Slavoj Žižek

filosofo e psicanalista sloveno

Slavoj Žižek (1949 – vivente), filosofo e psicoanalista sloveno.

Slavoj Žižek nel 2015

Citazioni di Slavoj ŽižekModifica

  • Adesso arriva l'industria farmaceutica americana che, con farmaci come lo Zoloft e il Prozac, ci propina autostima a flaconi.[1]
  • Anziché dire "Dio è amore" dovremmo dire "l'amore è divino".[2]
  • Ciò che troviamo nei Veda è una brutale cosmologia basata sull'uccidere e sul mangiare [...]. Tuttavia, attorno al sesto e quinto secolo a.C., accade qualcosa di nuovo: una radicale «rivalutazione di tutti i valori» sotto forma di una forte reazione universalista contro questa cosmica catena alimentare; il rifiuto ascetico di tutta questa macchina infernale di vita che si riproduce attraverso il sacrificio e il mangiare. Il ciclo della catena alimentare viene ora percepito come un ciclo di eterna sofferenza, e il solo modo per raggiungere la pace è di sottrarsi a esso. (Rispetto al cibo, questo comporta ovviamente il vegetarianesimo: il non mangiare animali morti).[3]
  • Contro la concezione orientale dell'Assoluto come Vuoto-Sostanza-Fondamento, nascosto sotto i fragili e sfuggenti fenomeni della realtà quotidiana, dovremmo contrapporre la concezione che è la nostra realtà quotidiana quella fissa, inerte, stupidamente presente e che è l'Assoluto quello fragile, perituro e sempre sfuggente. Per dirla diversamente, che cos'è l'Assoluto? Qualcosa che troviamo nelle fugaci esperienze, come il sorriso di una bella donna o persino il sorriso di una persona che fino a poco tempo fa ci era sembrata bruta e repellente. È in questi miracolosi, ma estremamente fragili momenti che viene alla luce, attraverso la nostra realtà, un'altra dimensione. L'Assoluto come tale può facilmente disgregarsi, può troppo facilmente sfuggirci tra le mani, dobbiamo maneggiarlo con cautela, come una fragile farfalla.[4]
  • È ora di insegnare alle superpotenze un po' di buone maniere.[5]
  • I diritti umani in ultima analisi sono semplicemente il diritto di violare i dieci comandamenti.[6]
  • Il modo di liberarci dei nostri padroni non sta nel far diventare il genere umano stesso il padrone collettivo della natura, ma nel riconoscere l'impostura nella nozione stessa di padrone.[7]
  • Il nome «Patricia Highsmith» indica per me un territorio sacro, colei il cui posto tra gli scrittori è paragonabile al posto che Spinoza occupa per Deleuze (il «Cristo tra i filosofi»). Chi parla di lei deve fare attenzione, perché cammina sui miei sogni.[8]
  • Il vero trionfo non è la vittoria sul nemico, è quando lo stesso nemico comincia a usare il tuo linguaggio e le tue idee costituiscono la base dell'agire comune.[9]
  • [Occorre] inventare nuove forme di pratica politica contenenti una dimensione di universalità al di là del capitale.[10]
  • [...] il vostro Silvio Berlusconi, spesso giudicato come un guitto o un personaggio da operetta, è invece un leader politico da studiare con attenzione, perché cerca di coniugare democrazia liberale e populismo.
    Silvio Berlusconi sta tuttavia accelerando una tendenza presente in tutto i sistemi politici democratici. Il suo operato punta infatti a modificare l'equilibrio dei poteri – legislativo, esecutivo, giudiziario – a vantaggio dell'esecutivo, in maniera tale che sia l'esecutivo sussuma sia il potere legislativo che quello giudiziario, ma senza cancellare i diritti civili e politici. Le elezioni sono considerate solo un sondaggio sull'operato dell'esecutivo. Se Berlusconi le perde, invoca allora la sovranità popolare da lui rappresentata. La forma politica che propone è sì una miscela tra democrazia e populismo, sebbene la sua idea di democrazia sia una democrazia postcostituzionale che fa dell'invenzione del popolo il suo tratto distintivo. Tutto ciò rende l'Italia, più che un paese anomalo, un inquietante laboratorio politico dove viene sviluppata una democrazia postcostituzionale. Da questo punto di vista, in Italia si sta costruendo il futuro dei sistemi politici occidentali...[11]
  • L'ambientalismo oggi è uno dei principali campi di battaglia ideologici.[12]
  • L'amore, soprattutto quello cristiano, non è assolutamente saggio.[13]
  • L'impero cattivo non è là fuori; emerge dal modo stesso in cui noi buoni combattiamo contro l'impero cattivo, contro il nemico là fuori.[14]
  • [Sulle proteste per la morte di Mahsa Amini] L’Iran non fa parte dell’Occidente sviluppato, quindi Zan, Zendegi, Azadi (Donna, Vita, Libertà) è molto diverso dal #MeToo nei paesi occidentali: mobilizza milioni di donne comuni, ed è direttamente collegato alla lotta di tutti, uomini compresi[…]. Gli uomini che partecipano a Zan, Zendegi, Azadi sanno bene che la lotta per i diritti delle donne è anche la lotta per la propria libertà: l’oppressione delle donne non è un caso speciale, è il momento in cui l’oppressione che permea l’intera società è più visibile.[15]
  • La cosa da fare è bombardare chi è al potere con richieste finite, strategicamente selezionate e precise.[16]
  • La profonda identificazione che "tiene insieme" i membri della comunità non è tanto l'identificazione con la legge che domina il corso quotidiano, "normale" della sua vita, quanto l'identificazione alla forma comune, specifica della trasgressione della Legge (in termini psicanalitici, con la forma di godimento caratteristica della comunità).[17]
  • La realtà è per chi non riesce a sostenere il sogno.[18]
  • [...] nella tanto celebrata libera circolazione promossa dal capitalismo globale, le cose (i beni) circolano liberamente mentre le persone subiscono sempre più controlli. Questo nuovo razzismo dei paesi sviluppati è in un certo senso più brutale del vecchio. La sua implicita legittimazione non è naturalistica (la superiorità "naturale" dell'occidente sviluppato) né culturalista (anche noi occidentali vogliamo preservare la nostra identità culturale), ma nasce da un impassibile egoismo economico: la divisione fondamentale è quella tra chi partecipa al (relativo) benessere economico e chi ne è escluso.[19]
  • Noi non siamo sognatori, siamo il risveglio da un sogno che si sta trasformando in incubo.[20]
  • Noi non turbiamo l'equilibrio della natura, ne facciamo semplicemente parte.[21]
  • Non abbiamo niente contro l'altro a patto che la sua presenza non sia intrusiva, che l'altro non sia veramente altro.[22]
  • Ogni realtà, per quanto perfetta, prima o poi ci delude.[23]
  • Per tenere alto il morale dell’opinione pubblica bisogna mentire.[24]
  • Un regime in crisi è come il gatto dei cartoni animati: per farlo cadere basta dirgli di guardare giù.[25]
  • Viviamo nei giorni della prosopopea ideologica: i mercati parlano come se fossero persone.[26]

