Vladimiro Caminiti

giornalista, scrittore e poeta italiano

Vladimiro Caminiti (1932 – 1993), giornalista, scrittore e poeta italiano.

Citazioni di Vladimiro CaminitiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Parola andava a disegnare eterni capolavori. Il suo anticipo e il suo rilancio, i suoi inserimenti provvidi per il gioco corale, anticipavano il libero come sarebbe stato soltanto Scirea negli anni Settanta. Con qualcosa di meno. Nessuno come Parola sul piano dello stile e della classe conseguente.[1]
  • [Sul Grande Torino, nel 1989] Mi chiedo se prima dell'undici granata di Erbstein e Copernico, amato da Vittorio Pozzo [...] vi fosse mai stata in Italia una squadra così completa e rispondo che sicuramente l'Ambrosiana di Peppino Meazza, la Juventus di Viri Rosetta e Felice Placido Borel, il Bologna di Andreolo, Sansone e Schiavio, squadroni autentici furono, ma non come il Toro, una squadra impetuosamente italiana, alpina eppur sferzata dai venti marini per vincere le tempeste attorno al suo drammatico piccolo riccioluto gigante, quel Valentino Mazzola che un pure grande calciatore come Boniperti, nello scrigno dei ricordi più gelosi, considera a tutt'oggi il più incredibile fuoriclasse mai esistito.[2]
  • Qualunque sia la situazione sociale, storica, il ruolo della Juventus non può cambiare. Ruolo perennemente vincente, ruolo glorioso.[3]
  • [Su Antonio Cabrini] [Un] Rodolfo Valentino del calcio senza le falsità e le angosce del divo per forza.[4]
  • [Dopo la morte di Gaetano Scirea] Morire giovani capita ai profeti, ai poeti, ai predestinati, ai santi. Ma è una menzogna, morire giovani è solo una porcheria.[5]
  • [Su Pietro Anastasi] Paragonato ai centravanti tradizionali, è un misto di Gabetto e Lorenzi, ha più estro che tecnica, più possesso fisico dell'azione che senso tattico; caccia il goal come uno stallone la femmina.[6]
  • [Su Giuseppe Furino] Nella sua storia leggendaria la Juve ha avuto eccelsi gregari. Ma nessuno all'altezza di questo nano portentoso, incontrista e cursore, immenso agonista, indomabile nella fatica, i piedi come uncini dolorosi in certe circostanze.[7]
  • [Su Renato Cesarini] Parlava con una voce arrochita e addolcita dalle stravaganze. Era tutto meno quello che avrebbe voluto essere. Aveva un cuore grande come una chiesa ma era crudele come un serpente. Sapeva piangere e ridere. Era angelo e diavolo, un clown del pallone, un ciuffo di capelli e un collo, occhi smagati sul precipizio. Era matto davvero e pure savio specialmente bevuto. La sua casa era di tutti e strimpellava dolcemente alla chitarra. Inventò un sacco di cose già inventate, meno una proprio tutta sua: il goal all'ultimissimo. Giocava quando ne aveva voglia e quando non ne poteva più dormiva. Perché dormire se c'è tanto da prendere? E prendeva prendeva. La primavera del 1969 gli fu fatale...[8]

La centesima di Zoff

Dal Guerin Sportivo nº 24 (392), 17-23 giugno 1982.

