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Zbigniew Boniek

allenatore di calcio, ex calciatore e dirigente sportivo polacco
Zbigniew Boniek nel 1986

Zbigniew Boniek, detto Zibì (1956 – vivente), allenatore di calcio, dirigente sportivo, opinionista sportivo ed ex calciatore polacco.

Indice

Citazioni di Zbigniew BoniekModifica

  • Il palmarès dei bianconeri [la Juventus] sarà forse ricco di trofei, ma in quanto a baldoria, lì sono veramente pessimi! Bisognava giocare, vincere e basta! Ogni tanto avevo l'impressione di andare al lavoro in fabbrica.[1]

Zibì Boniek: «La mia Polonia è da Pallone d'oro»

Intervista di Massimiliano Castellani, Avvenire, 16 maggio 2012

  • Sono un uomo che ha la fortuna di essere amato non solo in Polonia, ma un po' ovunque, tranne che da quel "giovanotto" che fa il presidente della Juventus [riferendosi ad Andrea Agnelli] che ha dato retta a 2-3 mila ultrà... Gli hanno chiesto di togliere la mia stella personalizzata dallo Juventus Stadium, perché sarei un "romanista", per sostituirla con quella di uno squalificato per doping per aver preso il nandrolone [riferendosi ad Edgar Davids]. Ma io spero che 14 milioni e passa di tifosi juventini si ricordino di quel Boniek che vinse la Supercoppa Europea praticamente da solo e che dopo la conquista della Coppa dei Campioni con il Liverpool donò i 100 milioni di premio alle vittime dell'Heysel...
  • Posso assicurare che anche sotto il regime comunista non ho mai visto nessun polacco chiedere l'elemosina ai bordi delle strade. Si lavorava tutti, in ogni casa si mangiava e non mancava quasi niente. Certo mancava la cosa più importante, la libertà. E a noi giovani era vietato sognare un futuro migliore.
  • La Polonia di oggi ha 40 milioni di abitanti ed è la quinta nazione in Europa per estensione. L'Europeo si disputerà a Poznan, Varsavia, Danzica e Breslavia: città moderne, allegre, giovanili ed accoglienti, ognuna con il suo ottimo aeroporto internazionale. Dobbiamo un po' migliorare sulle comunicazioni stradali, ma abbiamo infrastrutture all'avanguardia, a testimonianza di un Paese che ha un Pil che viaggia forte e che regge bene all'urto della crisi. Forse anche perché noi dell'euro non ne abbiamo voluto sapere...
  • Senza i buoni uffici diplomatici del presidente della federcalcio ucraina, Gregory Surkis, alla Polonia da sola non avrebbero mai assegnato Euro2012. In Ucraina hanno problemi di distanze, di comunicazioni e in questo momento le loro beghe delicate di governo, ma lì ci sono delle ricchezze finanziarie che il resto dell'Europa se le sogna. Un "dettaglio" che ha giocato a favore dell'accoppiata che sono sicuro risulterà vincente.
  • L'Italia vinse quel Mondiale [del 1982] perché fece fuori Boniek... Nessuno mi toglie dalla testa che l'arbitro Valentine con l'Urss mi ammonì apposta per farmi saltare la semifinale con l'Italia che politicamente contava molto di più della Polonia... Avremmo perso lo stesso? Sarebbe bello rigiocarla quella partita, ma con Boniek in campo e Paolo Rossi squalificato, vediamo come finisce...

Boniek: "L'unico modo per fermare Maradona era menarlo di brutto ma era troppo bello vederlo giocare"

Da un'intervista al Corriere dello Sport - Stadio; citato in Giuseppe Barone, Contra-ataque.it, 30 aprile 2016

  • Anche io, come i giocatori italiani, ho iniziato a giocare in strada. È lì che si formano, in tutto il mondo, i buoni giocatori e forse anche le buone persone. Noi in Polonia in strada dimostravamo subito quello che sapevamo fare meglio. Chi correva, chi picchiava, chi calciava con destrezza. E ognuno veniva subito indirizzato dove il talento lo portava. In strada vige, da sempre, la legge del più forte. Ma con una eccezione: il proprietario del pallone. Io ero piccolo, gracile ma avevo una smagliante sfera di cuoio. L'avevo perché mio padre giocava in Serie A e anche questo accendeva su di me una luce particolare.
  • Avevo undici anni, ero bravo. Giocavo a centrocampo ma avevo già spiccate doti offensive. Ogni tanto mi schieravano anche come difensore centrale. Andai in una società del mio paese e lì trovai un allenatore che mi faceva piangere. Mi ripeteva sempre che ero piccolo, che dovevo aspettare, che dovevo crescere. Aspettai e a diciassette anni, quando giocavo in Serie B, mi vide un osservatore del Widzew Łódź. Mi presero e andai a trecento chilometri di distanza. A mia madre, che non voleva, promisi che mi sarei diplomato e laureato. Lo feci.
  • [Sull'arrivo alla Juventus] Arrivai nello spogliatoio e trovai dei campioni, ma sorridenti e accoglienti. Capìi che dovevo vestirmi meglio, visto il loro look. Al primo allenamento chiesi a Zoff se dovevo dargli del tu o del lei. Lui mi guardò e sorrise. Era una squadra fantastica. Nove italiani e due stranieri [Boniek e Michel Platini]. E, se posso dirlo, due stranieri di qualità. A me sembra questa la miscela giusta.
  • [Su Diego Armando Maradona] Durante una partita Juventus-Napoli nello spogliatoio ci dicemmo che l'unico modo per fermarlo era menargli di brutto. Ma dopo dieci minuti in campo ci guardammo e ci dicemmo che no, era troppo bello vederlo giocare.
  • [Sulla strage dell'Heysel] Ho un ricordo angoscioso. Noi non volevamo giocare. Fummo costretti, per ragioni di ordine pubblico. Noi sapevamo che ci avrebbero dato addosso comunque: se avessimo giocato sul serio, se non lo avessimo fatto, se avessimo esultato per un gol e se non lo avessimo fatto. Noi sapevamo che c'erano dei morti ma non la proporzione. [Quando] scoprìi che i morti erano stati trentanove [...] fui distrutto.
  • [Su Ciro Ferrara] Sempre concentrato, ti si appiccicava come il Vinavil.

Citazioni su Zbigniew BoniekModifica

  • Bello di notte. (Gianni Agnelli)
  • [Sull'esclusione di Boniek dal Cammino delle stelle dello Juventus Stadium nel 2011] È una sciocchezza, Zibì ha dato molto alla Juventus, le sue critiche ai dirigenti non c'entrano con tutto quello che lui ha saputo dare e fare per la squadra. (Michel Platini)

NoteModifica

  1. Citato in Jean-Philippe Leclaire, Michel Platini, il re di Torino, Ultimouomo.com, 25 aprile 2017.

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