Da Il più grande tradimento di Donald Trump

Sull'assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 2021, traduzione di Bruno Tortorella, Internazionale.it, 9 gennaio 2021.

  • La commedia che si è svolta a Washington il 6 gennaio 2021 non è forse la prova definitiva – se mai ce n'è bisogno – del fatto che Assange non dovrebbe essere estradato negli Stati Uniti? Sarebbe come estradare in Cina i dissidenti fuggiti da Hong Kong.
  • Le vere vittime di Trump sono i suoi sostenitori, che prendono sul serio le sue chiacchiere contro le élite liberali e le grandi banche. È il traditore della sua stessa causa populista.
  • Trump ha incolpato i suoi oppositori delle violenze e ha elogiato i suoi sostenitori. [...] E quando la folla ha cominciato a disperdersi, Trump ha pubblicato un tweet in difesa del comportamento dei suoi sostenitori che hanno preso d'assalto e vandalizzato il campidoglio. [...] Giovedì 7 gennaio Trump ha tenuto un altro breve discorso in cui, contraddicendo quanto detto prima, ha condannato senza ambiguità l'attacco al campidoglio come una minaccia alla legalità e ha promesso di collaborare alla transizione pacifica del potere. Probabilmente l'ha detto per paura del suo destino personale, e questo ha solo confermato che era ed è un membro dell'establishment, non un eroe della destra ma un codardo. Non c'è da stupirsi se le masse dei suoi fan lo stanno già descrivendo come un "traditore", parte della "palude" di Washington che aveva promesso di bonificare.
  • Speriamo quindi che quanto accaduto il 6 gennaio a Washington fermi almeno l'oscenità degli Stati Uniti che mandano osservatori in altri paesi quando ci sono delle elezioni per giudicarne la correttezza. Adesso sono le elezioni americane ad aver bisogno di osservatori stranieri. Gli Stati Uniti sono un "paese canaglia" non solo da quando Trump è diventato presidente: la (quasi) guerra civile in corso mostra una spaccatura che c'è sempre stata.

Da Slavoj Zizek: “Io, ribelle voglio solo normalità”

Intervista di Raffaella De Santis, Repubblica.it, 6 maggio 2021.

