Dracula (romanzo)

romanzo scritto da Bram Stoker

Dracula, romanzo di Bram Stoker del 1897.

Copertina della prima edizione

IncipitModifica

OriginaleModifica

Jonathan Harker’s Journal (kept in shorthand)
3 May, Bistritz — Left Munich at 8:35 p.m., on 1st May, arriving at Vienna early next morning; should have arrived at 6:46, but train was an hour late. Buda-Pesth seems a wonderful place, from the glimpse which I got of it from the train and the little I could walk through the streets. I feared to go very far from the station, as we had arrived late and would start as near the correct time as possible. The impression I had was that we were leaving the West and entering the East; the most western of splendid bridges over the Danube, which is here of noble width and depth, took us among the traditions of Turkish rule.

Angelo NessiModifica

Giornale di Jonathan Harker.
(Stenografato.)


3 maggio. — Bistritz.


Lasciato Monaco alle 8.55 di sera, il 1° maggio. Giunto a Vienna l’indomani, di buon mattino. Il treno aveva un’ora di ritardo. Budapest mi parve molto curiosa da quel che potei vederne stando in treno. Fatta una passeggiata breve attraverso la città. Ebbi l’impressione nitidissima di lasciare l’Occidente per entrare nell’Oriente. Il magnifico ponte gettato sul Danubio ricorda la dominazione turca.
[Bram Stoker, Dràcula, l'uomo della notte, traduzione di Angelo Nessi, Milano, Sonzogno, 1922]

Francesco Saba SardiModifica

Diario di Jonathan Harker
(Stenografato)
3 maggio, Bistrita. Lasciata Monaco alle 20,35 del 1° maggio, giunto a Vienna il mattino dopo presto: saremmo dovuti arrivare alle 6,46, ma il treno aveva un'ora di ritardo. Stando al poco che ho potuto vederne dal treno e percorrendone brevemente le strade di Budapest mi sembra una bellissima città. Non ho osato allontanarmi troppo dalla stazione, poiché, giunti in ritardo, saremmo però ripartiti quanto più possibile in orario. Ne ho ricavato l'impressione che, abbandonato l'Occidente, stessimo entrando nell'Oriente, e infatti anche il più occidentale degli splendidi porti sul Danubio, che qui è maestosamente ampio e profondo, ci richiamava alle tradizioni della dominazione turca.
[Bram Stoker, Dracula, traduzione di Francesco Saba Sardi, Oscar Mondadori, 1992]

Paola FainiModifica

Diario di Jonathan Harker [Stenografato]

3 maggio, Bistrita. Ho lasciato Monaco il 1 maggio, alle 8.35 di sera, raggiungendo Vienna il giorno dopo, di prima mattina. Saremmo dovuti arrivare alle 6.46, ma il treno aveva un'ora di ritardo. Budapest mi sembra un luogo meraviglioso, almeno da quanto ho potuto vedere dal treno, e per quel poco che ho passeggiato per le strade. Non mi sono avventurato troppo lontano dalla stazione, poiché eravamo arrivati in ritardo e quindi il treno sarebbe ripartito appena possibile. Ne ho ricevuto l'impressione che ormai stessimo lasciando l'Occidente per entrare in Oriente. Il più occidentale tra gli splendidi porti sul Danubio, che qui è di nobile ampiezza e profondità, ci ha riportati alle tradizioni della dominazione turca.
[Bram Stoker, Dracula, traduzione di Paola Faini, Newton, 2010. ISBN 9788854118973]

Luigi LunariModifica

Dal diario di Jonathan Harker
(stenografato)


3 maggio, Bistriz. Partito da Monaco alle 8.35 di sera, il primo maggio, arrivato a Vienna la mattina dopo presto; sarei dovuto arrivare alle 6.46 ma il treno ha avuto un'ora di ritardo. Buda-Pesht sembra bellissima, per quel che ne ho visto dal treno e per quei quattro passi che ho fatto per le strade. Non mi fidavo ad allontanarmi troppo dalla stazione, dato che eravamo arrivati tardi e che saremmo partiti quanto più possibile in orario. La mia impressione era che stavamo lasciando l'Occidente ed entrando in Oriente; i più occidentali degli splendidi ponti sul Danubio, qui nobile più che mai quanto a larghezza e profondità, ci introducevano nelle tradizioni del dominio turco.
[Bram Stoker, Dracula, traduzione di Luigi Lunari, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano, 2020. ISBN 978-88-07-90183-6]

CitazioniModifica

 
Mappa etnografica della Transilvania del XIX secolo
  • La Transilvania è abitata da quattro distinte nazionalità: i sassoni a sud, cui si mescolano i valacchi, che sarebbero i discendenti dei daci; i magiari a ovest, e gli szekeli a est e a nord. Io sto andando da questi ultimi, che si vantano di discendere da Attila e dagli unni. E può darsi che sia così, perché quando i magiari hanno conquistato il paese nell'undicesimo secolo vi hanno trovato insediati gli unni.
    Ho letto che tutte le superstizioni di questo mondo si raccolgono nel ferro di cavallo disegnato dai Carpazi, come se questo fosse il centro di una sorta di vortice; se è così, il mio soggiorno qui può essere molto interessante. (N.B.: chiedere al Conte chiarimenti in proposito.)
    [Diario di Jonathan Harker, 3 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 1, p. 48]
  • Mi sembra che più ci si sposta verso Oriente meno puntuali siano i treni. Come saranno in Cina?
    [Diario di Jonathan Harker, 3 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 1, p. 49]
  • Quando sono salito sulla diligenza, il cocchiere non era ancora al suo posto, e l'ho visto che stava parlando con l'ostessa. Stavano evidentemente parlando di me, perché di tanto in tanto si voltavano a guardarmi, e qualcuno di quelli che sedevano sulla panca fuori della porta si era avvicinato per sentire, e anche quelli guardavano me, i più con aria di commiserazione. Riuscivo a sentire molte parole spesso ripetute, parole strane, perché nel gruppo c'erano persone di varie nazionalità, e così ho tirato fuori da una borsa il mio dizionario poliglotta e ho cercato quelle parole. Devo dire che non mi suonavano molto divertenti, perché tra quelle parole c'erano "Ordog" (Satana), "Pokol" (Inferno), "stregoica" (strega), "vrolok" e "vlkoslak", che significano la stessa cosa, una in slovacco e l'altra in serbo, per qualcosa come lupo mannaro o vampiro. (N.B.: ricordarsi di chiedere al Conte di queste superstizioni.)
    [Diario di Jonathan Harker, 4 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 1, p. 53]
 
