Prima guerra cecena

guerra combattuta tra Russia e Cecenia dal 1994 al 1996

Citazioni sulla prima guerra cecena.

Elicottero russo abbattuto dai ceceni presso Groznyj

CitazioniModifica

  • La guerra in Cecenia è il riflesso di uno scontro più generale che investe il futuro stesso della Russia, i suoi assetti istitituzionali, economici, gli equilibri tra i poteri. (Demetrio Volcic)
  • La prima guerra cecena fu una dura prova, e la dimostrazione che la macchina bellica del grande paese non era in grado di risolvere nemmeno una situazione locale. Una struttura ingombrante, mal organizzata, con enormi problemi logistici e corrotta fino al midollo: così si presentava l'esercito russo in quei primi anni Novanta. (Nicolai Lilin)
  • Non pregheremo la Russia di prestarci soldi. Le chiederemo, invece, di risarcire il danno arrecato dalla guerra. La Russia porta la responsabilità diretta per la distruzione dell'economia nazionale, delle città, dei centri abitati, è giusto che paghi. (Aslan Maschadov)
  • Queste azioni militari hanno provocato un lugubre vicolo cieco. E la situazione post-bellica sarà estremamente difficile. Ma se non riconosciamo la loro indipendenza, che cosa sarà? Una confederazione? Vuol dire l'inizio della dissoluzione di tutta la Russia. Sottomettersi semplicemente la Cecenia significa innescare una guerra civile in tutto il Caucaso; significa accendere l'ostilità con tutto il mondo musulmano. (Aleksandr Isaevič Solženicyn)
  • Se fossimo stati noi al potere avremmo fatto diversamente. Si poteva convincere Dudaev, magari offrendogli un posto onorifico a Mosca. [...] Non fu fatto perché al potere c'erano i democratici, non per colpa mia. Se non avesse funzionato potevamo bloccare economicamente la Repubblica, soffocarla e costringerla a più miti consigli senza sparare un colpo. Non fu fatto. Infine si poteva semplicemente impacchettare le decine di migliaia di ceceni che girano per la Russia e portarli di forza nel loro Paese. Sarebbero stati loro a rovesciare Dudaev di fronte alla prospettiva di perdere i loro affari in Russia, inclusi quelli mafiosi. Questo è l'unico modo di trattare con i caucasici. (Vladimir Žirinovskij)
  • Tutti i documenti per finire la guerra sono stati firmati da me o in mia presenza. Perciò il popolo stanco di questa guerra spera che io porterò la pace nella terra cecena, che non ci sarà più la guerra. Queste promesse sono legate al mio nome e in più il mondo si è accorto che sono uno propenso a compromessi accettabili, un uomo di parola. (Aslan Maschadov)

Ruslan Imranovič ChasbulatovModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Bisognava negoziare con Dudaev quando lo chiedevo io, l'estate scorsa. [...] È un conflitto personale tra Dudaev, clan mafiosi locali che si arricchiscono con il petrolio ceceno e il traffico d'armi e narcotici, e il popolo ceceno e russo. È un conflitto artificiale che, sotto la bandiera dell'indipendenza, mira a depredare la Cecenia delle sue risorse.
  • Io sapevo fin da agosto che il Cremlino pianificava l'intervento militare. Sapevo che c'era una lotta furibonda attorno a Eltsin. Andai in Cecenia proprio per scongiurare la scelta militare. E invitai i deputati della Duma a venire a vedere con i loro occhi. Ne arrivò uno solo, del partito di Zhirinovskij. Adesso alcuni giocano abbastanza cinicamente le loro carte sul fallimento di questa operazione.
  • Hanno giocato diversi fattori [che condussero alla guerra]. Ma uno è stato determinante: il Cremlino voleva dimostrare la sua forza, proprio mentre diventava sempre più debole nel Paese. Certo che hanno sbagliato i calcoli. Pensavano di vincere in pochi giorni e con poche perdite. Il loro comportamento dimostra che non conoscono il Paese che pretendono di governare.
  • Il regime autoritario finirà per uscirne rafforzato, anche perché tutti quelli che gli si oppongono, pur maggioritari, non sono organizzati, né uniti, né hanno un programma chiaro. Ma sarà una svolta autoritaria a tempo definito. Poiché si accompagnerà a una forte destabilizzazione sociale, economica, nazional-territoriale. La disintegrazione della Russia si accentuerà. Conservare a lungo il potere in queste condizioni sarà impossibile.

