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Mao Zedong

Presidente del Partito Comunista Cinese e Primo Presidente della Cina

Citazioni di Mao ZedongModifica

  • È molto difficile che il popolo lavoratore... si renda conto dell'importanza di impugnare il fucile.[1]
  • Fate fiorire mille fiori, fate battersi cento scuole di pensiero.[2]
  • Il marxismo-leninismo è la verità più giusta, più scientifica e più rivoluzionaria, generata dalla realtà oggettiva e confermata da questa stessa realtà. Tuttavia molti tra coloro che studiano il marxismo-leninismo lo considerano un dogma, e in tal modo sono di ostacolo allo sviluppo della teoria e arrecano danno sia a se stessi che ai compagni.[3]
  • Il mondo progredisce, l'avvenire è radioso e nessuno può cambiare il corso generale della storia.[4]
  • Il partito comunista non rinuncerà mai ai suoi obiettivi, che sono il socialismo e il comunismo.[5]
  • Il popolo, e solo il popolo, è la forza motrice che crea la storia del mondo.[6]
  • In una società in cui vi è lotta di classe, se le classi sfruttatrici hanno la libertà di sfruttare i lavoratori, i lavoratori non hanno la libertà di non subire lo sfruttamento. Se vi è democrazia per la borghesia, non vi è democrazia per il proletariato e per il lavoratori.[7]
  • L'America sarà l'ultimo paese a diventare comunista.[5]
  • L'immensa maggioranza dell'umanità vive oggi nella sofferenza, e non può liberarsene se non seguendo la via indicata da Stalin.[8]
  • L'industria cinese è sottosviluppata. Non posso vantarmi molto riguardo alla Cina. Il vostro paese [l'Inghilterra] è sviluppato e il nostro è sottosviluppato.
[...] China's industry is undeveloped. I can't boast much of China. Your country is a developed country and ours is an undeveloped one.[9]
  • La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un'opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un'insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un'altra.[10]
  • Le donne possono sorreggere la metà del cielo.[11]
  • Lotta di classe — alcune classi trionfano, altre vengono eliminate. Questa è la storia, questa è da millenni la storia della civiltà.[12]
  • Nel grande fiume della conoscenza umana tutto è relativo e nessuno può afferrare la verità assoluta.[5]
  • Nel mondo attuale ogni cultura, ogni letteratura, ogni arte appartengono a una classe ben determinata e sono quindi vincolate a una determinata politica. L'arte per l'arte, l'arte al di sopra delle classi, l'arte al di fuori della politica e indipendente da essa in realtà non esiste.[13]
  • [Durante la guerra di Corea] Noi siamo disposti a combattere per anni e anni, fino a che l'imperialismo americano non preferirà far fagotto, fino alla completa vittoria deli popoli coreano e cinese.[14]
  • [Durante la guerra di Corea] Noi vogliamo la pace, ma finché l'imperialismo americano non rinunzia alle sue pretese irragionevoli e ai suoi piani per estendere l'aggressione, il popolo cinese deve seguitare a combattere al fianco di quello coreano. Noi non amiamo la guerra. Noi vorremmo farla cessare immediatamente e risolvere in un secondo tempo le questioni in sospeso. Ma l'imperialismo americano preferisce non fermarsi. Bene, anche noi seguiteremo a batterci.[14]
  • Non bisogna limitarsi a imparare i termini e le espressioni del marxismo-leninismo, bisogna invece studiarlo come scienza della rivoluzione. Non si tratta soltanto di capire le leggi generali che Marx, Engels, Lenin e Stalin hanno tratto dal loro ampio studio della vita reale e dell'esperienza rivoluzionaria, ma anche di studiare la posizione e il metodo da essi assunti nell'esaminare e risolvere i problemi.[15]
  • Non concordo con l'opinione secondo cui, per essere morali, le azioni debbano essere motivate dal giovamento che arrecano agli altri. I principi morali non devono essere definiti dalla correlazione con il prossimo [...] Le persone come me vogliono [...] soddisfare appieno la propria natura e, così facendo, sono automaticamente in possesso delle regole morali più apprezzabili. Ovviamente nel mondo ci sono cose e persone ma esistono perché io me ne serva.[16]
  • Ogni comunista deve comprendere questa verità: «Il potere politico nasce dalla canna del fucile».[17]
  • Senza un esercito popolare, il popolo non ha niente.[18]
  • Si può dire [...] che la politica è guerra senza spargimento di sangue e che la guerra è politica con spargimento di sangue.[19]
  • Siamo per l'abolizione della guerra, non vogliamo la guerra. Ma la guerra può essere abolita solo con la guerra. Perché non vi siano più fucili, bisogna impugnare il fucile.[20]
  • Si ritiene che l'opzione preferibile sia l'eliminazione [di Chiang Kai-shek].[21]
  • Tutti devono morire, ma non tutte le morti hanno uguale valore. [...] La morte di chi si sacrifica per gli interessi del popolo ha più peso del Monte Tai, ma la morte di chi serve i fascisti, di chi serve gli sfruttatori e gli oppressori, è più leggera di una piuma.[22]
  • Tutti i reazionari sono tigri di carta.[23]

