Sergio Chiamparino

politico italiano (1948-)

Sergio Chiamparino (1948 – vivente), politico italiano.

Sergio Chiamparino

Citazioni di Sergio Chiamparino

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  • Facciamo parte di un sistema politico investito da uno scontento radicale, e un voto per noi ha senso solo se riusciamo a dimostrare che questo sistema e riformabile anche dal suo interno.[1]
  • Voler rivendicare Gramsci con manifestazioni di partito è da museo del soviet supremo. Siamo agli antipodi di un rapporto laico tra cultura e politica. Del grande pensatore si sono appropriati tutti, ma santificarlo è un modo per immiserirlo.[2]
  • [Su Tangentopoli] Sta emergendo un intreccio perverso tra economia e politica, che mette a rischio la stessa democrazia. Di fronte a questo pericolo la nostra diversità politica non può essere solo proclamata, ma praticata e dimostrata nel comportamenti.[3]
  • Questi presidenti mossi non più da passione sportiva ma da interesse imprenditoriale stanno rovinando il calcio.[4]
  • Non abbiamo mai fatto riunioni di partito su nomine alle Usl, sono pronto a dirlo al giudice e in qualsiasi occasione pubblica. Semmai noi chiediamo che venga cambiata radicalmente la loro struttura e che gli amministratori siano nominati su concorsi regionali per titoli.[5]
  • [Su Torino] Qui c'è preoccupazione per il futuro della città, preoccupazione per il lavoro, preoccupazione per la criminalità che ha preso in mano interi pezzi della metropoli. È una città che si degrada sempre di più, sempre più sporca… [...] Non direi che c'è rassagnazione, nonostante tutto. Ci sono alcuni piccoli segnali da cogliere: bene o male la società civile comincia a muoversi, nel mondo dell'impresa noto una certa volontà di rinnovamento, di superare certi atteggiamenti del passato.[6]
  • La caduta di Amato accentuerebbe la spirale da Repubblica di Weimar nella quale si sta avviluppando l'Italia.[7]
  • [Su Mani pulite] Il Pci prima, il Pds poi non hanno mai partecipato al sistema spartitorio dei partiti di governo. Ma questo non basta più a spiegare ciò che sta avvenendo. Forse non abbiamo saputo sottrarci del tutto al patto consociativo. La responsabilità politica collettiva riguarda tutti i dirigenti di quegli anni.[8]
  • [Dopo la vittoria di Valentino Castellani come sindaco di Torino] Ero come un giocatore di poker che ha un tris d'assi e gioca tutta la posta, anzi tutto quello che ha, sperando di beccare il quarto asso. In realtà io a poker gioco malissimo. Ma su questa scommessa politica ho puntato proprio tutto.[9]
  • Il Pds ha senso se rapppesenta i ceti popolari, e tuttavia questa rappresentanza va conquistata svuotando il serbatoio di Rifondazione su una proposta di governo, non rincorrendola sul terreno della protesta e della marginalità.[10]
  • La crisi economica è anche crisi di un management esangue, domestico, abituato alle provvidenze interne e che esclude sistematicamente dalla direzione aziendale il soggetto lavoro. Occorre internazionalizzare il capitale: apriamo le frontiere entro i prossimi 2-3 anni alle grandi corporation americane e giapponesi, offriamo loro possibilità di sviluppo compatibili con il territorio e le risorse.[11]
  • Una sinistra possibile non può che passare attraverso gli obiettivi strategici della ridistribuzione dei redditi nel modo più equo possibile e della riduzione dell'orario di lavoro.[12]
  • [Su Torino e la Fiat] I problemi sono due: il primo riguarda la città, non solo il collegio elettorale o il quartiere di Mirafiori, ed è quello di essere sempre meno dipendente dalla Fiat. Il secondo coinvolge l'azienda e la sua capacità di trasformare gradualmente, cioè senza drastici ridimensionamenti occupazionali, la sua struttura per puntare verso produzioni che abbiano un alto valore economico aggiunto.[13]
  • Ci vogliono facce nuove e neanche la mia lo è più. Sul viale del tramonto, io sono una foglia rimasta ancora appesa all'albero e aspetto la prossima folata di vento, che presto arriverà.[14]
  • Vogliamo aprire un dialogo sul federalismo in vista delle prossime elezioni regionali. La Lega ha costruito le sue vittorie su questo campo, bene, noi abbiamo recepito molti dei loro programmi, vediamo se ci sono spazi nuovi di intesa.[15]
  • La linea super veloce può passare accanto all'attuale con una galleria in Alta Val Susa: Questi i progetti della Stef e dei francesi. Per Torino serve un corridoio in Val Susa. Però dobbiamo dialogare con le comunità locali e la Regione.[16]
  • [Riteniamo che] la legge 194 non debba essere né abolita né cambiata, ma applicata.[17]
  • [Qual è la discriminante tra destra e sinistra?] C'è, ed è emersa chiara quando abbiamo parlato del profitto: per Forza Italia, come ha spiegato Burzi, è l'unica molla per lo sviluppo.[18]
  • Nessuno mette in discussione il potere autonomo della magistratura, ma questo potere non può e non deve prestarsi alla strumentalizzazione politica.[19]
  • [Sulla Lega Nord] Se intende contarsi alle regionali per poi contrattare un eventuale ritorno nel Polo di Berlusconi alle politiche, proceda così. Ma se, come credo, punta a risultati elettorali seri, dovrebbe sapere che le regionali non sono uguali alle gare di biliardo in trattoria, nelle quali i "califfi" aspettano i gonzi al varco perdendo la prima partita. Qui la competizione è unica, chi vince adesso, vince anche dopo per il governo del Paese.[20]
  • Alessandro hai detto: "Per ora rimango di destra". Io mi sono allarmato. Volevo avvisarti, noi non ti prendiamo più indietro.[21]
  • Chissà, se avessi girato di più nel quartiere e avessi fatto meno convegni forse avrei vinto.[21]
  • [Su Silvio Berlusconi] Lo chiamo sponsor forse perché le sue continue apparizioni in tv me lo fanno pensare come un venditore di saponette.[21]
  • [Commentando la sconfitta alle regionali in Piemonte] [Abbiamo imparato] che dovremo dare maggior visibilità a questo centro-sinistra, che dovremo collegarci con la Lega e che con Rifondazione potremmo al massimo fare accordi tattici, intese elettorali.[22]
  • Noi puntiamo ad un rapporto simmetrico con Lega e Rifondazione. All'apparentamento, però, preferiamo un accordo politico su alcuni punti programmatici.[23]
  • [Sui referendum abrogativi sulle televisioni] Servono quattro sì per riuscire a portare a termine una riforma del sistema radiotelevisivo improntata ad una vera matrice liberale, tesa a favorire la massima concorrenza. Massima concorrenza, vuol dire più proprietà televisive ma significa anche la creazione di una cornice di regole certe.[24]
  • La Rai si deve aprire alla partecipazione di soci privati proprio per arrivare ad un sistema concorrenziale ma è indispensabile che mantenga comunque una componente di servizio pubblico.[24]
  • Da tempo proponiamo il federalismo fiscale. Così chi deciderà di non pagare le tasse, alla fine non avrà le risorse per amministrarsi.[25]
  • [Sulla ferrovia Torino-Lione] È necessario che le comunità della Val Susa siano coinvolte nelle scelte dei progetti anche perché esistono progetti alternativi al mega-tunnel, e cioè interventi misti con gallerie in altri punti.[26]
  • L'Ulivo è più che mai necessario soprattutto se si va verso una fase costituente. Però il centro-sinistra deve concretizzarsi come soggetto politico. La Quercia è pronta a cedere sovranità a condizione che ci sia qualcuno che la voglia acquisire.[27]
  • [Sulla lettera di dimissioni dal Pds di Giorgio Cremaschi] Cremaschi poteva mandarla uno, due, tre anni fa. Mi dispiace che se ne sia andato, ma veniva alle riunioni e ci spiegava quanto era bella Rifondazione[28]
  • [Su Valerio Zanone] Posso solo dire che nel passato abbiamo votato persone ben peggiori di lui.[29]
