Prima guerra cecena

guerra combattuta tra Russia e Cecenia dal 1994 al 1996

Citazioni sulla prima guerra cecena.

Elicottero russo abbattuto dai ceceni presso Groznyj

Citazioni

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  • Come succede in tante guerre, era cominciata come risultato di un errore di calcolo da parte di entrambi i contendenti. Quando l'Unione Sovietica crollò, i ceceni pensarono di essere liberi, come le altre repubbliche sovietiche. [...] Ma la Cecenia non era una repubblica a pieno diritto dell'Unione Sovietica, come l'Estonia o la Georgia. Era solo una delle 86 circoscrizioni della Federazione Russa e una regione ad autonomia etnica. Secondo Mosca, non aveva il diritto alla piena sovranità. I ceceni protestarono e dichiararono l'indipendenza unilateralmente, come aveva fatto il Tatarstan, un'altra regione a prevalenza musulmana, circondata da terre russe. [...] A metà del 1994 [...] Eltsin non poteva permettersi di garantire a un'altra regione nemmeno una sovranità simbolica. Anzi, decise di spodestare Dudaev e di insediare un'amministrazione fedele a Mosca.
    Nell'estate del 1994 autorizzò un'operazione segreta in appoggio a forze ostili a Dudaev, comprendenti perlopiù espatriati ceceni con base a Mosca. Dudaev sconfisse gli insorti e catturò un gran numero di soldati russi che si erano camuffati da dissidenti ceceni. Li presentò in televisione, scegliendo l'NTV e denunciò pubblicamente Eltsin come impostore. Eltsin divenne furioso. Nel dicembre 1994 scatenò tutta la forza dell'esercito russo basandosi sulle assicurazioni del suo ministro della Difesa, Pavel Gračev, secondo il quale «un reggimento di paracadutisti avrebbe conquistato Groznyj in due ore». (Aleksandr Goldfarb)
  • Era sotto gli occhi di tutti. Strani aerei che bombardavano gli aeroporti sul territorio della Repubblica cecena e strani soldati (apparentemente estranei all'esercito russo) al comando dei carri armati che l'opposizione anti-Dudaev stava guidando verso Groznyj... Era palese che le forze armate russe stavano intervenendo. Noi in quel momento lavoravamo nel Caucaso settentrionale, nella zona del conflitto inguscio-osseto. Dopodiché con Sergej Adamovič Kovalëv, incaricato da El'cin di andare a capirci qualcosa, partimmo per Assinovskaja, in Cecenia. E trovammo un quadro spaventoso: la popolazione di lingua russa veniva in massa da noi a denunciare gli abusi. E smettemmo di vedere tutto rosa, nel regime di Dudaev. Di fatto, la violenza criminale contro la popolazione di lingua russa non era espressamente opera del regime di Dudaev, ma di un governo debole, incapace di garantire un ordine minimo e il rispetto dei diritti umani o di proteggere la popolazione dai banditi. Tutto ciò alzava ai massimi la possibilità di una guerra. (Oleg Orlov)
  • I ceceni avevano umiliato la potenza della Russia nella Prima Guerra Cecena (1994-96), iniziata da Eltsin in preda a un accesso di rabbia alcolica. L'esercito russo aveva combattuto con grande brutalità e ancora più grande incompetenza. I ceceni lo avevano fronteggiato fino a una sorta di stallo, raggiunto in parte perché Eltsin, una volta smaltita la sbornia, si era reso conto di essere stato stupido e crudele. (John Sweeney)
  • La guerra in Cecenia è il riflesso di uno scontro più generale che investe il futuro stesso della Russia, i suoi assetti istitituzionali, economici, gli equilibri tra i poteri. (Demetrio Volcic)
  • La prima guerra cecena fu una dura prova, e la dimostrazione che la macchina bellica del grande paese non era in grado di risolvere nemmeno una situazione locale. Una struttura ingombrante, mal organizzata, con enormi problemi logistici e corrotta fino al midollo: così si presentava l'esercito russo in quei primi anni Novanta. (Nicolai Lilin)
  • Non c'è più nessuna soluzione costruttiva. Il sangue versato è troppo. Sarà come il Libano, libanizzazione del Caucaso. Forse la fine della guerra sarà proclamata ufficialmente dal sesto presidente russo, nel 2012, quando sarà stato sotterrato l'ultimo ceceno. (Vladimir Žirinovskij)
  • Non pregheremo la Russia di prestarci soldi. Le chiederemo, invece, di risarcire il danno arrecato dalla guerra. La Russia porta la responsabilità diretta per la distruzione dell'economia nazionale, delle città, dei centri abitati, è giusto che paghi. (Aslan Maschadov)
  • Queste azioni militari hanno provocato un lugubre vicolo cieco. E la situazione post-bellica sarà estremamente difficile. Ma se non riconosciamo la loro indipendenza, che cosa sarà? Una confederazione? Vuol dire l'inizio della dissoluzione di tutta la Russia. Sottomettersi semplicemente la Cecenia significa innescare una guerra civile in tutto il Caucaso; significa accendere l'ostilità con tutto il mondo musulmano. (Aleksandr Isaevič Solženicyn)
  • Sarete d'accordo che la disfatta russa nella prima guerra cecena è stata in gran parte determinata dal morale della società. I russi non capivano per quali ideali stavano combattendo i nostri soldati. I militari davano la vita e in compenso venivano criticati. Morivano per gli interessi del paese ed erano pubblicamente umiliati. (Vladimir Putin)
  • Se fossimo stati noi al potere avremmo fatto diversamente. Si poteva convincere Dudaev, magari offrendogli un posto onorifico a Mosca. [...] Non fu fatto perché al potere c'erano i democratici, non per colpa mia. Se non avesse funzionato potevamo bloccare economicamente la Repubblica, soffocarla e costringerla a più miti consigli senza sparare un colpo. Non fu fatto. Infine si poteva semplicemente impacchettare le decine di migliaia di ceceni che girano per la Russia e portarli di forza nel loro Paese. Sarebbero stati loro a rovesciare Dudaev di fronte alla prospettiva di perdere i loro affari in Russia, inclusi quelli mafiosi. Questo è l'unico modo di trattare con i caucasici. (Vladimir Žirinovskij)
  • Tutti i documenti per finire la guerra sono stati firmati da me o in mia presenza. Perciò il popolo stanco di questa guerra spera che io porterò la pace nella terra cecena, che non ci sarà più la guerra. Queste promesse sono legate al mio nome e in più il mondo si è accorto che sono uno propenso a compromessi accettabili, un uomo di parola. (Aslan Maschadov)
  • Un mio collega, un "giornalista liberale", aveva cominciato tutto a un tratto a descrivere con entusiasmo nei suoi articoli i "successi" dell'esercito russo in Cecenia e ad auspicare che la piccola repubblica fosse annientata ricorrendo, se necessario, anche al napalm. Io non riuscii a trattenermi molto a lungo e lo affrontai direttamente: «Ti prego, spiegami: non riesci proprio a capire che là i civili muoiono a centinaia? Davvero te la sentiresti di sganciare quelle bombe su dei villaggi indifesi, in cui sai benissimo che morirebbero soprattutto donne e bambini?».
    Il mio collega cominciò a strillare: «Donne e bambini? Ma non sai che cosa diventano poi quei bambini? Banditi e assassini! E le donne – prostitute! Per questo sarebbe meglio anche per loro se le sganciassi, quelle bombe...».
    Attualmente, nell'era di Putin, il mio interlocutore ha trovato finalmente il suo posto e lavora, come responsabile della propaganda ideologica del Cremlino, al primo canale della televisione. (Elena Tregubova)