"Sulla soglia è comparso un vecchio signore piuttosto alto, dal volto sbarbato se non per un paio di lunghi baffi bianchi, e vestito di nero dalla testa ai piedi, senza la minima nota di colore."
  • Dentro, stava un vecchio alto, accuratamente sbarbato a parte i lunghi baffi bianchi, e nerovestito da capo a piedi, senza una sola macchia di colore in tutta la persona. In mano reggeva una vetusta lucerna d'argento, la cui fiamma ardeva senza tubo di vetro né globo di sorta, proiettando lunghe, oscillanti ombre come palpitava nello spiffero dell'uscio aperto. Con la destra, il vecchio m'ha rivolto un cortese cenno d'invito, dicendo in un ottimo inglese, ancorché di singolare cadenza:
    «Benvenuto nella mia casa! Entrate libero e franco!»
    Non ha accennato a venirmi incontro ma è rimasto immobile, come una statua, quasi che il gesto di benvenuto l'avesse pietrificato. Tuttavia, non appena ho varcato la soglia, si è mosso d'un subito e, stendendomi la mano, ha afferrato la mia con un vigore tale da farmi sobbalzare, risultato niente'affatto sminuito dal sembrare essa fredda come ghiaccio – più la mano di un morto che di un vivo. E ha ripetuto.
    «Benvenuto nella mia casa! Entrate libero e franco. Andatevene poi sano e salvo, e lasciate alcunché della felicità che arrecate!»
    [Diario di Jonathan Harker, 5 maggio; traduzione di Francesco Saba Sardi, cap. 2, p. 44]
  • Sulla soglia è comparso un vecchio signore piuttosto alto, dal volto sbarbato se non per un paio di lunghi baffi bianchi, e vestito di nero dalla testa ai piedi, senza la minima nota di colore. Recava in mano una vecchia lampada di argento, nella quale la fiamma ardeva senza alcuno schermo o riparo di vetro, e che creava lunghe e tremolanti ombre, oscillando alla corrente della porta aperta. Il vecchio mi ha invitato a entrare con un gesto cortese della mano, dicendomi in un ottimo inglese ma con uno strano accento:
    "Benvenuto nella mia casa! Entrate liberamente e per vostra libera volontà!". Non ha fatto un passo per venirmi incontro, ed è stato fermo come una statua, quasi il suo gesto di benvenuto lo avesse reso di pietra. Peraltro, come ho messo in piede oltre la soglia, si è improvvisamente animato e allungando in avanti la mano mi ha preso la mia con una forza che mi ha fatto tremare: un effetto non certo alleviato dal fatto che mi è sembrata fredda come il ghiaccio, più la mano di un morto che di un uomo vivo. E di nuovo ha detto:
    "Benvenuto nella mia casa. Entrate liberamente. Andate tranquillo, e date a questo luogo qualcosa della felicità che recate con voi!".
    [Diario di Jonathan Harker, 5 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 2, pp. 65-66]
  • Il suo volto aveva un forte, fortissimo rilievo aquilino, con un naso sottile, molto pronunciato e delle narici molto dilatate, la fronte alta e prominente, e i capelli un po' radi sulle tempie ma alquanto abbondanti altrove. Le sopracciglia erano molto folte, e quasi si incontravano sopra il naso, i peli erano come cespugli, sembravano arricciarsi per la loro stessa abbondanza. La bocca, per quel che riuscivo a vederne sotto i grandi mustacchi, era ferma in un'espressione quasi crudele, con dei denti particolarmente bianchi e aguzzi. I denti si protendevano sopra le labbra, che erano di un rosso intenso, a indicare una straordinaria vitalità in un uomo della sua età. Quanto al resto, le orecchie erano pallide, ed estremamente appuntite. Il mento era quadrato e forte, e le guance magre ma sode. L'impressione generale era quella di uno straordinario pallore.
    In un primo tempo avevo notato il dorso delle mani che egli teneva sulle ginocchia alla luce delle fiamme, e mi erano sembrate piuttosto bianche ed eleganti. Ma vedendole ora più da vicino, non potevo non notare che erano mani volgari e grossolane, con dita piuttosto tozze. Strano a dirsi, le palme erano pelose. Le unghie erano lunghe e sottili, e tagliate a punta. Quando il Conte si è chinato su di me e le sue mani mi hanno toccato, non ho potuto reprimere un brivido. Può anche darsi che fosse colpa del suo alito fetido; comunque sono stato colto da un terribile senso di nausea, che per quanto mi sforzassi non sono riuscito a nascondere.
    Il Conte evidentemente se ne è accorto, e si è tirato indietro. E con un sorriso stranamente bieco, che metteva in mostra i suoi denti sporgenti più di quanto avesse fatto fino a quel momento, è tornato a sedersi dall'altra parte del caminetto. Siamo rimasti tutti e due in silenzio per qualche tempo, finché guardando verso la finestra non ho visto il primo debole segnale dell'alba imminente. Una strana calma sembrava esser calata su ogni cosa. Ma, tenendo l'orecchio, ho sentito dal fondo della valle salire l'ululato di un branco di lupi. Gli occhi del Conte lampeggiavano, ed egli ha detto:
    "State a sentirli, i figli della notte! Questa è la loro musica!". Suppongo che abbia visto sul mio volto una qualche espressione strana per lui, perché ha aggiunto:
    "Ah, signore, voi che vivete in città non potete far vostri i sentimenti di un cacciatore".
    [Diario di Jonathan Harker, 5 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 2, pp. 68-68]
  • "Sono arrivato a conoscere la vostra grande Inghilterra, e conoscerla vuol dire amarla. Non vedo l'ora di trovarmi anch'io nelle strade affollate della vostra sterminata città, di essere preso nel vortice e nella frenesia di quella umanità, condividerne la vita, i mutamenti, la morte, e tutto ciò che ne fa quello che è. Ma ahimè! Ho sempre studiato la vostra lingua soltanto sui libri. E mi rivolgo a voi, amico mio, per sapere se pensate che io la posso parlare".
    "Ma, signor Conte," ho detto, "voi conoscete e parlate l'inglese perfettamente." Si è inchinato con gravità.
    "Vi ringrazio, amico mio, per il vostro giudizio fin troppo lusinghiero, ma temo di aver percorso solo un breve tratto lungo la strada che voglio percorrere. È vero, conosco la grammatica e le parole, ma ancora non so come pronunciarle".
    "Davvero," ho detto, "parlate un ottimo inglese."
    "Non quanto basta," mi ha risposto. "Io so che a Londra, andando in giro e parlando, nessuno mancherebbe di accorgersi che sono uno straniero. Questo non mi basta. Qui sono un nobiluomo. Sono un boiaro. Tutti mi conoscono, sanno che io sono il signore e padrone. Ma uno straniero in terra straniera non è nessuno. La gente non lo conosce, e non essere conosciuto vuol dire non avere importanza. Mi basterebbe essere come chiunque altro, in modo che nessuno si fermi quando mi vede, o smetta di parlare se sente le mie parole. 'Ah, ah! Uno straniero!' Sono stato un signore e padrone così a lungo che pretenderei di continuare a esserlo, o – se non altro – che nessuno possa dirsi signore o padrone sopra di me. Voi siete venuto qui non solo come agente del mio amico Peter Hawkins di Exeter, per dirmi tutto della mia nuova proprietà a Londra. Confido che voi restiate qui per un po', in modo che sentendovi parlare io possa apprendere ogni intonazione dell'inglese. E desidero che mi avvertiate di ogni errore, anche il più piccolo, che io commetta parlando. Mi dispiace di essermi dovuto assentare oggi così a lungo, ma sono certo che vorrete perdonarmi, dati i tanti importanti affari che ho per le mani."
    Naturalmente ho detto tutto il possibile quanto alla mia buona disponibilità, e gli ho chiesto se potevo venire in quella stanza quando volevo. Mi ha risposto: "Sì, certamente", e ha aggiunto:
    "Potete andare dovunque vi piaccia per tutto il castello, a eccezione di dove le porte sono chiuse a chiave; oltre le quali comunque non avrete alcun bisogno di andare. Vi è una precisa ragione per cui ogni cosa sia come dev'essere, e se poteste vedere con i miei occhi e giudicare con la mia conoscenza, forse capireste meglio il perché". Ho detto che non ne dubitavo, e lui ha proseguito:
    "Qui siamo in Transilvania, e la Transilvania non è l'Inghilterra. I nostri usi e costumi non sono i vostri, e a voi molte cose appariranno strane. O forse no: poiché da quanto mi avete detto su quel che avete già visto, qualcosa già sapete sulle strane cose che si possono incontrare".
    [Diario di Jonathan Harker, 7 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 2, pp. 71-72]
  • Questa regione è stata contesa per secoli tra i valacchi, i sassoni e i turchi. E dunque non vi è zolla di terra che non si sia impreziosita del sangue di uomini, patrioti o invasori.
    [Conte Dracula, citato nel diario di Jonathan Harker, 7 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 2, p. 73]
  • Sono contento che la casa sia vecchia e grande. Anch'io vengo da una vecchia famiglia, e il vivere in una casa moderna mi ucciderebbe. Una casa non può essere resa abitabile in un giorno, e dopo tutto, quanti pochi giorni concorrono a fare un secolo! Mi fa piacere che ci sia anche un'antica cappella. Un nobile transilvano non ama pensare che le sue ossa possono giacere accanto a quelle di comuni mortali. Io non inseguo l'allegria e le risa, né amo la luminosa voluttà del troppo sole e delle acque cristalline. Non sono più giovane, e il mio cuore, logorato da anni di lutto per i tanti morti, mal si intona all'allegria. Per di più, le mura del mio castello sono diroccate. Molte sono le ombre, e il vento soffia gelido tra i ruderi delle merlature e le finestre. Io amo le ombre, e quando posso preferisco star solo con i miei pensieri.
    [Conte Dracula, citato nel diario di Jonathan Harker, 7 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 2, pp. 75-76]
  • Il castello si trova sull'orlo estremo di un terribile precipizio. Un sasso lasciato cadere dalla finestra precipiterebbe per mille piedi senza incontrare un ostacolo! Per quanto poteva estendersi la vista, era tutto un mare di verdi cime d'alberi, e ogni tanto una profonda fenditura si apriva su un abisso. E qua e là, il filo d'argento di un fiume serpeggiava in gole profonde tra le foreste.
    Ma non sono dell'umore giusto per descrivere la bellezza, perché dopo aver ammirato quella vista ho ripreso a esplorare il castello. Porte, porte, porte dappertutto, e tutte chiuse e sprangate. Da nessuna parte, salvo che dalle finestre nelle mura del castello, esiste una possibilità d'uscita.
    Il castello è una prigione vera e propria, e io sono qui prigioniero!
    [Diario di Jonathan Harker, 7 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 2, p. 79]
  • Mi ha parlato di cose e di genti, e in ispecie di battaglie, e ne parlava come se in tutte fosse stato presente. Questo me l'ha spiegato in seguito, dicendo che per un boiaro l'orgoglio della casata e del nome è parte di sé, che la loro gloria è la sua gloria, il loro destino il suo destino. Sempre, quando parlava della sua casata diceva "noi", e quasi sempre parlava al plurale, come se a parlare fosse un re.
    [Diario di Jonathan Harker, 8 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 2, pp. 81-82]
 
"Quando dopo la battaglia di Mohacs ci siamo sbarazzati dal giogo ungherese, noi del sangue dei Dracula eravamo a fianco dei loro condottieri, perché il nostro spirito non poteva tollerare che non fossimo liberi."
  • Noi szekely abbiamo il diritto di essere orgogliosi, perché nelle nostre vene scorre il sangue di molte audaci razze che hanno combattuto come combatte il leone, per il predominio sugli altri. Qui, crogiuolo delle razze europee, le tribù ugre hanno portato dall'Islanda lo spirito combattivo che era stato dato loro da Thor e da Wodin, i cui bersekers hanno dato prova tanto crudele su tutte le spiagge d'Europa; sì, e d'Asia e d'Africa, che le genti pensavano che fossero nientemeno che lupi mannari. Anche qui, quando sono arrivati, vi hanno trovato gli unni, la cui furia battagliera aveva spazzato la Terra come una fiamma vivente, fino a che quei popoli morenti non si sono ricordati che nelle loro vene scorreva il sangue delle antiche streghe che, cacciate dalla Scizia, si erano unite con i demoni nel deserto. Pazzi, pazzi! Quale demone o quale strega poteva competere con Attila, il cui sangue anima queste vene? [...] C'è forse da stupirsi che fossimo una razza di conquistatori, che fossimo orgogliosi, e che quando i magiari, i lombardi, gli avari, i bulgari, o i turchi si spinsero a migliaia a minacciare le nostre frontiere li abbiamo respinti? È forse strano che quando Arpad e le sue legioni hanno invaso la patria ungherese abbiano trovato noi qui, sulle nostre frontiere, e qui si sia compiuto l'Honfoglalás? E quando gli ungheresi dilagarono verso oriente, gli szekely, acclamati consanguinei dei magiari vittoriosi, per secoli ebbero il compito di difendere le frontiere con la terra dei turchi; sì, e più ancora di questo, di vegliare per sempre come avamposti, perché, come dicono i turchi, 'l'acqua dorme, ma il nemico è insonne'. Chi, più felicemente di noi tra le Quattro Nazioni ha ricevuto la 'spada sanguinosa', o al richiamo all'armi è accorsa più velocemente a difendere lo standardo del re? E chi ha riscattata la grande vergogna della mia nazione, l'onta di Cossova, quando le bandiere dei valacchi e dei magiari furono umiliate nella polvere davanti alla Mezzaluna? Chi, se non un Voivoda della mia razza,[1] osò traversare il Danubio per sconfiggere il turco sul suo stesso terreno? Fu un Dracula, certo! Maledetto invece il suo indegno fratello,[2] che – lui caduto – vendette al turco il proprio popolo piegandolo alla vergogna della schiavitù! E non fu proprio lui, Dracula il Voivoda, a ispirare quell'altro germoglio della sua stirpe[3] che in altro e successivo momento di nuovo portò e riportò le sue lance al di là del grande fiume, nella terra dei turchi, che, una volta respinto con la forza, tornò e ritornò, lui solo sfuggito al campo insanguinato dove le sue truppe erano state macellate, ben sapendo che egli solo avrebbe alla fine trionfato? Si è detto che egli abbia pensato solo a se stesso. Bah! A che cosa serve un esercito di contadini senza una guida? A che cosa conduce una guerra senza un cervello e un cuore a dirigerla? E ancora: quando dopo la battaglia di Mohacs ci siamo sbarazzati dal giogo ungherese, noi del sangue dei Dracula eravamo a fianco dei loro condottieri, perché il nostro spirito non poteva tollerare che non fossimo liberi. Ah, mio giovane amico, è grazie al coraggio, al cervello e alla spada dei Dracula, che gli szekely possono vantare una storia che gli Asburgo e i Romanov, nati e cresciuti in fretta come i funghi, non potranno mai costruire. I giorni di guerra sono finiti. Il sangue è visto come cosa troppo preziosa in quest'epoca di disonorevole pace, e le glorie delle antiche razze sono canzone che nessuno canta più.
    [Conte Dracula, citato nel diario di Jonathan Harker, 8 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 2, pp. 82-83]
  • Permettetemi di darvi un consiglio, mio caro e giovane amico. Anzi: concedetemi di avvertirvi, in tutta serietà, che nel caso vogliate lasciare queste stanze non avrete modo di dormire in nessuna altra parte del castello. È un vecchio castello, racchiude molte memorie, e vi sono cattivi sogni per chi vi dorme in modo imprudente. Fate attenzione! Dobbiate addormentarvi, ora o in altro momento, o siate sul punto di farlo, affrettatevi in camera vostra, o in queste stanze, perché solo così riposerete al sicuro.
    [Conte Dracula, citato nel diario di Jonathan Harker, 12 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 2, p. 87]
 
