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Mohammad Reza Pahlavi

Mohammad Reza Pahlavi (1919 – 1980), Scià d'Iran.

Indice

Citazioni di Mohammad Reza PahlaviModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Se gli Stati Uniti abbandonano il Vietnam del Sud, allora perderanno la fiducia degli altri loro alleati.
[...] if the US abandons the South Vietnamese, then they lose the trust of their other allies.[1]
  • L'addestramento militare ha un grande impatto. Vedemmo ciò che succese nel giugno del 1967. Questo, ovviamente, non accadrà di nuovo. Non verranno sorpresi, e indubbiamente la flotta aerea araba non verrà distrutta in poche ore. Ma non credo che gli arabi siano arrivati al punto da poter distruggere le forze armate israeliane. In ogni caso, abbiamo detto a Israele: potete svolgere un'altra guerra, ma dove finirete infine? Ci sono centomilioni di arabi, e col passar del tempo, impareranno a combattere.
Military training has a great impact. We saw what happened in June 1967. Of course, this will not happen again, they will not be taken aback and undoubtedly the entire Arab air forces will not be destroyed in a couple of hours. But I think the Arabs have not reached a point where they can destroy Israel’s armed forces. In any case, we told Israel: you can wage another war, but eventually where will you end up? There are 100 million Arabs and as time passes by, they will learn how to fight.[1]
  • Ovviamente l'Israele esiste come uno Stato, e un popolo non può essere sterminato; il desiderio manifestato da certe persone per lo sterminio della razza ebraica non può avverarsi.
Of course, Israel exists as a state and a people cannot be exterminated; the desire manifested by some to exterminate the Jewish race cannot be fulfilled[1]
  • Forse in fondo al cuore sono un uomo triste. Ma la mia è una tristezza mistica, credo. Una tristezza che dipende dal mio lato mistico. Non saprei in quale altro modo spiegare la cosa visto che non v'è alcuna ragione per cui dovrei essere triste. Ormai ho tutto ciò che volevo come uome e come re. Ho davvero tutto, la mia vita procede come un bellissimo sogno. Nessuno al mondo dovrebbe esser più felice di me e invece...[2]
  • Prima d'esser un uomo, io sono un re. Un re il cui destino è dominato da una missione da compiere. E il resto non conta.[2]
  • Non nego la mia solitudine. Essa è profonda. Un re, quando non deve rendere conto a nessuno di ciò che dice e che fa, inevitabilmente è assai solo. Però non sono del tutto solo perché mi accompagna una forza che gli altri non vedono. La mia forza mistica. E poi ricevo messaggi. Messaggi religiosi. Sono molto, molto religioso. Credo in Dio e ho sempre detto che, se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo. Oh, mi fanno tanta pena quei poveretti che non hanno Dio. Non si può vivere senza Dio. Io vivo con Dio dall'età di cinque anni. Cioè da quando Dio mi dette quelle visioni.[2]
  • Non ci si può ribellare al destino quando si ha una missione da compiere. E, in un re, i sentimenti personali non contano. Un re non piange mai per sé stesso. Non ne ha il diritto. Un re è anzitutto dovere, e il senso di dovere è sempre stato così forte in me.[2]
  • Nessuno può influenzarmi: nessuno. E una donna ancor meno. Nella vita di un uomo, le donne contano solo se sono belle e graziose e mantengono la loro femminilità e... Questa storie del femminismo, ad esempio. Cosa vogliono queste femministe? Cosa volete? Dice: l'uguaglianza. Oh! Non vorrei apparire sgarbato ma... siete uguali per legge ma, scusatemi, non per capacità.[2]
  • [Sulle donne] Non avete mai avuto un Michelangelo o un Bach. Non avete mai avuto nemmeno un gran cuoco. E se mi parlate di opportunità vi rispondo: vogliamo scherzare? V'è forse mancata l'opportunità di dare alla storia un gran cuoco? Non avete dato nulla di grande, nulla![2]
  • [Sul perché gli abitanti di Teheran non osino pronunciare il suo nome] Per eccesso di rispetto, suppongo. Con me, infatti, non si comportano davvero così.[2]
  • [...] per mandare avanti le riforme, non si può non essere autoritari. Specialmente quando le riforme avvengono in un paese che, come l'Iran, ha solo il 25 per cento di abitanti che sanno leggere e scrivere. Non bisogna dimenticare che l'analfabetismo è drammatico qui: ci vorranno almeno dieci anni per cancellarlo. E non dico cancellarlo per tutti: dico cancellarlo per quelli che oggi sono sotto i cinquanta anni. Mi creda: quando tre quarti di una nazione non sa né leggere né scrivere, alle riforme si provvede solo attraverso l'autoritarismo più rigido: altrimenti non si ottiene nulla.[2]
  • [...] le assicuro che in molti sensi l'Iran è più democratico di quanto lo siano i vostri paesi in Europa. A parte il fatto che i contadini sono i proprietari della terra, che gli operai partecipano alla gestione delle fabbriche, che i grandi complessi industriali sono di proprietà dello Stato anziché di privati, deve sapere che le elezioni qui incominciano nei villaggi e si svolgono al livello dei consigli locali, municipali, provinciali. In Parlamento vi sono soltanto due partiti, d'accordo. Ma sono quelli che accettano i dodici punti della mia Rivoluzione Bianca e quanti partiti dovrebbero rappresentare l'ideologia della mia Rivoluzione Bianca? Del resto quei due sono i soli che possono ricevere abbastanza voti: le minoranze sono una entità così trascurabile, così ridicola, che non potrebbero neanche eleggere un deputato. E, comunque sia, io non voglio che certe minoranze eleggano alcun deputato. Così come non voglio che il Partito comunista sia permesso. I comunisti sono fuori legge in Iran. Non vogliono che distruggere, distruggere, distruggere, e giurano fedeltà a qualcun altro anziché al loro paese e al loro re. Sono traditori e sarei pazzo a permettere loro di esistere.[2]
  • Prenda un seme di mela e lo pianti a Teheran, poi prenda un altro seme della stessa mela e lo pianti a Roma: l'albero che nascerà a Teheran non sarà mai uguale all'albero che nascerà a Roma. Qui fucilare certa gente è giusto e necessario. Qui il pietismo è assurdo.[2]
  • [Su Salvador Allende] Penso che la sua morte ci insegna una lezione: bisogna essere una cosa o l'altra, stare da una parte o dall'altra, se si vuol combinare qualcosa e vincere. Le vie di mezzo, i compromessi, non sono possibili. In altre parole, o si è un rivoluzionario o si è qualcuno che esige l'ordine e la legge. Tantomeno nella tolleranza.[2]
  • Ah, questa sinistra! Ha corrotto perfino il clero. Perfino i preti! Ormai anche loro stanno diventando elementi che mirano solo a distruggere, distruggere, distruggere. Addirittura nei paesi dell'America Latina, addirittura in Spagna! Sembra incredibile. Abusano della loro stessa chiesa. Della loro stessa chiesa! parlano di ingiustizie, di uguaglianza... Ah, questa sinistra! Vedrete, vedrete dove vi porterà.[2]