  • Prima di arrivare alla creazione del partito democratico serve un passaggio intermedio in cui le tre gambe della coalizione, i cattolici, i verdi e la sinistra, consolidino meglio le loro identità. Per noi questo vuol dire misurarsi meglio con il malessere sociale evidente al Nord soprattutto nelle periferie urbane e tra i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi.[30]
  • Sono perplesso ogni volta che normali cittadini vengono impiegati in attività di ordine pubblico, anche se solo per segnalare situazioni a rischio. Naturalmente sono convinto che i cittadini debbano essere coinvolti nella vita delle città e nel tentativo di soluzione dei problemi.[31]
  • È innegabile che ci sia un problema di efficienza della pubblica amministrazione e sta nello scarto tra tempi delle decisioni politiche e loro traduzione in atti amministrativi. Detto questo non è con i licenziamenti o con la privatizzazione che si risolve il problema della riforma e della rottura del complesso burocratico-amministrativo.[32]
  • La tendenza del futuro è in un diverso rapporto tra eletti e partito. Immagino una struttura a rete dove gli eletti scelgono i propri rappresentanti ai congressi di partito in base ad opzioni politiche.[33]
  • [Sul Pds] Mi pare che nel partito ci sia la tendenza a non parlare del problema immigrazione, in un certo senso a rimuoverlo.[34]
  • Sono stato eletto a Porta Palazzo ed abito in piazza Vittorio, in entrambi i casi ho visto e vedo quotidianamente chi spaccia droga. Quindi non mi stupisco, soprattutto da quanto emerge in una realtà come quella di Collegno, dove la presenza di albanesi e nomadi è consistente.[34]
  • Come rappresentante della sinistra non mi riconosco in certi atteggiamenti di solidarietà agli squatter. Non posso sentirmi vicino a certa gente che sfila con il passamontagna abbassato.[35]
  • Tutti sono d'accordo ad invocare il rigore contro gli immigrati clandestini, un po' meno quando si tratta di adottare misure concrete per arginare il fenomeno.[36]
  • [Su Raffaele Costa] Continua a negare il pomeriggio ciò che afferma il mattino.[36]
  • [Su Torino] Qui è difficile assorbire gli elementi di diversità, di movimento sociale; cosa che, invece, altrove accade più facilmente. Inoltre c'è la crisi della città, della sua identità, della sua situazione economica con molti che si sentono insidiati dai nuovi arrivati.[37]
  • Quando il comunismo era un modello ideologico che reggeva, c'era una coerenza interna che ti impediva di vezzeggiare con certi gruppi. Insomma, non ammiccavi a chi tirava le molotov, come fa oggi Rifondazione.[38]
  • Torino sta ricostruendo il proprio ruolo nella normalità, non più capitale dell'industria e del lavoro, come tante altre città italiane ed europee.[39]
  • Vi sono in Italia regioni che hanno bisogno di un forte riferimento centrale e regioni che invece hanno possibilità e volontà di autodeterminarsi in particolare sul piano della modernizzazione sociale, infrastrutturale e amministrativa.[39]
  • È da 20 anni che Torino ha perso la sua identità: colpa di chi governa se negli ultimi 10 non si è riusciti a crearne una nuova. La sinistra non può abdicare al proprio ruolo. E D'Alema non può pensare di risolvere tutto con una politica di tagli alla spesa sociale. Soprattutto a Torino, dove troppo presto s'è parlato di Tecnocity e di un terziario che avrebbe dovuto sostituire il lavoro dipendente.[40]
  • Quando una comunità si sente assediata, quando si sente minoranza sul territorio, non basta scrollare le spalle e dire che si tratta di razzismo. Bisogna trovare il difficile equilibrio fra le esigenze delle comunità nuove degli immigrati e le difficoltà che affrontano le vecchie comunità. Non è un problema che si puoò lasciare alla destra.[41]
  • Non so se sia giusto dire che An e la Lega sono partiti incompatibili con la democrazia: non mi sembra che possano rappresentare un pericolo nel senso di un vulnus agli apparati formali della democrazia italiana. Ma il fatto che non abbiano alle spalle una solida tradizione democratica, come dice il professor Bobbio, può tradursi in una loro difficoltà di fronte ai complessi processi di internazionalizzazione dell'economia e della società, che ci attendono nei prossimi vent'anni, a cominciare dalla realizzazione dell'Unione Europea.[42]
  • Soprattutto la Lega, ma anche An, sono forze ancorate ai localismi, interessate ai particolarismi: perciò possono essere un freno alla capacità di governare i processi di mondializzazione. Basta una domanda: se avessimo avuto loro al governo, invece di Prodi, si sarebbe raggiunto l'ingresso in Europa?[42]
  • Forza Italia ha un'indubbia potenza economica ma è innegabile la grande capacità organizzativa e il suo radicamento non nella borghesia, che sembra ben disposta ad un dialogo con noi, quanto nei quartieri popolari e nelle periferie dove può far presa il suo populismo.[43]
  • [Alla domanda "Come hai fatto a diventare comunista?"] In senso ideologico non lo sono mai stato. Nel 1968 mi iscrissi al psiup, poi al pci, aderendo ad una formazione politica di sinistra che consideravo forte.[44]
  • Torino s’è guadagnata una dimensione internazionale. Anche l’accordo Fiat-Gm è servito in questo senso. Torino è tornato ad essere il centro di una regione.[45]
  • [Sui centri sociali] Perché alcuni centri sono ricchi di fermenti positivi, ospitano giovani che esprimono creatività in vari settori, dalla musica all'arte. A costoro voglio continuare ad assicurare spazi di aggregazione dove possano manifestare liberamente le loro soggettività. Non ci deve essere, né daremo, invece, alcuno spazio a quei soggetti o gruppi organizzati che si dovessero porre al di fuori della legalità. Contro costoro non c'è altra strada che prevenire e reprimere, parola che non ho paura di usare.[46]
  • Rosso spiega che se Torino fosse un'azienda ne comprerebbe le azioni dimostrando una concezione immobiliarista della città.[47]
  • Ma sì, sono abbastanza un torinese-tipo. [...] Essere un po' sottotono, un po' schivo. Ma con l'understatement accetti le sfide più impegnative. È uno stile da montanari. Parli poco, passo passo arrivi in cima.[48]
  • [Su Roberto Rosso] L'importante non è il luogo di nascita. L'importante è aver vissuto la città, esserci radicati. Il mio avversario mi pare radicato solo in Berlusconi. Mi dà l'impressione di fare perfino violenza alla sua personalità, per assomigliare a Berlusconi.[48]
  • Io amo molto gli Stati Uniti. Nel 1975 sono stato il primo dirigente comunista invitato là, per tre settimane. Sono anche sceriffo onorario... [...] Ho la pergamena a casa. Sceriffo onorario della contea di Jefferson, nel Kentucky.[49]
  • Mi criticano tutti perché non ho sorriso molto durante la campagna elettorale, ma evidentemente, visto che mi hanno votato in tanti, questo comportamento è stato apprezzato.[50]
  • La sinistra europea credo sia quella dei Blair, dei Jospin, dei Fisher, non i Black Bloc.[51]
  • [A seguito degli attentati dell'11 settembre] In questa città abbiamo visto altre forme di terrorismo, ma l'obiettivo era identico: costringere le gente a restare chiusa in casa, ad aver paura. Ecco, dobbiamo uscire, continuare a fare la vita di tutti i giorni perche' altrimenti significa cedere al terrorismo.[52]
  • Voglio sviluppare il dialogo con quelle parti di comunità islamica non fondamentalista, quelli che tengono distinta religione e politica. E, viceversa, chiuderlo con gli altri.[53]
  • A volte mi sembra che ci sia quasi il timore di vedere le cose che vanno bene, come se ci fosse una cultura della crisi introiettata da alcune dimensioni politico-sindacali.[54]
