Mahatma Gandhi

politico, filosofo e avvocato indiano (1869-1948)
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Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma (1869 – 1948), pensatore e attivista non violento, padre fondatore indiano.

Gandhi negli anni venti

Citazioni del Mahatma Gandhi

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  • A una popolazione affamata l'unica forma in cui Dio può apparire è lavoro e promessa di cibo.[1]
  • Che nessuno dica di essere seguace di Gandhi. È sufficiente che io sia seguace di me stesso. (1940)[2]
  • Che vantaggio può trarre l'India dalla guerra dei britannici?[3]
  • Dal momento che la confessione di un errore è come una scopa che spazza via lo sporco e lascia la superficie più pulita di prima, io mi sento più forte per la mia confessione. [...] Mai un uomo ha raggiunto la sua destinazione, ostinandosi nel deviare dal retto cammino.
For, confession of error is like a broom that sweeps away dirt and leaves the surface cleaner than before, I feel stronger for my confession. [...] Never has man reached his destination by persistence in deviation from the straight path.[4]
  • È bene confessare i propri errori. Ci si ritrova più forti.[5][6]
  • I doveri verso se stessi, la famiglia, la nazione, il mondo non sono indipendenti l'uno dall'altro. Non si può servire la nazione facendo torto a se stessi e alla famiglia. Similmente non si può servire la nazione facendo torto al mondo.[7]
  • Il genere umano può liberarsi della violenza soltanto ricorrendo alla non-violenza. L'odio può essere sconfitto soltanto con l'amore. Rispondendo all'odio con l'odio non si fa altro che accrescere la grandezza e la profondità dell'odio stesso. (da Harijan, 7 luglio 1947)[8]
  • [Ribattendo alla critica mossa da Charlie Chaplin riguardo le ragioni dell'avversione dimostrata dal politico nei confronti delle macchine] In passato le macchine ci hanno fatto dipendere dall'Inghilterra, e l'unico modo che abbiamo per liberarci da questa dipendenza è di boicottare tutte le merci prodotte da queste macchine. Ecco perché abbiamo reso patriottico dovere di ogni indiano filarsi il proprio cotone e tessersi la propria tela. Questa è la nostra forma di attacco a una nazione potente come l'Inghilterra: e, naturalmente, vi sono altre ragioni. L'India ha un clima diverso da quello inglese, diversi sono i suoi bisogni e le sue usanze. In Inghilterra il rigore delle stagioni rende necessaria un'industria sviluppata e una complessa economia. A voi occorrono utensili per mangiare, noi usiamo le dita. E ciò si traduce in molteplici differenze.[9]
  • [Nel maggio 1940] Io non considero Hitler così cattivo come viene descritto. Egli mostra una capacità sorprendente e pare che stia ottenendo le sue vittorie senza un gran spargimento di sangue.
I do not consider Hitler to be as bad as he is depitched. He is showing an ability that is amazing and he seems to be gaining his victories without much bloodshed.[10]
  • Io non voglio che l'Inghilterra venga sconfitta, ma non voglio neppure che conquisti la vittoria con l'uso della forza bruta, sia questa espressa con i muscoli o con il cervello [...].
    Vi invito a combattere il nazismo senza armi, o, per attenermi alla terminologia militare, con armi non-violente. Abbandonate le armi che impugnate; convincetevi che non possono servire a salvare voi stessi e l'umanità. Invitate Hitler e Mussolini a prendere ciò che vogliono della vostra bella isola, con tutto ciò che di grande e di bello contiene. Darete ai dittatori tutto ciò, ma non darete mai loro i vostri cuori e le vostre menti. Se essi vorranno occupare le vostre case, voi le abbandonerete. Se non vi lasceranno uscire, voi insieme alle vostre donne e ai vostri figli vi lascerete uccidere piuttosto che sottomettervi. (da un appello del 1940 ai britannici)[11]
  • Io stesso sono un anarchico, ma di un tipo diverso. (da un discorso del 1916 a Benares)[12]
  • L'amore chiama amore da tutti.[13]
  • L'induismo è ricerca senza fine della Verità. "La verità è Dio", e se oggi [la Verità] è diventata moribonda, inattiva, refrattaria alla crescita, è perché noi siamo stanchi; ma non appena la fatica sarà finita, l'Induismo scoppierà nel mondo con uno splendore forse prima mai conosciuto.
Hinduism is a relentless pursuit of Truth. "Truth is God" and if today it has become moribund, inactive, irresponsive to growth, it is because we are fatigued; and as soon as the fatigue is over, Hinduism will burst upon the world with a brilliance perhaps unknown before. (da Young India, 24 novembre 1924, pp. 390-396; citato in A Tribute to Hinduism)
  • L'uomo è l'immagine dei suoi pensieri.[14]
  • [Su Romain Rolland] L'uomo più sincero e onesto in Europa dopo Tolstoj. (1931)[15]
  • [La preghiera è] la chiave del mattino e il catenaccio della sera.[16]
  • La non violenza assoluta è assenza assoluta dal recar danno ad ogni essere vivente. La non violenza, nella sua forma attiva, è buona disposizione per tutto ciò che vive. Essa è perfetto amore.[17][18]
  • La nonviolenza fa bene a chi la fa e a chi la riceve.[13]
  • La non-violenza non prende il potere, non lo desidera neanche. È il potere che va verso di lei.[19]
  • La nostra non è una brama di potere, ma semplicemente una lotta non violenta per l'indipendenza dell'India.
Ours is not a drive for power, but purely a non-violent fight for India’s independence.[20]
  • Le opinioni che mi sono formato e le conclusioni a cui sono giunto non sono definitive. Potrei modificarle in qualsiasi momento; non ho niente di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non-violenza sono antiche come le colline. Ho solo tentato di metterle in pratica su scala più vasta possibile. A volte ho sbagliato, ma ho imparato dai miei errori. La vita e i suoi problemi sono divenuti così per me il terreno su cui sperimentare nella pratica la verità e la non-violenza. (da Teoria e pratica della non-violenza)
  • Le pagine della storia del mondo sono tutte lordate dai sanguinosi racconti delle guerre di religione. Solo con la purezza e le buone azioni dei seguaci si può difendere la religione, mai con la contrapposizione a chi professa altre fedi.[21]
  • Lo Stato rappresenta la violenza in forma concentrata e organizzata. L'individuo ha un'anima ma lo Stato, essendo una macchina senz'anima, non potrà mai rinunciare alla violenza alla quale deve la propria esistenza.[22]
  • Meglio un milione di volte sembrare infedeli agli occhi del mondo che esserlo verso noi stessi.[23]
  • Mi rifiuto di insultare il povero offrendogli dei cenci di cui non ha bisogno invece che del lavoro di cui ha un bisogno estremo.[1]
  • [Dopo aver visitato l'Italia] Mussolini è un enigma per me. Molte delle riforme che ha fatto mi attirano. Sembra aver fatto molto per i contadini. In verità, il guanto di ferro c'è. Ma poiché la forza (la violenza) è la base della società occidentale, le riforme di Mussolini sono degne di uno studio imparziale. La sua attenzione per i poveri, la sua opposizione alla superurbanizzazione, il suo sforzo per attuare una coordinazione tra il capitale e il lavoro, mi sembrano richiedere un'attenzione speciale. [...] Il mio dubbio fondamentale riguarda il fatto che queste riforme sono attuate mediante la costrizione. Ma accade anche nelle istituzioni democratiche. Ciò che mi colpisce è che, dietro l'implacabilità di Mussolini, c'è il disegno di servire il proprio popolo. Anche dietro i suoi discorsi enfatici c'è un nocciolo di sincerità e di amore appassionato per il suo popolo. Mi sembra anche che la massa degli italiani ami il governo di ferro di Mussolini. (da una lettera a Rolland del dicembre 1931)[24]
  • Nell'ultimo paragrafo [della Lettera a un indù] voi sembrate voler dissuadere il lettore dal credere nella reincarnazione. Io non so (se non è irrispettoso da parte mia dire questo) se voi abbiate studiato in particolare tale questione. La reincarnazione o trasmigrazione è una credenza che è molto cara a milioni di persone in India, e anche in Cina. Per molti, si potrebbe quasi dire, è materia di esperienza e non più soltanto di adesione accademica. La reincarnazione dà una spiegazione ragionevole ai molti misteri della vita. Per alcuni resistenti passivi che sono passati per le prigioni del Transvaal, è stata la maggiore consolazione. Il mio scopo nello scrivervi questo non è di convincervi della verità di questa dottrina, ma di chiedervi per favore di togliere la parola «reincarnazione» dalle cose da cui volete dissuadere il vostro lettore. (dalla lettera a Tolstoj del 1° ottobre 1909)[25]
  • Noi [indiani] resistiamo all'imperialismo britannico così come al nazismo. Se c'è una differenza, è una differenza di grado. Un quinto della razza umana è stato assoggettato alla Gran Bretagna attraverso mezzi che non potrebbero mai trovare una giustificazione. La nostra resistenza a questa oppressione non significa che noi vogliamo male al popolo britannico. Noi cerchiamo di convertirlo, non di batterlo sul campo di battaglia. La nostra rivolta contro il dominio britannico è disarmata. Ma che noi convertiamo o no i britannici, siamo decisi a rendere la loro dominazione impossibile per mezzo della non cooperazione non violenta. È un metodo invincibile per sua stessa natura. È basato sul fatto che nessun usurpatore può raggiungere i suoi scopi senza un minimo di cooperazione, volontaria o forzata, da parte della vittima. I nostri padroni possono avere le nostre terre e i nostri corpi, ma non le nostre anime. (dalla lettera a Hitler del dicembre 1940)[11]
  • Ogni nazione è il complemento dell'altra.[13]
  • Ora la mia disposizione è questa: benché io ammiri molto il Cristianesimo, nondimeno non riesco a formare nel mio animo la persuasione del Cristianesimo ortodosso. Devo dirvi con tutta umiltà che l'induismo, come lo conosco, soddisfa interamente l'anima mia, riempie tutto il mio essere, ed io trovo nella Bhagavad Gita e nelle Upanishadi una consolazione che non riesco a sentire nemmeno nel Sermone del Monte. Non perché io non apprezzi l'ideale e gli insegnamenti di quel Sermone, ma perché, quando io mi sento nel dubbio e nella delusione e non vedo nessun raggio di luce all'orizzonte, io mi volgo alla Bhagavad Gita, e vi trovo un versetto che mi conforta, e subito comincio a sorridere in mezzo all'opprimente tristezza. La mia vita è stata piena di tragedie esteriori, e se esse non hanno lasciato nessun effetto visibile ed indelebile in me, lo devo agli insegnamenti della Bhagavad Gita. (da una conferenza del 28 luglio 1925, pubblicata in Young India, 6 agosto 1925)[26]
  • Per una scodella d'acqua, rendi un pasto abbondante; per un saluto gentile, prostrati a terra con zelo; per un semplice soldo, ripaga con oro; se ti salvano la vita, non risparmiare la tua. Così parole e azione del saggio riverisci; per ogni piccolo servizio, dà un compenso dieci volte maggiore: chi è davvero nobile, conosce tutti come uno solo e rende con gioia bene per male. (da L'arte di vivere)
  • Quando la misura e la gentilezza si aggiungono alla forza, quest’ultima diventa irresistibile.
When restraint and courtesy are added to strength, the latter becomes irresistible.[27]
  • Se la vita nazionale diventa così perfetta da governarsi da sé, non occorre più nessuna rappresentanza. Si ha allora una condizione di illuminata anarchia. In tal caso ciascuno è governante di sé stesso e si governa in modo da non molestare mai il vicino. Perciò, nello Stato ideale non vi è potere politico perché non vi è Stato.[28]
  • Se tutte le Upanishad con tutte le altre scritture fossero improvvisamente ridotte in cenere, tranne il solo primo verso della Īṣa Upaniṣad lasciato alla memoria degli hindu, l'Induismo vivrebbe per sempre.
If all The Upanishads and all the other scriptures happened all of a sudden to be reduced to ashes, and if only the first verse in the Ishopanishad were left in the memory of the Hindus, Hinduism would live for ever.[29]
  • Sono arrivato alla conclusione che la Teosofia sia l'induismo in teoria, e l'induismo sia la Teosofia in pratica.[30]
  • Supplicare per un favore è barattare la propria libertà.[14]
  • Un oggetto, anche se non ottenuto con il furto, è tuttavia come rubato se non se ne ha bisogno.[17][6]
  • Una religione che non tiene conto delle questioni pratiche e non aiuta a risolverle non è religione.[31]