Dal discorso all'undicesima sessione allargata della Conferenza suprema dello Stato, 27 febbraio 1957

Riveduto dall'autore e pubblicato sul Quotidiano del popolo, 19 giugno 1957; consultabile in Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo, Edizioni Rapporti Sociali, su BibliotecaMarxista.org.

  • La nostra dittatura è la dittatura democratica popolare diretta dalla classe operaia e basata sull'alleanza tra operai e contadini. Questo significa che in seno al popolo si pratica la democrazia e che la classe operaia, unendosi con tutti coloro che godono dei diritti civili, i contadini in primo luogo, esercita la dittatura sulle classi e sugli elementi reazionari e su tutti coloro che si oppongono alla trasformazione socialista e all'edificazione socialista. (p. 4)
  • Sul piano politico godere dei diritti civili significa godere del diritto di libertà e di democrazia. Ma questa libertà è una libertà che ha una direzione e questa democrazia è una democrazia sotto una direzione centralizzata: non è anarchia. L'anarchia non risponde agli interessi e alle aspirazioni del popolo. (p. 4])
  • Dovunque vi sono controrivoluzionari, essi devono essere eliminati; ogni volta che si scopre un errore, esso deve essere corretto. (p. 13)
  • Sarebbe vuota fantasia credere che la causa del socialismo sia navigare col vento in poppa e facili successi, senza difficoltà e rovesci e che non richieda sforzi tremendi. <(p. 14)

Citazioni del presidente Mao Tse-tungModifica

IncipitModifica

Il nucleo dirigente della nostra causa è il Partito comunista cinese.

