Romano Prodi

politico, economista, accademico dirigente pubblico e dirigente d'azienda italiano (1939-)

Romano Prodi (1939 – vivente), economista, politico e accademico italiano.

Romano Prodi nel 2007

Citazioni di Romano Prodi

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  Citazioni in ordine temporale.

  • [Gaffe] Nel Polo volano polpette avvelenate sotterranee.[1]
  • [Gaffe] Non bucheremo lo schermo, voglio bucare il cervello.[1]
  • Molti politici si sono trasferiti nella Capitale... beh, io non ci andrei ad abitare manco morto.[2]
  • Se mi piace Roma? Sì, checché ne dicano... Ad abitarci no, perché ci si consuma troppo di politica: non si può vivere in un mondo di ossessi politici. [3]
  • Mi aspetto da Berlusconi che vada a fare le telepromozioni. Tra poco venderà tappeti in televisione.[4]
  • Poi c'è anche un concetto di ricchezza che può andare al di là del concetto del reddito: è ricco colui che è sereno, che è felice. È ricco colui a cui basta quello che ha. Ma questo non è un concetto fiscale, questo è un concetto di ricchezza interiore. Poi ci sono tante altre definizioni del rapporto fra ricchezza e felicità e sono più complicate. C'è uno studioso americano che dice che oltre una certa quota di reddito l'uomo diventa più infelice. E allora siccome noi dobbiamo cercare la felicità dobbiamo tenere conto di questo aspetto.[5]
  • Noi non ci riempiamo la bocca parlando "della gente". Noi abbiamo la serietà e la consapevolezza di essere gente tra la gente.[6]
  • Se vinco aumento le tasse? No, è un'invenzione di Tremonti.[7]
  • Oggi più che mai mi sento di ripetere quello che tante volte ho detto negli anni passati: non ci sono più ragioni perché le tradizioni riformiste dei socialisti, dei popolari e dei cattolici-democratici, dei liberaldemocratici e dei laico-repubblicani, divise dalla storia e dai contrasti ideologici del '900, continuino ad essere divise anche in un secolo nuovo, cominciato con qualche anticipo con la caduta del muro di Berlino. Le divisioni del passato non hanno dunque più ragione di esistere, ma è nel futuro che dobbiamo cercare le ragioni di una unità nuova e feconda.[8]
  • De Gasperi cercò sempre il confronto e il dialogo con tutti, dimostrando di non aver paura di affrontare i cambiamenti. Questo è stato il suo grande insegnamento che è valido ancora oggi.[9]   Fonte?
  • [Sulle critiche alla finanziaria 2007] Qui ormai siamo in un paese impazzito, che non pensa più al domani.[10]
  • Gli italiani non sono meglio della classe politica che li rappresenta.[11]
  • [Su Benazir Bhutto] La sola arma che ha usato è stata quella del dialogo e del confronto politico.[12]
  • Io faccio. Io duro perché faccio. Non è che faccio perché duro. Altrimenti sarei già caduto mille volte.[13]
  • La Padania è il cuore produttivo dell'Italia perché è qui che si crea la maggior parte del prodotto interno lordo.[14]
  • Stasera qualcosa è finito, ma non mi pento: ho fatto la cosa giusta.[15]
  • Io continuo a insegnare, c’è un ruolo nella società che è quello che sto facendo adesso. I ruoli politici li ho ricoperti quando me la sentivo, ho vinto due volte le elezioni, per due volte il governo si è interrotto. Ora è giusto che altri facciano questo mestiere diretto, io continuo in altro modo.