Intervista di Louis Fischer, 1946

  • Hitler ha ucciso cinque milioni di ebrei. È il più grande crimine dei nostri tempi. Ma gli ebrei avrebbero dovuto offrirsi alla mannaia del boia. Avrebbero dovuto precipitarsi nel mare da sé, dall'alto di una scogliera... Questo avrebbe fatto insorgere il mondo intero e il popolo tedesco... Nei fatti, in un modo o nell'altro, sono morti a milioni.[32]
  • Il teosofismo si riassume nell'insegnamento di Madame Blavatsky. È l'induismo al suo apice...[33]
  • Jinnah è un genio malvagio, crede di essere un profeta. [...] Le do testimonianza dei miei diciotto giorni di colloquio con lui nel 1944. Egli si considera veramente il salvatore dell'Islam. [...] Sono d'accordo sul fatto che sia un debole, ma non lo considero un impostore. Ha gettato un incantesimo sul musulmano di semplici pensieri. [...] Ho imparato che è un pazzo e come un pazzo manifesta la sua follia a tratti e altre volte diventa ragionevole.[33]

Attribuite

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  • La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere valutati dal modo in cui vengono trattati i suoi animali.[34]
[Citazione errata] Benché Gandhi abbia scritto altre frasi non meno animaliste (ad es. «per me la vita di un agnello non è meno preziosa di quella di un essere umano» ne La mia vita per la libertà), questa sopra riportata, spesso attribuitagli, non risulta nelle sue opere.[35] Ne L'antica e la nuova fede (1872) di David Friedrich Strauß è presente una frase molto simile: «Il modo, in cui vengono trattati gli animali da una nazione, è la misura principale della civiltà di questa».
  • Occhio per occhio e il mondo diventa cieco.[36]
Occhio per occhio finisce soltanto per rendere tutto il mondo cieco.[37]
An eye for an eye will make the whole world blind.[37]

Aforismi e pensieri

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  • La forza non deriva dalla capacità fisica. Deriva da una volontà indomita. (11 agosto 1920)
  • La Verità non danneggia mai una causa giusta. (10 novembre 1946)
  • Mi oppongo alla violenza perché, quando sembra produrre il bene, è un bene temporaneo; mentre il male che fa è permanente. (21 maggio 1925)

Il potere della non-violenza

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  • L'uomo diventa spesso ciò che crede di essere. (da Harijan, 1 settembre 1940, p. 268)
  • La non-violenza è il primo articolo della mia fede. È anche l'ultimo articolo del mio credo. (da Young India, 23 marzo 1922, p. 166)
  • Non vale la pena avere la libertà se essa non comporta anche la libertà di errare e persino di peccare. (da Young India, 12 marzo 1931, p. 31)

Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre

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  • Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.
  • La terra è sufficiente a soddisfare i bisogni dell'uomo, ma non la sua avidità.
  • [Alla domanda su come giudicasse la civiltà occidentale] Potrebbe essere una buona idea.
  • Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.[38]

Antiche come le montagne

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Non voglio prevedere il futuro. Mi occupo del presente. Dio non mi ha dato alcuna autorità sul momento seguente.

Citazioni

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  • Acquistiamo il diritto alla critica più severa solo quando siamo riusciti a convincere il prossimo del nostro affetto per lui e della lealtà nel nostro giudizio, e quando siamo sicuri di non rimanere assolutamente irritati se il nostro giudizio non viene accettato o rispettato. In altre parole, per poter criticare, si dovrebbe avere un'amorevole capacità di chiara intuizione e un'assoluta tolleranza.
  • Chiamare la donna il sesso debole è una calunnia; è un'ingiustizia dell'uomo nei confronti della donna.
  • Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola d'oro della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, l'imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un'insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno.
  • Il capitale come tale non è male; è male l'uso errato che se ne fa. Il capitale in una forma o nell'altra sarà sempre necessario.
  • Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra il mezzo e il fine vi è appunto la stessa inviolabile relazione che vi è tra il seme e l'albero.
  • In certi casi può essere necessaria anche l'uccisione di un uomo. Supponiamo che un tale sia preso da follia sanguinaria e vada attorno furioso, brandendo la spada, uccidendo chiunque incontra, e nessuno osi prenderlo vivo. Chiunque mandi all'altro mondo questo pazzo, si guadagnerà la gratitudine della comunità e sarà considerato un benefattore.
  • La disubbidienza per essere civile dev'essere sincera, rispettosa, contenuta, mai provocante, deve basarsi su principi bene assimilati, non dev'essere capricciosa e soprattutto non deve nascondere rancore e odio.
  • L'unico tiranno che accetto in questo mondo è la «silenziosa piccola voce» dentro di me.
  • La vera moralità consiste non già nel seguire il sentiero battuto, ma nel trovare la propria strada e seguirla coraggiosamente.
  • La violenza da parte delle masse non eliminerà mai il male.
  • La vita è governata da una moltitudine di forze. Le cose andrebbero assai lisce se si potesse determinare il corso delle proprie azioni esclusivamente in base a un unico principio generale, la cui applicazione in un dato momento fosse tanto ovvia da non richiedere neppure un istante di riflessione. Ma non riesco a ricordare una sola azione che si sia potuta determinare con tanta facilità.
  • Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto sarebbe un crimine.
  • Nessuna cultura può vivere se vuole essere esclusiva.
  • Non conosco peccato più grande di quello di opprimere gli innocenti in nome di Dio.
  • Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non-violenza sono antiche come le montagne.
  • Non importa quanto insignificante possa essere la cosa che dovete fare, fatela meglio che potete, prestatele tutta l'attenzione che prestereste alla cosa che considerate piú importante. Infatti sarete giudicati da queste piccole cose.
  • Non sono che un umile cercatore della Verità, risoluto a trovarla. Non considero nessun sacrificio troppo grande per vedere Dio faccia a faccia.
  • Non volendo pensare a quello che mi porterà il domani, mi sento libero come un uccello.
  • Ogni qual volta vedo un uomo che sbaglia, mi dico che io pure ho sbagliato; quando vedo un uomo sensuale, mi dico, lo fui anch'io un tempo; e così mi sento affine a ciascuno nel mondo e sento di non poter essere felice senza che lo sia il più umile tra noi.
  • Passo per un originale, un maniaco, un pazzo. Evidentemente la reputazione è ben meritata. Perché, dovunque vada, attiro a me gli originali, i maniaci e i pazzi.
  • [...] quando io sarò diventato incapace di male e nulla di duro o altezzoso occuperà, sia pure momentaneamente, il mondo del mio pensiero, allora e soltanto allora la mia non-violenza muoverà tutti i cuori del mondo.
  • Quarant'anni fa, mentre attraversavo una grave crisi di scetticismo e dubbio, incappai nel libro di Tolstoj Il regno di Dio è dentro di noi, e ne fui profondamente colpito. A quel tempo credevo nella violenza. La lettura del libro mi guarì dallo scetticismo e fece di me un fermo credente nell'ahimsa. Quello che più mi ha attratto nella vita di Tolstoj è il fatto che egli ha praticato quello che predicava e non ha considerato nessun prezzo troppo alto per la ricerca della verità.
    Fu l'uomo più veritiero della sua epoca. La sua vita fu una lotta costante, una serie ininterrotta di sforzi per cercare la verità e metterla in pratica quando l'aveva trovata. Non cercò mai di nascondere o attenuare la verità, ma la presentò al mondo nella sua integrità, senza equivoci o compromessi, senza lasciarsi mai scoraggiare dal timore di qualche potenza terrena.
    Fu il più grande apostolo della non-violenza che l'epoca attuale abbia dato. Nessuno in Occidente, prima o dopo di lui, ha parlato e scritto della non-violenza così ampiamente e insistentemente, e con tanta penetrazione e intuito. Andrei ancora oltre e direi che l'eccezionale sviluppo che egli diede a questa dottrina sconfessa l'attuale interpretazione ristretta e mutilata datane dai seguaci dell'ahimsa in questo nostro Paese. [...]
    La vera ahimsa dovrebbe significare libertà assoluta dalla cattiva volontà, dall'ira, dall'odio, e un sovrabbondante amore per tutto. La vita di Tolstoj, con il suo amore grande come l'oceano, dovrebbe servire da faro e da inesauribile fonte di ispirazione, per inculcare in noi questo vero e più alto tipo di ahimsa.[39]
  • Se non avessi il senso dell'umorismo, mi sarei suicidato da un pezzo.
  • Sono più sicuro della Sua esistenza che del fatto che voi e io stiamo seduti in questa stanza. E posso anche affermare che potrei vivere senz'aria e senz'acqua, ma non senza di Lui. Potete strapparmi gli occhi, eppure non mi ucciderete. Ma distruggete la mia fede in Dio, e io sono morto.
  • Un fedele della Verità non dovrebbe fare nulla per rispetto delle convenzioni. Deve essere sempre pronto a correggersi e ogni qualvolta scopre di essere nel torto deve confessarlo, costi quel che costi, ed espiare.
  • Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. È bene che una volta ogni tanto si brucino le dita.

