Giulietto Chiesa

giornalista e politico italiano
Giulietto Chiesa nel 2005

Giulietto Chiesa (1940 – vivente), giornalista e politico italiano.

Citazioni di Giulietto ChiesaModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • [Sulla dissoluzione dell'Unione Sovietica] Ora si discute su chi ha «vinto» la guerra fredda. Discussione vana. L'Urss ne è uscita distrutta, ma l'Occidente non ha «risposte efficaci» per i problemi che ne derivano.[1]
  • Purtroppo l'azione dell'Occidente, guidato dagli Stati Uniti, ci sta trascinando verso lo scontro con la Russia, con la Cina e con il resto dei sette miliardi di abitanti del pianeta. La ragione è una sola, ed è semplice: gli Stati Uniti non sono in grado di capire che il XXI secolo non può più essere "americano". E pensano di essere ancora il centro del mondo, di avere il pallino in mano. Ma non lo hanno già più. Purtroppo hanno in mano il bottone nucleare e le banche. Con il primo possono mandarci tutti al creatore (noi europei per primi). Con il secondo vogliono costringere Russia e Cina a arrendersi. Ma è come se si pensasse di trascinare un elefante con un triciclo.[2]
  • Sono stupito e dissento totalmente dalle parole scritte (Il Fatto del 26 marzo) da un magistrato di valore come Gian Carlo Caselli. Che scrive: "Non ci sono elementi sufficienti per dire che le BR furono eterodirette". Sbalordisco. Ci sono valanghe di prove per affermarlo, a cominciare dal covo di Via Gradoli (di proprietà del Ministero degli Interni), per finire con le rivelazioni di Pieczenick, di Giannino Galloni. Per continuare con le prove delle decine di depistaggi provenienti da diversi settori dello Stato, dai servizi segreti italiani e stranieri, dalle dichiarazioni dello stesso Aldo Moro prima di venire catturato e ucciso, dal Lago della Duchessa, dai documenti trafugati, dalle sporchissime biografie dei cosiddetti "servitori dello Stato", tutti iscritti alla P2, alle testimonianze lasciate cadere su chi e quanti spararono a Via Fani, su chi c'era a Via Fani, su quanti erano là a coprire e a sorvegliare che tutto si svolgesse come "doveva svolgersi" e che non erano membri della Brigate Rosse.[3]
  • C’è qualcuno che può credere al Russiagate e alla sovversione putiniana delle nostre coscienze, quando la quota dell’immagine della Russia presente nei nostri cervelli - quella non inquinata dalla possente narrazione occidentale - è a livelli omeopatici, cioè uguale a zero?[4]

Da Ossezia, nel Libano di Gorbaciov

La Stampa, 17 febbraio 1991

  • [Sull prima guerra in Ossezia del Sud] Un incubo, dove l'orrore lascia spazio solo alla desolazione e la violenza incombe ad ogni passo. Non ho raffronti possibili. Nemmeno l'Afghanistan, dove pure la guerra è stata sanguinosa e senza quartiere.
  • Se Gorbaciov decide l'uso delle truppe a difesa degli ossetini del Sud, allora dovrà fronteggiare l'insurrezione armata della Georgia. E Gorbaciov non azzarda questo passo dalle gravi ripercussioni internazionali e interne.
  • [Sulla guerra civile in Georgia] Un groviglio inestricabile di odi ancestrali che potrebbe trasformare l'intera regione del Caucaso in un Libano gigantesco e incontrollabile.
    E non c'è dubbio che anche Mosca gioca le sue carte, «usando» l'Ossezia del Sud - che non vuole seguire la Georgia sulla strada dell'indipendenza dall'Urss - come argomento che potrebbe giustificare un intervento sovietico «pacificatore». Ma i nuovi dirigenti georgiani, emersi dal crollo comunista nelle elezioni di ottobre, hanno dato più che una mano a questo disegno, applicando la legge del più forte contro le minoranze etniche annullando ogni autonomia, nominando prefetti, scatenando bande armate. Obiettivo dichiarato del Presidente georgiano è ora quello di cacciare dalle loro terre i 164 mila ossetini del Sud: se vogliono la loro autonomia - ha detto Gamsakhurdia - «se la cerchino nell'Ossezia del Nord».
  • Quando, attraversante le linee, mi volto indietro a guardare Tzinkhvali, vedo da lontano una donna vestita di nero che trascina lo slittino con una botticella d'acqua. L'ho già vista questa scena. Era una fotografia dell'assedio di Leningrado.