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  • Bisognava negoziare con Dudaev quando lo chiedevo io, l'estate scorsa. [...] È un conflitto personale tra Dudaev, clan mafiosi locali che si arricchiscono con il petrolio ceceno e il traffico d'armi e narcotici, e il popolo ceceno e russo. È un conflitto artificiale che, sotto la bandiera dell'indipendenza, mira a depredare la Cecenia delle sue risorse.
  • Io sapevo fin da agosto che il Cremlino pianificava l'intervento militare. Sapevo che c'era una lotta furibonda attorno a Eltsin. Andai in Cecenia proprio per scongiurare la scelta militare. E invitai i deputati della Duma a venire a vedere con i loro occhi. Ne arrivò uno solo, del partito di Zhirinovskij. Adesso alcuni giocano abbastanza cinicamente le loro carte sul fallimento di questa operazione.
  • Hanno giocato diversi fattori [che condussero alla guerra]. Ma uno è stato determinante: il Cremlino voleva dimostrare la sua forza, proprio mentre diventava sempre più debole nel Paese. Certo che hanno sbagliato i calcoli. Pensavano di vincere in pochi giorni e con poche perdite. Il loro comportamento dimostra che non conoscono il Paese che pretendono di governare.
  • Il regime autoritario finirà per uscirne rafforzato, anche perché tutti quelli che gli si oppongono, pur maggioritari, non sono organizzati, né uniti, né hanno un programma chiaro. Ma sarà una svolta autoritaria a tempo definito. Poiché si accompagnerà a una forte destabilizzazione sociale, economica, nazional-territoriale. La disintegrazione della Russia si accentuerà. Conservare a lungo il potere in queste condizioni sarà impossibile.
  • Ci sono principi che non consentono ad un intero popolo di vivere secondo l'immagine e la somiglianza di un altro. I ceceni sono preparati a vivere secondo la propria immagine e somiglianza, non quella dei russi.
  • È in atto un saccheggio di massa da parte dei russi, un saccheggio che è diventato un fatto politico, praticato da tutti gli ufficiali compresi i più alti ranghi. Laboratori mobili russi recuperano i cadaveri per asportare organi e se i corpi sono ceceni vengono poi rivenduti ai familiari.
  • Il mio cuore sanguina per quegli sfortunati che non sono stato capace di proteggere contro tutto questo vandalismo.
  • Mai nella storia dell'umanità il pericolo dell'impiego dell'arma nucleare è stato così forte come ora.
  • Non andremo a nessuna trattativa fino al completo ritiro delle truppe federali. In caso contrario la guerra continuerà fino all'ultimo ceceno.
  • Questa guerra potrebbe durare 50 anni. Non posso fermare i ceceni, che al momento hanno due sole alternative: combattere o morire.

