Indira Gandhi

politica indiana

Indira Priyadarshini Nehru-Gandhi (1917 – 1984), politica indiana.

Indira Gandhi

Citazioni di Indira Gandhi

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  • Io non potrei dire d'essere interessata al socialismo come tale. Per me è solo uno strumento. Se io trovo uno strumento che può essere più efficace di altri, lo uso.[1]
  • Se qualcosa va bene in mani private perché guastarla col bigottismo delle nazionalizzazioni?[1]
  • [Sulla guerra di liberazione bengalese] L'India sa che la guerra è una cosa malvagia, ma vi sono dei momenti in cui il non accettare una sfida di guerra significa null'altro che viltà e mancanza di adempimento dei propri doveri. Se noi avessimo consentito all'annientamento di una nazione ed alla soppressione del suo popolo, ciò sarebbe stato motivo di disonore per l'India. Se una nazione non è in grado di alzare la voce quando viene commessa altrove un'ingiustizia, essa non può pretendere di combattere l'ingiustizia in casa. Siamo pertanto orgogliosi di aver aiutato ad estinguere il genocidio che veniva consumato alle nostre porte. Se non lo avessimo fatto, non avremmo potuto vivere con onore e dignità in seno alla comunità internazionale.[2]
  • [Sulla Guerra in Afghanistan (1979-1989)] L'Unione Sovietica non poteva starsene inoperosa, senza reagire nel momento in cui ha visto in gioco i suoi interessi nazionali.[3]
  • Dai recenti colloqui avuti con il ministro degli Esteri sovietico Gromyko questi non mi ha dato l'impressione che l'intervento lo abbia reso felice. Si può dire che essi siano stati costretti ad intervenire.[3]
  • Ritengo che una delle reali ragioni della crisi sia il riavvicinamento tra la Cina e gli Stati Uniti, contro l'Unione Sovietica che si sente circondata. Cina, Stati Uniti e Pakistan hanno dato vita a una forte alleanza antisovietica.[3]
  • Ricordatevi della caduta dello Scià. Gli americani ignorano completamente la situazione nel Pakistan, un Paese dove la ribellione e le agitazioni politiche crescono.[3]
  • Il nostro scopo è di costruire una grande nazione. Noi vogliamo un'India potente.[4]
  • [Sulla guerra in Libano] Israele farebbe meglio a prestare maggiore attenzione alla crescente preoccupazione mondiale, comprese le voci di migliaia di propri cittadini che hanno compiuto dimostrazioni contrarie all'invasione.[5]
  • Sono un'anima in pena e come ogni anima che crede appassionatamente nella libertà non posso non esprimere qui l'allarme per la nuova dominazione di un colonialismo diverso e rampante. È il colonialismo che si manifesta attraverso il controllo monopolistico dei capitali, il possesso esclusivo di tecnologie superiori, delle riserve alimentari, la manipolazione delle informazioni. Non è forse giunto il tempo per meditare e agire su questa nuova dipendenza?[6]
  • I libri affascinavano Jawaharlal Nehru. Scovava le idee. Era straordinariamente sensibile alla bellezza letteraria. Nei suoi scritti, cercava di descrivere le sue motivazioni e le sue valutazioni il più meticolosamente possibile. Lo scopo non era l'autogiustificazione o la razionalizzazione, ma di dimostrare la rigidità e l'inevitabilità delle azioni e degli eventi di cui egli era un attore principale. Era un uomo luminoso e i suoi scritti rispecchiano lo splendore del suo spirito.
Books fascinated Jawaharlal Nehru. He sought out ideas. He was extraordinarily sensitive to literary beauty. In his writings he aimed at describing his motives and appraisals as meticulously as possible. The purpose was not self-justification or rationalization, but to the show the Tightness and inevitability of the actions and events in which he was a prime participant. He was a luminous man and his writings reflected the radiance of his spirit.[7]

Dall'intervista di Oriana Fallaci, febbraio 1972

in Intervista con la storia, Rizzoli, Milano, 1974.

