Gautama Buddha

monaco, filosofo, mistico e asceta indiano, fondatore del buddhismo

Siddhārtha Gautama, meglio conosciuto come Gautama Buddha, Buddha Śākyamuni o semplicemente Buddha (566 a.C. – 486 a.C.), monaco, filosofo e mistico indiano, fondatore del buddhismo.

Gautama Buddha

Citazioni di Buddha

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  • Avendo la visione del mondo intero, del mondo tutto, così come realmente è, egli si scioglie dal mondo ed è senza simili nel mondo. Superatore di ogni cosa, incrollabile, libero da ogni vincolo il supremo riposo appartiene a lui che, senza paura per ogni verso, ha conseguito il nirvāṇa. Questo essere illuminato, che ha distrutto le manie, senza turbamenti, libero dal dubbio, ha raggiunto la distruzione di ogni karma e per la distruzione del substrato (karmico) è un liberato.[1]
  • Chi mangia carne uccide il seme della grande compassione.[2]
  • Ci sono quattro generi di nutrimento che consentono agli esseri viventi di crescere e di conservare la vita. Quali sono questi quattro nutrimenti? Il primo è il cibo commestibile, il secondo è il cibo delle impressioni sensoriali, il terzo è il cibo della volizione e il quarto è il cibo della coscienza.[3]
  • Dato che in questo mondo la separazione è certa, non è forse meglio separarsi volontariamente per motivi religiosi?[4]
  • È meglio impedire a una bestia di soffrire, piuttosto che restare seduto a contemplare i mali dell'universo, pregando in compagnia dei sacerdoti.[5]
  • È normale per voi, o Kalama, avere dubbi e perplessità. Il dubbio si è generato in voi perché si tratta di argomenti controversi. Ora, ascoltate, o Kalama. Non fatevi guidare da dicerie, tradizioni o dal sentito dire. Non fatevi guidare dall'autorità delle sacre scritture né solo dalla logica o dall'inferenza né dalla considerazione delle apparenze né dal piacere della speculazione né dalla verosimiglianza né dalla considerazione "Il monaco è il nostro maestro". Ma, o Kalama, quando capite da voi stessi: "Queste cose non sono salutari (akusala), ma sono sbagliate e cattive, bandite dai saggi", allora abbandonatele... e quando capite da voi stessi: "Queste cose sono salutari (kusala) e buone, portano beneficio e felicità" allora accettatele e seguitele.[6]
  • Ho corso lungo innumerevoli esistenze, cercando il costruttore della casa, né lo ho trovato: eppure è doloroso tornare a nascere ogni volta! O costruttore! Sei stato scoperto, non costruirai di nuovo la casa! Tutte le travi sono spezzate, la capriata è crollata; lo spirito, cancellata ogni concezione, ha estinto la sete![7]
  • La pace viene da dentro. Non cercarla fuori.[8]
  • Le creature senza piedi hanno il mio amore, e così lo hanno quelle a due piedi e anche quelle a molti piedi. Possano tutte le creature, tutte le cose che hanno vita, tutti gli esseri di qualunque specie, non avere mai nulla che possa danneggiarle. Possa non accadere loro mai nulla di male.[9]
  • Mi sono fermato tanto tempo fa, Angulimala, io sono fermo, sei tu che ti stai muovendo... io mi sono fermato tanto tempo fa. Non c'è più alcun movimento in me, perché non ho più motivazioni. E quando non ci sono motivazioni, come può esserci movimento? Io non ho alcuna meta, ho già raggiunto la mia meta, perché dunque dovrei muovermi? Sei tu che ti stai muovendo, per questo ti dico: fermati![10]
  • Noi siamo quello che pensiamo.[11] (la frase è di Joseph Murphy).[12]
  • Non credete minimamente a ciò che dico. Non prendete nessun dogma o libro come infallibile.[13]
  • Non lasciare che la mente sia turbata da oggetti esterni né che si perda dietro le proprie idee. Sii libero da ogni attaccamento e da ogni timore. Questa è la via per superare la miseria del nascere e del morire.[14]
  • Ogni dharma[15] è libero e privo di attaccamento, e non dimora in alcun luogo.[16]
  • [Ultime parole] Ricordate, o monaci, queste mie parole: tutte le cose composte sono destinate a disintegrarsi! Dedicatevi con diligenza alla vostra propria salvezza!
Handa dāni, bhikkave, āmantayāmi vo: "vayadhammā saṅkhārā appamādena sampādethā"ti.[17]
  • Rumorosi sono i piccoli torrenti, il vasto oceano è silenzioso.
Sanantā yanti kussobbhā, tunḥi yāti mahodadhi.[18]
  • Se in battaglia un uomo ne vincesse mille, e un altro vincesse se stesso, il vero vincitore sarebbe il secondo.[19]
  • Tutte le creature tremano di fronte alla violenza.
    Tutte temono la morte. Tutte amano la vita.
    Vedi te stesso negli altri. E a quel punto a chi potrai far male?
    Che male potrai mai fare?[20]
  • Un discepolo dovrebbe astenersi da cinque attività: commercio di armi, di esseri viventi, di carne, di bevande intossicanti e di veleno.[21]
  • Viviamo nella paura, ed è così che non viviamo.[22]
  • Quale essere razionale, consapevole di vecchiaia, malattia e morte, potrebbe starsene tranquillamente in piedi, o seduto, oppure sdraiato, o tanto meno ridere?
    Invece, chi rimane tranquillo e imperturbabile nel vedere un suo simile vecchio, ammalato o morto, è come un essere senza coscienza:
    infatti, se un albero viene privato di frutti e di fiori o cade tagliato, un altro albero non se ne affligge.
  • Impura e distorta: tale è la condizione naturale delle donne in questo mondo; ma l'uomo, ingannato da vesti e ornamenti, per le donne incorre nella passione.