"Ho visto le dita delle mani e dei piedi aggrapparsi agli angoli delle pietre [...] così come una lucertola si sposta lungo un muro."
  • Quello che ho visto è stata la testa del Conte sporgersi dalla finestra della sua stanza. Non l'ho visto in volto, ma l'ho riconosciuto dal collo e dal movimento della schiena e delle braccia. Mai, comunque, avrei potuto sbagliarmi sulle mani, che avevo avuto tante occasioni di studiare. Sul momento ho guardato la cosa con interesse e anche un po' con divertimento, perché è incredibile quanto un dettaglio così piccolo possa interessare e divertire un uomo che si trovi a essere prigioniero. Ma questi pensieri si sono trasformati in repulsione e in terrore, quando ho visto l'intera figura del Conte emergere lentamente dalla finestra e cominciare a strisciare giù lungo il muro del castello sopra lo spaventoso abisso, a capofitto e con il mantello che si apriva attorno a lui come un grande paio d'ali. Sulle prime non riuscivo a credere ai miei occhi. Ho pensato a un qualche trucco del chiaro di luna, a un qualche stregato effetto dell'ombra, ma ho continuato a guardare e non potevo ingannarmi. Ho visto le dita delle mani e dei piedi aggrapparsi agli angoli delle pietre, dove la calcina si era consumata con gli anni, e sfruttare così ogni appiglio e ogni irregolarità per scendere sveltamente, così come una lucertola si sposta lungo un muro.
    [Diario di Jonathan Harker, 12 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 3, p. 89]
  • Dio misericordioso! Dammi la calma, perché appena fuori da questa strada sta in agguato la follia.
    [Diario di Jonathan Harker, 16 maggio; traduzione di Francesco Saba Sardi, cap. 3, p. 65]
  • Abbi pietà di me, buon Dio! Dammi la calma, perché la follia è in agguato ovunque!
    [Diario di Jonathan Harker, 16 maggio; traduzione di Paola Faini, cap. 3, p. 31]
  • Dio misericordioso, conservami una mente calma, perché altrimenti non vi è spazio che per la pazzia.
    [Diario di Jonathan Harker, 16 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 3, p. 91]
  • Una banda di tzigani è arrivata qui al castello e si è accampata nel cortile. Sono zingari. Se ne parla nel mio libro. È gente tipica di questa parte del mondo, anche se collegata ai normali zingari di tutto il mondo. Se ne trovano a migliaia in Ungheria e in Transilvania, vivono praticamente al di fuori di ogni legge. Di regola si legano a un qualche grande nobile o boiaro di cui assumono il nome. Non hanno paura di nulla, non credono in nessuna forma di religione, salvo che in varie superstizioni, e parlano solo le loro particolari forme di lingua romena.
    [Diario di Jonathan Harker, 28 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 4, pp. 97-98]
  • Sono andato in camera mia e mi sono messo a letto e, strano a dirsi, ho dormito senza sogni. La disperazione ha le sue calme.
    [Diario di Jonathan Harker, 28 maggio; traduzione di Francesco Saba Sardi, cap. 4, p. 73]
  • Sono passato in camera mia e sono andato a letto; e strano a dirsi, ho dormito senza fare sogni. Anche la disperazione ha i suoi momenti di calma.
    [Diario di Jonathan Harker, 28 maggio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 4, p. 99]
  • Nessuno, finché non abbia passato una notte di tormenti, può sapere quanto dolce, quanto caro al suo cuore e al suo occhio può essere il mattino.
    [Diario di Jonathan Harker, 25 giugno; traduzione di Francesco Saba Sardi, cap. 4, p. 76]
  • Nessuno può sapere, se non dopo una notte di patimenti, quanto dolce e prezioso al cuore e agli occhi possa essere il mattino.
    [Diario di Jonathan Harker, 25 giugno; traduzione di Paola Faini, cap. 4, p. 38]
  • Nessuno che non abbia sofferto le pene di una notte può sapere quanto dolce sia il mattino al suo cuore e ai suoi occhi.
    [Diario di Jonathan Harker, 25 giugno; traduzione di Luigi Lunari, cap. 4, p. 103]
  • Voi inglesi avete un detto che mi è assai caro, poiché risponde allo stesso spirito che governa i nostri boyar: "Sia benvenuto all'arrivo chi si affretterà a partire".
    [Diario di Jonathan Harker, 25 giugno; traduzione di Francesco Saba Sardi, cap. 4, p. 79]
  • Voi inglesi avete un modo di dire che è molto vicino al mio cuore, perché è nello stesso spirito che governa noi boiari: 'Braccia aperte all'ospite che arriva, ponti d'oro all'ospite che parte'.
    [Conte Dracula, citato nel diario di Jonathan Harker, 29 giugno; traduzione di Luigi Lunari, cap. 4, p. 107]
  • Nella cassa giaceva il Conte, ma il suo aspetto era quello di una giovinezza riacquistata quasi per intero. Perché i capelli bianchi e i baffi erano ora scuri come di grafite; le guance erano più piene, e un debole rosato trapelava di sotto il biancore della pelle; la bocca era più rossa che mai, perché sulle labbra vi erano gocce di sangue fresco, che spuntavano dagli angoli della bocca e scorrevano lungo il mento e il collo. Perfino i suoi profondi occhi ardenti parevano incassati in un volto di carne turgida, perché le palpebre e le borse sotto di essi erano gonfi, come se quella orribile creatura si fosse abbuffata di sangue, e ora era lì, come una sozza sanguisuga, esausta e sazia.
    [Diario di Jonathan Harker, 30 giugno; traduzione di Luigi Lunari, cap. 4, p. 110]
 
L'Abbazia di Whitby
  • [Su Whitby] È un posto molto bello. Un piccolo fiume, l'Esk, scorre attraverso una valle profonda, che si allarga a mano a mano che si avvicina al porto. Un grande viadotto la supera, con alti piloni, attraverso il quale la vista sembra in qualche modo più lontana di quanto in effetti sia. La valle è di un verde bellissimo, e così ripida e scavata che quando ti trovi in alto, da questa o quella parte, e guardi dritto davanti a te, neppure la vedi, a meno che tu non ti faccia tanto avanti da riuscire a guardare giù. Le case della città vecchia – che è la parte più lontana da noi – hanno tutte i tetti rossi, e sembrano accatastate l'una contro l'altra, come i quadri che vediamo di Norimberga. Proprio sopra la città ci sono le rovine dell'Abbazia di Whitby, saccheggiata a suo tempo dai danesi, e dove si svolge parte del Marmion, là dove Costanza viene murata viva. È un nobilissimo complesso di ruderi, di estensione immensa, e pieno di punti di romantica bellezza. Vi è una leggenda che narra di una dama Bianca che si vede a volte a una delle finestre. Tra l'Abbazia e la città vi è un grande cimitero, tutto pieno di pietre tombali. A mio parere è questo il posto più bello di Whitby, perché si trova proprio sopra la città e offre un'ampia veduta del porto e di tutta la baia fino a dove il promontorio di Kettleness si protende sul mare. Qui il terreno scende sul porto così ripidamente che parte della cinta è precipitata e qualche tomba è andata distrutta. Vi è un punto del cimitero dove le pietre delle tombe si sporgono sul sentiero sabbioso che passa lì sotto. Il cimitero è poi attraversato da sentieri, fiancheggiati da panchine, e a ogni ora del giorno c'è gente che viene lì a sedersi per guardare il bellissimo panorama e godersi la brezza. Anch'io conto di venire qui spesso a lavorare. E infatti è qui che sto scrivendo, con il quaderno sulle ginocchia, e che sto a sentire le chiacchiere di tre vecchi, seduti accanto a me. Si direbbe che non facciano altro tutto il giorno, se non stare seduti qui a chiacchierare.
    [Diario di Mina Murray, 24 luglio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 6, pp. 124-125]
 