    Ho un’enorme fiducia nei giovani, vedrete che qualcuno salta fuori, non si devono trovare, devono saltare fuori, non bisogna fargli spazio, se lo devono fare da soli. Il politico di mestiere non può farsi da parte, deve essere cacciato a calci, funziona così in tutto il mondo. Non ho mai condiviso l’idea che siamo noi a dover pescare i giovani, vedo piuttosto una banda di ragazzotti che si organizza e si fa spazio, sarebbe un godimento…. Chi mai ha lasciato il posto, non è nemmeno giusto: quando lo fece Celestino V, Dante gli disse che fu per viltà.[16]
  • La verità è che esiste una differenza antropologica tra me e Berlusconi.[17]
  • Dopo gli anni in cui abbiamo costruito con coraggio il mercato unico, l’allargamento, l’euro, negli ultimi anni siamo entrati nell’epoca della paura: paura dell’immigrazione, paura della Cina, paura del mondo.[18]
  • Se non teniamo saldi i conti non possiamo neanche pensare alla crescita.[18]
  • Continuare a non creare davvero un sistema elettronico per controllare i pagamenti e i guadagni, vuol dire portare alla rovina l'Italia. La democrazia si difende con la ricevuta fiscale.[19]
  • Ho sentito dire in giro che ci vorrebbe un De Gasperi per salvare la situazione. Sapete cosa vi dico? Che De Gasperi oggi probabilmente, visto il grado di selezione per merito, sarebbe ancora un bibliotecario, oppure sarebbe stato licenziato o in fila in attesa di un lavoro.[20]
  • Sono sicuro che l'euro ci obbligherà a introdurre un nuovo set di strumenti di politica economica. È politicamente impossibile proporre ciò ora. Ma un giorno ci sarà una crisi e nuovi strumenti saranno creati.[21]
  • [Sul governo Monti] Lo sapete: Mario Monti lo conosco da molto tempo, siamo amici, non solo colleghi, è una persona di cui l'Italia si può fidare, è una garanzia importante per i mercati, è un punto di riferimento fondamentale per il mondo finanziario, ma detto questo un governo tecnico resta un governo tecnico; e un governo tecnico per la politica come la intendo io resta comunque una sconfitta per la politica.[22]
  • Scalfaro ha difeso, promosso e fatto conoscere ai giovani i principi della Costituzione, riconoscendo in essa la base della convivenza pacifica e civile del nostro Paese. [...] Sapeva bene che la Costituzione avrebbe rappresentato nelle tante, difficili contingenze delle vicende politiche, il baluardo del sistema istituzionale e del bene comune.[23]
  • Sono contento per Enrico Letta. Spero che il neo presidente del Consiglio dia impulso all'economia perché ne abbiamo un enorme bisogno e le emergenze da affrontare sono sopportate da cifre che fanno impressione. Continuare così, con la disoccupazione giovanile al 35 per cento, significa non avere più speranze. Certamente Letta affronterà le problematiche con rigore.[24]
  • La Crimea è stata una decisione difficilmente digeribile, ma va inserita nella Storia. Dopo è stato tutto più difficile. La strada della pacificazione dipende dall'assoluta garanzia che la Russia rispetti integrità territoriale e sovranità dell'Ucraina. Io penso che la soluzione sia quella altoatesina, forte autonomia e decentramento per le regioni russofone.[25]
  • [...] per esperienza personale, tutte le volte che era in ballo il Mediterraneo, era difficile attirare l'attenzione dei Paesi del Nord. Hanno sempre bocciato ogni mia proposta. Quando abbiamo fatto l'allargamento, l'unica vera esportazione di democrazia della Storia, mi sono sentito rimproverare da algerini, marocchini, tunisini, egiziani, libici: voi guardate solo a Nord e mai a noi. La mia risposta era: c'è un'emergenza storica, è caduta la Cortina di Ferro e noi abbiamo il dovere di una risposta, ma c'è un impegno di volgerla anche a Sud. Bene, quell'impegno non è mai stato onorato. Proposi la Banca del Mediterraneo, con consiglio d'amministrazione paritario tra Nord e Sud, mi dissero che avevamo già la Bei. Così per le Università miste: pensavo a sedi doppie, Catania e Tunisi per esempio. Oggi ne paghiamo il prezzo.[25]