  • Credo che la normalità come la conoscevamo non tornerà, che dovremo reinventarne una nuova. Sono i danni psichici che mi preoccupano, qui nelle strade c'è più violenza, le cliniche psichiatriche sono piene, aumentano i suicidi dei giovani. Le vecchie abitudini stanno saltando, per questo sto diventando un po' conservatore. Abbiamo bisogno di regole.
  • Sono stanco di chat, video conferenze, telefonate. Paradossalmente la pandemia mi ha fatto prendere coscienza che a mancarmi è la solitudine.
  • Penso che la felicità sia da idioti. Le persone che dormono bene sono idiote. Ma come fanno? Io mi sveglio spesso nel mezzo della notte e prendo appunti se mi viene un'idea, tanto che non riesco ad addormentarmi senza un pezzo di carta vicino al letto.
  • Donald Trump ha volgarizzato la vita di tutti i giorni. Non è affatto un conservatore, è paradossalmente un postmoderno: rompe le regole, dice bugie, usa l'ironia a sproposito. È un volgare rivoluzionario. La sinistra invece dovrebbe diventare la voce di una maggioranza "morale".
  • [Su Bernie Sanders] Lui sì che è un rappresentante autentico della sinistra.

Da Intervista al filosofo sloveno Žižek. Perché il pacifismo stavolta non è un’opzione

Intervista di Enrico Franceschini, Repubblica.it, 22 aprile 2022.

  • "Noi siamo i difensori dell'Europa", dice Zelensky. Io avrei detto: "Noi ucraini lottiamo per la libertà della Russia". Perché se l’Ucraina vince, forse potremo liberarci di Putin, altrimenti la sua dittatura ne uscirà rafforzata.
  • [Sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022] Il pacifismo non è un’opzione in questo conflitto. L’unico modo per resistere a Putin è con la forza. Gli invasori dicono sempre di volere la pace, perché è il modo per sovrastare le vittime. Anche Hitler diceva di volere la pace nella Francia occupata dai nazisti.
  • Beninteso, non sono contrario alla globalizzazione in quanto tale, ma i mega miliardari come Jeff Bezos sono dei monopolisti che controllano tutto, troppo. C’è qualcosa di poco democratico in questo.
  • [«Che lezioni ci ha dato la pandemia?»] Davanti a un problema che minacciava tutto il Pianeta, la gente ha riscoperto l’importanza dello stato e delle strutture internazionali. L’iniziativa privata è bella, ma senza lo Stato non porta vantaggi per tutti. La pandemia ce lo ha rammentato. Lo stesso dovrebbe valere per la lotta al cambiamento climatico.
  • Il pessimismo è il modo migliore per mantenere un pizzico di ottimismo. Se sei ottimista e le cose vanno male, perdi ogni fiducia nel futuro. Se sei pessimista e qualcosa va bene, ti resta un barlume di speranza.

Da L’Ucraina non dev’essere la colonia di nessuno

Traduzione di Federico Ferrone, Internazionale.it, 25 agosto 2022.

  • Tutti sanno che Volodymyr Zelenskyj, prima di diventarlo davvero, ha interpretato il ruolo del presidente ucraino in una popolare serie televisiva, Servitore del popolo. Questo fatto ha suscitato commenti ironici e ha permesso a molti commentatori di non prenderlo sul serio (come se avere per presidente un ex agente del Kgb fosse più normale).
  • La sovranità "basata sulla propria identità, sulle proprie tradizioni e sui propri valori" [...] significa tollerare quello che sta succedendo in Corea del Nord o in Afghanistan. La vera solidarietà di sinistra si fonda sugli antagonismi in ogni "distinta identità", sulla costruzione di una rete di legami tra le lotte per l’emancipazione in ogni paese: in Afghanistan dovremmo quindi concentrarci sulla condizione delle donne che subiscono le conseguenze della presunta "identità distinta" del paese.
  • Quando gli esponenti della sinistra attuale criticano il sostegno occidentale all’Ucraina, ripetono il luogo comune secondo cui la guerra in corso si trascina perché serve a dare impulso al complesso militare e industriale dell’occidente. Un pregiudizio stupido che potrebbe essere applicato anche alla seconda guerra mondiale: quel conflitto non diede forse un grande impulso all’industria militare statunitense, visto che solo dopo la sua fine gli Stati Uniti si lasciarono effettivamente alle spalle la grande depressione?
  • Anche se l’Ucraina – come si spera – proteggerà la sua indipendenza, la sua difesa vittoriosa sarà per lei il momento della verità. Dovrà imparare che non basta mettersi al passo con l’occidente e aderire all’Unione europea. Per due motivi. Il primo è che la democrazia occidentale è in profonda crisi e cova un profondo malcontento: gli Stati Uniti si stanno avvicinando alla guerra civile ideologica e l’Europa sta cadendo a pezzi, con i paesi post-comunisti che si avvicinano a un nuovo autoritarismo illiberale. In secondo luogo, un’Ucraina vittoriosa e indebitata con gli Stati Uniti e l’Unione europea riuscirà a resistere alla pressione ancora più forte della colonizzazione economica occidentale?

Da La seconda morte di Gorbačëv

Traduzione di Federico Ferrone, Internazionale.it, 1 settembre 2022.

