Henry David Thoreau

filosofo, scrittore e poeta statunitense
David Henry Thoreau

Henry David Thoreau (1817 – 1862), filosofo, scrittore e poeta statunitense.

Citazioni di Henry David ThoreauModifica

  • Credo che non esista niente – neppure il crimine – maggiormente contrario alla poesia, alla filosofia e alla vita stessa che questa incessante smania per il business. (citato in Life without principle, in origine What Shall in Profit 1854)
  • Bisogna essere in due perché la verità nasca: uno per dirla e l'altro per ascoltarla. (citato in Selezione dal Reader's Digest, febbraio 1976)
  • [Su Walt Whitman] Con il suo vigore e con il grande respiro dei suoi versi, mi mette in uno stato mentale di libertà, pronto a vedere meraviglie; mi porta per così dire, in cima a una collina o al centro di una piana; mi scuote e poi mi getta addosso migliaia di mattoni.[1]
  • Il soldato che si rifiuta di servire in una guerra ingiusta è applaudito da coloro che non si rifiutano di appoggiare il governo ingiusto che conduce quella stessa guerra. (da On the duty of civil disobedience, 1849)
  • I sogni sono le pietre di paragone del nostro carattere. (da Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack)
  • La massa degli uomini serve lo Stato in questo modo, non come uomini soprattutto, bensì come macchine, con i propri corpi. Essi formano l'esercito permanente, e la milizia, i secondini, i poliziotti, i posse comitatus, ecc. Nella maggior parte dei casi non v'è alcun libero esercizio della facoltà di giudizio o del senso morale; invece si mettono allo stesso livello del legno e della terra e delle pietre, e forse si possono fabbricare uomini di legno che serviranno altrettanto bene allo scopo. Uomini del genere non incutono maggior rispetto che se fossero di paglia o di sterco. Hanno lo stesso tipo di valore dei cavalli e dei cani. Tuttavia persino esseri simili sono comunemente stimati dei buoni cittadini. Altri, come la maggior parte dei legislatori, dei politici, degli avvocati, dei mi... nistri del culto, e dei funzionari statali, servono lo Stato principalmente con le proprie teste; e, dato che raramente fanno delle distinzioni morali, sono pronti a servire nello stesso tempo il diavolo, pur senza volerlo, e Dio. (da Disobbedienza civile)
  • Un uomo saggio non lascia il giusto alla mercé del caso né desidera che esso si affermi attraverso il potere della maggioranza. (da Disobbedienza civile)
  • La percezione della bellezza è un test morale. (dal Diario, 21 giugno 1852)
  • La prigione è l'unico posto che si convenga a un cittadino onesto in uno stato in cui è legalizzata e tutelata la schiavitù. (citato in Lev Tolstoj, Resurrezione, trad. di Emanuela Guercetti, Garzanti 2002, p. 325)
  • L'uomo più ricco è quello i cui piaceri sono più a buon mercato. (dal Diario, 11 marzo 1856)
  • Miratelo, un marine: mera ombra e rimembranza d'un essere umano, uomo tumulato vivo e all'impiedi, sepolto sotto le armi, con accompagnamento di marce funebri... (da Disobbedienza civile; citato in Gustav Hasford, Nato per uccidere, traduzione di Pier Francesco Paolini, Bompiani, 1989)
  • Quegli estratti dai Veda che ho letto ricadono su di me come la luce di una più alta e pura illuminazione, a descrivere un percorso più elevato attraverso strati più puri. Si erge su di me come la luna piena dopo che le stelle sono scomparse, giungendo da strati lontani nel cielo.
What extracts from the Vedas I have read fall on me like the light of a higher and purer luminary, which describes a loftier course through purer stratum. It rises on me like the full moon after the stars have come out, wading through some far stratum in the sky. (da Sri Chinmoy, Commentaries on the Vedas, The Upanishads & the Bhagavad Gita, Aum Publications, 1996, p 26; citato in A Tribute to Hinduism)

Disobbedienza civileModifica

IncipitModifica

Luca MicheliniModifica

Di tutto cuore faccio mia l'affermazione: «Il migliore dei governi è quello che governa meno»; e vorrei vederla messa in pratica più rapidamente e sistematicamente. Se attuata, essa porta in fine a questo risultato, in cui parimenti credo: «Il migliore dei governi è quello che non governa del tutto»; e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che essi avranno. Nelle migliori delle ipotesi il governo è solo un espediente, ma la maggior parte dei governi sono spesso degli espedienti inutili; tutti i governi lo diventano in determinate circostanze. Le obiezioni che sono state sollevate contro l'esercito permanente, che sono numerose e consistenti e meriterebbero di prevalere, possono essere rivolte contro il governo permanente.

Manuela FederellaModifica

Accetto di tutto cuore l'affermazione, – "Il governo migliore è quello che governa meno", e vorrei vederla messa in pratica più rapidamente e sistematicamente. Se attuata, essa porta infine a quest'altra affermazione, alla quale pure credo, – "Il miglior governo è quello che non governa affatto", e quando gli uomini saranno pronti, sarà proprio quello il tipo di governo che avranno. Il governo è nell'ipotesi migliore solo un espediente; ma la maggior parte dei governi sono di solito espedienti inutili, e tutti i governi sono tali di quando in quando. Le obiezioni che sono state sollevate contro l'esistenza di un esercito permanente, ed esse sono molte, sono consistenti e meriterebbero di prevalere, potrebbero essere sollevate anche contro l'esistenza di un governo permanente.

Piero SanavioModifica

È con vero entusiasmo che sottoscrivo il motto: «Il migliore governo è quello che governa meno». Mi piacerebbe che fosse realizzato il più rapidamente e sistematicamente possibile. In realtà si riduce a questo, che il miglior governo «è quello che non governa affatto» e anche in ciò credo fermamente.[2] Riusciremo a ottenerlo quando saremo abbastanza maturi. Nella migliore ipotesi il governo è un espediente, ma il più delle volte la maggior parte dei governi, e talvolta tutti i governi, sono inefficienti. Le stesse obiezioni sollevate contro la decisione di tenere un esercito permanente (e molte e importanti come sono meriterebbero di essere adottate) possono essere portate contro un governo permanente.

Laura GentiliModifica

Di tutto cuore faccio mia l'affermazione: "Il migliore dei governi è quello che governa meno", e vorrei vederla messa in pratica nel modo più rapido e sistematico. Se attuata, essa conduce alla fine a quest'altra affermazione, di cui sono altrettanto convinto: "Il migliore dei governi è quello che non governa affatto", e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno. Il governo è, nella migliore delle ipotesi, solo un espediente, ma per la maggior parte i governi sono di solito espedienti inutili, e tutti i governi si dimostrano tali in determinate circostanze. Le obiezioni contro il principio di un esercito permanente, che sono molte e consistenti, e meriterebbero di imporsi, possono essere sollevate anche contro l'idea di un governo permanente.

