Vlad III di Valacchia

sovrano rumeno

Vlad III di Valacchia (1431 – 1476/1477), voivoda rumeno.

Ritratto di Vlad III, 1560 ca., copia di un originale realizzato durante la sua vita

Citazioni di Vlad III di ValacchiaModifica

  • Vi comunico la notizia... che è giunta nel nostro paese un'ambasciata turca. Ricordate e non dimenticate mai che ho precedentemente discusso con voi di pace e fratellanza... il tempo e l'ora sono ormai giunti, riguardo a ciò di cui vi ho gia parlato. I turchi intendono schiacciarci con tributi enormi... per impedirci di convivere in pace [con voi]... Stanno cercando il modo per invadere il vostro paese passando attraverso il nostro. Inoltre tramano per... metterci contro la vostra fede cattolica. Il nostro intento è di non recarvi alcun danno, di non abbandonarvi, come ho già detto e giurato. Prometto di rimanere vostro fratello e amico fedele. Ecco perché ho trattenuto qui gli inviati turchi, per avere il tempo di comunicarvi la notizia. (lettera agli anziani di Brașov, 10 settembre 1456)[1]
  • Quando un principe è coraggioso e potente, può far regnare la pace come e quando vuole. Se tuttavia egli non ha poteri, qualcuno più forte di lui conquisterà le sue terre e comanderà a suo piacere. (lettera agli anziani di Brașov, 10 settembre 1456)[1]
  • In altre lettere che ho inviato a Vostra Altezza, Vi ho già spiegato che i turchi, crudeli nemici della Croce di Cristo, mi hanno mandato i loro inviati per tentatre di rompere la nostra pacifica alleanza e di intaccare la nostra felice unione. Essi desiderano che io divenga loro alleato e che mi rechi a corte dal loro sovrano; se rifiutassi di violare la pace, i trattati e l'alleanza con Vostra Altezza, i turchi mi attaccherebbero. Infatti hanno inviato un eminente consigliere del sultano, Hamza Pasha di Nicopolis, con il pretesto di definire la frontiera danubiana. Ma Hamza Pasha intendeva condurmi al porto con l'inganno o in buona fede, e se io avessi rifiutato di seguirlo, avrebbe sicuramente cercato di farmi prigioniero. Ma per grazia di Dio, mentre viaggiavo verso il confine turco, sono venuto a conoscenza del losco complotto e sono riuscito a catturare Hamza Pasha in territorio turco, nei pressi di una fortezza di nome Giurgiu. Pensando che si trattasse soltanto dei loro soldati, i turchi hanno aperto i portoni della fortezza. E così i nostri uomini, mischiatisi ai loro, si sono introdotti nella fortezza e hanno conquistato la città, a cui poi ho fatto appiccare il fuoco. (lettera indirizzata a Mattia Corvino, 11 febbraio 1462)[2]
  • Ho ucciso uomini e donne, vecchi e bambini di Oblucitza e Novoselo, dove il Danubio si getta nel mare fino a Rahova, che si trova vicino alla Chilia, dall'inferiore Danubio fino a Samovit e Ghighen.
    Abbiamo ucciso 23.884 turchi e bulgari, senza contare coloro che sono bruciati vivi nelle case che abbiamo incendiato e quelli le cui teste non sono state mozzate dai nostri soldati... Quindi Vostra Altezza deve sapere che ho rotto il trattato di pace con il sultano. (lettera indirizzata a Mattia Corvino, 11 febbraio 1462)[2]