  • Io rifiuto le chiacchiere fiorite. E i complimenti, semmai, li rivolgo dopo che il lavoro è fatto. Ma in India tale mio atteggiamento non gli è mai andato giù e quando dico: «Andiamo al dunque, svelti!», ci restano male.
  • Io non so recitare, mi mostro sempre per quella che sono, con l'umore che ho. Se sono contenta, mi mostro contenta; se sono arrabbiata, mi mostro arrabbiata. Senza preoccuparmi di come reagiscono gli altri. Quando s'è avuta una vita difficile come la mia, non ci si preoccupa di come reagiscono gli altri.
  • Io credo che si debba fare quel che ci sembra giusto. E se quel che ci sembra giusto comporta un pericolo... bene: bisogna rischiare il pericolo.
  • Voglio affermare che ci sarà amicizia tra il Bangladesh e noi. E non amicizia da una parte sola, ovvio: nessuno fa nulla per nulla, ciascuno ha qualcosa da dare e qualcosa da prendere. Se offriamo qualcosa al Bangladesh, è evidente che il Bangladesh offre qualcosa a noi. E perché il Bangladesh non dovrebbe essere in grado di mantenere le promesse fatte? Economicamente è pieno di risorse e può rimettersi in piedi. Politicamente mi sembra guidato da gente allenata.
  • Il pericolo del comunismo non esiste. Esisterebbe se ci fosse un governo di destra anziché il mio. Infatti i comunisti crebbero, in India, quando il popolo pensò che il mio partito andasse a destra.
  • [Su Richard Nixon] Io sospettavo che egli fosse molto pro-Pakistan. Anzi lo sapevo che gli americani erano sempre stati a favore del Pakistan: non tanto perché fossero a favore del Pakistan, quanto perché erano contro l'India.
  • L'America ha sempre creduto di aiutare il Pakistan. Ma, se non lo avesse aiutato, il Pakistan sarebbe stato un paese appoggiando un regime militare che nega ogni accenno di democrazia, e ciò che ha sconfitto il Pakistan è stato il suo regime militare. Quel regime appoggiato dagli americani.
  • Io non vedo perché noi e i cinesi dovremmo essere nemici. Noi non vogliamo essere loro nemici. Se essi lo vogliono, non possiamo farci nulla: ma non credo che lo vogliano veramente perché non credo che, in ultima analisi, ciò possa servigli.
  • [Sulla Guerra indo-pakistana del 1947] Non appena l'India divenne indipendente, nel 1947, il Pakistan invase il Kashmir che a quel tempo era retto da un maraja. Il maraja scappò, e il popolo del Kashmir, guidato dallo sceicco Abdullah, chiese l'aiuto indiano. Lord Mountbatten, ancora governatore generale, rispose che non avrebbe potuto fornire aiuto al Kashmir se il Pakistan non gli avesse dichiarato la guerra, e non sembrò preoccuparsi del fato che i pakistani macellassero la popolazione. Così i nostri capi decisero di firmare un documento con cui si impegnavano a entrare in guerra col Pakistan. E il Mahatma Gandhi, apostolo della non-violenza, firmò con loro. Sì, scelse la guerra. Disse che non v'era altro da fare. La guerra è inevitabile quando c'è da difendere o da difendersi.
  • Gli indiani e i pakistani sono letteralmente fratelli.
  • Oh, la Partizione impostaci dagli inglesi fu così innaturale! Servì solo a dividere le famiglie, spezzarle.
  • [Sulla Partizione dell'India] Un'assurdità pazzesca se pensa che la lotta per l'indipendenza l'avevamo condotta insieme, mussulmani e indù. Sì, anche sotto gli inglesi v'erano gruppi ostili. V'erano scontri. Ma, lo si seppe dopo, si trattava di scontri provocati da chi non aveva interesse a farci vivere insieme: in vita della Partizione.
  • Bhutto non è un uomo molto equilibrato. Quando parla, non si capisce mai quel che intende dire.
  • La stampa occidentale ha sempre sottolineato il fatto che l'India fosse nemica del Pakistan, e viceversa, che gli indù fossero contro i mussulmani, e viceversa. Non ha mai detto, ad esempio, che il mio partito combatte tale atteggiamento da quando fummo smembrati in due paesi. Da allora noi sosteniamo che le ostilità religiose sono sbagliate e assurde, che le minoranze non possono essere eliminate da un paese, che la gente di religione diversa deve vivere insieme. Ma com'è possibile che nel mondo moderno la gente si debba ammazzare per la religione?!? Son ben altri i problemi di cui dobbiamo occuparci oggigiorno.