  • Nemmeno mio padre poteva influenzarmi. Nessuno può influenzarmi, le ho detto! Io ero legato a mio padre da affetto: sì. Ma nient'altro. Non ho mai tentato di copiarlo, di imitarlo. Né sarebbe stato possibile, anche se lo avessi voluto. Eravamo due personalità troppo diverse, e anche le circostanze storiche in cui ci siamo trovati erano troppo diverso.[2]
  • Molti pensano che la Terza guerra mondiale possa esplodere solo per il Mediterraneo, io dico invece che potrebbe esplodere molto più facilmente per l'Iran. Oh, molto più facilmente! Siamo noi, infatti, che controlliamo le risorse energetiche del mondo. Per raggiungere il resto del mondo, il petrolio non passa attraverso il Mediterraneo: passa attraverso il Golfo Persico e l'Oceano Indiano. Quindi, se l'Unione Sovietica ci attaccasse, noi resisteremmo. E saremmo probabilmente travolti e allora i paesi non comunisti ci guarderebbero bene dallo stare con le mani in mano. E interverrebbero. E sarebbe la Terza guerra mondiale. Evidente. Il mondo non comunista non può accettare la scomparsa dell'Iran perché sa bene che perdere l'Iran significherebbe perdere tutto.[2]
  • Va dappertutto, il nostro petrolio: perché non dovrebbe andare a Israele? E perché dovrebbe importarmi se va a Israele? Dove va, va. E quanto alle nostre personali relazioni con Israele, è noto che non abbiamo un'ambasciata a Gerusalemme ma abbiamo tecnici israeliani in Iran. Siamo musulmani ma non arabi. E in politica estera seguiamo un atteggiamento assai indipendente.[2]
  • Non sono soltanto gli arabi a spendere enormi quantità di denaro in materiale bellico: sono anche gli israeliani. E non vedo come, sia gli arabi che gli israeliani, possano continuare su questa strada. Inoltre, in Israele, cominciano a verificarsi fenomeni nuovi: gli scioperi, ad esempio. Fino a quando Israele continuerà a nutrire lo spirito fantastico e terribile che l'animava ai tempi della sua formazione? Io penso soprattutto alle nuove generazioni di Israele, e agli israeliani che vengono dall'Europa orientale per essere trattati in modo diverso dagli altri.[2]
  • [Sull'Iran] Dire che diverrà il paese più ricco del mondo è forse esagerato. Ma dire che si allineerà tra i cinque paesi più grandi e potenti del mondo, non lo è affatto.[2]
  • Guardi, quel signor Gheddafi io non posso prenderlo affatto sul serio. Posso solo augurargli di riuscire a servire il suo paese come riesco a servirlo io, posso solo ricordargli che non dovrebbe strillare tanto.[2]
  • [...] noi iraniani non siamo poi diversi da voi europei. Se le nostre donne hanno il velo, anche voi ce l'avete. Il velo della Chiesa cattolica. Se i nostri uomini hanno più mogli, anche voi ce le avete. Le mogli chiamate amanti. E, se noi crediamo alle visioni, voi credete ai dogmi. Se voi vi credete superiori, noi non abbiamo complessi. Non dimentichiamo mai che tutto ciò che avete ve lo insegnammo noi tremila anni fa.[2]
  • [Rivolto a Oriana Fallaci] Anche se è sulla lista nera delle mie autorità, io la metto sulla lista bianca del mio cuore.[2]
  • Non sono un sanguinario. Sto lavorando per il mio paese e le generazioni future. Non posso sprecarmi il tempo con una manciata di giovani stolti. Non credo che le torture attribuite a Savak siano comuni quanto dice la gente, ma non posso controllare tutto. In ogni caso, abbiamo dei metodi di applicare la pressione psicologica che sono molto più efficaci della tortura. [...] Il mio popolo ha ogni tipo di libertà, eccetto quella di tradire.
I am not bloodthirsty. I am working for my country and the coming generations. I can't waste my time on a few young idiots. I don't believe the tortures attributed to the SAVAK are as common as people say, but I can't run everything. Besides, we have ways of using psychological pressure that are much more effective than torture [...] My people have every kind of freedom, except the freedom to betray.[3]
  • Voi occidentali non capite la filosofia dietro il mio potere. Gli iraniani considerano il loro sovrano come un padre. [...] La monarchia è il cemento della nostra unione. [...] Ora, se per te un padre è inevitabilmente un dittatore, allora quello è un problema tuo, non mio.
You Westerners simply don't understand the philosophy behind my power. The Iranians think of their sovereign as a father. The monarchy is the cement of our unity. [...] Now, if to you, a father is inevitably a dictator, that is your problem, not mine.[3]
  • Fra dieci anni, voglio che il tenore di vita in Iran sia esattamente allo stesso livello di quello in Europa. Fra venti, avremo superato gli Stati Uniti.
I want the standard of living in Iran in ten years' time to be exactly on a level with that in Europe today. In twenty years' time we shall be ahead of the United States.[3]
  • [Riguardo Khomeyni e i suoi sostenitori] Chi sono loro a giudicare me? In un mondo ideale, dovrebbero essere loro i primi ad essere giudicati; sono persone che stanno scartando le risoluzioni dell'Onu, della Corte internazionale e dell'opinione globale. Non hanno alcun rispetto per la legge internazionale, e stanno massacrando, giustiziando le persone, imprigionando migliaia senza ragione. Chi giudicherà loro?
Who are they to try me? They should be tried first if we have a serious world; people who are rejecting the United Nations resolutions, who are rejecting the Hague Court resolution, who are rejecting the world public opinion, who have no respect for any internation law, and who are massacring people, executing people, just imprisoning thousands and thousands and thousands without any reasons. Who is going to try them?[4]
  • È sempre stato alla moda paragonare il nostro paese durante il mio regno alle democrazie più perfette del mondo. Questo non mi scoccia, ma ora stanno dicendo «oh, cerchiamo di capire queste persone. Dopo tutto, l'Islam è qualcosa di speciale», quando ciò che stanno facendo è totalmente contrario all'Islam. Ora, tutti dicono «beh, cerchiamo di capirli», capire queste persone che stanno uccidendo, massacrando gli altri, le persone che odiano, come le mosche. Nel caso mio però, paragonano il paese al governo più perfetto del mondo.
It's always a tendency to compare our country in my time to the most perfect democracies of the world. I don't mind that. But now, what we hear is "oh let's try to understand these people. After all, Islam is something special," when what they are doing is absolutely contrary to Islam. Now, everybody is trying to say "well, let's try to understand these people", these people who are killing, massacring others, the people they don't like just like flies. But in my case, it is to compare it to the most perfect government of the world.[4]
  • [Sul perché non ha preso una linea dura contro i rivoluzionari] Non si può reggere una corona e un trono sulla fondazione instabile del sangue.
A crown, a throne could not be based on the not too very solid foundation of blood.[4]
