Ramin Bahrami

pianista iraniano

Ramin Bahrami (1976 – vivente), pianista iraniano.

Bahrami nel 2016

Citazioni di Ramin BahramiModifica

  • [Rosalyn Tureck ad Imola, nel corso di un ciclo di lezioni] [...] si mise al pianoforte e suonò in maniera inarrivabile il Preludio e fuga in mi bemolle minore dal primo volume del Clavicembalo ben temperato. Io mi sentii quasi levitare: quella era la sonorità più bella, più rotonda, più assoluta che io avessi mai ascoltato e che da allora non ho mai più risentito.
    Rosalyn, come ho già ricordato, diceva di essere caduta letteralmente in trance ascoltando la Fuga in la minore del Clavicembalo ben temperato eseguita da Olga Samarov. Io credo che si convincesse di essere entrata in comunicazione con lo spirito di Bach, ma devo dire che nella sua interpretazione di quel giorno, lei era davvero Johan Sebastian. Quando suonava la sua musica, diventava Bach, lo esaltava, senza deformarlo, con invenzioni, interpretazioni, variazioni infinite.[1]
Intervista di Pierachille Dolfini, Così il mio Iran dovrebbe imparare da Bach, in Avvenire, 7 agosto 2009.
  • L'Iran, la mia patria, dovrebbe imparare da Bach, grande maestro di democrazia.
  • Occorre essere fino in fondo cristiani, musulmani, ebrei e dare un significato concreto alla parola solidarietà.
  • La fede come la cultura è una delle poche ancore di salvezza in un mondo ormai in frantumi.
  • Suonare il pianoforte non è una sfida a videogame, non deve diventare un esercizio ginnico dove si fa a gara per vedere chi è il più bravo.
  • Un musicista che sale su un palco per far vedere cosa è capace di fare (e le assicuro che oggi sono in molti) ha perso di vista la propria missione, quella, cioè di trasmettere alle generazioni di oggi i valori che i giganti della musica hanno messo nelle loro partiture.
  • Il fatto che ci sia in giro molta musica potrebbe far sì che un domani negli ascensori degli alberghi, nei bar, in metropolitana ci siano Mozart o Beethoven invece di certe pessime melodie che si ascoltano troppo spesso oggi.

Conversazione con Francesco de Leo

da Francesco de Leo, L'ultimo scià d'Iran, Guerino e Associati, 2019, pp. 75-80, ISBN 978-88-6250-738-7

  • La civiltà persiana è tra le più antiche dell'universo. È la cultura della Persia che mi ha insegnato il dialogo, la conciliazione con il resto del mondo.
  • Non tutti gli occidentali sanno che il nome Iran - che significa 'il paese degli Arya', degli ariani, una popolazione nomade che cavalcava le steppe dell'Asia centrale nel 4.000 a.C. - è ancora più antico della Persia. Iran è un nome di cui andare veramente orgogliosi, perché in questo nome c'è la nostra vicinanza al mondo illuminato e avanzato che è l'Europa. Gli iraniani sono in realtà molto simbiotici e vicini alla cultura occidentale. Purtroppo nel corso della storia, soprattutto durante la Seconda guerra mondiale, questo nome è stato utilizzato per giustificare barbarie che nulla c'entravano con l'Iran.
  • Nel momento in cui mettevi piede sul suolo persiano e rispettavi le sue leggi diventavi automaticamente cittadino persiano e rispettato con tutti i diritti in uso. La Persia ha insegnato per millenni l'amicizia, la pace, il dialogo ed era l'unico impero del passato a non credere negli dei, ma già, grazie a Zarathustra, nel principio del bene e del male.
  • Non c'erano schiavi, il Re aveva una funzione di lealtà, di giustizia, era garante dell'andamento armonico delle regole vigenti nella società e del fatto che non venissero attuate delle ingiustizie nell'Impero. Per questo l'Impero persiano è importante.
  • [Sulla dinastia Pahlavi] È stata una dinastia lungimirante, che amava l'Iran e che lo stava portando allo sviluppo economico e sociale più importante. L'Iran all'epoca era definito il giardino del Medio Oriente, la Svizzera del Medio Oriente.
  • Certamente, come tutti i sovrani, anche Mohammad Reza Pahlavi può aver commesso degli errori, ma l'uomo che è senza difetti e peccati me lo faccia sapere. Non possiamo non riconoscere le virtù di un uomo capace di dialogare e di far fiorire l'economia.
  • [Su Reza Shah Pahlavi] Era un grande uomo. Portò le autostrade in Iran, sosteneva che le donne non dovessero essere sottomesse ai dogmi islamici, vietò l'uso dell'hijab. Diceva: 'la donna deve ritornare alla dignità persiana, non siamo arabi, non possiamo imbavagliare le donne'.
  • Guardando indietro e riflettendo sul fatto che l'Occidente fece di tutto per far andare via lo Scià - soprattutto per sporchi interessi economici - penso che allora avessimo davvero tutto e non lo abbiamo capito. Per quel 5% di errori e di sbagli di cui è stato accusato, è stata cancellata un'epoca florida e condannato un popolo.

NoteModifica

  1. Da Come Bach mi ha salvato la vita, Mondadori, Milano, 2012, p. 172.

Altri progettiModifica