Conquista islamica della Persia

La battaglia di al-Qādisiyya da un manoscritto dello Shāh-Nāmeh

Citazioni sulla conquista islamica della Persia.

CitazioniModifica

  • A partire dal 652 dopo Cristo, l'Iran subì l'invasione araba, quindi una dominazione straniera che avrebbe dovuto annientarlo: il Paese rimase per vari secoli sotto il giogo dei califfi di Bagdad ma, come era accaduto con i Greci, i vinti conquistarono i loro vincitori. (Mohammad Reza Pahlavi)
  • Il malcontento che covava sotto l'apparenza di uniformità dell'ortodossia, la pessima situazione del popolo, mai profondamente imbevuto della religione dell'élite, la lite fra trono e l'altare, furono fra le cause che resero così facile la conquista, materiale e anche spirituale, dell'Iran da parte degli Arabi, inferiori come civiltà, ma portatori di una più semplice ed egualitaria religione monoteista, che non conosce caste né sacerdoti, l'Islàm. (Alessandro Bausani)
  • In quell'occasione la fede islamica, i cui principi monoteisti erano molto vicini a quelli iraniani, venne ben accolta ed accettata dalla maggioranza della popolazione. Ma attraverso i vari scambi culturali il pensiero e la civiltà iraniani erano destinati a costituire nel corso dei secoli un solido fondamento per la civiltà islamica. Allo stesso tempo, malgrado una profonda affinità religiosa e culturale, l'Iran non accettò di aderire politicamente alla causa araba, il che sarebbe equivalso da parte sua ad una negazione della propria identità nazionale. In questo modo si formò uno stato islamico indipendente, al di fuori dell'impero arabo avente come propria lingua ufficiale il persiano e non l'arabo. (Mohammad Reza Pahlavi)
  • Verso la fine del loro lungo regno, i Sasanidi s'indebolirono e la Persia si trovava in difficoltà. Dopo lunghe guerre con l'Impero bizantino, ambedue erano allo stremo. Non fu difficile per gli eserciti arabi, pieni di ardore per la loro nuova fede, conquistare la Persia. [...] Nella loro espansione verso l'Asia centrale e il Nord Africa, gli eserciti arabi portarono con loro non soltanto la loro nuova religione, ma una civiltà giovane e in ascesa. Siria, Mesopotamia, Egitto furono tutti assorbiti dalla cultura araba. La lingua araba divenne la loro lingua, e anche razzialmente furono assimilati. [...] La Persia fu allo stesso modo conquistata dagli Arabi, ma non poterono assorbire o assimilare il popolo come avevano fatto in Siria o Egitto. La razza iraniana, essendo di vecchio ceppo ariano, fu ulteriormente differenziata dagli Arabi semiti; anche la loro lingua era una lingua ariana. Così la razza restò distinta e la lingua continuò a fiorire. (Jawaharlal Nehru)

Raffaele PettazzoniModifica

  • Come si vede, la Persia aveva perduto l'indipendenza, ma aveva conservato la sua cultura. La religione ufficiale era ormai un'altra. Ma l'antica non era interamente distrutta: si esprimeva tuttavia nella nuova letteratura sacerdotale; si rifletteva nella epopea.
  • Il Zoroastrismo non valse a tener testa alla religione dei conquistatori. Chi sa se a lungo andare non avrebbe finito per cedere allo stesso Cristianesimo (nazionalizzato)? Certo non era riuscito ad impedire del Cristianesimo i progressi e l'incremento.
  • La Persia sassanidica e il Zoroastrismo ufficiale erano sorti insieme; e insieme tramontarono. L'invasione degli Arabi segnò, con la fine della religione.

Italo PizziModifica

  • Con Yezdeghird si chiude la serie dei monarchi persiani, e la conquista degli Arabi segna l'entrar nell'Iran di una nuova fede, di una nuova legge e di nuovi dominatori.
  • Gli Arabi che nel VII secolo dell'Era nostra invasero l'Iran e distrussero nel 650 l'antico impero, non entrarono certamente senza colpo ferire nel ricco e glorioso paese, anche se il regno era lacerato dalle discordie intestine e cadente omai per forze esauste e per decrepitezza.
  • Non si spegneva tuttavia l'ingegno iranico; che anzi, come avvien sempre quando un popolo civile soggiace ad un più forte, ma ancor barbaro e rozzo, quei rozzi e barbari abitatori del deserto tutto, o quasi tutto, dovettero apprendere ciò che riguarda l'arte politica, militare e letteraria, dai loro novelli soggetti, di gran lunga superiori in ogni modo del vivere civile.

Shāh-NāmehModifica

  • Allor che vinse | Degli Arabi la sorte quella un tempo | Sorte lieta de' Persi e intenebrossi | L'astro propizio de' Sassàni, colma | Di questi re dell'ampia terra a un tratto | Fu la misura, sparve l'oro e attorno | Vili monete andar. Tristo divenne | Ciò che buono era un dì, buono divenne | Ciò ch'era tristo, e dell'inferno schiusa, | D'un paradiso di delizie in loco, | Subitamente fu la via. Diversa | Fu nell'aspetto la rotante volta | Di questo ciel, che a' Persi l'amor suo | Tolse d'un tratto.
  • Ma per bever latte | Di vetuste cammelle e cibar carni | Di lucertole vili, a cotal punto | Giunse l'ardir di questi Arabi tuoi, | Che osano ambir di Persia il trono.
  • Quando incontro al soglio iranio quella | Cattedra si vedrà de' Mussulmani, | D'Abu-bekr e d'Omàr quando dall'alto | Si grideranno i nomi, il lungo nostro | E diuturno faticar disperso | Andranne al vento. Stassi la rovina | All'altezza dinanzi; e allor non trono | Tu vedrai, non corona e non d'Irania | Le città belle, ché fortuna agli Arabi | Tutto cotesto diede in sorte. Ad ogni | Passar d'un giorno all'altro, egli per molte | Ricchezze accolte non avran travaglio, | E nere vesti una lor schiera intanto | Si vestirà, porrassi attorno al capo | Di pannicelli un'infula. A quel tempo | Non regal trono resterà, non serto, | Non calzari dorati e non corona, | Non gemme, non vessil che alto per l'etra | Sventoli sovra noi. Questi fatica | Avrassi in terra e quei godrà, né alcuno | Fia che riguardi a grazia od a giustizia, | De' regi officio, ma verrà la notte | E tal con occhi ardenti a chi si giace | Queto e nascosto fia cagion di pianto, | Altri sarà che notte e dì s'affretti, | Cinto dell'armi sue, con la celata | Intorno al capo, ed ambo da le giuste | Leggi e da norme andranno lunge, soli | Restando onrati la menzogna e il falso | E il malvagio operar.

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