  • [Sul trasferimento della sede di Telecom da Torino a Milano] Mentre il governo sceglie Torino quale luogo di investimenti strategici nel settore tecnologico, mentre un colosso come Motorola si insedia proprio qui, la Telecom vuole andare nella direzione opposta. Il trasferimento della sede legale ha anche una forte valenza simbolica, e sembra purtroppo frutto di una logica a foglia di carciofo.[55]
  • Io non avrei partecipato al corteo dei No-Global. Sarei andato con Fassino dai nostri soldati ma quello che lascia sconcertati è il fatto dell'eterna indecisione del nostro gruppo dirigente. Prima l'apertura alla marcia pro-Usa. Poi la chiusura netta. Fassino che va a Taranto e D'Alema che va in gita. Cesare Salvi che rilascia interviste dietro i cartelli con la scritta No war.[56]
  • Cinquant'anni di pace in Italia e in Europa hanno fatto dimenticare a tutti, anche alla sinistra, i conflitti. C'è un rifiuto assoluto della guerra. Dopo l'11 settembre, ma forse anche da prima, la situazione è cambiata. La sinistra non può, come nel passato, nascondersi dietro il semplice rifiuto della guerra.[56]
  • [Sui Ds] Il partito ha bisogno di un gruppo dirigente nuovo, che non rifletta più chi ha gestito la crisi del Pci.[57]
  • C'è una parte, e sottolineo una parte, di intellettuali che sembra vivere fuori dal mondo, e guarda solo al suo nobile orticello.[58]
  • [...] la sinistra non può non essere per la globalizzazione. Intanto perché la realtà dice che i Paesi più poveri sono quelli meno globalizzati. Sarà banale ma, a parere mio, decisivo. Nessun rilancio né tantomeno nessuna rifondazione della sinistra può nemmeno iniziare se non si sceglie fin dall'inizio, partendo dalla realtà, la strada giusta. Quindi, più globalizzazione, governata naturalmente o, come si dice adesso, new global, non in ogni caso no global.[59]
  • [...] chiudere Torino alle auto sistematicamente lo considero un attentato alla libertà individuale. Il diritto alla mobilità coincide con il diritto alla libertà. E questa equazione è ancor più valida se applicata alle fasce deboli. Il ricco, per capirci, può prendere il taxi, il povero o sceglie il tram oppure sta a casa.[60]
  • Dal mio osservatorio di sindaco, in questi pochi mesi, ho visto un paese che non è quello disegnato da Berlusconi, ma nemmeno quello dei circuiti mediatici più o meno colorati di Porto Alegre. È piuttosto un mosaico di tanti problemi, sovente diversi da quelli che il nostro clichè ideologico vorrebbe che fossero.[61]
  • Perché hanno colpito proprio Marco Biagi? Chi rappresentava? Si colpiscono i moderati, come già fu per Tarantelli e D'Antona, persone che, a prescindere dal campo in cui si collocavano - e tra l'altro vi si collocavano non per scelta di appartenenza politica ma per convinzione progettuale e professionale -, esercitavano una funzione di moderazione e lavoravano facendo prevalere all'interno degli schieramenti la ricerca del dialogo e del confronto. Marco Biagi, come si può comprendere ascoltando l'ultima intervista che ha rilasciato, si sforzava di trovare delle ipotesi che permettessero di mantenere il dialogo con i sindacati, così come lo stesso D'Antona, a sua volta, si era impegnato a dare impulso alla riforma del mercato del lavoro.[62]
  • Conflitto e democrazia sono indivisibili. Il terrorismo vuole spezzare la possibilità di mantenere, anche nei momenti di maggiore asprezza del conflitto, quella coesione di fondo che rappresenta le vera differenza tra i sistemi democratici e i sistemi autoritari.[62]
  • [Sulla vita privata da sindaco] Si finisce per non averla più. Sono andato al cinema con mia moglie, l'altra settimana, a vedere No man's land. Anche lì ho trovato almeno dieci persone che mi hanno fermato per parlarmi dei problemi più diversi.[63]
  • [Su Torino città della Fiat] Già oggi non è più tale e altrettanto lo stesso settore dell’automotive. Ci sono quindi le condizioni perché la città investa nel proprio futuro non puntando solo su Fiat. Sarebbe, però, illusorio investire sul futuro senza pensare alla Fiat e all’auto.[64]
  • La Fiat è una risorsa indispensabile e al tempo stesso anche un elemento di freno oggettivo. [...] Liberarsi della Fiat agendo insieme con la Fiat. Questo è [...] il passaggio che dobbiamo affrontare: costruire un assetto economico e produttivo non più dipendente dalla Fiat attraverso il ruolo positivo della stessa Fiat.[65]
  • Il sindacato non è più un efficace soggetto politico, perché non propone modelli di sviluppo, ma solo giuste rivendicazioni di categoria. Non pensa soluzioni generali, e interviene a riparare i danni, anziché contribuire a creare futuro.[66]
  • Maradona ha rovinato la sua immagine e la sua vita perché non aveva sufficienti strumenti culturali. Pelé, nato nella stessa povertà, è stato capace di continuare la carriera nel calcio proprio perché aveva qualche forza culturale in più.[67]
  • Io sono rimasto introverso, si può imparare a parlare in pubblico, ma il carattere non si cambia.[68]
  • In Fiat ci sono amministratori e manager che sono impegnati in prima fila per tentare di contenere la drammatica emorragia economico-finanziaria, e conseguentemente anche occupazionale, ma c'è anche una parte di dirigenza che pensa che il primo problema sia dismettere il più presto possibile l'auto e quindi cerca la strada che permetta al momento giusto di passare ad altro.[69]
  • [Sulle Olimpiadi invernali a Torino] Ecco le priorità, i traguardi da raggiungere col 2006: primo, farci conoscere. Inutile ripetere cose note, e cioè che se non si associa il nome di Torino alla Fiat o alla Juventus, pochi nel mondo sanno chi siamo, dove siamo. Secondo: lasciare segni strutturali, nella sanità, nei trasporti, nei palazzi espositivi. Terzo: abbellire la città, riscoprirla e ridisegnarla anche per un nuovo sviluppo economico. Quarto: come s'è già detto, instaurare un rapporto più solido con l'intera regione, esserne davvero la capitale. Quinto: creare uno spirito, una voglia nei cittadini di partecipare e vincere questa sfida.[70]
  • [...] è evidente che un federalismo puro è un meccanismo basato sulla competizione, che contrappone regioni più forti e regioni più deboli.[71]
  • Nelle amministrazioni locali la sinistra italiana [...] si è caratterizzata per la sua attenzione ai problemi sociali, ma anche per il suo rigore, delegando ad altri il dialogo con i gruppi e soprattutto con i singoli. Non è più così e non potrebbe più esserlo.[72]
  • Forse oggi Torino appare più travagliata e più contraddittoria di prima o di altre città, ma a mio parere è proprio grazie da esse e dai conflitti che possono nascere stimoli e progetti culturalmente e socialmente rilevanti. Dall'armonia, mi creda, non nasce mai nulla d'interessante.[73]
  • Il retroterra culturale di Borghezio lo conosciamo tutti, è sempre stato razzista, fin dalla fondazione del movimento “Europa e civiltà”, lo è da quando è piccolo, anche se fisicamente piccolo non è mai stato.[74]
  • Torino, come tutte le città di montagna, è un po’ conservatrice, magari arriva con un po’ di ritardo ad accettare le novità e quando le accetta lo fa con prudenza. Ma passata questa fase è una città che trasforma questi processi in modo strutturale, superando anche i problemi che novità quali l’immigrazione inevitabilmente portano.[74]
  • Lei ricorda quali sono stati i miei primi appuntamenti istituzionali dopo la mia elezione a sindaco? Per prima cosa andai da Albertini a Milano, poi da Pericu a Genova, e quindi dal primo cittadino di Lione. E questo sa perché? Perché ritenevo prioritaria la nascita di un asse-forte di collaborazione strategica fra queste città. Lei mi chiederà che c'entra questo con la provincia. C'entra perché soltanto una città che riesce a far sistema con le altre metropoli, acquisisce quella forza di cui può beneficiare il resto della regione.[73]