Citazioni su Vlad III di ValacchiaModifica

  • Chi, se non un Voivoda della mia razza, osò traversare il Danubio per sconfiggere il turco sul suo stesso terreno? Fu un Dracula, certo! (Conte Dracula, Dracula)
  • Costantinopoli era caduta. I musulmani turchi dilagarono in Europa con un immensurabile e fortissimo esercito, attaccando la Romania e minacciando tutto il mondo cristiano. Dalla Transilvania, si levò un cavaliere rumeno del Sacro Ordine del Dragone conosciuto come Draculea. (Dracula di Bram Stoker)
  • Dicesi che questo Dracula fu crudelisimo, e che non vuolendo li ambasciatori del Turco humiliarsi ad honorare la pila Frigia per mantenere costume, gli fisse a quella con tre chiodi nel capo si che non si potessero muovere. Impalò molti Turchi e celebrò tra quelli un convito lo suoi amici. Invitò tutti i poveri, la gente inutile oppressa da grave infermità o da fortuna vecchi, decrepiti, e già inutili, e avendogli empiuti davantaggio, gli arse. Tagliò spesse volte le piante de piedi a Turchi, e un attele con sale, fudrale lingere dalle capre, che con l'asperità della lingua gli davano miglior tormento. Dimandando un fiorentino mercante, che gli fussero conservati i suoi denari gli fe porre su la strada, e per che non mentì dei denari numerati la notte lo lasciò andare sano e salvo. Usò tanta severità nella Barbara regione, che ciascuno era più securo co'l suo havere nella selva. (Sebastian Münster)
  • Fu un genio militare, il fondatore di Bucarest, un sovrano valoroso. È vero uccideva e impalava, ma non è che i turchi fossero più buoni con i cristiani. Oggi si parlerebbe, forse, di crimini contro l'umanità. Ma allora era normale. (Francis Ford Coppola)
  • Il vero Dracula storico era un cavaliere che aveva giurato di proteggere la croce e la chiesa nel 1400. Un eroe carismatico per il suo popolo. In seguito si trasformò in un mostro assetato di sangue. (James V. Hart)
  • Lei discende di Vlad Țepeș? [...] Significa Impalatore. Era un macellaio con sete di sangue. Lui infliggeva innominabili torture a zappaterra. Taglia mani e piedi, strappa occhi di orbite, e poi pianta grossi pali per strada... anali! (Dracula: morto e contento)
  • Verun mostro giammai non spinse la ferocia tanto avanti quanto Dracula; niuno inventò più terribili supplici. Egli cadde all'ultimo vittima dell'orrore che aveva inspirato. (Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi)
  • Vlad III di Valacchia fu l’unico principe cristiano, seppur ortodosso, a rispondere e aderire alla crociata indetta da papa Pio II, nato Enea Silvio Piccolomini, che chiedeva disperatamente di organizzare una difesa cristiana contro lo strapotere ottomano di Maometto II, il Conquistatore. Convocati infatti, con la bolla Vocavit nos del 1459, i principi cristiani d’Europa a Mantova, il pontefice dovette ben presto affrontare una drammatica serie di rifiuti da parte di Firenze, Venezia, Milano e poi dai regni di Francia, Inghilterra e Spagna. Perfino il re d’Ungheria tentennò, aspettando. Solo Dracula, dunque, ebbe il coraggio di affrontare un nemico che, nei numeri, gli era almeno venti volte superiore. E lo fece in piena solitudine. (Matteo Strukul)
  • Vlad fu per il suo popolo ciò che per i Cubani sarebbe stato qualche secolo dopo Che Guevara: un liberatore, un difensore, un condottiero pronto a tutto pur di battersi per la propria terra e, aggiungiamo, la religione cristiana. Un’icona, dunque. (Matteo Strukul)
  • Vlad Tepes è per alcuni storici il primo sovrano capace di pensare alla Romania come a un moderno stato nazionale, per altri un tiranno cinico e brutale capace perfino di alleanze sotterranee con i cattolici e con i turchi pur di sottrarre potere ai feudatari rivali della sua stessa religione ortodossa. (Massimo Introvigne)