  • La morte biologica di Michail Gorbačëv è la sua seconda morte: simbolicamente, era già morto con la dissoluzione dell'Unione Sovietica. Il suo ruolo è stato puramente negativo, quello di un mediatore evanescente: ha "buttato giù il muro", ha avviato la scomparsa del sistema comunista ed è ricordato ed elogiato per aver fatto sì che questa scomparsa avvenisse in maniera pacifica. Gorbačëv ha svolto il suo ruolo onestamente.
  • Bisognerebbe sempre ricordare che l'era Chruščëv è stata l’ultimo periodo di autentico entusiasmo comunista, di convinzione nel progetto comunista.
  • I cinesi hanno imparato la lezione del fallimento di Gorbačëv: il pieno riconoscimento dei “crimini fondanti” non può che far crollare l’intero sistema. Quei crimini devono quindi rimanere sconfessati: è vero, alcuni “eccessi” ed “errori” maoisti vengono denunciati (il grande balzo in avanti e la devastante carestia che ne seguì; la rivoluzione culturale), e la valutazione di Deng sul ruolo di Mao (al 70 per cento positiva, al 30 per cento negativa) è assurta a formula ufficiale. Ma questa valutazione funziona come una conclusione formale che rende superflua qualsiasi ulteriore elaborazione: anche se Mao è stato al 30 per cento negativo, l’impatto simbolico complessivo di questa ammissione viene neutralizzato, affinché egli possa continuare a essere celebrato come il padre fondatore della nazione, e affinché il suo corpo rimanga in un mausoleo e la sua immagine su ogni banconota.
  • Brandt sapeva che il sistema capitalista è pronto a fare notevoli concessioni ai lavoratori e ai poveri solo se esiste la seria minaccia di un’alternativa, di un diverso modo di produzione che prometta ai lavoratori i loro diritti. Per mantenere la sua legittimità, il capitalismo deve dimostrare di funzionare meglio delle sue alternative anche per i lavoratori e i poveri. Ed è nel momento in cui questa alternativa svanisce che si può procedere allo smantellamento dello stato sociale.

Da Da Sarajevo all’Ucraina la guerra è una realtà minacciosa

Traduzione di Federico Ferrone, Internazionale.it, 4 ottobre 2022.

  • [Sull'assedio di Sarajevo] È noto che i cecchini appostati sulle colline che circondano Sarajevo, assediata dalle forze serbe, sparavano arbitrariamente sugli abitanti nelle strade sottostanti. Era anche noto che alcuni alleati dei serbi (perlopiù russi) fossero invitati a sparare qualche colpo su Sarajevo, ma credevamo che la cosa fosse considerato un onore, un segno di speciale apprezzamento, non un business. Oggi scopriamo qual era la realtà. Decine di ricchi stranieri (perlopiù statunitensi, britannici e italiani, ma anche alcuni provenienti dalla Russia) hanno pagato tariffe elevate per avere la possibilità di sparare ai residenti della Sarajevo assediata. Il viaggio lo organizzava l’esercito serbo-bosniaco: i clienti erano trasportati da Belgrado a Pale (la capitale della Republika Srpska, sulle montagne vicino a Sarajevo) e poi condotti in un luogo sicuro con vista su Sarajevo a valle.
  • [Sui massacri indonesiani del 1965-1966] Dopo la vittoria del regime i loro terribili atti non sono stati relegati allo status di "sporco segreto", di crimine fondatore di cui cancellare le tracce. Al contrario, queste persone si sono vantate apertamente dei dettagli dei loro massacri (come strangolavano una vittima con un filo di ferro, come tagliavano una gola, come stupravano una donna provando il massimo piacere possibile).
  • Medvedev è pronto a rischiare la vita di miliardi di persone per un piccolo pezzo di terra: miliardi di persone in America Latina, Africa e Asia che non sono coinvolte nel conflitto ucraino. Già nell’agosto del 2022 Medvedev aveva affermato che la proposta di punire la Russia per i crimini di guerra in Ucraina minacciava l’esistenza dell’umanità, dato l’arsenale nucleare di Mosca. Ancora una volta, da che pulpito parla Medvedev quando si esprime in questo modo, ovvero da una sua posizione soggettiva? Non include se stesso tra coloro che periranno, come se potesse in qualche modo sopravvivere alla catastrofe nucleare globale.
  • Medvedev ha [...] dichiarato che la Russia "farà di tutto" per evitare che compaiano armi nucleari nelle mani dei "nostri vicini ostili" come "l’Ucraina nazista". Ma dal momento che è la Russia a minacciare l’esistenza stessa di un altro stato (l’Ucraina), quest’altro stato non ha forse il diritto di difendere la propria esistenza con armi tattiche nucleari? Dobbiamo quindi prendere sul serio l’idea che sia l’Ucraina a dover essere dotata di armi nucleari per stabilire una parità sostanziale con la Russia.
  • I pacifisti che si oppongono alla Nato e all’invio di armi all’Ucraina ignorano un fatto fondamentale: è stato proprio l’aiuto occidentale a permettere all’Ucraina di resistere. Senza di esso, l’Ucraina sarebbe da tempo occupata. Questo aiuto ha portato allo stallo odierno, il quale ha creato le condizioni per un possibile compromesso di pace.
  • Si sente ripetere che la Russia dovrebbe essere autorizzata a salvare la faccia. Ma dichiarazioni come quelle di Medvedev rendono impossibile all’Ucraina e all’occidente salvare la faccia, rendendo un compromesso una prova di codardia occidentale!