Renfield interpretato da Dwight Frye in Dracula (1931)
  • Il caso di Renfield si fa sempre più interessante a mano a mano che riesco a comprendere l'uomo. Vi sono in lui certe qualità particolarmente sviluppate, quali l'egoismo, la riservatezza e la determinazione. Mi piacerebbe poter individuare l'oggetto di quest'ultima. Sembra che egli abbia un solo ben preciso schema, ma di che cosa si tratti non lo so. Per contro la sua qualità positiva è un certo amore per gli animali, sebbene, in verità, lo manifesti in modi così strani che a volte penso che la sua sia semplicemente una forma abnorme di crudeltà.
    [Diario del dott. Seward, 5 giugno; traduzione di Luigi Lunari, cap. 6, p. 131]
  • Il mio maniaco omicida è di un genere particolare. Dovrò trovare una nuova classificazione per lui, e definirlo zoofago (mangiatore di vita). La sua volontà è di assorbire in sé quante più vite possibile, e si impegna a farlo in un modo inglobante. Ha nutrito un ragno con molte mosche, e un uccello con molti ragni, e poi ha chiesto un gatto da nutrire con molti uccelli. Quale avrebbe potuto essere il suo passo ulteriore? Valeva quasi davvero la pena completare l'esperimento. Si potrebbe fare se ve ne fosse una motivazione sufficiente. La gente ha snobbato la vivisezione, eppure guarda i risultati cui ha condotto!
    [Diario del dott. Seward, 20 luglio; traduzione di Luigi Lunari, cap. 6, pp. 133-134]
  • La vita in fondo cos'è? Solo l'attesa di qualcosa altro, no? E la morte l'unica cosa che possiamo essere sicuri che viene.
    [Sig. Swales, citato nel diario di Mina Murray, 10 agosto; traduzione di Francesco Saba Sardi, cap. 6, p. 105]
  • La vita, tutto sommato, è solo un aspettare qualcos'altro rispetto a quello che stiamo facendo, e la morte è l'unica cosa su cui possiamo contare senz'altro.
    [Sig. Swales, citato nel diario di Mina Murray, 10 agosto; traduzione di Luigi Lunari, cap. 6, pp. 138-139]
  • Qualcuno tra gli scrittori della Nuova Donna dovrà un giorno o l'altro lanciare la proposta che a uomini e donne sia consentito di vedersi l'un l'altro mentre dormono, prima che lui chieda la mano di lei e lei lo accetti. Ma credo che la Nuova Donna non lo accetterà mai: vorrà piuttosto essere lei a chiedere la mano dello sposo. E certamente questa possibilità la userà molto bene!
    [Diario di Mina Murray, 10 agosto; traduzione di Luigi Lunari, cap. 8, p. 158]
  • Non ho esattamente sognato; ma sembrava tutto così vero. Volevo solo essere qui, dove siamo ora – e non so perché – avevo paura di qualcosa; ma di che cosa non so. Ricordo, anche se credo che stessi dormendo, di essere passata per varie strade e di avere poi attraversato il ponte. Passando ho visto un pesce saltar fuori dall'acqua, e mi sono fermata a guardare, e poi, mentre salivo la scalinata, ho sentito un sacco di cani abbaiare – e l'intera città è sembrata piena di cani che abbaiavano tutti insieme. Poi ho un vago ricordo di un qualcosa di lungo e di oscuro con gli occhi rossi, proprio come l'avevamo visto nel tramonto, e di qualcosa molto dolce e molto amaro che mi avvolgeva improvvisamente, e poi mi è sembrato di affondare in una profonda distesa d'acqua verde, e le mie orecchie risuonavano di un canto, come ho sentito dire che succede a chi sta per annegare; e poi ho sentito ogni cosa allontanarsi da me, e la mia anima mi è sembrata uscire dal corpo e galleggiare nell'aria. Mi è parso anche che a un certo punto il Faro occidentale venisse a trovarsi proprio sotto di me, e poi sono stata presa da una sensazione angosciosa, come se mi trovassi nel pieno di un terremoto, fino a che sono tornata indietro e ti ho visto che stavi scuotendo il mio corpo. Ti ho visto farlo, ancora prima di sentirtelo fare.
    [Lucy Westenra, citata nel diario di Mina Murray, 18 agosto; traduzione di Luigi Lunari, cap. 8, p. 169]
  • [Su Renfield] Secondo l'infermiere si tratta di una qualche forma di mania religiosa che lo ha colto improvvisamente. Se è così, dobbiamo aspettarci tempesta, perché un uomo, robusto come lui, affetto di mania omicida e religiosa può diventare molto pericoloso. Si tratta di una combinazione micidiale. Alle nove sono andato personalmente a visitarlo. Con me ha tenuto lo stesso atteggiamento che con l'infermiere; nella sua eccelsa considerazione di sé, la differenza tra me e l'infermiere doveva sembrargli meno che nulla. Sembra proprio trattarsi di mania religiosa, e presto comincerà a pensare di essere lui stesso Dio. Queste infinitesimali differenze tra uomo e uomo sono troppo insignificanti per un essere Onnipotente. Come si tradiscono facilmente questi poveri pazzi! "Non sai tu che il vero Dio si prende cura anche di un passero?" Ma per il Dio creato dalla vanità umana tra un passero e un'aquila non vi è alcuna differenza. Oh, se gli uomini soltanto lo sapessero!
    [Diario del dott. Seward, 19 agosto; traduzione di Luigi Lunari, cap. 8, p. 172]
  • Sono qui per obbedire ai Tuoi ordini, Signore. Io sono Tuo schiavo, e Tu mi ricompenserai perché io ti sarò fedele. Ti ho adorato per tanto tempo e da lontano. Ora che sei qui, aspetto i Tuoi comandi, e Tu non mi trascurerai, vero, mio Signore, quando avverrà la distribuzione dei Tuoi favori?
    [Renfield, citato nel diario del dott. Seward, 19 agosto; traduzione di Luigi Lunari, cap. 8, p. 174]
  • [Su Abraham Van Helsing] Potrà risultare all'apparenza un personaggio molto autoritario, ma questo solo perché lui conosce quello di cui parla meglio di chiunque altro. È filosofo e metafisico, e tra gli scienziati più evoluti del suo tempo; e a quanto credo ha una mentalità di assoluta apertura. Tutto questo, assieme a nervi di ferro, a un carattere temprato come l'acciaio, a una volontà indomabile, un autocontrollo e una tolleranza esaltate, oltre il grado di semplici virtù, a veri doni celesti, e al più cortese e sincero degli animi – queste le armi di cui si serve nella sua nobile attività a favore dell'umanità – che operano sia in teoria che in pratica, perché le sue concezioni sono ampie quanto la sua disponibilità verso tutto e tutti.
    [Lettera del dott. Seward ad Arthur Holmwood, 2 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 9, pp. 186-187]
  • I giovani non confidenziano con i giovani, ma solo con i vecchi, come me, che conoscono molti dispiaceri e loro causa.
    [Abraham Van Helsing, citato nella lettera del dott. Seward ad Arthur Holmwood, 3 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 9, p. 189]
  • È stato come uno choc per me piombare dalla meravigliosa, fumosa bellezza di un tramonto londinese, con le luride luci e le ombre d'inchiostro della città e gli straordinari riflessi colorati dell'orrida nuvolaglia e delle acque stagnanti, per ritrovarmi nella freddezza arcigna del mio edificio di pietra, con la sua ricchezza di palpitante miseria, e il mio desolato cuore a convivervi.
    [Diario del dott. Seward, 4 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 9, p. 192]
  • Tutti gli uomini essere matti, o per un verso o per un verso altro, e così come voi agite con discrezione con vostri matti, così dovete voi fare anche con i matti di Dio – che sono tutto il resto del mondo.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 7 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 10, p. 195]
  • Mio amico John, quando il grano cresce, anche prima che sia maturo del tutto – mentre già il latte della madre terra è dentro di lui, e il sole non ha ancora cominciato a dipingerlo col suo colore d'oro –, il contadino prende spiga e la sfregola tra le sue rozze mani, e soffia via la verde peluria, e dice a voi: 'Guardate! Lui è grano buono, e farà molto buono raccolto a suo giusto tempo'. [...] Il bravo contadino vi dice questo quando lui sa, ma non prima. Mai vedrete voi il buon contadino scavare dalla terra il grano seminato per vedere se sta crescendo; questo va bene per bambini che giocano a fare orto, ma non per quelli che lo considerano il lavoro della loro vita. Voi capite adesso, amico John? Io ho seminato mio grano, e adesso alla natura tocca lei fare perché cresca e venga fuori di terra; se viene fuori di terra, tutto è buona promessa, e io aspetto finché spiga comincia a ingrossare.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 7 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 10, pp. 195-196]
  • Ricordate, amico mio, che la conoscenza è più solida della memoria, e noi non dobbiamo fidarci di più debole.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 7 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 10, p. 196]
  • Proprio sopra la giugulare esterna c'erano due punture, non grandi, ma dall'aspetto ripugnante. Non vi era segno di infezione, ma i bordi erano bianchicci e slabbrati, come se fossero stati rosicchiati. Mi è subito venuto in mente che quella ferita, o cos'altro fosse, potesse essere la causa di quella evidente perdita di sangue; ma come ho formulato l'idea l'ho subito abbandonata, dato che si trattava di un'ipotesi insostenibile. Tutto il letto si sarebbe tinto di scarlatto con il sangue che Lucy doveva aver perso per arrivare al pallore che aveva prima della trasfusione.
    [Diario del dott. Seward, 7 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 10, p. 201]
  • Forse questo malessere e questa debolezza provocano un senso di egoismo che forza gli occhi della nostra anima e la nostra simpatia verso noi stessi, mentre la buona salute e l'energia lasciano le briglie sciolte all'amore, che così è libero di andare dove vuole nel pensiero e nei sentimenti.
    [Diario di Lucy Westenra, 9 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 10, p. 205]
  • Il fatto è che dei lupi ci si può fidare come delle donne.
    [Thomas Bilder, citato in La fuga di un lupo, The Pall Mall Gazette, 18 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 11, p. 218]
 
"Grazie a Dio, nella vita reale un lupo è solo un poveraccio, intelligente e coraggioso meno della metà di un bel cane, e con meno di un quarto quanto a voglia di lottare."
  • I lupi sono una bellissima cosa nei libri di storie, e io oso dire che quando sono in branco e danno la caccia a qualcosa che ha più paura di loro, possono fare un fracasso d'inferno e fare tutto a pezzi, qualsiasi cosa sia. Però, grazie a Dio, nella vita reale un lupo è solo un poveraccio, intelligente e coraggioso meno della metà di un bel cane, e con meno di un quarto quanto a voglia di lottare.
    [Thomas Bilder, citato in La fuga di un lupo, The Pall Mall Gazette, 18 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 11, p. 221]
  • Il sangue è la vita! Il sangue è la vita!
    [Renfield, citato nel diario del dott. Seward, 17 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 11, p. 223]
  • Il sangue di un uomo coraggioso è la cosa migliore in questa terra quando una donna è in pericolo.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 18 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 12, p. 233]
  • Sono troppo infelice, troppo giù di morale, troppo nauseato del mondo e di tutto quel che c'è dentro, vita compresa, e non mi importerebbe niente di sentire in questo momento il batter d'ali dell'Angelo della Morte.
    [Diario del dott. Seward, 20 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 12, p. 244]
  • Lucy respirava pesantemente, e il suo volto aveva un'espressione orribile, con la bocca semiaperta a rivelare le gengive pallide. I suoi denti, nella poca e incerta luce, sembravano più lunghi e aguzzi di quanto non ci erano sembrati di mattina. In particolare, per un qualche gioco di luce, erano i canini a parere più lunghi e aguzzi degli altri. Mi sono seduto accanto a lei, e a un certo punto lei si è agitata. In quello stesso istante si è udito alla finestra una sorta di cupo e sordo batter d'ali. Mi sono avvicinato alla finestra piano piano e ho spiato fuori da una fessura fra le tende. Era una notte di luna piena, e ho potuto vedere che il rumore era stato provocato da un grosso pipistrello, che volteggiava all'intorno – certamente attratto dalla luce, pur così debole – e che di tanto in tanto veniva a sbattere le ali contro la finestra.
    [Diario del dott. Seward, 20 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 12, p. 245]
  • Io provo grande pena per il vostro cuore che sanguina; e vi amo ancora di più per questo suo sanguinare.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 20 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 13, p. 253]
  • Una stretta di mano, un braccio sulle spalle, un singhiozzo all'unisono, sono espressioni di simpatia che giungono gradite al cuore.
    [Diario del dott. Seward, 20 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 13, p. 257]
 