  • [Intervistatrice: Professor Romano Prodi, prima di lasciarla alla platea, che attende un ricordo di Mino Martinazzoli] Mi ricordo la persona e il sorriso. Martinazzoli aveva quest'aria di sorriso buono e attento nei colloqui. E poi aveva questo suo modo di prendere le cose -diciamo così- a 360 gradi. Cioè, era sempre un ragionamento lento, ma bello, in modo che ti lasciava spazio alla tua posizione senza mai aggredirti. E, infatti, avevamo -credo- molte cose in comune, i fondamenti proprio. Ma poi ci furono delle scelte diverse, negli ultimi tempi, ma sempre con profondo legame e con una profonda comprensione: quindi, la democrazia vera che è il tuo parere, la tua idea, ma con un'estrema comprensione delle opinioni diverse. Infatti, a noi forse era facile, perché c'era un'istintiva amicizia.[26]
  • Sono rimasto affascinato dalla relazione del professor Emiliano Brancaccio [...] concordo pienamente con il professor Brancaccio sulla necessità di istituire una disciplina sui movimenti di capitale.[27]
  • La sorveglianza dell'immigrazione clandestina attuata anche in mare rientra nella doverosa tutela della nostra sicurezza e nel rispetto della legalità che il governo ha il dovere di perseguire.[28]
  • [Sul governo Conte] Il cambiamento su quale programma? Qual è il compromesso reale di questo accordo? Non condanno mai le cose prima, ma constato che ci sono blocchi di pensiero assolutamente inconciliabili al governo assieme. Credo che questa sia una soluzione di destra.[29]
  • [Sul governo Conte] Il governo di cambiamento non è il cambiamento del governo, sono due cose distinte. Il problema è vedere cosa c'è nel cambiamento.[29]
  • [Sulla società Autostrade] La privatizzazione era obbligatoria perché era un ordine che veniva... un ordine, una decisione che veniva da tutti i contesti internazionali, una decisione presa politicamente.[30]
  • [Nel 2019] Italia viva? Bellissimo nome. Un mio amico lo propose per uno yogurt forse per via dei fermenti vivi. Il problema è che lo yogurt ha una scadenza ravvicinata e questo per un partito può essere un problema.[31]
  • [Sulle privatizzazioni] Erano obblighi europei! Scusi a me che ero stato a costruire l'IRI, a risanarla, a metterla a posto, mi è stato dato il compito da Ciampi, che era un compito obbligatorio per tutti i nostri "riferimenti europei" di privatizzare. Quindi si immagini se io ero così contento di disfare le cose che avevo costruito. Ma bisognava farle per rispondere alle regole generali di un mercato in cui noi eravamo. E questo non era un compito sempre gradevole ma l'abbiamo fatto come bisognava farlo.[32]
  • Se non c'è un accordo iniziale, al Quirinale non va chi ha più voti, ma chi ha meno veti.[33]
  • La situazione in Ucraina ci insegna che l'Europa dei Paesi separati non conta nulla, che o facciamo una politica estera e di difesa comune oppure non ci considerano neanche. Questo è quello che ci sta insegnando[34]
  • Bisogna fare presto ad allargare i confini della Ue a tutti i Paesi dell'ex Jugoslavia più l'Albania [...] Facciamo presto perché non comporta alcun problema economico: tutte assieme, queste nazioni rappresentano meno del 2% del Pil dell'intera Unione. Qui ci vuole una volontà politica, perché fare presto obbligherebbe anche a una riforma delle istituzioni europee, in quanto bisogna cambiare i processi decisionali, ma è giunta l'ora che lo si faccia[35]