  • Come gli uccelli, dopo essersi incontrati sull'albero che li ospita, si separano, così l'incontro delle creature finisce sempre con la separazione.
    E come le nubi si addensano e di nuovo si allontanano, così, credo, è l'unione e la separazione degli esseri viventi.
  • Quale saggio potrebbe procedere in base [alle convinzioni] di un altro, come un cieco guidato da un cieco nella cieca oscurità?
    Benché io non abbia ancora accertato la verità, nel dubbio tra bene e male la mia decisione è comunque per il bene: davvero è preferibile il dolore di chi, magari invano, è rivolto al bene, alla felicità di chi, fors'anche a ragione, è rivolto al male.
  • Come può l'inquieto, che è spossato da fame, sete e mortificazioni e la cui mente non si regge per lo sforzo, raggiungere quel risultato che la mente deve raggiungere?
  • Mahāmati, quando tutte le false proiezioni che offuscano la vera coscienza cessano, cessano tutte le forme di coscienza sensoriale. Questo, Mahāmati, è quel che si intende per cessazione delle caratteristiche. [...] Mahāmati, i seguaci di altri sentieri sostengono che quando ha fine la percezione di un mondo esterno, cessa anche la continuità della coscienza. Ma se cessasse la continuità della coscienza, avrebbe termine quella continuità senza inizio.
  • Anche i saggi vedono le illusioni, ma non ne sono confusi.
  • Le persone di questo mondo dipendono da due cose. Dipendono dall'esistenza e dalla non esistenza. E siccome cadono in preda all'esistenza e alla non esistenza, cercano di immaginare una via di fuga dove non ce n'è alcuna. [...] Quando le persone pensano che il desiderio, l'ira e l'illusione esistano, immaginano la non esistenza del desiderio, dell'ira e dell'illusione, e pensano che non percependone l'esistenza, Mahāmati, le caratteristiche della loro esistenza si plachino. Quindi credono che, poiché non percepiscono l'esistenza di desiderio, ira e illusione nei tathāgata, negli śrāvaka o nei pratyeka-buddha, questi esistano e poi non esistano.
  • Dal paradiso di Brahmā giù fino alle radici degli alberi | che circondano il mondo con i loro rami | ciò che io insegno è: | tutto è nient'altro che mente.
  • E ancora, non dovete mangiare carne perché ciò impedisce ai praticanti di dare origine a pensieri di compassione.
  • Non dovete mangiare carne perché chi uccide le creature viventi prende tanto gusto al sapore della carne che, quando vede un essere, pensa a questa.
  • Non approverò mai il consumo di carne.
  • Mahāmati, quando si tratta di carne o pesce, non si può parlare di "non chiederla, non cercarla, non pensare a essa". Per questo motivo, non dovete mangiare carne.
    Mahāmati, in alcune occasioni ho proibito di mangiare cinque tipi di carne, e in altre dieci tipi. Oggi [...] dico: assolutamente niente carne. Mahāmati, il Tathāgata, l'Arhat, il Perfetto Illuminato non ha mai mangiato né tanto meno ha insegnato a mangiare pesce o carne. A causa dei miei atti di grande compassione nel passato, io guardo tutti gli esseri come se fossero miei figli. E perché dovrei approvare il mangiare la carne dei propri figli?
  • Gli esseri in un'età futura | potrebbero stupidamente dire della carne: | "È pura e non è sbagliato, | i buddha hanno detto che possiamo mangiarne".
  • Chi mangia la carne coperta di sangue | terrorizza gli altri esseri; | quindi coloro che praticano | per compassione non dovrebbero mangiare carne.
  • Così se una persona (uccide una pecora per) mangiarne la carne, questa rinascerà come essere umano e l'uomo, dopo la morte, rinascerà come pecora (per ripagare il debito). Così gli esseri viventi delle dieci condizioni di nascita si divorano l'un l'altro generando un interminabile cattivo karma.
  • Come potete dunque, dopo il mio nirvāṇa, mangiare carne di esseri viventi e pretendere di essere miei discepoli? Dovete sapere che coloro che mangiano carne, per quanto le loro menti possano aprirsi e realizzare una parvenza di samādhi, non sono altro che grandi rākṣasa che, dopo questa vita, sprofondano nuovamente nell'amaro oceano del saṃsāra e non possono essere miei discepoli. Essi si uccideranno e divoreranno a vicenda incessantemente; come potranno dunque sfuggire ai tre mondi dell'esistenza?
    Dovrai perciò insegnare agli uomini mondani che si esercitano nel samādhi a non uccidere. Questo è chiamato il profondo insegnamento del Buddha sul secondo atto determinante. Perciò, Ānanda, se non si smette di uccidere, l'esercizio del dhyāna-samādhi è come gridare tappandosi le orecchie nella speranza che la gente non oda le grida, oppure come cercare di nascondere qualcosa che è già sotto gli occhi di tutti.
  • Come possono dunque coloro che esercitano la grande compassione nutrirsi della carne e del sangue degli esseri viventi? Se i bhikṣu si asterranno dall'indossare abiti di seta, sandali di cuoio e pellicce, e dal consumare latte, panna e burro, saranno veramente liberati da ciò che è mondano; dopo aver pagato i loro antichi debiti, non rinasceranno più nei tre regni dell'esistenza.
  • Affermo che se una persona riesce a (controllare) corpo e mente, e grazie a questo ad astenersi dal mangiare carne animale e dall'indossare abiti derivati dagli animali, sarà sicuramente liberato. Questo mio insegnamento è quello del Buddha, mentre tutti gli altri provengono dai demoni malvagi.