"Ricordatevi sempre che se il riso bussa alla vostra porta e dice 'Posso entrare?' non è vero riso. No!, il riso è un re, e viene come e quando vuole."
  • Non pensate voi che io non sia triste, anche se rido. Vedete; io ho pianto anche mentre soffocavo dal ridere. Ma neanche pensate voi che io sono tutto e solo triste quando piango, perché il ridere viene lo stesso. Ricordatevi sempre che se il riso bussa alla vostra porta e dice "Posso entrare?" non è vero riso. No!, il riso è un re, e viene come e quando vuole. Non chiede permesso a nessuno, non sceglie momento più adatto. Lui dice: "Eccomi".
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 22 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 13, p. 265]
  • Oh, amico John, questo è uno strano mondo, un mondo triste, pieno di miserie, e di guai, e di fastidi; eppure quando arriva Sua Maestà il Riso lui fa tutti ballare alla melodia che lui suona. Cuori sanguinanti, ossa secche del cimitero, e lacrime che bruciano quando cadono – tutti danzano insieme alla musica che lui fa con quella sua bocca senza sorriso. Ma credimi, amico John, che fa bene a venire, ed è gentile. Ah, noi uomini e donne siamo come corde tese con forza, che ci tirano da tutte le parti. Poi arrivano le lacrime; e, come la pioggia sulle corde, ci tirano su di morale, fino a che forse la tensione diventa troppo forte, e noi cediamo. Ma allora Sua Maestà il Riso viene come la luce del sole, e riallenta di nuovo la tension; e noi riusciamo ad andare avanti nel nostro duro lavoro, quale che sia.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 22 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 13, pp. 265-266]
  • [Su Abraham Van Helsing] Mi sono alzata e mi sono inchinata, e lui mi è venuto incontro: un uomo di media altezza, di robusta costituzione, con le spalle ben dritte sopra un torace ampio e aperto, e un collo ben equilibrato sul corpo così come la testa sul collo. L'atteggiamento della testa ti colpisce subito come indizio della sua sicurezza e della sua forza d'animo: una testa nobile, ben proporzionata, grande e ampia anche dietro le orecchie. Il volto, rasato di fresco, presenta un mento solido e squadrato, una bocca grande e risoluta e molto mobile, un naso ben proporzionato, piuttosto dritto ma con narici svelte e sensibili, che sembrano allargarsi quando le folte sopracciglia scendono e le labbra si stringono. La fronte è bella e ampia, e sale dritta per un primo tratto per poi piegarsi all'indietro, superate due prominenze o bozze ben distanziate tra loro; una fronte che i capelli rossicci non coprono, per ricadere invece in modo naturale all'indietro o ai lati. Gli occhi, grandi e di un azzurro intenso, sono ben distanziati, e assumono un'espressione vivace, dolce e decisa a seconda del suo stato d'animo.
    [Diario di Mina Harker, 25 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 14, p. 274]
  • Donne buone e brave non fanno altro che dire per tutta la vita, giorno per giorno e ora per ora e minuto per minuto, cose che gli angeli possono leggere; e noi esseri umani che vogliamo sapere abbiamo in noi qualcosa degli occhi degli angeli.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario di Mina Harker, 25 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 14, p. 277]
  • La mia è una vita arida e solitaria, e così occupata dal lavoro che mai avuto io tanto tempo per amicizia; ma da quando sono stato convocato qui da mio amico John Seward ho conosciuto tante brave persone e vista tanta nobiltà d'animo che ho sentito adesso più che mai – cresciuta con passare degli anni – la solitudine di mia vita. Credete voi dunque a me, se dico che qui vengo pieno di rispetto per voi, e che voi dato a me speranza – speranza non per quello che sto cercando, ma che ancora esistono donne per rendere felice la vita – brave e buone donne che con loro vita e loro valori possono essere buono esempio per i bambini che verranno.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario di Mina Harker, 25 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 14, p. 278]
  • Ho imparato a non sottovalutare mai quello che altra persona crede, per strano che questo sia. Ho cercato di conservare una mente aperta; e non sono le solite cose della vita di ogni giorno che possono chiuderla, ma questo possono fare le cose strane, le cose straordinarie, quello che fanno nascere in uno il dubbio se lui è sano o malato di mente.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario di Mina Harker, 25 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 14, p. 279]
  • Madam Mina è una di quelle donne create da Dio con le sue proprie mani, per far vedere a noi uomini e donne che esiste un Paradiso dove si può entrare, e cha la sua luce può essere anche qui in Terra. Così sincera, così dolce, così nobile, così niente egoista – la quale cosa, lasciatemelo dire, è tanto presente di solito in sua età, così clinica e piena di sé.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario di Jonathan Harker, 26 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 14, p. 282]
  • Ah, è un difetto della nostra scienza il volere spiegare tutto; e se a spiegare non riesce, dire allora che non c'è niente da spiegare. Eppure vediamo ogni giorno intorno a noi la crescita di nuove credenze, che si pretendono nuove, e che invece sono vecchie cose che si fingono nuove – come le signore eleganti al teatro d'opera. Immagino per esempio che voi non credete in trasmigrazione di corpi. Vero? E neanche in materializzazione. Vero? Né in corpi astrali. Vero? E neanche in lettura di pensiero. Vero? Né in ipnotismo.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 26 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 14, pp. 286-287]
  • Lasciate che io vi dica, amico mio, che vi sono oggi nella scienza elettrica che sarebbero state condannate come eretiche da quelli stessi che elettricità hanno scoperta – e che essi stessi non molto tempo prima sarebbero stati bruciati come stregoni.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 26 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 14, p. 287]
  • Una volta ho sentito un americano che ha definito così la fede: 'Quella cosa che ci rende in grado di credere cose che sappiamo non essere vere'.[4] Su questo, sono d'accordo con quell'uomo. Lui voleva dire che noi dobbiamo avere una mente aperta, e impedire che un piccolo pezzettino di verità ostacoli il cammino di una verità grande, come una piccola pietra su binario può fare con un treno. Noi cogliamo per prima la piccola verità. Bene! La conserviamo dentro di noi, la apprezziamo; tuttavia non lasciamole credere di essere tutta la verità dell'universo.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 26 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 14, p. 288]
  • Ieri ero quasi disposto ad accettare le mostruose idee di Van Helsing; ora invece ecco che mi si presentano come orribili oltraggi al comune buon senso. Non dubito che egli sia convinto di tutto questo. E mi chiedo se la sua mente non ne sia stata in qualche modo contagiata. Certamente ci deve essere una qualche spiegazione razionale di tutte queste cose misteriose. È possibile che sia stato il professore in persona a combinare il tutto? È così disumanamente intelligente che se fosse uscito di mente potrebbe anche portare avanti i suoi propositi in merito a qualche idea fissa, in modo del tutto straordinario. Odio anche solo l'idea di questo, e in verità sarebbe altrettanto incredibile quanto immaginare Van Helsing pazzo; comunque lo osserverò con molta attenzione. E riuscirò forse a fare un po' di luce su questo mistero.
    [Diario del dott. Seward, 28 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 15, pp. 301-302]
  • Vi sono dei misteri che la gente può soltanto intuire, e che di epoca in epoca si possono essi risolvere solo in parte. Credete a me, siamo noi ora in presenza di uno di questi.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 29 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 15, pp. 304-305]
 
"Essi non possono morire, ma devono andare avanti per secoli e secoli, sempre aggiungendo nuove vittime e moltiplicando i mali del mondo."
  • Prima di fare qualsiasi cosa, lasciate voi che io dica questo: che viene dalle tradizioni e dalle esperienze degli antichi e di tutti quelli che hanno studiato i poteri dei Non-Morti. Quando essi diventano tali, con questo mutamento cade su loro la maledizione della immortalità; essi non possono morire, ma devono andare avanti per secoli e secoli, sempre aggiungendo nuove vittime e moltiplicando i mali del mondo; perché tutti coloro che muoiono in quanto caduti preda del Non-Morto, diventano Non-Morti essi stessi, e predano anche loro nuove vittime. E così il cerchio va avanti sempre allargandosi, così come le onde da una pietra gettata in acqua. Amico Arthur, se voi foste stato raggiunto da quel bacio che voi sapete prima di morte di povera Lucy; o ancora, l'altra notte, quando voi avete aperto vostre braccia a lei, anche voi a suo tempo, a tempo di vostra morte, sareste voi diventato nosferatu, come lo chiamano in Europa d'Oriente, e per sempre avreste fatto anche voi di più di questi Non-Morti che tanto hanno noi riempito di orrore.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 29 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 16, pp. 315-316]
  • Penso che si dovrebbe provare compassione per un qualcosa braccato come il Conte. È giusto dire "qualcosa": Questa Cosa non è umana – e non è neanche una bestia. Ma venire a conoscere dalle parole del dottor Seward il racconto della morte della povera Lucy, e di tutto quel che ne è seguito, basta per inaridire le fonti della compassione nel cuore di chiunque.
    [Diario di Mina Harker, 30 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 17, p. 334]
  • Credo che nella natura della donna vi sia qualcosa che permette a un uomo di accasciarsi di fronte a lei ed esprimere i suoi sentimenti e le sue emozioni più delicate senza avvertire questo come una menomazione della propria virilità.
    [Diario di Mina Harker, 30 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 17, p. 335]
  • Noi donne abbiamo qualcosa di materno in noi che ci solleva sopra tante piccole cose quando a questo spirito materno facciamo ricorso; ho sentito la testa di questo grande uomo dolente posarsi su di me, come se fosse quella di un bambino che un giorno potrei tenermi sul petto, e gli ho accarezzato i capelli come se fossero quelli di un mio figlio. In quel momento neppure ho pensato quanto tutto questo fosse strano e inconsueto.
    [Diario di Mina Harker, 30 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 17, p. 336]
  • Dal momento che anch'io sono stato ospite di un manicomio, non posso non notare che certe tendenze al sofisma di taluni dei ricoverati conducono a errori di non causae e di ignoratio elenchi.
    [Renfield, citato nel diario del dott. Seward, 30 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 18, p. 340]
  • Pensavo che la vita fosse un'entità positivamente concreta ed eterna, e che ingerendo una gran quantità di cose viventi, anche di infimo rango nella scala della creazione, uno avrebbe potuto prolungare indefinitivamente la propria vita. Questa convinzione era in me tanto forte che ho letteralmente tentato di impadronirmi anche di vita umana. Il dottor Seward qui presente può confermare che in un'occasione ho cercato di ucciderlo, con l'intento di rafforzare i miei poteri vitali assimilando nel mio corpo la sua vita, tramite il suo sangue – basandomi anche, naturalmente, sul versetto scritturale che afferma che 'il sangue è la vita'. Sebbene, all'atto pratico, un ciarlatano che smerciava un suo elisir abbia tanto involgarito questo truismo da renderla oggetto di disprezzo.
    [Renfield, citato nel diario del dott. Seward, 30 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 18, p. 341]
  • Il nosferatu non muore come l'ape una volta che ha punto. Lui è più forte; e essendo più forte ha ancora più potere di fare il male. Questo Vampiro che è tra di noi è anche lui così forte di persona come venti uomini; è astuto e malfido più che altro mortale, perché la sua malvagia astuzia cresce con l'età; lui si giova anche di aiuto della negromanzia, che è, come da sua etimologia, previsione di futuro per mezzo dei morti, e tutti i morti che lui può avvicinare sono ai suoi ordini; è una bestia, ma più che una bestia; è un demonio insensibile, e in lui non esiste cuore; lui può, senza limiti, manifestarsi quando e come vuole, e in qualsiasi forma sia in lui; lui può, nell'ambito di sua presenza, comandare gli elementi: la tempesta, la nebbia, il tuono; può comandare ogni essere inferiore: il topo e il gufo, e il pipistrello – e la falena, e la volpe, e il lupo; può crescere di statura, e farsi piccolo; e può a volte svanire in niente e ritornare irriconoscibile. Come dunque possiamo noi cominciare nostra lotta per distruggerlo? Come faremo noi per trovarlo; e una volta trovato come noi distruggere lui? Amici miei, questo è molto terribile compito che noi ci assumiamo, con conseguenze possibili da far tremare anche il più coraggioso. Perché se noi manchiamo in questa battaglia, vincerà certamente lui; e allora quale sarà nostra fine? La vita non è niente! Io non do a vita grande peso. Ma perdere qui non è solo questione di vita o di morte. Il fatto è che noi diventeremmo come lui, che noi d'ora in avanti diventiamo orrende creature della notte come lui – senza cuore e senza coscienza, a depredare i corpi e le anime di quelli che più amiamo. Per noi saranno chiuse in eterno le porte del cielo; perché chi mai potrà riaprirle per noi? Andremo avanti per sempre aborriti da tutti; una macchia nel volto dello splendore solare di Dio; una freccia nel fianco di Colui che è morto per l'umanità. Ma qui ci troviamo faccia a faccia con il dovere; e possiamo indietreggiare noi in un caso come questo? Per me, io dico di no; ma io sono vecchio, e la vita, con la sua luce del sole, i suoi bei momenti, il suo canto degli uccelli, la sua musica, e il suo amore, è cosa di lontano passato. Voi altri siete giovani. Qualcuno ha visto il dolore; ma per lui ci sono di riserva giorni belli.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario di Mina Harker, 30 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 18, pp. 344-345]
 