Matei CazacuModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • La rottura del contatto con la madre potrebbe spiegare alcuni tratti del suo carattere, come la durezza e l'insensibilità nei confronti della sofferenza altrui, e in particolar modo le terribili torture e sevizie che avrebbe riservato alle donne, ai bambini e ai neonati.
  • Con ogni evidenza Vlad Dracula non sapeva scrivere, al massimo sapeva leggere. Non si è conservata nessuna lettera scritta di suo pugno, nessuna firma, nessun monogramma autografo.
  • All'epoca lo slavone era la lingua del culto e della cultura, l'equivalente del latino e del greco. Venne impiegato per i documenti e la corrispondenza dei principi valacchi fino al XVII secolo, come fu il caso presso i Serbi, i Bulgari, i Russi e gli Ucraini. Per quanto riguarda la corrispondenza con le città sassoni della Transilvania, a volte si ricorreva al latino. Dracula parlava queste lingue? L'unica certezza che abbiamo concerne la sua padronanza del turco, appreso in occasione del soggiorno forzato nell'Impero ottomano. Il resto sono solo supposizioni.
  • Al partire dal 1444, quando aveva quattordici o quindici anni, l'età che segnava il passaggio allo stato di «giovane» (juvenis), quindi di maggiorenne, Vlad Dracula dovette fare i conti, suo malgrado, con un terzo universo: il mondo ottomano dell'Asia minore e poi di Adrianopoli, in Europa. La società nella quale si ritrovò immerso non assomigliava in nulla e per nulla a quella in cui era cresciuto. Le usanze, la lingua, la religione, i vestiti, tutto gli era estaneo. Rimase subito colpito dalla venerazione di cui godeva il sultano da parte dei sudditi, che si consideravano come suoi schiavi. [...] Anche la profonda religiosità dei musulmani, le loro usanze semplici e il loro amore per la giustizia dovettero incuriosire Dracula. Alla corte del sultano, dove visse almeno un anno, poté osservare la straordinaria varietà di nazionalità che formavano la sua cerchia: nobili provenienti dalle grandi famiglie turche dell'Anatolia, Greci rinnegati, Serbi, Albanesi, Arabi, Africani, Italiani, Persiani, eccettera. [...] Infine, e contrariamente a un'opinione ancora tenace, i Turchi non inducevano i cristiani a convertirsi per forza: si poteva rimanere cristiani e godere della fiducia del sultano e degli alti dignitari. Fu il caso di molti greci e Italiani, che ne hanno lasciato testimonianza nei loro scritti. [...] Vlad rimase profondamente colpito da questa società aperta e dinamica, una vera e propria meritocrazia al servizio del solo monarca. Ne analizzò il funzionamento e tentò di applicarlo alla Valacchia nel corso del suo regno più lungo, dal 1456 al 1462.
  • Non si conosce la tomba di Vlad. La tradizione vuole che Dracula sia stato sepolto nel convento di Snagov, su un'isola, nel bel mezzo di un lago situato a trentacinque chilometri a nord di Bucarest. La chiesa attuale risale all'inizio del XVI secolo; le celle e le altre costruzioni sono scomparse e solo qualche rovina attesta l'esistenza del convento del XIV e XV secolo; secondo la cronaca ufficiale della Valacchia sarebbe stato ricostruito da Vlad. Una serie di restauri iniziati nel XX secolo hanno restituito all'edificio l'aspetto di un tempo, gli affreschi del XVI secolo hanno rivelato alcuni ritratti principeschi degli anni 1550-1560, piuttosto ben conservati. Ma nulla su Vlad o i suoi discendenti.
  • I discendenti di Vlad Dracula hanno svolto un ruolo importante nella storia della Valacchia e anche della Moldavia nel corso del XVI e XVII secolo e hanno occupato i due troni per oltre settantadue anni, dal 1508 al 1630. Di fatto, con essi, la dinastia dei Basarab terminò definitivamente. Inoltre, fatto importante, i principi discendenti da altre famiglie e clan nobiliari valacchi che regnarono lungo il XVII secolo aggiunsero il nome Basarab al nome di battesimo, allo scopo di sottolineare la loro legittimità e appartenenza alla dinastia fondatrice dello Stato.
  • Sappiamo che Vlad era cristiano ortodosso, come la maggior parte della popolazione della Valacchia. Peraltro, al principe è stata attribuita la fondazione di almeno due chiese [...]. È anche risaputo che fece donazioni e confermò i privilegi del monte Athos [...]. Ricordiamo invece che Vladislav II, il quale aveva regnato nove anni, aveva costruito una sola chiesa, e che Stefano il Grande (1457–1504) eresse la prima chiesa dopo dieci anni di regno. Vlad, dunque, costruì due o forse anche tre chiese in sei anni di regno.
  • La diffidenza di Vlad nei confronti dei monaci mendicanti e predicatori di confessione cattolica è comprensibile se si considera la storia della Valacchia, come pure quella della Moldavia. L'ortodossia della maggior parte della popolazione romena dei due paesi, ma anche della Transilvania, era solidamente radicata dopo la creazione, nel corso del XIV secolo, delle metropoli ecclesiastiche dipendenti dal patriarcato di Costantinopoli. Gli sforzi dei re d'Ungheria di ricondurre queste popolazioni nell'ambito della Chiesa cattolica si accompagnarono a varie pressioni sui principi e sulle loro famiglie. Queste pressioni erano più visibili in Transilvania, dove gli inquisitori obbligavano spesso i contadini che dipendevano da signori cattolici ad abbracciare la fede dei padroni. Molti ecclesiastici ortodossi vennero imprigionati o scacciati dai loro villaggi manu militari, soprattutto nel XIV secolo e durante la prima metà del XV. In Valacchia e in Moldavia i predicatori cattolici avevano ogni libertà d'azione tra la popolazione della loro fede; avevano però la proibizione di praticare il poselitismo tra gli ortodossi. Peraltro, la Moldavia aveva accolto parecchi eretici, hussiti e altri, originari dell'Ungheria e della Boemia, i quali trovavano in quella terra d'asilo la libertà di coscienza e di culto che veniva loro rifiutata in patria. Casi simili devono essere avvenuti in Valacchia, ma lo stato della documentazione ci impedisce di entrare nei particolari. I re d'Ungheria e di Polonia, dal canto loro, si ergevano a protettori dei cattolici romeni, e ogni conflitto o tensione con i principi della Valacchia e della Moldavia si ripercuoteva in campo confessionale. Le persecuzioni di Dracula contro i monaci cattolici possono quindi essere considerate come in sintomo dei suoi cattivi rapporti con l'Unghera e la Transilvania a un dato momento del suo regno.
  • Nessuna fonte medievale o moderna indica in Vlad Dracula un vampiro. L'elemento riportato nel poema di Michele Beheim, secondo cui Vlad aveva l'abitudine di lavarsi le mani nel sangue del nemico quando si trovava a tavola, non è una prova sufficiente. Nulla dice che bevesse quel sangue. Peraltro, un vampiro si sarebbe servito direttamente alla fonte o, meglio, alla vena giugulare!
    In tale contesto il supplizio preferito di Dracula, quello del palo, è piuttosto una controprova. Infatti, impalando le sue vittime, Vlad impediva loro di diventare vampiri, cosa che invece sarebbe stata possibile, data l'assenza di riti funerari richiesti per garantire il riposo eterno: confessione, estrema unzione, comunione, una candela accesa al capezzale, preparazione minuziosa del corpo, sepoltura secondo le regole... Se Dracula fosse stato un vampiro, perché mai avrebbe impedito alle sue vittime di diventarlo a loro volta?