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  • La Russia degli zar ci mise secoli ad assoggettare la Cecenia, e ci volle la spietatezza di Stalin per spegnerne del tutto la resistenza. Che tuttavia è ricominciata dopo il crollo dell'Urss. La minuscola provincia cecena ha dichiarato l'indipendenza dalla Russia, e ha vissuto come uno stato separato e sovrano. Per due anni, Eltsin ha preferito ignorare il problema piuttosto che affrontarlo. Ha le sue ragioni. I ceceni sono poco numerosi, ma combattono come grandi guerrieri. E la mafia cecena è la più potente di Mosca: c'era il rischio che i secessionisti, se sfidati dal Cremlino, commissionassero alla "loro" mafia un attentato contro il presidente.
  • La guerra tra Russia e Cecenia è stata paragonata a un "piccolo Afghanistan", o alla sfida di qualche mese fa tra Stati Uniti e Haiti. Ma a Mosca si comincia a dire che il parallelo da tracciare è un altro: con la "Baia dei Porci", il mal riuscito tentativo americano di rovesciare Fidel Castro; o con lo scandalo "Iran-contras" dell'era Reagan.
  • Il paese non esiste quasi più. Non c'è una sola casa, un solo edificio di Grozny, che sia sfuggito ai 21 mesi di raid, di bombe, di cannoneggiamento. Le fabbriche sono ferme. Nessuno lavora. L'acqua viene distribuita con le autobotti, quando possibile. Il governo non ha un rublo. I telefoni non funzionano. Non c'è insomma più niente. La guerra è stata vinta, ma a un prezzo esorbitante: un terzo della popolazione è fuggita, un decimo è morta, e i sopravvissuti si aggirano ora tra gli scheletri dei palazzi rimasti in piedi come zombie in uno spettrale, immenso cimitero.
  • Le immagini della tv non bastano a trasmettere l'entità della distruzione. Non bastano, tuttavia, neppure le parole. Rimani presto a corto di aggettivi. Puoi solo ripetere "terribile". E riandare con la memoria a quelle foto in bianco e nero della seconda guerra mondiale che tutti abbiamo visto: Berlino dopo la caduta del Reichstag. Dresda. Coventry. Delle case ancora in piedi è rimasto solo il teschio. Fai fatica a credere che quello che vedi sia vero: sembra una scenografia cinematografica.