  • Saremo certo lieti di vedere Israele mettere gli arabi nel loro posto, ma abbiamo ripetutamente condannato la loro occupazione del territorio arabo.
We may be delighted to see Israel putting the Arabs in their place, but we have repeatedly condemned their occupation of Arab territory.[5]
  • Per tutta la loro apparente toleranza, gli Stati Uniti mantengono uno strano bilancio tra le forze del capitalismo e quelle della democrazia. Per ottenere ciò, sono sicuro che il paese è guidato da qualche forza nascosta, un organizazzione lavorando in segreto, abbastanza potente da far fuori i Kennedy e chiunque lo ostacola.
For all its apparent tolerance, the USA maintains a peculiar balance between the forces of capitalism and democracy. To achieve this I feel sure the country is guided by some hidden force; an organization working in secrecy, powerful enough to dispose of the Kennedys and of anyone else who gets in its way.[6]
  • Con l'esperienza, ho imparato che una fine tragica aspetta qualsiasi persona che osa ostacolarmi; Nasser non c'è più, John e Robert Kennedy perirono per mano degli assassini, il loro fratello Edward è stato disgraziato, Nikita Chruščëv è stato deposto, la lista non ha fine.
I have learned by experience that a tragic end awaits anyone who dares cross swords with me; Nasser is no more, John and Robert Kennedy died at the hands of assassins, their brother Edward has been disgraced, Krushchev was toppled, the list is endless.[7]
  • Ringrazio Iddio che noi in Iran non abbiamo né la voglia né il bisogno di soffrire sotto la democrazia.
Thank God we in Iran have neither the desire nor the need to suffer from democracy.[8]
  • Avevamo torto nel credere che i britannici fossero nostri amici. Siete ossessionati esclusivamente con i vostri interessi egoisti, e ci trattate in modo oltraggioso. Ma il vostro atteggiamento è una questione di profondo disinteresse. Il vostro sistema democratico si è già esploso nel caos. Presto noi vi supereremo, e fra un decenno faticherete a starci dietro. Forse allora vi ricorderete di come ci avete trattati.
We were wrong to believe that the British are our friends. You are obsessed solely with your own selfish interests and treat us as a people beyond the pale. But your attitude is a matter of profound disinterest. Your democratic system has already erupted into chaos. We shall soon overtake you and in a decade you will be struggling in our wake. Perhaps then you will remember how you treated us.[9]
  • [Su Hasan II del Marocco] Passa metà del suo tempo addormentato e il resto tra le gambe del gentil sesso.
He spends half his time asleep and the rest of it buried between the legs of the fairer sex.[10]
  • Nixon è un capo forte con una buona comprensione dei problemi mondiali. Lui sa che l'unico modo per discutere con i comunisti e da una posizione di forza.
Nixon is a strong leader with a good grasp of the world's problems. He knows that the only way to argue with the communists is from a position of strength.[11]
  • Le grandi potenze ritengono che tutto ciò che possiedono appartengono a loro per diritto, ma ciò che possediamo noi, i paesi più piccoli, è negoziabile.
The great powers claim that whatever they possess is theirs by right, but whatever we, the smaller countries possess is negotiable.[12]
  • Nixon ci consegnerebbe al livello di paesi più arretrati dell'intero medio oriente. Perché abbassarci agli standard dell'Arabia Saudita invece che alzare i sauditi al nostro livello?
Nixon would like to consign us to to the level of the most backward countries in the whole Middle East. Why lower us to the standard of the Saudis rather than raising the Saudis to meet us?[13]
  • [Sui paesi arabi] Al diavolo con la «fratellanza musulmana»; sono i nostri peggior nemici. Lei sa che sono musulmano, persino un fanatico, ma ciò non cambia la mia opinione sugli arabi.
Muslim brothers be damned; they're our greatest enemies. You know yourself that I'm a Muslim, even a fanatical Muslim. But that does nothing to alter my opinion of the Arabs.[14]
  • Essere primi nel Medio Oriente non basta. Dobbiamo alzarci al livello di una grande potenza mondiale.
To be first in the Middle East is not enough. We must raise ourselves to the level of a great world power.[15]
  • [Su Henry Kissinger] Prima della rovina viene l'orgoglio, ma nel suo caso si tratta più di presunzione che orgoglio.
Pride comes before a fall- although in his case it's more conceit than pride.[16]
  • Chi cavolo credono gli americani siano i loro alleati nel mondo arabo? Sembra persino che considerino l'Arabia Saudita nondimeno come un serbatoio di petrolio e denaro.
Who on earth do the Americans suppose their allies are amongst the Arab world? Even Saudi Arabia they seem to regard as nothing more than a resevoir of oil and money.[17]
  • The Times e il Guardian ci accusano d'operare uno stato di polizia. Il programma persiano della Bbc ha fatto denunce simili, dichiarando che ai paesi come l'Iran e l'Arabia Saudita dovrebbe essere negata l'accesso alla tecnologia militare occidentale. Di che stanno parlando questi maledetti stolti? Credono sul serio che l'Iraq, o l'Algeria, o la Libia siano regimi liberali?
The Times and the Guardian accuse us of operating a police-state. The BBC Persian programme has made similair allegations, saying that countries such as Iran and Saudi Arabia should be denied access to Western military technology. What are the bloody fools on about? Do they seriously regard Iraq, or Algeria, or Libya as liberal regimes?[18]
  • Ciò che è successo di recente in Pakistan, India e Kuwait ci dimostra quanto sia inutile imitare la democrazia occidentale. Sono finiti in esattamente la stessa situazione da cui cominciarono.
What's happened recently in Pakistan, India and Kuwait only goes to show that it's futile to imitate Western democracy. They've ended up exactly where they started.[19]
  • La propaganda sovietica è notevolmente efficace e gli americani sono ancora più notevolmente stupidi.
Soviet propaganda is remarkably effective and the Americans are even more remarkably stupid.[20]
  • I sauditi non hanno mai dimostrato alcun rispetto per i diritti umani, sia ora che nel passato. Persino un semplice ladro deve affrontare avere le mani tagliate. La stampa liberale in America preferisce ignorare tutto questo, ma non esita gettare il discredito sulla reputazione dell'Iran.
... the Saudis have never shown any respect for human rights, either now or in the past. Even a petty burglar faces having one of his hands chopped off. The liberal press in America prefers to ignore all this, although they don't hesitate to blacken the reputation of Iran.[21]
  • Come si può sperare di sviluppare un paese frammentando la sua politica in campi opposti? Qualsiasi cosa che un campo costruisce, l'altro cercherà di distruggere.
How can you hope to build up a nation by fragmenting its politics into opposing camps? Whatever one group builds, the other will endeavour to destroy.[22]