Lynch: il ridicolo sublimeModifica

  • [...] un ingrediente fondamentale dell'universo lynciano è una frase, una catena significante, che risuona come il Reale che insiste e ritorna sempre, una specie di formula che sospende o attraversa il tempo: in Dune è "colui che dorme deve svegliarsi", in Twin Peaks, "i gufi non sono quello che sembrano", in Velluto Blu, "papà vuole scopare". In Strade perdute, ovviamente, "Dick Laurent è morto", frase iniziale e conclusiva del film che preannuncia la morte della figura paterna oscena (Mr. Eddy) [...]. (p. 32)
  • ["Dick Laurent è morto" frase iniziale e conclusiva di Strade perdute] All'inizio, Fred sente queste parole al citofono di casa, mentre alla fine è lui stesso a pronunciarle al citofono: otteniamo così una situazione circolare in cui dapprima il protagonista sente un messaggio che non capisce, poi è lui stesso a pronunciarlo. L'intero film si fonda sull'impossibilità dell'incontro del protagonista con se stesso [...]. D'altro canto, questo processo è simile all'analisi psicanalitica, in cui il paziente dapprima è turbato da un messaggio oscuro e indecifrabile ma insistente (il sintomo) che sembra bombardarlo dall'esterno e poi, a conclusione del periodo di cura, è capace di considerare questo messaggio come proprio, e di pronunciarlo in prima persona. La sequenza temporale sottesa a Strade perdute è quindi quella del trattamento psicanalitico in cui, dopo un'ampia deviazione, ritorniamo al punto di partenza ma assumiamo una prospettiva differente. (p. 32)
  • L'universo di Lynch è in realtà l'universo del “ridicolo sublime”: le scene più pateticamente ridicole, quali le apparizioni di angeli alla fine di Fuoco cammina con me e di Cuore selvaggio o il sogno del pettirosso alla fine di Velluto blu, vanno prese sul serio. Tuttavia [...] bisogna prendere seriamente anche le figure malvagie eccessivamente violente e ridicole, quali Frank in Velluto blu, Eddy in Strade perdute, e il Barone Harkonnen in Dune. Persino una figura ripugnante come Bobby Peru in Cuore selvaggio rappresenta un eccessivo "potere vitale" fallico [...]. (p. 41)

Pedofilia. Il segreto sessuale della ChiesaModifica

IncipitModifica

Sulla Chiesa cattolica in Croazia incombe uno scandalo imbarazzante: nell'orfanotrofio Alojzije Stepinac gestito dalla Caritas a Brezovica, vicino Zagabria, sono stati scoperti casi di gravi abusi sessuali. Le organizzazioni non governative avevano cominciato a richiamare l'attenzione su di essi già nel 2002, quando al loro telefono amico giunsero telefonate disperate su pesanti e sistematici abusi verbali, fisici e sessuali su bambini.

CitazioniModifica

  • I preti (e, più spesso le suore) come mediatori e fornitori di servizi sessuali sono un elemento importante della mitologia cattolica sotterranea, si pensi alla figura del prete (o della suora) come detentore ultimo della saggezza sessuale. (p. 46)
  • La religione non è semplicemente invocata per fornire il brivido del proibito, per accrescere il piacere facendo del sesso un atto trasgressivo. Al contrario, il sesso è presente in termini religiosi, come cura religiosa del peccato (la masturbazione). (pp. 49–50)
  • La Chiesa cattolica può contare su (almeno) due livelli di simili regole, non scritte e oscene. Per prima cosa c'è, naturalmente, l'infame Opus Dei, la 'mafia bianca' della Chiesa […]. Poi ci sono tutti i casi di molestie sessuali sui bambini da parte dei preti […]. (E c'è una chiara interconnessione tra i due livelli, dato che l'Opus Dei interviene sistematicamente per mettere a tacere gli scandali sessuali dei preti.) (pp. 50–51)
  • Consentire ai preti cattolici di sposarsi non risolverebbe niente, essi non svolgerebbero il loro compito senza molestare i ragazzini, perché la pedofilia è generata dall'istituzione cattolica del sacerdozio come sua "trasgressione intrinseca", come sua appendice segreta. (p. 53)
  • Le consuetudini sono dunque la materia di cui si compongono le nostre identità. In esse, interpretiamo e quindi definiamo ciò che realmente siamo in quanto esseri sociali, spesso in contrasto con la nostra percezione di quello che siamo. Nella loro perfetta trasparenza, sono il veicolo della violenza sociale. (p. 64)
  • Eccoci dunque al "cuore di tenebra" delle consuetudini […]. La pedofilia dei preti cattolici non è qualcosa che riguarda solamente le persone cui, per motivi accidentali di storia privata, senza relazione alcuna con la Chiesa in quanto istituzione, è capitato di scegliere come professione il sacerdozio. È un fenomeno che interessa la Chiesa cattolica come tale, che è impresso nel suo stesso funzionamento come istituzione socio–simbolica. Non riguarda l'inconscio "privato" dei singoli individui, ma l'"inconscio" dell'istituzione stessa. […]. (pp. 68–69)
  • In breve, come dice Lacan a proposito di Sygne de Coûfontaine in L'ostaggio di Claudel, Isabel è anche "ostaggio della parola". Pertanto, è sbagliato interpretare questo atto come un sacrificio che testimonierebbe il proverbiale "masochismo femminile": sebbene Isabel sia ovviamente manipolata nello sposare Osmond, il suo atto è suo proprio e lasciare Osmond equivarrebbe semplicemente a privare se stessa della propria autonomia. (p. 95)