Dalle lezioni universitarie L'età dell'euro di fine anni '90

  • La moneta è, come voi sapete, il segno della sovranità di un paese: la moneta è la spada, l'esercito, la banca [...] molte volte in questi anni di preparazione di attesa della moneta unica si era detto "ma con questo si realizza l'europa dei banchieri", questa è una sciocchezza terribile! Questa rinuncia alla sovranità è uno degli atti di cambiamento della natura stessa dello stato moderno [...] e lo stesso atto di rinuncia alla moneta nazionale non ha precedenti.[36]
  • Cosa vuol dire moneta unica? Primo vuol dire proprio una cosa molto semplice, che le monete nazionali perdono il loro valore, cioè spariscono per usare un linguaggio molto semplice. E che vi è adottata una moneta unica in tutta questa area: l'euro. Poi questo significa che la politica monetaria è trasferita dalle banche centrali dei diversi paesi a una istituzione indipendente sovranazionale: la banca centrale europea. Questo è un altro fatto importantissimo, cioè le singole banche centrali perdono il nucleo del loro potere che viene trasferito a un livello più elevato alla banca centrale europea.[37]
  • L'età dell'euro. Quello che è avvenuto il primo gennaio 1999, con la messa in comune da parte di 11 paesi della moneta, è un fatto veramente storico. Cioè non è un evento che sia accaduto altre volte nella storia della umanità [...] E questo evento, la rinuncia alla sovranità della moneta non è mai avvenuta se non attraverso guerra, conquiste e fatti di armi. È un fatto importantissimo perché la moneta e la spada sono il simbolo della sovranità. [...] Questa è una grandissima decisione politica in cui undici paesi rinunciano a, forse il maggiore atto di sovranità nazionale, che è il governo della moneta.[38]
  • L'Europa si presenta di fronte agli Stati Uniti come una potenza economica di grande dimensione e di grande potere. Naturalmente con dei problemi, però, molto seri perché c'è l'unione monetaria; non si può più svalutare; ma non c'è ancora una politica economica comune. E allora voi capite che in queste situazioni incidenti possono sempre capitare. Quelli che gli economisti chiamano gli “shock erratici“, gli “shock improvvisi” che possono derivare da fenomeni anche assolutamente casuali. Pensate a una tensione sociale in uno dei paesi, pensate a un contratto sbagliato dell'amministrazione pubblica di un altro paese, pensate anche a qualche evento disgraziato. Evidentemente in questi casi noi abbiamo nei paesi unitari un aggiustamento, per cui poi il reddito viene distribuito diversamente nelle diverse regioni... Un tempo noi avevamo la svalutazione delle monete, adesso con le monete rigide non abbiamo ancora gli strumenti di politica economica che possano in qualche modo bilanciare eventuali shock, eventuali errori, eventuali sbagli della politica economica.[39]

Da Il processo di pace fra Eritrea ed Etiopia è prioritario per l'Europa

in Il processo di pace fra Eritrea ed Etiopia è prioritario per l'Europa, Romanoprodi.it, 18 giugno 2018

  • Tra le tante guerre dimenticate che hanno insanguinato il mondo nella recente storia ce n'è una che noi italiani non avremmo mai dovuto dimenticare: il sanguinoso conflitto fra Eritrea ed Etiopia.
  • I sacrifici umani e le tremende spese militari di questo conflitto hanno gravemente colpito i due paesi e soprattutto l'Eritrea che, con i sei milioni di abitanti, si è trovata a combattere contro un paese che ne conta cento milioni.
  • Fino all'inizio della seconda guerra mondiale gli oltre cinquantamila italiani residenti all'Asmara hanno infatti completamente ridisegnato la città secondo le nostre forme architettoniche. Il conseguente isolamento del paese le ha rigorosamente conservate tali e quali. A l'Asmara si respira ancora l'aria di un'Italia di ottant'anni fa: la farmacia Dante, l'albergo Bologna, la palazzina Fiat, le vecchie non più funzionanti “Littorine” e il Circolo degli Italiani, dove purtroppo (anche per la nostra trascuratezza) l'italiano è parlato solo dagli ultra settantenni.

Dall'intervista di Eritrealive

in EritreaLive intervista Romano Prodi, Europa, elezioni, Corno d'Africa, Eritrealive.com, 13 maggio 2019