Buddismo, Cristianesimo, Islamismo

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  • A Ceylon molti buddisti, quasi per istinto, mi reclamavano come loro, e malgrado il mio protestarmi convintamente induista, insistevano nella loro pretesa, facendomene sentire onorato. Non c'è dubbio che se i buddisti di Ceylon, Birmania e Giappone mi considerassero uno di loro, me ne sentirei senz'altro onorato, perché so che il Buddismo è per l'Induismo ciò che il Protestantesimo è per il Cattolicesimo romano, solo con forza molto maggiore, e un grado d'intensità molto più elevato. (28 marzo 1929, p. 23)
  • Budda non rinnegò mai l'Induismo, ma ne ampliò la base. (24 novembre 1927, p. 25)
  • Per nirvana, indubbiamente, non deve intendersi completa estinzione. A quanto mi è stato dato capire a proposito del tratto fondamentale della vita del Budda, il nirvana è solo completa estinzione di tutto ciò che c'è di vile, di perverso, di corrotto e corruttibile in noi. Il nirvana non è come la nera, mortifera pace della tomba, ma pace vivente, felicità pulsante di un'anima che è conscia di sé, e conscia di avere trovato dimora nel cuore dell'Eterno. (24 novembre 1927, p. 27)
  • Devo molto ai teosofi, fra i quali annovero numerosi amici. Checché i critici possano avere da dire contro Madame Blavatsky o il colonnello Olcott o il dottor Besant, il loro contributo all'umanità continuerà a risplendere alto. Quello che mi ha impedito di aderire alla società [...] è il suo aspetto di segretezza, il suo occultismo, che non mi ha mai attirato. Desidero appartenere alle masse. (9 settembre 1926, p. 44)
  • Considero Gesù un grande maestro dell'umanità, ma non il solo figlio generato da Dio. L'epiteto, nella sua interpretazione materiale, è del tutto inaccettabile. Sul piano metaforico, siamo tutti figli di Dio, ma per ognuno di noi possono esserci particolari figli di Dio da considerare in modo speciale. Così, per me, Chaitanya può essere il solo figlio generato da Dio. [...] Credo nella perfettibilità della natura umana. Gesù giunse il più vicino possibile alla perfezione. Dire che fosse perfetto è negare la superiorità di Dio sull'uomo. E poi, in questa materia, ho una teoria tutta mia. Essendo necessariamente limitati dai vincoli della carne, non possiamo raggiungere la perfezione che dopo la dissoluzione del corpo. Perciò soltanto Dio è assolutamente perfetto. Quando Egli discende sulla terra, Si limita di Propria volontà. Gesù morì sulla croce per via del limite della carne. Non mi servono né profezie né miracoli per apprezzare la grandezza di Gesù come maestro. Non c'è nulla di più miracoloso dei tre anni del suo magistero. Non c'è miracolo nella storia della moltitudine nutrita da una manciata di pani, un'illusione alla portata di qualsiasi mago. Ma misero il giorno in cui un mago fosse acclamato come Salvatore dell'umanità. Quanto al fatto che Gesù risvegliasse i morti alla vita, be', mi domando se gli uomini che resuscitò fossero realmente morti. Anch'io ho risvegliato alla vita da presunta morte la figlia di un parente, ma il fatto accadde perché la bambina non era morta e, non fosse stato per la mia presenza, avrebbero potuto cremarla. Ma io mi avvidi che in lei la vita non si era estinta. Le praticai un clistere e la fanciulla tornò alla vita. Non si trattò minimamente di un miracolo. Non nego che Gesù avesse certe facoltà psichiche e che fosse indubbiamente pieno d'amore per l'umanità. Riportò, però, alla vita non persone realmente morte, ma solo ritenute tali. Le leggi della Natura non mutano, sono immodificabili, e non possono aversi miracoli nel senso dell'infrazione o interruzione delle leggi di Natura. (17 aprile 1937, pp. 49-50)
  • [Alla domanda: «Perché si rifiuta di entrare nella casa di Dio, se Gesù la invita? Perché l'India non prende la Croce?»] Se per Gesù s'intende Dio, non ho mai rifiutato di entrare nella casa di Dio; non c'è momento in cui non tenti di entrarvi. Se Gesù rappresenta non una persona, ma il principio della non-violenza, l'India ha accettato la sua forza protettiva. (31 dicembre 1931, pp. 50-51)
  • Quando arrivai al Nuovo Testamento e al Sermone della Montagna, cominciai a cogliere l'insegnamento cristiano: l'insegnamento del Sermone della Montagna echeggiava qualcosa da me appreso nell'infanzia, qualcosa che sembrava appartenere al mio essere e che mi pareva di veder attuare nella vita d'ogni giorno, attorno a me. [...] Era l'insegnamento della non-ritorsione, o della non-resistenza al male. (31 dicembre 1931, p. 52)
  • Vidi che il Sermone della Montagna sintetizzava l'intero cristianesimo per chi intendesse vivere una vita cristiana. Fu quel sermone a farmi amare Gesù. (31 dicembre 1931, p. 53)
  • Posso dire di non essere mai stato interessato a un Gesù storico. Non mi importerebbe nemmeno se qualcuno dimostrasse che l'uomo chiamato Gesù in realtà non visse mai e che quanto si legge nei Vangeli non è che frutto dell'immaginazione dell'autore. Perché il Sermone della Montagna resterebbe pur sempre vero ai miei occhi. (31 dicembre 1931, p. 53)
  • Tra le fonti delle molte menzogne che vengono diffuse nel mondo, una delle principali è la teologia. Non dico che non ve ne sia richiesta, così come, al mondo, ce n'è per più d'una cosa discutibile. Ma persino quelli che sono costretti a ricorrere alla teologia per lavoro dovrebbero astrarsene. Ho un paio di buoni amici cristiani che decisero di rinunciare alla teologia per vivere il Vangelo di Cristo. (23 marzo 1940, p. 71)

Il mio credo, il mio pensiero

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Vorrei dire ai diligenti lettori dei miei scritti e agli altri che vi fossero interessati che non mi curo affatto di apparire coerente. Nella mia ricerca della Verità, ho abbandonato molte idee e imparato molte cose nuove. Per vecchio che sono, sento di non aver affatto smesso di crescere interiormente né che la mia crescita si fermerà con la dissoluzione della carne. La mia sola preoccupazione è di obbedire con prontezza al richiamo della Verità, che è il mio Dio, momento per momento, e perciò, se mai qualcuno dovesse trovare dell'incoerenza tra due miei scritti qualsiasi, se avrà ancora fede nella mia lucidità, farà bene a scegliere l'ultimo dei due sullo stesso argomento.