Radu Florescu e Raymond T. McNallyModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Per quanto riguarda il personaggio storico di Dracula, gli storici ufficiali del Partito Comunista lo descrivevano come un eroe nazionale e sminuivano o razionalizzavano la sua crudeltà. Nessuno comunque dimostrò un'adorazione così esplicita per l'eroe più del dittatore Nicolae Ceausescu che, secondo fonti autorevoli, mostrava diversi aspetti in comune con Dracula e spesso i rivoluzionari lo ritraevano come un vampiro munito di lunghe zanne. Un incredibile esempio di questa ammirazione è la celebrazione, avvenuta nel 1976, del cinquecentenario della morte di Dracula: in tutta la Romania, i membri del Partito Comunista scrissero elogi dell'eroe e un gran numero di monografie, romanzi, opere d'arte, film e persino un francobollo commemorativo, apparvero in onore dell'Impalatore.
  • In una classifica di criminali famosi, Dracula sarebbe stato sicuramente in gara per il primo premio con Cesare Borgia, Caterina de' Medici e Jack lo Squartatore, grazie non solo all'altissimo numero delle sue vittime, ma anche alla raffinatezza della sua crudeltà.
  • Nel corso della sua vita, Dracula ottenne fama e notorietà in tutta Europa, ma mai un tale riconoscimento come personaggio pubblico fu dimenticato così velocemente dai posteri. Infatti, quando Stoker parlò per la prima volta di Dracula nel XIX secolo, ben pochi dei suoi lettori sapevano che l'autore stava descrivendo un personaggio storico. Uno dei motivi era rappresentato dal fatto che le storie su Dracula circolavano in lingue diverse (tedesco, ungherese, romeno, slavo, greco, turco) e in mondi diversi, poco collegati l'uno all'altro. Il maggiore ostacolo tuttavia era rappresentata dalla confusione causata dal nome stesso. Si trattava del Dracula "figlio del diavolo", del figlio dell'uomo che apparteneva all'Ordine del Drago o era semplicemente Dracula l'Impalatore? Non sorprende quindi il fatto che gli studiosi bizantini considerassero come eroici gli atti di Dracula contro i turchi, i ricercatori tedeschi giudicassero atroci le azioni del "diavolo" nei confronti dei compagni sassoni e che i romeni studiassero le vicende dell'Impalatore: gli studiosi di conseguenza, non considerando queste azioni come l'opera dello stesso individuo e solo di recente gli storici romeni sono riusciti a mettere insieme alcune delle tessere dell'incredibile storia di Dracula.
  • Gli anni di prigionia sono la dimostrazione della sua personalità ambigua e perversa. A partire da quel periodo, infatti, Dracula si convinse dello scarso valore della natura umana: la vita non valeva nulla – dopo tutto la sua stessa vita era in pericolo se suo padre si fosse dimostrato sleale nei confronti del sultano – e l'etica non aveva posto negli affari di stato. Non aveva bisogno di nessun Machiavelli che lo istruisse sull'amoralità della politica. I turchi gli insegnarono la loro lingua e Dracula arrivò a parlarla come un nativo; lo introdussero ai piaceri dell'harem, dato che le condizioni della prigionia non erano molto severe e completarono la sua educazione al cinismo tipicamente bizantino, particolarità ereditata dai greci.
  • Di fronte alle atrocità commesse da Dracula non bisogna dimenticare che la sua personalità aveva due facce: da un lato il torturatore e l'inquisitore che utilizzava deliberatamente il terrore come strumento politico e la pietà per purificare la propria coscienza; dall'altro il precursore di Machiavelli, un convinto nazionalista e un incredibilmente moderno uomo di stato che giustificava le sue azioni seguendo la raison d'etat.