  • Mi racconta che Bhutto sia ambizioso. Io spero che sia molto ambizioso: l'ambizione può aiutarlo a veder la realtà.
  • Cosa significa il non-allineamento? Significa che non apparteniamo a nessun blocco militare e che ci riserviamo il diritto d'essere amici di qualsiasi paese, indipendentemente dall'influenza di qualsiasi paese.
  • Senta, io non vedo il mondo come una cosa divisa tra destra e sinistra. E non me ne importa nulla di che è a destra o a sinistra o al centro. Anche se le usiamo, anche se io stessa le uso, tali espressioni hanno perso ogni significato. Non m'interessa né l'una né l'altra patente: m'interessa solo di risolvere certi problemi, di arrivare dove voglio arrivare.
  • Oggigiorno non si può più lasciarsi indottrinare: il mondo cambia così velocemente! Magari ciò che volevi vent'anni fa oggi non serve più; è superato. Guardi, per me l'unico punto che è rimasto inalterato attraverso gli anni è che in India c'è ancora tanta povertà. Gran parte del popolo non sfrutta ancora i benefici che avrebbero dovuto derivargli dall'indipendenza: e allora che serve essere liberi? Dopotutto perché volemmo diventare liberi? Mica per buttar fuori gli inglesi e basta. Su questo fummo sempre chiari: dicemmo sempre che la nostra lotta non era rivolto solo contro gli inglesi quali rappresentanti del colonialismo, era rivolta contro tutto il male che esisteva in India. Il male del sistema feudale, il male del sistema basato sulle caste, il male dell'ingiustizia economica.
  • Lo sa che, fino a ieri, i poveri mettevano al mondo i bambini con l'unico scopo di servirsene? Però come cambiare, con la forza e all'improvviso, un'abitudine millenaria? L'unico modo è pianificare, con un mezzo o l'altro, le nascite. E la sterilizzazione degli uomini è un mezzo per pianificare le nascite. Il mezzo più radicale, più sicuro. A lei sembra atroce. A me sembra che, ben usato, non sia affatto atroce: non trova nulla di male a sterilizzare un uomo che ha già messo al mondo otto o dieci bambini. Specialmente se serve a far vivere meglio quegli otto o dieci bambini.
  • Le donne, a volte esagerano: vero. Però è solo quando si esagera che gli altri ci ascoltano.
  • In India le donne non sono mai state in competizione ostile con gli uomini: perfino nel passato più lontano, ogniqualvolta una donna è emersa come un capo, magari come una regina, il popolo l'ha accettata. Come fatto normale e non eccezionale. Non dimentichiamo che in India, il simbolo della forza è una donna: la dea Shakti. Non solo: la lotta per l'indipendenza, qui, è stata condotta in uguale misura dagli uomini e dalle donne. E quando l'indipendenza è stata acquisita, nessuno se n'è dimenticato. Nel mondo occidentale, invece, non è mai successo nulla del genere: le donne hanno partecipato, sì, ma le rivoluzioni sono sempre state fatte dagli uomini e basta.
  • È un gran privilegio aver vissuto una vita difficile, e questo privilegio lo hanno avuto in molti nella mia generazione: io a volte mi chiedo se i giovani d'oggi non siano privati dei drammi che costruirono noi...
  • [Su Jawaharlal Nehru] Mio padre era un santo. Era la cosa più vicina a un santo che si possa trovare in un uomo normale. Perché era così buono. Così incredibilmente, insopportabilmente buono.
  • [Su Jawaharlal Nehru] Nel suo mestiere lo sorreggeva solo una cieca fiducia nell'India: lo preoccupava in modo così ossessionante il futuro dell'India.
  • [Su Mahatma Gandhi] Eh, sì, era un grand'uomo. Però... tra me e Gandhi non ci fu mai l'intesa che c'era tra me e mio padre. Parlava sempre di religione... Era convinto che ciò fosse giusto... Insomma, noi giovani non andavamo d'accordo con lui su molte cose.
  • La paura, ogni paura, è una perdita di tempo. Come i rimpianti.

