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Ramin Bahrami

pianista iraniano
Bahrami nel 2016

Ramin Bahrami (1976 – vivente), pianista iraniano.

Citazioni di Ramin BahramiModifica

Intervista di Pierachille Dolfini, Così il mio Iran dovrebbe imparare da Bach, in Avvenire, 7 agosto 2009.
  • L'Iran, la mia patria, dovrebbe imparare da Bach, grande maestro di democrazia.
  • Occorre essere fino in fondo cristiani, musulmani, ebrei e dare un significato concreto alla parola solidarietà.
  • La fede come la cultura è una delle poche ancore di salvezza in un mondo ormai in frantumi.
  • Suonare il pianoforte non è una sfida a videogame, non deve diventare un esercizio ginnico dove si fa a gara per vedere chi è il più bravo.
  • Un musicista che sale su un palco per far vedere cosa è capace di fare (e le assicuro che oggi sono in molti) ha perso di vista la propria missione, quella, cioè di trasmettere alle generazioni di oggi i valori che i giganti della musica hanno messo nelle loro partiture.
  • Il fatto che ci sia in giro molta musica potrebbe far sì che un domani negli ascensori degli alberghi, nei bar, in metropolitana ci siano Mozart o Beethoven invece di certe pessime melodie che si ascoltano troppo spesso oggi.

Conversazione con Francesco de Leo

da Francesco de Leo, L'ultimo scià d'Iran, Guerino e Associati, 2019, pp. 75-80, ISBN 978-88-6250-738-7

  • La civiltà persiana è tra le più antiche dell'universo. È la cultura della Persia che mi ha insegnato il dialogo, la conciliazione con il resto del mondo.
  • Non tutti gli occidentali sanno che il nome Iran - che significa 'il paese degli Arya', degli ariani, una popolazione nomade che cavalcava le steppe dell'Asia centrale nel 4.000 a.C. - è ancora più antico della Persia. Iran è un nome di cui andare veramente orgogliosi, perché in questo nome c'è la nostra vicinanza al mondo illuminato e avanzato che è l'Europa. Gli iraniani sono in realtà molto simbiotici e vicini alla cultura occidentale. Purtroppo nel corso della storia, soprattutto durante la Seconda guerra mondiale, questo nome è stato utilizzato per giustificare barbarie che nulla c'entravano con l'Iran.
  • Nel momento in cui mettevi piede sul suolo persiano e rispettavi le sue leggi diventavi automaticamente cittadino persiano e rispettato con tutti i diritti in uso. La Persia ha insegnato per millenni l'amicizia, la pace, il dialogo ed era l'unico impero del passato a non credere negli dei, ma già, grazie a Zarathustra, nel principio del bene e del male.
  • Non c'erano schiavi, il Re aveva una funzione di lealtà, di giustizia, era garante dell'andamento armonico delle regole vigenti nella società e del fatto che non venissero attuate delle ingiustizie nell'Impero. Per questo l'Impero persiano è importante.
  • [Sulla dinastia Pahlavi] È stata una dinastia lungimirante, che amava l'Iran e che lo stava portando allo sviluppo economico e sociale più importante. L'Iran all'epoca era definito il giardino del Medio Oriente, la Svizzera del Medio Oriente.
  • Certamente, come tutti i sovrani, anche Mohammad Reza Pahlavi può aver commesso degli errori, ma l'uomo che è senza difetti e peccati me lo faccia sapere. Non possiamo non riconoscere le virtù di un uomo capace di dialogare e di far fiorire l'economia.
  • [Su Reza Shah Pahlavi] Era un grande uomo. Portò le autostrade in Iran, sosteneva che le donne non dovessero essere sottomesse ai dogmi islamici, vietò l'uso dell'hijab. Diceva: 'la donna deve ritornare alla dignità persiana, non siamo arabi, non possiamo imbavagliare le donne'.
  • Guardando indietro e riflettendo sul fatto che l'Occidente fece di tutto per far andare via lo Scià - soprattutto per sporchi interessi economici - penso che allora avessimo davvero tutto e non lo abbiamo capito. Per quel 5% di errori e di sbagli di cui è stato accusato, è stata cancellata un'epoca florida e condannato un popolo.

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