prima l'uno poi l'altro con occhi smarriti e v'era un mutamento nella sua voce, che stringeva il cuore.
    «Pensate a voi» disse, «io sono morto.»
    Tentò di aprirsi la giubba come per cercare la ferita, ma le dita gli scivolarono lungo i bottoni. Allora esalò un profondo sospiro, la testa gli cadde sulle spalle e spirò. (XVII; 2012, pp. 151-152)
  • La mia memoria è eccellente per dimenticare, David.[9] (Alan; XVIII)
  • Non c'è da aver vergogna: aver paura di una cosa e farla lo stesso, ecco quello che rende uomini, e uomini della miglior specie. (Alan; XX; 2012, p. 175)
  • [...] si discute a lungo di carità... di generosità, ma in questo precario stato di vita che noi attraversiamo, io credo che le conseguenze più favorevoli e felici si verifichino soltanto quando un gentiluomo consulta il suo avvocato e prende tutto ciò che la legge gli consente di prendere. (Signor Rankeillor; XXVIII; 2003)

Citazioni su RapitoModifica

  • Le più grandi scene de Il ragazzo rapito, la difesa della Round House, o l'incontro dello Zio Ebeneezer con Alan Breck, sono piene di quelle frasi secche che sembrano risuonare, nel mostrare le cose, come colpi di pistola. (Gilbert Keith Chesterton)

Strano caso del dottor Jekyll e del signor HydeModifica

EpigrafeModifica

A Katharine de Mattos

È male sciogliere i legami stretti da Dio per decreto.
Saremo ancora i figli dell'erica e del vento.
Lontani da casa, ancora per te e per me
la ginestra si fa bella di germogli
nel Paese del Nord.[31]

IncipitModifica

L'avvocato Utterson era un uomo dall'aspetto rude, non s'illuminava mai di un sorriso; freddo, misurato e imbarazzato nel parlare, riservato nell'esprimere i propri sentimenti; era un uomo magro, lungo, polveroso e triste, eppure in un certo senso amabile.

[Traduzione di Oreste Del Buono]

CitazioniModifica

  • «Io tendo all'eresia di Caino,» soleva dire argutamente [l'avvocato Utterson], «lascio che mio fratello se ne vada al diavolo come meglio gli pare.» (I; 2010)
  • Sono piuttosto contrario a fare domande; è troppo nello stile del giorno del giudizio. Se tu fai una domanda, è come se lanciassi una pietra. Te ne stai tranquillo sulla sommità di una collina; la pietra rotola giù, e ne smuove tante altre; sinché qualche ottimo vecchio (l'ultima persona cui pensavi) non viene colpito sulla testa nel suo giardino, e la famiglia deve cambiare nome. No, signore, ne ho fatto una regola per me: più una cosa appare curiosa, meno io domando. (Enfield; I; 2010)
  • [...] una cosa è mortificare la curiosità, e un'altra è vincerla [...]. (VI; 2010)
  • Ah, solo una coscienza colpevole è nemica del riposo! (Poole; VIII; 2010)
  • [...] l'uomo non è in verità unico, ma duplice. Dico duplice perché lo stato della mia conoscenza non va oltre questo punto. Altri seguiteranno, altri mi sorpasseranno in questa direzione, e io posso osare prevedere che infine l'uomo verrà riconosciuto come un risultato di molteplici, incongrui ed indipendenti entità. (Jekyll; X; 2010)
  • [...] ho imparato che il peso e il destino della nostra vita sono legati per sempre alle spalle dell'uomo, e quando si tenta di disfarsene, ci ricadono addosso con maggiore e peggiore oppressione. (Jekyll; X; 2010)
  • [...] gli esseri umani, così come noi li incontriamo, sono un miscuglio di bene e di male [...]. (Jekyll; X; 2010)

ExplicitModifica

Morirà Hyde sulla forca? O troverà all'ultimo momento il coraggio di uccidersi? Lo sa Dio: a me è indifferente. Questa è la vera ora della mia morte, e quel che seguirà riguarda un altro, non me. Ecco dunque: nell'atto di deporre la penna e di sigillare la mia confessione, io metto fine alla vita di questo infelice Henry Jekyll.[32]