Citazioni

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  • Affermo di essere un seguace della verità fin dall'infanzia. Fu la cosa più naturale, per me. La mia fervente ricerca mi portò alla massima rivelatrice «La Verità è Dio», invece della solita «Dio è la Verità». Quella massima mi consente di guardare Dio in faccia, per così dire. Me ne sento pervaso in ogni fibra del mio essere. (p. 32)
  • Odio il privilegio e il monopolio. Qualunque cosa non possa essere condivisa con le masse per me è tabù. (p. 33)
  • Se potessimo cancellare l'«Io» e il «Mio» dalla religione, dalla politica, dall'economia ecc. saremmo presto liberi e porteremmo il cielo in terra. (p. 33)
  • Credo nell'assoluta unicità di Dio e, perciò, anche dell'umanità. Perché, allora, abbiamo tanti corpi? Abbiamo una sola anima. La rifrazione moltiplica i raggi del sole. Ma la loro provenienza è la stessa. (p. 36)
  • Per vedere in faccia l'universale e pervasivo spirito della Verità bisogna esser capaci di amare le creature più vili come se stessi. (p. 70)
  • Per me Dio è Verità e Amore; Dio è etica e moralità; Dio è assenza di paura. Dio è la fonte della Luce e della Vita e tuttavia Egli è al di sopra e al di là di queste. Dio è coscienza. È lo stesso ateismo degli atei. Perché, nel Suo infinito amore, Dio permette all'ateo di esistere. Egli è il cercatore di cuori. È colui che trascende il discorso e la ragione. Egli conosce noi e i nostri cuori meglio di noi stessi. Non ci prende in parola, perché sa che, spesso, non parliamo sul serio, alcuni consapevolmente, altri inconsapevolmente.
    È un Dio personale per quelli che hanno bisogno della Sua personale presenza. È un Dio in carne ed ossa per quelli che hanno bisogno della Sua carezza. È la più pura essenza. Egli semplicemente è per quelli che hanno fede. È tutte le cose per tutti gli uomini. È in noi e tuttavia al di sopra e al di là di noi...
    Non può cessare di essere solo perché in Suo nome vengono commesse orribili immoralità o brutalità inumane. È tollerante. È paziente, ma anche terribile. È l'essere più esigente del mondo e del mondo che verrà. Adotta con noi lo stesso metro che noi usiamo con il nostro prossimo, uomini e bestie.
    Per lui l'ignoranza non è una scusa. E al tempo stesso Egli ci perdona sempre, perché ci dà sempre la possibilità di pentirci. (pp. 75-76)
  • Porsi al servizio di tutto ciò che esiste – della Verità – è servire Dio. (p. 77)
  • Mi sto sforzando di vedere Dio attraverso il servizio dell'umanità, perché so che Dio non è né in cielo, né sottoterra, ma in ognuno di noi. (p. 78)
  • La Verità è la prima cosa da ricercare, dopodiché la Bellezza e la Bontà si aggiungeranno da sole. Gesù era, secondo me, un artista supremo, perché vide ed espresse la Verità; e tale fu Maometto, essendo il Corano la più perfetta creazione di tutta la letteratura araba [...]. Entrambi si sforzarono di trovare prima di tutto la Verità. (p. 81)
  • La vera bellezza, dopotutto, consiste nella purezza del cuore. (p. 82)
  • Per un vero artista dovrebbe essere bello soltanto quel viso che, del tutto indipendentemente dall'aspetto esterno, brilli della Verità che è nell'anima. [...] Socrate era l'uomo più sincero del suo tempo e tuttavia pare che le sue fattezze fossero le più sgraziate della Grecia. Secondo il mio modo di vedere, egli era bello ugualmente, perché tutta la sua vita era protesa alla ricerca della Verità; ricorderete, inoltre, che la sua forma esterna non impedì a Fidia di apprezzare la bellezza della Verità che si celava in lui, anche se, come artista, era abituato a vedere la Bellezza anche nelle forme esteriori. (pp. 82-83)
  • L'assenza di paura è il primo requisito della spiritualità. I codardi non possono mai essere morali. (p. 84)
  • Dove c'è paura non c'è religione. (p. 84)
  • L'assenza di paura è il sine qua non per lo sviluppo delle altre nobili qualità. Come si può cercare la verità o accarezzare l'Amore senza essere intrepidi? (p. 84)
  • Ci sono tanta superstizione e ipocrisia in giro che si ha paura anche di agire rettamente. Ma se si dà spazio alla paura, si finisce col dovere reprimere anche la verità. La regola d'oro è di agire senza paura in ciò che si ritiene giusto. (p. 85)
  • L'assenza di paura non significa arroganza o aggressività. Quest'ultima è in se stessa un segno di paura. L'assenza di paura presuppone la calma e la pace dell'anima. Per essa è necessario avere una viva fede in Dio. (p. 85)
  • È meglio, quando si prega, avere un cuore senza parole piuttosto che delle parole senza un cuore. (p. 110)
  • Se Maometto potesse venire in India oggi, disconoscerebbe parecchi dei suoi cosiddetti seguaci mentre riconoscerebbe in me un vero musulmano, come Gesù potrebbe considerarmi un vero cristiano. (p. 121)
  • Non sono un visionario. Mi professo un idealista pratico. La religione della non-violenza non è riservata solo ai Rishis e ai santi. Si rivolge anche alla gente comune. (p. 134)
  • Ho imparato la lezione della non-violenza da mia moglie, quando ho cercato di piegarla alla mia volontà. La sua determinazione nel resistere al mio volere da un canto, e la sua quieta sottomissione alla sofferenza provocata dalla mia stupidità, dall'altro, hanno finito per farmi vergognare di me stesso e convincermi a guarire dalla ottusità di pensare che ero nato per dominarla; in questo modo è diventata lei la mia maestra della non-violenza. (pp. 134-135)
  • La dottrina che ha guidato la mia vita non è sostenuta dall'inazione, ma dalla più alta azione. (p. 135)
  • La non-violenza non è un paravento per la codardia, ma è la suprema virtù del coraggioso. L'esercizio della non-violenza richiede un coraggio di gran lunga superiore a quello dello spadaccino. La viltà è del tutto incompatibile con la non-violenza. Il passaggio dall'abilità con la spada alla non-violenza è possibile e, a volte, addirittura facile. La non-violenza, perciò, presuppone l'abilità di colpire. È una forma di deliberato, consapevole dominio del proprio desiderio di vendetta. Ma la vendetta è sempre superiore alla sottomissione passiva, pavida e inerme. Il perdono è ancora più alto. Anche la vendetta è debolezza. Il desiderio di vendetta nasce dalla paura del pericolo, immaginario o reale. Un cane abbaia e morde quando ha paura. Un uomo che non tema nessuno sulla terra considererebbe troppo fastidioso anche il solo esprimere collera, contro chi cercasse vanamente di ferirlo. Il sole non si vendica contro i bimbetti che gli lanciano la polvere. Nell'atto, essi non danneggiano che se stessi. (pp. 140-141)
  • La non-violenza nella mia concezione significa combattere contro la malvagità in modo più attivo e più reale che con la rappresaglia, la cui vera natura è di aumentare la malvagità. (p. 142)
  • Il più duro metallo si arrende al grado di calore sufficiente. Nello stesso modo il cuore più duro deve fondere all'adeguato grado di calore della non-violenza. E non c'è limite alla capacità della non-violenza di generare calore. (pp. 143-144)
  • «Odia il peccato e non il peccatore» è un precetto che, benché abbastanza facile da comprendere, viene messo in pratica raramente, ed è per questo che il veleno dell'odio si diffonde nel mondo. (p. 145)
  • L'uomo e i suoi atti sono due cose distinte. Mentre una buona azione dovrebbe suscitare approvazione e un atto malvagio disapprovazione, l'autore dell'atto, che sia buono o malvagio, merita sempre rispetto o pietà a seconda dei casi. (p. 145)
  • Il Regno dei Cieli è ahimsa. (p. 146)
  • Mi oppongo alla violenza perché, quando sembra produrre il bene, è un bene temporaneo; mentre il male che fa è permanente. (p. 157)
  • Come saranno le galere dell'India libera? Tutti i criminali dovranno essere trattati come pazienti e le prigioni diventare degli ospedali riservati al trattamento e alla cura di questo particolare tipo di ammalati. Nessuno commette crimini per divertimento. È un segno di disturbo mentale. Le cause di una particolare malattia vanno indagate e rimosse. (p. 176)
  • Devo confessare che è impossibile osservare la legge della continenza senza una viva fede in Dio, che è Verità vivente. (p. 277)
  • [...] l'uomo stolto, che sembri controllare il proprio corpo, ma nutra pensieri malvagi nella mente, fa uno sforzo vano. Può essere pericoloso reprimere il corpo, se si consente nello stesso tempo alla mente di andarsene fuori strada. Dove la mente vaga, presto o tardi il corpo la seguirà...
    ...Una cosa è permettere alla mente di nutrire pensieri impuri; assolutamente un'altra il fatto che essa si smarrisca involontariamente fra di essi, malgrado i nostri sforzi. La vittoria, alla fine, sarà nostra, se sapremo evitare di collaborare con la mente nei suoi impuri vagabondaggi. (p. 278)
  • Non è il contatto con la donna che corrompe l'uomo, è anzi l'uomo, spesso, troppo impuro per toccarla. (p. 280)
  • L'amore umano che si concretizza nel matrimonio deve costituire la pietra di un guado verso l'amore universale. (p. 281)
  • Dio ha donato all'uomo la benedizione del seme che ha il più alto potere e alla donna quella di un campo più ricco della più ricca terra che si possa trovare in qualsiasi parte del globo. È sicuramente una follia criminale che l'uomo si permetta di mandare sprecato il suo bene più prezioso. Deve custodirlo con cura maggiore di quella che presta alle più ricche perle in suo possesso. (pp. 289-290)
  • La purezza non può venire imposta dall'esterno. Deve procedere da un'evoluzione interiore e, perciò, da uno sforzo individuale. (p. 300)
  • La castità [...] deve crescere dal di dentro e per avere un qualche valore deve saper resistere ad ogni tentazione indesiderata. (p. 300)
  • Quando una donna è assalita non può perdere tempo a riflettere su himsa [violenza] o ahimsa [non-violenza]. Il suo compito primario è l'autodifesa. È libera di impiegare qualsiasi metodo o mezzo che le venga in mente pur di difendere il proprio onore. Dio le ha dato unghie e denti. (p. 303)
  • Mi professo un democratico se la completa identificazione con i più poveri dell'umanità, un intenso desiderio di vivere non meglio di loro e un corrispondente consapevole sforzo di abbassarmi a quel livello al meglio delle mie capacità, può darmene il diritto. (p. 338)
  • La critica salutare, ben informata ed equilibrata è l'ozono della vita pubblica. (p. 343)
  • Il mio amore per la cura naturale e i sistemi indigeni non mi rende cieco ai progressi compiuti dalla medicina occidentale, malgrado l'abbia stigmatizzata come magia nera. Ho usato quella dura espressione ― e non la ritiro ― perché essa ha contemplato la vivisezione e tutto l'orrore connesso, perché non si ferma davanti a nessuna pratica, per quanto maligna possa essere, pur di prolungare la vita del corpo e perché ignora l'anima immortale che risiede nel corpo. (p. 388)
  • Non c'è nulla nel Corano che giustifichi l'uso della forza per la conversione. (p. 394)
  • La forza dell'amore è la stessa forza dell'anima o della verità. (p. 408)
  • Realizzai che la vera funzione di un avvocato era di unire le parti lacerate a pezzi. La lezione mi si impresse così indelebilmente che dedicai gran parte del mio tempo, durante i vent'anni della mia pratica come avvocato, a portare avanti compromessi privati di centinaia di casi. Non persi nulla, così facendo, nemmeno del denaro, e certamente non la mia anima. (p. 450)
  • La bontà diventa energia motrice soltanto quando è praticata in relazione al male. Finché vi limitate a restituire bene per bene, è un mero scambio, ma se restituite bene per male, ecco che diventa una forza che redime. Il male cessa davanti a questa forza, che procede aumentando di volume e peso come una palla di neve, finché non diventa irresistibile. (pp. 452-453)
  • Non considero necessario nutrirsi di carne in nessuno stadio e in nessun clima in cui gli esseri umani si trovino a trascorrere la loro vita ordinaria. Ritengo la dieta a base di carne non idonea alla nostra specie. Facciamo male ad imitare il mondo animale inferiore, se apparteniamo a quello superiore. L'esperienza ci insegna che il cibo animale è inadatto a chi miri al controllo delle proprie passioni. (p. 456)
  • Sento che il progresso spirituale ci richiede di smettere, a un certo punto, di uccidere le creature nostre compagne per la soddisfazione dei nostri bisogni corporali. (p. 456)
  • Per restare fedeli al vegetarianismo si ha bisogno di una fede morale... Perché esso tende all'edificazione dello spirito e non del corpo. L'uomo è più che mera carne. È lo spirito che ci interessa, nell'uomo. Perciò, i vegetariani dovrebbero avere questa convinzione morale: che un uomo non nasce come animale carnivoro, ma per vivere della frutta e delle erbe che la terra gli offre. (p. 458)
  • Il tabacco ha provocato solo stragi tra l'umanità. Una volta presi nella sua rete, è raro trovare qualcuno che ne esca... Tolstoj l'ha definito il peggiore di tutti i tossici... (p. 463)
  • Non ho ancora conosciuto un figlio degno ai cui occhi l'età abbia sfigurato l'immagine di sua madre. Si può pensare di dorare l'oro puro, ma deve ancora nascere il figlio che voglia abbellire il proprio genitore. (p. 464)
  • Ritengo un dovere dei giornalisti non porgere altro che i fatti ai loro lettori. (p. 466)
  • Per me, la giustizia nei confronti dell'individuo, fosse anche il più umile, è tutto. Il resto viene dopo. (p. 470)
  • L'onestà è incompatibile con l'accumulo di una grossa fortuna: «In verità, in verità, è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un uomo ricco entrare nel regno di Dio»... (p. 474)