"Deve infatti trattarsi di quel Voivoda Dracula, diventato famoso per le sue guerre contro i turchi, sul grande fiume che segna la frontiera con la Turkeyland."
  • Deve infatti trattarsi di quel Voivoda Dracula, diventato famoso per le sue guerre contro i turchi, sul grande fiume che segna la frontiera con la Turkeyland. Se questo è vero, non deve essere stato un uomo comune; perché a quel tempo, e per secoli dopo di allora, di lui si parlava come dell'uomo più intelligente, e più astuto, così come del più coraggioso dei figli della 'terra al di là della foresta'. Quella testa straordinaria e quella sua volontà di ferro sono scesi con lui nella tomba, e anche ai giorni nostri si schierano contro di noi. I Dracula, dice Arminius, erano una grande e nobile stirpe, anche se di tanto in tanto qualche rampollo era creduto da loro contemporanei avere rapporti con il diavolo. Loro avevano imparato suoi segreti a Scholomance, in mezzo a montagne sopra il lago Hermannstadt, dove il diavolo sostiene ogni dieci sapienti uno essere suo. Negli annali si trovano parole come 'stregoica' ovvero strega; 'Ordog' e 'Pokol', ovvero Satana e Inferno, e in un manoscritto proprio di questo Dracula si parla come di un 'wampyr', parola che noi comprendiamo fin troppo bene. Da lombi proprio di questo uomo sono venuti poi grandi uomini e eccellenti donne, e le loro tombe rendono sacra questa terra, dove soltanto è nata cosa così scellerata. Perché non è certo l'ultimo di tali orrori che questo essere malvagio affonda le sue radici in cosa buona; in terra sterile di sante memorie non può trovare riposo.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario di Mina Harker, 30 settembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 18, pp. 349-350]
  • Signor Morris, dovreste essere orgoglioso del vostro grande Texas. Il suo ingresso a far parte dell'Unione è un precedente destinato a produrre grandi effetti, quando il Polo e i Tropici si ritroveranno uniti sotto la bandiera a stelle e strisce. La forza del Trattato può dimostrarsi un grande motore di espansione, il giorno che la dottrina di Monroe verrà accantonata, come si merita, tra le fole della politica. Che cosa posso dire del piacere di incontrare Van Helsing? Signore, non avanzo scuse per aver lasciato perdere i titoli e le consuete formule di cortesia. Quando un uomo ha rivoluzionato la terapeutica, con la scoperta della continua evoluzione della materia cerebrale, le formule convenzionali sono inadeguate, poiché sembrerebbero limitarne l'importanza a una sola classe sociale.
    [Renfield, citato nel diario del dott. Seward, 1 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 18, p. 354]
  • [Su Renfield] È una nuova esperienza per me trovare un malato di mente che palra di filosofia e che ragiona in così corretta maniera.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 1 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 19, p. 368]
  • La nebbia si faceva sempre più fitta, e ora riuscivo a vedere di dove era entrata, simile al fumo – o come la bianca energia dell'acqua bollente: non dalla finestra, ma attraverso gli interstizi della porta. Diventava sempre più fitta, fino a che mi è sembrato che si concentrasse in una sorta di nuvola a forma di colonna nel bel mezzo della stanza, attraverso la quale, in alto, riuscivo a vedere la luce del gas brillare con un occhio di color rosso. Ogni cosa ha cominciato a girare nel mio cervello, così come la colonna di nebbia stava ora girando per la stanza, e in tutto questo si manifestavano le parole della Scrittura: "...una colonna di nebbia di giorno e di fuoco di notte". Era questa una sorta di guida spirituale che mi stava assistendo nel sonno? Ma quella colonna era composta di elementi sia diurni che notturni, perché in quell'occhio vi era il fuoco, che ora esercitava un nuovo fascino su di me, finché, continuando a fissarlo, quel fuoco si è diviso, ed è sembrato guardarmi attraverso la nebbia con due occhi rossi, come Lucy me li aveva descritti nel suo momentaneo vaneggiamento mentale quando, sulla scogliera, i raggi del sole cadente colpivano le vetrate della chiesa di Santa Maria. Improvvisamente mi ha folgorato l'orrenda idea che così fosse stato anche quando Jonathan aveva visto le tre terribili donne farsi reali e concrete nel vortice della nebbia illuminata dalla luna, e nel sogno devo essere svenuta, perché tutto si è fatto nera tenebra attorno a me. L'ultimo sforzo cosciente della mia immaginazione è stato quello di vedere una livida faccia gessosa emergere dalla nebbia e piegarsi sopra di me.
    [Diario di Mina Harker, 1 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 19, pp. 373-374]
  • Lungi da me l'idea di arrogarmi gli attribuiti della Divinità. Di Dio non mi interessano neppure le specifiche attività spirituali. Se devo precisare la mia posizione intellettuale, direi che per quanto concerne ciò che vi è di essenzialmente terrestre, mi trovo in una situazione analoga a quella occupata spiritualmente da Enoch!
    [Renfield, citato nel diario del dott. Seward, 1 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 20, p. 386]
  • [Su Renfield] Evita di pronunciare la parola "bere".
    Teme l'idea di poter essere caricato dell'anima di chicchessia.
    Non teme di aver bisogno di vita in futuro.
    Disprezza tutte le forme inferiore di vita, senza eccezione, pur temendo di essere perseguitato dalle loro anime.
    Considerate secondo logica, tutte queste cose mirano a un'identica spiegazione: Renfield è sicuro di poter acquisire una vita più alta. E ne teme le conseguenze: il doversi far carico di un'anima. Dunque, egli mira alla vita di un essere umano!
    [Diario del dott. Seward, 1 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 20, p. 391]
  • Il chiarore della luna era tale che malgrado le spesse tende gialle alle finestra, nella stanza c'era abbastanza luce per vedere tutto. Sul letto accanto alla finestra giaceva Jonathan Harker, il volto paonazzo e il respiro affannoso, come ipnotizzato. Inginocchiata accanto al letto, il viso voltato dall'altra parte, vi era la bianca figura di sua moglie. Al fianco di lei, un uomo alto e magro, vestito di nero. Ci voltava le spalle, ma come l'abbiamo visto abbiamo tutti riconosciuto il Conte – in ogni dettaglio, compresa la cicatrice sulla fronte. Con la sinistra teneva strette tutte e due le mani della signora Harker, lontane da sé per tutta la lunghezza delle braccia di lei; con la mano destra la afferrava per la nuca, forzandole il volto contro il proprio petto. La bianca camicia di notte di lei era chiazzata di sangue, e un rivolo sottile scendeva lungo il busto dell'uomo, messo a nudo da uno strappo del vestito. L'atteggiamento dei due richiamava terribilmente quello di un bambino che stesse forzando il muso di un micino verso un piatto di latte per obbligarlo a bere.
    [Diario del dott. Seward, 3 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 21, p. 403]
  • E così anche voi, al pari degli altri, volete sfidare la mia intelligenza con la vostra. Volete aiutare quegli uomini a darmi la caccia e a mandare a vuoto i miei disegni! Voi ora sapete, e in parte lo sanno anche loro, e in tutto per tutto lo sapranno tra poco, che cosa vuol dire tagliarmi la strada. Avrebbero dovuto conservare le loro energie per altri scopi più alla loro portata. Hanno voluto invece mettersi in gara d'astuzia contro di me – contro di me, che ho governato popoli interi, e che per loro ho brigato, e combattuto, centinaia d'anni prima che voi tutti nasceste – e io li ho affrontati e attirati nella mia trappola. E voi, la loro beniamina, ora siete carne della mia carne, sangue del mio sangue, germoglio della mia stirpe; per qualche tempo mia generosa fonte, poi mia compagna e complice. Anche voi, a vostra volta, potrete a suo tempo vendicarvi; perché nessuno di loro potrà opporsi ai vostri desideri. Ma per il momento io devo punirvi per quanto avete fatto. Li avete aiutati contro di me, e e ora dovrete rispondere a ogni mia chiamata. Quando la mia volontà vi dirà Venite!, voi varcherete terre e mari per obbedirmi. E a questo scopo, questo sia!
    [Conte Dracula, citato nel diario del dott. Seward, 3 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 21, pp. 410-411]
  • Ho studiato e continuamente ristudiato, da quando capitate in mia mano, tutte carte relative a questo mostro; e più io studiato, più grande mi sembra la necessità di distruggere lui radicalmente. Tuto dà prova di suo progredire: non solo per quanto riguarda sua potenza, ma anche di sua coscienza di questo. A quanto ho saputo da mio amico Arminius di Buda-Pesht, lui in vita è stato grande uomo. Soldato, statista, e alchimista – la quale alchimia era il punto più avanzato del sapere scientifico della sua epoca. Aveva una grande intelligenza, e una cultura senza confronti, e un cuore che non conosceva né paura né rimorso. Ha osato perfino frequentare Scholomance, e non c'era ramo del sapere del suo tempo che lui non ha provato. Ebbene, in lui i poteri della mente sono sopravvissuti alla morte fisica; anche se pare che la sua memoria non rimanesse completa. In qualcuna delle facoltà del suo cervello era rimasto, ed è anche adesso, un bambino; però sta crescendo, e alcune cose che in principio erano infantili ormai hanno preso una dimensione adulta. Sta sperimentando, e lo fa piuttosto bene; e se non era che noi abbiamo attraversato la sua strada, lui poteva essere – e se noi falliremo, lo sarà – il padre e il capostipite di un nuovo genere di esseri, la cui strada si snoda non attraverso la Vita, ma attraverso la Morte.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario del dott. Seward, 3 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 23, p. 428-429]
  • Voi pensate di averla vinta su di me, voi – con quelle pallide facce, lì tutti in fila, come pecore di fronte al macellaio. Ma ve ne pentirete, dal primo all'ultimo! Voi credete di avermi sottratto un luogo dove riposare; ma io ne ho degli altri! E la mia vendetta è appena cominciata! Io vivo nei secoli, e il tempo è dalla mia parte. Le donne che voi tutti amate sono già mie; e grazie a loro anche voi e altri come voi sarete presto miei – creature mie, per obbedire ai miei comandi e farsi sciacalli obbedienti quando avrò fame e sete.
    [Conte Dracula, citato nel diario del dott. Seward, 3 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 23, pp. 434-435]
  • [Sul Conte Dracula] Quella povera anima che ha causato tutta questa miseria è il caso più triste. Pensate solo a quale sarà la gioia di quell'essere quando anche lui sarà distrutto nella sua parte peggiore onde la sua parte migliore possa raggiungere l'immortalità spirituale. Dovete guardare anche lui con compassione, anche se non per questo dovete rinunciare a distruggerlo.
    [Mina Harker, citata nel diario del dott. Seward, 3 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 23, p. 437]
  • [Sul Conte Dracula] La decisione di lasciare la sua deserta terra – deserta di uomini – e di venire in un paese dove la vita di tanto si è moltiplicata che la gente qui è ora come un grande campo di grano, è stato il frutto di un lavoro di secoli. Se un altro Non-Morto, come lui, cercasse di fare quello che lui ha fatto, forse neppure tutti i secoli del mondo del passato, o quelli del futuro, potrebbero aiutarlo. Nel caso di questo mostro, tutte le forze della natura, le più occulte e profonde e potenti devono avere lavorato insieme in un qualche prodigioso modo. Già il luogo dove lui è stato vivo, e poi Non-Morto per tutti questi secoli, è tutto pieno di stranezze del mondo chimico e geologico. Ci sono caverne profonde e anditi che nessuno ha mai raggiunto a tutt'oggi. Ci sono vulcani, che da loro bocche ancora mandano fuori acque dalle strane proprietà, e gas che uccidono o fanno rinascere. Indubbiamente, c'è qualcosa di magnetico o di elettrico in queste combinazioni di forze occulte che contribuiscono alla vita fisica in modo davvero strano; e anche in lui c'erano in principio grandi qualità. In un'epoca antica, dura e bellicosa è stato lui celebrato come colui che aveva più nervi d'acciaio, più acuto cervello, più coraggioso cuore di chiunque altro al mondo. In lui alcuni principi vitali, per qualche strana via si sono realizzati al massimo: e come il suo corpo si mantiene forte e cresce e si rafforza, così cresce anche il suo cervello. Tutto questo senza quel diabolico aiuto che è certamente in lui; e che deve piegarsi alla potenza che proviene ed è simbolica del Bene.
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario di Mina Harker, 5 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 24, pp. 451-52]
  • Pensate voi un po' che insistenza e che determinazione. Con il cervello infantile che possedeva, da molto tempo ha concepito l'idea di andare in una grande città. Che cosa fa lui allora? Trova subito quello che è il posto al mondo più promettente per lui. Poi deliberatamente si prepara all'impresa. Con grande pazienza trova quale è la sua forza e quali sono i suoi poteri. Studia nuove lingue. Impara una nuova vita sociale; nuovo ambiente per antiche usanze; la politica, la legge, l'economia, le scienze, le abitudini di un paese e di un popolo che si sono sviluppate durante la sua esistenza. Lo sguardo che ha dato a tutto questo non ha fatto altro che stimolare suo appetito ed eccitare suo desiderio. Non solo: lo aiuta a crescere anche in quanto cervello; perché tutto gli dimostra quanto lui ha avuto ragione con sue prime intuizioni. Tutto questo lui ha fatto da solo: tutto da solo!, da una tomba in rovina in una terra dimenticata. E quanto di più non potrà lui fare, una volta che gli si aprirà il più grande universo del pensiero? Lui che come sappiamo può irridere alla morte; che può prosperare nel mezzo di malattie che uccidono popoli interi. Oh, se un essere così provenisse da Dio, invece che dal demonio, quale forza benigna potrebbe lui essere in questo nostro vecchio mondo!
    [Abraham Van Helsing, citato nel diario di Mina Harker, 5 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 24, p. 453]
  • È davvero sorprendente la capacità di recupero della natura umana. È sufficiente che un ostacolo, quale che sia, sia rimosso in qualsiasi modo – morte compresa – e noi subito ritorniamo di corsa al nostro essere così disposti ala speranza e al godimento.
    [Diario del dott. Seward, 5 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 24, p. 454]
  • Io so, e voi lo sapete, che una volta morta voi potreste e dovreste liberare il mio spirito immortale, così come avete fatto con la mia povera Lucy. Fosse la morte, o la paura della morte, il solo ostacolo su questa strada, io non esiterei a morire qui, adesso, tra questi amici che mi vogliono bene. Ma la morte non è tutto. Io non posso credere che morire – in questo caso, quando davanti a noi brilla ancora la speranza e un più alto compito ci attende – sia la volontà di Dio. Pertanto, io rinuncio da parte mia alla certezza dell'eterno riposo, e mi inoltro nella tenebra che nasconde le più nere sorti che il mondo visibile e quello occulto riserbano.
    [Mina Harker, citata nel diario del dott. Seward, 11 ottobre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 25, pp. 466-467]
  • [Sulla Transilvania] La regione è un incanto: piena di bellezze di ogni genere immaginabile, e la gente è vivace, e forte, e semplice, e sembra piena di ottime qualità. E tutti sono molto, molto superstiziosi. Nella prima delle case in cui ci siamo fermati, quando la donna che ci serviva ha visto la cicatrice sulla mia fronte, si è fatta il segno della croce e mi ha puntato contro due dita, per scacciare il malocchio. Credo che si siano dati addirittura la pena di mettere una dose extra di aglio nel nostro cibo; a me, che l'aglio proprio non lo sopporto. Da allora sono stata attenta a non togliermi più il cappello o il velo, sfuggendo così a ogni eventuale sospetto. Stiamo viaggiando veloci, e dato che non c'è con noi un cocchiere che possa inventarsi storie, siamo al riparo da scandali e maldicenze, anche se ho sentito dire che il malocchio ci perseguiterà per tutto il viaggio.
    [Diario di Mina Harker, 1 novembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 27, p. 505]
  • Le fauci del lupo erano miglior destino che non la tomba del Vampiro!
    [Memorandum del dott. Van Helsing, 5 novembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 27, p. 516]
  • La donna dormiva del suo sonno di Vampiro, così piena di vita e di voluttuosa bellezza che io ho tremato tutto, come se fossi venuto lì per compiere un assassinio. Ah, e neppure io dubito che in antichi tempi, quando queste cose esistevano, più di un uomo che si fosse accinto a impresa come la mia avrebbe sentito suo cuore mancare, e poi anche i suoi nervi. Così lui esita, e esita, e esita, fino a che la bellezza e il fascino della spietata Non-Morta lo ipnotizzano; e lui resta lì, e va avanti a restare lì finché arriva il tramonto, e il sonno del Vampiro ha termine. Allora i meravigliosi occhi della bella donna si aprono e sembrano parlare d'amore, e la bocca voluttuosa si offre per un bacio – e l'uomo è debole. E così una nuova vittima resta preda del Vampiro; un altro che si aggiunge a macabre e torve squadre dei Non-Morti!...
    [Memorandum del dott. Van Helsing, 5 novembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 27, pp. 516-517]
 