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  • Sarebbe un'importante vittoria del partito della guerra, un errore tragico che avrebbe conseguenze gravissime per la democrazia in Russia. Porterà vittime e terrore.
  • Faccio appello a Eltsin affinché non permetta una escalation militare in Cecenia. L'intervento è stato un tragico errore. Conquistare Grozny costerà enormi perdite umane. Farà peggiorare la situazione politica interna in Russia, sarà un colpo all'integrità della nazione, alle nostre conquiste democratiche, a tutto ciò che abbiamo ottenuto negli ultimi anni.
  • Un crimine di guerra e una catastrofe militare. [...] Dal 31 dicembre il conflitto ceceno ha smesso di essere un affare interno della Russia e impone l'attenzione della comunità internazionale.
  • L'avventurismo del potere che ha scommesso su una vittoria militare, rende ancora più grave la minaccia dell'instaurazione di un regime poliziesco nel Paese.
  • La sanguinosa sconfitta in Cecenia non è una sorpresa. È il risultato inevitabile di un regresso della politica russa, evidente fin dall'inizio del '94, verso una mentalità imperiale e il cosiddetto «rafforzamento dello Stato».
  • In apparenza, non è rimasto nessuno nella cerchia del Presidente ad ammonirlo che, quando qualcuno in Russia parla con voce flebile di «rafforzare lo Stato», di solito prepara un bagno di sangue, specialmente quando vuol dire che il governo intende risolvere complessi e delicati problemi etnici con la forza. Ora quegli stessi consiglieri rifiutano ogni responsabilità per quello che è accaduto.
  • La guerra in Cecenia è, innanzitutto, un duro colpo all'unità della Russia. Appena sei mesi fa, si poteva dire che tutti gli allarmi sulla dissoluzione della federazione russa fossero speculazioni irresponsabili di gente che aveva capito poco. Oggi, questa minaccia è diventata drammaticamente seria.
  • Ho sperato a lungo che Eltsin potesse essere il candidato per il nostro schieramento. Sapevamo perfettamente quali erano i suoi punti deboli, ma egli rappresentava la stabilità ed una diga contro il pericolo della restaurazione del comunismo. Dopo la Cecenia però sarà molto difficile per me credere che Eltsin possa essere e voglia essere il candidato dei democratici.
  • Quando Eltsin ha imboccato la strada dei militari per risolvere la questione cecena, ha portato la democrazia russa su una via molto pericolosa, siamo quindi costretti a schierarci contro di lui. Ed io non provo alcuna gioia per questo. Anzi la vado come una grande sconfitta per la giovane democrazia russa.
  • Furono Eltsin e i suoi uomini a consegnare le armi a Dudaev, violando tutte le leggi e creando un buco nero nel corpo della Russia da cui fuoriusciva ogni tipo di bruttura, dalle macchinazioni finanziarie alla droga e al banditismo. Mosca e il Cremlino usarono la Cecenia ai propri fini, per il potere, e quando questa uscì dal loro controllo scatenarono la guerra. E la perdettero.
  • La guerriglia non si combatterà nella capitale ma sulle montagne. E non solo sulle montagne della Cecenia ma in tutto il Caucaso del Nord. E non c'è esercito di occupazione che possa vincere una guerra del genere, perché mai un esercito regolare è riuscito a vincere contro un popolo.
  • Solo ignorando la storia del popolo ceceno e dei popoli del Caucaso in generale si poteva inviare l'esercito.
  • Tutto ciò che succede è un gran male per la Cecenia, ma è anche un gran male per la Russia intera. Le ripercussioni di questo intervento giungeranno presto fino a Mosca, destabilizzandone gli equilibri già precari.

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  • Ho guardato la TV: lo scontro contro i russi era condotto dal generale comunista Dzhokhar Dudaev, o almeno così lo immaginavamo. Credevamo fosse un conflitto tra comunisti, non vedevamo prospettive islamiche in Cecenia.
  • Alcuni tra i miei fratelli avevano un’opinione diversa dalla mia. Dicevano: "Perché vai in Cecenia? Ti sei affezionato alle battaglie e per te non fa differenza con chi combattere?" È Haraam per te combattere con queste persone, Sufi con un leader comunista, un generale sovietico? Verserai il tuo sangue invano. [...] Ho discusso con loro, dicendo [...] "Se Allah ha predeterminato che faremo qualcosa, allora lo faremo. Siamo venuti qui per Allah, non per i comunisti. Non supporteremo loro. Stiamo lavorando per Allah e la nostra ricompensa è con lui, quindi siate pazienti. Entriamo e diamo un'occhiata alla situazione." [...]. Questo è stato l'inizio della mia storia in Cecenia.
  • Ho visto persone sincere e, giuro su Allah, ho pianto quando ho chiesto ad una donna anziana: "Per quanto tempo sopporterete queste difficoltà?" e lei ha risposto: "Vogliamo sbarazzarci dei russi". Le ho chiesto "Per cosa combattete?" e lei ha risposto: "Vogliamo vivere come musulmani e non vogliamo vivere con i russi". Allora le ho chiesto. "Cosa potete dare ai Mujahideen?" E lei: "Non ho che questa giacca addosso". Ho pianto: se questa donna anziana può aiutare avendo solo questo, perché noi ci permettiamo di avere paura e dubbi? Da quel giorno decisi con i miei fratelli di iniziare a preparare le persone alla battaglia, come primo passo.