  • Nulla meraviglia di Zoff e semmai meraviglia la sua sobrietà.
  • È vero che il tempo passa, ma Zoff ha l'aria di fregarsene. E passato bene, questo tempo. Ha arricchito il campione di esperienza, lo ha reso tetragono perfino alle invidie. Suo padre e sua madre, in quel paesino del Friuli, non hanno mai fatto il passo più lungo della gamba, semmai più corto, come mi diceva il figlio che per parte sua non ha mai fatto stravaganze, si è rispettato e basta. E lo ha fatto come pochi italiani lo sanno fare, se è vero, com'è vero, che oggi il profilo dell'italiano è la pancia.
  • [...] un cognome titanico come la sua classe, col senso della parata istintiva, senza fronzoli, non si capisce facile perché facile è la sua classe, perché semplice è il suo stile.
  • È la mancanza di retorica che rende difficile capire lo stile di Dino, amarlo.
  • Zoff ha materiato il ruolo di portiere di un'essenzialità poco italiana, molto furlana forse, ma molto poco italiana lo stesso. Ma non è cambiato niente, perché Enzo Bearzot, furlan come lui, ad un cronista tedesco, per fissare in una frase chi è Zoff quarantenne, col massimo impegno cerebrale che gli consentono questi giorni tormentati, dice: "Zoff è un uomo di quarant'anni ma è un giocatore di ventanni", forse un po' retorico ma dà il senso.

Nettuno è come lui

Dal Guerin Sportivo nº 25 (393), 23-29 giugno 1982.

  • Bruno Conti è l'ala che irride. Irride ai giganti bruti, irride alla stessa forza. Quante volte Liedholm mi ha detto che, se avesse anche forza, vincerebbe ogni partita da solo? E quante volte mi è sembrato moltiplicarsi in campo, essere qui e contemporaneamente altrove? Bruno Conti è un nanetto. Ma ci sono nanetti e nanetti, in fondo le fiabe dei grandi favolieri sono piene di tipi come lui. Tipi usciti dal popolo, da una casa piena di fame, da una vita presa con allegria, con testarda passione, con gioco e con il gioco del calcio con cui si sale in paradiso.
  • Bruno Conti, i capelli neri sulla fronte stretta, occhi neri furbi e piccini, naso e bocca vicinissimi, è il dribbling fatto uomo. È una carezza di velluto al pallone. È l'arte che non si sa da dove arriva, di giocare come un Mumo Orsi ieri, come un Bruno Conti oggi.
  • Era quello il calcio dell'individualista, completamente separato dalla realtà della squadra. Nel dopoguerra, si viveva il pathos del calcio ma, giocatori compresi, non se ne afferravano le autentiche esigenze. Non giocava quasi mai la squadra, ma i campioni singoli, vincevano la Juve di John Hansen e Boniperti, il Milan del Grenoli [contrazione di Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e Nils Liedholm], voglio dire che la Juve vinceva quando i suoi fuoriclasse ne avevano voglia, e così il Milan. La nazionale andò a disputare il Mundial brasilero del '50 perdendovi la faccia. Polverizzati tutti gli ideali di Don Vittorio Pozzo, precipitati dall'alto dei palazzi nei giorni della così detta liberazione, assieme ai cimeli del fascismo.
  • Il calcio non può esimersi di essere sempre fatto atletico, ma non potrà mai somigliare al basket, e perciò è anche estro, invenzione, improvvisazione.
  • Bruno Conti non è un atleta, è un soldo di cacio. Ma fisicamente tosto e tatticamente geniale. Col suo sinistro può mettere in crisi anche i giganti. [...] Bruno Conti, dalla fascia, sa fare il cross pennellato ma anche dal centro sa calibrare il passaggio giusto. Non ha ruolo, non ha posizione, a destra o a sinistra è egualmente un diavolo questo figlio di muratore che nella vis proletaria racconta il lunghissimo amore per rendere sapiente il suo sinistro. E, in fondo, con lui è il trionfo dell'intelligenza sulla forza bruta, meno letterariamente la conferma che al calcio si può aver fortuna solo se si sa giocare e, se non si sa giocare, non basta essere belli, forti e puri come Tarzan. Il calcio si esalta, oltre che coi piedi, a livello di carattere. Bruno Conti è un nano che in campo lotta come un gigante.

Cavalli da tiro

Dal Guerin Sportivo nº 25 (494), 20-26 giugno 1984, pp. 30-32.

