Boris Nikolaevič El'cin

politico russo, primo presidente della Federazione russa

Boris Nikolaevič El'cin (1931 – 2007), politico sovietico e, dal 1991, russo.

Boris Nikolaevič El'cin

Citazioni di Boris El'cinModifica

  • Gorbaciov ha portato l'Urss verso una dittatura con il bel nome di "regime presidenziale".[1]
  • Se Michail Gorbaciov bussasse alla mia porta e mi chiedesse di riconciliarci, gli risponderei: troppo tardi, il treno è già partito.[2]
  • La principale differenza tra me e Gorbaciov è che lui vuole mantenere il sistema, mentre io voglio distruggerlo. Io sono per repubbliche forti, con un centro che abbia soltanto funzioni di coordinamento. Dovranno essere le singole repubbliche, non il Cremlino, a portare a soluzione tutti i problemi.[2]
  • Ci servono milioni di proprietari e non un pugno di milionari.[3]
  • [Sulla guerra georgiano-abcasa] Se il conflitto in Abkhazia non si arresterà, sorgerà una situazione pari a cinque Karabakh messi insieme.[4]
  • Non ci sono parole per descrivere la mia compassione per chi ha perduto i figli nella tragedia di Beslan. Penso che ogni persona adulta in Russia si senta in parte responsabile per ciò che è accaduto. Non si è riusciti a proteggere i bambini, a salvarli. È una disgrazia che ci coinvolge tutti. La vicenda di Beslan ha rappresentato una svolta. Siamo cambiati, tutti noi. È cambiata la nazione. Il potere deve rispondere con durezza e prontezza alla sfida sanguinosa di questo nuovo nemico, il terrorismo.[5]
  • Soltanto un Paese democratico può combattere con successo contro il terrorismo e contare sul fatto di avere al proprio fianco, in questa lotta, tutto il mondo civile.[5]

Da Eltsin: a Mosca ci vuole un De Gaulle

Intervista di Giulietto Chiesa et al., La Stampa, 19 agosto 1995

  • Non accetto l'accusa di aver ingannato il popolo. Al contrario, per la prima volta la gente si è sentita dire onestamente la verità.
  • [Sulla guerra di Transnistria] Penso che abbiamo sottovalutato questo problema. Qualcuno lo considera un'interferenza negli affari interni di un altro Stato. Ma in realtà loro sono dei «nostri», sono russi, sono nostri compatrioti. E noi dobbiamo cercare forme più attive per influenzare gli eventi.
  • Il presidente Snegur dice che ci sarebbe un'interferenza russa negli affari interni della Moldavia. Ma non è così. Mi chiedo, a mia volta, perché Snegur non concede almeno l'autonomia alla Repubblica dell'Oltre-Dnestr. Mi pare che sia quello che chiedono.
  • [«Chi, tra i grandi uomini della Russia del passato, sente più vicino? Ivan il Terribile, Pietro I, Alessandro II?»] Pietro I. Lo considero un creatore. Ovviamente, non privo di difetti da zar...
  • La vita che faccio ora è così dura che non credo proprio che vorrò prolungare artificialmente il mio mandato. Assolutamente!

Da «Russia, ringraziami ti ho salvato dal caos»

Intervista di Komsomolskaja Pravda, riportato ne La Stampa, 19 agosto 1995

  • [Sul putsch di agosto] È stato il primo atto di coraggio civile commesso dal nostro popolo in molti anni. I golpisti volevano spaventare il popolo e questo ha offeso i russi nel profondo dell'anima.
  • Quelli sono stati giorni decisivi per la democrazia russa, ma anche per la dignità di milioni di persone. In quell'occasione numerose persone, forse per la prima volta, hanno superato la loro paura, si sono sentiti cittadini.
  • Per salvare l'Urss la giunta avrebbe dovuto iniziare una guerra: per il Baltico, per il Caucaso e per altre Repubbliche. Questa strategia è stata applicata nell'ex Jugoslavia. Abbiamo visto tutti a cosa ha portato: un colossale scoppio di energia mortale. Quanto dolore ha portato e quanto ne porterà ancora. E se qualcuno avesse tentato di tenere unita la vecchia Urss con gli stessi metodi? Grazie a Dio ciò non è avvenuto. Le conseguenze sarebbero state mostruose e il Paese non si sarebbe salvato lo stesso.
  • Il guaio è che in Russia c'è ancora poca democrazia, soprattutto nella testa della gente. Non parlo solo dei cittadini comuni, ma anche dei politici. Mi amareggia osservare molti "democratici" che, arrivati al potere, hanno assorbito le tradizioni e i vizi della nomenklatura comunista tanto da loro odiata. Se mi sento colpevole? Sì. Ma nessuno potrà cambiare questo stato delle cose. Dobbiamo cambiare noi stessi. Sono convinto che ci riusciremo. Non posso accettare l'idea che il popolo russo sia nato per la dittatura e puà essere governato solo con la frusta.