  • Anche Torino ha i suoi Scilla e Cariddi. Uno è quella sorta di malattia senile della torinesità, della quale Luigi La Spina teme che anch'io possa aver subito contagio, che ha a che fare con la "tendenza al lamento difensivo e rivendicativo". Fino al limite che, aggiungo, a volte affiora in chi sembrerebbe addirittura più contento di perdere qualcosa per potersene lamentare piuttosto che avere qualcosa di nuovo di cui potersi vantare (ad esempio Olimpiadi). Insomma "'l cantun dii barbutun". L'altro, da cui rischia di non essere del tutto indenne lo stesso articolo di La Spina, è quello di essere superiori, di non doversi occupare più di tanto delle beghe della politica quotidiana rispetto alla quale i problemi sono "ben altri", i grandi progetti appunto.[75]
  • Umberto Agnelli ha saputo compiere delle scelte importanti in un momento difficile dell'azienda, scelte che forse rappresentano il fiore all'occhiello della sua attività imprenditoriale [...] Agnelli ha saputo portare il gruppo fuori da settori importanti e a cui teneva molto come quello finanziario e immobiliare per puntare tutto sull'auto. Ha saputo scegliere un gruppo manageriale capace. Il messaggio che resta è quello di decisioni importanti assunte di fronte alle difficoltà, alle quali la famiglia ora deve saper dare continuità.[76]
  • Contrapporre Prodi a Berlusconi alle prossime Politiche? Mi dà l'idea di un film già visto: certo sarà questa la sensazione degli elettori.[77]
  • Torino è consapevole del fatto che Mirafiori è una parte importante della città, ma non è tutto, non è più la fabbrica di una volta che dava lavoro a 60.000 persone. Oggi la sua funzione va ridefinita: dovrebbe diventare la sede di modelli di qualità, legati alla ricerca e all'innovazione, ma deve rimanere anche la funzione produttiva.[78]
  • La situazione del centrodestra mi ricorda gli ultimi giorni del pentapartito e dell'esapartito. [...] La dichiarazione di Fini che vorrebbe tutti i leader del centrodestra al governo mi riporta alla mente quello che dicevano i vari Craxi e Forlani. Sono uscite un po' disperate, affermazioni di chi cerca di tenere insieme i cocci di un vaso che si è rotto.[79]
  • Il male del nostro Stato è il centralismo, con la distribuzione di risorse da enti sovrani a enti gerarchicamente inferiori, e così i comuni aspettano sempre la grazia dalle Regioni per avere i fondi necessari. Occorre invece ripartire dal basso, con due principi fondamentali, l'autonomia fiscale e la diversa distribuzione di poteri tra comuni metropolitani e gli altri. Non ha senso infatti che i poteri di un comune come Torino siano gli stessi di Moncalieri o degli altri 1207 piccoli comuni del Piemonte.[80]
  • Le città sono il vero motore propulsivo di un territorio. Non c'è provincia o regione che reggano il paragone. E soltanto unendo le città si potranno ottenere risultati ancor più competitivi.[81]
  • Senza la Torino-Lione l'asse transalpino si sposterà verso la Svizzera, e noi ci troveremo appendice estrema anziche ganglo centrale del futuro sistema logistico e di trasporto transalpino.[82]
  • [Sul voto ai cittadini extracomunitari] Non penso assolutamente, come alcuni vogliono far credere, che siano tutti di sinistra. Ritengo voteranno un po' a destra e un po' a sinistra. Anzi, sono convinto che alcune comunità voteranno a destra e poi non dobbiamo dimenticare le comunità cattoliche. Alla fine, se c'è qualcuno che si deve preoccupare siamo proprio noi.[83]
  • [Sull'acquisizione del Torino da parte della Cairo Communication] Vado a memoria e posso sbagliare, ma secondo me il Toro non ha più avuto imprenditori così credibili dai tempi di Sergio Rossi. Mi sembra che le loro intenzioni siano chiarissime.[84]
  • Tra Torino e la Fiat c'è un rapporto più che secolare basato sulla convinzione reciproca che la città ha bisogno della Fiat così come l'azienda ha bisogno di Torino.[85]
  • Gli enti locali sembrano essere diventati l'unico punto dove affilare la scure pubblica, come se fossero il paese di Bengodi in cui i soldi vengono sprecati per chissà quali attività.[86]
  • Gli impianti olimpici non finiranno come quelli di Italia '61. Per ognuna di esse abbiamo già stabilito una destinazione post-olimpica. Ora si tratta soltanto di discutere sull'uso migliore di alcune di esse, ma in generale esiste un forte intreccio tra l'eredità olimpica e le scelte strategiche che stiamo compiendo per lo sviluppo del territorio.[87]
  • Credo che la legalità aiuti i più poveri. È meglio che i bambini stiano in una comunità, piuttosto che in mezzo ai topi. Bisogna anche capire che tollerare tutto vuol dire che si tollera anche lo sfruttamento dei minori. [...] Trovo che sia molto peloso da parte di certa sinistra tollerare che i bambini stiano con i topi, vengano mandati a rubare e a chiedere l’elemosina, dopodiché gli si dia un tozzo di pane e si mandino a dormire in riva al fiume: che questa sia una cosa di sinistra me lo devono dimostrare.[88]
  • [Sulla Ferrovia Torino-Lione] Stiamo parlando di un'opera di carattere internazionale, che ha finanziamenti internazionali ed un valore generale per tutto il Paese e non soltanto per Torino e il Piemonte. Nessuno quindi può esercitare un diritto di veto.[89]
  • Mi ha rotto le scatole questa storia che noi non saremmo capaci di esaltarci. Chi ci critica non capisce che i veri ottimisti non sono loro ma noi, che invece di vantare le cose fatte, ci lamentiamo di quelle ancora da fare. È per questo che poi le facciamo. Il nostro è ottimismo alla torinese. Quello che davanti alle meraviglie dell'Arco Olimpico ci porta a dire: speruma ca staga su.[90]
  • Parafrasando Lenin che diceva "l'estremismo è una malattia infantile del comunismo", io dico che l'infantilismo è una malattia senile del comunismo…[91]
  • [Sulla Fiat Nuova 500] Era il sogno di tutti i ragazzi della mia generazione. Ne acquistai una color beige-nocciola. [...] Volevo però che avesse assolutamente i sedili ribaltabili. Come facevo senza ad accompagnare a casa le mie prime fidanzatine? E poi erano utili nei viaggi. Con quella Cinquecento andai fino al confine dell'Albania.[92]
  • Se le Olimpiadi riusciranno bene, come credo che riusciranno, sarà un risultato positivo di tutta la città, e di tutto il Paese, non di una parte politica. E se invece qualcosa non funzionasse a dovere (ma non voglio neanche pensarci), sfigurerebbe l'Italia intera: lei si immagina uno svizzero che dice "hanno fallito le amministrazioni di centrosinistra", oppure "ha fallito il governo di centrodestra"? Macché: all'estero penserebbero semplicemente che ha fallito l'Italia.[93]
  • La cura Montezemolo-Marchionne sta funzionando e per Torino gli effetti sono molto positivi. È la prova che l'accordo che abbiamo fatto per Mirafiori sta funzionando molto bene, soprattutto nello spirito.[95]
  • La vera Torino non è quella di chi va in vacanza mentre ci sono le Olimpiadi e si lamenta.[96]
  • È cambiato lo spirito con cui Torino si è misurata con se stessa, questi giochi ci hanno dato una grande iniezione di fiducia e nello stesso tempo hanno mostrato al mondo come si debba vivere un evento come questo.[97]
  • Qui c'è la Fiat che sta dimostrando la possibilità di farcela da sola a tirar su la cinghia e ci sono state le Olimpiadi. Le abbiamo vinte, sì vinte, come si è visto senza avere santi in paradiso. Dal governo qualcuno ci ha aiutato, Pisanu, Letta, Pescante, altri hanno sottovalutato l'evento, e qualcuno ha fatto anche il diavoletto.[98]
  • Io la penso come Martinazzoli. Il moderatismo in politica è una virtù perché serve a trovare i necessari compromessi fra gli interessi: la politica non deve lacerare, deve comporre. Il problema, piuttosto, sono i valori che ispirano il moderatismo. Sono i valori che distinguono la destra e la sinistra ed è su questi che bisogna essere radicali. Il moderatismo di per sè non è un programma politico, è un modo di essere.[99]