Citazioni su Strano caso del dottor Jekyll e del signor HydeModifica

  • Il punto della storia non è che un uomo «possa» separarsi con un taglio netto dalla sua coscienza, ma che non può. L'operazione chirurgica è fatale in questa storia. È un'amputazione nella quale entrambe le parti trovano la morte. Jekyll, persino quando sta morendo, dichiara quale sia la conclusione della faccenda: che il peso della lotta morale umana è una catena dalla quale non ci si può in nessun modo liberare. La ragione è che non ci potrà mai essere uguaglianza fra male e bene. Jekyll e Hyde non sono gemelli. Sono piuttosto, come dice giustamente uno dei due, come padre e figlio. Dopo tutto, Jekyll ha creato Hyde; Hyde non avrebbe mai creato Jekyll: poteva solo distruggerlo. (Gilbert Keith Chesterton)

Un'apologia per gli oziosiModifica

IncipitModifica

Di questi tempi ognuno di noi è obbligato, sotto pena di una condanna in contumacia per lesa rispettabilità, a dedicarsi a qualche professione remunerativa; e a dedicarcisi con un atteggiamento quasi simile all'entusiasmo. Una voce del partito opposto, di coloro che si accontentano del necessario e preferiscono guardarsi in giro e spassarsela, sa un po' di provocazione e di guasconata. Eppure non dovrebbe essere così. Il cosiddetto ozio – che non è affatto il non fare nulla, ma piuttosto il fare una quantità di cose non riconosciute dai dogmatici regolamenti della classe dominante – ha lo stesso diritto dell'operosità di sostenere la propria posizione.

[Traduzione di Violetta Candiani]

CitazioniModifica

  • I libri sono una bella cosa a modo loro, ma sono un ben misero surrogato della vita. (1994)
  • Chi ha molto osservato il puerile piacere della gente nel coltivare le proprie manie, guarderà alle proprie con indulgenza e ironia. Non lo si sentirà mai tra i dogmatici. Avrà una grande e spassionata tolleranza per gente e opinioni di ogni genere. (1994)
  • Esiste una specie di morti viventi, di gente banale che a malapena ha coscienza di esistere se non nell'esercizio di qualche occupazione convenzionale. Portateli in campagna o imbarcateli su una nave e vedrete quanto si struggeranno di nostalgia per il lavoro o il loro studio. Non sono mossi da curiosità, non sanno abbandonarsi alle sollecitazioni del caso, non provano piacere nel mero esercizio delle loro facoltà, e, a meno che la necessità non li incalzi minacciandoli con un bastone, non muoveranno un dito. Non vale la pena di parlare con gente simile: sono incapaci di abbandonarsi alla pigrizia, la loro natura non è abbastanza generosa; e trascorrono in una specie di coma le ore che non sono applicate a una frenetica furia di arricchirsi.[33]
  • L'attività frenetica, a scuola o in università, in chiesa o al mercato, è sintomo di scarsa voglia di vivere. (1994)
  • La capacità di stare in ozio implica una disponibilità e un desiderio universale, e un forte senso d'identità personale. (1994)
  • La devozione perpetua a ciò che un uomo chiama i suoi affari, può essere sostenuta soltanto dal perpetuo oblio di molte altre cose. (1994)
  • Non c'è dovere che sottovalutiamo di più del dovere di essere felici. (1994)
  • È meglio trovare un uomo o una donna felice piuttosto che una banconota da cinque sterline. Lui o lei sono fuochi che irradiano benevolenza; il loro ingresso in una stanza sembra accendere una candela in più. (1994)
  • Osservate per un momento uno dei vostri giovanotti indaffarati, vi prego. Egli semina fretta e raccoglie indigestione. (1994)

Una chiacchierata sul romanzescoModifica

IncipitModifica

Quando la lettura è degna di questo nome, nel procedimento stesso dovrebbe esserci qualcosa di voluttuoso e di travolgente; davanti al libro dovremmo sentirci esaltati, rapiti, praticamente svuotati di noi stessi; e quando smettiamo di leggerlo e lo mettiamo da parte, la nostra mente dovrebbe essere piena di un vero caleidoscopio di immagini, dense e fluttuanti, tanto da impedirci di prendere sonno o di pensare ad altro. Le parole, quando il libro ha una sua eloquenza, debbono danzare da quel momento nelle nostre orecchie, con il rumore e la musica delle onde che si frangono sulla riva; e la storia, se di una storia si tratta, ricomincia da capo in una serie di fantastiche e policrome visioni che si susseguono davanti ai nostri occhi.[34]