  • L'unica vera città italiana al mondo è Asmara. Quando si va ad Asmara si è in Italia.
  • Il problema in Africa è che solo tre paesi sono molto popolati, Nigeria, Egitto ed Etiopia. Perciò se non si crea un mercato unico e una libera circolazione dei beni, gli investimenti sono difficili.
  • Quando andavo in Eritrea, [...] mi spiaceva molto vedere che ormai l'italiano era parlato solo dai più anziani. È una cosa triste, non per motivi di nazionalismo, ma perché così si perde un rapporto culturale importantissimo. Un legame autentico, cui anche gli eritrei tengono. Per sottolineare l'affetto che ancora esiste tra i nostri due paesi dobbiamo ricominciare dalla cultura.
  • Certo che l'Africa è un'opportunità. Lo è anche oggi. Lo sarebbe anche se non ci fosse la crescita prospettata. Il problema è che manca una visione politica unitaria.
  • Il Corno d'Africa nella mia analisi è una delle poche zone dell'Africa già pronta per ricevere investimenti industriali. Mi riferisco, per esempio, allo sviluppo etiopico in ambito manifatturiero. Per questo motivo immagino nel Corno d'Africa un futuro interessante di convivenza e di cooperazione con Cina ed Europa.
  • Troppe persone che intervengono in Africa non capiscono l'Africa. Non capiscono che ci sono tribù e problemi etnici. Chi interviene preferisce sempre semplificare. Ne vede la lotta religiosa o razziale. Non capiscono che ci sono tradizioni, costumi, parentele, diversità di vita, come nomadismo e stanzialità. L'Africa bisogna cercare di capirla e lasciarla stare.
  • Ho capito subito che pur essendo stato Gheddafi un dittatore, se si voleva iniziare una guerra bisognava pensare al dopo. Conoscendo benissimo la frammentazione del potere, degli interessi e delle tradizioni in Libia, ho detto e ridetto che una guerra sarebbe stata una catastrofe.

Intervista di Fabio Martini sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022, Lastampa.it, 3 marzo 2022

  • Nessuno, due mesi fa, avrebbe pensato che stava per profilarsi un accordo tra tutti i Paesi europei, tra tutti i partiti europei, tra tutti i partiti italiani. Questo è stato il grande sbaglio russo! Inconcepibile. Una mancanza di conoscenza delle democrazie. Che sono deboli, faticano a decidere ma davanti ad eventi drammatici, si uniscono. Putin non lo ha capito. Un errore storico.
  • Abbiamo fatto così tanti passi avanti e ora questo improvviso passo indietro nella storia.
  • Ogni giorno dobbiamo fronteggiare i noiosi, e a volte terribili, problemi che ci pongono polacchi e ungheresi, di nuovo tentati dal loro nazionalismo. L’Europa li tiene però ancora legati alla democrazia: la capiamo o no la grandezza dell’Unione e del suo ruolo? Ci vogliamo ricordare che dentro i nostri confini non è mai scoppiata una guerra? Mentre appena fuori da questi confini si è avuta la tragedia della Jugoslavia!

