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Nikita Sergeevič Chruščёv

politico e militare sovietico
Chruščёv nel 1963

Nikita Sergeevič Chruščёv (1894 – 1971), politico e militare sovietico.

Citazioni di Nikita ChruščёvModifica

  • Ci interessa sapere come il culto della persona di Stalin sia andato continuamente crescendo e sia divenuto, a un dato momento, fonte di tutta una serie di gravissime deviazioni dai principi del partito, dalla democrazia del partito e dalla legalità rivoluzionaria. (dal discorso al XX Congresso del PCUS)
  • [Su Jawaharlal Nehru] Non soltanto il popolo indiano perde in lui un provato dirigente della lotta per l'indipendenza dei popoli, lo piangono tutti gli uomini progressisti, rattristati della scomparsa di una personalità che fino alle ultime ore della sua vita ha lavorato per i più alti ideali umani, per la causa della pace e del progresso.[1]
  • Gli uomini politici sono uguali dappertutto. Promettono di costruire ponti anche dove non ci sono fiumi. (dalla conferenza stampa tenuta a Glen Cove (USA) nell'ottobre 1960[2])
  • In contrasto con il periodo prebellico, la maggior parte dei paesi asiatici agiscono oggi nell'arena mondiale come Stati indipendenti o Stati che sostengono risolutamente il loro diritto di svolgere una politica estera indipendente. Le relazioni internazionali si sono estese al di là dei confini delle relazioni fra paesi abitati soprattutto da popolazioni di razza bianca incomincio ad acquistare il loro carattere di relazioni effettivamente globali.[3]
  • La guerra non è fatalmente inevitabile. Oggi esistono poderose forze sociali e politiche che hanno mezzi formidabili per impedire agli imperialisti di scatenare una guerra e, se effettivamente essi cercassero di scatenarne una, anche per dare una sonora lezione agli aggressori e frustrare i loro piani avventuristici.[4]
  • Nei suoi ultimi anni di vita Stalin era psicopatico, PSI-CO-PA-TI-CO, te lo dico io. Un pazzo sul trono. Riesci ad immaginarlo? [...] E pensi fosse facile? I nostri nervi erano tesi allo spasimo, e dovevamo bere vodka tutto il tempo. E dovevamo essere sempre sul chi vive.[5]
  • [Parlando di Stalin] Non possiamo dare in pasto al pubblico questo problema, né, soprattutto, lasciarlo alla stampa. È per questo motivo che ne parliamo qui, a porte chiuse. Non possiamo superare certi limiti. Non dobbiamo fornire munizioni e nemico, non dobbiamo lavare i nostri panni sporchi sotto i suoi occhi.[6]

Kruscev ricordaModifica

  • La politica è un giuoco, e Mao Tse-tung ha giocato nel far politica con asiatica astuzia, ricorrendo volta a volta all'adulazione, al tradimento, alla vendetta selvaggia ed all'inganno. Ci ha preso in giro per molti anni prima che scoprissimo i suoi trucchi. Talleyrand disse, una volta, che ad un diplomatico è data la parola per nascondere i pensieri. Lo stesso vale per un politico, e Mao Tse-tung è sempre stato un maestro nel dissimulare i suoi veri pensieri ed intenzioni. (p. 494)
  • Trovai del tutto incredibile che Mao potesse liquidare l'imperialismo americano come una tigre di carta quando, in effetti, esso è un pericoloso animale predatore. (p. 500)

Citazioni su Nikita ChruščёvModifica

  • Chruščёv era senza dubbio un reazionario, è riuscito a infiltrarsi nel Partito. Sicuramente non credeva in alcun genere di comunismo. (Vjačeslav Michajlovič Molotov)
  • Disorganizzazione, fallimento dei piani agricoli, scacchi diplomatici, ed in più una profonda impreparazione accompagnata da una grande stima di sé: si sentiva che aveva imparato a leggere solo a vent'anni. (Enzo Biagi)
  • È più pericoloso di Mao Tse-dun perché è più furbo. (Trần Lệ Xuân)
  • Kruscev era rozzo e maleducato, d'intelligenza pronta e con un senso dell'umorismo di grandissimo effetto. (Richard Nixon)
  • Kruscev era un emotivo, e se la prendeva perché i suoi sforzi sinceri e le sue proposte specifiche per il miglioramento della situazione internazionale urtavano contro un muro d'incomprensione e di resistenza. (Michail Gorbačëv)
  • Il decennio che vide Nikita Sergeevič Cruščev a capo del partito e dello Stato fu soltanto un interregno, una parentesi. Non si può parlare di una «èra crusceviana» da contrapporre all'èra staliniana, e non soltanto perché il suo governo durò un terzo di quello di Stalin e il suo potere non arrivò nemmeno a tanto. Il cruscevismo non ha rappresentato alcuna grande idea (o politica) positiva sua propria. (Isaac Deutscher)
  • La prepotenza di Krusciov fu una delle ragioni principali per il suo allontanamento dal Comitato Centrale nel 1964. (Grover Furr)
  • Nikita Kruscev era un interlocutore difficile, talvolta assai duro e sempre molto ostinato. Ciò nonostante, il suo lato contadino, la sua furbizia mista a bonarietà, lo rendevano simpatico. (Mohammad Reza Pahlavi)
  • Sempre a fare lo smargiasso, a urlare, a puntare il dito contro gli ambasciatori, a bere... E sempre pronto ad arrendersi agli americani. Ha fatto tanto male all'Asia, Krusciov. (Zulfiqar Ali Bhutto)
  • Una delle tattiche preferite dai russi è la fanfaronata. Anche quando erano immensamente inferiori a noi come potenza, Nikita Kruscev voleva snocciolare le sue minacce nucleari sperando di infondere nell'Occidente la paura della forza sovietica. I nostri capi di allora non si lasciarono ingannare; sapevano che Kruscev non aveva intenzione di commettere un suicidio nazionale, ma l'opinione pubblica fu fortemente scossa. (Richard Nixon)