CitazioniModifica

  • Il drammatico è la poesia del comportamento, il romanzesco la poesia della circostanza.[35]
  • La prima parte di Montecristo, fino alla scoperta del tesoro, è un pezzo perfetto di racconto a effetto; non c'è mai stato un uomo che abbia partecipato a queste commoventi avventure senza un fremito, eppure Faria è un personaggio di cartapesta e Dantès poco più di un nome. Il seguito non è che il dilungarsi di un errore, cupo, sanguinoso, innaturale e stupido; ma quanto a questi primi capitoli, non credo esista un altro volume nel quale si possa respirare la stessa inconfondibile atmosfera di romanzo.[36]
  • La narrativa è per l'adulto ciò che il gioco è per il bambino.[35]

Un giardino di versiModifica

  • D'inverno mi alzo e il buio mi raggela, | mi vesto al lume giallo di candela. | D'estate invece l'esatto contrario, | vado a letto di giorno, strano orario. (I, A letto d'estate)
  • [...] ero insomma il gigante grosso e regale | assiso sulla collina del guanciale | che vede la pianura e il vallonetto, | l'amena Terra del copriletto. (XVI, La Terra del copriletto)
  • Ho una piccola ombra che entra e esce con me | e a che serva resterà sempre un perché. (XVIII, La mia ombra)
  • Il mondo è tanto ricco di tante tante cose | che ognuno è uno sceicco in un giardino di rose. (XXIV, Lieto pensiero)
  • Bisogna andare a letto? Va bene, | ma affrontiamo l'impresa con coraggio, | con passo intrepido, come si conviene, | attraversiamo l'oscuro passaggio. (XLI, Passaggio a Nord-OvestBuonanotte)

Viaggi con un asino nelle CévennesModifica

IncipitModifica

In un piccolo paese chiamato Le Monastier, situato in una ridente alta valle a quindici miglia da Le Puy, passai una trentina di giorni stupendi.

CitazioniModifica

  • In fondo siamo tutti viaggiatori in quella che John Bunyan chiama la landa desolata del mondo e per di più viaggiamo tutti con un asino. Nei nostri viaggi l'incontro migliore che possiamo fare è un amico sincero; fortunato è colui che ne trova molti. Anzi, viaggiamo proprio per incontrarli; essi sono lo scopo e la vera ricompensa della vita perché ci aiutano a essere degni di noi stessi; e proprio quando siamo soli, li sentiamo più vicini. (p. 40)
  • Per quanto mi riguarda, viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. L'importante è muoversi; sentire più vicini i bisogni e le piccole difficoltà della vita; scendere dal letto di piume della civiltà e ritrovarsi sotto i piedi il granito del mondo, seminato di pietre taglienti. (p. 87)
  • Lo riconosco, mi piace che il mio sguardo si posi su forme definite e precise. Se i paesaggi si potessero comprare come i fogli di figurine della mia gioventù, un penny quelli semplici e due per quelli colorati, sarei disposto a spendere due pence al giorno per tutta la vita. (p. 92)
  • Parliamo spesso di disgrazie, ma la vera disgrazia è essere tanto ottusi da rovinarsi stupidamente la vita con le proprie mani. (p. 113)

Virginibus puerisqueModifica

  • Il matrimonio è simile alla vita in questo: che è un campo di battaglia, e non un letto di rose. (2004)
  • Il tempo in genere è bello, quando la gente si corteggia. (2004)
  • L'uomo è una creatura che non vive di solo pane, ma principalmente di frasi fatte. (2004)
  • Le bugie più crudeli sono spesso dette in silenzio. Un uomo può essere rimasto seduto in una stanza per ore senza aprir bocca, e tuttavia uscire da quella stanza come un amico sleale o un vile calunniatore. (2004)
  • Ma la regola è nondimeno certa: se volete il meglio degli uomini e delle donne, prendete un buono scapolo e una buona moglie. (2004, p. 20)
  • Potete leggere Kant da solo, se volete; ma uno scherzo va diviso con qualcuno. (2004)
  • Vecchi e giovani stiamo tutti facendo la nostra ultima crociera.   Riferimento?