CitazioniModifica

  • [...] i governi ci mostrano come sia facile ingannare gli uomini, o che essi stessi si autoingannino, per il proprio vantaggio. (2018, p. 10)
  • «Il migliore dei governi è quello che non governa affatto», e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno. (1992, p. 11)
  • La legge non ha mai reso gli uomini più giusti, neppure di poco; anzi, a causa del rispetto della legge, perfino le persone oneste sono quotidianamente trasformate in agenti dell'ingiustizia. (2018, p. 11)
  • Che ogni uomo renda noto quale tipo di governo farebbe nascere in lui il rispetto: sarà il primo passo per riuscire ad averlo. (1992, p. 13)
  • Come deve comportarsi un uomo, oggi, nei confronti di questo governo americano? La mia risposta è che non può esservi legato senza che ciò gli rechi disonore. Non è possibile, neppure per un momento, riconoscere come mio un governo che sia anche una organizzazione politica schiavista. (2018, p. 13)
  • Perfino votare per il giusto è non fare niente per esso. È solo un modo di manifestare debolmente agli uomini il nostro desiderio che il giusto prevalga. Un uomo saggio non lascerà il giusto alla mercé del caso, né desidererà che esso prevalga attraverso il potere della maggioranza. C'è ben poca virtù nell'azione delle masse. (2018, pp. 16-17)
  • Quando un sesto della popolazione di una nazione che si è impegnata ad essere il rifugio della libertà è formato da schiavi, ed un intero paese è invaso e sottomesso ingiustamente da un esercito straniero, ed è soggetto alla legge marziale, penso che non sia troppo presto per gli uomini onesti per ribellarsi e fare una rivoluzione. Ciò che rende questo compito ancora più urgente è il fatto che il paese assoggettato non è il nostro, ma nostro è l'esercito invasore. (1992, p. 17)
  • Naturalmente, non è che l'uomo abbia il dovere di dedicarsi all'estirpazione del male, anche del più smisurato; giustamente, può avere altre faccende di cui occuparsi; ma è suo dovere, perlomeno, tenersene fuori, e, se il suo pensiero ne è lontano, non deve aiutare il male di fatto. Se mi dedico ad altri scopi e progetti, per prima cosa devo almeno verificare che non li sto perseguendo stando seduto sulle spalle di un altro uomo. Prima di tutto devo scendere da lì, di modo che anche lui possa perseguire i suoi obiettivi. (1992, p. 22)
  • Una minoranza è priva di potere quando si conforma alla maggioranza; non è neppure una minoranza, in quel caso; ma è irresistibile quando è di intralcio con tutto il suo peso. (2018, p. 24)
  • Come può un uomo accontentarsi di prendere semplicemente in considerazione una opinione, e compiacersi di ciò? Di che cosa si compiace se la sua opinione è che viene danneggiato? Se il vostro prossimo vi truffa anche per un solo dollaro, non vi accontentate di constatare che siete stati truffati, o di dire che siete stati truffati, e neppure di chiedergli quanto vi spetta, ma fate subito passi concreti per ottenere l'intera somma, e cercate di non lasciarvi mai più imbrogliare.
    L'azione in base a un principio, la percezione e l'attuazione del giusto, trasforma le cose e i rapporti; essa è essenzialmente rivoluzionaria, e non si concilia interamente con niente che già esisteva. Non solo divide Stati e Chiese, divide anche le famiglie: sì, divide l'individuo, separando il diabolico che è in lui dal divino.
    Le leggi ingiuste esistono: dobbiamo essere contenti di obbedirvi, o dobbiamo tentare di emendarle, obbedendovi fino a quando non siamo riusciti nel nostro intento, oppure ancora dobbiamo trasgredirle da subito? Generalmente gli uomini con un governo come questo, pensano di dovere aspettare fino a quando avranno persuaso la maggioranza a modificare tali leggi. Ritengono che se opponessero resistenza, il rimedio sarebbe peggiore del male. Ma è colpa del governo stesso, se il rimedio è peggiore del male. È lui a renderlo peggiore. (1992, pp. 24-25)
  • Dovete affittare od occupare un posto da qualche parte, far crescere soltanto un piccolo raccolto, e mangiarlo subito. Dovete vivere la vostra vita interiore, contare su voi stessi, rimboccandovi sempre le maniche, pronti a ricominciare, senza occuparvi di troppe faccende. (2018, p. 26)
  • Ho rapporti con il governo americano, o con il suo rappresentante, il governo di questo stato, in modo diretto, e faccia a faccia, una volta all'anno – non di più –, nella persona dell'esattore delle tasse; questo è l'unico modo in cui un uomo nelle mie condizioni vi ha a che fare per forza. E allora lo Stato dice chiaramente: «Riconoscimi». E nell'attuale stato delle cose, il modo più semplice, più efficace, e assolutamente necessario di trattare con esso su questo punto critico, esprimendo la vostra scarsa convinzione e il vostro poco amore nei suoi confronti, è dire di no in quel momento. (1992, p. 27)
  • Vi posso assicurare che, se mille, se cento, se dieci uomini, dei quali potrei fare i nomi – se dieci uomini onesti soltanto – sì, se un solo uomo ONESTO, in questo caso del Massachusetts, cessando di tenere degli schiavi, si ritirasse seriamente da questa associazione, e fosse per questo rinchiuso nella prigione della contea, ciò significherebbe l'abolizione dello schiavismo in America. Perché non conta quanto esiguo l'inizio possa sembrare: quello che è ben fatto una volta è fatto per sempre. Ma preferiamo stare lì a parlarne: la definiamo la nostra missione. La riforma ha un gran numero di giornali al proprio servizio, ma non un solo uomo. (1992, p. 28)
  • Non sono nato per essere costretto. Voglio respirare liberamente. (2018, p. 29)
  • Se una pianta non può vivere secondo la propria natura, muore, e allo stesso modo un uomo. (2018, p. 29)
  • Sotto un governo che imprigiona chiunque ingiustamente, il vero posto per un uomo giusto è la prigione. (1992, p. 29)
  • Se l'esattore delle tasse, o qualunque altro pubblico ufficiale, mi chiede, come qualcuno ha fatto, «ma cosa devo fare?», la mia risposta è: «Se vuoi veramente fare qualcosa, dai le dimissioni». Quando il cittadino si rifiuta di obbedire, e l'ufficiale dà le dimissioni dal suo incarico, allora la rivoluzione è compiuta. (1992, p. 30)
  • Confucio disse: «Se uno stato è governato secondo i princìpi della ragione, povertà e miseria sono oggetto di vergogna; se uno stato non è governato secondo i princìpi della ragione, ricchezze e onori sono oggetto di vergogna». (1992, p. 32)
  • Su richiesta dei consiglieri comunali, acconsentii a fare per iscritto una dichiarazione di questo genere: «Sia noto a tutti con questo documento che io, Henry Thoreau, non desidero essere considerato membro di alcuna società alla quale non ho aderito». Consegnai questa dichiarazione al segretario comunale, che la conserva tuttora. [...] Se avessi saputo come identificarle mi sarei dunque ritirato accuratamente da tutte le società per le quali non avevo firmato, ma non sapevo dove trovare l'elenco completo. (1992, pp. 33-34)
  • [In prigione] Non mi sentii imprigionato neppure per un momento, e i muri mi sembrarono un grande spreco di pietra e di malta. Mi sentivo come se io solo, fra tutti i miei concittadini, avessi pagato la mia tassa. (1992, p. 34)
  • Capii che lo Stato era stupido, che era insicuro come una donna nubile in mezzo alle sue argenterie, e che non sapeva distinguere gli amici dai nemici; persi tutto il rispetto che mi era rimasto nei suoi confronti, e lo compatii.
    Lo Stato dunque non si confronta mai di proposito con il sentimento, intellettuale o morale, di un uomo, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Esso non è dotato di intelligenza o di onestà superiori, ma di superiore forza fisica. (1992, p. 35)
  • Coloro i quali non conoscono fonti più pure di verità, e che non ne hanno risalito il corso, restano fedeli, e saggiamente, alla Bibbia e alla Costituzione, e vi si abbeverano con riverenza e umiltà; ma coloro che la vedono sgocciolare in questo lago o in quella pozza, si mettono ancora una volta all'opera, e continuano il pellegrinaggio verso la sorgente. (2018, p. 38)
  • Non mi interessa seguire il percorso del mio dollaro, ammesso che sia possibile, fino a che questo non compri un uomo o un moschetto con cui sparare a qualcuno – il dollaro è innocente – ma mi preoccupo di seguire gli effetti della mia obbedienza. (1992, p. 41)
  • Non sono molti i momenti in cui vivo sotto un governo, persino in questo mondo. Se un uomo è libero nel pensiero, nella fantasia, nell'immaginazione, in modo tale che ciò che non è non gli appare mai per molto tempo come ciò che è, non è detto che governanti o riformatori stolti riescano a ostacolarlo. (1992, p. 44)
  • Coloro i quali non conoscono fonti più pure di verità, e che non ne hanno risalito il corso, restano fedeli, e saggiamente, alla Bibbia e alla Costituzione, e vi si abbeverano con riverenza e umiltà; ma coloro che la vedono sgocciolare in questo lago o in quella pozza, si mettono ancora una volta all'opera, e continuano il pellegrinaggio verso la sorgente. (1992, p. 47)
  • Molti sono senza dubbio ben disposti, ma pigri per costituzione e per abitudine, e non riescono a concepire che un uomo sia mosso da motivi più elevati dei loro. Di conseguenza, dichiarano quest'uomo pazzo, poiché sanno che essi non potranno mai agire come lui, fintantoché resteranno se stessi. (2018, p. 54)

