Claudia Durastanti

scrittrice italiana

Claudia Durastanti (1984 – vivente), scrittrice italiana.

  • Ma quando penso alle somiglianze tra i miei genitori nei pomeriggi malinconici e rabbiosi della loro adolescenza, entrambi isolati, valuto la possibilità che l’incontro tra due persone non abbia a che fare con la predestinazione quanto con una mappa biologica che si rivela mentre ci si innamora l’uno dell’altro, e si scopre che c’era un’intelligenza primitiva che governava i nostri corpi e rilasciava particelle elementari nell’aria ancora prima di incontrarsi, in modo che queste attraversassero città, pareti di cemento e membrane di pelle per entrare in contatto con sostanze simili e sviluppare una forma di resistenza comune, una difesa contro le offese del mondo: i miei genitori si sono incontrati per i riverberi simili a quelli di una foresta prima di un incendio, non perché era scritto; il loro futuro non era impresso nella filigrana di una Bibbia o di un vecchio oroscopo, era solo una vibrazione particolare nell’aria, un allarme invisibile che invitava alla sopravvivenza.[1]

Dalla prefazione di Dracula

Bram Stoker, Dracula, traduzione di Tommaso Pincio, De Agostini, 2017, ISBN 978-88-511-4870-6.

  • Leggere Dracula di Bram Stoker a otto anni ebbe un impatto fortissimo su di me, se non altro perché mi insegnò a mentire: è stato il primo libro "proibito" verso il quale io abbia provato una forte tentazione, e per cederle ho dovuto ricorrere a diversi sotterfugi.
  • Grazie a Dracula, scoprii presto che nelle storie che mi piacevano davvero, l'eroe designato non era mai un personaggio buono e mite come Jonathan Harker ma qualcuno di crudele, una figura posseduta che andava salvata, anche quando sembrava più forte di chiunque altro.
  • Di tutti i protagonisti delle storie dell'orrore, le fiabe macabre e i romanzi gotici che mi tenevano sveglia la notte, Dracula era quello più simile a un supereroe. Come tutti i supereroi dei fumetti più interessanti, invece di essere orgoglioso del suo potere – la capacità di vivere per sempre (quantomeno tenendosi lontano da paletti di frassino e spicchi di aglio) –, Dracula arrivava quasi a odiare il suo talento speciale e attraversava la sua condizione con malinconia, da aristocratico solitario e triste.
  • Rileggendo il libro di Stoker da adulta, mi sono convinta che pur non spendendo troppe parole sulla malinconia del Conte, l'autore volesse fare proprio quello – prendere un personaggio storico delle leggende popolari, il vampiro che dorme di giorno e dissangua i bambini – per trasformarlo in una figura più simile a noi, più vicino agli uomini che alle creature infernali nei boschi.
  • Dracula ci parla, ci irretisce, ci imprigiona, ma sempre con l'idea che quel che vuole non sia tanto il nostro sangue quanto la nostra compagnia.
  • Leggendo la sua storia, si capisce bene che il suo vero potere (la sua vera condanna) è desiderare gli altri, non vivere per sempre.
  • Mina e Lucy, le ragazze infettate dal Conte, vivono in una società vittoriana piena di prescrizioni su quale sia la cosa giusta da fare, e sono spaventate dalla loro complicità involontaria con le forze oscure, il loro anelito verso tutto ciò che non si può sentire né tantomeno esprimere ad alta voce. È proprio questo a terrorizzarle di più: non tanto quello che non sanno del nemico, ma tutto ciò che sanno bene di loro stesse.
  • Dracula ama fare conversazione: sono la cultura e la lettura a renderlo quasi umano. Non ha la furia rozza del lupo mannaro, né la monotonia del diavolo. Grazie a Stoker, il Conte ci insegna che siamo destinati a diventare vampiri ogni volta che ci affezioniamo a qualcuno, e ci ricorda che quando leggiamo un libro, di fatto succhiamo il sangue dalle parole per diventare immortali. A metterla così, è difficile stabilire cosa ci rende davvero diversi da questo supereroe inconsolabile.

NoteModifica

  1. Da La straniera, La Nave di Teseo, Milano, 2019. ISBN 9788893447751. Citato in L’amore è in un respiro, su ilpost.it.

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