Weir di HermistonModifica

EpigrafeModifica

Ho visto la pioggia cadere e stendersi l'arcobaleno | Su Lammermuir. Porgendo l'orecchio ho udito ancora | Nella mia città precipite campane percosse | Sparpagliare l'aspro vento marino. E qui lontano, | Intento alla mia razza e alla mia terra, ho scritto. | Prendilo tu questo scritto: è tuo. Poiché chi dunque | Forbì la spada, soffiò sulla pigra brace, | Tenne sempre più alto il bersaglio, parca di lode | E prodiga di consiglio – chi, se non tu? | Così ora, alla fine, se qualche pregio ha il mio lavoro, | Se è nata un'opera, se un fuoco | Arde nella pagina imperfetta, sia lode a te. (A mia moglie)

IncipitModifica

Il Giudice della Corte Suprema era un estraneo in quella parte del paese; ma sua moglie, che discendeva da una vecchia famiglia del luogo, vi era conosciuta fin dall'infanzia, come, prima di lei, tutta la sua stirpe.

CitazioniModifica

  • Il ghiaccio e il ferro non possono fondersi insieme [...]. (I)
  • [...] i luoghi comuni sono le grandi verità poetiche. (VI)

Incipit di alcune opereModifica

Gli allegri compariModifica

Quando mi misi in cammino, diretto per l'ultima volta verso Aros, era una bella mattina del tardo luglio. Una barca mi aveva condotto la sera prima a Grisapol. Avevo fatto la prima colazione, con quanto la piccola locanda aveva potuto offrirmi, e, lasciando lì tutto il mio bagaglio in attesa di venirlo a recuperare via mare, tirai dritto verso il promontorio con il cuore ricolmo di allegria.[37]

Il diavolo nella bottigliaModifica

Nelle Isole Hawaii viveva un uomo che chiamerò Keawe; perché a dir la verità, vive ancora e il suo nome deve esser tenuto celato. Era nato in un luogo non molto lontano da Honaunau dove, in una spelonca, dormono nascoste le ossa di Keawe il Grande. Keawe era povero, coraggioso, attivo; sapeva leggere e scrivere come un maestro di scuola ed era inoltre marinaio eccellente.[38]

Il ladro di cadaveriModifica

Tutte le sere dell'anno, nella saletta del "George" a Debenham, c'eravamo noi quattro: l'impresario di pompe funebri, l'oste, Fettes e io. A volte c'era anche qualcun altro; ma, vento, pioggia, neve o grandine che fosse, noi quattro eravamo sprofondati ognuno nella sua poltrona particolare. Fettes era un vecchio scozzese ubriacone, ed evidentemente un uomo istruito e con qualche proprietà, dato che viveva da ignavo. Era arrivato a Debenham anni prima, ancora giovane, e poiché aveva continuato a viverci ne era diventato cittadino d'adozione.[39]

Il Principe OttoModifica

Invano cerchereste, sopra una carta d'Europa, il defunto Stato di Grünewald. Principato indipendente, membro infinitesimo dell'impero germanico, per molti secoli recitò la sua parte nelle discordie europee, finché, nella maturità degli anni, e per gli sforzi di alcuni spelacchiati statisti, non svanì quale spettro mattutino. Meno fortunato della Polonia, non seppe lasciare alcun rimpianto e fin il ricordo dei suoi confini è oggi obliterato.[40]

Janet la StortaModifica

Il Reverendo Murdoch Soulis fu per lungo tempo curato della parrocchia di Balweary, nella valle del Dule, nella brughiera. Era un vecchio dall'aspetto severo, pallido in volto, che incuteva timore in chi lo ascoltava: trascorse gli ultimi anni della sua vita completamente solo, senza parenti né domestici, nel piccolo e isolato presbiterio sotto l'Hanging Shaw. Nonostante la ferma compostezza dei suoi lineamenti, aveva lo sguardo agitato, spaventato, incerto; e quando si soffermava, durante le confessioni, sul futuro dell'uomo impenitente, sembrava che il suo occhio penetrasse attraverso le tempeste del tempo fino ai terrori dell'eternità.[41]

