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Bandiera dell'Etiopia

Citazioni sull'Etiopia e gli etiopi.

Indice

Citazioni sull'EtiopiaModifica

  • Andarsi a scontrare contro un gigante come l'Etiopia che ha settanta milioni di abitanti non ha senso. Anche l'Eritrea lo ha capito a sue spese. (Angelo Del Boca)
  • Il pane, in Etiopia, è un cibo da ricchi. Il piatto nazionale, in Etiopia, è l'ingera: una trippa di pasta grigia, molle. La si mangia inzuppata di berberé, un sugo micidiale, composto di peperoncini e cipolle tritate. Il berberé toglie lo stimolo della fame, l'ingera gonfia lo stomaco. La carne si mangia soltanto due o tre volte all'anno, cruda. La ragione di ciò è che l'Etiopia è il paese col reddito pro capite più basso del mondo. (Oriana Fallaci)
  • L'Etiopia aveva sempre occupato un posto speciale nella mia fantasia, e la prospettiva di visitarla mi attraeva di più che un viaggio in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti messi assieme. Sentivo che sarebbe stato come ritornare alle origini, mettere a nudo le mie radici di africano. (Nelson Mandela)
  • L’Etiopia è l’unico dei tre giganti economici dell’Africa subsahariana a non essere democratico. (Gwynne Dyer)
  • L'Etiopia non è marxista né leninista, non è socialista e neppure democratica. Sa fare una sola cosa: uccidere. (Mohammed Siad Barre)
  • La cultura in Abissinia è assolutamente primitiva basandosi soltanto sul Vangelo dopo del quale lo spirito etiopico mostra di ignorare o per lo meno di trascurare qualsiasi altra manifestazione che possa essere sortita dal pensiero umano. (Arnaldo Cipolla)
  • Non abbiamo mai avuto problemi con l'Etiopia. Lavorammo con questa gente per quasi due decenni per depodestare un governo in Etiopia, e volevamo una relazione tra Eritrea ed Etiopia basata sul rispetto reciproco e l'interesse comune. Lavorammo per decenni a tal scopo, e ora stiamo parlando d'una politica maldestra da parte degli Stati Uniti che vuole cominciare crisi qui, problemi politici qua e là, per poi microgestirli. (Isaias Afewerki)
  • Oggi l'Etiopia è irrevocabilmente, integralmente, unicamente italiana. (Benito Mussolini)
  • Pochi popoli della terra ponno vantare una storia tanto gloriosa quanto gli Etiopi, ma pochi ancora caddero tanto in basso da obbligarci a chiedere se i viventi sieno una discendenza di quei grandi, o se tutti gli storici da Erodoto ad Omero, da Ludolfo a Salt, da Bruce a Malte-Brun non fossero tratti in errore quando ci descrissero i portenti di questi giganti. (Pellegrino Matteucci)

Ryszard KapuścińskiModifica

  • L'Etiopia è il più vecchio tra gli Stati indipendenti dell'Africa. È un paese bello e montuoso ma estremamente povero e arretrato, per cui i nemici dell'Africa, indicando l'Etiopia, dicono malignamente "Tra duemila anni l'Africa indipendente sarà tutta così!"
  • L'Etiopia è un paese dalla superficie pari a quelle di Francia, Germania e Polonia messe insieme. In Etiopia abitano più di sessanta milioni di persone, che tra qualche anno saranno più di sessanta milioni, tra qualche decina più di ottanta ecc. ecc.
    Forse, allora, qualcuno aprirà una libreria? Almeno una?
  • Nel paese c'era cibo a sufficienza, ma la siccità aveva fatto salire i prezzi e i contadini poveri non potevano più comprarlo. Naturalmente il governo sarebbe potuto intervenire e anche i paesi stranieri avrebbero potuto fare qualcosa. Ma, per motivi di prestigio, il governo si rifiutava di riconoscere che nel paese regnasse la fame, respingendo le offerte d'aiuto. In quel periodo in Etiopia c'era stato un milione di morti, una realtà tenuta nascosta prima dall'imperatore Hailè Selassiè e poi da colui che doveva privarlo del trono e della vita, il maggiore Menghistu. Divisi dalla lotta per il potere, erano uniti dalla menzogna.
  • Viaggiare sulle strade d'Etiopia è duro e spesso pericoloso. Nella stagione secca, la macchina slitta sul pietrisco degli stretti percorsi scavati nelle pareti di montagne a picco, lungo precipizi profondi centinaia di metri. Nella stagione delle piogge, le strade di montagna vengono addirittura chiuse, mentre quelle di pianura si trasformano in acquitrini melmosi dove si rischia di restare impantanati per giorni e giorni.