Attribuite

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  • Il risentimento è come bere veleno sperando che un altro muoia.
[Citazione errata] L'attribuzione a Buddha non trova riscontri. La massima esiste anche in altre varianti (in alcune ad esempio si parla di odio e non di risentimento) e viene anche attribuita a Nelson Mandela, Agostino d'Ippona (nel film Affari di famiglia) ed altri. A quanto pare, questo concetto venne espresso per la prima volta da Emmet Fox in The Sermon on the Mount (1938), un testo molto famoso tra gli Alcolisti Anonimi: «Un cristiano non può considerare "giustificabili" l'odio o l'esecrazione in nessuna occasione e qualunque sia la tua opinione in merito, non ci sono dubbi sulle conseguenze pratiche che la cosa avrebbe su di te. Potresti ingoiare una dose di acido prussico in due sorsi e pensare di proteggerti dicendo: "Questo è per Robespierre, quest'altro è per l'assassino di Bristol", ma sarà difficile avere dubbi su chi beneficerà del veleno.» La massima, nelle sue diverse varianti, pare essersi diffusa successivamente.[23]

Dhammapada

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Gian Maria Annovi

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Gli elementi della realtà hanno la mente come principio, hanno la mente come elemento essenziale e sono costituiti di mente. Parlare o agire con mente corrotta è seguire la sventura come la ruota segue le zampe di una bestia da tiro.
[Citato in Michael Jordan, Buddha, traduzione di Gian Maria Annovi, Atlante, Monteveglio, 2003, p. 24. ISBN 88-7455-004-9]

Fruttero & Lucentini

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Tutte le cose hanno origine nella mente, la mente le produce, di mente sono fatte. Chi parla o agisce con mente corrotta, l'infelicità lo segue come la ruota segue il piede (del bue).
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni

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  • «Egli mi ha ingiuriato, picchiato, vinto e derubato»: in coloro che accolgono tali pensieri l'odio non si placa. «Egli mi ha ingiuriato, picchiato, vinto e derubato»: in coloro che non accolgono tali pensieri, si placa l'odio. (3-4; 2003, p. 169)
  • Mai, invero, si placano quaggiù gli odii con l'odiare: col non-odiare si placano. Questa è legge eterna. (5; 1994, p. 51)
L'odio non può mai fermare l'odio; solo l'amore può farlo, è legge antica.[19]
  • Come la pioggia entra in una casa mal coperta, così la passione penetra in una mente non abituata alla meditazione. Come una casa ben coperta rimane asciutta, così la passione non penetra nella mente che medita. (13-14; 2003, p. 147)
  • L'attenzione è il sentiero conducente all'immortalità, la disattenzione è il sentiero della morte; gli attenti non muoiono, i disattenti sono già come morti. (21; 1994, p. 53)
La consapevolezza ricettiva apre alla vita | la fuga nella distrazione è un sentiero di morte | chi è consapevole è totalmente vivo | chi è distratto | è come fosse già morto.[24]
  • Come un pesce tolto dalla sua acquatica dimora e gettato sul pavimento, trema questo [nostro] pensiero, allorché deve rinunciare ad essere dominato da Māra. (34; 1994, p. 54)
  • Come, invece, l'ape raccoglie il succo dei fiori, senza danneggiarne colore e profumo, così dimori l'asceta nel villaggio. (49; 1994, p. 56)
  • Come un bel fiore smagliante [ma] privo di profumo, altrettanto belle ma prive di frutto sono le parole di colui che non agisca conforme a loro. (51; 1994, p. 56)
  • Il profumo dei fiori non va controvento, non [quello di] sandalo, tagara, o gelsomino; il profumo dei buoni va controvento, in tutti i sensi lo effonde il virtuoso.
    Sandalo, tagara, loto e vassikī: di tutte queste specie di profumo quello della virtù è maggiore. (54-55; 1994, p. 56)
  • Non è un'azione ben fatta quella che, una volta compiuta, cagiona pentimento, il cui compenso si riceve con volto lacrimoso e pianto. (67; 1994, p. 57)
  • Come un lago profondo, calmo e trasparente, così sereni divengono i saggi, che hanno ascoltato la verità del dharma. (82; 2003, p. 162)
  • Calma è la mente, calme sono le parole, calma è l'azione di colui che, mediante il retto conoscere, ha conseguito la Liberazione e si è interiormente pacificato. (96; 1994, p. 60)
  • Tra coloro che in battaglia vincono mille volte mille nemici, l'uomo che vince se stesso è il più grande dei conquistatori. (VIII, 103)[25]
  • Migliore di un discorso di mille parole prive di senso, è una sola frase sensata, udita la quale l'uomo si calma. (100; 2003, p. 172)
  • Vale più un giorno di vita di colui che vive saggio e meditante, di chi vive cent'anni vizioso e distratto. (111; 2003, p. 249)
  • Si affretti l'uomo verso il bene, custodisca la mente dal male. Di chi fa il bene fiaccamente, la mente si delizia nel male. (116; 1994, p. 62)
  • Se qualcuno compie il bene, continui a farlo e ne gioisca. La conservazione del bene porta vera felicità. (118; 2003, p. 237)
  • Non sottovalutare il male, pensando «Non mi verrà vicino»; un vaso d'acqua diviene pieno anche goccia a goccia; lo stolto si riempie di male anche accumulandolo poco a poco. (IX, 121)[25]
  • L'acqua, cadendo goccia a goccia, riempie anche una giara. L'uomo saldo si colma di bene, anche se lo accumula poco a poco. (122; 1994, p. 63)
  • Come di un mercante che, avendo molte ricchezze e poca scorta, evita la strada pericolosa, e come chi ama la vita evita il veleno, così si deve evitare il peccato.
    Colui nella cui mano non sia ferita può prendere con la mano il veleno: il veleno non penetra ove non c'è ferita, né vi è peccato per chi non lo commetta. (123-124; 1994, p. 63)