MarkheimModifica

«Sì,» disse il mercante, «abbiamo dei guadagni inaspettati di varie specie. Certi clienti sono ignoranti, e allora riscuoto un dividendo per la mia scienza maggiore della loro. E certuni son disonesti,» e qui alzò la candela, in modo da far cadere la luce direttamente sul suo visitatore, «e in questo caso,» continuò, «metto a profitto la mia virtù.»[42]

OlallaModifica

«Adesso» disse il dottore «la mia parte è fatta e posso dire, con una certa vanità, fatta bene. Non vi rimane che andarvene da questa città fredda e velenosa, e concedervi due mesi d'aria pura e di coscienza tranquilla.»[42]

Citazioni su Robert Louis StevensonModifica

  • Amo Stevenson perché pare che voli. (Italo Calvino)
  • Con R.L.S. entra nella prosa narrativa inglese, assumendovi un esotico fascino, la lezione di stile dei naturalisti francesi, la scelta della parola esatta, insostituibile, il senso del colore, del suono, della sfumatura essenziale, del particolare esattamente osservato — e insieme l'avversione a ogni intemperanza romantica o sentimentale, il gusto di una sobrietà e d'un controllo di sé quasi stoici. [...] Ma egli fu anche un narratore di favole, cui è ormai aliena ogni cronachistica e pettegola compiacenza nell'«oggettività» borghese, uno che riserva l'esattezza e la verità della frase, della sensazione, del gesto, a rendere palpabili e familiari le nostalgie, le baldanze, le fedeltà e gli eroismi dell'eterna avventura del ragazzo che entra nel mondo. Questo dissociare lo stile «veristico» del suo tempo dal programma di pseudo-scientifica inchiesta sociale che gli era congenito, nonché dal gusto decadente della sensazione scopo a se stessa, e applicarlo invece a raccontare, raccontare a rompicollo, fu un gesto inconsciamente rivoluzionario e ricco d'avvenire. (Cesare Pavese)
  • Egli possiede la capacità quasi eccezionale di usare le parole più esatte per esprimere il concetto che vuole esprimere. (Gilbert Keith Chesterton)
  • Fin dall'infanzia, Robert Louis Stevenson è stato per me una delle forme della felicità. (Jorge Luis Borges)
  • In realtà, uno scrittore come lui, ricchissimo di senso del romanzo peccava, almeno in certo senso, di eccesso di romanzesco, quando, pur con tutta la sua scaltra discrezione e la sua facoltà di dare alle immagini la positività d'un documento storico, si metteva ad architettare un romanzo. Senza contare che per questo scrittore così dotato la vita vissuta era stata, quasi dal principio, straordinaria come il più incredibile dei romanzi. (Emilio Cecchi)
  • La vita e l'opera di Stevenson sono una felice sintesi di ordine e disordine. L'irregolarità e la vagabonda libertà anarchica, simile a quella dei reietti e dei fuggiaschi che approdano alle isole remote o alle taverne dei suoi racconti, sono la legge della sua esistenza, che non potrebbe lasciarsi irregimentare nella prosa della realtà borghese. Ma la sua vita nomade e randagia rivela un profondo ordine interiore e assomiglia alla spontanea e operosa semplicità di una famiglia armoniosa, come quella fondata da Stevenson stesso con la moglie Fanny e il figliastro Lloyd. (Claudio Magris)
  • Lo stile di Stevenson non è mimetico: al contrario, è costruito come una diligente sfida agli estri imprevedibili, alle aggressioni della favola. Da questo colto disaccordo, questo squisito iato intellettuale, viene la qualità dinamica, la purezza da grafico, della fantasia stevensoniana, la sua segreta, saggia ilarità. (Giorgio Manganelli)
  • Nei racconti di Stevenson, tutto ciò che supponiamo stabile e reale è al suo posto consueto: i vestiti, le convenzioni linguistiche e morali, le case grige, i giardini smorti, le rosse cassette postali; ma vi è un modo di attraversare queste strade, di salire quelle scale, di aprire le porte, di rivolgere la parola ad uno sconosciuto che trasformerà ogni cosa in sede intemporale di minaccia e illuminazione. Nel mondo quoti­diano esistono ore deputate ai gesti noti, luoghi per nascere, persone cui essere fedeli, con cui vivere e morire: in quell'altro universo ogni porta si spalanca su prospettive abissali, ogni uomo è folletto, ogni og­getto una carta da gioco. (Giorgio Manganelli)
  • Nella categoria degli scrittori vi sono quelli che, per formazione appunto genetica, e solo successivamente culturale, hanno la vocazione del viaggio, dei viaggi, del nomadismo e dell'esotismo. Tra costoro, tra i padri, va annoverato R. L. Stevenson che tanto doveva peregrinare intorno al mondo per pescare infine nel più profondo e statico fondo della sua natura con il capolavoro: L'isola del Tesoro, luogo e viaggio nati esclusivamente dalla sua fantasia. Ma non ci sarebbe stata Isola del tesoro se non fossero nati prima tutti quei libri di viaggi intorno al mondo. (Goffredo Parise)
  • Rispetto al grande modello del romanzo ottocentesco, Stevenson appare un epigono e insieme un postero. Da un lato sembra un narratore settecentesco quasi ingenuamente convinto, come i ragazzi e i loro libri d'avventure, che il mondo sia ancora a disposizione dell'energia individuale. D'altro canto, come del resto molti autori del Settecento che ci appaiono oggi così vicini, è uno scrittore di arabeschi consapevole che l'immagine totalizzante e compatta del mondo e della storia, ritratta nel grande romanzo realistico-sociale, s'è infranta, come le strutture narrative che l'avevano così grandiosamente rappresentata, e che soltanto in alcune schegge e in alcuni frammenti, quasi relitti lasciati sulla riva da un naufragio, risplende l'immagine di quella totalità perduta. (Claudio Magris)
  • Stevenson è oggettivo perché è soggettivo, è magnanimo perché è autistico, è epico perché è autocentrato, ha una fantasia inesauribile perché parla solo di sé, perché sa parlare solo di sé e perché vuole parlare solo di sé. (Michele Mari)
  • Stevenson è più appassionato, più diverso, più lucido, forse più degno della nostra assoluta amicizia di quanto lo sia Chesterton; ma gli argomenti che Stevenson governa sono inferiori. (Jorge Luis Borges)

