Karen Armstrong

saggista britannica

Karen Armstrong (1944 – vivente), saggista britannica.

Karen Armstrong nel 2016

Storia di Dio

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  • Il cattolicesimo della mia infanzia era un credo piuttosto terrificante: James Joyce lo ha mostrato bene in Dedalus, e anch'io ho avuto la mia razione di prediche sul fuoco dell'inferno. Il fatto è che l'inferno appariva come una realtà ancora più potente di Dio, perché era qualcosa che colpiva la mia immaginazione; Dio, invece, rimaneva una figura un po' vaga, definita da astrazioni intellettuali invece che da immagini. (p. VII)
  • La religione, come anche l'arte, è stata un tentativo di trovare un significato e un valore nella vita, malgrado il dolore di cui la carne è erede. (p. IX)
  • [...] la frase «io credo in Dio», in quanto tale, è priva di significato oggettivo, e come ogni altra frase acquista significato solo in un contesto, quando viene espressa da una comunità particolare. Di conseguenza, non c'è una idea immutabile contenuta nella parola «Dio», perché la parola contiene tutta una serie di significati, alcuni dei quali sono contradditori o anche incompatibili tra loro. (pp. X-XI)
  • L'ateismo è stato spesso uno stato di transizione: gli ebrei, i cristiani e i musulmani furono chiamati «atei» dai loro contemporanei pagani perché avevano adottato una nozione rivoluzionaria di divinità e di trascendenza; l'ateismo moderno è in realtà una simile negazione di un «Dio» che non è più adeguato ai problemi del nostro tempo? (p. XI)
  • La teologia è spesso noiosa e astratta, ma la storia di Dio è stata appassionante e intensa. (p. XIII)
  • La visione pagana era olistica; gli dei non erano distinti dalla specie umana, in una sfera ontologicamente separata: la divinità non era essenzialmente differente dall'umanità. Per questo non c'era bisogno di una speciale rivelazione degli dei o di una legge divina che discendesse sulla terra dall'alto: gli dei e gli esseri umani erano nelle stesse condizioni, con la sola differenza che gli dei erano più potenti e immortali. (p. 10)
  • Lo stesso re Salomone fu un grande sincretista: ebbe molte mogli pagane, che adoravano i loro dei, ed era in buoni rapporti con i pagani confinanti. (p. 26)
  • Il Buddha credeva negli dei perché essi appartenevano al suo bagaglio culturale, ma non credeva che essi fossero di grande aiuto agli uomini. Anch'essi facevano parte di un mondo di dolore e di insicurezza, non avevano aiutato nemmeno lui a raggiungere l'illuminazione [...]. Il Buddha, dunque, insegnò ai suoi discepoli non ad affidarsi a un dio, ma a salvare se stessi. [...] egli espose il proprio pensiero fondandolo su un fatto essenziale: tutta l'esistenza è dukkha. La vita consiste interamente di sofferenza ed è del tutto senza senso; le cose vanno e vengono in un trascorrere incomprensibile e nulla ha un significato permanente. La religione trova origine nella sensazione che c'è qualcosa di sbagliato in tutto questo. [...] è possibile liberarsi dal dukkha provando compassione per tutti gli esseri viventi, parlando e comportandosi con dolcezza, gentilezza e attenzione, e astenendosi da droghe e altri tossici che annebbiano la mente. (p. 34)
  • Raggiungere il nirvana non è come «andare in paradiso» nel senso dei cristiani. Il Buddha si rifiutò sempre di rispondere a domande sul nirvana o su altre questioni fondamentali, perché quelle domande erano «improprie» o «inappropriate». Non si può definire il nirvana, perché le nostre parole e i nostri concetti sono legati al mondo dei sensi e del trascorrere e l'esperienza è considerata l'unica «prova» attendibile. I discepoli del Buddha avrebbero saputo che il nirvana esiste solo perché la pratica della vita buona avrebbe permesso loro di intuirlo. (p. 35)
  • Isaia sentì quel senso del divino che in occasioni diverse si è impadronito di uomini e donne e li ha riempiti di fascino e terrore. (p. 44)
  • Mentre il Dio di Mosè era stato quello del trionfo, il Dio di Isaia era pieno di dolore. (p. 47)
  • Ogni religione deve cominciare con un po' di antropomorfismo: una divinità remota come il Primo Motore di Aristotele non può ispirare una ricerca spirituale, e se una tale proiezione di sentimenti umani sul divino non diventa fine a se stessa, essa può essere utile e benefica. Va detto inoltre che questa tendenza a raffigurare Dio con tratti umani ha ispirato una coscienza sociale [...]. (p. 52)
  • Bisogna dire che, malgrado le critiche contenute nella Bibbia, non c'è niente di male nell'idolatria in sé: le obiezioni hanno un senso solo se un'immagine di Dio, dopo essere stata fabbricata con tanto amore, viene confusa con la realtà ineffabile che essa rappresenta. (p. 55)
  • La storia di Geremia testimonia tutta la sofferenza e gli sforzi necessari a forgiare una nuova e scomoda immagine di Dio. (p. 59)
  • L'amore di Dio divenne ciò che distingueva il sufismo. I sufi erano probabilmente influenzati dagli asceti cristiani del Medio Oriente, ma rimasero legati alla tradizione musulmana; essi aspiravano a un'esperienza di Dio simile a quella di Muhammad quando aveva avuto le rivelazioni, ed erano ispirati dalla sua ascesa mistica al cielo, che rimase per loro un modello. (p. 242)

Bibliografia

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  • Karen Armstrong, Storia di Dio: 4000 anni di religioni monoteiste, traduzione di Aldo Mosca, CDE, Milano, 1997.

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