  • Non nel cielo, non nel mezzo del mare, non entrando negli anfratti delle montagne, vi è luogo in tutto il mondo ove un uomo possa liberarsi da una cattiva azione. (IX, 127)[25]
  • Riconosci te stesso in ogni essere, e non dare dolore, non dare la morte. (130; 1981, p. 186)
  • Non parlare aspramente ad alcuno: coloro ai quali tu parli ti potrebbero rispondere: le contumelie sono sgradevoli: potrebbero coglierti, in cambio, bastonate su bastonate! (133; 1994, p. 63)
  • Ho corso lungo innumerevoli esistenze, cercando il costruttore della casa, né lo ho trovato: eppure è doloroso tornare a nascere ogni volta! O costruttore! Sei stato scoperto, non costruirai di nuovo la casa! Tutte le travi sono spezzate, la capriata è crollata; lo spirito, cancellata ogni concezione, ha estinto la sete! (153-154; 2003, p. 45)
  • Coloro che non praticano la castità, che da giovani non acquistano meriti, periscono come vecchi aironi in un lago senza pesci. (XI, 155)[25]
  • Avendo domato se stesso si acquista un padrone difficile da conquistare. (160; 1994, p. 66)
  • Chi agisce male, come un albero soffocato da rampicanti, rende se stesso come desidera il suo nemico. (162; 2003, p. 227)
  • Facili sono a farsi le cose non buone, dannose per noi stessi: ciò che, invece, è benefico, ciò che è buono, questo è davvero estremamente difficile a compiersi. (163; 1994, p. 66)
  • Questo mondo è coperto di tenebre, pochi vi possono veder chiaro: raro è chi si alza in volo verso il cielo come un uccello sfuggito dalla rete. (174; 2003, p. 176)
  • Difficile è raggiungere lo stato di uomo, difficile è vivere come mortale, arduo è che sorgano dei buddha. (182; 2003, p. 12)
  • Viviamo dunque felici, noi che non possediamo nulla: nutrendoci della gioia come i risplendenti dèi. (200; 2003, p. 18)
  • La vittoria alimenta inimicizia, perché chi è vinto giace dolente. Chi ha abbandonato vittoria e sconfitta, costui ristà tranquillo e felice. (201; 1994, p. 69)
  • Liberate la mente da ciò che piace o non piace. Negarsi ciò che piace è doloroso così come la presenza di ciò che non ci piace. (210; 2003, p. 213)
  • Dal piacere nasce il dolore, dal piacere nasce la paura: per chi è libero dal piacere non esiste dolore: di che cosa dovrebbe aver paura? (212; 2003, p. 158)
  • Vinci l'ira con la delicatezza, la cattiveria con la bontà, l'avarizia con la generosità, la menzogna con la verità. (223[26])
  • Non c'è mai stato, non ci sarà, né c'è adesso un uomo che sia sempre biasimato o un uomo che sia sempre lodato. (228; 1994, p. 72)
  • L'intelligente soffi via da sé le impurità poco a poco, un momento dopo l'altro, come l'argentiere dall'argento. (239; 1994, p. 73)
  • […] la pigrizia è la ruggine della bellezza, la distrazione è la ruggine del guardiano. (241; 1994, p. 73)
  • Facile a scorgere è l'errore altrui, difficile è, invece, il proprio. (252; 1994, p. 74)
  • Chi scorge le mancanze altrui ed è sempre pronto ad irritarsi, di costui crescono le passioni ed egli è ben lungi dalla loro distruzione. (253; 1994, p. 74)
  • Dall'ascesi nasce la saggezza: mediante la non-ascesi si perde la saggezza. Avendo conosciuto questa duplice via, ognuno si disponga in modo tale da accrescere la saggezza. (282; 2003, p. 22)
  • Io, come elefante colpito in battaglia dalla freccia scagliata da un arco, sopporterò silenziosamente. (320; 1994, p. 80)
  • Colui il quale non si identifica col proprio nome-e-forma, che non si affligge per ciò che non è più, costui è chiamato bhikkhu. (367; 1994, p. 84)
  • Quel bhikkhu che, pur essendo giovane, si esercita nell'insegnamento del Buddha, costui illumina questo mondo come la luna libera da nuvole. (382; 1994, p. 86)
  • Colui il quale pronuncia parole veraci, prive di asprezza ed istruttive, con le quali non si offende alcuno, costui io chiamo brāhmaṇa. (408; 1994, p. 88)