NoteModifica

  1. Da Henry David Thoreau, V, in Familiar Studies of Men and Books; citato in Selezione dal Reader's Digest, dicembre 1962.
  2. Da Il carattere dei cani, in Il carattere dei cani e altri scritti, a cura di D. Sandid, Passigli, Firenze, 2019. ISBN 9788836817078.
  3. Da Reflections and remarks on human life, VII, in The works of Robert Louis Stevenson, Edinburgh, 1898, vol. XXVIII, p. 35.
  4. Da Familiar studies of men and book.
  5. Da Un'umile rimostranza; citato in Lilla Maione, introduzione a L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, Universale Economica Feltrinelli, X ed., Milano, 2014, p. 32.
  6. Da Walt Whitman.
  7. a b Da Attraverso le pianure.
  8. Da Il signore di Ballantrae.
  9. a b Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 14603-X
  10. Traduzione di Giorgio Bassani. Citato in Domenico Scarpa, L'arcipelago, prefazione a Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, Universale Economica Feltrinelli, X ed., Milano, 2014, p. 25.
  11. Citato in Will Tuttle, Cibo per la pace, traduzione di Marta Mariotto, Sonda, Casale Monferrato, 2014, p. 145. ISBN 978-88-7106-742-1
  12. Citato in Focus, n. 67, p. 169.
  13. Stevenson scrive «genial», che in lingua inglese non vuol dire «intelligente», bensì «gioviale».
  14. I libri che mi hanno influenzato, in L'arte della scrittura, a cura di F. Frigerio, Mattioli 1885, Fidenza, 2009, pp. 46-47.
  15. Robert Louis Stevenson, Il Diamante del Rajah, traduzione di Gian Dàuli, Lindau, Torino, 2017. ISBN 978-88-6708-831-7.
  16. Da My first book – Treasure island (Il mio primo libro – L'isola del tesoro), traduzione di Giacomo Scarpelli, in Stevenson e l'isola che non c'era, in La domenica di Repubblica, 28 dicembre 2008, pp. 28-29.
  17. a b Da Robert Louis Stevenson, Il mio primo libro: L'isola del tesoro, The Idler, 6 agosto 1894; in Id., L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, Universale Economica Feltrinelli, X ed., Milano, 2014, pp. 273-284.
  18. Samuel Lloyd Osbourne, figliastro di Stevenson.
  19. Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Richard Ambrosini, Garzanti, 2000.
  20. Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi, Torino, 2015. ISBN 9788806226589.
  21. Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Alessandra Osti, la Biblioteca di Repubblica, 2004.
  22. Cfr. John Silver (VI, XXVIII): «Cantatemela, che la possa sentire, o se no, mettetevi alla cappa.»
  23. Da una lettera alla signora Sitwell, giugno 1875; citato in John Richard Hammond, op. cit., p. XVIII.
  24. Da una lettera a R.A.M. Stevenson, giugno 1894; citato in John Richard Hammond, op. cit., p. XXIV.
  25. Da Letters, II, 160; citato in Emilio Cecchi, R. L. Stevenson, in La Ronda, anno II, fasc. 2, febbraio 1920, p. 131.
  26. Da una lettera a John Addington Symonds, primi di marzo del 1886; citato in Andrea Bianchi, "L'equilibrio, per ciò che mi riguarda, è nell'incoerenza": Stevenson tesse le lodi di Dostoevskij, Pangea.news, 9 febbraio 2020.