Da Suicida a Capodanno il grande nemico di Shevardnadze

La Stampa, 6 gennaio 1994

  • Continuava a considerarsi l'unico legittimo presidente della Georgia. Aveva tentato disperatamente, a più riprese, di riprendersi con la forza il potere che, con la forza, gli avevano sottratto.
  • Zviad Gamsakhurdia era riuscito anche a bruciare le tappe che dividono l'eroe popolare, idolatrato dalle masse, dal despota che il volubile popolo vuole detronizzare. In soli nove mesi la Georgia si era trovata governata da un dittatore paranoico, aveva ingaggiato una guerra molto simile alla pulizia etnica contro gli osseti del Sud, era precapitata in una crisi economica senza speranza.
  • Anche sulla sua «qualità» di dissidente - su cui molti erano disposti a mettere la mano sul fuoco - aleggiavano molti dubbi. Aveva militato, alla fine degli Anni 70, come difensore dei diritti umani a fianco di Merab Kostava, vero idolo della Georgia. Ma, quando furono arrestati entrambi da Shevardnadze, che allora guidava il parito comunista georgiano, Gamsakhurdia si autocriticò in televisione e fu liberato, mentre Kostava rimase dentro.

Da Si riaccendono le polveri nel Caucaso

La Stampa, 24 novembre 2003

  • [Su Eduard Shevardnadze] In dieci anni, tornato a Tblisi acclamato come il salvatore e padre di una patria che, in preda al delirio collettivo, aveva trionfalmente portato al potere un demente chiamato Zviad Gamsakhurdia, Shevardnadze si era trovato nelle mani un paese spezzato in tre dalla guerra civile, in preda a vere e proprie bande di predoni, senza un'economia, senza un esercito nazionale, senza esperienza democratica.
  • [Sulla prima guerra in Abcasia e la prima guerra in Ossezia del Sud] L'Abkhazia non avrebbe cominciato - e portato a compimento con successo - la secessione, se non fosse stata aiutata, armata, stimolata dai militari russi, che agivano indipendentemente e contro il Cremlino di Boris Eltsin. L'Ossetia del Sud non si sarebbe staccata se non vi fosse stato l'aiuto dei fratelli dell'Ossetia del Nord, rimasti nella federazione russa.
  • [Su Eduard Shevardnadze] Forse avrebbe dovuto ripulire il paese con più energia dalle mafie che lo sbifrano. Ma una cosa del genere non si può fare senza reprimere, cioè senza mettere tra parentesi anche quel poco di democrazia che stava creando. Forse si può dire di lui che ha commesso lo stesso «errore» di Gorbaciov, di cui fu «figlio». Una sorte che lo ha trasformato, giorno dopo giorno, in un vaso di coccio destinato ad andare in frantumi.

NoteModifica

  1. Citato in Il segreto della spia volante. Scacco matto del Kgb alla Cia, La Stampa, 1 novembre 1992
  2. Dall'intervista di Marta Moriconi, Scorte cibo e acqua in Germania, Giulietto Chiesa: "Non è per un attacco dalla Russia", IntelligoNews.it, 24 agosto 2016.
  3. Da Via Fani 1978, Antimafiaduemila.com, 3 aprile 2018.
  4. Da 'Nudge', 'sludge', 'grudge' e Russiagate. Così ogni giorno manipolano l'informazione, IlFattoQuotidiano.it, 6 febbraio 2018.

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