Risposta alla storiaModifica

IncipitModifica

Poco più di un anno fa usciva a Teheran il mio ultimo libro. Era un libro di speranza, in cui sottoponevo al mio popolo le mie vedute e i miei progetti per il suo avvenire - avvenire che mi auguravo glorioso, felice e prospero, degno della Storia più volte millenaria di un Paese che è sempre stato un dei principali costruttori della civiltà universale.
Volevo, alle soglie del terzo millennio, un Iran completamente modernizzato, progredito, una societa iraniana altamente evoluta che potesse godere di una economia prospera, un istruzione superiore e strutture democratiche solide.
Vedevo le future generazioni iraniane occupare orgogliosamente il posto che spettava loro nella grande famiglia umana, assumendo degnamente le proprie responsabilita. Speravo di vedere diradate per sempre le tenebre medievali da cui l'Iran era stato strappato da appena mezzo secolo e che s'instaurasse il regno di quella luce che è l'essenza stessa della civiltà e della cultura iraniane. (p. 7)

CitazioniModifica

  • Nessun popolo può vivere nel passato, ma non può nemmeno vivere senza il suo passato. Se nulla lo collega più alla propria storia, è destinato a sparire. (p. 11)
  • Noi siamo un Paese antichissimo: la storia della Persia si perde nella notte dei tempi. (p. 11)
  • Mio padre ci amava teneramente, profondamente. Eravamo undici figli; nutrivamo per lui un amore pieno di ammirazione, ma poiché ci sembrava potente e temibile, nutrivamo nei suoi confronti anche una sorta di timore reverenziale. Io non tardai a capire che sotto il suo aspetto di rude cavaliere nascondeva un'infinita bontà. Lo hanno riconosciuto anche i suoi avversari: fu uno di quegli uomini provvidenziali che appaiono nel corso dei secoli per impedire che la patria sprofondi nel nulla ed è stato il suo carattere integro, impetuoso, che gli permise di superare durante il suo regno le peggiori difficoltà, ma fu anche la causa della sua partenza.
    Non aveva nulla del monarca orientale e i suoi compiti imperiali rappresentavano per lui un vero servizio militare. Dormiva per terra, su un semplice materasso, si alzava alle cinque del mattino, consumava nel corso della giornata due soli pasti frugalissimi e per il resto del tempo lavorava. (pp. 36-37)
  • La mia fede ha sempre dettato la mia condotta - sia come uomo sia come capo di Stato - e ho sempre ritenuto che uno dei miei principali doveri era di dare e di conservare alla nostra religione il posto che le spetta.
    Una civiltà atea non è una civiltà e io ho sempre vegliato affinché la Rivoluzione bianca alla quale ho consacrato tanti anni del mio regno fosse conforme sotto ogni punto di vista ai principi dell'Islam. La religione è il cemento che permette all'edificio sociale di restare in piedi; è la base stessa della vita familiare e nazionale. (p. 45)
  • Se non condividevo l'entusiasmo di alcuni parlamentari per il leader del Fronte nazionale, era perché avevo osservato in passato alcune curiose contraddizioni tra i propositi di Mossadegh e le sue azioni.
    Ufficialmente era il difensore del sentimento nazionalistico anticolonialistico, il campione del patriottismo più intransigente, dichiarava che non bisognava accordare alle potenze straniere concessioni o vantaggi di sorta. Chiamava la sua dottrina la dottrina dell'«equilibrio negativo» e il suo più grande difetto era proprio quello di essere completamente negativo. (pp. 65-66)
  • [Su Mohammad Mossadeq] Le contraddizioni di quel rètore - contraddizioni perpetue - fra parola e azione, i suoi improvvisi e imprevidibili salti di umore - dall'esaltazione alla depressione - il suo passare da certezze violentemente espresse in discorsi isterici a lacrime, singhiozzi, malattie «diplomatiche», commedie macabre: «Io muoio... eccetera», ne fanno un politico difficile da giudicare. Alcuni lo hanno paragonato a Robespierre, altri a un personaggio della commedia dell'arte. (p. 66)
  • L'impero del petrolio resta uno dei più inumani del pianeta: i principi morali e sociali più elementari vi sono sistematicamente calpestati. Se le spoliazioni e le umiliazioni inflitte al nostro Paese dai potenti trust petroliferi erano terminate, non è che questi rapaci si fossero umanizzati; era che noi avevamo vinto lottando aspramente una battaglia che era stata impegnata fin dall'inizio del secolo. (pp. 75-76)
  • Ecco dunque uno dei miei principali «crimini»: aver voluto far passare l'Iran dall'èra del petrolio all'èra atomica prima che fosse troppo tardi. Devo arrossirne? L'impiego pacifico dell'energia nucleare non poneva da noi problemi di radiazione o di contaminazione, poiché nel nostro Paese esistono vaste distese desertiche. [...] Sono stato accusato di aver fatto adottare questi progetti, quelli delle centrali nucleari e gli altri, «per ambizione personale». Non era forse chiaro che io sarei stato probabilmente morto prima che la maggior parte di questi progetti venisse portata a termine? Perché dunque parlare di ambizione personale? Si trattava piuttosto di prevedere le necessità dell'Iran, Le mie ambizioni «personali» sono conosciute da tutti gli uomini di buona fede: salvaguardare l'unità nazionale, dare al popolo iraniano tutta la felicità possibile, preparare per le giovani generazioni un avvenire più sereno. E' vero, adesso si incominica a capirlo, e persino a dirlo, nonostante i fantasmi del Medio Evo e nonostante il terrore. Il mio scopo non era né chimerico né «diabolico» come sostengono oggi alcuni, aggiungendo addirittura che «io ho rovinato il Paese e fatto retrocedere l'Iran». (pp. 88-89)
  • Serbo un ricordo particolarmente gradevole dei miei incontri e colloqui con Ceausescu, che non mutò mai atteggiamento nei miei confronti, nemmeno quando dovetti lasciare l'Iran. Ceausescu è un uomo che credo capaci di qualsiasi cosa per garantire l'indipendenza del suo Paese. (pp. 184-185)