ExplicitModifica

L'evoluzione da una monarchia assoluta a una costituzionale, e da una monarchia costituzionale a una democrazia, è un progresso in direzione di un autentico rispetto dell'individuo. Anche il filosofo cinese era tanto saggio da considerare l'individuo come base dell'impero. Una democrazia, così come noi la conosciamo, è la forma di governo più progredita possibile? Non si può fare un passo avanti, verso il riconoscimento e l'organizzazione dei diritti dell'uomo? Non vi sarà mai uno Stato veramente libero e illuminato, fino a quando lo Stato non giungerà a riconoscere l'individuo come una forza più alta e indipendente, dalla quale derivano tutto il suo potere e la sua autorità, e lo tratterà di conseguenza. Mi piace immaginare uno Stato che possa permettersi di essere giusto con tutti gli uomini, e di trattare l'individuo con il rispetto che si ha per un vicino; uno Stato, ancora, che non consideri in contrasto con la propria tranquillità il fatto che alcuni vivano in disparte, senza immischiarsi nei suoi affari e senza lasciarsene sopraffare – individui che abbiano compiuto tutti i loro doveri di vicini e di esseri umani. Uno Stato che desse questo genere di frutto, e lo lasciasse cadere non appena fosse maturo, preparerebbe la strada a uno Stato ancora più perfetto e glorioso; ho immaginato anche questo, ma non l'ho ancora visto in alcun luogo. (1992, pp. 48-49)

Citazioni su Disobbedienza civileModifica

  • Disobbedienza civile (tuttora uno dei primi documenti principali sulla resistenza nonviolenta e una rivelazione sempre attuale del potere e della responsabilità degli individui di opporsi attivamente a politiche governative ingiuste) influenzò profondamente Tolstoj, Gandhi, King e la vita di innumerevoli persone. (Will Tuttle)

Giornali

Da Vita di uno scrittore

IncipitModifica

22 ottobre [1837]. Cosa fai adesso? – mi domandò[3] – Tieni un diario? Così ecco, oggi, la mia prima annotazione.