Menghistu Hailè MariàmModifica

  • Amo l'Etiopia più della mia stessa vita.
  • Come diciamo noi in Etiopia, il mondo insiste nel volerci regalare delle belle scarpe nuove. E noi dobbiamo adattare i nostri piedi a queste scarpe. Ma a volte le scarpe fanno così male che la gente le butta via. Capisce il paradosso? Invece di adattare le scarpe ai nostri piedi, voi occidentali ci chiedete l'opposto. In fondo, i sandali che offrivo io non erano poi da buttar via.
  • Guarda l'Etiopia di oggi: dicono di aver introdotto il pluralismo. Invece hanno reintrodotto il tribalismo. Ciascuno sta dalla parte della propria tribù o della propria religione, non dalla parte di un partito.
  • Il paese è ostaggio di una minoranza. È un paese tribalizzato. Come in tutta l'Africa, si retrocede verso il passato.
  • In questo paese, certe famiglie aristocratiche categorizzano automaticamente chiunque con la pelle scura, le labbra spesse, e i capelli lanosi come un «baria» [amarico per «schiavo»] [...] sia chiaro a tutti che presto costringerò questi stolti a piegarsi e sfarinare grano!
  • [Sulla corruzione in Africa] L'Etiopia non aveva lo stesso problema. I leader africani ci guardavano con invidia.
  • L'Etiopia non è stata il Cile d'Africa, ma è pronta ad essere il suo Vietnam.

Ferdinando MartiniModifica

  • Ancora: il sentimento religioso fu per lo passato negli Abissini tutta una cosa col sentimento nazionale, perché il loro più costante nemico fu il mussulmano, che, notate, tentò imporre il giogo, non mai le credenze. Questa parte della storia dell'Etiopa possono non curare gli Svedesi, a noi Italiani sarebbe funesto il dimenticarla.
  • Non è vero che speriamo di diffondere la civiltà in Abissinia. [...] Non si tratta di tribù selvagge e idolatre, bensì di un popolo cristiano da secoli, la cui compagine politica è secolare, nel cui paese, per secoli, conquistatori e viaggiatori tentarono imprimere tracce dell'incivilimento europeo; quel popolo non ne volle sapere: le sue capanne sono ancora quelle de'tempi biblici, i suoi costumi presenti furono conosciuti da Erodoto. Noi figuriamo di voler porre un termine alle guerre fratricide che spezzarono in quelle regioni ogni molla dell'operosità umana, e arroliamo ogni giorno e paghiamo Abissini perché si sgozzino con Abissini. Eh! via replicate a noi malinconici che in Europa siamo troppo pigiati, che in Etiopia vi sono tre o quattro abitanti per ogni chilometro quadrato, che oramai le conquiste coloniali sono un'empia necessità, ma non parlate d'incivilimento. Chi dice che s'ha da incivilire l'Etiopia dice una bugia o una sciocchezza. Bisogna sostituire una razza a razza: o questo, o niente. [...] All'opera nostra l'indigeno è un impiccio; ci toccherà dunque, volenti o nolenti, rincorrerlo, aiutarlo a sparire, come altrove le Pelli Rosse, con tutti i mezzi che la civiltà, odiata da lui per istinto, fornisce: il cannone intermittente e l'acquavite diuturna. È triste a dirsi ma pur troppo è così: i colonizzatori sentimentali si facciano coraggio: fata trahunt, noi abbiamo cominciato, le generazioni avvenire seguiteranno a spopolare l'Affrica de'suoi abitatori antichi, fino al penultimo. L'ultimo no: l'ultimo lo addestreranno in collegio a lodarci in musica, dell'avere, distruggendo i negri, trovato finalmente il modo di abolire la tratta!

