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Husayn nel 1953

Ḥusayn ibn Ṭalāl (1935 – 1999), re della Giordania.

Indice

Citazioni di Husayn di GiordaniaModifica

Dall'intervista di Igor Man, aprile 1970

in Intervista con Hussein, La Stampa, 19 aprile 1970

  • In realtà io sono in linea di principio favorevole a un "compromesso" [con Israele], ma da considerarsi alla stregua del primo gradino della difficile scala che porta in cima alla pace.
  • Israele deve scegliere: o tenere i territori o avere la pace. Non può pretendere tutt'e due le cose. E non può negare a un popolo martoriato il diritto all'esistenza nel suo spazio vitale. Le guerre di conquista hanno fatto il loro tempo. È inconcepibile che proprio le vittime del nazismo debbano ricalcare i metodi, la politica di Hitler.
  • Ho sempre lavorato per la pace, ma per una pace che riconosca i diritti di tutti gli arabi. Non penso solo al mio povero paese, anche se è quello che ha sofferto di più le conseguenze della guerra. Ho lavorato per la pace è son sempre disposto a farlo ancora, benché francamente pensi che oramai s'è perduto troppo tempo. Io m'aspetto il peggio, da un momento all'altro.

Dall'intervista di Oriana Fallaci, aprile 1972

in Intervista con la storia, Rizzoli, Milano, 1974.

  • Non è vero che io sia prigioniero dei fedayn, questo lo dice la propaganda israeliana. Non è vero che io non posso controllarli. È vero che io non voglio controllarli. Perché essi hanno tutto il diritto di battersi, di resistere. Soffrono da vent'anni, e gli israeliani stanno occupando la loro terra. (da un'intervista con Oriana Fallaci, aprile 1972
  • Quando gli uomini subiscono un abuso e hanno la rabbia in cuore, i loro atti hanno conseguenze incontrollate.
  • Il mio atteggiamento è chiaro: dico che tutto ciò che gli israeliani devono fare è ritirarsi dai territori occupati nel 1967. Non v'è altro modo per raggiunger la pace. Ma gli israeliani non vogliono ritirarsi, non voglion la pace.
  • Quando il momento verrà, io chiederò ai palestinesi della West Bank di decidere se vogliono restare con la Giordania o diventare indipendenti. Dirò loro: decidete da soli il vostro futuro. Poi accetterò ciò che hanno deciso.
  • Gerusalemme è sacra per i mussulmani quanto per i cristiani quanto per gli ebrei: su questo noi arabi siamo tutti d'accordo. Il problema immediato, quindi, è che anche gli israeliani se ne rendano conto e riconoscano i nostri diritti sulla parte araba di Gerusalemme. E non pretendano di annetterla a Israele. Lei sottolinea i futuri contrasti nel mondo arabo e dimentica che sono gli israeliani a volerci schiacciare col loro espansionismo.
  • Ho visto la morte in faccia tante di quelle volte che ormai sono abituato al rischio come al giorno e alla notte.
  • Sono un arabo, credo nel fato: sia fatta la volontà di Dio e, se deve succedere, succederà.
  • Certo che ammiro il coraggio, un uomo senza coraggio non è un uomo. Ma il coraggio fisico non basta se non è accompagnato dall'intelligenza e ciò che ammiro di più in un uomo è l'intelligenza. Solo con quella si risolvon le cose, e con la determinazione.

Citazioni su Husayn di GiordaniaModifica

  • Credo ad Hussein. Sono convinta che egli si sia reso conto, ormai, di quanto sarebbe futile per lui imbarcarsi in un'altra guerra. Hussein ha capito di aver commesso un errore tremendo nel 1967, quando entrò in guerra contro di noi e non considerò il messaggio che Eshkol gli aveva inviato: «Non entri in guerra e non le succederà niente». Ha capito che fu una tragica sciocchezza ascoltare Nasser, le sue bugie su Tel Aviv bombardata. (Golda Meir)
  • L'uomo che allora e oggi regge le sorti della Giordania è re Hussein, il quale, non diversamente dal nonno Abdullah, sembra dotato di notevole fascino personale e di cospicuo coraggio, tanto che si aggira tra la folla o si reca a ispezionare unità dell'esercito non scortato da guardie del corpo e senza temere la propria incolumità, Ma, a differenza di Abdullah, sembra un uomo illuminato, al corrente delle realtà del mondo moderno. Bisogna d'altro canto convenire che, nonostante l'istruzione ricevuta e la sua dimestichezza con le questioni internazionali, manca di effettiva profondità e di senso pratico. È senza dubbio cosciente del fatto che l'influenza che può esercitare sul mondo arabo è limitata, come non può ignorare che certe iniziative, che pure aspirerebbe a far sue, gli sono vietate perché inaccettabili agli occhi dell'opinione pubblica giordana e degli arabi in generale. (Moshe Dayan)
  • L'uscita di scena di re Hussein avvia di fatto la fine dell'era post-coloniale in tutto il Medio Oriente e prelude a un'era di radicali mutamenti non solo nei gruppi dirigenti ma anche nella realtà geopolitica dell' intera regione. Il "modello" incarnato da re Hussein è quello del leader ultrasessantenne al potere da vari decenni, con seri problemi fisici e non meno gravi difficoltà politiche. (Magdi Allam)
  • Quanto al re Hussein di Giordania non risparmierò elogi al suo riguardo: non è solo un amico, è un fratello. Alle doti umane – nel senso più alto del termine – al cuore, egli unisce un grande coraggio, reso più grande da un amore autentico per il proprio Paese. (Mohammad Reza Pahlavi)
  • Re Hussein a 63 anni è stato in assoluto il leader politico più longevo, 46 anni di potere in uno Stato sorto solo 78 anni fa come ricompensa dell'impero britannico a suo nonno, il re Abdallah, per aver partecipato alla rivolta promossa da Lawrence d' Arabia nel 1916-1918 contro i turco-ottomani. (Magdi Allam)

NoteModifica

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