  • In Valacchia, la figura di Dracula è ricordata in numerose ballate popolari e nei racconti dei contadini, specialmente nei villaggi di montagna che circondano il castello di Dracula, la zona in cui è più presente nella memoria degli abitanti. Nonostante le distorsioni dovute al tempo, alle traslitterazioni e alle alterazioni della fervida fantasia dei contadini stessi, rimane indubbio che l'epopea popolare riveste un ruolo fondamentale nella ricostruzione del passato. A differenza delle tradizioni tedesche, turche e in parte russe, nel folclore romeno Dracula non era descritto come un personaggio totalmente negativo. I tedeschi transilvani lo odiavano perché aveva massacrato le loro comunità, i russi perché aveva abbandonato la fede ortodossa e i turchi perché aveva osato combatterli. Il folclore romeno, che rappresenta ovviamente il prodotto dell'immaginazione dei contadini e non dei narratori boiari, a cui Dracula doveva il soprannome di Implatore, ha in un certo senso tentato di giustificare le crudeli idiosincrasie del principe, che viene descritto come una sorta di Robin Hood, spietato nei confronti dei ricchi e potente alleato dei poveri. Nelle leggende che circolano il personaggio di Dracula si può notare qualche elemento della figura dell'haiduc, il barone ladro dei Balcani. La visione eroica delle azioni di Dracula era sicuramente ingigantita, esagerata, ma sopravvisse per secoli. Poiché Dracula si dimostrò un guerriero coraggiosissimo, i contadini erano orgogliosi dei suoi successi militari, indipendentemente dai metodi che adottava per ottenere la vittoria. Il suo principale obiettivo, liberare il paese dagli infedeli stranieri, non cristiani, rappresentò la scusa principale per giustificare l'impalatura dei boiari, i cui intrighi indebolivano lo stato valacco e per dimenticare le atrocità commesse sui meno fortunati e gli invalidi, tutti coloro insomma che non potevano servire lo stato, specialmente in tempo di guerra.
  • La sua ingegnosità, le sue azioni valorose, le tattiche e le strategie che adottò, gli procurarono una notorietà in Europa pari a quella dovuta alle atrocità inflitte ai suoi stessi sudditi. Mentre le famose impalature furono ricordate nelle leggende popolari, i suoi atti di eroismo durante le crociate contro i turchi venivano lodate nelle cronache ufficiali del tempo.
  • Dracula fu l'unico sovrano a rispondere immediatamente alla richiesta papale [per una crociata contro i turchi] e la sua coraggiosa azione fu lodata dai delegati ufficiali di Venezia, Genova, Milano e Ferrara, e anche da papa Pio II. Nonostante disapprovassero alcune delle sue tattiche più crudeli, tutti ammiravano il suo enorme coraggio e la sua volontà di combattere in difesa del mondo cristiano.
  • Dracula passò più giorni in prigione che sul trono: il suo primo periodo di prigionia, presso i turchi, iniziò quando non aveva più di quindici anni. Le terribili esperienze che visse sembrarono convincerlo che la vita era incerta e valeva poco. Suo padre era stato assassinato, uno dei suoi fratelli sepolto vivo, altri parenti uccisi o torturati, sua moglie si era suicidata; inoltre, i suoi cittadini cospiravano contro di lui; suo cugino, che gli aveva giurato amicizia eterna, lo aveva tradito; ungheresi, tedeschi e turchi volevano vendicarsi su di lui. Rivedendo la vita di Dracula alla luce della prigionia e dell'instabilità dei suoi primi anni di vita, si fa sempre più chiaro il concetto che l'orrore genera orrore.
  • Alcuni contadini sono ancora convinti che in caso di bisogno Dracula risorgerà per salvare il popolo romeno. E forse è proprio per questo che Ceausescu, disperato in seguito alla rivoluzione del dicembre 1989, diresse subito il suo elicottero verso Snagov. Aveva sicuramente bisogno dell'aiuto di Dracula e potrebbe persino aver tentato di mettersi in contatto con lo spirito del grande "non morto".
  • Il ricordo del principe Vlad Dracula, il cui nome avrebbe potuto finire nell'oblio come quello di altri e più famosi signori della guerra di quell'epoca e di quei luoghi, era stato un tempo mantenuto vivo da libelli truculenti e dall'invenzione del torchio da stampa. Il suo nome venne poi dimenticato nel XVI secolo, ma fu risuscitato nel tardo XIX secolo da Bram Stoker.