  27. Da una lettera al cugino Bob Stevenson, in The Letters, a cura di B.A. Boothe e E. Mehew, New Haven, 1994-1995, vol. IV, n. 1148, 30 settembre 1883, pp. 168-169; citato in Carlo Ginzburg, Nessuna isola è un'isola, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 104. ISBN 88-07-10335-4.
  28. Da una lettera a William Archer, marzo 1894; citato in John Richard Hammond, op. cit., p. XXVI.
  29. Citato in John Richard Hammond, op. cit., p. XXIII. Cfr. Attilio Brilli, Introduzione a Gli accampati di Silverado, cit., p. XIII (dov'è citato come stralcio da una lettera a Sidney Colvin): «Nessuno può dire di valere qualcosa sinché non ha osato tutto [...]».
  30. Stevenson cita questi versi in lingua e poi li traduce così: «The heavens were fair, they stretched above, | Many were the eyes of the stars.»
  31. Il romanzo è dedicato alla cugina dell'Autore. «La dedica allude alla lontananza dalla Scozia che Stevenson sente pesare sul suo destino di malato in perenne vagabondaggio». Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde, a cura di Luciana Pirè, Giunti, 2004. ISBN 88-09-03374-4.
  32. Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde, traduzione di Vieri Razzini, in Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde e altri racconti dell'orrore, Newton Compton, Roma, 2012 (ebook). ISBN 978-88-541-4287-9.
  33. Da In difesa dei pigri, traduzione di S. Colpi, Archinto, Milano, 2002.
  34. Da Una chiacchierata sul romanzesco (A Gossip on Romance), citato in Antonio Faeti, La Scozia di Tusitala, 2003, in Robert Louis Stevenson, Rapito, cit., p. 276.
  35. a b Citato in Emma Letley, Introduzione a L'isola del tesoro, traduzione di Paolo Zanotti, Mondadori, Milano, 2014 (ebook). ISBN 8852056270.
  36. Da Memorie, traduzione di Flaminia Cecchi, Editori Riuniti, Roma, 1997, p. 145; citato in Riccardo Reim, Il divino supereroe, in Alexandre Dumas, Il Conte di Montecristo, traduzione di S. Di Martinis rivista da Riccardo Reim, Newton Compton, Roma, 2011 (ebook). ISBN 978-88-541-2578-0.
  37. Robert Louis Stevenson, Gli allegri compari, traduzione di Fabrizio Pasanisi, Nutrimenti, 2016. ISBN 978-88-6594-483-7.
  38. Robert Louis Stevenson, Il diavolo nella bottiglia, traduzione di Orsola Nemi, Passigli, Firenze, 2002. ISBN 978-88-368-0730-7.
  39. Robert Louis Stevenson, Il ladro di cadaveri, traduzione di Riccardo Reim, in Storie dell'orrore, a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1999. ISBN 8882892492.
  40. Robert Louis Stevenson, Il Principe Otto, traduzione di Enzo Giachino, Adelphi, Milano, 2014 (edizione digitale). ISBN 978-88-459-7190-7.
  41. Robert Louis Stevenson, Janet la storta, traduzione di Riccardo Reim, Newton & Compton, 1995.
  42. a b In Robert Louis Stevenson, Racconti e favole, a cura di Aldo Camerino, Mondadori, Milano, 1959.