Dal discorso sull'educazione al collegio femminile, Indraprastha, 23 novembre 1974

Riportato in Oratorio per la pace, Massimozavoli.it, 2014.

  • Un antico proverbio indiano recita: la donna è la casa e la casa è il fondamento della società. Solo se costruiamo le nostre case possiamo costruire anche la nostra nazione. Se la casa è inadeguata – per i beni materiali e le necessità o per la mancanza di un'atmosfera serena e amorevole di cui ogni bambino ha bisogno per crescere e svilupparsi – allora la nazione non può essere in armonia e una nazione senza armonia non può progredire in alcuna direzione. Ecco perché l'educazione delle donne è quasi più importante dell'educazione degli uomini.
  • Non tutto quello che è moderno è buono o completamente cattivo. Dobbiamo decidere, non una volte per tutte, ma quasi ogni settimana, ogni mese, quanto di nuovo è adatto e utile per il nostro paese e quanto di vecchio possiamo mantenere e conservare gelosamente nella nostra società.
  • Affinché l'India diventi la nazione che desideriamo, con una società moderna, razionale e saldamente fondata sugli elementi ancora validi della nostra tradizione e del nostro suolo natio, dobbiamo avere un'opinione pubblica pensante, giovani donne pensanti che non si accontentano di accettare quello che proviene da ogni parte del mondo, ma che sono disposte ad ascoltarlo, o scartarlo.
  • Nella nostra credenza popolare abbiamo considerato sporchi alcuni lavori. Per esempio pulire il letame è considerato uno di questi. Solo alcuni possono farlo, altri non devono. Ora scopriamo, però, che il letame è una risorsa assai preziosa nel mondo e molte delle economie mondiali sono in crisi perché non hanno fertilizzanti a sufficienza e, non intendo quelli chimici ma il comune letame, quello dei pozzi neri e di tutte le attività considerate sporche. Ciò dimostra quanto sia equilibrato il mondo, dove ogni cosa combina con l'altra. Tutto se pur piccolo o sporco, ha uno scopo.
  • Quello che vogliamo fare è rendere il mondo migliore e per fare ciò dobbiamo vedere i problemi dell'India nella prospettiva più ampia dei problemi che riguardano tutto il mondo.