CitazioniModifica

  • La rivoluzione è un atto di violenza, è l'azione implacabile di una classe che abbatte il potere di un'altra classe. (marzo 1927, p. 13)
  • Il dogmatismo e il revisionismo si contrappongono entrambi al marxismo. Il marxismo deve necessariamente andare avanti, svilupparsi in ragione dello sviluppo della pratica, non può segnare il tempo. Se si facesse stagnante e stereotipato, non avrebbe più vita. Tuttavia, non si possono infrangere i principi fondamentali del marxismo senza cadere nell'errore. Considerare il marxismo da un punto di vista metafisico, come qualcosa di rigido, è puro e semplice dogmatismo. Negare i principi fondamentali e la verità universale del marxismo è revisionismo cioè è una forma di ideologia borghese. I revisionisti cancellano la differenza tra il socialismo ed il capitalismo, tra la dittatura del proletariato e quella della borghesia. Ciò che essi auspicano è di fatto non la linea socialista, bensì la linea capitalista. Nelle presenti circostanze il revisionismo è ancora più nocivo del dogmatismo. Sul fronte ideologico ci incombe un compito importante: quello di criticare il revisionismo. (12 marzo 1927, p. 18)
  • Arrestare, giudicare e condannare certi controrivoluzionari, togliere per un certo periodo di tempo il diritto di voto e libertà di espressione ai proprietari fondiari e ai capitalisti burocratici è tutto ciò nel campo di applicazione della nostra dittatura. (27 febbraio 1957, p. 29)
  • Noi siamo favorevoli all'abolizione delle guerre; non vogliamo la guerra. Ma non si può abolire la guerra se non mediante la guerra. Affinché non esistano più fucili, occorre il fucile. (6 novembre 1938, p. 44)
  • Gli imperialisti sono ancora vivi; essi continuano a far sì che l'arbitrio regni in Asia, in Africa e nell'America latina. In Occidente, essi opprimono ancora le masse popolari dei diversi paesi. Questa situazione deve cambiare. (29 settembre 1958, p. 53)
  • L'imperialismo americano detta ovunque le sue leggi, si è posto in una posizione ostile ai popoli del mondo intero e va sempre più isolandosi. Le bombe A e H che esso possiede non riusciranno ad intimidire coloro che rifiutano di essere schiavi. È impossibile arginare la marea di collera dei popoli contro gli aggressori americani. La lotta dei popoli di tutto il mondo contro l'imperialismo americano e i suoi lacchè otterrà certamente vittorie sempre più grandi. (12 gennaio 1964, p. 53)
  • Il codismo è la manifestazione di inerzia e lentezza. I nostri compagni non devono credere che se qualcosa non è per loro comprensibile, non sia comprensibile per le masse. Spesse volte accade che le masse ci superano ed esigono con insistenza che il movimento avanzi, mentre i nostri compagni sono incapaci di guidarle. (24 aprile 1945, p. 85)
  • Però la stessa attività delle larghe masse, quanto è prima di un forte gruppo dirigente che la organizzi come si deve, non può a sua volta protrarsi a lungo né svilupparsi nella direzione giusta e raggiungere un livello più elevato. (1 giugno 1943, p. 87)
  • A patto di non essere un elemento ostile e di non lanciare perfidi attacchi, chiunque può formulare il proprio parere, anche se sbaglia; e i dirigenti di tutti i livelli hanno il dovere di ascoltare. Occorre applicare due principi: non tacere nulla di ciò che sai, non tenerti per te quel che hai da dire; nessuno è colpevole di aver parlato, a chi ascolta di trarne profitto. È impossibile far osservare il primo principio, a meno di ammettere realmente, e non formalmente, che nessuno è colpevole di aver parlato. (15 dicembre 1944, p. 106)
  • Il partito deve educare i suoi membri sulle questioni della democrazia, affinché essi comprendano che cos'è la vita democratica, quali sono i rapporti tra la democrazia ed il centralismo e come si pratica il centralismo democratico. Soltanto così potremo estendere realmente la democrazia in seno al partito, pur evitando l'ultra-democratismo e quel lasciar perdere che distrugge la disciplina. (ottobre 1938, p. 106)
  • Se in una scuola di un centinaio di persone non esiste un gruppo dirigente costituito in funzione della situazione e composto da alcuni, talora poco più di una decina, tra gli elementi più attivi, più retti e più capaci, scelti tra gli insegnanti, gli impiegati e gli allievi, questa scuola funzionerà certamente male. (1 giugno 1943, p. 108)
  • Dopo aver subito uno scacco, bisogna trarne una lezione e modificare le proprie idee in modo tale da farle corrispondere alle leggi del mondo esterno, e così di potrà trasformare lo scacco in un successo; è quel che è espresso dalle massime: la sconfitta è la madre del successo e ogni insuccesso ci rende più cauti. (luglio 1937, p. 135)
  • La dialettica materialista ritiene che le cause esterne costituiscono la condizione delle trasformazioni, che le cause interne ne sono la base e che le cause esterne operano tramite le cause interne. Un uovo posto in condizioni adatte di temperatura si trasforma in un pulcino, ma il calore non può trasformare in pulcino una pietra. (agosto 1937, p. 137)
  • Guardare le cose da un lato solo significa pensare in termini di assoluto, considerare i problemi in modo metafisico. Quando si tratta di valutare il nostro lavoro, approvarlo interamente come condannarli in blocco equivale ad adottare un punto di vista laterale. Approvare tutto significa vedere soltanto i lati buoni e non quelli cattivi, significa ammettere soltanto le lodi e non le critiche. Sostenere che nel nostro lavoro tutto va bene non può corrisponde alla realtà. Di fatto, non tutto procede come si vorrebbe e si danno ancora insufficienze ed errori. È dunque necessaria un'analisi. Condannare tutto significa ritenere, estranei a qualsiasi spunto analitico, che "tutto va male", che nulla è degno di lode in un'impresa grandiosa quale l'edificazione socialista, in questa grande lotta sostenuta da milioni di persone, ritenere che "tutto è guasto". Certamente, non bisogna confondere i numerosi sostenitori di questi punti di vista con gli elementi ostili al regime socialista, e tuttavia le loro opinioni sono del tutto errate ed estremamente nocive e non possono che scoraggiarci. Per valutare il nostro lavoro, l'approvazione esclusiva è falsa quanto l'esclusiva negazione. (12 marzo 1957, pp. 140-41)
  • Nell'esame di un problema, il marxismo deve considerare il tutto quanto le parti. Una rana dentro un pozzo diceva che "Il cielo non è più grande della bocca di un pozzo". Però e inesatto, perché il cielo non si limita alle dimensioni della bocca del pozzo. Se la rana avesse detto "una parte del cielo ha le dimensioni della bocca dei pozzo," avrebbe detto il vero, poiché è conforme alla realtà. (27 dicembre 1935, p. 141)
  • È quindi necessario nello studio di ogni processo complesso, che contenga più di due contraddizioni, ricercare la contraddizione principale. Determinata questa contraddizione principale è facile risolvere tutti i problemi. (agosto 1937, p. 143)
  • La critica va fatta a tempo; bisogna disfarsi del brutto vizio di criticare dopo. (31 luglio 1955, p. 170)