L'Induismo

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  • La mancanza di un credo ufficiale è la fortuna o la sfortuna dell'Induismo. Allo scopo, quindi, di proteggere me stesso da ogni malinteso, ho detto che la verità e la non-violenza sono il mio credo. Se mi chiedessero di definire il credo indù direi semplicemente: la ricerca della verità tramite mezzi non-violenti. Un uomo può non credere in Dio e continuare a considerarsi un Indù. L'Induismo è la ricerca incessante della verità e se oggi è divenuto morente, inoperoso, refrattario alla crescita, è perché siamo affaticati, ma non appena ci saremo ripresi l'Induismo irromperà dilagando in tutto il mondo con un'intensità forse sconosciuta. Perciò, naturalmente, l'Induismo è la più tollerante di tutte le religioni. Il suo credo è onnicomprensivo. (p. 19)
  • Il valore principale dell'Induismo sta nell'effettiva convinzione che tutta la vita (non solo gli esseri umani, ma ogni creatura sensibile) sia una sola, ossia che tutta la vita derivi da un'unica sorgente universale, che la si chiami Allah, Dio o Parameshwara. (p. 24)
  • Questa unità di tutta la vita è una peculiarità dell'Induismo, che non restringe la salvezza ai soli esseri umani, ma afferma che essa è possibile per tutte le creature di Dio. Può darsi che ciò sia possibile solamente mediante la forma umana, tuttavia questo non rende l'uomo il signore della creazione. Lo rende servo della creazione di Dio. Ora quando noi parliamo della fratellanza degli uomini lo facciamo in termini riduttivi e supponiamo che ogni altra forma di vita possa essere sfruttata dall'uomo a suo piacimento. Però l'Induismo esclude qualsiasi forma di sfruttamento. (pp. 24-25)
  • Niente che non possa essere verificato dalla ragione e sperimentato spiritualmente può essere accettato come la parola di Dio. (p. 26)
  • È una buona cosa vederci come ci vedono gli altri. Potremmo fare tutti i tentativi che vogliamo, ma non riusciremo mai a conoscere appieno noi stessi, specialmente la nostra parte peggiore. Ciò può accadere soltanto se non siamo arrabbiati con i nostri critici, ma accettiamo senza offenderci qualsiasi loro affermazione. (p. 28)
  • Ho osato dire, nel corso di diversi convegni missionari, a inglesi e americani che, se si fossero astenuti dal «parlare» all'India di Cristo e si fossero accontentati di vivere la vita prescritta dal Sermone della Montagna, l'India invece di diffidare di loro ne avrebbe apprezzato la loro presenza tra i suoi figli e ne avrebbe tratto giovamento. Poiché resto fedele a questa convinzione non posso «parlare» dell'Induismo «per ricambiare» gli amici americani. Non credo a chi parla agli altri della propria fede, soprattutto con l'intento di convertire. La fede non ammette di essere raccontata. Deve essere vissuta e allora si propaga da sé. (pp. 37-38)
  • Un idolo non eccita alcun sentimento di venerazione in me. Però penso che l'adorazione degli idoli faccia parte della natura umana. Noi aneliamo al simbolismo. Perché dovremmo essere più tranquilli in una chiesa che altrove? Le immagini sono un aiuto all'adorazione. Nessun Indù ritiene che un'immagine sia Dio. Non considero l'adorazione degli idoli un peccato. Risulta chiaro da quanto detto che l'Induismo non è una religione esclusiva. In esso c'è spazio per l'adorazione di tutti i profeti del mondo. Non è una religione missionaria nel senso comune del termine. Ha indubbiamente assorbito molte tribù tra le sue fila, ma lo ha fatto in modo evolutivo, impercettibile. L'Induismo dice a ognuno di adorare Dio secondo la propria fede, e in questo modo vive in pace con tutte le religioni. (pp. 43-44)
  • Meditare significa attendere Dio. (p. 87)
  • È il culto dei devoti che rende un tempio un luogo sacro vivo. La deità nel tempio è solo un riflesso dello spirito dei devoti. (p. 101)
  • Il dovere di non uccidere animali, e quindi di proteggerli, deve essere accettato come fatto incontestabile. Va perciò ascritto a maggior merito dell'Induismo l'aver prescritto la protezione della vacca come dovere. Mentre è un difetto dell'Induismo la mancata estensione della protezione ad altri animali. La vacca non è che un simbolo, e la protezione della vacca è il minimo che ci si possa attendere da un Indù. [...] La filosofia della protezione della vacca perciò, a mio avviso, è sublime. Pone immediatamente gli animali allo stesso livello dell'uomo per quel che riguarda il diritto alla vita. (p. 112)
  • Quando vedo una vacca non vedo un animale da mangiare. Essa per me è un poema di pietà. (p. 114)
  • [Sulla Bhagavadgītā] Per migliaia di persone essa è la vera madre, in quanto produce il ricco latte del sollievo nelle difficoltà. Io l'ho chiamata il mio dizionario spirituale, perché non mi ha mai abbandonato nell'angoscia. Si tratta inoltre di un libro esente da faziosità e dogmi. Il suo appello è universale. Non considero la Gita un libro astruso. Senza dubbio i dotti riescono a vedere delle astrusità in tutto quello che gli capita a tiro. Però, a mio avviso, un uomo di intelligenza normale non dovrebbe trovare difficoltà a recepire il semplice messaggio della Gita. Il suo sanscrito è incredibilmente semplice. (p. 120)
  • Tutta la vita incarnata è, in realtà, un'incarnazione di Dio, anche se di solito non consideriamo ogni essere vivente un'incarnazione. (p. 123)
  • Nutro una profonda riverenza per il Granth Saheb. Alcuni suoi passaggi sono entrati a far parte del nostro linguaggio quotidiano. In base a quello che ho letto, inculca fede, coraggio e un'incrollabile fiducia nel trionfo definitivo del diritto e della giustizia. (p. 184)
  • Credo che riveliamo la nostra debolezza quando ci risentiamo per l'indifferenza che il prossimo mostra per coloro che riveriamo e idolatriamo. (p. 186)

La forza della verità

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  • Sì, certo il suo libro [A Plea for Vegetarianism] sulla disciplina vegetariana, che fu il primo in cui mi imbattei, mi fu di immenso aiuto per consolidare la mia fede nel vegetarianesimo. (dalla lettera a Henry Salt del 12 ottobre 1929, p. 113)
  • John Ruskin è stato un gran scrittore [...]. Suppongo che la maggior parte dei membri dell'ashram sappiano che uno dei suoi libri [Unto This Last] ebbe grande influenza su di me e fu questo libro che mi spinse a cambiare in modo significativo la mia vita, praticamente all'istante.
    [...] ciò che Ruskin ha spiegato con la sua prosa erudita e raffinata ai lettori inglesi, racchiude praticamente le stesse idee che noi discutiamo col nostro linguaggio grossolano e che stiamo cercando di mettere in pratica. Io qui non sto paragonando due linguaggi, ma due scrittori. Non posso nemmeno sperare di eguagliare la padronanza di linguaggio di Ruskin, ma arriverà un giorno in cui l'amore per la nostra lingua diventerà universale e avremo scrittori come Ruskin che dedicheranno se stessi, cuore e anima, a questo scopo e che scriveranno in vigoroso gujarati come l'inglese di Ruskin. (28 marzo 1932, p. 114-115)
  • Oggi l'Italia e l'Europa intera venerano quest'uomo. In Italia è considerato come uno degli uomini più grandi. Era un uomo devoto e religioso, né egoista né orgoglioso. La povertà era per lui un ornamento. Considerava le sofferenze altrui come le sue. Ci sono davvero pochi esempi nel mondo in cui un uomo, da solo, ha portato tanto sollievo morale al suo paese, grazie alla sua forza di pensiero e alla sua estrema devozione, durante tutta la sua vita. Tale fu Mazzini, l'unico. (22 luglio 1905, p. 117)
  • Le apparenti contraddizioni nella vita di Tolstoj non sono un'infamia o un segno di fallimento. Esse significano l'errore di chi osserva. Emerson ha detto che una sciocca coerenza è lo spauracchio di una mente limitata.[40] Saremmo completamente perduti se cercassimo di vivere mostrando che non vi è stata nessuna contraddizione nel corso della nostra vita. Cercando di vivere in quel modo, dovremmo ricordare ciò che abbiamo fatto ieri e armonizzare così le nostre azioni odierne con quelle di ieri; cercando di preservare un'armonia tanto forzata, dovremmo ricorrere alla non verità. Il modo migliore è quello di seguire la verità per come la si vede al momento. Se progrediamo giorno dopo giorno, perché dovremmo preoccuparci se gli altri vedono in noi delle contraddizioni? (16 settembre 1928, p. 127)
  • Non è che nessuno abbia mai detto ciò che disse Tolstoj, ma il linguaggio di Tolstoj era magico, egli agiva proprio come predicava. Egli, abituato alle comodità del benessere, cominciò a lavorare fisicamente. Lavorava in una fattoria o faceva altri lavori per otto ore al giorno. Purtuttavia non rinunciò all'opera letteraria. Infatti, dopo aver iniziato il lavoro fisico, l'opera letteraria si fece più massiccia. Fu durante il tempo libero, in questo periodo di yajna, che scrisse quello che descriveva come il suo lavoro più importante, Cos'è l'Arte? La fatica fisica non influì sulla sua salute, ed era convinto di affinare il proprio intelletto. Gli studiosi della sua opera testimonieranno che era vero. (16 settembre 1928, p. 128)
  • Ero alla ricerca di un vero eroe indiano e l'ho trovato in Gokhale. Il suo amore e il suo rispetto per l'India erano veramente genuini. Si astenne completamente da ogni felicità e da ogni interesse personale per servire il suo paese. Anche quando era a letto malato, la sua mente era occupata a pensare al benessere dell'India. (giugno-luglio 1915, p. 135)
  • Non esiste una civiltà occidentale o europea, ma esiste una civiltà moderna che è puramente materiale. (14 ottobre 1909, p. 274)

La mia vita per la libertà

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I Gandhi appartengono alla casta dei Bania ed in origine sembra fossero speziali. Ma per tre generazioni, cominciando con mio nonno, essi furono Primi Ministri in vari Stati del Kathiawad. Utamchand Gandhi, alias Ota Gandhi, mio nonno, deve essere stato un uomo tutto d'un pezzo: per intrighi di Stato fu costretto a lasciare Porbandar dove era Diwan per rifugiarsi a Junagadh; quando lì egli salutò il Nawab con la mano sinistra, qualcuno, rilevando l'apparente scortesia, gli chiese una spiegazione, che fu la seguente: «La mano destra l'ho già impegnata a Porbandar».

Citazioni

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  • Mi resi conto che è meno facile suicidarsi che meditarci sopra, e da allora, quando sento dire di uno che minaccia di uccidersi, la cosa mi lascia quasi del tutto indifferente. (1995, p. 32)
  • Quando la mia intelligenza si sarà affinata e quando avrò letto di più, capirò meglio. (1995, p. 40)
  • Sappiamo che un uomo cade spesso in tentazione, per quanto opponga resistenza, ma sappiamo anche che la Provvidenza interviene spesso e suo malgrado lo salva. Come avviene tutto ciò – fino a che punto l'uomo è libero e fino a che punto decidono le circostanze, quando conta il libero arbitrio e quando interviene il fato – questi sono misteri e tali rimarranno. (I, 7; 1994, p. 34)
  • Un concetto mi si radicò dentro profondamente – la convinzione che la morale è alla base di tutte le cose, e che la morale è fatta di verità, dunque la verità divenne il mio solo scopo. (I, 10; 1994, p. 44)
  • Lessi il libro di Salt [Difesa del vegetarianismo] senza saltarne un rigo e mi fece molta impressione. Da quando ho letto quel libro posso affermare di essere diventato vegetariano per convinzione [...]. (I, 14; 1994, p. 56)
  • Vidi che gli autori vegetariani avevano esaminato il problema molto attentamente, dettagliandone gli aspetti religiosi, scientifici, pratici e medici, e dal punto di vista etico erano arrivati alla conclusione che la supremazia degli uomini sugli animali inferiori non implicava che i primi dovessero cacciare i secondi, ma che i più progrediti dovessero proteggere gli inferiori, e che ci dovesse essere assistenza reciproca fra loro come c'era fra uomo e uomo. (I, 17; 1994, p. 63)
  • Ricordo di aver letto [...] La chiave alla teosofia, della signora Blavatsky, e quel libro mi fece venire voglia di leggerne altri sull'induismo e mi levò dalla testa l'idea diffusa dai missionari, che l'induismo fosse zeppo di superstizioni. (I, 20; 1994, p. 74)
  • [La Bibbia] Cominciai a leggerla, ma non riuscii a finire il Vecchio Testamento. [...] Ma il Nuovo Testamento mi fece tutt'altra impressione, specialmente il Sermone della Montagna, che mi andò dritto al cuore. (I, 20; 1994, pp. 74-75)
  • Quando non c'è più speranza, "quando cessano gli aiuti e manca la consolazione", scopro che l'aiuto mi arriva, non so da dove. Le suppliche, l'adorazione, la preghiera non sono superstizioni; sono azioni più reali che il mangiare, il bere, il sedersi o il camminare. Non è esagerazione affermare che solo esse sono vere e tutto il resto è illusione.
    L'adorazione o la preghiera non sono semplici slanci di eloquenza; non sono omaggi superficiali, scaturiscono dal cuore, perciò, se il nostro spirito raggiunge quella purezza che lo rende "mondato da tutto salvo che dall'amore", se tutte le corde del nostro arco sono tese a dovere, esse "tremando si trasformano in musica e svaniscono". Alla preghiera non servono le parole; io non dubito minimamente che la preghiera sia un mezzo infallibile per liberare il cuore dalle passioni, ma dev'essere pronunciata con grande umiltà. (I, 21; 1994, p. 78)
  • Le mie difficoltà erano più gravi: era più forte di me riuscire a credere che Gesù fosse l'unico figlio di Dio incarnato e che solo a chi credeva in lui sarebbe spettata la vita eterna. Se Dio poteva avere figli, noi tutti eravamo suoi figli. Se Gesù era come Dio e era Dio stesso, allora tutti gli uomini erano come Dio e potevano essere Dio incarnato. La mia ragione non era pronta ad accettare letteralmente che Gesù con la sua morte e con il suo sangue aveva lavato i peccati del mondo, anche se metaforicamente vi poteva essere qualche cosa di vero. (1995, p. 129)
  • La santa vita condotta dai cristiani per me non era in nulla diversa dalla vita degli uomini di altre fedi. (1995, p. 129)
  • Il pensiero involontario è una debolezza dell'intelletto, perciò dominare i propri pensieri equivale a dominare l'intelletto, più difficile da dominare del vento, ma la presenza di Dio dentro di noi ci permette anche di controllare la mente, e che nessuno creda che sia impossibile, perché è difficile, ma è il fine ultimo, perciò non è da meravigliarsi che richieda uno sforzo supremo. (III, 8; 1994, p. 199)
  • [...] il servire è già una ricompensa in sé. (III, 12; 1994, p. 206)
  • Oggi sono dello stesso parere, per me la vita di un agnello non è meno preziosa di quella di un essere umano. Sarei restio ad ammazzare un agnello per sostenere il corpo umano. Trovo che più una creatura è indifesa, più ha il diritto ad essere protetta dall'uomo dalla crudeltà degli altri uomini. (III, 18; 1994, p. 219)
  • Credo che sia un errore volere delle certezze in questa vita, dato che tutto, salvo Iddio, che è verità, è fallace; tutto ciò che ci avviene intorno è mobile, passeggero. Ma c'è un Essere Supremo nascosto che è Certezza, e fortunato chi riesce a scorgerlo e a seguirlo. (III, 23; 1994, p. 232)
  • La mia esperienza mi insegna che se si ha il cuore puro, le sventure portano con sé anche il rimedio per debellarle. (IV, 15; 1994, p. 266)
  • È poeta chi ha la capacità di portare alla luce quanto di buono è latente nell'animo umano. (IV, 18; 1994, p. 273)
  • [...] la vita senza il brahmacharya mi appare insipida ed animalesca. L'individuo di natura brutale non conosce auto-controllo, invece l'uomo è tale perché è capace di auto-controllo e in quanto lo pratica. (IV, 25; 1994, pp. 288-289)
  • È mio dovere offrire alla gente tutti i rimedi legittimi contro l'ingiustizia; una nazione che aspira a diventare libera deve conoscere le vie e gli strumenti per ottenere la libertà. (1995, p. 331)
  • Identificarsi con ciò che vive è impossibile senza l'auto-purificazione; senza di essa l'obbedienza alla legge dell'Ahimsa deve restare un sogno vano; chi non è puro di cuore non troverà mai Iddio, perciò l'auto-purificazione deve significare purezza in tutte le circostanze della vita. E siccome la purificazione è molto contagiosa, quella propria comporterà fatalmente anche quella di tutto ciò che ci circonda. (V, commiato; 1994, p. 453)