Ion Heliade RădulescuModifica

  • Giusto fino all'estremo si determinò di non perdonare più nulla. Giurò sul palo con tutto il fuoco dell'odio, come neppure un pietoso giurerebbe sulla croce. Sventurato il nemico della Patria, della religione e dei suoi disegni! lo aspetta il suo palo.
  • Organando il paese militarmente, punendo con rigore e con giustizia, non perdonando alcuna cattiva azione, come un secondo Dracone di Atene, applicando la pena di morte alla minima trascuranza delle leggi, per mezzo del terrore giunse a moralizzare il paese ed a stabilire la sicurezza pubblica. Ma se Vlad era terribile verso i Rumeni, pure non fuvvi mai una tigre che difendesse i suoi figli con più furore contro i nemici, di quel che difese Vlad V i Rumeni contro i Turchi e gli altri nemici tanto esterni quanto interni.
  • Se alcuno comparasse la prodezza e le crudeltà di Vlad l'Impalatore con quelle di Michele il Bravo, vedrebbe che l'Impalatore fu crudo per purgare la Rumenia dai suoi esterni nemici, per moralizzarla, e perché la posterità trovasse, come trovò Michele, uomini liberi per difenderla.
  • Uomo pieno di energia e di spirito vendicativo, avendo molto sofferto dalla parte dei Dani alleati e consanguinei coi cattolici; avendo a vendicare la morte di suo padre, quella dei boiardi conservatori delle istituzioni di Radu-Negru e di Mircea, nemico implacabile delle novazioni ed imitazioni secondo la feudalità cattolica dell'Ungheria e della Polonia, si determinò a sagrifichare insieme colla vita, il nome, l'onore e l'anima, solo per purgare il paese dalla grande gangrena.

Voci correlateModifica

NoteModifica

  1. a b Citato in Robert T. McNally e Radu Florescu, Storia e mistero del Conte Dracula. La doppia vita di un feroce sanguinario, traduzione di Gioia Guerzoni, Edizioni Piemme, 2000, pp. 9-10, ISBN 88-384-2488-8
  2. a b Citato in Robert T. McNally e Radu Florescu, Storia e mistero del Conte Dracula. La doppia vita di un feroce sanguinario, traduzione di Gioia Guerzoni, Edizioni Piemme, 2000, pp. 66-67, ISBN 88-384-2488-8

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