Martin Luther King

attivista, politico e pastore protestante statunitense (1929-1968)

Martin Luther King (1929 – 1968), pastore protestante e attivista statunitense.

Martin Luther King nel 1964
Medaglia del Premio Nobel
Medaglia del Premio Nobel
Per la pace (1964)

Citazioni di Martin Luther King

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  • Cristo ci ha dato gli obiettivi, Mahatma Gandhi la tattica.[1]
  • E anche se dovrete affrontare le difficoltà di oggi e di domani, io ho ancora un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano.
    Io ho un sogno, che un giorno questa nazione si leverà e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: "Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità, che tutti gli uomini sono creati uguali".
    Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che furono schiavi e i figli di coloro che possedettero schiavi potranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
    Io ho un sogno, che un giorno perfino lo Stato del Mississippi, uno Stato che ribolle di ingiustizia, che ribolle di oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia.
    Io ho un sogno, che i miei quattro bambini vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per il loro carattere.[2]
  • I mali del capitalismo sono reali quanto i mali del militarismo e i mali del razzismo.
The evils of capitalism are as real as the evils of militarism and evils of racism.[3]
  • L'ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia dovunque.[4][5]
  • La discriminazione è una bestia che tormenta i neri in ogni singolo momento della vita per ricordare loro che la menzogna della loro inferiorità è accettata come una verità.[6]
  • La libertà non viene mai concessa volontariamente dall'oppressore; dev'essere chiesta dagli oppressi.
freedom is never voluntarily given by the oppressor; it must be demanded by the oppressed.[7]
  • Le nostre vite cominceranno a finire il giorno in cui resteremo silenziosi di fronte alle cose che contano.[8]
  • Non-violenza significa evitare non solo la violenza fisica esterna, ma anche la violenza interna dello spirito. Non solo rifiutati di sparare a un uomo, ma anche di odiarlo.[9]
  • Per il progresso dell'umanità, non si può sfuggire a Gandhi. Egli visse, pensò ed operò ispirato dalla visione dell'umanità che evolve verso un mondo di pace e di armonia. Ignorandolo, lo facciamo a nostro rischio e pericolo.[10]
  • Potrò essere crocifisso, potrò anche morire, ma voglio che i miei fratelli dicano: "è morto perché io sia libero".[11]
  • Qualche tempo fa uno degli Stati Uniti del sud adottò un nuovo tipo di esecuzione capitale. Il gas sostituì la forca. Le prime volte un microfono veniva installato nella stanza della morte in modo che gli esperti scientifici potessero udire le parole del prigioniero morente... La prima vittima fu un giovane negro. Come la compressa fu gettata nel contenitore e il gas cominciò a esalare, dal microfono uscirono queste parole: «Salvami, Joe Louis. Salvami, Joe Louis. Salvami, Joe Louis...»[12]
  • Se un uomo non ha scoperto nulla per cui vorrebbe morire, non è adatto a vivere.[13]
  • Sono fermamente convinto che la verità disarmata e l'amore disinteressato avranno l'ultima parola.[14][5]
  • [Rifiutando una pistola ricevuta in regalo] Sono un predicatore della non violenza. Non ho diritto di portarla. E poi, ciò che conta non è quanto si vive, ma come si vive.[11]
  • Un uomo chiamato a fare lo spazzino dovrebbe spazzare le strade così come Michelangelo dipingeva, o Beethoven componeva, o Leontyne Price cantava al Metropolitan Opera, o Shakespeare scriveva poesie. Egli dovrebbe spazzare le strade così bene al punto che tutti gli ospiti del cielo e della terra si fermerebbero per dire che qui ha vissuto un grande spazzino che faceva bene il suo lavoro.
If it falls your lot to be a street sweeper, sweep streets like Michelangelo painted pictures, sweep streets like Beethoven composed music, sweep streets like Leontyne Price sings before the Metropolitan Opera. Sweep streets like Shakespeare wrote poetry. Sweep streets so well that all the hosts of heaven and earth will have to pause and say: Here lived a great street sweeper who swept his job well.[15]
  • Una rivolta, in fondo in fondo, è la lingua degli inascoltati.[16]
  • Vanno da lui e gli dicono: da oggi sei libero. Ma non gli danno neppure il biglietto dell'autobus per andare in città. Non gli danno né i vestiti né le scarpe. Questo è ciò che l'America ha fatto con l'uomo nero.[17]
  • [Ultime parole al pastore Branch] Vecchio mio, non dimenticare stasera di cantare Il signore sia lodato, e soprattutto di cantarlo bene![18]

discorso tenuto il 28 agosto 1963, citato in Lavocedinewyork.com, 18 gennaio 2021

  • Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività. Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.
  • Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento.
  • Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.
  • Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima. Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà.
  • Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.
  • Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
    Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
    Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
    Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
    Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

discorso tenuto nella chiesa di Riverside, New York, 4 aprile 1967, citato in Ildialogo.org, 5 luglio 2005

  • C'é un nesso molto evidente e quasi elementare fra la guerra in Vietnam e la lotta che io e altri abbiamo intrapreso in America.
  • Ho capito che l'America non avrebbe mai investito i fondi e le energie necessarie a riabilitare i suoi poveri, finché le avventure come il Vietnam avessero continuato a risucchiare uomini e talenti e denaro come una sorta di pompa aspirante, demoniaca e distruttiva.
  • Forse é stato un più tragico riconoscimento della realtà quando ho capito che la guerra faceva assai di più che devastare le speranze dei poveri in patria. La guerra mandava i loro figli e fratelli e mariti a combattere e a morire in una percentuale straordinariamente superiore alla loro consistenza proporzionale nella popolazione. Stavamo prendendo i giovani neri che la nostra società aveva mutilato, e li mandavamo a quindicimila chilometri di distanza, per garantire nel Sudest asiatico libertà a cui essi stessi non avevano accesso nel Sudovest della Georgia o a Harlem est. E così ci siamo trovati più volte di fronte alla crudele ironia di vedere sugli schermi televisivi ragazzi neri e bianchi che uccidono e muoiono insieme, per un paese incapace di farli sedere insieme nei banchi delle stesse scuole. E così li vediamo affiancati e solidali nella brutalità, mentre incendiano le capanne di un povero villaggio, ma ci rendiamo conto che a Chicago difficilmente potrebbero abitare nello stesso isolato. Io non potevo restare in silenzio di fronte a una così crudele manipolazione dei poveri.
  • Com'é possibile che i miei interlocutori non sappiano che la Buona Novella si rivolge a tutti gli uomini: ai comunisti e ai capitalisti, ai loro figli e ai nostri, ai neri e ai bianchi, ai rivoluzionari e ai conservatori? Hanno dimenticato che il mio ministero é istituito in obbedienza a Colui che ha amato i suoi nemici al punto di morire per loro? E allora, che cosa posso dire ai vietcong, o a Castro, o a Mao, in qualità di ministro fedele di Costui? Posso minacciarli di morte, o non dovrò invece condividere con loro la mia vita?
  • Finché considereremo le macchine e i computer, le motivazioni del profitto e i diritti di proprietà più importanti delle persone, i tre giganti del razzismo, del materialismo estremo e del militarismo non potranno mai essere sconfitti.
  • La vera compassione non si limita a gettare una moneta al mendicante, ma arriva a capire che, se produce mendicanti, un edificio ha bisogno di una ristrutturazione.
  • Il senso di arroganza tipico dell’Occidente, che crede di avere tutto da insegnare agli altri, e nulla da imparare da loro, non é giusto.
  • Una nazione che continua, un anno dopo l’altro, a spendere più denaro per la difesa militare che per i programmi di elevazione sociale, si avvicina alla morte dello spirito.