CitazioniModifica

  • La Natura non fa rumore. L'urlo della tempesta, il fruscio della foglia, il picchiettio della pioggia non disturbano, v'è in essi un'armonia essenziale ed inesplorata. (Armonia; novembre 1837; p. 8)
  • Gli basta, normalmente, dare una esatta descrizione delle cose così come esse gli appaiono ed il suo genio si dimostra nella scelta dei fatti che illustra. (Goethe; 8 dicembre 1837; p. 9)
  • La virtù che apprezziamo è altrettanto nostra che d'altri. Noi discerniamo solo ciò che possediamo. (Incontro; 22 giugno 1839; p. 18)
  • Sfruttate al massimo i vostri dispiaceri, non smussate mai il vostro dolore, ma anzi carezzatelo e tenetelo caro finché esso verrà ad avere un interesse distinto e integrale. Soffrire profondamente significa vivere di nuovo. Così facendo rimarrete stupiti di ritrovarvi in possesso di tutti i vostri guadagni. (Dispiacere; 13 novembre 1839; p. 22)
  • Una barca dovrebbe avere vita ed indipendenza proprie. È una sorta di animale anfibio, una creatura di due elementi: pesce per nuotare ed uccello per volare e quindi simile per metà della sua struttura a un pesce rapido e agile, e per l'altra a un uccello aggraziato dall'ala robusta. (11 giugno 1840; pp. 24-25)
  • [...] la gioia è condizione di vita. (luglio-agosto 1840; p. 27)
  • Noi ci sforziamo di prolungare i nostri momenti di serenità e di svago – come se proprio quelli fossero vita e non il ristagno della vita stessa. La vita scorre, non ristagna e non può permettersi di ripetere una qualche banalità passata a rischio di perdere una possibile affluenza futura. (12 agosto 1840; p. 28)
  • Viaggiare e «scoprire» nuove terre, significa pensare nuovi pensieri e formulare nuove fantasie. Negli spazi del pensiero sono le leghe di terra e di mare su cui gli uomini vanno e vengono. Il paesaggio si estende tra di esse bello e sereno. Colui che ha pensieri più originali e profondi è anche colui che ha viaggiato di più. (13 agosto 1840; p. 28)
  • Ogni bella azione umana è il prodotto dell'entusiasmo [...]. (20 settembre 1840; p. 29)
  • Non v'è essere per me, | Che lo stare qui, per essere. | Quando gli altri son lieti io non son lieto | Quando gli altri piangono io non son triste, | Ma che essi si appenino o gioiscano | Io sono in soprannumero. [poesia] (7 novembre 1840; pp. XVIII-XIX)
  • Cresciamo in tutta la statura della nostra umiltà – prima di aspirare a divenire più grandi. (31 dicembre 1840; p. 32)
  • Non dovremmo rattristarci per i peccati degli uomini ma rallegrarci nella nostra innocenza. (31 dicembre 1840; p. 32)
  • Non siamo ispirati a parlare, ritengo, ma a tacere. (7 gennaio 1841; p. 34)
  • Quando incontro qualcuno dissimile da me, mi riconosco completamente nella dissimiglianza. Io sono, in quanto differisco dagli altri. (19 gennaio 1841; p. 34)
  • Ogni dimostrazione d'affetto – come una parola, un atto, uno sguardo inavvertito – sembra prematura, quasi non fosse ancora venuto il tempo giusto; come i boccioli costretti a prorompere e ad aprirsi nelle prime giornate calde, prima che il gelo sia scomparso. (31 gennaio 1841; p. 35)
  • E questa è anch'essa arte di saper vivere; lasciare la nostra vita in condizioni di procedere da sola, senza bisogno della nostra costante supervisione. (20 febbraio 1841; pp. 36-37)
  • Cos'è la fama per un uomo vivente? Se egli vive rettamente nessuna voce d'uomo penetrerà le navate della sua esistenza raccolta. La sua vita è silenzio consacrato, un tempio. (13 marzo 1841; p. 37)
  • La religione che amo è molto laica. I ministri son malati ed indemoniati al pari dei riformatori. Essi rendono il proprio argomento offensivo come quello dei politicanti, perché la nostra religione è intima ed incomunicabile come la nostra stessa vena poetica, e dovrà essere avvicinata con altrettanto amore ed altrettanta delicatezza. (16 marzo 1841; p. 37)
  • Noi attribuiamo arbitrariamente agli uomini un determinato carattere. Mettendo insieme tutti i loro ieri e facendo una media presumiamo di conoscerli. (28 aprile 1841; p. 38)
  • Non so che diritto io abbia a tanta felicità, ma preferisco metterla da parte per il tempo della mia desolazione. (8 settembre 1841; p. XXV)
  • Il grande Dio è peraltro calmissimo. Com'è dunque superflua ogni eccitazione nelle sue creature! Egli presta uguale ascolto alle preghiere del credente e dell'ateo. (7 gennaio 1842; p. 41)
  • La morte degli amici dovrebbe ispirarci come la loro vita. Se essi sono abbastanza grandi e ricchi lasceranno a chi li piange la consolazione prima delle spese dei propri funerali. (19 febbraio 1842; p. 42)
  • Essere malati è talora salutare. (10 gennaio 1851; p. 68)
  • Quanto spesso siamo saggi come serpenti senza essere innocui come colombe! (9 febbraio 1851; p. 69)
  • Il peso d'un uomo che pensa è nel suo pensiero e non nel suo passo: quand'egli pensa liberamente, il suo corpo non pesa affatto e non calpesterà la tua erba, contadino! (21 luglio 1851; p. 92)
  • Un solo piccolo compito da svolgere, una piccola commissione da portare a termine, un solo messaggio da recare a qualcuno, bastano a rovinare il paradiso stesso. (21 luglio 1851; p. 92)
  • Da un individuo bisbetico, da uno volgare, da un eccentrico, da un taciturno, da un uomo che non si educa facilmente, c'è sempre qualcosa da sperare, ma i vostri gentiluomini son tutti uguali. (21 luglio 1851; p. 94)
  • C'è una sorta di fertile tristezza ch'io non voglio evitare, ma che, anzi, cercherò ardentemente. Essa diviene concretamente gioiosa per me perché impedisce alla mia vita di cadere nel banale. (17 agosto 1851; p. 99)
  • Poeta è colui che vive osservando i propri stati d'animo. (28 agosto 1851; p. 100)
  • Se non fosse per la morte e i relativi funerali, penso che l'istituto ecclesiastico non sopravviverebbe a lungo. Solo la necessità di seppellire decentemente i nostri morti – padri, madri, fratelli, sorelle, figli (trascurando peraltro il pericolo che essi vengano sepolti vivi) – ci impedirà per lungo tempo, se non per sempre, di usare ad esso violenza. (16 novembre 1851; p. 113)
  • Trattate i vostri amici per quel che sapete di loro. Non vi accontentate della superficie. Non considerate quel che hanno fatto ma ciò che avevano inteso fare. (31 dicembre 1851; p. 118)
  • L'uomo saggio riesce a discernere la barbarie ed il paganesimo dei propri concittadini proprio come vede quelli dei paesi a cui i propri concittadini inviano missionari. (16 gennaio 1852; p. 122)
  • I miei pensieri sono la mia compagnia. Essi hanno una certa loro individualità ed esistenza separata, o addirittura una separata personalità. (22 gennaio 1852; p. XLIX)
  • Nulla è ridicolo per chi vive con serietà. (24 gennaio 1852; p. 125)
  • In Oriente le donne nascondono religiosamente d'avere un viso, in Occidente di avere delle gambe. In ambedue i casi rendono evidente d'avere poco cervello. (31 gennaio 1852; p. 126)