Citazioni sul Dhammapada

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  • Nel Dhammapada si raccomanda, per ottenere la liberazione, di scrollare la doppia catena del Bene e del Male. Che il Bene stesso sia un ostacolo, siamo troppo arretrati spiritualmente per poterlo ammettere. Perciò non siamo liberati. (Emil Cioran)

Citazioni su Buddha

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  • Budda ha sempre destato in me un grande interessamento. Mi è difficile analizzarlo, non è comunque un interessamento religioso, perché non mi curo dei dogmi che avvolgono il Buddismo. È la sua personalità che mi attira, così come mi attira quella di Cristo. (Jawaharlal Nehru)
  • Budda non rinnegò mai l'Induismo, ma ne ampliò la base. (Mahatma Gandhi)
  • È evidente la parentela della filosofia dello Schopenhauer con la metafisica del Buddha: per ambedue ogni esistenza è dolore, per ambedue la liberazione dal dolore sta nella negazione della volontà ossia dell'esistenza; e solo la scienza (vidyá[27]) ci conduce a questa negazione che ha per termine ed effetto il nirvana. (Paolo Emilio Pavolini)
  • Egli sapeva che ciò che aveva realizzato nello stato di illuminazione della sua mente non avrebbe potuto essere trasmesso ad altri e che, ove fosse stato trasmesso ad altri, questi non lo avrebbero compreso. [...] Egli può aver avute sue idee proprie circa i problemi filosofici che a quel tempo occupavano la mente degli Indù, ma, come ne era il caso per altri capi religiosi, il suo interesse principale non verteva sulla speculazione in quanto tale, bensì sui risultati pratici di essa. Egli era troppo impegnato a strappar via il dardo avvelenato confittosi nella carne per darsi ad una ricerca sull'origine, sulla materia e sulla costituzione di esso – a tanto, diceva, una vita è troppo breve. (Daisetsu Teitarō Suzuki)
  • Il Buddha, come Cristo, non ebbe il proposito di fondare una religione. Il suo fine fu la salvazione personale di un gruppo di monaci che credevano nella reincarnazione e volevano sfuggire ad essa. (Jorge Luis Borges)
  • Il Buddha credeva negli dei perché essi appartenevano al suo bagaglio culturale, ma non credeva che essi fossero di grande aiuto agli uomini. Anch'essi facevano parte di un mondo di dolore e di insicurezza, non avevano aiutato nemmeno lui a raggiungere l'illuminazione [...]. Il Buddha, dunque, insegnò ai suoi discepoli non ad affidarsi a un dio, ma a salvare se stessi. (Karen Armstrong)
  • Il Buddha era promotore di un insegnamento semplice e diretto, finalizzato alla liberazione e privo di fronzoli teorici: il suo intento era puramente pragmatico. È ben nota la sua diffidenza nei confronti delle varie posizioni speculative, riducibili a mere opinioni. (Leonardo Vittorio Arena)
  • Il Buddha non nega il mondo materiale, ma dice che il modo in cui identifichiamo, e quindi conosciamo, gli oggetti in tale mondo, e il mondo stesso, è un prodotto della nostra mente. (Red Pine)
  • Il suo scopo era di liberare tutti gli esseri viventi dalle sofferenze dell'esistenza. (Aung San Suu Kyi)
  • La pietà dell'ultimo Budda è superiore a quella di Gesù Cristo, essa si estende senza limiti e in modo così intenso agli altri poveri fratelli nella scala zoologica da trascinare il redentore e offrire le sue carni ad una tigre affamata. (Nicola Barbato)