Da "La Russia andrà avanti. Siate felici"

Discorso di fine anno, La Repubblica, 31 dicembre 1999

  • Ho preso una decisione. Ci ho pensato sopra a lungo e con sofferenza. Oggi, nell'ultimo giorno del secolo uscente, mi dimetto.
  • Mi ritiro prima del termine previsto. Ho capito di doverlo fare. La Russia deve entrare nel nuovo millennio con dei politici nuovi, con delle facce nuove, intelligenti, forti ed energiche. Noi, invece, che siamo al potere da molti anni, dobbiamo ritirarci.
  • Io non devo ostacolare questo percorso naturale del processo storico. A che serve aggrapparsi ancora al potere quando il paese ha un uomo forte, degno di diventare presidente, al cui nome ogni cittadino lega le proprie speranze per il futuro?
  • Oggi in questa giornata particolarmente importante per me, vorrei dire qualcosa di più personale di quanto faccio di solito: vi devo chiedere scusa, chiedere scusa per i molti sogni che abbiamo condiviso e che non si sono realizzati. Cose che sembravano facili da fare si sono rivelate penosamente difficili. Chiedo scusa perché ho deluso le aspettative di coloro che credevano fosse possibile con un unico salto passare da un grigio passato di totalitarismo e stagnazione a un luminoso, ricco e civilizzato futuro. Ci ho creduto anch'io, che con un bello sforzo ce la potessimo fare.
  • Ogni vostro dolore è stato anche un dolore per me, per il mio cuore. Ho passato notti in bianco, mi sono tormentato su quello che si poteva fare affinché la gente avesse una vita almeno un po' migliore, almeno un po' più facile. Non mi sono mai posto un obiettivo più importante di questo. Me ne vado avendo fatto tutto ciò che potevo.
  • Vi dico addio e dico a ciascuno di voi: siate felici. Ve lo siete meritato, vi siete meritati felicità e tranquillità . Buon anno e buon secolo

Da Eltsin: Quando dissi a Putin le regalo un destino difficile

Intervista di Ljudmila Telen', La Repubblica, 22 ottobre 2003

  • [«Come ha scelto quale suo successore Vladimir Putin?»] L'avevo studiato abbastanza a lungo, e non solo per i dossier dell' ufficio personale. Conoscevo bene il lavoro che lui, allora vice di Anatolj Sobcjak ha fatto a Pietroburgo. E poi, quando si traferì a Mosca, mi sono messo a tenerlo d' occhio con maggiore attenzione, dedicandogli abbastanza tempo. E ho visto che lui è non solo intelligente e competente, ma anche un uomo onesto e dotato di autocontrollo.
  • Quando venni a lavorare in un'azienda dopo essermi laureato all'università, rinunciai alla proposta di occupare la carica di caporeparto. Pensavo di dover imparare prima a scegliere fra le persone. Lo imparai. Non ricordo, per esempio, neanche un errore nello scegliere il personale. [...] E al Cremlino invece, sì. [...] Semplicemente non le conoscevo abbastanza. La vita era talmente burrascosa, che non rimaneva tempo per studiare qualcuno per filo e per segno.
  • [«Putin ha accettato facilmente la proposta?»] Gli ho parlato due volte. All'inizio l'ha respinta: no - ha detto - questo non è per me. "Ci pensi un po' ancora. Il discorso non è finito". E ci siamo lasciati così. Due settimane dopo l'ho invitato di nuovo. E la seconda volta ha accettato.
  • Considero di non avere più diritto di condurre una vita pubblica dopo le dimissioni. Mi sono dato come regola quella di non commentare quello che fa il presidente. Quello che mi piace o non mi piace poi glielo dico a quattrocchi.
  • Mi era assolutamente chiaro il compito da risolvere. Il regime politico non andava semplicemente cambiato, andava rivoltato. Al posto del sistema politico sovietico doveva nascere quello democratico. Doveva nascere un sistema economico di mercato. Al posto della censura andava introdotta la libertà di parola. Un passaggio del genere non poteva essere indolore. Di conseguenza ci volevano misure impopolari. Ci voleva una squadra pronta a farsi bruciare, ma di agire comunque per quanto forte potesse essere il malcontento.