VirusModifica

IncipitModifica

«Non mi toccare»! sono le parole che, secondo Giovanni (2017), disse Gesù a Maria Maddalena quando lei lo riconobbe dopo la resurrezione. E io, un cristiano ateo dichiarato, come interpreto questa frase? Anzitutto, la interpreto in relazione alla risposta data da Cristo al discepolo che gli domanda come avrebbero saputo che era tornato, risorto — Cristo dice che sarà lì ogni volta che i credenti si riuniranno nello spirito d'amore. Sarà lì, non come una persona tangibile, ma nella forma del legame d'amore e solidarietà fra le persone — quindi «non mi toccare, tocca gli altri e occupati di loro nello spirito d'amore»... Oggi, però, nel pieno dell'epidemia di coronavirus, siamo tutti martellati dai moniti a non toccare gli altri e, anzi, a isolarci, a mantenere una distanza fisica adeguata — rispetto al «noli me tangere», tutto questo cosa comporta? Le mani non possono raggiungere l'altra persona, soltanto dall'interno possiamo avvicinarci gli uni agli altri - e la finestra a cui si affaccia la nostra «interiorità» sono gli occhi. (Introduzione - Noli me tangere, pp. 5-6)

CitazioniModifica

  • [Sulla pandemia di COVID-19] Non si ritorna alla normalità, la nuova «normalità» dovrà essere ricostruita sulle macerie della vita di una volta, oppure ci ritroveremo in una nuova barbarie di cui già si scorgono distintamente le prime avvisaglie. Quindi non sarà sufficiente trattare l'epidemia come uno sfortunato incidente, sbarazzarsi delle conseguenze e riprendere l'andamento scorrevole del vecchio sistema — dovremo sollevare la domanda: che cosa proprio non va nel nostro sistema, tanto da farci cogliere impreparati dalla catastrofe, malgrado gli scienziati ci avvertissero da anni? (Introduzione - Noli me tangere, p. 7)
  • In termini più generali, la cosa da accettare, con cui riconciliarci, è che c'è un sostrato di vita, la vita non-morta, stupidamente ripetitiva, pre-sessuale dei virus, che da sempre sono qui e che staranno per sempre con noi come un'ombra oscura, insidiando la nostra sopravvivenza, manifestandosi all'improvviso quando meno ce lo aspetteremmo. E su un piano ancora più generale, le epidemie virali ci rammentano la contingenza ultima e l'insensatezza della vita: per quanto spettacolari possano essere gli edifici spirituali che noi, il genere umano, fondiamo, una stupida contingenza naturale come un virus o un asteroide può decretarne la fine... per non citare la lezione dell'ecologia, ossia che noi umani, senza nemmeno rendercene conto, possiamo contribuire a questa fine. (Capitolo 1 - Coronavirus, p. 11)
  • Per confutare l'idea che lo Stato debba controllare le dicerie per prevenire il panico dilagante, si può argomentare anzitutto che proprio il controllo sparge diffidenza e, anzi, moltiplica le dicerie su presunti complotti — soltanto la fiducia reciproca fra la gente comune e lo Stato può essere efficace. (Capitolo 1 - Coronavirus, p. 13)
  • I provvedimenti che oggi alla maggior parte di noi sembrano «comunisti» dovranno essere presi in considerazione su scala globale: il coordinamento della produzione e della distribuzione fuori dalle coordinate del mercato. [...] È difficile non cogliere l'ironia del fatto che bisognerà ricorrere a misure comuniste per combattere una malattia che è esplosa in un Paese governato da un partito comunista. (Capitolo 1 - Coronavirus, p. 15)
  • Certo, dovremmo analizzare in maniera approfondita le condizioni sociali che hanno reso possibile l'epidemia di coronavirus — si pensi solo a come, nel mondo oggi interconnesso, un inglese che abbia incontrato qualcuno a Singapore ritorni in Inghilterra e da lì vada a sciare in Francia, dove finisce per contagiare altre quattro persone... i soliti sospetti aspettano in fila di essere interrogati: il mercato capitalistico globale ecc. (Se all'origine dell'epidemia di coronavirus c'è la trasmissione dai pipistrelli, allora è evidente la mediazione sociale dell'epidemia: gli esseri umani invadono l'habitat forestale dei pipistrelli, li costringono a sopravvivere vicino all'uomo, per di più li cacciano per procurarsi cibo, esponendosi così ai nuovi virus). (Capitolo 1 - Coronavirus, p. 17)