  • Sembra quasi una legge che non si possa simpatizzare profondamente con l'uomo e con la natura al medesimo tempo. Le stesse qualità che vi avvicinano all'uno vi estraniano dall'altro e viceversa. (11 aprile 1852; p. 133)
  • Quanto più mirabile il Bhagavat Geeta di tutte le rovine d'oriente! Non credo esistano esemplari architettonici più perfetti di un verso poetico. (26 giugno 1852; p. 140)
  • Non ho tempo per leggere i giornali. Se ti avviene di vivere e muoverti in quell'esile strato in cui traspariscono gli eventi che fanno la notizia – più sottile della carta su cui il giornale è stampato – allora queste cose riempiranno per te il mondo; ma se ti elevi al disopra di quel piano o ti immergi al di sotto di esso, non puoi ricordarle ne esserne ricordato. (6 aprile 1853; p. 165)
  • Il tordo lancia le sue note serotine dal folto dei pini. Ammiro la moderazione di questo maestro, il suo canto non ha nulla di tumultuoso. Egli eleva una vena di melodia pura e inimitabile, con tutto il cuore, tutta la vita, tutta l'anima sua, e poi tace per dar modo all'ascoltatore e a se stesso di goderla appieno, e poi un'altra e un'altra ancora, a intervalli regolari. (14 giugno 1853; p. 172)
  • Una delle cose più attraenti dei fiori è la loro splendida riservatezza. (17 giugno 1853; p. 174)
  • [...] se io compro qualcosa di essenziale alla vita, in un certo senso inganno me stesso, mi privo del piacere, della gioia inesprimibile di soddisfare ogni esigenza della nostra natura in maniera semplice e veritiera.[4] (22 ottobre 1853; p. 181)
  • Guardate gli alberi, spogli o fruscianti di brune foglie secche, tranne i sempreverdi, con i germogli chiusi ai piedi delle foglie. Guardate i campi rossastri e appassiti e vani, erbe e carici coi colmi secchi e scoloriti. Questo è il rapporto che ci lega alla natura in questo momento: siamo queste piante. Anche noi ora non abbiamo più sapore, né verde, né colore. (3 dicembre 1853; p. 185)
  • Guai alla generazione che non sfrutta le migliori virtù di coloro che la compongono! Ciò equivale a disconoscere Dio, ed Egli, a sua volta, disconoscerà loro. (22 dicembre 1853; p. 187)
  • [...] lo star troppo in società finisce per smussare i pensieri di un uomo. (2 agosto 1854; p. 202)
  • In un diario è importante, in poche parole, descrivere il tempo, ovvero il carattere, di un certo giorno in quanto esso influisca sui nostri sentimenti. Ciò che è stato un tempo tanto importante non può divenire superfluo a ricordarsi. (5 febbraio 1855; p. 217)
  • Seguite un vostro sentiero, per piccolo e impervio che esso possa essere, un sentiero che possiate percorrere con amore e rispetto. Ovunque un individuo si separa dalla folla per andare per conto suo c'è un bivio, anche se i viandanti che vanno sulla strada maestra potranno solo scorgere un vuoto nella palizzata. (18 ottobre 1855; p. 221)
  • L'uomo, il compagno, a cui sei aggiogato, è uno sterzo che tende sempre a volgersi dalla parte opposta. (5 novembre 1855; p. 224)
  • Se volete dare a un uomo il senso della povertà dategli mille dollari. I successivi cento non varranno per lui più dei dieci che guadagnava prima. Abbiate pietà di lui e negategli i vostri doni. (20 gennaio 1856; pp. 228-29)
  • Se questi campi, e questi torrenti, e questi boschi, e i fenomeni della natura, e le semplici occupazioni degli abitanti di qui [Concord], dovessero smettere di interessarmi ed ispirarmi, nessuna ricchezza e nessuna cultura potrebbe colmare il vuoto di tale perdita. (11 marzo 1856; p. 232)
  • La Castità è una conoscenza perpetua del Tutto. (11 gennaio 1857; p. 241)
  • Voi pensate che ritirandomi dagli uomini io mi impoverisca, ma nella mia solitudine ho intessuto attorno a me una rete o crisalide serica, da cui, come ninfa, sorgerà quanto prima una creatura nuova e più perfetta fatta per più alte compagnie. (11 gennaio 1857; p. 241)
  • [...] basta sentire una nota musicale, e ci viene subito annunciata una vita che non ci è stata narrata da alcuno, che non è predicata da alcun predicatore. Supponete ch'io cerchi di riferire esattamente quel che vedo attraverso la musica: il campo della mia vita diviene una pianura illimitata che è bello attraversare, e alla cui fine non v'è morte né delusione. (15 gennaio 1857; p. 242)
  • Il prezzo dell'amicizia è la totale rinunzia a noi stessi; non potrà bastare una minor cortesia, una più comune attenzione o offerta a comprarla. (13 luglio 1857; p. 246)
  • Il poeta non è forse costretto a scrivere la propria autobiografia? Esiste per lui opera migliore d'un diario? Non vogliamo sapere come vivesse il suo eroe immaginario, ma come lui stesso, l'eroe reale, vivesse di giorno in giorno. (21 ottobre 1857; p. 249)
  • Noi vediamo che l'umanità in genere (per avidità o ignoranza) si affanna troppo e gli uomini divengono pure e semplici macchine solo per accumulare più ricchezza, o forse ereditarla o acquisirla in altro modo accidentale, facendo poi ricorso, per riposarsi dell'eccessiva fatica, o per interrompere il proprio ozio, a svaghi artificiali, che di rado elevano e spesso diminuiscono. (29 ottobre 1857; p. 251)
  • Non disperate della vita, senza dubbio avete forza sufficiente a superare gli ostacoli. Pensate alla volpe che si affanna per campi e per boschi, in una notte d'inverno, in cerca di qualcosa che possa soddisfare la sua fame. Nonostante il freddo, e i cani, e le trappole, la sua razza sopravvive. Non credo che nessuna volpe abbia mai commesso suicidio. (27 dicembre 1857; p. 255)
  • Son stato tratto a pensare che la bellezza più vera fosse quella che ci circondava senza che noi potessimo veramente scorgerla. (18 settembre 1858; p. XXIX)
  • Ciò che spesso si dice povertà, ma che è invero solo un rapporto più semplice e sincero con la natura, conferisce alla vita una particolare attrattiva, proprio come l'astinenza ci dà il desiderio del cibo. (27 agosto 1859; p. 320)
  • Ricorda che la grande regola generale del comporre (e se fossi professore di rettorica vi insi­sterei) e quella di parlare sinceramente. Questa è prima, seconda e terza regola. Ma è regola che richiede principalmente qualità di umanità e di coscienza. (6 dicembre 1859; p. 345)
  • L'uomo pensa con le braccia e le gambe non meno che con il cervello. (31 dicembre 1859; p. 353)
  • Apprendiamo solo quel che già sappiamo a metà. Se c'è qualcosa che non rientra nella nostra sfera, che per esperienza, o naturale inclinazione, non riesce ad attirare la nostra attenzione, per notevole e originale che esso possa essere, se detto non lo udiremo, se scritto non lo leggeremo, o se anche lo leggiamo non ci rimarrà impresso. (5 gennaio 1860; p. 354)
  • Ogni sciocco può fare una regola | E ogni sciocco seguirla. [epigramma] (3 febbraio 1860; p. 355)
  • È meraviglioso osservare come l'uomo possa essere indipendente da tutti i lussi e come egli riesca ad essere tanto più ricco quanto più povero sarà rispetto ad essi. (22 novembre 1860; p. 380)