ExplicitModifica

Per apprendere il marxismo, non basta studiarlo sui libri; è soprattutto con la lotta delle classi, col lavoro pratico e i contatti con le masse operaie e contadine che si arriva ad appropriarselo realmente.

Citazioni su Mao Tse-tungModifica

  • Credo che le generazioni future non avranno difficoltà nel riconoscere in Mao la figura più importante di questo secolo. (A. J. P. Taylor)
  • In una lunga guerra nei pressi di Pechin | con i suoi soldati sconfigge anche Stalin, | incontro un vecchio uomo nato nel Shantung | lo fermo e gli domando dov'era Mao Tse-tung, | qui non c'era. (Rino Gaetano)
  • La gigantesca personalità di Mao Tse-tung, che aveva assicurato l'unità e una decisa direzione del Partito e del Movimento rivoluzionario, e – dal 1949 – della Cina intera, diventa all'interno e all'esterno una causa di imbarazzo. Iniziatore delle Comuni popolari, del "grande balzo in avanti", del Movimento di educazione socialista del 1962 e della Rivoluzione Culturale degli anni seguenti, egli si troverà di fronte a tali resistenze nel Partito che sarà costretto a superarle mettendo in movimento le masse e rovesciando le strutture esistenti. (Jacques Guillermaz)
  • [Sulla figura storica di Mao Zedong] La scorciatoia della demonizzazione, la spiegazione psicopatologica, evita la messa in discussione delle responsabilità collettive. C'è un intero gruppo dirigente, vivo e vegeto, potente e arrogante, al governo della più grande nazione del pianeta, che deve rendere conto del sistema che ha consentito a Mao di essere Mao. Oltre ai dirigenti, anche l'intero popolo cinese non potrà risparmiarsi un giorno il dovere doloroso dell'autocoscienza, non potrà eludere l'obbligo morale di spiegare perché precipitò nella barbarie. I processi sommari ai «traditori» nelle piazze gremite di gente che applaudiva e inveiva, la gogna pubblica, le delazioni contro i colleghi, gli amici e i parenti: com'è stato possibile? La teoria del mostro è un alibi che rinvia la resa dei conti con il passato. (Federico Rampini)