  • Tuttavia, dovremmo anche resistere alla tentazione di trattare l'epidemia attuale come se rivestisse un significato più profondo: la punizione crudele ma giusta dell'umanità per lo sfruttamento implacabile delle altre forme di vita sulla Terra o cose del genere... Ma se cerchiamo un messaggio nascosto, restiamo premoderni: trattiamo il nostro universo come un interlocutore nella comunicazione. Anche se la nostra stessa sopravvivenza è a repentaglio, c'è qualcosa di rassicurante nel fatto che veniamo puniti — l'universo (o persino Qualcuno lassù) ci guarda... La cosa davvero difficile da accettare è il fatto che l'epidemia in corso sia il risultato di una contingenza naturale allo stato puro, che sia semplicemente avvenuta e non celi nessun significato riposto. Nel più ampio ordine delle cose, siamo una specie che non conta. (Capitolo 1 - Coronavirus, p. 17)
  • C'è un paradosso più grave: più il nostro mondo è connesso, più un disastro locale può scatenare una catastrofe globale. [...] È il nostro sviluppo tecnologico (i viaggi aerei) a rendere catastrofiche le conseguenze socioeconomiche di una piccola esplosione: un secolo fa sarebbe passata inosservata. Siamo più indipendenti dalla natura e al tempo stesso più vulnerabili di fronte ai suoi capricci. (Capitolo 2 - Il virus dell'ideologia, p. 20)
  • [...] nuovi muri e altre quarantene non risolveranno il problema. Servono solidarietà e una risposta coordinata su scala globale, una nuova forma di quello che un tempo veniva chiamato comunismo. Altrimenti la Wuhan di oggi somiglierà a una città del nostro futuro. Molte distopie hanno già immaginato un futuro simile, nel quale restiamo a casa, lavoriamo al computer, comunichiamo tramite videoconferenze, facciamo ginnastica su una macchina in un angolo, ci masturbiamo occasionalmente su uno schermo che mostra sesso hardcore, ci facciamo consegnare i pasti a domicilio e così via. (Capitolo 2 - Il virus dell'ideologia, p. 20)
  • Molti di noi ricordano le conclusioni del manifesto situazionista degli studenti di Strasburgo del 1966: «Vivere senza tempi morti, godere senza ostacoli». Se c'è una cosa che ci hanno insegnato Freud e Lacan, è che questa formula è una ricetta perfetta per un disastro: il bisogno di riempire ogni momento finisce per soffocarci nella monotonia. I tempi morti — i momenti di quella che i mistici chiamavano Gelassenheit — sono fondamentali per rivitalizzare la nostra esistenza. E si può forse sperare che una delle conseguenze impreviste delle quarantene da coronavirus nelle città cinesi sarà che alcune persone useranno i tempi morti per liberarsi dall'attività frenetica e pensale al (non) senso della loro situazione. (Capitolo 2 - Il virus dell'ideologia, pp. 21-22)
  • Secondo lo storico Carlo Ginzburg la vergogna per il proprio paese, e non l'amore, è la vera dimostrazione di appartenenza. [...] Per gli abitanti di Wuhan però non è il momento di vergognarsi, ma di resistere. Gli unici cinesi che dovrebbero vergognarsi sono quelli che in pubblico hanno minimizzato l'epidemia, ma contemporanea-mente si sono protetti fino all'eccesso, comportandosi come i funzionari sovietici di Černobyl' che, mentre dicevano in pubblico che non c'era pericolo, facevano scappare le loro famiglie. (Capitolo 2 - Il virus dell'ideologia, p. 22)
  • [...] una nuova ondata di rifugiati orchestrata dalla Turchia può avere conseguenze catastrofiche in questo periodo di epidemia di coronavirus. Uno degli aspetti positivi dell'epidemia (a parte il fatto essenziale che ci ha resi consapevoli del bisogno della cooperazione globale) è che non è stata attribuita agli immigrati e ai rifugiati — il razzismo ha operato soprattutto nel modellare la percezione che la minaccia provenisse dall'Altro orientale. Ma se i due elementi si mescolano, se si stabilisce un'associazione tra i rifugiati e l'epidemia (e di sicuro ci saranno casi di coronavirus tra i rifugiati — si pensi solo alle condizioni di affollamento nei campi), sarà il trionfo dei razzisti populisti: saranno in grado di giustificare l'esclusione degli stranieri ricorrendo a ragioni sanitarie «scientifiche». (Capitolo 3 - Verso una tempesta perfetta in Europa, p. 27)
  • Per questa ragione, possiamo aspettarci che l'epidemia virale influenzerà le interazioni più elementari con le altre persone e con gli oggetti che ci circondano, compreso il nostro corpo: evitare di toccare le cose che potrebbero essere (invisibilmente) «sporche», non toccare le maniglie, non sedersi sulle tazze dei bagni pubblici o sulle panchine negli spazi pubblici, evitare di abbracciarsi e stringersi la mano... e persino prestare attenzione a controllare il corpo, i gesti spontanei: non toccarsi il naso o strofinarsi gli occhi — insomma, non trastullarsi con il proprio corpo. Allora a controllarci non saranno solo lo Stato o altri agenti, dovremo imparare, noi, a controllare e a disciplinare noi stessi! (Capitolo 4 - Benvenuti nel deserto virale, p. 33)