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  • Il governo di Mosca non vi dice che menzogne su quello che sta accadendo. [...] nemmeno in 70 anni di comunismo si era mai visto un potere così bugiardo.
  • Non ne ho visto nemmeno l'ombra [di mujaheddin afgani in Cecenia]. I tre giordani presi dai russi come mercenari erano in realtà tecnici della raffineria.
  • I ceceni non sono dei suicidi. Ma temo che questa bugia [sull'utilizzo di armi chimiche da parte dei ceceni] serva per giustificare in seguito l'uso di gas tossici da parte dei russi.
  • Temo che [El'cin] non venga informato di quello che accade. Ma è comunque responsabile per essersi circondato di bugiardi e canaglie.
  • La guerra in Cecenia non era affatto inevitabile. Mosca aveva le possibilità di risolvere il conflitto usando la trattativa.
  • Il governo sostiene che le vittime, tra i militari, siano state appena 957. Vi posso assicurare che sono state molto di più. Quello che ho visto con i miei occhi è terribile e in molti posti hanno impedito che ci andassi, salvo poi dichiarare che non ci sono arrivato io. Stanno istituzionalizzando, di nuovo, le bugie. Solamente tra i civili morti sono più di 25mila. E tutto questo per una guerra che è condannata almeno dal settanta per cento della popolazione.

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  • Guardate la Cecenia. Si sono scontrati contro il recinto ceceno come un toro e si sono incastrati le corna. Ora stanno impazzendo per la loro impotenza ed incompetenza.
  • Questa operazione è stata innescata o da dilettanti o da pazzi.
  • Quei ragazzi non addestrati furono gettati a volontà per poi uscirne traumatizzati, avendo varcato una linea che nessun essere umano dovrebbe varcare. Per vincere, devi pianificare attentamente e poi fare la guerra tempestivamente. In questo caso, non pianificarono affatto. Sono stufo di contare il numero di volte in cui hanno dichiarato di aver preso Groznyj.
  • Gli esseri umani non sono spazzatura. Il sangue umano non è acqua da versare. Questa guerra, di cui nessuno ha bisogno, va fermata a qualsiasi costo, prima che dilaghi nell'intera regione, nella Russia propriamente detta.
  • È uno stato di affari abnorme quando le madri rapiscono i loro figli dalle forze armate. L'assurdità dice molto sul livello di leadership militare e politico nel Paese. Ma poi, questa guerra è contro la Costituzione. Il Presidente ha mai firmato un decreto per iniziare le ostilità? C'è soltanto un ordine dal Ministro della difesa. Quindi, indipendentemente da quello che qualcuno può fare, non può essere chiesto conto dinanzi alla legge. Tutto questo affare è stato politicamente inetto sin dall'inizio.
  • Non ci può essere un vincitore nel tipo di gerra che stanno facendo ora nell'ex Unione Sovietica, solo orde di sconfitti.
  • Andrei a combattere in Cecenia solo alla guida di un reggimento composto dai figli di ministri e pezzi grossi del Cremlino. Ma quelli, naturalmente, se ne stanno a casa.
  • Nel '91 si permise a Dudaev di prendere il potere, usufruire del 100 per cento degli armamenti sovietici rimasti in Cecenia, godere di piena libertà di traffico aereo e di dogana, cosicché la regione diventò una formidabile base per il traffico di armi, droga e petrolio. Adesso che Dudaev non c'è più, la Russia si trova a combattere contro gente che se ne frega di Dudaev ma lotta per vendicare le proprie mogli e i propri figli trucidati, che è quello che un vero uomo deve fare. Per prima cosa, occorre eliminare le radici economiche del conflitto, poi pensare al resto. La guerra è una cosa brutale, che non si ferma né con lo sterminio, né con il gesto di una mano.
  • Tutte le guerre, anche quelle che durano cento anni, prima o poi si concludono con trattative e colloqui di pace. Perché aspettare allora a intavolare queste trattative?
  • Sono convinto al 95 per cento di essere riuscito a strappare la radice della guerra. Era una guerra stupida, senza idee, senza ideologia, senza scopo. Non avevamo né armi, né munizioni, i militari non venivano pagati per 3-4 mesi. Ci facevamo a pezzi a vicenda, ma in nome di che cosa?
  • Ho capito che nel nostro Paese non esiste un meccanismo di decisione nello Stato. L'ho visto ad agosto, quando ho ricevuto due ordini: il primo di fermare la guerra in Cecenia, l'altro di ricominciarla. Entrambi avevano un facsimile della firma di Eltsin.
  • In Cecenia io sono riuscito a ottenere la cosa essenziale: dimostrare che la pace è più vantaggiosa della guerra, per tutti. Il resto viene da sé, se ne può occupare chiunque.
  • [«Allora non ci sarà più guerra in Cecenia?»] Non ci sarà, parola di Aleksandr Lebed.
  • Non c'era modo di vincere la guerra in Cecenia, che era diventata una guerra totale. Qualsiasi leader militare di talento può vincere una battaglia contro un esercito nemico. Ma quando un intero popolo comincia a combattere, un leader militare non può fare nulla. Qualsiasi popolo – sia in Transnistria, sia in Cecenia, o in Abcasia, o in Karabakh – costretto a combattere una guerra totale è invincibile. Chiunque si trovi dalla parte sbagliata di una guerra del genere – Napoleone e Hitler, per esempio – perde. Gli americani dovevano ritirarsi da una guerra come quella in Vietnam, e le truppe sovietiche dovevano ritirarsi dall'Afghanistan. Combattere dalla parte sbagliata di una guerra del genere è come cercare di abbattere un muro sbattendoci contro la testa.
  • Ho preso la decisione politica di porre fine alla guerra in Cecenia e ne sono orgoglioso. Il presidente, come sempre, non c'entrava niente. Allo scoppio della guerra ebbe problemi al setto nasale. Quando ho posto fine a tutto ciò, aveva problemi di cuore e, spero, di coscienza.