Paul JohnsonModifica

  • In un certo senso Mao non compì mai la transizione dalla rivoluzione all'amministrazione. Gli mancava l'amore di Stalin per la burocrazia. Per lui la storia era una rappresentazione cosmica, una successione di episodi spettacolari, nel quale lui era attore, impresario e spettatore.
  • L'aspetto più importante che avvicinava Mao a Hitler era l'idea di un'imminente escatologia. Mao era un uomo terribilmente impaziente. Non aveva il lento stoicismo con cui Stalin perseguiva senza rimorsi i suoi obiettivi e le sue vendette. Come Hitler voleva accelerare il corso della storia.
  • La linea portante del pensiero di Mao era il patriottismo radicale. Egli non dovette mai compiere il passaggio dall'internazionalismo al nazionalismo come fece Mussolini nel 1914: fu un nazionalista ab initio, come Ataturk, e il suo nazionalismo culturale non derivò da un senso di oppressione, ma dalla consapevolezza risentita di aver subito un torto. Come si poteva sopportare che la Cina, culla della cultura, venisse trattata dai villani europei come un bambino capriccioso? Perché così veniva spesso definita dalla stampa occidentale negli anni Venti.

Edgar SnowModifica

  • Il marxismo diede a Mao un metodo moderno di analisi dei fenomeni politici molto superiore alle confuse concezioni tra confuciane e da signore-della-guerra di Chiang Kai-shek. La sua mancanza di un'ampia conoscenza della complessità del mondo esterno costituì più tardi uno svantaggio, ma non danneggiò la sua capacità di manovra nell'ambito della scena politica cinese.
  • Mao era un uomo, scrissi nel 1936, cui «si sente una certa forza del destino, una sorta di solida vitalità elementare».
  • Mao Tse-tung aveva quarantatré anni, soltanto quattordici più di me, ma aveva vissuto nove vite rispetto alle mie due. Aveva molto da insegnarmi: era un sociologo e uno psicologo di valore.

Deng XiaopingModifica

  • Guardi, il presidente Mao ha commesso errori, sì. Però è stato anche uno dei principali fondatori del Partito comunista cinese e della Repubblica popolare cinese. Quindi, valutando i suoi meriti come i suoi errori, noi pensiamo che i suoi errori vadano messi al secondo posto, i suoi meriti al primo. E questo significa che il contributo da lui dato alla rivoluzione cinese non può essere dimenticato, che il popolo cinese custodirà sempre la sua memoria, penserà sempre a lui come a uno dei fondatori del partito e della Repubblica.
  • Il presidente Mao ha dedicato la maggior parte della sua vita alla Cina, ha salvato il partito e la rivoluzione nei momenti più critici, insomma ha dato un contributo tale che senza di lui, come minimo, il popolo cinese avrebbe impiegato molto più tempo a trovare la sua strafa nel buio. Non dimentichiamo nemmeno che fu il presidente Mao a combinare i principii del marxismo-leninismo con le realtà della storia cinese, e poi ad applicare quei principii, creativamente, non solo alla politica ma alla filosofia, all'arte, alla letteratura, alle faccende militari.
  • Negli ultimi anni della sua vita, il presidente Mao contraddisse sé stesso, i buoni principii che aveva formulato. E idee malsane, ragionamenti ingiusti emersero attraverso il suo comportamento e le sue azioni. L'idea più malsana di tutte, l'idea dell'ultrasinistra. Mah! Forse il fatto d'avere vinto aveva cancellato in lui ogni prudenza, o forse aveva perduto contatto con la realtà. Sa, a causa di tutto ciò che aveva fatto per la rivoluzione, egli godeva di grande prestigio nel paese e così riceveva troppe lodi, troppe lusinghe. Finì con l'ignorare anche il centralismo democratico, cioè la direzione collettiva che aveva sempre predicato. E questo fu uno dei guai più gravi sebbene anche altri rivoluzionari, in quel senso, abbiano avuto la loro parte di responsabilità. Incluso me stesso.