Džochar DudaevModifica

  • Ci sono principi che non consentono ad un intero popolo di vivere secondo l'immagine e la somiglianza di un altro. I ceceni sono preparati a vivere secondo la propria immagine e somiglianza, non quella dei russi.
  • È in atto un saccheggio di massa da parte dei russi, un saccheggio che è diventato un fatto politico, praticato da tutti gli ufficiali compresi i più alti ranghi. Laboratori mobili russi recuperano i cadaveri per asportare organi e se i corpi sono ceceni vengono poi rivenduti ai familiari.
  • Il mio cuore sanguina per quegli sfortunati che non sono stato capace di proteggere contro tutto questo vandalismo.
  • Mai nella storia dell'umanità il pericolo dell'impiego dell'arma nucleare è stato così forte come ora.
  • Non andremo a nessuna trattativa fino al completo ritiro delle truppe federali. In caso contrario la guerra continuerà fino all'ultimo ceceno.
  • Questa guerra potrebbe durare 50 anni. Non posso fermare i ceceni, che al momento hanno due sole alternative: combattere o morire.

Enrico FranceschiniModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • La Russia degli zar ci mise secoli ad assoggettare la Cecenia, e ci volle la spietatezza di Stalin per spegnerne del tutto la resistenza. Che tuttavia è ricominciata dopo il crollo dell'Urss. La minuscola provincia cecena ha dichiarato l'indipendenza dalla Russia, e ha vissuto come uno stato separato e sovrano. Per due anni, Eltsin ha preferito ignorare il problema piuttosto che affrontarlo. Ha le sue ragioni. I ceceni sono poco numerosi, ma combattono come grandi guerrieri. E la mafia cecena è la più potente di Mosca: c'era il rischio che i secessionisti, se sfidati dal Cremlino, commissionassero alla "loro" mafia un attentato contro il presidente.
  • La guerra tra Russia e Cecenia è stata paragonata a un "piccolo Afghanistan", o alla sfida di qualche mese fa tra Stati Uniti e Haiti. Ma a Mosca si comincia a dire che il parallelo da tracciare è un altro: con la "Baia dei Porci", il mal riuscito tentativo americano di rovesciare Fidel Castro; o con lo scandalo "Iran-contras" dell'era Reagan.
  • Il paese non esiste quasi più. Non c'è una sola casa, un solo edificio di Grozny, che sia sfuggito ai 21 mesi di raid, di bombe, di cannoneggiamento. Le fabbriche sono ferme. Nessuno lavora. L'acqua viene distribuita con le autobotti, quando possibile. Il governo non ha un rublo. I telefoni non funzionano. Non c'è insomma più niente. La guerra è stata vinta, ma a un prezzo esorbitante: un terzo della popolazione è fuggita, un decimo è morta, e i sopravvissuti si aggirano ora tra gli scheletri dei palazzi rimasti in piedi come zombie in uno spettrale, immenso cimitero.
  • Le immagini della tv non bastano a trasmettere l'entità della distruzione. Non bastano, tuttavia, neppure le parole. Rimani presto a corto di aggettivi. Puoi solo ripetere "terribile". E riandare con la memoria a quelle foto in bianco e nero della seconda guerra mondiale che tutti abbiamo visto: Berlino dopo la caduta del Reichstag. Dresda. Coventry. Delle case ancora in piedi è rimasto solo il teschio. Fai fatica a credere che quello che vedi sia vero: sembra una scenografia cinematografica.