"Mi sarà di sollievo per tutta la vita poter ricordare che proprio in quel momento di ultima dissoluzione, nel suo volto è comparsa un'espressione di pace che mai avrei creduto potervi albergare."
  • Oh, mio amico John, è stato un lavoro da macellaio; non fossi stato io sostenuto dal pensiero di altro morto, e di altra vivente sulla quale grava questa cappa di paura, mai avrei io potuto procedere. Io tremo e continuo a tremare ancora adesso, anche se tutto è ormai compiuto. Dio sia ringraziato, i miei nervi hanno resistito. Non avessi io visto il senso di pace in quel primo volto, e la felicità che su di esso si è dipinta un attimo prima che sopravvenisse la dissoluzione, a testimonianza che l'anima era in salvo, non sarei riuscito io a andare avanti con mio lavoro di macellaio. Non mai avrei potuto sopportare lo stridio orribile del bastone conficcato dentro; il contorcersi del corpo, le labbra schiumanti di sangue. Sarei io fuggito in terrore lasciando incompiuto mio lavoro. Ma ora tutto è finito! E per quelle povere anime posso io ora piangere e avere compassione, ricordandole io pacificate ciascuna in suo vero sonno di morte, in quell'attimo prima di dissoluzione. Perché, amico John, quasi non ancora il mio coltello aveva tagliato la testa di ciascuna, che già il corpo cominciava a disfarsi e tornare alla polvere originaria, come se la morte che avrebbe dovuto compiersi centinaia d'anni fa, si fosse ora finalmente imposta dicendo subito e ad alta voce: "Eccomi qua!"
    [Memorandum del dott. Van Helsing, 5 novembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 27, pp. 518-519]
  • Ho visto il Conte giacere nella cassa sul terriccio, che con la brusca caduta dal carro lo aveva in parte coperto. Era mortalmente pallido, proprio come una statua di cera, e gli occhi rossi ardevano di quell'orribile volontà di vendetta che io conoscevo fin troppo bene.
    Mentre lo guardavo, i suoi occhi hanno colto la visione del sole che tramontava, e l'espressione di odio del suo volto si è tramutata in un'espressione di trionfo.
    Ma proprio in quell'istante, ecco il colpo lampeggiante del grande pugnale di Jonathan. Io ho urlato, vedendo la lama squarciargli la gola; mentre il signor Morris gli affondava nel cuore il suo coltello ricurvo.
    È stato come un miracolo; sotto i nostri propri occhi, e quasi nel breve tempo di un respiro, l'intero corpo del Conte si è dissolto in polvere ed è sparito alla nostra vista.
    Mi sarà di sollievo per tutta la vita poter ricordare che proprio in quel momento di ultima dissoluzione, nel suo volto è comparsa un'espressione di pace che mai avrei creduto potervi albergare.
    [Diario di Mina Harker, 6 novembre; traduzione di Luigi Lunari, cap. 27, pp. 525-526]

ExplicitModifica

OriginaleModifica

Van Helsing summed it all up as he said, with our boy on his knee: 'We want no proofs; we ask none to believe us! This boy will someday know what a brave and gallant mother his mother is. Already he knows her sweetness and loving care; later on he will understand how some men so loved her, that they did dare much for her sake.'

JONATHAN HARKER

Francesco Saba SardiModifica

Van Helsing ha sintetizzato la situazione commentando, con il nostro Quincy sulle ginocchia:
"Noi non abbiamo bisogno di prove; noi non chiediamo a nessuno di credere noi! Questo ragazzo un giorno poi sa che brava e coraggiosa donna sua madre è. Già conosce sua dolcezza e amorevolezza; in seguito lui poi sa quanto alcuni uomini tanto amavano lei, che hanno osato fare molto per sua salvezza.

Jonathan Harker

Luigi LunariModifica

Van Helsing ha riassunto tutto dicendo, con nostro figlio sulle ginocchia:
"Non dobbiamo fornire prove, non chiediamo a nessuno di credere a noi! Questo bambino saprà un giorno quale donna straordinaria e coraggiosa è sua madre. Lui già conosce la sua dolcezza e le sue amorevoli cure; più tardi capirà anche come alcuni uomini abbiano tanto amato lei, da molto osare per la sua salvezza."

Jonathan Harker

Citazioni su DraculaModifica

  • Il fatto è che Dracula non è un gran romanzo, e non è nemmeno, ad onta delle apparenze e della materia neoromantica e cimiteriale di cui tratta, un romanzo «nero» e «gotico», che richiede ben altre cattiverie e suggestioni. Ma non per questo il libro è meno interessante, ché anzi si presenta come un gigantesco lapsus freudiano. Stoker è un tipico narratore positivista: non evoca, ma dettaglia dimostra quantifica; non esplora gli abissi dell'inconscio, non si abbandona ai pericoli di un viaggio che può anche essere senza ritorno, ma mette in atto astuzie da impresario teatrale che conosce da tanti anni il mestiere. (Ernesto Ferrero)
  • L'immagine del vampiro che si arrampica sui muri del suo castello come una lucertola era stata una delle più potenti nel mio immaginario infantile, eppure pochi conoscevano veramente quel libro perché i film che ne erano stati tratti non gli assomigliavano affatto. (Francis Ford Coppola)
  • L'opera di Stroker è un classico della letteratura, che pone molte domande: che cos'è l'amore, che cos'è la solitudine, chi è il vero mostro. (Dario Argento)
  • L'unico motivo che potrebbe tentarmi ad interpretare Dracula di nuovo sarebbe un film completamente fedele al libro di Stoker, parola per parola, riga per riga. Ma non credo che possa essere fatto. Immagino che sarebbe troppo costoso. (Christopher Lee)

Vittorino AndreoliModifica

  • Dracula è un romanzo psichiatrico nel senso che l'attenzione si rivolge a comportamenti strani. Frequente è la parola pazzia.
  • Il dottor John Seward è direttore del manicomio di Purfleet, e per tutto il tempo che ho dedicato alla lettura di Dracula di Bram Stoker, mi è parso di ritornare al San Giacomo della Tomba, il mio vecchio manicomio. Una lettura che mi ha, anche per questo, letteralmente portato dentro le pagine con una partecipazione che sanno imprimere i grandi scrittori. [...] Se un romanzo ha queste capacità è un capolavoro e non ha bisogno di altre dimostrazioni. È il marchio che ciascun lettore vi imprime e riponendolo in uno scaffale gli sembra quasi di separarsi da una cosa in cui egli stesso è entrato e se ne può allontanare soltanto sapendo che il libro è lì ad aspettare e lo si può rileggere in ogni momento.
  • La forza di questo romanzo sta però nel grande e sempre vivo tema della lotta tra Bene e Male. Una lotta titanica che dalla scena del quotidiano si sposta nelle tragedie del periodo classico e in tutta la letteratura maiuscola. In fondo Dracula è il Male, anche se con un fascino che talora ammalia, eil gruppo di personaggi che lo eliminano rappresentano il Bene, anche perché aggiscono in nome del Bene.