  • [Sulle dichiarazioni di Berlusconi sui "coglioni che votano per il proprio disinteresse"] Io sono un coglione e sono convinto che domenica e lunedì i coglioni saranno tanti e manderanno a casa quelli che ci hanno chiamati coglioni.[100]
  • Il tema della sicurezza non è né di destra e nemmeno di sinistra. È un problema da affrontare con serietà e senza propaganda. È facile da cavalcare ma spesso si ritorce contro chi lo usa per farsi pubblicità.[102]
  • È dal 94 che non si assiste più a uno spostamento di voti da un campo politico all'altro. Allora furono la Lega Nord e, soprattutto, Forza Italia a determinarlo, in un prossimo futuro potrà essere il Partito Democratico, a patto che non nasca per parlare meglio con i ceti produttivi, delegando alla sinistra il dialogo con il mondo operaio, ma che assolva all'impegno di confrontarsi in mondo nuovo con tutti, dagli industriali agli operai, dai banchieri agli artigiani.[103]
  • Purtroppo sempre di più sono la distribuzione delle risorse e del potere che tengono insieme le forze politiche, soprattutto alcune forze politiche.[104]
  • [...] stupisce come i ministri all'Economia, Tremonti prima, Padoa Schioppa adesso, siano legati da questa strana concezione che siano sempre gli altri a dovere tagliare, quando non so bene se hanno fatto bene i conti a casa loro. Forse non hanno mai fatto un giro per il loro ministero, o per altri, per vedere cosa davvero fa salire la spesa pubblica.[105]
  • Cambiano le poste in gioco, cambiano i segretari, cambiano persino le alleanze… L´unica costante è che perdi sempre… Il Pd, diciamolo, ha perso la sfida che stava alla base della sua nascita: è inutile girarci intorno, è fallita la scommessa primordiale, quella che aveva portato alla fusione tra Ds e Margherita.[106]
  • Oggi viviamo in una società che consente a quote crescenti di pensionati (non tutti, ovviamente) di farsi la vacanza all'estero e impedisce a quote crescenti di giovani di progettare un futuro: i primi vivono ancora nella stagione della società pre-globale, i secondi sono investiti in pieno dalla concorrenza al ribasso dei loro colleghi cinesi o indiani.[106]
  • I leader della destra sono stati capaci di presentarsi come la forza di contestazione del sistema. Sono loro che prendono il palazzo d´Inverno. E noi siamo lo zar che difende i privilegi e ammassa i comò contro la porta nell'estremo e disperato tentativo di fermarli.[106]
  • Sì, se ci saranno le primarie mi candido […] Se c’è una possibilità di candidarmi lo farò. Bisognerà però rimuovere il vincolo statuario, come sarebbe giusto fare. Più gente si riesce a coinvolgere meglio è.[107]
  • [Sull'accordo sullo stabilimento FIAT di Mirafiori] Voi predicatori della sinistra che parlate tanto di ricatto di Marchionne, ma io e te abbiamo un’età e ci ricordiamo molti passaggi. Per esempio gli accordi del ’92-’93 a colpi di biglie e carciofi, con Trentin contestato che firma l’accordo e si dimette. Io, con Treu e Tarantini la svolta l’avrei fatta molto prima, nell’84, ai tempi della scala mobile. Invece i duri si opponevano a ogni cambiamento delle relazioni industriali. Se si fosse cambiato prima le cose sarebbero andate meglio e l’Italia sarebbe più vicina alla Germania che alla Grecia. Oggi di nuovo i duri della Fiom, per calcolo politico, si oppongono ai cambiamenti, ripetono gli stessi errori.[108]
  • Sono come i vecchi elefanti, che quando sono alla fine si allontanano dal branco. Da oggi, in ogni caso, comincia questo periodo.[109]
  • [Sulle primarie per il sindaco di Torino] Di tutti i candidati Fassino è il più torinese di tutti.[109]
  • La società può essere lasciata al mercato, ma serve un nuovo welfare che non sia solo tutela e assistenza, ma costruzione di un paradigma di uguaglianza sociale che sia anche motore di crescita ragionevole. La decrescita non è mai felice.[110]
  • Fanno sorridere queste polemiche sullo jus soli. Quando cominciamo a guardarci un po' intorno e capiamo come va il mondo? Oggi se c'è una risorsa fondamentale è quella degli immigrati, disposti a fare qualsiasi lavoro. Basta guardare le partite di calcio e si vede da dove viene il rinnovamento.[110]
  • Se non sarò schiantato dalla mezza maratona che correrò al mattino, andrò a votare alle primarie del Pd e voterò Renzi. Mi sembra che sia l'unico candidato che interpreta meglio la rottura necessaria in questo momento, rottura rispetto alla politica e ai partiti. Gli altri no [...] temo che inseguino i processi, piuttosto che anticiparli come tenta di fare Renzi.[110]

Citazioni tratte da interviste

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Dall'intervista di Pier Giorgio Betti, «Serve un patto governo-imprese per le aree forti», La Stampa, 14 giugno 1992
  • [Sulla Fiat] Torino può diventare effettivamente un'area produttiva dove al lavoro di fabbricazione si sostituisce in parte il lavoro di ideazione, di progettazione, di coordinamento.
  • La Fiat continua ad annunciare le decisioni che prende a cose fatte.
  • Da almeno dieci anni a questa parte, ma forse anche prima, la Fiat ha avuto un rapporto con la città del tipo usa e getta. [...] Non c'è mai stata, da molti anni, l'idea che la città e il territorio possano essere un'opportunità su cui investire.
Dall'intervista di Alberto Papuzzi, "Compagno Occhetto, ora sbagli", La Stampa, 23 settembre 1993
  • Caro Occhetto, la nostra risposta alle accuse dei giudici di Mani pulite è sbagliata e pericolosa. Non dobbiamo trincerarci dietro la tesi del complotto come se fossimo a Fort Apache.
  • Primo: non penso che noi ci siamo seduti al tavolo delle tangenti a spartire il bottino. Secondo: arricchimenti personali dei nostri dirigenti, anche massimi, non ci sono stati. Terzo: la magistratura faccia il suo lavoro fino in fondo. Quarto: non si può escludere che degli imprenditori abbiano avuto interesse a passarci dei contributi.
  • È del tutto comprensibile che i magistrati possano fare errori. E qualche errore io penso che l'abbiano anche commesso. Ma allora dovevi avere un atteggiamento più raziocinante anche in passato, quando le accuse riguardavano gli altri. Che i giudici possano sbagliare o lo dici sempre o non lo dici mai.
Dall'intervista di Luciano Borghesan, "A sinistra deve nascere un partito unico", La Stampa, p. 39, 30 marzo 1994
  • Per me, il voto a Forza Italia ha due spiegazioni: 1) un consenso per la seconda Repubblica contro i partiti legati alla prima, anche contro Pds e Rifondazione, gli unici riusciti a traghettarsi fin qui; 2) una componente trasformistica, anche per Meluzzi si sono visti all'opera noti esponenti del vecchio Psi.
  • Meluzzi lo conosco da quando era alla Fgci, allora era un estremista e io ero considerato un moderato. Io ero responsabile della sezione universitaria e lui, un subalterno, responsabile della cellula di medicina. Mi ha scavalcato a destra e si è preso la rinvicita.
Dall'intervista di Maurizio Tropeano, "Botteghe Oscure svegliati", La Stampa, p. 4, 15 maggio 1994
  • Soprattutto al Nord la sinistra, dopo aver contribuito a costruire lo stato sociale non ha capito in tempo che quel sistema non garantiva e non incentivava più ampi settori della popolazione, compresi quelli piu' poveri - il voto a Mirafiori e' un esempio - e non ha saputo indicare che cosa si poteva cambiare.
  • La sconfitta parte da lontano, diciamo da una decina d'anni a questa parte. Vede, siamo sempre stati un partito fortemente gerarchizzato in cui i gruppi dirigenti avevano una grande autonomia: se il partito perdeva le elezioni nessuna metteva in discussione la leadership. Adesso che quel modello di partito non c'è più il gruppo dirigente non può andare avanti solo per un processo di autorigenerazione.