Walden ovvero Vita nei boschiModifica

  • Le qualità migliori della natura umana, come i fiori in boccio, si possono conservare solo avendone la massima cura. Eppure noi non trattiamo né noi stessi né gli altri con tanta tenerezza. (cap. I, 1995, p. 20)
  • È duro avere un sorvegliante sudista; ancora più duro averne uno nordista; peggio di tutto, però, è essere negrieri di se stessi. (cap. I, 1995, p. 21)
  • Di quanti triangoli meravigliosi sono vertici le stelle! Quanti esseri lontani e differenti, nelle dimore dell'universo, stanno contemplando la stessa stella nello stesso momento![5] (cap. I)
  • L'opinione pubblica è un tiranno assai debole, paragonata alla nostra opinione personale. Ciò che determina o piuttosto indica il fato di un uomo è l'opinione che egli ha di se stesso. (cap. I, 1988, p. 64)
  • Pensate a quelle signore che si preparano all'ultimo giorno della loro vita tessendo cuscini da toilette per tema di tradire un interesse troppo vivo nel loro destino: quasi si potesse uccidere il tempo senza ferire l'eternità.
    La maggioranza degli uomini vive in quieta disperazione.[6] Ciò che si chiama rassegnazione è disperazione rafforzata. (cap. I, 1995, pp. 21-22)
  • Un contadino mi dice: «Non si può vivere solo a dieta vegetale, poiché essa non fornisce le sostanze per formare le ossa». [...] e mentre parla, cammina dietro ai suoi buoi, che, con le ossa fatte di sostanze vegetali, si trascinano appresso lui e il suo pesante aratro, per quanti ostacoli abbiano davanti. (cap. I, 1995, p. 23)
  • Essere filosofi non significa soltanto avere pensieri acuti, o fondare una scuola, ma amare la saggezza tanto da vivere secondo i suoi dettami: cioè condurre una vita semplice, indipendente, magnanima e fiduciosa. Significa risolvere i problemi della vita non solo teoricamente ma praticamente. (cap. I, 1995, p. 28)
  • In ogni stagione, e a qualunque ora del giorno e della notte, è sempre stata mia cura migliorare quanto più potessi l'attimo in cui mi trovavo a vivere, e fermarlo per vivere nel punto d'incontro di due eternità, il passato e il futuro, vale a dire nel presente; e attenermi fedelmente a esso. (cap. I, 1995, pp. 29-30)
  • Dico: guardatevi da tutte le imprese che richiedono abiti nuovi, invece che nuovi «indossatori». Se non c'è l'uomo nuovo, come si potranno fare abiti che gli si adattino? Se dovete intraprendere qualche cosa di nuovo, fatelo nei vostri abiti vecchi. (cap. I, 1995, p. 35)
  • Tutti gli uomini hanno bisogno non di qualcosa con cui fare, ma di qualcosa da fare, o piuttosto di qualcosa per essere. (cap. I, 1995, p. 36)
  • Ogni generazione ride delle mode vecchie, ma segue religiosamente quelle nuove. (cap. I, 1988, p. 84)
  • Ogni vestito è pietoso e grottesco, quando non è indosso all'uomo. (cap. I, 1995, p. 38)
  • A lungo andare gli uomini colpiscono soltanto ciò cui mirano. Pertanto, sebbene in principio falliscano il segno, meglio sarebbe che mirassero a qualcosa di più alto. (cap. I, 1988, p. 85)
  • Mi viene da pensare che non sono tanto gli uomini i guardiani delle greggi, ma le greggi guardiani degli uomini, perché quelle sono molto più libere di questi. (cap. I, 1995, p. 63)
  • In breve io sono convinto, sia per fede che per esperienza, che mantenersi su questa terra non sia una cosa ardua ma un passatempo, se si vive con saggezza e semplicità: ché gli scopi della nazione più semplice sono sempre gli svaghi di quelle più superficiali. (cap. I, 1995, p. 76)
  • Non c'è odore più cattivo di quello emanato dalla bontà corrotta: è l'umana e divina carogna che lo produce. Se sapessi con sicurezza che un uomo sta venendo da me per farmi del bene, correrei a mettermi in salvo […]. (cap. I, 1988, p. 135)
  • I nostri costumi sono stati corrotti a furia di comunicare con i santi. I nostri libri dei Salmi risuonano di armoniose maledizioni contro Dio, e Lo sopportano sempre. (cap. I, 1995, p. 82)
  • [...] un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno. (cap. II, 1988, p. 143)
  • La mattina ci riporta alle epoche eroiche. (cap. II; 1988)
  • Dobbiamo imparare a risvegliarci e a mantenerci desti, non con aiuti meccanici ma con una infinita speranza nell'alba, che non ci abbandona neppure nel sonno più profondo. Non conosco nulla di più incoraggiante dell'incontestabile capacità dell'uomo di elevare la sua vita con uno sforzo cosciente. È bello sapere dipingere un certo quadro, o scolpire una statua e così rendere belli alcuni oggetti; ma è molto più degno di gloria scolpire e dipingere l'atmosfera stessa e il mezzo con il quale guardiamo, cosa che possiamo fare moralmente. L'arte più degna è influire sulle qualità del giorno. (cap. II, 1995, p. 93)
 