Irene BignardiModifica

  • Dracula ha vampirizzato il suo autore, Bram Stoker. Lo ha vampirizzato in due modi. Attraverso il suo capolavoro, quello che dal 1897, in forma compiuta e proteiforme, ha aggiunto un mito al pantheon delle nostre paure collettive o, per i più cinici e robusti, alle paure di cui farsi beffe (si vedano Roman Polanski con i suoi vampiri gay a Renato Rascel con il «cha cha cha» del «vampiro dal nero mantello»), fino ad assorbire la vita dell'autore in quella della creatura. E attraverso l'incontro fatale che nel 1876 ha portato Bram Stoker, anzi Abraham, classe 1847, irlandese, già bambino malaticcio, laurea in matematica al Trinità College di Dublino, gigante rossocrinito, burocrate dalla vita noiosa, marito poco entusiasta di una ex fidanzata di Oscar Wilde, autore dell'eccitante volume I doveri degli impiegati nelle udienze per i reati minori in Irlanda, nell'orbita di un grande vampiro - di attenzione, passioni, ammirazione - qual era Sir Henry Irving, attore magnifico, accentratore massimo. Due orbite fatate da cui non è più uscito. In un certo senso si potrebbe anche dire che il vampirologo ha vampirizzato se stesso.
  • La qualità originale di Dracula - che non esaurisce i suoi meriti - è l'intreccio tra il materiale fantastico e il materiale storico. Perché si sa che esistette, alle spalle di Dracula, la figura storica di Vlad Dracul o Vlad Tepes l'Impalatore, crudelissimo voivoda della Valacchia, vissuto alla metà del quindicesimo secolo, responsabile della morte di almeno trentamila persone, despota abilissimo nel governare col terrore. Si sa che ovunque nel mondo ricorre il mito del vampiro, declinato in forme diverse e ricchissime, e che Stoker ne ha adattate un buon numero a Vlad Dracul per creare il Conte Dracula.
  • Pur con qualche lungaggine e qualche digressione di troppo, Dracula è un capolavoro al di fuori dei generi, una costruzione brillantemente organizzata, una struttura narrativa modernissima, con i tre punti di vista del giornale stenografato di Jonathan Harker, delle lettere di sua moglie Mina, del diario del dottor Seward registrato su fonografo, che vanno a comporre con altri materiali e altri interventi un quadro della paura vittoriana della sessualità, della liberazione femminile, delle malattie veneree imperversanti allora come oggi, della solitudine di chi è diverso o semplicemente della paura ultima, che tutto finisca - o non finisca - con la morte.

Luigi LunariModifica

  • In realtà, la donna vi esce con connotazioni non particolarmente brillanti quanto a contenuto ideologico, in un ritratto abbastanza maschilista, dove la figura femminile si adegua al mito del ninnolo prezioso, alta su un altare, adorata ma sostanzialmente poco considerata, o esaltata oltre misura se dimostra di avere anche lei un cervello. Elementi tutti secondari, che potrebbe anche essere non pertinente segnalare, soprattutto in considerazione del fatto che Stoker ha inteso scrivere un romanzo popolare a tinte forti e ben accette, senza particolari ambizioni ideologiche.
  • Sotto un profilo meramente statistico, mi imbatto in una notizia che indica attorno ai tremila e quattrocento items le opere in qualche modo riconducibili al Dracula di Stoker o al suo protagonista. Si tratta di romanzi, riduzioni teatrali, opere liriche, balletti, documentari, fumetti, miniserie televisive... a volte ammiccanti alla figura storica di Vlad l'Impalatore, per un valore aggiunto di emozione e di brivido, a volte trasportando e riambientando la vicenda in contesti storici moderni, a volte ancora rovesciandone in chiave parodistica i contenuti, ma soprattutto – lungo un filo conduttore più coerente e conseguente – riorganizzando la materia un poco come se Dracula fosse una scatola di costruzioni con le quali i bambini compongono casette e castelli.
  • Stoker partecipa anche a un certo snobismo piccolo borghese, nel ridurre tutti i popolani che si incontrano a beoni eternamente assetati, sempre acquistabili e asservibili con un qualche spicciolo per una pinta di birra che spenga appunto quella sete. Un atteggiamento riconducibile anche questo alla frequentazione del teatro del tempo, dove sempre il popolano – con la sua rozzezza e il suo sgarrupato inglese – è occasione di divertimento per l'azzimato pubblico dei benpensanti.
  • Un fatto indiscutibile è il suo successo, la sua diffusione in innumeri lingue, il fascino che ha esercitato ed esercita, le trascrizioni teatrali e cinematografiche, le esondazioni dei suoi temi in altri contesti, le riscritture ironiche e parodistiche, l'enorme massa di studi che lo hanno preso in esame sotto il profilo dei suoi rapporti con la scienza, con la magia, con l'arte gotica, con il romanticismo, con la forma del romanzo epistolare, con la condizione femminile, con la sociologia, e perfino – ma con una prudenza che si fa quasi sospetta – con la letteratura, che pur dovrebbe essere il suo campo di maggior pertinenza.

Tommaso PincioModifica

  • Al netto delle implicazioni d'ordine sessuale, la trama di Dracula racconta proprio la tentata invasione da parte di un'entità maligna venuta dall'Oriente. Il conte si trasferisce a Londra per trovare «sangue nuovo». Evita tuttavia lo scontro aperto, poiché dispone di un formidabile cavallo di Troia. Può infettare le donne. Il suo morso è come un perverso bacio a una bella addormentata. Risveglia pulsioni che l'ordinata società inglese aveva tenuto sopite e sotto controllo e, risvegliandole, sonvolge gli equilibri: fortifica il sesso debole e indebolisce quello forte. Riassunto in questi termini sembra quasi un racconto di fantascienza, un'Invasione degli ultracorpi di fine Ottocento. In effetti, proprio di questo si tratta. Il nocciolo non è poi così diverso da La guerra dei mondi, dove una razza aliena proveniente dal pianeta Marte invade Londra per nutrirsi del sangue dei cittadini britannici. E non è soltanto per semplice coincidenza che l'originaria pubblicazione a puntate del celeberrimo romanzo di Herbert G. Wells risalga anch'essa al 1897.
  • È stato detto che non è possibile comprendere davvero Dracula prescindendo dal rapporto di Stoker con Irving. Il romanzo sarebbe dunque stato un tentativo di esorcizzare un'omosessualità inconfessata e inconfessabile, lo specchio segreto in cui riflette dubbi e patimenti derivati dall'impossibilità di ammettere la vera natura dei sentimenti per il famoso attore.
  • Le letture femministe di Dracula tendono sempre a evidenziare come combattere il vampiro significhi di fatto salvaguardare l'innocenza femminile, ossia evitare che le donne scoprano che i loro appetiti carnali sono maggiori a quelli maschili. Ciò è innegabile, soprattutto tenendo conto che la sconfitta di Dracula ha quale esito la restituzione di Mina alla sua purezza. Resta tuttavia un'interpretazione riduttiva e parziale, perché il vero pericolo sono le conseguenze implicite in una donna votata alla promiscuità: il crollo della famiglia, pilastro irrinunciabile dell'ordine sociale. Non per nulla il romanzo si apre con un matrimonio annunciato e si chiude con il frutto di quest'unione, una nascita.

Francesco Saba SardiModifica

  • A Stoker va riconosciuto il merito, non già di aver inventato la forma diaristica, che era largamente diffusa, ma di aver tentato, in certi momenti con felicità, il principio stilistico del montaggio. Ci sono non soltanto le voci dei protagonisti – e qui ognuno racconta la storia di un altro, con il risultato che ne dovrebbe venir fuori un fitto gioco di rimandi, di specchi destinati a non lasciare, almeno nelle intenzioni, nessun angolo buio –, ma anche ritgli di giornali, finte corrispondenze (ad esempio, la tempesta che si scatena in concomitanza con lo sbarco di Dracula sulle coste inglesi); ci sono i colloqui dei corretti e benestanti protagonisti, gente che parla con perfetto accento oxoniano, con proletari, carattieri, marinai, fabbri, facchini, i quali sono certo di maniera (tutti assetati di birra, tutti pronti a stendere la mano per avere la mancia, tutti servizievoli), e che però almeno si esprimono in termini "popolareschi", sia pure ovviamente risibili per il fatto stesso di essere dialettali. Stoker insomma non si limita alla descrizione oggettiva, ma tenta l'approfondimento psicologico per così dire in presa diretta.
  • Dracula non è una "ghost-story", genere caratterizzato, come si legge nell'introduzione alle Storie di fantasmi di Edith Wharton, dalla "fantasmaticità", cioè dall'intuizione o rivelazione dell'insolito, dell'inquietante, del sottinteso, secondo il grande modello di Henry James. Il fantasma "ci deve essere", altrimenti certi eventi non si spiegherebbero (o, meglio, non resterebbero enigmatici); ma quasi mai, sottolinea la Wharton, lo si "vede": per lo più lo si "sente", se ne deduce – si è costretti a farlo – la presenza indiretta, filtrata, imprecisa. Dracula e la sua coorte sono invece ben presenti.
  • La donna di Stoker, come l'epoca del resto esigeva, è "assente": sensitiva, facilmente ipnotizzabile, pronta ai deliqui, irrazionale, insomma il tipico, prescrittivo veicolo dell'"uscir-si" ottocentesco nella sua forma accettabile, il cui simbolo è il tavolino a tre gambe delle sedute spiritiche, ovverossia la "leggerezza", la "fragilità" in un contesto maschilmente greve, burbanzoso, impettito e scomodo. Uscir-si è oltretutto praticare, nella veglia, atteggiamenti onirici; e le donne di Dracula sono sempre trasognate, e quindi distratte, e appunto per questo vittime designate del Libertino armato di torbida volontà e di implacabile ragione messa al servizio della perfidia.
  • Più che un genere, Dracula è ormai una dimensione. Basti pensare al fatto che nel corso dei nostri tetri carnevali, accanto a fatine e moschettieri non manca mai il marmocchio con la maschera dentuta del Conte Vampiro e magari un emblematico rivolo rosso sul mento; e gli Alleati, durante la seconda guerra mondiale, hanno pensato bene di battezzare "Operazione Dracula" una loro sanguinosa e devastante offensiva in Birmania.

Dacre StokerModifica

  • Bram fece molte ricerche sulla Transilvania, anche se non si recò mai lì; il suo scritto dimostra che aveva una buona comprensione dei paesaggi, delle città, delle tratte ferroviarie, e dell'aspetto multiculturale del Paese. Credo abbia individuato la perfetta collocazione per il suo romanzo, la "terra oltre la foresta" era un perfetto scenario che era appena al di là del mondo civilizzato noto ai suoi lettori. Era il posto giusto per un romanzo basato tanto sulla realtà quanto sulla fantasia.
  • La Mina del romanzo ha molto della moglie di Bram, e molto di sua madre. Entrambe donne molto forti, nel romanzo Mina fa da collante alla storia attraverso i suoi diari, ed è capace di usare macchinari moderni come la macchina da scrivere, questo la aiuta a mettere da parte ogni appunto, lettera e pagina di diario degli altri personaggi della storia. È anche la sola a venire ipnotizzata da Van Helsing perché si possa scoprire cosa sta facendo il Conte e dove è fuggito. Dunque è attraverso la mente di Mina che la verità viene fuori, la scienza moderna deve solo scardinare il lucchetto e liberare il potere della mente. [...] Lucy incarna invece l'opposto, la persona mondana, non professionale, è molto sensuale e si diverte ad avere corteggiatori, ma la più realistica è Mina; è quest'ultima il modello della donna nuova nella società post Vittoriana, e la donna nuova può essere sensuale, ma è certamente anche intelligente, attraente e allo stesso tempo rispettata dagli uomini.
  • Non credo che Bram si sia messo a scrivere un libro per i posteri con significati nascosti e materiali coi quali gli studiosi avrebbero scritto le loro tesi. Il fatto che la scrittura di Bram riflettesse tanti argomenti significativi e interessanti e tante sensibilità dell'Inghilterra vittoriana.

AdattamentiModifica

FilmModifica

Serie tvModifica

NoteModifica

BibliografiaModifica

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