Arminio SavioliModifica

  • I confini etiopici non sono più «arbitrari» di quelli di qualsiasi altro Stato africano. Sono confini stabiliti dal colonialismo.
  • Il fatto è che l'Etiopia moderna ha raggiunto i suoi attuali confini (Eritrea a parte) e si è formata come Stato, in aperta ed esplicita concorrenza con le potenze europee che intanto si spartivano il continente nero. Approfittando di una serie di favorevoli circostanze anche geografiche (la difficile accessibilità dell'altopiano), giocando sulle rivalità fra gli europei, valendosi di solide tradizioni militari di tipo «mediovale» e «feudale», ma ancora efficaci in un'epoca che non conosceva né aerei, né carri armati. Menelik riuscì a ritagliarsi un suo impero nella carta dell'Africa, così come la regina Vittoria, l'imperatore Guglielmo, re Leopoldo del Belgio, la Francia repubblicana e l'Italietta di Umberto I si ritagliavano i loro.
  • Sta di fatto [...] che l'Etiopia (più esattamente la parte amhara e cristiana dell'Etiopia) rappresenta una «eccezione», una singolare «anomalia», un «mistero», uno «scherzo» della storia, essendosi mantenuta fedele al cristianesimo in una regione del mondo, quella «sudanese» nel significato più vasto della parola, che per il resto, dall'Atlantico al Mar Rosso, è quasi ovunque ed esclusivamente musulmana: un cristianesimo, si badi bene, assorbito pacificamente ed «autonomamente» in seguito alle influenze del mondo greco-romano, fin dai primi secoli dopo Cristo; non imposto più o meno con la forza nell'epoca coloniale dagli europei, come è avvenuto in tante altre parti dell'Africa.