Incipit di Diario del PresidenteModifica

Diario del Presidente: Quattro ottobre 1993

Verso le cinque di mattina arrivarono da me il capo del servizio di sicurezza Mikhail Barsukov e il suo vice, capo della scorta del presidente Aleksandr Koržakov per chiedermi di avere un incontro con gli ufficiali dei reparti Alfa e Vympel. Dal loro tono di voce capii che c'era qualcosa che non andava, ma senza chiedere chiarimenti dissi subito di non avere tempo per incontrarmi con loro, il loro compito era molto chiaro, che lo eseguissero. Barsukov annuì e i due uscirono. Ma dopo circa mezz'ora Barsukov mi chiese ancora una volta il permesso di entrare. Entrò nell'ufficio e disse: «Boris Nikolaevič, la prego, li deve vedere, magari non tutto il gruppo, ma almeno i comandanti delle unità e gli ufficiali anziani. I ragazzi sono preoccupati con un compito così, è ben la seconda volta nella loro vita che devono assaltare la Casa Bianca...».

Citazioni su Boris El'cinModifica

  • Bisogna sapere che all'epoca di Eltzin, uomo debole fisicamente quanto moralmente, per ottenere una concessione di vendita di una fabbrica statale, o il permesso di aprire una nuova miniera sul territorio nazionale o di svendere sottobanco le centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio, metalli preziosi e altre ricchezze accumulate dall'URSS nel corso di decenni, era sufficiente presentarsi armati di racchetta da tennis a uno dei suoi appuntamenti sportivi e lasciarsi sconfiggere da quel lento e scoordinato individuo che per qualche motivo credeva di essere un tennista talentuoso. Tra gli oligarchi circolava la battuta secondo cui, per avere successo negli affari in Russia, la cosa più difficile era perdere a tennis con "l'alcolizzato", come era soprannominato (da tutto il paese!) il presidente. (Nicolai Lilin)
  • Boris Eltsin verrà sottoposto a una operazione chirurgica. Il vantaggio: ubriaco com'è, non ci sarà bisogno dell'anestesia. (Daniele Luttazzi)
  • Boris Nikolaievic è sottovalutato. In realtà è un gigante del Novecento. Ci voleva un essere biologicamente anomalo, eccessivo, forte bevitore, molto carnale, più adatto a distruggere che il costruire, per abbattere il corpaccione del comunismo sovietico. (Enzo Bettiza)
  • Come chiunque altro aveva i suoi difetti, ma anche un lato forte. Uno dei suoi pregi era che non cercò mai di evitare le responsabilità, le responsabilità personali. Sapeva assumersi le sue responsabilità, anche se aveva i suoi demoni. (Vladimir Putin)
  • Con [Vladimir Putin] almeno si sopravvive. Negli anni del caos di Eltsin, invece si faceva fatica pure a trovare il pane. (Ėduard Limonov)
  • Eltzin era arrivato al potere sull'onda dell'euforia che accompagnava il crollo dell'URSS, e i cittadini si attendevano da lui il benessere e la miracolosa trasformazione della società in qualcosa di simile al modello occidentale. Ma il brusco crollo dell'economia aveva spazzato via quella classe media sovietica che nonostante tutto conduceva una vita relativamente agiata, e trasformato la maggior parte dei cittadini in miserabili, esposti alle minacce del nuovo mondo, privi delle sicurezze sociali alle quali l'URSS li aveva abituati, indifesi di fronte alle speculazioni delle nuove élite politiche ed economiche che razziavano il paese. Il contrasto tra la miseria delle masse e l'osceno arricchimento degli oligarchi che si comportavano come feudatari medievali, abbassò drasticamente la popolarità del presidente Eltzin, dei suoi programmi politici e del suo concetto di democrazia. Il popolo voleva un cambiamento, e in varie parti del paese pericolose tendenze estremiste mandavano segnali preoccupanti. (Nicolai Lilin)