I have a dream

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  • Nkrumah era partito da un inizio modesto: i suoi genitori non avevano istruzione, non erano capotribù, erano gente umile.
  • Nkrumah sapeva da sempre che il colonialismo era nato per il dominio e lo sfruttamento; che era stato inventato per tenere sotto un determinato gruppo e sfruttarlo, così da assicurare un vantaggio economico al gruppo dominante.
  • Era un agitatore, giudicato colpevole di sedizione: ma la sua attività aveva ispirato altri, che erano in libertà. Queste persone riuscirono a coalizzarsi, e quando Nkrumah aveva scontato soltanto pochi mesi di carcere, lo elessero primo ministro. Così l'impero britannico capì che era meglio farlo uscire: la sua condanna era a quindici anni, ma in realtà scontò soltanto otto-nove mesi. E quando uscì, era il capo del governo della Costa d'Oro.
  • Proprio come nel 1776, quando l'America ottenne l'indipendenza, il porto di New York divenne una sorta di faro di speranza per migliaia di popoli oppressi d'Europa: allo stesso modo, ho pensato che il Ghana potesse diventare un simbolo di speranza per centinaia e migliaia di oppressi in tutto il mondo, che lottano per conquistare la libertà.
  • Spesso mi torna alla mente una frase di Nkrumah: «Preferisco l'autogoverno nel rischio alla servitù nella tranquillità». Credo che sia un grande pensiero. Quindi, Nkrumah e i suoi erano pronti ad affrontare i rischi e i problemi; ma secondo me il Ghana avrebbe saputo trarre profitto dagli errori commessi da altre nazioni che erano nate tanti anni prima, e sarebbe diventato un grande paese.

Il sogno della non violenza

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  • Ignorare il male equivale ad esserne complici.
  • Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell'altruismo creativo o nel buio dell'egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La più insistente ed urgente domanda della vita è: "Che cosa fate voi per gli altri?"
  • Questo 4 di luglio è vostro, non mio.

La forza di amare

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  • Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo: Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d'animo. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti e noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che noi vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria. L'amore è il potere più duraturo che vi sia al mondo.
  • La chiesa [...] non è la padrona o la serva dello stato, ma la coscienza dello stato.
  • La salvezza dell'uomo è nelle mani dei disadattati creativi.[5]
  • La tenebra non può scacciare la tenebra: solo la luce può farlo. L'odio non può scacciare l'odio: solo l'amore può farlo. L'odio moltiplica l'odio, la violenza moltiplica la violenza, la durezza moltiplica la durezza, in una spirale discendente di distruzione.
  • Noi non facciamo la storia. Siamo fatti dalla storia.
We are not makers of history; we are made by history.

Lettera a un amico antisionista

in This I Believe: Selections from the Writings of Dr. Martin Luther King Jr., New York, 1971.

  • Pace per Israele significa sicurezza, e dobbiamo con tutti i nostri mezzi proteggere il suo diritto a esistere. Israele è uno degli importanti avamposti della democrazia nel mondo, è un meraviglioso esempio di come una terra arida può essere trasformata in un'oasi di fratellanza e di democrazia. Pace per Israele significa sicurezza, e la sicurezza deve essere reale.[19] (p. 234)
  • Se ritieni che il Popolo ebraico meriti di avere uno Stato indipendente, allora sei un sionista. È così facile. Sionismo non è una parolaccia. Si tratta di un credo che rafforza il diritto legittimo del popolo ebraico all'auto-determinazione. Non devi essere un Ebreo per essere un sionista, allo stesso modo non è necessario essere una donna per essere una femminista, o una persona di colore per credere nella parità di diritti dei Neri.[19] (p. 234)