Enver HoxhaModifica

  • Krusciov ed i suoi complici adottarono un atteggiamento ipocrita davanti al feretro di Stalin, affrettandosi a terminare la cerimonia funebre e a chiudersi di nuovo al Cremlino, al fine di proseguire il processo di spartizione e di ripartizione delle cariche.
  • Krusciov era al corrente delle nostre riserve riguardo al 20° Congresso e alla politica da lui seguita con i titisti, con l’imperialismo ecc., ma la sua tattica consisteva nel non affrettarsi ad acutizzare la situazione con noi, albanesi. Egli sperava di trarre profitto dall’amicizia che noi nutrivamo per l’Unione Sovietica, per impadronirsi della fortezza albanese dall’interno e metterci nel sacco con sorrisi e minacce, con alcuni crediti, del resto assai ridotti, ed anche con pressioni e blocchi.
  • Parlava ad alta voce, gesticolando con le mani e la testa, muovendo gli occhi da tutte le parti senza fissarli mai su un punto; ogni tanto s’interrompeva, rivolgeva domande e poi, spesso senza aspettare la risposta, continuava a parlare saltando di palo in frasca.
  • Uno dei principali indirizzi della strategia e della tattica di Krusciov consisteva nell’impadronirsi completamente del potere politico e ideologico all’interno dell’Unione Sovietica, e nel mettere al suo servizio l’esercito sovietico e gli organi di Sicurezza dello Stato.
  • Voi compagno Krusciov, avete levato la mano contro il nostro piccolo popolo e il suo Partito, ma noi siamo convinti che il popolo sovietico che ha versato il proprio sangue anche per la libertà del nostro popolo, che il grande Partito di Lenin, non approveranno questo vostro modo di agire.

Robert ServiceModifica

 
Chruščёv sulla copertina di Time
  • Assaporò la grandezza dell'autorità suprema dalla metà degli anni cinquanta ed era deliziato quando suo nipote gli chiedeva: «Nonno, chi sei? Lo zar?». Gli piacevano anche la vodka e le barzellette volgari e scoppiava in rozzi scatti d'ira. Un segretario del partito più attento non avrebbe detto ai politici occidentali: «Vi seppelliremo!». E nessun leader sovietico del 1960 avrebbe battuto una scarpa sul proprio banco alle Nazioni Unite per interrompere un discorso del primo ministro Harold Macmillan. Durante il suo periodo al potere, si divertiva moltissimo. Adorava i regali e riceveva scienziati nella sua dacia. Pur non essendo mai stato un grande lettore, chiedeva ad autori famosi di leggergli le loro opere ad alta voce. Si riteneva un pensatore con inclinazioni pratiche.
  • Aveva una personalità eccentrica e autoritario. Eppure le sue parziali riforme dell'ordine sovietico erano probabilmente il massimo che i suoi stretti collaboratori e il resto dei gruppi dirigenti avrebbero allora tollerato. I sostenitori dell'ordine esistente erano troppo potenti, abili e sicuri per qualsiasi altra trasformazione più radicale.
  • Era un leader complesso. Era al tempo stesso stalinista e antistalinista, un comunista convinto e un cinico, un pusillanime dedito all'autoincensamento e uno scontroso filantropo, un guastafeste e un pacificatore, un collega stimolante e un fastidioso tiranno, un uomo di Stato e un politico privo di spessore intellettuale. Le sue contraddizioni erano il risultato di una personalità straordinaria e di una vita di esperienze fuori dal comune.
    Eppure si deve anche riconoscere che le sue eccentricità erano anche dovute alle enormi e conflittuali pressioni su di lui. Contrariamente ai suoi successori, voleva cercare una risposta con soluzioni a lungo termine. Ma le soluzioni tentate non bastavano a rinnovare il tipo di Stato e di società che aveva abbracciato. Le riforme erano attese da lungo tempo. I suoi successi politici, economici e culturali erano un grande miglioramento rispetto a Stalin. Ma non rispondevano più alle necessità del paese.
  • I suoi colleghi notarono il paradosso che il politico che denunciava il culto dell'individuo fosse all'incessante ricerca di prestigio personale. Non passava giorno senza che la sua foto apparisse sui giornali.
  • Questo fautore del comunismo in realtà non avrebbe mai accettato l'egualitarismo comunista ed era così abituato ai lussi della sua carica che era incapace di riconoscere la propria ipocrisia.

NoteModifica

  1. Da Kruscev alla tv dice: «È morto un amico», La Stampa, 28 maggio 1964
  2. Citato in Roberto Gervaso, Peste e corna.
  3. Citato in Ennio Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri, Editori Laterza, Roma, 2008, pp. 1000-1001. ISBN 978-88-420-8734-2
  4. Citato in Ennio Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri, Editori Laterza, Roma, 2008, p. 816. ISBN 978-88-420-8734-2
  5. Citato in Taubman, Khrushchev; citato in Andrea Graziosi, L'Unione Sovietica in 209 citazioni, Ed. Il Mulino, Bologna, 2006, ISBN 88-15-11282-0
  6. Citato in Ennio Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri, Editori Laterza, Roma, 2008, p. 852. ISBN 978-88-420-8734-2

BibliografiaModifica

  • Nikita S. Kruscev, Kruscev ricorda, a cura di Strobe Talbott, traduzione a cura di P. Marcogliano, M. Orsi e L. Vezzoli, Sugar editore, 1970

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