  • I nostri rapporti con la Turchia non ponevano problemi. Fin da quando mio padre vi aveva soggiornato ai tempi di Kemal Ataturk, le nostre relazion erano improntate a una grande amicizia e solidarietà. Per l'Iran, la prosperità e la grandezza della Turchia erano di importanza fondamentale. E oggi prego con ardore per il benessere di questo popolo coraggioso. (p. 185)
  • Nikita Kruscev era un interlocutore difficile, talvolta assai duro e sempre molto ostinato. Ciò nonostante, il suo lato contadino, la sua furbizia mista a bonarietà, lo rendevano simpatico. (p. 198)
  • A parte ogni differenza ideologica, non posso impedirmi di nutrire una sincera ammirazione per Breznev, che è innegabilmente un diplomatico impareggiabile. (p. 198)
  • Probabilmente gli storici del futuro faranno del generale Eisenhower soprattutto un uomo di guerra. Per parte mia, ricorderò soprattutto le sue doti di cuore. Era una persona fondamentalmente buona, che seppe farsi amare da tutti gli americani: I like Ike. (pp. 199-200)
  • Per quanto riguarda la politica estera degli Stati Uniti, Nixon ebbe sempre, ed ha tuttora, una visione sorprendentemente esatta di uomini e cose. La sua politica di disimpegno nel Vietnam e di relazioni normali con la Repubblica popolare cinese, fu una politica ragionevole, impostata al buon senso e alla prudenza. Allo stesso modo, la sua concezione rigorosa dell'equilibrio delle forze mondiali aveva dato indiscusso prestigio agli Stati Uniti. (p. 200)
  • Persona di intelligenza superiore, Henry Kissinger possiede inoltre due qualità che, purtroppo, mancano a certi grandi di questo mondo: sa ascoltare e ha un sottile senso dell'umorismo. (p. 201)
  • Mi intrattenni sempre che grande piacere con l'imperatore d'Etiopia Hailé Selassié, che aveva dato prova di grande vigore patriottico resistendo all'Italia. Le nostre conversazioni erano franche, animate, e qualche volta mi permisi anche di suggerirgli certe riforme.
    Ero un giovane studente quando lo sentii difendere invano il suo Paese dall'alto della tribuna della Società delle Nazioni, a Ginevra. La Sdn non poté impedire nulla. Ma neanche l'Onu ai giorni nostri si è mostrata più efficace. Cosa ne é successo dell'Etiopia? (p. 203)
  • Solidi vincoli d'amicizia mi legano al presidente Senghor. Capo di Stato di prestigio internazionale, ottimo amministratore, Léopold Sedar Senghor è un maestro della lingua francese e un autentico poeta. Ho parlato a lungo con lui della «negritude», vera e propria dottrina di sintesi culturale. (p. 203)
  • Hassan è un sovrano di rara eleganza mentale. Discendente del Profeta e laureato in legge all'Università di Bordeaux, incarna perfettamente una duplice cultura, coranica ed europea. (p. 204)
  • Non dobbiamo dimenticare neppure Anuar El-Sadat che succeduto a Nasser, si trovò a capo di un Paese non soltanto schiacciato, ma anche umiliato, e dove nonostante tutto parte dell'opinione pubblica continuava a essere fuorviata e distratta da slogan menzogneri. Egli riprese la lotta e, grazie alle armi sovietiche, certo, strappò una prima vittoria. Ma il prezzo di questa vittoria gli parve troppo alto e fu davvero per salvare la pace che ringraziò i consiglieri sovietici e instaurò una politica d'indipendenza, a solo beneficio del popolo egiziano.
    Per compiere un simile sconvolgimento, bisognava essere dotati di grande senso politico e di coraggio non meno grande. Così Sadat è già entrato nella Storia come uno dei più autentici geni politici che l'Egitto abbia mai conosciuto. (p. 204)
  • Quanto al re Hussein di Giordania non risparmierò elogi al suo riguardo: non è solo un amico, è un fratello. Alle doti umane - nel senso più alto del termine - al cuore, egli unisce un grande coraggio, reso più grande da un amore autentico per il proprio Paese. (p. 204)
  • La Jugoslavia è, insieme con l'Iran, l'unico Paese che abbia saputo tener testa a Stalin pur in circostanze difficili se non addiritura angosciose. Non era facile unificare le etnie e modernizzare un Paese come la Jugoslavia, e bisogna ammettere che il maresciallo Tito ha realizzato un'opera straordinaria. Dio voglia che i suoi successori si dimostrino altrettanto capaci. (p. 205)
  • Del presidente rumeno vorrei lodare il patriottismo intransigente e l'ostinata volontà d'indipendenza. Una vera amicizia mi legava a lui. (p. 205)
  • L'Iran è sempre stato ed è tuttora un impero, cioè un insieme di popoli dove, nonostante una stragrande maggioranza musulmana, le etnie, le lingue, i costumi e perfino i culti sono diversi. Donde la necessità di un sovrano unificante dall'alto, per la realizzazione di un'autentica democrazia imperiale. [...] La democrazia imperiale è nel contempo l'unione entro le nostre frontiere di tutti i gruppi etnici sotto una stessa bandiera, e il ragruppamento di tutte le classi sociali in seno a una comunità in lotta per il vero progresso. C'è da meravigliarsi che ci si sia affannati a distruggerla? (p. 209)
  • [...] mi sono sempre sforzato, conformemente al mio doppio dovere di credente e di sovrano, di seguire i precetti del sacro Libro dell'Islam, precetti che sono quelli dell'equilibrio, della giustizia e della moderazione. Se nel ricevere la mia educazione religiosa ho seguito alla lettera i precetti del Corano, imparando a rispettarli conformemente al testo, è noto che in diverse circostanze della mia vita mi sono particolarmente sentito sotto la protezione dell'Onnipotente. (p. 234)
  • Sono convinto che oggi la maggioranza di religiosi deplorano le prove inflitte al nostro popolo. Non parlo solo dei martiri, ma delle famiglie disperse, terrificate, sensa risorse, dei quattro milioni di disoccupati che il caos economico ha creato in un Paese che soltanto un anno prima offriva lavoro a un milione di stranieri. Coloro che hanno scelto di servire Dio non possono, senza una profonda tristezza, vedere schernire i più sacri principi della nostra religione. (p. 235)
  • Non posso fare a meno di interrogarmi anche sui sentimenti che devono provare coloro che oggi sono gli apparenti padroni dell'Iran. Nonostante i loro errori e i delitti che hanno fatto commettere, sono degli uomini di fede, che si appellano a Dio. Mi auguro comprendano finalmente che la rivoluzione che essi credono di aver condotta a buon esito non è offerta alla gloria di Dio, ma è al servizio delle forze del male. (p. 235)