Dall'intervista di Alberto Papuzzi, "Il mio posto a un intellettuale", La Stampa, p. 6, 11 febbraio 1994
  • [Sul ritiro della candidatura a deputato] Perché alle elezioni della Seconda Repubblica, che dovrebbero segnare il ricambio della classe politica italiana, non ci si puo' presentare con tutta una serie di dirigenti di partito nei collegi chiave.
  • La mia è una mossa politica. Sono pronto a ritirare la candidatura o a candidarmi altrove per due ragioni: perché dirigenti di altri partiti facciano lo stesso e perché i rappresentanti della società civile si decidano a candidarsi.
  • Io capisco che chi è convinto di dare un contributo alla società civile con la propria professione ci pensi mille volte prima di passare alla politica. Ma nel momento in cui c'è un ricambio di classe dirigente, è indispensabile che entri nelle aule parlamentari qualcuno che non ha mai fatto politica di persona. E non puo' essere il signor Piripacchio, altrimenti si procherebbe un depauperamento della rappresentanza politica invece che un arricchimento.
Dall'intervista di Giampiero Paviolo, "Torino ha bisogno di un sindaco forte", La Stampa, p. 41, 25 novembre 1997
  • I problemi legati alla immigrazione extracomunitaria e più in generale alla marginalità non sono a Torino più gravi che altrove. Eppure qui si avvertono con maggior drammaticità, sono vissuti in modo traumatico. Perché?
  • Perché Torino è così debole sul piano nazionale, come dimostrano recenti vicende come quella dell'Authority per le telecomunicazioni o dell'Alta velocità?
  • [Su Torino] È chiaro che la città non si sente rappresentata a pieno titolo. Riconosce onestà e buona amministrazione a Castellani e ai suoi collaboratori, ma non riesce a identificarsi con loro e quindi a condividerne appieno il percorso.
Dall'intervista di Alessandro Mondo, "Meno indulgenti verso le frange estremiste", La Stampa, p. 7, 6 aprile 1998
  • Condivido lo sforzo di comprensione del fenomeno-squatter ma non siamo stati abbastanza netti nel prendere le distanze dalle frange più dure e intolleranti. Primo, cautela nell'accreditare il fenomeno come forma di generalizzato disagio giovanile. Secondo, meno indulgenze verso i "duri e puri" del movimento.
  • Il dialogo nasce da atteggiamenti coerenti: non si può chiedere l'incontro con Napolitano quando gli squatter sfasciano le vetrine e poi digiunare per la loro redenzione.
  • La repressione invocata a destra è inaccettabile: i centri sociali devono restare aperti, visto che alcuni svolgono davvero servizi sociali e culturali.
Dall'intervista Chiamparino "Troppi individualismi contro il partito democratico", La Stampa, p. 10, 28 giugno 2006
  • Se ti proponi come umile e moderato, rischi di passare per cretino. E non parliamo dell'elogio della mitezza di Bobbio. Eppure la disponibilità al rapporto dovrebbe essere una condizione necessaria per discutere e proporre.
  • Però, se questo nuovo soggetto politico non parla di operai ha già chiuso dall'inizio, è meglio essere chiari. Se il Partito Democratico nasce per discutere soltanto di banche e autostrade, non proviamoci neppure. Invece, il Partito Democratico deve parlare di operai, di emarginati, di precari…
  • Io dico che una politica per una sinistra di governo deve rivolgersi al povero cristo che ha bisogno del sussidio, all'operaio con il posto di lavoro in pericolo, al presidente delle Autostrade e a quello del Sanpaolo. Altrimenti non c'è sviluppo, e anche per l'operaio diventa più dura.
Dall'intervista di Monica Guerzoni, "«Al Pd serve un nuovo Lingotto. Dialogo con terzo polo e Vendola»", corriere.it, 7 agosto 2010
  • Il problema del Pd non è la leadership e lo dimostra il fatto che in tre anni abbiamo avuto tre elezioni, tre leader e tre sconfitte.
  • Il gioco di dire con chi ti allei è indice di subalternità, sono gli altri che devono decidere se allearsi con noi. Il Pd deve essere il punto di riferimento per il terzo polo, che per ora non mi sembra molto coeso, come per l'area a cui Vendola, intelligentemente, sta cercando di dare una rappresentanza.
  • [Sulle alleanze del Partito Democratico] Il Pd deve essere la lepre e non il cacciatore che la insegue.
Dall'intervista di Tommaso Labate, "«Questa sinistra fuori dal mondo mi ha stufato»", ilriformista.it, 12 gennaio 2011
  • [...] la città sa che Marchionne è stato l’uomo che ha salvato il Gruppo Fiat e che, insieme agli enti locali, ha impedito la chiusura di Mirafiori.
  • [Su Sergio Marchionne] L’ad della Fiat sta solo proponendo un nuovo modo di lavorare. Nel settore del tessile e dell’alimentaristica lavorano così da vent’anni. Ma soprattutto sono senza parole perché, in qualsiasi altra parte del mondo, uno che mette sul tavolo un miliardo di investimenti sarebbe stato accolto col tappeto rosso.
  • Io sono stufo di questo “benaltrismo” della sinistra, di questo modo di ragionare che alla sinistra ha provocato e sta provocando danni irreparabili. Ormai, a sinistra, è quasi sempre così. Il problema è sempre “ben altro”…
  • È più “di sinistra” tenere il 60 per cento delle società ex municipalizzate e conservare le poltrone? Oppure mantenere il controllo di quelle aziende limitandosi al 30 per cento e col ricavato dell’altro 30 costruire gli asili nido? Io credo che sia più di sinistra la seconda opzione. Certo, bisogna rinunciare a qualche poltrona per aumentare i servizi per i cittadini.
  • Renzi è uno su cui puntare per il futuro.
Dall'intervista di Beppe Minello e Andrea Rossi, "Il sindaco: "Italia 150 è stato il culmine, ora posso andarmene"", lastampa.it, 21 marzo 2011
  • Solo chi è debole nelle proprie convinzioni ha paura d’intrattenere rapporti personali, perché teme di esserne condizionato. Non ho mai confuso le partite a scopa con le decisioni da prendere. Quando è stata l’ora ho detto a Marchionne quel che come sindaco dovevo dire. Lui ha fatto altrettanto.
  • [Su Piero Fassino] È più godereccio di quanto si pensi: mangia, beve, gioca a calcio, balla.
  • [Alla domanda "È vero che punta alla Compagnia di San Paolo?"] Il mondo è pieno di banchieri che non sanno fare i banchieri e manager che non sanno fare i manager. Non ce n’è bisogno d’altri.

Citazioni su Sergio Chiamparino

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  • Chiampa è stato un modello per tanti noi. Abbiamo bisogno di gente così per rinnovare l'Italia: gente più esperta, capace di dirci su cosa stiamo sbagliando. (Matteo Renzi)
  • Il sindaco di Torino Chiamparino non ha capito la realtà di quella popolazione. Le lotte che si stanno svolgendo contro il passaggio del Treno ad Alta Velocità sono lotte di un'intera comunità. Bisogna rispettare l'autonomia dei movimenti. [...] Chiamparino ha una vecchia idea, per cui la politica comanda e le masse obbediscono. Qui invece ci troviamo in una situazione totalmente diversa. (Fausto Bertinotti)
  • Le considerazioni di Chiamparino mi fanno pensare a quei tifosi di ciclismo che per incoraggiare il loro campione gli lanciano secchiate d'acqua, credendo di aiutarlo. (Valentino Castellani)
  • Lo hanno fatto anche parlare a raffica di politica nazionale e internazionale, non ha sbagliato un colpo. Ogni frase aveva un eterno sottinteso, quel esageroma nen che ogni piemontese pronuncerebbe per dare un senso alle cose. E il gentiluomo piemontese rispetta l'avversario, non insulta, così si fa rispettare e riesce a ragionare, magari anche a combinare qualcosa, in una logica bipartisan turineisa. (Jas Gawronski)
  • Ricordo un episodio della campagna elettorale, quando ha ascoltato tutti i consulenti e i consiglieri, e poi ha fatto come ha voluto, e ha vinto. (Franco Debenedetti)

Guido Crosetto

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  Citazioni in ordine temporale.

  • E per carità non mi vengano a dire che Sergio Chiamparino è un moderato: ha governato bene la città, questo è innegabile, ma non certo in modo moderato.