Citazioni su Martin Luther King

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  • Ci avevo pensato bene, poi andai da Gene Roddenberry e gli dissi che alla fine del primo anno [di Star Trek] avrei lasciato la serie. Lui ci restò molto male. Quel fine settimana, partecipai a uno spettacolo di beneficienza e mi si avvicinò qualcuno che disse: "Miss Nichols, c'è una persona che vorrebbe vederla, un suo ammiratore". Io mi aspettavo di trovarmi davanti a un ragazzino, invece mi voltai e mi trovai di fronte al dottor Martin Luther King. Rimasi di sasso. Lui disse: "Sì, io sono un suo gran ammiratore. Anzi, in casa mia nessuno si perde mai una puntata". Io lo ringraziai e gli dissi che avevo intenzione di lasciare la serie alla fine della stagione. Lui rispose: "Non può!". Io ero sconcertata e gli chiesi perché. E lui: "Si rende conto di chi è lei? Di quello che ha? Non sa che lei è entrata nella storia? Lei ha aperto una porta e non bisogna permettere che venga richiusa. Lei fa parte dell'equipaggio dell'Enterprise, e in un ruolo di comando in esplorazione pacifica. Lei ha cambiato per sempre il volto della televisione. Ha dato vita a un personaggio che possiede dignità, bellezza e intelligenza. Non può andarsene! Lei è un punto di riferimento, e non intendo solo per i bambini neri. Il ruolo più importante ce l'ha nei riguardi di coloro che sono diversi da noi e che per la prima volta ci vedono per quello che siamo: uguali, esseri umani uguali in esplorazione pacifica. Nichelle, lei non può andarsene". Io ero semplicemente raggelata e dissi: "Grazie, Dottor King". Il lunedì, andai da Gene Roddenberry a raccontargli quello che mi aveva detto il Dottor King, e aggiunsi: "Se mi vuoi ancora, resterò". Non lo dimenticherò mai. Gene mi abbracciò e con le lacrime agli occhi mi disse: "Grazie a Dio c'è qualcuno d'importante che capisce quello che sto cercando di fare". (Nichelle Nichols)
  • Ci sarà la lotta delle razze (e non delle classi) e Martin Luther King, ottimo cristiano, sarà il martire di questa lotta, ma la sua morte sarà piuttosto la vittoria di una razza che di una religione. (Hans Urs von Balthasar)
  • Hanno ucciso il grande uomo, | questo no, non è vero, | perché lui vive in noi. | Hanno ucciso Luther King. (Rino Gaetano)
  • Martin Luther King ha invitato tutta la nazione a marciare con lui su Washington ad agosto. Tanti negri e tanti bianchi insieme non si vedevano da Via col vento! (The Help)
  1. Citato in AA.VV. 2018, p. 225.
  2. Dal discorso al Lincoln Memorial di Washington, 28 agosto 1963; citato in Ferdie Addis, I have a dream. I discorsi che hanno cambiato la storia, traduzione di Valeria Bastia, De Agostini, Novara, 2012, p. 104. ISBN 978-88-418-7870-5
  3. Citato in Walter L. Hixson, The Myth of American Diplomacy: National Identity and U.S. Foreign Policy, 2008, p. 247, ISBN 9780300150131.
  4. Da Lettera dalla prigione di Birmingham, Atlantic Monthly, agosto 1963.
  5. a b c Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894
  6. Citato in AA.VV. 2018, p. 320.
  7. Dalla Lettera dalla prigione di Birmingham, 16 aprile 1963
  8. Citato in John Pilger, Iraq: segreti e bugie, Internazionale, n. 454, 13 settembre 2002, p. 14.
  9. Citato in AA.VV. 2018, p. 319.
  10. Da The Words of Martin Luther King Jr., New Market Press, New York, 1983, p. 71; citato in Dennis Dalton, Gandhi, il Mahatma: il potere della nonviolenza, traduzione di Andrea Boni, ECIG, Genova, 1998, p. 13. ISBN 88-7545-842-1
  11. a b Citato in Teresio Bosco, Uomini come noi, Società Editrice Internazionale, Torino, 1968.
  12. Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, pp. 80-81. ISBN 88-8598-826-2
  13. Da un discorso a Detroit, 23 giugno 1963; citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013, n. 2388. ISBN 9788858654644.
  14. Dal discorso pronunciato alla consegna del Nobel, 11 dicembre 1964.
  15. Dal discorso What Is Your Life's Blueprint?, Barratt Junior High School, Philadelphia, 26 ottobre 1967; citato in What Is Your Life's Blueprint?, seattletimes.com)
  16. Da Chaos or Community, IV.; citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013, n. 2684. ISBN 9788858654644.
  17. Citato in Federico Rampini, Martin Luther King Jr parla ancora all’America, Rep.repubblica.it, 3 aprile 2018.
  18. Come riportato dallo stesso Branch; video disponibile su RaiStoria.Rai.it.
  19. a b Lettera a un amico antisionista è una lettera aperta erroneamente attribuita a Martin Luther King. Cfr. Letter to an Anti-Zionist Friend.

Bibliografia

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  • AA.VV., Il libro della politica, traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018. ISBN 9788858019429
  • Martin Luther King, I have a dream, traduzione di Tania Gargiulo, Mondadori, Milano, 2015. ISBN 885206219X
  • Martin Luther King, Il sogno della non violenza. Pensieri, traduzione di Stefano Valenti, Feltrinelli, Milano, 2006. ISBN 978-88-07-81881-3

Altri progetti

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