Maša GessenModifica

  • El'cin, per quanto democratico fosse, aveva l'ossessione spiccamente monarchica di scegliersi un successore.
  • Eltsin nominava un successore dopo l'altro solo per rimanere deluso in un modo drammaticamente pubblico che imbarazzava sia l'oggetto del malcontento del presidente sia tutti coloro che assistevano alla manifestazione di sfiducia.
  • Il governo di Eltsin aveva commesso il grave errore di ignorare il dolore e la paura del paese. In quei dieci anni Eltsin, che era stato un sincero populista, uno che andava in autobus o che saliva sui carri armati se la situazione lo richiedeva, si era a poco a poco ritirato in un mondo impenetrabile e rigorosamente protetto di limousine nere e di riunioni private.
  • Tutto quello che sapeva fare Eltsin era riscoprire i suoi modi populisti: non era capace di nuove sfide o di far rinascere le aspettative; non riusciva a proporre al paese nuovi ideali o una nuova visione. Poteva solo provare a dare alla gente quello che la gente voleva. E quello che la gente voleva non era di certo Eltsin. Dieci milioni di russi lo ritenevano responsabile di tutte le disgrazie che avevano subito nei dieci anni precedenti, colpevole di aver distrutto i loro sogni e le loro speranze – magari anche la loro giovinezza – e lo odiavano visceralmente. Chiunque fosse arrivato alla guida del paese dopo Eltsin sarebbe facilmente diventato popolare se lo avesse processato.

Michail GorbačëvModifica

  • Boris Eltsin non sfida soltanto i massimi organi del potere dell'Urss, ma aggiunge ulteriori elementi di contrasto, specula sulla tensione che esiste nel Paese. Io condanno questo modo di agire come un atto deliberato che incita allo scontro. Questo deve essere respinto e condannato.
  • Eltsin continuava a dire "l'Unione ci sarà". Ma aveva ben altre intenzioni.
  • Eltsin e il suo gruppo hanno costruito un sistema oligarchico che si rivela tenace e ostile a ogni forma di rinnovamento e di sviluppo. Non c'è spazio per i piccoli imprenditori, per il ceto medio. C'è una concentrazione di ricchezze in poche mani, ricchezze improduttive per il Paese, che infatti emigrano all'estero.
  • Non è compito di Eltsin decidere il suo successore. Questo è ridicolo. In democrazia questa è prerogrativa del popolo.
  • Speriamo che il compagno Eltsin non abbia perso del tutto la ragione. L'idea di creare un esercito russo è una provocazione. È come aggiungere dinamite in una situazione già esplosiva.
  • Un altro errore che ho fatto [...] è quello di non aver mandato per sempre El'cin da qualche parte a cogliere banane o cose del genere.

Vittorio StradaModifica

  • Il lascito di Eltsin è quello di una Russia infinitamente più libera, più emancipata di quanto non fosse dieci anni fa, ma con una rete di poteri inficiata se non addirittura corrotta.
  • Naturalmente Eltsin, come tutti i dirigenti russi, è un uomo del vecchio sistema e come tale esprime una mentalità autoritaria. Ma anche qui: è stupefacente che un uomo che fu carne e sangue di quel sistema sovietico abbia saputo “divincolarsi” dal suo passato e trovare in sé un impulso tendenzialmente democratico.
  • Un merito storico va riconosciuto a Boris Eltsin: quello di essere stato il “grande distruttore” del regime del comunismo reale. È stato lui, infatti, ad aver dato il colpo di grazia ad un sistema totalitario comunque già condannato dalle sue insanabili contraddizioni interne, acuite ulteriormente da quanti si illusero di poter riformare ciò che riformabile non era: il sistema sovietico.

NoteModifica

  1. Citato in Gorbaciov si dimetta, La Stampa, 20 febbraio 1991
  2. a b Citato in Eltsin: con Gorbaciov ho chiuso, La Stampa, 14 marzo 1991
  3. Citato in Eltsin: tutti proprietari, La Stampa, 20 agosto 1992
  4. Citato in Per l'Abkhazia polveriera del Caucaso siglato un incerto cessate il fuoco, L'Unità, 4 settembre 1992
  5. a b Citato in «La democrazia sarà rispettata», La Stampa, 18 settembre 2004

BibliografiaModifica

  • Boris Eltsin, Diario del Presidente, traduzione di Igor Francia, Marina Ghiglione, Elena Kostjukovich, Lucia Tonini, Sperling & Kupfer, 1994.

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