Haile SelassieModifica

 
Haile Selassie
  • Dichiaro di fronte al mondo intero che l'Imperatore, il Governo e il popolo dell'Etiopia non si piegherà davanti alla forza.
  • Fino a poco tempo fa, il Nostro popolo si è sforzato di soddisfare le proprie esigenze d'abbigliamento filando in casa e tessendo sui propri antichi telai a mano. Ma con le crescenti richieste introdotte dalla civiltà moderna, questa situazione è cambiata rapidamente e oggi troviamo il settore tessile capeggiare la lista delle importazioni dell'Etiopia.
  • Gli Etiopi sono orgogliosi dei tremila anni di storia documentata, e possono esserlo. Noi siamo orgogliosi di ciò che è stato raggiunto durante il Nostro Regno, e ringraziamo Dio per questo. Siamo felici di lasciare che sia la Storia a giudicare la saggezza delle Nostre azioni.
  • Il nostro paese, l'Etiopia, essendo stato benedetto con un'abbondanza di risorse naturali, non ha motivo di preoccuparsi del soddisfacimento dei propri bisogni. Tuttavia, è Nostro impegno costante e Nostro fermo desiderio, che la Nostra gente produca non solo quanto basta per soddisfare le proprie esigenze, ma che essa sia tale da consentire anche di condividere e scambiare i frutti del proprio lavoro con altri Paesi.
  • L'eroismo del popolo etiope è conosciuto nella storia.
  • L'Etiopia, come è risaputo, ha una lunga tradizione di storia documentata che arriva indietro fino alle iscrizioni di Aksum. Il paese è stato anche fortunato nella sua scolarizzazione, basata sulle antiche scuole delle nostre chiese (le università del passato) che sono state guardiane della nostra cultura attraverso le epoche.
  • L'Etiopia è un'isola di Cristianità ed è indicata nella storia come la prima (nazione) a ricevere l'Antico Testamento, oltre ad aver ricevuto il Nuovo Testamento prima di molte nazioni del mondo.
  • L'Etiopia esiste da tremila anni. Anzi, esiste dal giorno in cui fu creato l'Uomo. La mia dinastia regna da quando la regina di Saba incontrò re Salomone e dal loro incontro nacque un figlio. È una dinastia che continua da secoli e per i secoli continuerà. Un re è sostituibile e, del resto, la mia successione al trono è assicurata.
  • L'Etiopia ha dato prova di grande tolleranza nei confronti di un nemico che per sessanta anni le ha recato incalcolabili tormenti e lutti.
  • L'Etiopia ha sempre prodotto alcuni dei migliori soldati.
  • L'Etiopia non brama i territori o i possedimenti di altri, ma al contrario, rimane sempre pronta a difendere il proprio sovrano diritto contro gli altrui piani maliziosi.
  • L'Etiopia non ha l'ambizione di dominare gli altri. Quello che vuole è essere padrona di se stessa e, a tal fine è sempre stata disposta a difendere fino all'ultimo uomo la sua indipendenza, sovranità ed integrità territoriale. Quando la forza espansionistica Italiana arriverà, con il pretesto di diffondere civiltà, e dotata di armi moderne, troverà il popolo unito d'Etiopia pronto a sacrificare la propria vita per il proprio paese ed Imperatore.
  • L'Etiopia per lunghi secoli è rimasta isolata, sulle sue roccaforti montane, dal mondo esterno; emergendo da questo isolamento all'epoca della battaglia coloniale per il potere in Africa, il compito che la nazione ha fronteggiato nel preservare la propria indipendenza e nel superare le difficoltà poste dalla transizione dall'antico al moderno è stato moltiplicato più volte. Mentre Noi conducevamo la battaglia dell'Etiopia per la difesa della sua libertà, allo stesso tempo abbiamo assunto come Nostro primario compito l'educazione e la formazione nel servizio pubblico di coloro che Noi avevamo chiamato perché Ci assistessero nell'amministrazione del Governo. Nei nostri sforzi di raggiungere questi due obiettivi, abbiamo dovuto combattere contro chi rimaneva ancorato all'antico e al superato. Il popolo etiope, che ha beneficiato di questi sforzi, sa che tutta la Nostra vita è stata sacrificata alla battaglia per raggiungere questi fini, e crediamo che esso abbia dimostrato ampiamente la sua gratitudine e il suo affetto per Noi.
  • La democrazia come condivisione della voce del popolo nella conduzione dei propri affari non è estranea all'Etiopia: lo spirito democratico non Ci è nuovo. È solo che i concetti democratici tradizionali e le convinzioni etiopiche hanno ora preso nuove fresche forme ed espressioni.
  • La Nostra bandiera nazionale non fu mai cancellata neanche durante i cinque anni della parziale occupazione dell'Etiopia, perché i nostri valorosi patrioti, sotto il nostro comando, hanno coraggiosamente resistito al nemico. Molti paesi si sono rifiutati di riconoscere l'occupazione e lì la bandiera Etiopica continuò ad essere l'emblema della libertà dell'Etiopia.
  • La nostra nazione non è in alcun modo inferiore alla maggior parte delle altre nazioni per quanto riguarda le risorse naturali e territoriali; è ben noto che se un popolo ha ferma determinazione nel lavorare, può superare ognuna delle sue difficoltà e dei suoi problemi.
  • Lo sport non è nuovo al popolo etiope; corse di cavalli, nuoto, “gougs”, lancio del giavellotto, “gittee”, “meket”, “genna”, corse, salto in alto e in lungo, caccia, sono sempre stati considerati contributi allo sviluppo fisico e morale della Nostra gente. “Senterej”, “gebetta” e “akandoura”, sono alcuni tra i giochi etiopici che hanno attirato l'interesse degli Etiopi.
  • Sebbene l'Etiopia sia annoverata tra le nazioni di antica civilizzazione, è noto che essa debba impegnarsi per prender posto tra le nazioni civili di oggi. La cultura moderna non è una nuova voga per l'Etiopia: la porta per essa è completamente aperta. Tutto ciò di cui si necessita sono istituzioni e scuole che consentano di filtrare ed assimilare la sua antica cultura con quella moderna. Come voi tutti sapete, prima che l'Etiopia venisse invasa dal nemico avevamo fatto tutto il possibile per migliorare le strutture educative, nonostante le numerose difficoltà in cui eravamo incorsi.
  • Se i dipinti etiopici e altre opere d'arte otterranno un tale standard da poter essere inviate fuori dal Paese e occupare il proprio posto in mezzo alle opere provenienti da altre nazioni, essi potranno certamente dare un contributo nel tentativo di rendere l'Etiopia più ampiamente nota come nazione che partecipa pienamente allo spirito e alla sostanza della moderna civilizzazione.