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  • Questa guerra richiedeva la mobilitazione di risorse e aumentava i budget delle agenzie militari e di polizia, dei dipartimenti governativi e dei ministeri. Aumentava l'importanza e l'influenza degli uomini in uniforme, trascurando o rendendo irrilevante ogni sforzo compiuto dai sostenitori della pace, della democrazia e dei valori liberali per mantenere lo slancio delle riforme economiche in direzione dell'Occidente. [...] Sappiamo chi trasse vantaggio da tutto ciò, chi erano le persone a cui Eltsin cedette il potere. Sappiamo come venne raggiunto il risultato: per mezzo della guerra in Cecenia. Resta da scoprire chi ha messo in moto il processo.
  • Il riconoscimento della Cecenia come stato sovrano avrebbe potuto rappresentare una vera minaccia di disintegrazione per la Russia. Ma si poteva permettere di scatenare una guerra civile nel nord del Caucaso? Il "partito della guerra", basato sulle forze armate e sugli organi di polizia, sosteneva che poteva permetterselo a condizione che il popolo fosse preparato a una simile evenienza, e riteneva che sarebbe stato abbastanza facile influenzare l'opinione pubblica se i ceceni avessero fatto ricorso a tattiche terroristiche nella loro battaglia per l'indipendenza. Bastava organizzare una serie di attacchi terroristici a Mosca e lasciare una traccia che riconducesse alla Cecenia.
  • C'era il fondato timore che il conflitto fra le due nazioni, che i servizi segreti avevano faticato tanto a provocare, potesse concludersi con un accordo di pace; a quel punto, Eltsin avrebbe potuto persino tornare al proprio programma di riforme liberali. Per compromettere i negoziati di pace l'FSB organizzò una serie di attacchi terroristici a Mosca. Ma attacchi terroristici senza spargimento di sangue e poco eclatanti non suscitavano alcuna impressione e fu così che l'FSB iniziò a compiere azioni mirate a uccidere e a ferire gravemente. Si noti con quanto tempismo i sostenitori della guerra abbiano organizzato gli attacchi terroristici per danneggiare in seguito i fautori della pace e gli stessi ceceni.

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