Citazioni su La mia vita per la libertà

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  • Un giorno, mentre mi trovavo nella biblioteca universitaria, presi dagli scaffali un libro intitolato An Autobiography: The Story of My Experiments with Truth. L'autore era qualcuno di cui riconobbi subito il nome e la cui visione del mondo conoscevo almeno parzialmente per via indiretta. In effetti, non avevo mai letto niente di suo. Il suo nome era Mahatma Gandhi.
    Che scelta carica di conseguenze! Quel libro contribuì a cambiare il corso della mia vita. [...]
    Benché scritto per tutti, sembrava che quel libro si rivolgesse proprio a me personalmente. Era come se mi chiedesse come io, Tom Regan, potessi oppormi all'inutile violenza, come quella associata alla guerra in Vietnam, quando le vittime erano umani, e appoggiare lo stesso tipo di violenza (cioè, una violenza inutile) quando le vittime erano animali. (Tom Regan)

La voce della verità

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  • [...] bisognerebbe dire la verità con garbo. Sarebbe meglio non dirla, se non si fosse capaci di farlo in modo cortese; intendendo con ciò che non c'è verità in un uomo che non sappia controllare la propria lingua. (17 settembre 1925, p. 12)
  • Dio ha fatto l'uomo a propria somiglianza. Sfortunatamente per noi, anche l'uomo ha foggiato Dio a propria immagine. Questa ingiusta pretesa ha precipitato l'uomo in un mare di guai. (24 agosto 1947, p. 70)
  • La mia fede nel saggio detto che ciò che si acquista con la spada, con la spada si perde, è indistruttibile. (2 settembre 1939, p. 101)
  • La scuola deve essere un'estensione della casa. (1962, p. 322)
  • L'inglese, oggi, viene studiato per via del suo valore commerciale e del suo cosiddetto valore politico. I nostri ragazzi pensano, e giustamente, nelle attuali circostanze, che senza l'inglese, non potranno ottenere un posto governativo. [...] Centinaia di giovani credono che senza una conoscenza dell'inglese, la libertà per l'India sia praticamente impossibile. Tale cancro ha roso la società al punto che, in molti casi, il solo significato di educazione è quello di conoscenza dell'inglese. Tutti questi, per me, sono segnali della nostra schiavitù e degradazione. Non sopporto che i dialetti vengano schiacciati e lasciati languire come è accaduto. (1 giugno 1921, pp. 322-323)
  • Il più grande, per rimanere grande, deve scegliere di essere il più umile. (7 settembre 1947, p. 325)

Per la pace

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  • È meglio essere violenti, se c'è la violenza nel nostro cuore, piuttosto che indossare la maschera della non violenza per coprire la propria impotenza. La violenza è sempre preferibile all'impotenza. Per un uomo violento c'è sempre la speranza che diventi non violento. Per l'impotente questa speranza non c'è. (I-240)
  • La non violenza, che è una qualità del cuore, non può venire da un appello alla ragione. (I-276)
  • Se l'amore o la non violenza non fossero la legge del nostro essere, tutto il mio ragionamento andrebbe in pezzi. (I-121)