Citazioni su Indira Gandhi

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  • Affrontava l'India di petto. Nelle campagne elettorali usava lo slogan "l'India è Indira e Indira è l'India". Il padre non avrebbe mai detto una cosa simile. Ed è forse con lei, nei suoi ultimi anni di governo, che la famiglia Nehru ha perduto l'aureola. (Bernardo Valli)
  • Come primo ministro della più popolosa democrazia esistente al mondo e come presidente del movimento dei paesi non allineati i suoi sforzi decisi per promuovere la pace, la sicurezza e lo sviluppo economico nell'Asia meridionale e in tutto il mondo serviranno costantemente a ricordarci l'impegno della signora Gandhi per difendere i valori, da lei condivisi, delle nazioni democratiche. (Ronald Reagan)
  • Ero il nipote preferito. Da bambino odiavo gli spinaci e i piselli. Ma mio padre Rajiv, suo figlio, era severo, e pretendeva che finissi tutto. Allora la nonna apriva il giornale e mi diceva: Rahul, leggi qui. Era il segnale convenuto: nascosto dal giornale, rovesciavo i piselli o gli spinaci nel suo piatto. (Rahul Gandhi)
  • Indira Gandhi rappresenta, si può dire, un sincretismo indiano alla ricerca di soluzioni spregiudicate, anche se finora deluso dalle prime esperienze. Essa guarda insieme agli esempi dell'Asia Centrale e al Giappone. (Alberto Ronchey)
  • L'India d'oggi è alla ricerca d'un leader nuovo capace di guidare il Paese verso una società da secolo ventesimo, d'imporre una tensione, di esprimere forti idee fondate sulle esperienze del mondo contemporaneo. Tale leader potrebb'essere anche una donna di gran nome di stile indù e di cervello moderno. (Alberto Ronchey)
  • La signora Gandhi si stava riavvicinando all'Occidente. Pur nell'ambito dei paesi non allineati ella stava allacciando fili sempre più saldi col mondo delle democrazie europee. (Giovanni Spadolini)
  • Avevo seguito la sua carriera politica con attenzione e ammiravo la sua perseveranza. Dopo che era stata scelta come primo ministro nel 1966, le fazioni contrastanti del congresso indiano avevano creduto di avere tra le mani un leader malleabile, al punto che l'avevano chiamata goongi goriya, la bambola stupida. Ma quella donna di seta e d'acciaio li aveva battuti in astuzia. Per rinfrancarmi cercai di conversare con lei, ma era molto chiusa. Aveva una freddezza altera e una tensione che si attenuava solo nel sorriso.
  • Era così piccola e fragile. Da dove le veniva la sua famosa implacabilità? Aveva sfidato il padre per sposare un uomo politico parsi che Nehru non approvava. Il matrimonio non era stato felice e i coniugi si erano separati. Ora tanto il padre quanto il marito erano morti. Si sentiva sola?
  • Era minuta, molto più di quanto sembrasse nelle innumerevoli fotografie che avevo visto, ma era elegantissimo, persino con l'impermeabile che portava sopra il sari, dato che il cielo minacciava pioggia. «As-Salaam O alaikum» le dissi. È il nostro saluto di pace musulmano. «Namaste... Salve» rispose la signora Gandhi con un sorriso. Io ricambiai con un sorriso a metà che mi augurai non fosse impegnativo.
  • Io l'ho sempre vista così: una scolara diligente e sgobbona, una donna priva di iniziativa e di fantasia. D'accordo: oggi è meglio di quando studiava a Oxford o prendeva appunti a Londra. Il potere le ha dato fiducia in sé stessa e niente ha più successo del successo. Ma si tratta di un successo sproporzionato ai suoi meriti: se l'India e il Pakistan diventassero paesi confederati, alla signora Gandhi io porterei via il posto senza fatica. Non temo confronti intellettuali con lei.
  • La ritengo una donna mediocre con un'intelligenza mediocre. Non c'è niente di grande in lei, è grande solo il paese che governa. Voglio dire, è quel trono che la fa sembrare alta sebbene sia piccolissima. E anche il nome che porta.
  • La signora Gandhi non ha che un sogno: prendersi l'intero subcontinente, soggiogarci. Vorrebbe una confederazione per far sparire il Pakistan dalla faccia della Terra, e per questo afferma che siamo fratelli eccetera. Non siamo fratelli. Non lo siamo mai stati.
  • Capirla era impresa inquietante. La sua personalità sfuggiva a ogni tentativo di fissarla in un colore, una forma precisa. Era troppe cose insieme, e tutte in contrasto fra loro. A molti non piaceva. E la definivano arrogante, cinica, ambiziosa, spietata. La accusavano di pressappochismo ideologico, doppiogiochismo, demagogia. A molti piaceva, invece, fino all'innamoramento. E la definivano forte, coraggiosa, generosa, geniale. La esaltavano per il buonsenso, l'equilibrio, l'onestà. Tra quelli cui non piaceva trovavi spesso uomini. Tra quelli cui piaceva, trovavi spesso donne.
  • Quando si è capo del popolo più religioso del mondo, ci vuol fegato a dire che non si crede negli dèi ma nell'Uomo.
  • Questa donna incredibile che governava su quasi mezzo miliardo di creature e che aveva addirittura vinto una guerra avversata dagli Stati Uniti e dalla Cina. Si diceva: nessuno riuscirà a cacciarla dal trono che, democraticamente, si è conquistata. Si diceva: continuerà vent'anni a essere il primo ministro dell'India e, poiché ha passato da qualche tempo la cinquantina, può restarvi tutta la vita. In fondo, era l'unica vera regina del nostro tempo.
 