  • [...] L'Iran non aveva maggiori ragioni di adattarsi al terrorismo di quanto non ne abbiano gli italiani di adattarsi all'attività delle Brigate Rosse, o i tedeschi dalle estorsioni della Banda Baader. E quando nello stesso giorno, in Germania, sei prigionieri si suicidano sparandosi alla nuca per non fallire il colpo, ci si meraviglia appena che nella cella abbiano avuto un'arma a loro disposizione e questa serie di coincidenze davvero straordinarie viene presentata come del tutto normale. L'opinione pubblica mondiale accetta questa versione quasi senza batter ciglio. (p. 246)
  • La Savak era stata creata nel nostro Paese per combattere la sovversione comunista dopo la funesta esperienza Mossadegh. Non sta a me giudicare l'atteggiamento dei Paesi occidentali nei confronti dei loro comunisti, ma il fatto di non poter vedere le cose allo stesso modo dipende dall'avere o meno delle frontiere comuni con l'Unione Sovietica. (p. 246)
  • In Iran, come altrove, vi erano traditori, spie, agitatori e sabotatori di professione, sui quali il nostro governo e i nostri alti comandi dovevano essere informati e contro i quali il nostro popolo doveva essere difeso: era il compito della Savak. Servizio di informazione e di contro-spionaggio, essa agiva anche a richiesta dei magistrati civili, ma quest'ultimo compito le fu tolto per essere affidato alla gendarmeria e alla polizia ordinaria, in seguito a raccomandazioni da parte di commissioni di giuristi internazionali. (p. 247)
  • In nessun Paese la responsabilità dei servizi di polizia e di informazione incombe al sovrano o al capo dello Stato, bensì ai ministri dell'Interno e della Guerra, o al primo ministro.
    In Iran, la Savak dipendeva direttamente dal primo ministro. I capi di Stato intervengono, a richiesta del ministro della Giustizia, soltanto per esercitare il loro diritto di grazia nei confronti dei condannati; per quanto mi riguarda, non feci eccezione a questa regola. (p. 248)
  • Era inevitabile che alcuni terroristi trovassero la morte nei loro scontri con la Savak e, ancora più spesso, con le forze dell'ordine. Nessuno li obbligava ad appiccare degli incendi, a darsi ad atti di saccheggio o ad attentare alle vite umane; essi sono stati vittime della scelta che avevano fatto.
    Per quanto riguarda le persone arrestate per ragioni politiche, e non posso evidentemente porre in questa categoria i sabotatori e gli incendiari, affermo che sono state trattate in modo corretto e che non sono mai state molestate. Nessuno potrà mai citarmi il nome di un uomo politico «liquidato» dalla Savak. (p. 249)
  • Alcuni interlocutori mi dicono oggi che avrei dovuto applicare la legge marziale in tutto il suo rigore. Sarebbe certamente stato possibile ristabilire l'ordine usando i mezzi di cui disponevo, ma a quale prezzo?
    Mi si dice anche che ciò sarebbe costato meno caro al mio Paese di quanto non costi l'anarchia sanguinaria che vi si è instaurata. Posso rispondere che è facile atteggiarsi a profeti a posteriori e che un sovrano non può salvare il proprio trono facendo scorrere il sangue dei suoi compatrioti. Può farlo un dittatore, perché agisce in nome di una ideologia che ritiene di dover far trionfare a qualunque prezzo. Ma un sovrano non è un dittatore; tra lui e il suo popolo esiste un'alleanza che egli non può rompere. Un dittatore non ha nulla da trasmettere; lui, e lui soltanto, rappresenta il potere. Un sovrano riceve una corona e deve trasmetterla. (p. 257)
  • Il modo in cui quei carnefici che, volontariamente dimentichi della nostra storia, hanno asserito di rendere giustizia in nome di Dio, rappresenta una derisione.
    Prima dell'Islam, più di undici secoli di glorie e di prove nel corso delle quale i Persiani offrirono al mondo alcune delle sue più preziose invenzioni e creazioni sarebbero secondo loro, da scartare come pagani, o estranei alla vera fede. Dopo l'Islam e a parte i dieci anni del regno di Alì, regnò, secondo loro, un potere temporale usurpatore. (p. 274)
  • Un fanatismo cieco ha instaurato nel Paese il regno del terrore, della follia e della stupidità.
    Ma ciò che è molto più difficile da comprendere è che gli stessi mass media che avevano visto nel nostro Paese troppi poliziotti, troppi prigionieri, dei morti inesistenti e cento volte moltiplicati nelle strade delle nostre città, all'improvviso non hanno più visto nulla, oppure hanno assistito senza indagarsi a un'ecatombe che ha fatto centinaia di vittime. Ancora più incomprensibile è il fatto che le associazioni di giuristi internazionali che ci avevano dato dei buoni consigli per «umanizzare» la nostra giustizia, abbiano taciuto all'avvento di inquisizione selvaggia. (p. 274)
  • I «tribunali islamici» sono caratterizzati da un disprezzo totale dei più elementari diritti alla difesa. Secondo i «giudici» religiosi, gli accusati sono dei criminali evidenti per il solo fatto che hanno partecipato alla vita politica, sociale ed economica dell'Iran durante il nostro regno. Quanto ai «corrotti», che protestano la loro innocenza osservando anche i mollah hanno vissuto assai bene durante tutto quel periodo, aggravano la propria posizione. Inutile, dunque, ascoltare dei testimoni o delle arringhe. (p. 275)
  • Durante il mio regno, i rappresentanti della Croce Rossa poterono visitare tutti gli istituti di pena del Paese: è un fatto. I nostri penitenziari erano aperti a qualsiasi investigatore qualificato, e l'avvocato di qualsiasi detenuto poteva prendere conoscenza del fascicolo di accusa e aveva il tempo di preparare la difesa, di citare i testimoni necessari. Il condannato, infine, poteva appellarsi e ricorrere in cassazione, dopodiché usavo spesso del diritto di grazia. Ora non è più così; i cosiddetti «tribunali islamici» rappresentano un insulto agli elevati principi del Corano. (p. 283)