Citazioni sul Mahatma Gandhi

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Gandhi nel 1906
  • Audace idealista, che ci trova consenzienti fino a un certo punto, ma ci obbliga poi a lasciarlo solo nel suo troppo sperare e volere. (Carlo Formichi)
  • Ben pochi hanno lasciato una traccia tanto forte nella storia umana, attraversando con dolcezza un secolo di barbarie, tentando di far ragionare i mostri peggiori, facendo del proprio sacrificio un mezzo per condurre gli altri all'introspezione, rivelando che l'umiliazione è il vero motore della Storia, praticando la sola utopia che permette di sperare nella sopravvivenza della specie umana: quella della tolleranza e della nonviolenza. La sua lezione ha cambiato il XX secolo e l'India. Bisognerà recepirla, se vogliamo che l'umanità sopravviva al XXI. (Jacques Attali)
  • C'è una costante nella vita di Gandhi come uomo pubblico: quando sembrano darsi tutte le condizioni perché il suo programma tocchi la sponda del successo, sopravviene immancabilmente un fatto imprevisto che di per sé potrebbe non mutare il corso fausto delle cose se non si innestasse in una predisposizione soggettiva del protagonista, la predisposizione al fallimento. Si sarebbe tentati di dire che Gandhi, appunto per questo, non era un uomo politico, se tra le sue pretese non ci fosse quella di un nuovo modo di far politica, nel quale viene rifiutata ogni forma di calcolo machiavellico. (Ernesto Balducci)
  • Come per molti altri, le Upanishad, la Gîtâ erano, anzi sono diventati, per lui delle letture predilette. Il suo induismo, molto semplice, si riassumeva nel rispetto della vacca, in cui vedeva l'elemento cardinale del dharma. (Louis Renou)
  • Cristo ci ha dato gli obiettivi, Mahatma Gandhi la tattica. (Martin Luther King)
  • È un santone, un genio, che, cosa rara, usa la bontà come arma. (Benito Mussolini)
  • Eh, sì, era un grand'uomo. Però... tra me e Gandhi non ci fu mai l'intesa che c'era tra me e mio padre. Parlava sempre di religione... Era convinto che ciò fosse giusto... Insomma, noi giovani non andavamo d'accordo con lui su molte cose. (Indira Gandhi)
  • Gandhi aveva decisamente ragione su alcune cose. Mangiare animali, mangiare la loro carne, come facevo io, di certo favorisce il loro massacro, la loro morte violenta e assolutamente terribile. (Tom Regan)
  • Gandhi, questo asceta fragile, dal sorriso gentile, che va in giro drappeggiato in un lenzuolo, e camminando da villaggio a villaggio, ha conquistato, con la parola e con la suggestione di una limpida vita, milioni di cuori. (Enzo Biagi)
  • Gandhi, oggi, è incapace di capire che non è il corpo che è cattivo, ma le sue malattie e infermità. Lo stesso si può dire della mente. Le infezioni della mente non sono meno laide di quelle del corpo. Infatti, il mal di denti dà fastidio solo a chi ne soffre, ma la cretineria dà fastidio a tutti i presenti. (Ezra Pound)
  • Ho sempre rispettato e ammirato Gandhi per l'acume politico e la volontà di ferro da lui dimostrata in innumerevoli occasioni. Ma secondo me la sua visita a Londra fu un errore. La leggendaria importanza della sua figura diminuì sulla scena londinese, e la sua ostentazione religiosa fece poca impressione sulla gente. Nel clima freddo e umido dell'Inghilterra, con la fascia tradizionale che gli cingeva le reni ricadendogli in disordine attorno alle gambe, egli parve un personaggio assurdo. Fu così che la sua presenza a Londra divenne materia per barzellette e caricature. (Charlie Chaplin)
  • [Sulla Guerra indo-pakistana del 1947] I nostri capi decisero di firmare un documento con cui si impegnavano a entrare in guerra col Pakistan. E il Mahatma Gandhi, apostolo della non-violenza, firmò con loro. Sì, scelse la guerra. Disse che non v'era altro da fare. La guerra è inevitabile quando c'è da difendere o da difendersi. (Indira Gandhi)
  • Il mahatma Gandhi è stato forse il primo importante attivista e grande riformatore ad attribuire una dimensione politica al vegetarismo. (Lorenzo Guadagnucci)
  • Intorno a lui c'è una semplicità quasi simile a quella di un bambino. I suoi modi sono gentili e cortesi anche quando tratta con gli avversari, ed è di una sincerità incontaminata. È modesto e senza pretese, al punto che qualche volta può sembrare quasi timido, esitante quando asserisce qualcosa, tuttavia sentite il suo spirito indomabile. Non cerca scuse se deve ammettere di aver sbagliato... Letteralmente "patito della moltitudine che lo adora," non ha molta fiducia nelle maggioranze e teme "il governo di massa" e le passioni scatenate della plebaglia. Si sente a suo agio soltanto in una minoranza, ed è felicissimo quando, in solitudine meditativa, può ascolatare la "piccola voce tranquilla" dentro di sé. Questo è l'uomo che ha incitato trecento milioni di persone alla rivolta, che ha fatto tremare le fondamenta dell'impero inglese, e ha introdotto nella politica umana l'afflato religioso più forte degli ultimi duecento anni. (Romain Rolland)
  • L'India indipendente ha santificato Gandhi, l'ha dichiarato padre della patria, e poi l'ha subito rimosso. La sua personalità e il suo pensiero sono stati più volte smontati e rimontati, come orologi, da storici e sociologi. Dopo le prime esaltazioni, c'è stato chi ha sostenuto che, in realtà, nonostante il radicalismo contadino, la sua dottrina favoriva le classi privilegiate cittadine. Insomma, secondo questa tesi, Gandhi sarebbe stato un falso rivoluzionario, un abile politico, la cui azione ha condotto all'indipendenza dell'India, salvando i grandi proprietari. Per alcuni studiosi della "scuola di Cambridge" sarebbe stato addirittura un fantoccio nelle mani di gruppi e clientele. E c'è stato, al contrario, chi ha parlato di un comunismo primitivo gandhiano. Paradossalmente, è invece in senso opposto che talvolta si richiamano a lui gli autori della svolta economica liberista in corso a Nuova Delhi dall'inizio degli anni Novanta. Altri ancora si limitano a sottolineare, con saggezza, la preminenza in Gandhi di un'esigenza di elevazione morale e spirituale delle masse e dell'individuo, anche nell'azione politica. È in fondo quest'ultimo aspetto del Mahatma che ci sta a cuore. (Bernardo Valli)
  • Per il progresso dell'umanità, non si può sfuggire a Gandhi. Egli visse, pensò ed operò ispirato dalla visione dell'umanità che evolve verso un mondo di pace e di armonia. Ignorandolo, lo facciamo a nostro rischio e pericolo. (Martin Luther King)
  • [Durante il loro incontro avvenuto a Londra nel 1931] Ricevetti una lucida lezione di tattica nella lotta dell'India per la libertà, ispirata, paradossalmente, da un visionario realista e virile dotato della volontà di ferro necessaria per condurla in porto. Egli mi disse anche che la suprema indipendenza consiste nel disfarsi degli oggetti inutili, e che la violenza finisce sempre per distruggere se stessa. (Charlie Chaplin)
  • Se la gandhiana strategia della resistenza non violenta, così potente ed efficace, si fosse scontrata con un diverso avversario – la Russia di Stalin, la Germania di Hitler, oppure il Giappone di prima della guerra, anziché l'Inghilterra – il risultato non sarebbe stato la decolonizzazione, ma il massacro e la sottomissione. (Hannah Arendt)
  • Si leva intorno un urlio possente che sale, a ondate, verso il cielo. "Mahatma! Mahatma!" si sente urlare selvaggiamente con un accento disperato come di belve ferite a morte. Visi trasfigurati si fanno strada tra la calca. Intorno sono bocche rosse spalancate e vibranti, balenio di occhiali e di denti insanguinati dal betel. Mahatma! Non si riesce a capire che cosa voglia tutta questa folla cenciosa, che cosa invochi con tanta selvaggia esaltazione. Non è un uomo che si aspetta ma sembra che questa moltitudine di duecentomila persone sia in attesa di un fenomeno soprannaturale. Che cosa si aspettano dal Mahatma? [...] Ad un tratto la folla oscilla paurosamente. Un urlo spaventoso sale al cielo. Arriva il Mahatma.
    Prima che possa rendermi conto di quanto accade mi sento sollevato e trascinato. Un'automobile interamente ricoperta di gente mi arriva quasi addosso fendendo la folla. In mezzo sta Gandhi, seduto. (Ercole Patti)
  • Credo che Gandhi abbia avuto la visione più illuminata di tutti i politici del nostro tempo. Dovremmo sforzarci di operare nel suo spirito; di non usare la violenza nel combattere per la nostra causa e di rifiutarci di partecipare a qualsiasi iniziativa che noi crediamo sia volta al male.
  • Gandhi, il più grande genio politico del nostro tempo [...] ha dimostrato di quali sacrifici è capace l'uomo quando abbia trovato la via giusta.
  • Il fenomeno Gandhi è il risultato di una straordinaria forza intellettuale e morale, unita a grande abilità politica e a circostanze eccezionali.
  • Una guida per il suo popolo, non sostenuta da autorità esterna: un politico il cui successo non posa sull'artificio né sul possesso di espedienti tecnici, ma semplicemente sulla forza carismatica della sua personalità; un combattente vincitore che ha sempre disdegnato l'uso della forza; un uomo saggio e umile, armato di una determinazione e di una coerenza inflessibili, che ha dedicato tutta la propria forza all'elevazione del suo popolo e al miglioramento della sua sorte; un uomo che ha affrontato la brutalità dell'Europa con la dignità dei semplici, e quindi, assurgendo ogni volta a superiore.
    Può darsi che le generazioni avvenire stenteranno a credere che un individuo simile abbia mai calpestato in carne e ossa questa terra.
  • Mahatma Gandhi non era un capo di eserciti, non era sovrano di vasti regni, non poteva vantare nessuna scoperta scientifica o qualche talento artistico, eppure uomini, governi e dignitari di tutto il mondo hanno oggi giunto le mani per rendere omaggio a questo piccolo uomo scuro in perizona che ha portato questo paese alla libertà.
  • Noi occidentali abbiamo un debole per questi uomini indiani inclini alla spiritualità, ma da vecchio avvocato lascia che lo avverta: il Signor Gandhi è l'individuo più scaltro che incontrerà mai, per quanto staccato dal mondo può sembrare.
  • Qualcuno di voi si rallegrerà perché il signor Gandhi è stato finalmente messo in prigione. Ma io ora chiedo a voi, riuniti qui in questa casa di Dio, di ammettere che siamo testimoni di qualcosa di così nuovo, di così inaspettato, di così insolito, che non ci sorprende che il governo sia in imbarazzo. Quello che il signor Gandhi ci ha costretto a fare è di cominciare a porre delle domande a noi stessi. Da cristiani, ci è difficile rispondere a certe domande. Come trattare degli uomini che hanno deciso di sfidare una legge ingiusta non combattendo, però non rispettandola?
  • Tu sei un uomo, solo un essere umano, ed è anche più difficile per quelli noi che non vogliono nemmeno provare di essere buoni come te.
  • Gandhi voleva che l'India tornasse a essere una società «spirituale», primitiva e fondata sui villaggi; rese molto più difficile un compromesso politico con i musulmani; era anche preparato a un ipocrita uso della violenza, qualora lo avesse ritenuto conveniente.
  • Idealizzò il villaggio indiano tradizionale, dove i millenari ritmi degli animali e delle colture determinavano le condizioni della vita umana. Milioni di persone sarebbero insensatamente morte di fame se avessero seguito le sue raccomandazioni, e avrebbero continuato ad adorare le vacche (che i sacerdoti avevano intelligentemente dichiarato «sacre», così da impedire al povero popolo ignorante di mangiarsi il proprio unico capitale nei tempi di siccità e carestia). Gandhi merita ammirazione per la sua critica a un sistema inumano come quello delle caste, che condannava i più bassi ordini della società a un ostracismo forse più crudele e definitivo di quello della schiavitù. Ma proprio nel momento in cui l'India più di ogni altra cosa aveva bisogno di un leader nazionale laico e moderno, si ritrovò un guru e un fachiro.
  • In realtà, fu Nehru e non Gandhi a condurre il proprio paese all'indipendenza, anche al prezzo spaventoso della divisione. Per decenni, una solida alleanza fra le sinistre laiche inglesi e indiane aveva posto le basi, e alla fine vinto la battaglia, per la liberazione dell'India. Non c'era mai stato alcun bisogno che una figura religiosa oscurantista imponesse il suo ego su tale processo, ritardandolo e distorcendolo.
  • Per quanto riguarda il «Mahatma», ucciso da un membro di una setta fanatica indù perché non sufficientemente devoto, si dovrebbe rimpiangere invece che non sia vissuto tanto da poter vedere l'entità del danno che aveva provocato (ma si è sollevati all'idea che non sia vissuto abbastanza per realizzare il suo ridicolo programma del filatoio).
  • [Sui musulmani nell'Impero anglo-indiano] Sotto il dominio britannico, essi avevano goduto di una certa protezione, in quanto minoranza cospicua, per non dire privilegiata, e non volevano modificare tale stato di cose per divenire un'ampia minoranza in uno stato dominato dagli indù. Così, il fatto stesso che la principale organizzazione che si batteva per l'indipendenza – il Partito del Congresso – fosse guidata da un induista dichiarato rese la conciliazione molto più difficile. Si potrebbe sostenere, e io stesso sarei d'accordo, che l'intransigenza dei musulmani avrebbe giocato in ogni caso un ruolo distruttivo. Ma il compito di convincere le masse islamiche ad abbandonare il Congresso e ad aderire alla separatista «Lega musulmana» fu reso molto più facile dall'insistenza di Gandhi sui temi induisti e dalle lunghe ore che egli ostentatamente dedicò alle pratiche di culto e al suo lavoro al filatoio.
 
Gandhi e Jinnah nel 1944
  • Guardate il mare! Se Gandhi decide di venire in Pakistan, che Dio vi aiuti! Ma se lui fosse invitato, allora prendetemi e gettatemi in mare, prima che io debba essere testimone dell'arrivo di Gandhi in questo paese.
  • Il Signor Gandhi non è preoccupato né della dimensione del paese né con l'analfabetismo delle masse.
  • L'intera questione è molto semplice. La Gran Bretagna vuole dominare l'India. Il Signor Gandhi e il Congresso vogliono governare l'India e i musulmani. Dichiariamo che non permetteremo né ai britannici ne al Signor Gandhi di dominare i musulmani. Vogliamo essere liberi.
  • La speranza del Signor Gandhi è di soggiogare e schiavizzare i musulmani sotto un raj indù. Ho resistito a questo con tutta la forza a mia disposizione, e perciò vengo condannato come il peggior musulmano di questo paese!
  • Non ho esitazioni nel dichiarare che è proprio il Signor Gandhi che sta distruggendo l'ideale su cui il Congresso fu fondato. Egli è l'unico uomo responsabile d'aver trasformato il Congresso in uno strumento per il risveglio dell'Induismo. Il suo progetto è di ridare vita alla religione induista e stabilire un raj indù in questo paese, e sta utilizzando il Congresso per promuovere questo obbiettivo.
  • Sono costretto a dire che mi auguro che il Signor Gandhi cesserà di esprimere opinioni che cambiano di giorno in giorno e di settimana in settimana, e che perpetuano in modo coerente contraddizioni e di concentrarsi sulla sola ed unica questione, e cioè, come lui, di tutti i leader del Congresso, sia il più adatto a rappresentare gli indù in quanto tali e possa onorare promesse a favore degli indù e conseguire il completo accordo fra le due principali comunità ed il resto verrà da sé.
 