BibliografiaModifica

  • John Richard Hammond, A Robert Louis Stevenson Companion. A Guide to the Novels, Essays and Short Stories, Macmillan, London and Basingstoke 1984, pp. 3-16, 142-147; traduzione di Vilma De Gasperin come introduzione a Robert Louis Stevenson, La freccia nera, 2014, op. cit.
  • Robert Louis Stevenson, An apology for idlers (Un'apologia per gli oziosi), traduzione e cura di Violetta Candiani, Elogio dell'ozio, Stampa alternativa, Viterbo, 1994. ISBN 88-7226-152-X.
  • Robert Louis Stevenson, Catriona, traduzione di Maria Grazia Testi Piceni, Rizzoli, Milano, 1961.
  • Robert Louis Stevenson, Conversazione e conversatori, traduzione di Flaminia Cecchi, Elliot, Roma, 2018 (edizione digitale). ISBN 9788869936005.
  • Robert Louis Stevenson, Gli accampati di Silverado, a cura di Attilio Brilli, Studio Tesi, Pordenone, 1995. ISBN 88-7692-511-2.
  • Robert Louis Stevenson, Il club dei suicidi, a cura di Paola Frandini, Theoria, 1991.
  • Robert Louis Stevenson, Il diamante del Rajà, traduzione di Carlo Linati, Sellerio, 1999.
  • Robert Louis Stevenson, Il ragazzo rapito, traduzione di Alberto Mario Ciriello, Garzanti, 2003. ISBN 8811361737.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Michele Mari, Rizzoli, 2011.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Angiolo Silvio Novaro, Newton Compton, 2013. ISBN 978-88-541-2064-8.
  • Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, traduzione di Lilla Maione, Universale Economica Feltrinelli, X ed., Milano, 2014. ISBN 978-88-07-90139-3.
  • Robert Louis Stevenson, La freccia nera, Fratelli Melita Editori, 1994. ISBN 8840374639.
  • Robert Louis Stevenson, La freccia nera, traduzione di Quirino Maffi, Mondadori, Milano, 2014. ISBN 978-88-04-53444-0.
  • Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, traduzione di Oreste Del Buono, Rizzoli, Milano, 2010 (edizione digitale). ISBN 978-88-58-60480-9.
  • Robert Louis Stevenson, Nei mari del Sud, a cura di Lucio Trevisan, Mondadori, Milano, 1993. ISBN 88-04-38012-8.
  • Robert Louis Stevenson, Rapito, traduzione di Pietro Gadda Conti, RCS, Milano, 2012.
  • Robert Louis Stevenson, Travels with a donkey in the Cévennes (Viaggi con un asino nelle Cévennes), traduzione di Giuseppe E. Picone, In viaggio con un asino nelle Cévennes, Greco & Greco, Milano, 1992. ISBN 88-7980-014-0.
  • Robert Louis Stevenson, Treasure Island, Cassel & company, London, Paris and New York, 1883.
  • Robert Louis Stevenson, Un giardino di versi, in Il mio letto è una nave, traduzione e cura di Roberto Mussapi, Feltrinelli, 1997. ISBN 88-07-81459-5.
  • Robert Louis Stevenson, Virginibus puerisque, a cura di Andrea Minucci, Robin Edizioni, 2004. ISBN 88-7371-052-2.
  • Robert Louis Stevenson, Weir di Hermiston, traduzione di Giovanna Saffi, Sellerio, Palermo, 1994. ISBN 88-389-1019-7.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

OpereModifica