  • Bagni è come dev'essere. È un'ala che va a fare il mediano di spinta ed un mediano di spinta che va a fare l'ala, oscillando tra questo e quello non si sa ancora esattamente cosa sia, anche se con guizzi, scossoni, contrasti ruinosi, rincorse gagliarde, va a dare un contributo, seppur irrazionale, a tutti i reparti.
  • [Su Gabriele Oriali] Ci affascina la sua semplicità seriosa, la sua incantevole modestia, il suo essere uomo e padre anche nel modo di giocare, di correre, di lottare, voglio dire un atleta sano e puntiglioso. Oriali è l'emblema del calcio lombardo come dev'essere, quando da ragazzi si vive per il calcio, uscendo da un salone di barbiere ed andando a conquistare, col sudore e l'umiltà del facchinaggio, il successo.
  • [Su Renato Zaccarelli] Un rompitore elegante però incisivo, un trascinatore all'occorrenza.
  • [Su Massimo Bonini] Se bastasse correre, se li metterebbe tutti in tasca.

Gran Mole di gioco

Dal Guerin Sportivo nº 13 (533), 27 marzo - 2 aprile 1985, pp. 34-37.

  • Il giornalismo sportivo, io penso, deve molto a Ghirelli nel senso di una partecipazione emotiva e pur razionale che ne allargò i confini popolari [...]. Il giornalismo sportivo con Ghirelli fu cultura.
  • Ora mi chiedo quando è nata in Italia la passione vera, spesso accanita, per il calcio. E rispondo che è nata col Grande Torino.
  • Il calcio non è solo divismo, non è tifo alquanto cretino con richiesta di autografo, è resoconto della vita. Questo gioco è emblematico del resto. Uno stortignaccolo può vincere nel calcio come un Adone. Contano le qualità dello spirito, il nerbo, la tempra.
  • [Sul derby di Torino] Il derby era allora una cosa violenta. Parola odiava Mazzola. Si consideravano di due razze. [...] «Era come mettere contro undici cani ed undici gatti».
  • [Su Michel Platini] Il fuoriclasse freddo e sublime, che sa far tutto, che può dominare tutto, divertendosi nella sofferenza generale.
  • Gli schemi standardizzati non esistono nel calcio. Esiste un costume tecnico che via via si evolve.
  • Galassi di nome Alberto, perugino di Todi. [...] Un piè veloce. Io lo apparentavo ad Achille.

Citazioni su Vladimiro CaminitiModifica

  • Al giornalismo sportivo di oggi, così prevedibile, così senz'anima, così inutilmente presuntuoso, mancano le immagini e gli aggettivi di Camin, il suo sguardo attento e pulito, il suo entusiasmo, la sua cultura. (Darwin Pastorin)
  • Caminiti aveva cuore grande e competenza calcistica, uniti a un caratterino niente male. La sua penna sapeva essere tagliente: se non entravi nelle sue grazie, ogni domenica erano bacchettate. Aveva capacità non comuni come giornalista, i suoi erano pezzi da incorniciare. Un poeta prestato al mondo del calcio. (Sergio Brio)

NoteModifica

  1. Da Basta la Parola, Guerin Sportivo nº 9 (529), 27 febbraio - 5 marzo 1985, p. 37.
  2. Da Giocava anche per noi, Guerin Sportivo, 1989.
  3. Citato in Hurrà Juventus nº 7 (55), luglio 1993, p. 70.
  4. Citato in Giuseppe Bagnati, Cabrini, il campione antidivo, Gazzetta.it, 19 aprile 2008.
  5. Da un articolo su Tuttosport; citato in Francesco Moroni, L'Italia che resiste: storie e ritratti di cittadini controcorrente, Effepi Libri, 2010, p. 114. ISBN 8860020166
  6. Citato in Stefano Bedeschi, Gli eroi in bianconero: Pietro ANASTASI, Tuttojuve.com, 5 aprile 2011.
  7. Citato in Giuseppe Furino, il mediano con due cuoriche spegneva i campioni: «Ma a Sivori feci un tunnel», Repubblica.it, 10 febbraio 2014.
  8. Citato in Stefano Bedeschi, Renato CESARINI, Ilpalloneracconta.blogspot.com, 11 aprile 2022.

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