  • Basta fair-play, vogliono farci credere che siamo stati governati da Madre Teresa di Calcutta. In realtà Chiamparino ha governato malissimo e ha coperto le magagne con i soldi arrivati dal governo Berlusconi per le Olimpiadi.
  • [Sulle elezioni regionali in Piemonte] Il centrosinistra ha dimostrato che il Piemonte è il posto dove inviare i politici che falliscono a Roma: Fassino, Chiamparino. E quella tra Pichetto e Chiamparino è una sfida tra pensionati.
  1. Da Finanziaria, referendum e mafia La Quercia lancia la sua campagna, L'Unità, p. 4, 3 ottobre 1991.
  2. Da Su Gramsci l'ultima lite tra Rifondazione e pds; Solo i neocomunisti per il 55 della morte, La Stampa, p. 20, 27 aprile 1992.
  3. Da Il Pds torinese: «A partito ha affrontato in modo inadeguato la questione milanese», L'Unità, p. 7, 23 maggio 1992.
  4. Da Giorgio Cavallo: e' uno sputo in faccia alla miseria;Agroppi: era tutto deciso da tempo, La Stampa, p. 43, 2 luglio 1992.
  5. Da "Via i partiti dalle Usl"; L'assessore alla Sanita' e i commissari, bufera in Regione, La Stampa, p. 33, 26 agosto 1992.
  6. Da Tangenti, crisi, spettro povertà. E Torino si fa triste, L'Unità, p. 5, 1 marzo 1993.
  7. Da "Se cade Amato siamo nei guai";I partiti torinesi di fronte all'ipotesi di crisi del governo e di voto anticipato, La Stampa, p. 36, 10 marzo 1993.
  8. Da Imbarazzi e silenzi fra gli ex comunisti, La Stampa, p. 32, 5 giugno 1993.
  9. Da Chiamparino: mi sono giocato tutto, La Stampa, p. 3, 22 giugno 1993.
  10. Da Torino si riscopre «laboratorio», L'Unità, p. 7, 22 giugno 1993.
  11. Da «Un patto per rilanciare Torino», L'Unità, p. 7, 30 agosto 1993.
  12. Conferenza programmatica del Pds "Lavoro, sviluppo e rappresentanza sociale", 12-13 novembre 1993. Citato in Occhetto sulla crisi piemontese, La Stampa, p. 33, 13 novembre 1993.
  13. Da Oltre la Fiat, su che cosa puntare?, La Stampa, p. 40, 15 marzo 1994.
  14. Da Mirafiori espugnata dalla tv, La Stampa, p. 6, 1 aprile 1994.
  15. Da Bossi sotto la Quercia, La Stampa, p. 35, 25 agosto 1994.
  16. Da Il pds della Valsusa "No all'Alta Velocità", La Stampa, p. 44, 4 dicembre 1994.
  17. Da Il pds: "Un gesto di intolleranza", La Stampa, p. 39, 5 febbraio 1995.
  18. Da Arcore, arrivano i piemontesi, La Stampa, p. 36, 19 febbraio 1995.
  19. Da La Regione nella bufera, La Stampa, p. 32, 4 marzo 1995.
  20. Da La Lega gela il ppi: perché col pds?, La Stampa, p. 39, 7 marzo 1995.
  21. a b c Da Meluzzi: macchè desaparecido, La Stampa, p. 34, 8 marzo 1995.
  22. Da "Con la Lega avremmo vinto", La Stampa, p. 41, 25 aprile 1995.
  23. Da Duellanti in cerca di alleati, La Stampa, p. 39, 28 aprile 1995.
  24. a b Da "È in gioco la democrazia", La Stampa, p. 40, 9 giugno 1995.
  25. Da "Non vogliamo pagare sempre noi", La Stampa, p. 22, 14 agosto 1995.
  26. Da E i Verdi "bocciano" Prodi, La Stampa, p. 41, 17 dicembre 1995.
  27. Da "I comitati Prodi non vanno a casa", La Stampa, p. 35, 3 febbraio 1996.
  28. Da E l'operaio-spot non ci sta, La Stampa, p. 5, 3 febbraio 1996.
  29. Da Torna Zanone, ma sotto l'Ulivo, La Stampa, p. 39, 27 febbraio 1996.
  30. Da "Ora il sindaco è più forte", La Stampa, p. 40, 23 aprile 1996.
  31. Da Da sinistra un coro di no, La Stampa, p. 40, 16 giugno 1996.
  32. Da "No ai tagli e via chi non lavora", La Stampa, p. 35, 24 settembre 1996.
  33. Da Chiamparino lascia la segreteria del pds, La Stampa, p. 37, 13 dicembre 1996.
  34. a b Da "Uno spaccato della società", La Stampa, p. 40, 20 febbraio 1998.
  35. Da Dopo la protesta duello in tv, La Stampa, p. 36, 5 aprile 1998.
  36. a b Da L'Ulivo contro il Polo sul centro clandestini, La Stampa, p. 31, 2 agosto 1998.
  37. Da "È anche colpa dei partiti", La Stampa, p. 28, 22 agosto 1998.
  38. Da Sinistra all'ultimo strappo, La Stampa, p. 22, 3 maggio 1999.
  39. a b Da L'IMPULSO AUTONOMISTA, La Stampa, p. 24, 14 settembre 1999.
  40. Da Torino, ribelli della Quercia all'attacco, La Stampa, p. 2, 24 novembre 1999.
  41. Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0417_01_2000_0111_0005_3589905/ La sinistra reagisce al richiamo di Bobbio, La Stampa, p. 5, 25 aprile 2000.
  42. a b Da An e Lega, l'allarme di Bobbio divide, La Stampa, p. 6, 11 dicembre 2000.
  43. Da Torino, l'Ulivo ora punta su Chiamparino, La Stampa, p. 6, 6 marzo 2001.
  44. Da Sindaco, il primo faccia a faccia è in ospedale, La Stampa, p. 37, 26 marzo 2001.
  45. Da Finanziaria, referendum e mafia La Quercia lancia la sua campagna, L'Unità, p. 5, 14 aprile 2001.
  46. Da Rosso rilancia: con me Torino più sicura, La Stampa, p. 47, 10 maggio 2001.
  47. Da Volata finale tra applausi e veleni, La Stampa, p. 39, 12 maggio 2001.
  48. a b Da Chiamparino ha un’arma segreta: la gente, L'Unità, p. 6, 22 maggio 2001.
  49. Da «Torino non ama sentirsi sotto padrone», L'Unità, p. 4, 29 maggio 2001.
  50. Da Chiamparino chiama Ghigo e Albertini, La Stampa, p. 42, 29 maggio 2001.
  51. Da G8, nei Ds l'ultimo strappo è con Chiamparino, La Stampa, p. 42, 27 luglio 2001.
  52. Da Chiamparino: "Non cedere a chi vuole il terrore", La Stampa, p. 50, 13 settembre 2001.
  53. Da L'imam in piazza difende Bin Laden, La Stampa, p. 49, 15 ottobre 2001.
  54. Da Le imprese investono nel futuro, La Stampa, p. 48, 31 ottobre 2001.
  55. Da Telecom lascia Torino tra le polemiche, L'Unità, p. 15, 8 novembre 2001.
  56. a b Da Chiamparino: per la Quercia un sabato da dimenticare, La Stampa, p. 4, 12 novembre 2001.
  57. Da "Servono nuovi dirigenti, oltre il Pci", La Stampa, p. 4, 19 novembre 2001.
  58. Da IL SINDACO: DIFENDO LA GENTE COMUNE, La Stampa, p. 39, 28 novembre 2001.
  59. Da NEW GLOBAL, La Stampa, p. 26, 18 gennaio 2002.
  60. Da Chiamparino: perché il blocco è un'aspirina, La Stampa, p. 2, 20 gennaio 2002.
  61. Da Chiamparino: un grido di dolore Bisogna ascoltarlo, non seguirlo, La Stampa, p. 9, 5 febbraio 2002.
  62. a b Da RESTIAMO UNITI, La Stampa, p. 32, 21 marzo 2002.