ExplicitModifica

Prego per coloro che, bracciati, calunniati, devono traversare le dure prove dell'esilio; e prego per le decine di milioni di iraniani che sono esiliati nel loro stesso Paese.
Prego per le madri di famiglia angosciate.
Prego per la nostra gioventù, ingannata, schernita, che rimane senza speranza.
Prego per coloro che piangono un essere caro.
Prego per i milioni di senza lavoro. Prego per coloro che hanno perduto ogni cosa. Prego per coloro che sofrono in silenzio e per coloro che, laggiù, sono imbavagliati, forse hanno piedi e mani legati, e soffrono.
Prego, infine, per tutti coloro che rimangono accecati dalla menzogna e dall'impostura. Che Dio li illumini e strappi per sempre l'odio dal loro cuore.
Dio Onnipotente, nel quale ho creduto tutta la vita, proteggi il nostro Paese e salva il nostro popolo. (p.302)

Citazioni su Mohammad Reza PahlaviModifica

 
Studenti dell'Università di Teheran abbattono una statua dello scià durante la rivoluzione islamica
  • A me sembra che tutte le tue esperienze passate col pericolo posto dai comunisti, e così via, sembrano averti condotto al punto dove, per preservare lo Stato come lo vedevi tu, quasi ognuno che ti opponeva finiva coll'essere dichiarato un nemico dello Stato, quando magari non lo erano. (David Frost)
  • Altro che Ciro, Dario, Serse. Erede vulnerabile di un usurpatore forestiero privo di scrupoli e di religione, seduto sul Trono del Pavone vagheggiando di congiungere gli oleodotti dell’Iran energetico al glorioso impero di Persepoli, egli ignorava quasi tutto dell’atavica anima islamica e sciita dell’Iran. Conosceva il calcolo infinitesimale, la chimica, la merceologia industriale, le lingue occidentali, ma non capiva i bottegai del bazar musulmano, che a loro volta non capivano il despota orientale che si dava le arie dell’ingegnere petrolifero. (Enzo Bettiza)
  • Era troppo tardi per lo scià, che ora raccoglieva i frutti di quello che aveva seminato nel corso del trentennio precedente: la repressione dei mezzi d'informazione, la tortura e l'assassinio degli intelettuali e di chi gli si opponeva, il pugno di ferro con cui aveva governato il paese. La gente era stufa della sua tirannia e non aveva alcuna fiducia nella restaurazione di una monarchia costituzionale. (Arash Hejazi)
  • Grazie alla grandezza dello Scià, l'Iran è un'isola di stabilità nel Medio Oriente. (Jimmy Carter)
  • [...] malgrado tre ore di domande e risposte l'uomo restava un mistero. Era idiota, ad esempio, o intelligente? Probabilmente è come Bhutto, un personaggio dove i contrasti più paradossali si fondono per regalare alla tua ricerca un enigma. Crede ai sogni premonitori, ad esempio, alle visioni, a un infantile misticismo, e poi discute sul petrolio come un esperto. (Lo è). Governa come un re assolutista, ad esempio, e poi si rivolge al popolo col tono di chi crede al popolo e lo ama: dirigendo una Rivoluzione Bianca che a quanto pare qualche sforzino lo fa per combattere l'analfabetismo e il sistema feudale. Ritiene che le donne vadano giudicate alla stregua di accessori graziosi, incapaci di pensare come un uomo e poi, in una società dove le donne portano ancora il velo, ordina addirittura alle ragazze di fare il servizio militare. Ma insomma che è questo Mohammad Reza Pahlavi che da trentadue anni siede solidamente sul trono più scottante del mondo? Appartiene all'epoca dei tappeti volanti o a quella dei computer? È un residuo del profeta Maometto o un accessorio dei pozzi di Abadan? Io non l'ho capito. (Oriana Fallaci)
  • Mi ritorna di riflesso in mente l’atmosfera d’insoddisfazione e di protesta che serpeggiava per la capitale iraniana negli ultimi giorni del potere, ormai scalfito e usurato, di Shahanshah Aryamehr Mohammad Reza Pahlavi. Pure lui, con il suo realismo ingegneristico e poliziesco, come dopo di lui gli ayatollah e i pasdaran, pensava che la forza d’urto e di ricatto del petrolio avrebbe potuto sanare i molti mali del regno che la politica, da sola, non riusciva a risolvere. Pure lui appariva in ritardo sulle esigenze e le aspettative di costituzionalità, di modernità democratica, che gl’indirizzavano i ceti istruiti ed evoluti di una società mediorientale tutt’altro che primitiva. Riteneva di poter mettere le cose a posto con una megalomaniaca e stonata combinazione di elementi disparati, a cui concorrevano, sul piano ideologico, il pugno di ferro di un kemalismo di riporto, poi sul piano d’immagine un classicismo anch’esso di riporto, imperniato in funzione antireligiosa sul mito di Ciro il Grande, infine sul piano della potenza una polizia segreta spietata e un esercito alimentato dai ricavi del petrolio. (Enzo Bettiza)
  • Sì, il padre dello scià è stato molto duro. Ha perfino messo in prigione tuo nonno. Ma il figlio fu anche peggiore. (Persepolis)