Citazioni su Romano Prodi

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  • Bono ha detto che Prodi è intelligentissimo. Ma io chiedo a Bono: "Quando dorme o quando è sveglio?". (Afef Jnifen)
  • Cosa c'è meglio di Prodi? Governa fra compromessi e imbroglietti. [...] Con la faccia da mortadella, l'ottimismo inossidabile e l'eterno sorriso, ci porterà in Europa: ringraziamo Dio, e anche D'Alema, che ci hanno dato Prodi. (Indro Montanelli)
  • Ha il cervello piatto. (Emma Bonino)
  • Io mi taglio la mano se casca Prodi per me... qui davanti a Lei. (Antonio Di Pietro)
  • Prodi ha comunicato che non parteciperà alla guerriglia di Parigi perché ha paura che lo fischino. (Gianni Boncompagni)
  • Se vuole durare, il Professore deve imprimere una svolta fin dai primi giorni del 2008. In caso contrario, sarà davvero la fine. Come vedo Prodi, mi chiede? Con tutto il rispetto, di lui mi viene da dire quello che Flaiano disse di Cardarelli: è il più grande poeta morente... (Fausto Bertinotti)
  • [Nel 1996] Come fa un Berlusconi che ha preso dieci milioni di voti e rappresenta il 50% degli italiani a mettersi sul piano di uno noto solo per essere stato il dinosauro di De Mita?
  • [Nel 2006] Ricambio l'ubriaco del signor Prodi, dicendogli se non si vergogna, davvero, di svolgere oggi lui, nei confronti dei partiti comunisti della sua coalizione, il ruolo che fu definito storicamente, dell'utile idiota: cioè di colui che i partiti comunisti nelle democrazie proletarie, popolari, mettevano lì, a capo del partito dei contadini, per far finta che il governo non fosse del partito comunista. Lui in questo momento [...] presta la sua faccia di curato bonario a una realtà della sinistra che è fatta dal settanta per cento da ex comunisti o da comunisti, che comanderanno e che lo rottameranno di nuovo al momento in cui riterranno che sia loro conveniente farlo.[40]
  • [Nel 1995] Se ci pensate è la stessa tattica di Lenin e Stalin: l'utilizzazione dell'utile idiota. Si prende una persona, la si mette lì e ci si nasconde dietro...
  • [Nel 1995] Sono divisi e dispersi e non sapendo a che santo votarsi si affidano alla faccia larga e pastosa di un dottor Balanzone.
  • [Nel 1995] [È] Una foglia di fico.
  • Io non ho poi mai saputo se Romano Prodi fosse o non fosse stato reclutato dal quinto dipartimento del Kgb, ma una cosa è certa e la ricordo benissimo: quando io ero a Mosca fra il 1981 e il 1982, Prodi era popolarissimo nel Kgb: erano entusiasti: lo trovavano in sintonia dalla parte dell'Unione Sovietica. Inoltre il Kgb non arruolava mai iscritti al partito comunista, perché era proibito, ma solo persone orientate a sinistra ma non comuniste, con una predilezione per i professori universitari e tutti coloro che potevano orientare l'opinione pubblica.
  • Nel periodo 1980-81 ero a Mosca e allora frequentavo gli uomini del dipartimento che adesso si chiama servizio di intelligence sull'estero e sentivo continue voci ("rumors") da cui si capiva che Romano Prodi era particolarmente popolare fra chi nel Kgb si occupava di Francia, Spagna e Italia. Ma era più che altro l'Italia il Paese in cui il quinto dipartimento riscuoteva maggior successo avendo arruolato più di cento agenti regolari senza contare le migliaia di collaboratori volontari. A quell'epoca non avevo interesse a chiedere come fosse andata a finire e se l'avessero davvero arruolato o solo mantenuto come un possibile utile contatto per le operazioni. Questo non lo so e infatti non lo dico: ma posso garantire che la sua popolarità nel Kgb era grandissima.
  • Non ho mai detto che Prodi è stato un agente del Kgb, né ho mai sostenuto che sia stato "coltivato" dall'intelligence sovietica.
  1. a b Citato in Stella Gian Antonio, Trapattoni, lo straparlare di un genio, Corriere della Sera, 28 marzo 2001.
  2. Citato in Corriere della sera, 16 dicembre 2005.
  3. Citato in Corriere della sera, 20 gennaio 2006.
  4. Citato in Corriere della sera, 28 gennaio 2006.
  5. Dal programma televisivo Leader a confronto, Rai 1, 3 marzo 2006; citato in Riccardo Rudelli, Verba non volant: Quello che i politici dicono in tv ma non hanno mai scritto, Adagio eBook, 2014, p. 78. ISBN 8896337380
  6. Dalla presentazione del programma dell'Unione, Roma, 11 febbraio 2006.
  7. Citato in City, 22 marzo 2006.