NoteModifica

  1. Citato in AA.VV., Il libro della politica, traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 263. ISBN 9788858019429
  2. 1957; citato in Aa. Vv., Antropologia e interpretazione: Il contributo di Clifford Geertz alle scienze sociali, Morlacchi, Perugia, 2004, p. 115. ISBN 88-88778-45-4
  3. Da Rettificare lo stile di lavoro del Partito, in Opere scelte, vol. 3, p. 37.
  4. Da Sui negoziati di Chiungking, 17 ottobre 1945, in Opere scelte, vol. IV.
  5. a b c Citato in Edgar Snow, La mia vita di giornalista, Giulio Einaudi Editore, 1977.
  6. Da Sul governo di coalizione, 24 aprile 1945, in Opere scelte, vol. III.
  7. Citato in Žižek presenta Mao, Slavoj Žižek, Milano, 2009.
  8. Œuvres, tomo II, Ed. en langues étrangères, Pechino, 1967. Citato in Ludo Martens, Stalin. Un altro punto di vista, Verona, Zambon, 2017, pp. 387.
  9. Dalla conversazione del maggio 1974 con l'ex primo ministro inglese Edward Heath. (EN) In On Diplomacy, Foreign Languages Press, Beijing, 1998.
  10. Da Citazioni dalle opere del Presidente Mao-Tse-Tung (meglio nota come Libretto rosso), pp. 12-13; citato in Saverio Di Bella, Caino Barocco. Messina e la Spagna 1672-1678, p. 56.
  11. Citato in AA.VV., Il libro del femminismo, traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2019, p. 230. ISBN 9788858022900
  12. Da Abbandonate le illusioni, preparatevi alla lotta, 14 agosto 1949, in Opere scelte, vol. IV.
  13. Dall'intervento alle discussioni su arte e letteratura in Yenan, maggio 1942.
  14. a b Citato in Mao Tse: «In Corea seguiteremo a batterci», La Stampa, 9 febbraio 1953
  15. Da Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale, in Opere scelte, vol. 2, p. 217.
  16. Scritto all'età di 24 anni, riportato da Edgar Snow in Red star over China, Londra, Gollanz, 1973 e citato in Jung Chang e Jon Halliday, Mao – La storia sconosciuta, p. 24.
  17. Da Problemi della guerra e della strategia, 9 novembre 1938, in Opere scelte, vol. II.
  18. Citato in AA.VV., Il libro della politica, traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 264. ISBN 9788858019429
  19. Da Sulla guerra di lunga durata, maggio 1938, in Opere scelte, vol. II.
  20. Da Problemi della guerra e della strategia, 6 novembre 1938, in Opere scelte, vol. II.
  21. Dal telegramma al "giovane maresciallo" Chang Hsue-liang del 12 dicembre 1936; citato in Jung Chang e Jon Halliday, Mao – La storia sconosciuta, p. 223.
  22. Dal Discorso pronunciato da Mao a una riunione tenuta dagli organi direttamente dipendenti dal Comitato centrale del Partito comunista cinese per onorare la memoria del compagno Chang Szu-teh, in Opere scelte, vol. 3, p. 181-182.
  23. Da intervista con la giornalista americana Anna Louise Strong, agosto 1946, Opere scelte, vol. IV.

BibliografiaModifica

  • Mao Tse-tung, Citazioni del presidente Mao Tse-tung: il libro delle guardie rosse, Feltrinelli, Milano, 1969.
  • Jung Chang e Jon Halliday, Mao – La storia sconosciuta, Milano, TEA -Tascabili degli Editori Associati, 2008. ISBN 978-88-502-1524-9

Voci correlateModifica

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