  • [Paragonando le brevi e semplici parole di Gesù con i sermoni di Buddha] Lunghe, uniformi, monotone, gelide le prediche dell'Illuminato: non il dolore dell'individuo è dinanzi ai suoi occhi o in fondo al suo cuore, ma il dolore universale, la miseria di ogni cosa creata: e di questa miseria ei dimostra la natura, le cause ed i mezzi di distruggerla, con una serie di ragionamenti astratti e severi, modellati tutti sopra uno stesso schema, svolti tutti con le stesse formule, con infinite tediose ripetizioni. (Paolo Emilio Pavolini)
  • Noi dobbiamo renderci conto che le varie dottrine e i vari metodi insegnati dal Budda venivano esposti provvisoriamente in conformità con la natura e le inclinazioni confuse e illusorie delle persone. (Musō Soseki)
  • Quando nacque il maestro della Liberazione degli esseri viventi, il mondo divenne oltremodo pacifico come se, essendo in uno stato di disordine, avesse trovato un sovrano. (Aśvaghoṣa)
  • Se in un certo modo si può dire che il Buddha fu un riformatore, egli lo fu solo nel senso etimologico della parola: il Buddha è disceso dal Cielo non per portare un nuovo ordine, ma per restaurare l'ordine antico. Se Il suo insegnamento è «perfetto e infallibile», è perché ha penetrato completamente la Legge Eterna (akalika dharma) e ha verificato egli stesso ogni cosa in Cielo e in Terra. Il Buddha denuncia come una vile eresia l'affermazione che egli insegna «una sua filosofia». Non vi sono mai stati veri saggi che siano venuti per distruggere; sono sempre venuti per compiere la Legge. (Ananda Coomaraswamy)
  • Budda venne pure rappresentato graficamente, pingue, bonario, dall'epa sporgente, seduto, colle gambe incrociate, come uomo che medita. Gli idoli più celebri, Indra, Brama, Visnu, vennero aggruppati attorno a lui in posizione rispettosa; e giacché Budda aveva insegnato, che chi si trova nel Nirvana è giunto, colle proprie forze, ad una dignità superiore a quella degli stessa Deva[28] e i Deva venivano identificati cogli dèi, si fini per dichiarare Budda primo tra gli dèi; il dio grande, supremo, creatore, padre, redentore del mondo, sorgente di tutte le grazie. Si arrivò dunque alla divinizzazione di un semplice uomo, divenuto dio di propria virtù, cui sono soggetti gli dèi, gli uomini e financo i demoni.
  • Gautama nega [...] recisamente l'esistenza di un'anima. Questo è il caposaldo della sua dottrina; il caposaldo che basta da solo per allontanarlo dalle file dei riformatori religiosi e dirlo semplice filosofo.
    Gautama non si stanca di negare l'anima. La credenza in un'anima è sakkayaditthi, cioè l'eresia dell'esistenza individuale, uno dei tre grandi errori che vanno maggiormente fuggiti e condannati. La dottrina dell'anima è attavada, ossia uno degli anelli nella grande catena del male; essa è una delle quattro upadana, ossia cause di ogni male, e particolarmente della nascita, della decadenza, della morte, dei dolori, del gemito, delle sofferenze, delle noie e della disperazione.
  • Gautama non si è mai sognato di fondare una nuova religione, né universale né per i soli indiani. Egli non fu teologo né lo volle essere. Fu filosofo. Cercò a lungo una soluzione del grande problema delle origini del dolore e della sua cessazione; godette quando ritenne di averla scoperta; fu felice di poter insegnare al mondo la via media per poter distruggere il dolore e portare all'uomo addolorato pace e tranquillità; fondò un ordine religioso per diffondere la sua dottrina; ma non volle combattere e meno che meno distruggere il bramanismo o sostituirlo con un'altra religione.
  1. Da Itivuttaka; citato in Suzuki, pp. 139-140.