Ryszard KapuścińskiModifica

  • Agli occhi dell'iraniano medio, la Grande Civiltà, ossia la Rivoluzione dello Scià e del Popolo, si configura soprattutto come una Grande Rapina praticata dall'élite. Chiunque ha il potere ruba. Chi occupa una carica e non ruba si fa il vuoto intorno, viene sospettato di essere una spia mandata a scoprire quanto rubino gli altri, per poi riferirlo al nemico, avido di informazioni del genere.
  • È difficile farsi un'idea del fiume di soldi che affluisce nelle casse dello scià, della sua famiglia e di tutta l'èlite cortigiana. I parenti dello scià intascano tangenti dai tre ai quattro miliardi di dollari, ma il grosso del capitale si trova nelle banche estere. Primi ministri e generali prendono bustarelle dai venti ai cinquanta milioni di dollari. Per le cariche inferiori le tangenti sono più modeste, ma non per questo inesistenti, anzi. Con l'aumento dei prezzi aumentano anche le tangenti: la gente si lamenta di dover sacrificare una parte sempre maggiore dei propri guadagni al moloch della corruzione.
  • Il sovrano adorava leggere libri che trattavano di lui e sfogliare gli album pubblicati in suo onore. Amava molto anche presenziare all'inaugurazione di statue e ritratti che lo raffiguravano. Non bisognava cercarli lontano. Bastava fermarsi a caso in un posto qualsiasi e guardarsi intorno: lo scià appariva dappertutto.
  • La vera passione, l'hobby della sua vita è l'esercito. Una passione e un hobby non del tutto disinteressati. L'esercito è sempre stato il principale e poi anche l'unico sostegno del trono. Una volta dissolto l'esercito, lo scià smette di esistere.
  • Un iraniano in patria non può leggere i libri dei suoi migliori scrittori (che vengono stampati solo all'estero), non può vedere i film dei suoi migliori registi (proibiti nel paese), non può ascoltare la voce dei suoi intellettuali (condannati al silenzio). Lo scià lascia i sudditi liberi di scegliere tra Savak e mullah, e quelli ovviamene scelgono i mullah.
    Quando si parla della caduta di una dittatura (e il regime dello scià è stato una dittatura particolarmente brutale ed efferata) c'è poco da illudersi che con essa svanisca di colpo, come un brutto sogno, anche l'intero sistema. Finisce di esistere fisicamente, ma le sue conseguenze psicologiche e sociali permangono per anni, sopravvivendo in comportamenti inconsapevoli. Una dittatura che annienta intellighenzia e cultura lacia dietro di sé terre incolte, dove l'albero del pensiero faticherà molto a rinascere.

NoteModifica

  1. a b c (EN) “Minutes of Conversation between the Shah and Nicolae Ceaușescu, Teheran,” September 03, 1969, History and Public Policy Program Digital Archive, ANIC, Foreign Relations, Central Committee of the Romanian Communist Party. Obtained and translated for CWIHP by Roham Alvandi and Eliza Gheorghe and included in CWIHP Working Paper, "The Shah's Petro-Diplomacy with Ceaușescu." https://digitalarchive.wilsoncenter.org/document/119603
  2. a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Citato in Oriana Fallaci, Intervista con la storia, Rizzoli, Milano, 1974
  3. a b c (EN) Citato in Gérard de Villiers, The Imperial Shah: An Informal Biography, Weidenfeld & Nicholson, 1975
  4. a b c (EN) Dall'intervista con Mohammad Reza Pahlavi da parte di David Frost, Panama, gennaio 1980; teletrasmesso su 20/20 (ABC), 17 gennaio 1980
  5. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 65, ISBN 1845113721
  6. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 169, ISBN 1845113721
  7. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 202, ISBN 1845113721
  8. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 233, ISBN 1845113721
  9. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 236, ISBN 1845113721
  10. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 237, ISBN 1845113721
  11. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 254, ISBN 1845113721
  12. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 262, ISBN 1845113721
  13. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 281, ISBN 1845113721
  14. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 330, ISBN 1845113721
  15. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 360, ISBN 1845113721
  16. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 391, ISBN 1845113721
  17. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 474, ISBN 1845113721
  18. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 490, ISBN 1845113721
  19. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 506, ISBN 1845113721
  20. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 508, ISBN 1845113721
  21. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 535, ISBN 1845113721
  22. (EN) Citato in Asadollah Alam, The Shah and I: The Confidential Diary of Iran's Royal Court, 1968-77, I.B. Tauris, 1991, p. 552, ISBN 1845113721

BibliografiaModifica

  • Mohammad Reza Pahlavi, Risposta alla storia, traduzione di Maria Gallone, Adriana Crespi Bortolini e Ada Traversi, Editoriale Nuova, 1979.

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