Berhaneyesus SouraphielModifica

  • Chi supera l'età di cinque anni è sicuro di poter vivere normalmente fino ai 48 o 50 anni. Questa è l'aspettativa di vita in Etiopia.
  • Cristiani e musulmani sono sempre vissuti in pace, nel rispetto reciproco, almeno fino ad oggi. Ecco perché l'Etiopia è un Paese unico nel suo genere. Ha ricevuto la fede prestissimo. Il cristianesimo c'era già ai tempi degli apostoli. Lo stesso è accaduto per l'islam, arrivato in Etiopia al tempo dell'Ègira, quando il profeta Maometto, perseguitato a La Mecca, emigrò a Medina, e mandò i suoi famigliari in Etiopia, dove c'era un re buono e pacifico, perché ricevessero protezione, e furono accolti come profughi. Così l'islam arrivò in Etiopia proprio negli anni in cui esso stesso stava nascendo: ecco perché i musulmani ci considerano un Paese che li ha accolti in pace e nel quale in pace hanno sempre vissuto. L'unica volta in cui c'è stata un'incursione islamica in Etiopia fu all'epoca del grande Impero ottomano, ma è una cosa diversa.
  • È veramente sorprendente come il Cristianesimo si sia inculturato a tal punto da non poter separare la cultura dalla religione. La gente vive la religione. È nel suo sangue; nella sua storia. È nella terra dell'Etiopia, perché i monaci che sono arrivati nel IX secolo hanno costruito molti monasteri ed effettuato molte traduzioni di scritti spirituali e delle Scritture nella lingua degli etiopi. Così la gente ha potuto comprendere il Cristianesimo sin dai primi tempi.
  • In Etiopia la croce si trova ovunque: sulle chiese, sulle case, nei tatuaggi sulla fronte o sulla mano, sui vestiti della gente, sugli scritti e sui manoscritti. Vi sono più di 200 diversi disegni della croce etiope. I sacerdoti tengono in mano la croce perché la gente la possa baciare e salutare.
  • La popolazione è in aumento, c'è tanta disoccupazione e mancano infrastrutture: siamo ancora uno dei Paesi più poveri del mondo, e tutto il Corno d'Africa è così. Il governo fa del suo meglio, però, nel frattempo, molti etiopi che non trovano impiego emigrano nei Paesi arabi, soprattutto nella zona del Golfo – in Arabia Saudita – e in Medio Oriente, fino al Libano. In questi Paesi musulmani la maggior parte delle nostre donne è costretta a cambiare il proprio nome cristiano in uno musulmano, a vestire di conseguenza, e sin qui... Ma quando chi emigra non è saldo nella fede cristiana, si fa musulmano. Forse per la prima volta nella storia dell'Etiopia la gente, a causa della povertà, vede di fatto minata la propria dignità cristiana. Le radici e il retaggio cristiani sono messi in crisi dalla povertà.
  • Se guardiamo agli altri Paesi storicamente cristiani, dall'Egitto al Marocco – tutto il Nord Africa, dove ci sono stati grandi santi come Sant'Agostino, San Tertulliano e San Cipriano – non ci sono più delle maggioranze cristiane. L'Etiopia rimane un Paese a maggioranza cristiana grazie alla protezione di Dio e della Madonna, come diciamo in Etiopia.
  • Vogliamo mostrare al mondo di non essere famosi solo per la siccità e le carestie, ma per una storia che risale a tremila anni fa, e che ha una tradizione cristiana di duemila anni. Il cristianesimo è così incarnato in Etiopia da non potersi quasi distinguere il limite tra cultura e religione.

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