Citazione di Thoreau tratta da Walden, riportata in lingua originale su un cartello
  • Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici [...].[7] (cap. II, 1988, pp. 152 sg.)
  • Semplicità, semplicità semplicità! Dico, che i vostri affari siano due o tre e non cento o mille; invece d'un milione contate mezza dozzina, e tenete i vostri conti sull'unghia del pollice! (cap. II, 1995, p. 94)
  • Come la Confederazione Tedesca, la nostra vita è composta da staterelli, con i confini sempre fluttuanti, cosicché neppure un tedesco potrebbe dirvi in qualunque momento quali essi siano. (cap. II, 1995, p. 94)
  • Colonizziamo noi stessi, lavoriamo e muoviamoci con i piedi ben giù, nel fango e nella mota delle opinioni, dei pregiudizi, delle tradizioni, degli inganni e delle apparenze […] finché non arriveremo a un fondo solido e alla viva roccia, che potremo chiamare realtà, e di cui potremo dire: «Questo esiste senza possibilità di errore» e poi, avendo un point d'appui, sotto l'inondazione, il gelo e il fuoco, cominciamo a preparare un luogo dove si possa piantare con sicurezza un muro, o uno Stato, o un palo da lampione, o magari un idrometro […] affinché i secoli futuri possano sapere come, a poco a poco, un'inondazione di falsità e apparenze si fosse formata nei secoli trascorsi. […] Morte o vita che sia, desideriamo soltanto la realtà. (cap. II, 1988, p. 160)
  • Il tempo non è che il ruscello dove io vado a pesca. (cap. II, 1995, p. 100)
  • Le opere dei grandi poeti non sono ancora mai state lette dall'umanità poiché solo i grandi poeti possono leggerle. Sono state lette solo come la moltitudine legge le stelle, al massimo astrologicamente, mai astronomicamente. (cap. III, 1995, p. 105)
  • Per quanti uomini la lettura d'un libro è stata l'inizio d'una nuova era nella loro vita! (cap. III, 1988, p. 171)
  • Per la maggior parte, noi siamo più soli quando usciamo tra gli uomini che quando restiamo in camera nostra. Un uomo che pensi o lavori è sempre solo – lasciatelo stare dove vuole. La solitudine non è misurata dalle miglia di distanza che si frappongono fra un uomo e il suo prossimo. (cap. V, 1988, p. 201)
  • Io non ho molta compagnia nella mia casa, soprattutto al mattino, quando non viene nessuno. (cap. V, 2012)
  • La sua persona suggeriva che anche nei gradi più bassi della vita potrebbero esservi uomini di genio, per quanto umili, illetterati e senza prospettive di migliorare questo loro stato essi siano; hanno sempre le loro idee originali, oppure non fingono di averle, e sono senza fondo come si credeva fosse il lago di Walden, sebbene possono essere oscuri e fangosi. (cap. VI, 1988, p. 217)
  • [...] se l'uomo è vivo, c'è sempre il pericolo che egli possa morire, sebbene si debba ammettere che il pericolo è minore in proporzione a quanto egli è più morto che vivo, tanto per cominciare. (cap. VI, 1988, p. 220)
  • In me stesso trovavo, e trovo, un istinto verso una vita più alta, o, come si dice, spirituale (come succede a molti uomini), e per un altro verso una vita selvaggia, primitiva ed esuberante: io le accettavo reverentemente ambedue. (cap. XI, 1988, p. 280)
  • Quanto alla caccia, negli ultimi anni che mi portai appresso il fucile, la mia scusa era che stavo studiando ornitologia, e che cercavo solo uccelli nuovi e rari. Ma confesso che ora sono incline a pensare che vi sia un modo più raffinato di studiare ornitologia. Esso richiede un'osservazione ancora più attenta alle abitudini degli uccelli, cosicché, non fosse che per quella sola ragione, ho voluto rinunciare al fucile. (cap. XI, 1995, p. 199)
  • Nessun essere umano, superata la spensierata età della fanciullezza, vorrà uccidere per semplice piacere una qualsiasi creatura che vive nella sua stessa maniera. La lepre, nella sua agonia, grida come un fanciullo. (cap. XI, 1995, p. 200)
  • In certi paesi, è piuttosto comune vedere un prete che va a caccia. Costui potrebbe essere un buon cane da pastore, forse, ma è molto lontano dall'essere un Buon Pastore. (cap. XI; 1995, p. 200)
  • […] mi sono scoperto incapace di pescare senza diminuire un po' nella stima che ho di me stesso. […] Inoltre, c'è qualche cosa di essenzialmente poco pulito, in questo cibo e in tutta la carne, e cominciai a vedere dove inizia il lavoro di casa e dove invece il tentativo – che costa così tanto – di avere un'apparenza pulita e rispettabile ogni giorno, e di mantenere la casa sempre accogliente e libera da cattivi odori e cattive viste. (cap. XI, 1995, p. 201)
  • Nel mio caso, l'obbiezione pratica al cibo animale era la sua sporcizia; e inoltre, quando avevo preso, pulito, cucinato e mangiato il mio pesce, esso pareva non avermi essenzialmente nutrito. Era insignificante e non necessario, e costava più di quello a cui serviva. Un po' di pane o un po' di patate sarebbero serviti allo stesso scopo, con meno seccatura e minore sporcizia. (cap. XI, 1995, p. 202)
  • Credo che ogni uomo che sia sempre stato sincero nel conservare nelle migliori condizioni le proprie più alte e poetiche facoltà, sia stato particolarmente incline ad astenersi da cibo animale e da molto cibo di qualsiasi genere. (cap. XI, 1995, p. 202)
  • Può essere vano chiedere perché l'immaginazione non possa essere riconciliata alla carne e al grasso. A me basta che sia così. Non è un rimprovero il fatto che l'uomo sia un animale carnivoro? È vero, egli può vivere, e vive in effetti, per lo più depredando gli altri animali; ma questo è un miserabile modo di vita – come può ben convincersi chi vada a mettere trappole ai conigli o a sgozzare gli agnelli – e sarà considerato benefattore della sua razza colui che insegnerà all'uomo di limitarsi a un cibo più innocente e più sacro. Qualunque possa essere la mia consuetudine, non ho dubbio che appartenga al destino della razza umana, nel suo graduale miglioramento, smettere di mangiare animali; allo stesso modo che le tribù selvagge hanno smesso di mangiarsi l'una l'altra quando vennero in contatto con le più civili. (cap. XI, 1995, p. 203)
  • La bontà è il solo investimento che mai fallisce. (cap. XI, 1995, p. 205)
  • La castità è la fioritura dell'uomo; e ciò che si chiama Genio, Eroismo, Santità e simili, sono solo i vari frutti che vengono come conseguenza di essa. L'uomo fluisce subito a Dio quando il canale della purezza è aperto. Alternativamente, la nostra purezza c'ispira e la nostra impurità ci abbatte. Benedetto colui che è certo che l'animale che sta nel suo cuore sta morendo giorno per giorno, e che l'essere divino è in lui affermato. (cap. XI, 1995, p. 206)
  • Se volete essere casti, dovete essere temperati. (cap. XI, 1995, p. 207)
  • Dallo sforzo vengono purezza e saggezza, l'ignoranza e la sensualità provengono dall'accidia. (cap. XI, 1995, p. 207)
  • Siamo tutti scultori e pittori, e il nostro materiale è la nostra stessa carne, il nostro sangue, le nostre ossa. (cap. XI, 1995, p. 208)
  • Una volta fui meravigliato di vedere una gatta passare lungo la riva sassosa dello stagno, poiché è piuttosto raro che esse si spingano tanto lontano da casa. La sorpresa fu reciproca. Tuttavia, anche la gatta più domestica, che abbia trascorso i suoi giorni sdraiata su un tappeto, appare completamente a suo agio nei boschi, e con quel suo avanzare furtivo e sornione, dimostra di essere più nativa di quel luogo che noi, i suoi comuni abitatori. (cap. XII, 1995, p. 217)
  • Il cielo è sotto i nostri piedi come sopra la nostra testa. (cap. XVI, 2012)
  • L'oca selvatica è più cosmopolita di noi: essa fa colazione in Canada, pranza nell'Ohio, e si liscia le penne per la notte in un bayou del Sud. Anche il bisonte si tiene a pari con le stagioni, in qualche modo; infatti, pascola nel Colorado solo finché un'erba più verde e più dolce non l'attende presso lo Yellowstone. Tuttavia noi crediamo che, abbattute le siepi e alzati mucchi di pietre attorno alle nostre terre, si sia posto il limite della nostra vita e deciso il nostro destino. (cap. XVIII, 1995, p. 291)
  • La superficie della terra è morbida, atta a ricevere l'impronta dei piedi umani; così sono i sentieri che la mente percorre. Come devono essere logore e polverose le strade maestre del mondo, e quanto profondi i solchi della tradizione e della conformità. (cap. XVIII, 1995, p. 294)
  • In generale, noi non siamo dove siamo, ma in una falsa posizione. Per un'infermità della nostra natura, noi immaginiamo una situazione e ci poniamo in essa; così ci troviamo in due situazioni diverse, contemporaneamente. L'uscirne è due volte difficile. (cap. XVIII, 1988, pp. 403 sg.)
  • Molti si credono troppo superiori per farsi mantenere dalla città, ma più spesso succede che non siano tanto superiori da non mantenersi con mezzi disonesti, cosa che dovrebbe essere assai più disonorevole. (cap. XVIII, 1995, p. 298)
  • La ricchezza superflua può comperare solo cose superflue, ma per comprare ciò che è necessario all'anima non occorre danaro. (cap. XVIII, 1988, p. 405)
  • Datemi la verità, invece che amore, danaro o fama.[8] Sedetti a una tavola imbandita di cibo ricco, vino abbondante e servi ossequiosi, ma alla quale mancavano la sincerità e la verità; partii affamato da quel desco inospitale. L'ospitalità era fredda come i gelati. (cap. XVIII, 1988, p. 407)
  • Le cose non cambiano, siamo noi che cambiamo. (cap. XVIII, 2012)

Incipit di alcune opereModifica

Apologia per John BrownModifica

Confido che mi perdonerete, se sono qui. Io non vorrei imporvi le mie opinioni ma sento che qualcosa viene imposto a me stesso. Per quanto poco io sappia del Capitano John Brown, sarei felice di dare il mio contributo per correggere il tono e le dichiarazioni dei giornali, per quanto riguarda il suo carattere e le sue azioni. Non ci costa nulla essere giusti. Possiamo esprimere la nostra simpatia e la nostra ammirazione per lui e i suoi compagni, e è questo ciò che ora mi propongo di fare.[9]

CamminareModifica

Vorrei spendere una parola in favore della Natura, dell'assoluta libertà e dello stato selvaggio, contrapposti a una libertà e a una cultura puramente civili; vorrei considerare l'uomo come abitatore della Natura, come sua parte integrante, e non come membro della società. Desidero fare un'affermazione estrema, e per questo sarò enfatico: la civiltà ha già fin troppi paladini; il pastore, il comitato scolastico, e ciascuno di voi potrà assumersi questo compito.[10]