  8. Da Partito democratico, il mio manifesto, l'Unità, 19 settembre 2006, p. 29.
  9. Discorso pronunciato il 9 ottobre 2006 a Catanzaro.
  10. ANSA, 11 novembre 2006.
  11. Citato in Repubblica.it, 18 settembre 2007.
  12. Citato in Le reazioni, la Repubblica, 28 dicembre 2007.
  13. Citato in Prodi: «Io duro perché faccio», Corriere della sera, 29 dicembre 2007.
  14. Da un convegno di Centromarca; citato in Riccardo Illy, Così perdiamo il nord, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2008.
  15. Citato nel Corriere della sera, 25 gennaio 2008.
  16. Citato in Prodi consiglia ai giovani di cacciare a calci i vecchi politici, ilpost.it 11 giugno 2010.
  17. Citato in Prodi: «Esiste una differenza antropologica tra me e Berlusconi», ilpost.it, 23 febbraio 2011.
  18. a b Citato in Prodi: «L’Italia paga per la debolezza di questo governo», L'Unità, p. 9, 10 luglio 2011.
  19. Intervista a Repubblica, 17 agosto 2011. Citato in L’Italia è indifesa contro la speculazione. Con questo governo tutto il Paese rischia di saltare , romanoprodi.it.
  20. Citato in Il Fatto Quotidiano, 24 settembre 2011.
  21. Citato in Martin Essex, Did the Euro's Architects Expect It to Fail? The Wall Street Journal, 31 ottobre 2011: I am sure the euro will oblige us to introduce a new set of economic policy instruments. It is politically impossible to propose that now. But some day there will be a crisis and new instruments will be created.
  22. Citato in Monti e la sconfitta della politica, Il Foglio, 12 novembre 2011)
  23. Citato in Napolitano: "Scalfaro, coerenza e integrità" Il Papa: "Statista cattolico per il bene comune", repubblica.it, 29 gennaio 2012.
  24. Dichiarazione rilasciata a Radio 24; citato in Prodi a Radio 24: "Sono contento per Letta", Ilsole24ore.com, 24 aprile 2013.
  25. a b Dall'intervista di Paolo Valentino, Prodi: «Isis, un tragico fattore unificante nella politica mondiale», Corriere.it, 8 marzo 2015.
  26. Associazione culturale "Aldo Moro", rassegna Castenedolo incontra - appuntamenti per discutere di politica e di cultura, La legge e la coscienza (parte 1 di 5), Castenedolo - Sala dei Disciplini, 1 marzo 2016 (dal minuto 1.08 al minuto 2.27)
  27. Da Romano Prodi ed Emiliano Brancaccio, Orizzonti Europei, MicroMega, n. 5, anno 2017, presentazione di Lorenzo Cresti, pp. 233-234. Citato in dialogo 2. Orizzonti europei. Romano Prodi-Emiliano Brancaccio, emilianobrancaccio.it.
  28. Citato in Bruno Vespa, Rivoluzione, Mondadori, 2018.
  29. a b Dall'intervento alla festa del quotidiano la Repubblica, riportato in Governo Conte, Prodi: "È di destra e ha blocchi di pensiero inconciliabili". Sul Pd: "Opposizione senza alternativa", Ilfattoquotidiano, 7 giugno 2018.
  30. intervista a mezz'ora in più, il 30 giugno 2019, min 31:00
  31. Da Prodi: “Italia Viva? Come lo yogurt. Il partito personale funziona una volta", affaritaliani.it, 20 settembre 2019.
  32. intervista a mezz'ora in più, 27 ottobre 2019, min 7:25
  33. Dall'intervento al programma televisivo Dimartedì, citato in Prodi in tivù: "Al Quirinale andrà chi ha meno veti, non più voti". E Renzi "vuole cambiare lavoro", Repubblica.it, 9 novembre 2021.
  34. Citato in Ucraina, la soluzione di Prodi: "Solo un accordo tra Usa e Cina può far finire la guerra", Repubblica.it, 17 marzo 2022.
  35. Citato in Prodi, allargare Ue a ex Jugoslavia e Albania, Ansa.it, 13 gennaio 2023.
  36. Dalla lezione l'età dell'euro (prima parte), Università di Bologna, 1998. Video disponibile su Youtube.com (min 0:56-1:57).
  37. Dalla lezione l'età dell'euro (prima parte), Università di Bologna, 1998. Video disponibile su Youtube.com (min 7:09-8:05).
  38. Dalla lezione l'età dell'euro, Università di Bologna, 1º marzo 1999.Audio disponibile su Radioradicale.it (min 4:44).
  39. Dalla lezione l'età dell'euro, Università di Bologna, 1º marzo 1999.Audio disponibile su Radioradicale.it (min 14:34).
  40. In risposta alle dichiarazioni di Romano Prodi, candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la coalizione del centrosinistra, rilasciate durante il dibattito televisivo andato in onda su Rai 1, 3 aprile 2006, cfr.:«A me sembra che il Presidente del Consiglio si affidi ai numeri, un po' come gli ubriachi si attaccano ai lampioni, non per farsi illuminare, ma per farsi sostenere.»

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