  63. Da "Scusi Chiamparino, dove si studia da sindaco?", La Stampa, p. 41, 20 aprile 2002.
  64. Da Una crisi gestibile senza traumi La città si rimbocca le maniche, L'Unità, p. 4, 16 maggio 2002.
  65. Da Il sindaco racconta il futuro di Torino, La Stampa, p. 27, 19 maggio 2002.
  66. Da Chiamparino bacchetta sindacato e partiti, La Stampa, p. 45, 20 maggio 2002.
  67. Da I libri che aiutano a diventare Pelé, La Stampa, p. 38, 4 giugno 2002.
  68. Da Ciampi e Chiamparino più "comunicatori" di Berlusconi, La Stampa, p. 11, 6 agosto 2002.
  69. Da "Sulla Fiat accettiamo la sfida del cardinale", La Stampa, p. 36, 13 ottobre 2002.
  70. Da «La città ritroverà la sua identità», L'Unità, p. 21, 20 novembre 2002.
  71. Da L'intervista Sergio Chiamparino sindaco di Torino, L'Unità, p. 7, 22 novembre 2002.
  72. Dal libro La città che parla. Citato inÈ sabato, il sindaco riceve…, La Stampa - Tutto libri, p. 2, 14 giugno 2002.
  73. a b Da Dobbiamo fare sistema con le altre metropoli, La Stampa, p. 16, 17 ottobre 2003.
  74. a b Da «Questa Lega razzista qui non conta più nulla», L'Unità, p. 11, 27 luglio 2003.
  75. Da ASSE PIGLIATUTTO, La Stampa, 27 marzo 2004.
  76. Da AGNELLI: CHIAMPARINO, HA SAPUTO COMPIERE SCELTE IMPORTANTI, Ansa, 28 maggio 2004
  77. Da VERSO IL VOTO, La Stampa, p.42, 6 giugno 2004.
  78. Da FIAT: CHIAMPARINO, MIRAFIORI DEVE RIMANERE STRATEGICA; IL RUOLO DELLO STABILIMENTO VA RIDEFINITO, Ansa, 10 giugno 2004
  79. Da GOVERNO: CHIAMPARINO, CENTRODESTRA MI RICORDA PENTAPARTITO; IN PIEMONTE CENTROSINISTRA APRA SUBITO CONFRONTO SU MARCENARO, Ansa, 14 luglio 2004
  80. Da RIFORME: CHIAMPARINO, RIPARTIRE DAI COMUNI; MA NON TOGLIERE ALLE REGIONI RUOLO ENTE INTERMEDIO, Ansa, 18 agosto 2004
  81. Una lobby per l'Alta capacità, La Stampa, p. 40, 7 dicembre 2004
  82. Da TRAFORO FREJUS: ALTA VELOCITÀ, LE POLEMICHE NON SI PLACANO; TUNNEL RESTA SEQUESTRATO, SITAF AVVIA RECUPERO MEZZI, Ansa, 7 giugno 2005.
  83. Da IMMIGRAZIONE: CHIAMPARINO, VOTO BUON PASSO PER INTEGRAZIONE; IL SINDACO DI TORINO RESPINGE ACCUSA DI LASSISMO, Ansa, 21 luglio 2005.
  84. Da SVOLTA GRANATA CHIAMPARINO CONFERMA L'INDISCREZIONE SUL NOME DEGLI ACQUIRENTI: "LA SPONSORIZZAZIONE DELLA SMAT? DIPENDE TUTTO DA CHI ARRIVA", Ansa, 18 agosto 2005.
  85. Da FIAT: CHIAMPARINO, NON IMMAGINABILE FUTURO TORINO SENZA FIAT, Ansa, 6 settembre 2005.
  86. Da FINANZIARIA: CHIAMPARINO, ENTI LOCALI COME PAESE DEL BENGODI, Ansa, 28 settembre 2005.
  87. Da TORINO 2006: FOCUS; TRA EREDITA'GIOCHI UN CAMPUS UNIVERSITARIO, Ansa, 14 ottobre 2005.
  88. Da «Tollerare tutto significa accettare anche lo sfruttamento», L'Unità, p. 4, 27 ottobre 2005
  89. Da TAV: TORINO-LIONE; CHIAMPARINO,MI AUGURO PRESTO INIZIO LAVORI, Ansa, 31 ottobre 2005.
  90. Da A spasso con il sindaco, La Stampa, p. 6, 6 novembre 2005.
  91. Da COMUNI: TORINO; CONSIGLIO VOTA BOICOTTAGGIO A COCA COLA; CHIAMPARINO CRITICO, È INFANTILISMO; È SPONSOR OLIMPIADI, Ansa, 15 novembre 2005.
  92. Da E Chiampa-birba aveva i ribaltabili, La Stampa, p. 38, 24 novembre 2005.
  93. Da Chiamparino: che sbruffonata, La Stampa, p.8, 29 novembre 2005.
  94. Citato in Chiamparino: prendetevela con Buttiglione, La Stampa, p. 12, 10 gennaio 2006.
  95. Citato in FIAT: CHIAMPARINO,CURA MONTEZEMOLO-MARCHIONNE STA FUNZIONANDO; DA MARONI NON UNA PROPOSTA MA PRINCIPI. TORINO PEZZO DEL BRAND, Ansa, 30 gennaio 2006.
  96. Citato in TORINO 2006: CHIAMPARINO; LA CITTÀ VERA È QUI; DURANTE RICEVIMENTO DEL CONI FRECCIATA A INTELLETTUALI CRITICI, Ansa, 15 febbraio 2006.
  97. Citato in TORINO 2006: DAY AFTER, CITTÀ CERCA SALVAGENTE PSICOLOGICO; È GIA' ATTESA PER I DIECI GIORNI DELLE PARALIMPIADI, Ansa, 27 febbraio 2006.
  98. Citato in Chiamparino: il rilancio non si ferma qui siamo la locomotiva che trainerà il Paese, La Stampa, 28 febbraio 2006.
  99. Citato in Sergio il moderato se la gode: ""Grazie ma non apro all'Udc", La Stampa, p. 35, 1 aprile 2006.
  100. Citato in Chiamparino dal palco "In tanti e vinceremo", La Stampa, p. 41, 6 aprile 2006.
  101. Citato in Il Nord come nel '94 quando Berlusconi stracciò la sinistra, La Stampa, p. 6, 5 maggio 2006.
  102. Citato in CHIAMPARINO "SERVONO RINFORZI LI HO CHIESTI A PRODI", La Stampa, p. 43, 15 maggio 2006.
  103. Citato in ULIVO: CHIAMPARINO, NASCITA PD PUO' SBLOCCARE STALLO, Ansa, 12 giugno 2006.
  104. Da Chiamparino depresso "La Margherita pensa soltanto alle poltrone", La Stampa, p. 39, 31 ottobre 2006.
  105. Citato in FINANZIARIA: CHIAMPARINO, PADOA SCHIOPPA PENSA COME TREMONTI; "LEGATI DA STESSA CONCEZIONE CHE SIANO ALTRI A DOVERE TAGLIARE", Ansa, 6 novembre 2006.
  106. a b c Citato in «La scommessa del PD è fallita», ilpost.it, 5 settembre 2010.
  107. Intervista alla trasmissione Un giorno da pecora. Citato in Chiamparino: «Se ci saranno le primarie mi candido», ilpost.it, 18 novembre 2010.
  108. Intervista su Il Manifesto. Citato in «I ricatti ce li pone la globalizzazione, non Marchionne», ilpost.it, 12 gennaio 2011.
  109. a b Citato in Chiamparino: "Ora posso anche ritirarmi come i vecchi elefanti", lastampa.it, 28 febbraio 2011.
  110. a b c Al convegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione Cariplo. Citato in Fassino: "Inconciliabili tanto welfare e poche tasse", repubblica.it, 6 maggio 2013 Errore nelle note: Tag <ref> non valido; il nome "Repubblica6mag2013" è stato definito più volte con contenuti diversi
  111. Da intervista di Giovanni Casadio, Sergio Chiamparino: “Sì al confronto con i Cinque Stelle, l'appoggio esterno è una possibilità”, Rep.repubblica.it, 28 aprile 2018.

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