Gandhi e Nehru.
  • Attraverso tutte queste pagine ho parlato del signor Gandhi o Mahatma Gandhi chiamandolo «Gandhiji» poiché egli stesso preferiva questa aggiunta al suo nome anziché «Mahatma». Ma in libri e articoli di scrittori inglesi, ho visto delle stranissime spiegazioni di questo «Ji». Taluni l'immaginano un termine affettuoso - Gandhiji significherebbe «caro piccolo Gandhi!». Questo è assolutamente assurdo e dimostra la loro colossale ignoranza della vita indiana. «Ji» in India è uno dei suffissi più comuni dei nomi, e viene usato sia per uomini che per donne, ragazzi e bambini. Esprime un sentimento di rispetto, qualcosa di simile a Signore, Signora o Signorina. La lingua hindostana è ricca di espressioni gentili, di prefissi e di suffissi di nomi e di titoli onorifici. «Ji» è la più semplice e la meno formale di tutte queste forme di cortesia, quantunque perfettamente esatta. Mio cognato, - Ranjit S. Pandit, mi dice che questo «Ji» ha una storia antica e illustre. Deriva dal sanscrito «Arya» che significa signore o di famiglia nobile (non nel significato nazista di ariano!). Questo «Arya» in pracrito si trasformò in «ajja» e di qui si passò al semplice «ji».
  • Con tutto il suo acuto intelletto e la sua passione per il miglioramento dei reietti e degli oppressi, perché egli sostiene un sistema che è chiaramente in decadenza e che crea questa miseria e queste disparità? Egli cerca una via d'uscita, è vero, ma non è questa via verso il passato, chiusa e sbarrata? E nel contempo egli benedice tutti i relitti del vecchio ordine, che si ergono, come degli ostacoli, sulla via del progresso, gli Stati feudali, i grandi zamindar e taluqadar, l'attuale sistema capitalista.
  • È curioso come Gandhiji renda schiave le menti altrui e poi si stupisca della incapacità della gente.
  • È desiderabile o possibile per noi arrestare il funzionamento delle macchine su larga scala nel nostro paese? Gandhiji ha detto ripetutamente di non essere contrario alle macchine come tali, sembra solo che egli pensi che esse siano fuori posto nell'India di oggi. Ma possiamo noi sopprimere le industrie-base, come quelle metallurgiche, od anche le industrie più leggere che già esistono?
    È ovvio che non possiamo farlo.
  • La gente che non conosce Gandhiji personalmente ed ha soltanto letto i suoi scritti è incline a pensare che egli sia un tipo sacerdotale, estremamente puritano, dalla faccia lunga, un calvinista che perseguiti la gioia, qualcosa simile ai «preti in veste nera che fanno la ronda». Ma i suoi scritti non gli rendono giustizia, egli è molto più grande di ciò che egli scrive, e non è affatto giusto citare ciò che egli ha scritto per criticarlo. Egli è esattamente il contrario del tipo del prete calvinista. Il suo sorriso è delizioso, la sua risata contagiosa, e da lui irradia la sensazione di una straordinaria leggerezza di cuore. In lui c'è qualcosa di infantile che affascina assai quando egli entra in una stanza porta con sé un soffio d'aria fresca, che aerea l'atmosfera.
    Egli è uno straordinario paradosso. Suppongo che, in una certa misura, tutti gli uomini eccezionali lo siano. Per anni mi sono scervellato in questo problema perché, con tutto il suo amore e la sua sollecitudine per i reietti, egli sia tuttavia favorevole ad un sistema che inevitabilmente provoca l'esistenza degli oppressi e li aumenta, perché, con tutta la sua passione per la non-violenza, egli sia favorevole ad una struttura sociale e politica che si basa completamente sulla violenza e sulla coercizione.
  • Odio intensamente la violenza eppure io stesso ne sono pieno e, consciamente o inconsciamente, sono spesso tentato di usare la forza contro gli altri. E vi può essere una coercizione maggiore di quella della coercizione psichica di Gandhiji che riduce molti dei suoi intimi seguaci e colleghi allo stato di stracci mentali?
  1. a b Citato in Aldo Capitini, Aggiunta religiosa all'opposizione, in Le ragioni della nonviolenza: Antologia degli scritti, p. 130.
  2. Citato in Woodcock, p. 115.
  3. Citato in AA.VV., Il libro della Seconda guerra mondiale, traduzione di Sandro Matteoni, Gribaudo, 2022, p. 158. ISBN 9788858041406
  4. Da Crime of Chauri Chaura, in Selected Political Writings, Edited, with Introdution, by Dennis Dalton, Hackett Publishing Company, Indianapolis/Cambridge, 1996, p. 33. ISBN 0-87220-330-1
  5. Citato in Dinanath Gopal Tendulkar, Mahatma, Life of Mohandas Karamchand Gandhi
  6. a b Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894
  7. Citato in Luciano Corradini, Vivere senza guerra. La pace nella ricerca universitaria Guerini e associati, Milano, 1989, p. 46. ISBN 9788878020931
  8. Citato in Balducci, p. 183.
  9. Citato in Charlie Chaplin, La mia autobiografia, traduzione di Vincenzo Mantovani, Mondadori, 1964, p. 407.
  10. (EN) Citato in Pierre Stephen Robert Payne, The Life and Death of Mahatma Gandhi, New York, E. P. Dutton, 1969, pp. 485-486.
  11. a b Citato in Sofri 1988, p. 101.
  12. Citato in Woodcock, p. 62.
  13. a b c Citato nei cartelli del Centro per la nonviolenza durante la prima Marcia per la pace Perugia-Assisi, come riportato in Aldo Capitini, In cammino per la pace, 1962, in Le ragioni della nonviolenza: Antologia degli scritti, p. 168.
  14. a b c Da Pensieri sulla vita.
  15. Citato in Sofri 1988, p. 67.
  16. Citato in Gianfranco Ravasi, L'incontro: ritrovarsi nella preghiera, Oscar Mondadori, Milano, 2014, p. 45. ISBN 978-88-04-63591-8
  17. a b Da Lettere all'Ashram.
  18. Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
  19. Citato in Woodcock, p. 113.
  20. Dalla risoluzione Quit India, 8 agosto 1942.
  21. Citato in Corrado Augias e Vito Mancuso, Disputa su Dio e dintorni, Mondadori, Milano, 2009, p. 238.
  22. Citato in Mohandas K. Gandhi Scritti, 1921-1947, panarchy.org.
  23. Citato in Balducci, p. 78.
  24. Citato in Sofri 1988, pp. 90-91.
  25. Citato in Pier Cesare Bori e Gianni Sofri, Gandhi e Tolstoj: un carteggio e dintorni, Il mulino, Bologna, 1985, p. 201. ISBN 88-15-00793-8.
  26. Citato in La religiosità di Gandhi, Civiltà Cattolica, Quaderno n. 1960, anno 1932, vol. I, pp. 335-350. Nel testo originale "induismo" è scritto con l'iniziale maisucola.
  27. Da Speeches and writings of M. K. Gandhi, a cura di G. A. Natesan, Madras, 1922, p. 660.
  28. Citato in Mohandas K. Gandhi Scritti, 1921-1947, panarchy.org.
  29. Da Eknath Easwaran, The Upanishad, Nilgiri Press. 1987. p. 205. Citato in A Tribute to Hinduism.
  30. Da un articolo a sua firma sul numero del 30 gennaio 1948 della sua rivista Harijan. Così (EN) Louis Fischer, The Life of Mahatma Gandhi, Bharatiya Vidya Bavan, Bombay, 1951, p. 437. (citato in:Roberto Dal Bosco, Cristo o l'India, Verona, Fede & Cultura, 2018, ISBN 978-88-6409-621-6. p. 75)
  31. Citato in AA.VV., Il libro della politica, traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 224. ISBN 9788858019429
  32. Citato in Sofri 1988, p. 99.
  33. a b Citato in La forza della verità, pp. 91-92.
  34. Citato in Barbara De Mori, Che cos'è la bioetica animale, Carocci, Roma, 2007, p. 87. ISBN 978-88-430-4079-7
  35. Non verificata per Ralph Keyes, The Quote Verifier, St. Martin's Press, 2006, p. 74. ISBN 9780312340049
  36. Citato nel film Setup (2011).
  37. a b Dal film Gandhi (1982).
  38. Cfr. la raccolta Vivi come se dovessi.
  39. Da Antiche come le montagne, ed. di Comunità, Milano, 1963, pp. 234-235 [non vidi]; citato in Gloria Gazzeri, Tolstoi saggista e «Il regno di Dio», in Leone Tolstoi, Il regno di Dio è in voi, Publiprint – Manca Editrice, Trento – Genova, 1988, p. V.
  40. Cfr. Ralph Waldo Emerson: «Una stupida coerenza è l'ossessione di piccole menti, adorata da piccoli uomini politici e filosofi e teologi. Con la coerenza una grande anima non ha, semplicemente, nulla a che fare. Tanto varrebbe che si occupasse della sua ombra sul muro. Dite quello che pensate ora con parole dure, e dite domani quello che il domani penserà con parole altrettanto dure, per quanto ciò possa essere in contraddizione con qualunque cosa abbiate detto oggi».

Bibliografia

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  • Aldo Capitini, Le ragioni della nonviolenza: Antologia degli scritti, a cura di Mario Martini, Edizioni ETS, Pisa, 2004. ISBN 88-467-0983-7
  • Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni Cultura della Pace, Firenze, 1988.
  • Arun Gandhi, Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre (Mahatma Gandhi 150), traduzione di Elena Cantoni, Giunti, Firenze-Milano, 2019. ISBN 9788809890466
  • Mahatma Gandhi, Aforismi e pensieri, a cura di Massimo Baldini, traduzione di Lucio Angelini, Newton Compton, Roma, 1995.
  • Mahatma Gandhi, Antiche come le montagne, a cura di Sarvepalli Radhakrishnan, traduzione di Lucia Pigni Maccia, Mondadori.
  • Mahatma Gandhi, Buddismo, Cristianesimo, Islamismo: le mie considerazioni, traduzione di Lucio Angelini, Tascabili Economici Newton, Roma, 2000. ISBN 88-7983-259-X
  • Mahatma Gandhi, Il mio credo, il mio pensiero: le parole di pace, d'amore e di libertà dell'uomo che è divenuto il simbolo della non violenza, traduzione di Lucio Angelini, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 1995. ISBN 88-7983-869-5
  • Mahatma Gandhi, Il potere della non-violenza, traduzioni di Lucio Angelini, Bianca Vittoria Franco e Franco Paris, Newton Compton, 2012. ISBN 978-88-541-4681-5
  • Mahatma Gandhi, L'Induismo , traduzione di Franco Paris, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 1995. ISBN 88-7983-944-6
  • Mahatma Gandhi, La forza della verità, volume I: Civiltà, politica e religione, a cura di Raghavan N. Iyer, traduzione di Sara Daina e Sandra Manara, Edizioni Sonda, Torino, 1991. ISBN 88-7106-043-1
  • Mahatma Gandhi, La mia vita per la libertà, traduzione di Bianca Vittoria Franco, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 1994. ISBN 88-7983-390-1
  • Mahatma Gandhi, La mia vita per la libertà, traduzione di Bianca Vittoria Franco, Luigi Reverdito Editore, 1995.
  • Mahatma Gandhi, La voce della verità, traduzione di Lucio Angelini, Newton Compton, Roma, 1991. ISBN 88-7983-206-9
  • Mahatma Gandhi, Pensieri sulla vita, a cura di Sara Poledrelli, Feltrinelli Editore, Milano, 2014. ISBN 9788858818763
  • Mahatma Gandhi, Per la pace: Aforismi, a cura di Thomas Merton, traduzione di L. Noulian, Feltrinelli, Milano. (Anteprima su Google Libri)
  • Mahatma Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza, traduzione di Fabio Grillenzoni e Silvia Calamandrei, RCS Quotidiani, 2010.
  • Gianni Sofri, Gandhi in Italia, Il Mulino, Bologna, 1988. ISBN 88-15-01768-2
  • George Woodcock, Gandhi, traduzione di Elisabetta Cornara Filocamo, Oscar Mondadori, Milano, 1990. ISBN 88-04-34077-0

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