Indira Gandhi con Richard Nixon nel 1971
  • È oggi una sorta di cliché il parlare dell'India come della «democrazia più popolata del mondo». In ogni caso, per quanto l'India potesse maggiormente progredire se frazionata, Nehru è riuscito ad unirla in una sola entità nazionale ed è riuscito a farlo con la democrazia. Sua figlia, invece, è ricorsa a volte a poteri dittatoriali per mantenere il potere o per riguadagnarlo. Dubito che Nehru sarebbe mai ricorso a certi "trucchi".
  • Golda Meir ed Indira Gandhi si assomigliano molto soprattutto nel modo di tenere duro sulla loro posizione nei dibattiti con interlocutori del sesso opposto. Tuttavia, dopo essermi incontrato con entrambe, rilevai una differenza fondamentale. Pur essendo entrambe donne, nel vero senso della parola, Indira Gandhi tendeva a fare della sua femminilità un'arma; cosa che mai la Meir si sarebbe sognata di fare. La signora Gandhi voleva esser trattata da donna, pur comportandosi con la spregiudicatezza di un uomo. Golda Meir, quando si comportava da "uomo", si aspettava di essere trattata di conseguenza. Non chiedeva mai un trattamento "morbido" per il fatto di essere donna, ma mai trattamento "morbido" impiegava con i suoi interlocutori.
  • La storia d'amore di Nehru con le teorie socialiste venne integralmente trasmessa a sua figlia, Indira Gandhi. Indira era stata una interessata ascoltatrice delle conversazioni tenute tra me e Nehru, durante la mia visita in India nel 1953. Anzi aveva fatto da vera e propria "padrona di casa" nel ricevere me e mia moglie. Essa si dimostrò gentile e piena di attenzioni per tutta la durata del nostro soggiorno. Ma quando la incontrai, anni dopo, io in qualità di presidente e lei in qualità di primo ministro, mi resi subito conto di avere a che fare con una vera "figlia di suo padre". Persino la sua ostilità nei confronti del Pakistan era maggiore, ove questo fosse stato possibile, di quella del padre.
  1. a b Citato in Alberto Ronchey, Indira, figlia e collaboratrice di Nehru è la più forte personalità dell'India, La Stampa, 30 luglio 1964
  2. Citato in Bhutto ha nazionalizzato le industrie più importanti, La Stampa, 3 gennaio 1972
  3. a b c d Citato in, Per Indira, Mosca doveva intervenire, La Stampa, 4 marzo 1980
  4. Citato in I «demoni» di Indira, La Stampa, 4 settembre 1980
  5. Citato in Indira Gandhi in difesa dei palestinesi, La Stampa, 10 luglio 1982
  6. Citato in Indira a Belgrado accusa i Paesi ricchi «Neo-colonialismo diverso e rampante», La Stampa, 9 giugno 1983
  7. Dall'introduzione di Jawaharlal Nehru, The discovery of India, Delhi, Oxford University Press, 1994, ISBN 0195623592

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