  2. Da Mahāyāna Mahāparinirvāṇasūtra.
  3. Da Samyukta Agama, sutra 373; citato in Thich Nhat Hanh e Lilian Cheung, Mangiare zen: nutrire il corpo e la mente, traduzione di Diana Petech, Mondadori, Milano, 2015, p. 277. ISBN 978-88-04-62096-9
  4. Citato in AA.VV., Il libro della storia, traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2018, p. 41. ISBN 9788858016572
  5. Citato in Mario Canciani, Gli animali e le religioni, in Stefano Apuzzo e Monica D'Ambrosio, Anche gli animali vanno in paradiso: Storie di cani e gatti oltre la vita, Edizioni Mediterranee, Roma, 2007, p. 20. ISBN 88-272-1417-8
  6. Da Kalama Sutta, traduzione di Maria Angela Falà; citato in buddhadharma.it.
  7. (Buddha Shakyamuni, cit. p. 45 in Michael Jordan, Buddha, traduzione di Gian Maria Annovi, Atlante, Monteveglio, 2003. ISBN 88-7455-004-9)
  8. Citato in AA.VV., Il libro della filosofia, traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 32. ISBN 9788858014165
  9. Citato in Franco Libero Manco, Biocentrismo. L'alba della nuova civiltà, Nuova Impronta Edizioni, Roma, 1999, p. 31.
  10. Citato in Buddha, la vita e gli insegnamenti, a cura di Osho, Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2007, p. 59.
  11. Citato in Osho, La mente che mente: Commenti al Dhammapada di Gautama il Buddha, Feltrinelli, 2006, p. 6: «Siamo ciò che pensiamo...».:[Citazione errata]
  12. [1].
  13. Citato in Gandhi, Buddismo, Cristianesimo, Islamismo, traduzione di Lucio Angelini, Tascabili Economici Newton, Roma, 2000, p. 30. ISBN 88-7983-259-X
  14. Da Majjhima-nikāya, 138; citato Suzuki, p. 142.
  15. Ente.
  16. Citato in Shōbōgenzō, a cura di Kōsen Nishiyama, traduzione dall'inglese di Sergio Oriani, Editrice Pisani, 2003, p. 282. ISBN 88-87122-37-7
  17. Da Mahāparinibbānasuttanta, Dīgha Nikāya, 16.
  18. Da Sutta-nipāta, v. 720; citato in Suzuki, p. 139.
  19. a b Citato in Jorge Luis Borges, Cos'è il buddismo, a cura di Francesco Tentori Montalto, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 2012, p. 99. ISBN 978-88-541-3510-9
  20. Citato in Will Tuttle, Cibo per la pace, traduzione di Marta Mariotto, Sonda, Casale Monferrato, 2014, p. 145. ISBN 978-88-7106-742-1
  21. Da Anguttara Nikaya.
  22. Citato in Rossella Canevari, No panic, Newton Compton editori, Roma, 2012, epigrafe. ISBN 978-88-541-4386-9
  23. Cfr. (EN) Resentment is like drinking poison and then hoping it will kill your enemies, BarryPopik.com, 20 dicembre 2013.
  24. Traduzione riportata in Canonepali.net.
  25. a b c d Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
  26. Citato in dhammapada, saibaba.it.
  27. Vidyā, in sanscrito "conoscenza".
  28. Cfr. voce su Wikipedia.

Bibliografia

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  • Buddha, Dhammapada, in Aforismi e discorsi, a cura di Pio Filippani-Ronconi, Tascabili Economici Newton, Roma, 1994. ISBN 88-7983-439-8
  • Michael Jordan, Buddha, traduzione di Gian Maria Annovi, Atlante, Monteveglio, 2003. ISBN 88-7455-004-9
  • Il Laṅkāvatāra Sūtra, traduzione e commento di Red Pine, traduzione dall'inglese di Livio Agresti, Ubaldini Editore, Roma, 2013. ISBN 978-88-340-1642-8
  • Amedeo Rotondi, Saggezza dell'Oriente. Massime, sentenze, aforismi, pensieri, proverbi, Astrolabio, Roma, 1981.
  • D.T. Suzuki, Saggi sul Buddhismo Zen, vol. 1, Edizioni mediterranee, Roma, 1992. ISBN 88-272-0147-5

Voci correlate

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