Egor Timurovič GajdarModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Sarebbe un'importante vittoria del partito della guerra, un errore tragico che avrebbe conseguenze gravissime per la democrazia in Russia. Porterà vittime e terrore.
  • Faccio appello a Eltsin affinchè non permetta una escalation militare in Cecenia. L'intervento è stato un tragico errore. Conquistare Grozny costerà enormi perdite umane. Farà peggiorare la situazione politica interna in Russia, sarà un colpo all'integrità della nazione, alle nostre conquiste democratiche, a tutto ciò che abbiamo ottenuto negli ultimi anni.
  • Un crimine di guerra e una catastrofe militare. [...] Dal 31 dicembre il conflitto ceceno ha smesso di essere un affare interno della Russia e impone l'attenzione della comunità internazionale.
  • L'avventurismo del potere che ha scommesso su una vittoria militare, rende ancora più grave la minaccia dell'instaurazione di un regime poliziesco nel Paese.
  • La sanguinosa sconfitta in Cecenia non è una sorpresa. È il risultato inevitabile di un regresso della politica russa, evidente fin dall'inizio del '94, verso una mentalità imperiale e il cosiddetto «rafforzamento dello Stato».
  • In apparenza, non è rimasto nessuno nella cerchia del Presidente ad ammonirlo che, quando qualcuno in Russia parla con voce flebile di «rafforzare lo Stato», di solito prepara un bagno di sangue, specialmente quando vuol dire che il governo intende risolvere complessi e delicati problemi etnici con la forza. Ora quegli stessi consiglieri rifiutano ogni responsabilità per quello che è accaduto.
  • La guerra in Cecenia è, inanzitutto, un duro colpo all'unità della Russia. Appena sei mesi fa, si poteva dire che tutti gli allarmi sulla dissoluzione della federazione russa fossero speculazioni irresponsabili di gente che aveva capito poco. Oggi, questa minaccia è diventata drammaticamente seria.
  • Ho sperato a lungo che Eltsin potesse essere il candidato per il nostro schieramento. Sapevamo perfettamente quali erano i suoi punti deboli, ma egli rappresentava la stabilità ed una diga contro il pericolo della restaurazione del comunismo. Dopo la Cecenia però sarà molto difficile per me credere che Eltsin possa essere e voglia essere il candidato dei democratici.
  • Quando Eltsin ha imboccato la strada dei militari per risolvere la questione cecena, ha portato la democrazia russa su una via molto pericolosa, siamo quindi costretti a schierarci contro di lui. Ed io non provo alcuna gioia per questo. Anzi la vado come una grande sconfitta per la giovane democrazia russa.

Michail GorbačëvModifica

  • Furono Eltsin e i suoi uomini a consegnare le armi a Dudaev, violando tutte le leggi e creando un buco nero nel corpo della Russia da cui fuoriusciva ogni tipo di bruttura, dalle macchinazioni finanziarie alla droga e al banditismo. Mosca e il Cremlino usarono la Cecenia ai propri fini, per il potere, e quando questa uscì dal loro controllo scatenarono la guerra. E la perdettero.
  • La guerriglia non si combatterà nella capitale ma sulle montagne. E non solo sulle montagne della Cecenia ma in tutto il Caucaso del Nord. E non c'è esercito di occupazione che possa vincere una guerra del genere, perché mai un esercito regolare è riuscito a vincere contro un popolo.
  • Solo ignorando la storia del popolo ceceno e dei popoli del Caucaso in generale si poteva inviare l'esercito.
  • Tutto ciò che succede è un gran male per la Cecenia, ma è anche un gran male per la Russia intera. Le ripercussioni di questo intervento giungeranno presto fino a Mosca, destabilizzandone gli equilibri già precari.

Aleksandr Ivanovič Lebed'Modifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Andrei a combattere in Cecenia solo alla guida di un reggimento composto dai figli di ministri e pezzi grossi del Cremlino. Ma quelli, naturalmente, se ne stanno a casa.
  • Nel '91 si permise a Dudaev di prendere il potere, usufruire del 100 per cento degli armamenti sovietici rimasti in Cecenia, godere di piena libertà di traffico aereo e di dogana, cosicché la regione diventò una formidabile base per il traffico di armi, droga e petrolio. Adesso che Dudaev non c'è più, la Russia si trova a combattere contro gente che se ne frega di Dudaev ma lotta per vendicare le proprie mogli e i propri figli trucidati, che è quello che un vero uomo deve fare. Per prima cosa, occorre eliminare le radici economiche del conflitto, poi pensare al resto. La guerra è una cosa brutale, che non si ferma né con lo sterminio, né con il gesto di una mano.
  • Tutte le guerre, anche quelle che durano cento anni, prima o poi si concludono con trattative e colloqui di pace. Perché aspettare allora a intavolare queste trattative?
  • Sono convinto al 95 per cento di essere riuscito a strappare la radice della guerra. Era una guerra stupida, senza idee, senza ideologia, senza scopo. Non avevamo né armi, né munizioni, i militari non venivano pagati per 3-4 mesi. Ci facevamo a pezzi a vicenda, ma in nome di che cosa?
  • Ho capito che nel nostro Paese non esiste un meccanismo di decisione nello Stato. L'ho visto ad agosto, quando ho ricevuto due ordini: il primo di fermare la guerra in Cecenia, l'altro di ricominciarla. Entrambi avevano un facsimile della firma di Eltsin.
  • In Cecenia io sono riuscito a ottenere la cosa essenziale: dimostrare che la pace è più vantaggiosa della guerra, per tutti. Il resto viene da sé, se ne può occupare chiunque.
  • [«Allora non ci sarà più guerra in Cecenia?»] Non ci sarà, parola di Aleksandr Lebed.

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