Capo CodModifica

Andai a visitare Capo Cod nell'ottobre del 1849, poiché volevo conoscere l'oceano meglio di quanto non lo conoscessi. Ci dicono che esso copre più di tre quarti del globo, ma di esso un uomo che viva anche solo poche miglia all'interno può non scorgere mai traccia, ancor più che se fosse un altro mondo, distinto dal nostro. Ritornai sul Capo il giugno dell'anno successivo, e nel luglio 1855 mi spinsi fino a Truno. La prima e l'ultima escursione le feci con un compagno; la seconda, invece, da solo. In tutto, ho passato in quel luogo tre settimane; da Eastham mi spinsi, a piedi, fino a Providencetown, due volte facendo la strada che costeggia l'Atlantico, e una volta dalla parte della Baia, tolte poche miglia, e attraversai il Capo cinque o sei volte, durante le mie escursioni. Tuttavia, essendo venuto al mare da tanto poco tempo, non sono ancora molto «salato». I miei lettori devono aspettarsi solo altrettanta salsedine di quanta ne acquista una brezza di terra la quale soffi sopra un braccio di mare, o di quanta si può trovarne sulle finestre o sugli alberi a trenta miglia dalla costa, dopo un temporale di settembre. Ho sempre avuto l'abitudine di fare escursioni ai laghi di Concord, estesi per un raggio di dieci miglia, ma ultimamente ho esteso le mie passeggiate fino alla spiaggia.[9]

Una settimana sui fiumi Concord e MerrimackModifica

Il Musquetaquid, o Grass-Ground River (Fiume dal Fondo d'Erba), sebbene, probabilmente, sia vecchio quanto il Nilo o l'Eufrate, cominciò a avere un posto nella storia della civiltà solo nel 1635, quando la fama dei suoi campi erbosi e del suo pesce attrasse qui i colonizzatori inglesi. Allora gli fu dato l'altro, a lui più adatto, nome di Concord, dalla prima piantagione fondata sulle sue rive, che pare sia stata iniziata nello spirito della pace e dell'armonia. Si chiamerà Grass-Ground River fintantoché qui crescerà erba e scorrerà acqua, ma sarà Concord River (Fiume Concordia) solo fintantoché gli uomini condurranno una vita pacifica sulle sue rive.[9]

Citazioni su Henry David ThoreauModifica

  • Non ci fu mai un adoratore della bellezza e della sacralità della Vita più devoto e appassionato, e fu in questa innata fede nell'eterna bontà della Natura che lui basò il credo ottimistico che ritroveremo come punto focale della sua filosofia. (Henry Salt)
  • Thoreau venne fortemente influenzato da Emerson (e viceversa) e, in alcuni campi, ha superato il proprio maestro e mentore. Il suo esperimento radicale, vivere in solitudine presso il lago di Walden [...], continua a essere fonte di ispirazione per chi è alla ricerca di spiritualità e aprì significativamente la strada all'ascolto di sé nell'ambiente culturale eccessivamente estroverso dell'America. (Will Tuttle)
  • Un secolo fa, coloro [...] che prevedevano [...] il repentino avvento della civilizzazione, con le sue frenetiche attività e un andirivieni di infinite distrazioni, si saranno chiesti se la diffusione del male si sarebbe risolta nella sua stessa rieducazione. Deve l'organizzazione sociale rinunciare necessariamente alla semplicità? Devono l'intelletto e la natura restare incompatibili? Dobbiamo perdere nel deterioramento dei sensi fisici ciò che guadagniamo in cultura mentale? Deve proprio essere impraticabile la perfetta comunione con la Natura? O forse sarebbe venuto un uomo a mostrarci con la sua stessa indole – pur con tutti i difetti e i limiti – che è ancora possibile e conveniente vivere, come si sforzavano di fare gli stoici, secondo Natura, in piena serenità e autocontrollo; seguire il proprio ideale, a dispetto degli ostacoli, con ferma devozione; e quindi rendersi la vita più semplice e schiarirsi i sensi, fino a padroneggiare i segreti più nascosti di quel libro della Natura che per la maggioranza degli uomini resta illeggibile e indecifrabile. Una tale attesa è stata ampiamente soddisfatta dalla vita e dalla personalità di Henry David Thoreau. (Henry Salt)

NoteModifica

  1. Da A proposito di Whitman; citato nella prefazione «Chi fa tanto caso a un miracolo?». Come leggere la poesia di Walt Whitman di Antonio Spadaro, p. 5 in Walt Whitman, Canto una vita immensa, a cura di Antonio Spadaro, Ancora, Milano, 2009. ISBN 88-514-0632-4
  2. Il riferimento è al motto dell'«United States Magazine and Democratic Review» (1837-1859), «Il miglior governo è quello che meno governa», e alla frase di R. W. Emerson, in Politics (1844), falsamente attribuita a Thomas Jefferson, «Meno governo abbiamo e meglio è».
  3. Sottinteso: Ralph Waldo Emerson. Cfr. Gigliola Nocera, Il Journal di Thoreau, Editpress, Firenze, 2012, p. 75. ISBN 978-88-97826-16-3
  4. Cfr. 20 ottobre 1855, p. 222: «Il mondo non scoprirà mai perché non ti piaccia che altri ti rifacciano il letto – perché tu insista ad essere così abnorme. Amo più bere l'acqua dalla viva fonte che dal calice del tavolo del nobiluomo. Preferisco il pane che ho cotto io, il vestito che ho confezionato io, il riparo che mi son costruito, il combustibile che ho raccolto con le mie mani.»
  5. Da Henry David Thoreau, Walden, traduzione di Massimo Bocchiola, Bompiani, 2019 (edizione digitale). ISBN 978-88-587-8344-3.
  6. Frase citata ne L'attimo fuggente («Molti uomini hanno vita di quieta disperazione») e ripresa dai Pink FloydSopravvivere in una quieta disperazione è tipico degli inglesi»).
  7. Passo citato ne L'attimo fuggente: «Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, [...] per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto».
  8. Frase ripresa in Into the Wild - Nelle terre selvagge: «Non l'amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!».
  9. a b c In Opere scelte.
  10. Henry David Thoreau, Camminare, traduzione di Maria Antonietta Prina, Mondadori, Milano, 2015. ISBN 978-88-04-58560-2.

BibliografiaModifica

  • Henry David Thoreau, Disobbedienza civile, traduzione di Manuela Federella, 1998.
  • Henry David Thoreau, Disobbedienza civile, a cura di Franco Meli, traduzione di Laura Gentili, Milano, Feltrinelli, Milano, 2a ristampa 2018. ISBN 978-88-07-90263-5
  • Henry David Thoreau, La disobbedienza civile; Vita senza Princìpi, traduzione di Luca Michelini, Demetra, Colognola ai Colli, 1995. ISBN 88-7122-794-8
  • Henry David Thoreau, La disobbedienza civile, a cura di Franco Meli, traduzione di Laura Gentili, SE, Milano, 1992. ISBN 88-7710-715-4
  • Henry David Thoreau, La disobbedienza civile; Apologia per John Brown, traduzione di Piero Sanavio, RCS Quotidiani, Milano, 2010.
  • Henry David Thoreau, Opere scelte, a cura di Piero Sanavio, Neri Pozza, Venezia, 1958.
  • Henry David Thoreau, Vita di uno scrittore, a cura di Biancamaria Tedeschini Lalli, Neri Pozza, Vicenza, 1963.
  • Henry David Thoreau, Walden o Vita nei boschi, a cura di Bruno Segre, traduzione e note di Piero Sanavio, La Biblioteca ideale Tascabile, Milano, 1995. ISBN 88-8111-102-0
  • Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei boschi, introduzione, traduzione e note di Piero Sanavio, BUR, Milano, 1988. ISBN 88-17-16654-5
  • Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei boschi, a cura di Piero Sanavio, Rizzoli, Milano, 2012. ISBN 9788858628751

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