  • Un altro fenomeno singolare che si può osservare è il trionfale ritorno dell'animismo capitalista: i fenomeni sociali come i mercati o il capitale finanziario vengono trattati come fossero esseri viventi. Dai principali mezzi d'informazione, si ricava l'impressione che non dovremmo preoccuparci tanto delle centinaia di persone già morte (e delle altre centinaia che morranno) ma del fatto che «i mercati si sono agitati» — il coronavirus intralcia in misura crescente l'andamento fluido del mercato mondiale [...] Quanto detto non mostra forse con chiarezza il bisogno urgente di una riorganizzazione dell'economia globale che non sia più in balia dei meccanismi del mercato? E non ci riferiamo qui al comunismo di una volta, è naturale, ma a una qualche sorta di organizzazione globale che possa controllare e regolare l'economia, come pure limitare la sovranità degli Stati-nazione quando fosse necessario. (Capitolo 4 - Benvenuti nel deserto virale, pp. 34-35)
  • I parchi dei divertimenti come Disneyland si stanno trasformando in città fantasma - perfetto, non saprei immaginare un posto più stupido e noioso. (Capitolo 4 - Benvenuti nel deserto virale, p. 35)
  • Dipende tutto da questo «lessico più sfumato»: le disposizioni rese necessarie dall'epidemia non andrebbero ricondotte automaticamente al consueto paradigma della sorveglianza e del controllo propugnato da pensatori come Foucault. Molto più dei provvedimenti adottati dalla Cina (e dall'Italia e da...) a preoccuparmi è la possibilità che tali misure vengano attuate in un modo inefficace a contenere l'epidemia, e che, in aggiunta, le autorità possano manipolare e tenere nascoste le vere informazioni. (Capitolo 5 - Monitorare e punire? Sì, grazie!, pp. 40-41)
  • La trappola è che, persino quando la normalità infine avrà ripreso il suo corso, non sarà la stessa a cui eravamo abituati fino allo scoppio dell'epidemia: non si potranno dare per scontate tutte quelle abitudini che scandivano la vita di ogni giorno, dovremo imparare a vivere una vita molto più fragile e sotto costante minaccia. Dovremo stravolgere completamente l'atteggiamento verso la vita, verso un'esistenza da condurre come esseri viventi tra altre forme di vita [...] (Capitolo 5 - Monitorare e punire? Sì, grazie!, p. 42)
  • [...] i virus non sono né vivi né morti nel senso comune della parola, sono una sorta di morti viventi — un virus è vivo grazie all'impulso a replicarsi, ma si tratta di una sorta di vita al livello zero, una caricatura biologica non tanto della pulsione di morte quanto della vita colta nella stupidità apicale della ripetizione e moltiplicazione. Eppure, i virus non rappresentano la forma elementare della vita da cui si sarebbero poi sviluppate forme più complesse; sono parassiti allo stato puro, si replicano infettando organismi più evoluti (quando un virus ci infetta, usa noi umani come mere fotocopiatrici). È in questa coincidenza di opposti — una natura elementare e parassitaria — che risiede il mistero dei virus: rappresentano un esempio di quello che Schelling chiamava «der nie aufhebbare Rest»: un resto mai superabile, il resto della forma di vita più bassa che si manifesta come prodotto del malfunzionamento di meccanismi di moltiplicazione superiori e continua a tormentarli (infettarli), un resto che non potrà mai essere reincorporato nel momento subordinato di uno stadio di vita superiore. (Capitolo 5 - Monitorare e punire? Sì, grazie!, p. 43)
  • Ecco qual è la lezione più scomoda che possiamo trarre dall'epidemia virale in corso: quando la natura ci attacca con i virus, in qualche modo ci rende la pariglia. E ci risponde con questo messaggio: quello che avete fatto a me, ora io lo faccio a voi. (Capitolo 5 - Monitorare e punire? Sì, grazie!, p. 45)
  • Si parla molto del fatto che alla vecchia modalità della catena di montaggio fordista si stia sostituendo un nuovo tipo di lavoro collaborativo che lascia molto più spazio alla creatività individuale. [...] [Ma] La catena di montaggio è stata semplicemente esternalizzata. Quindi abbiamo una nuova divisione del lavoro: nell'occidente sviluppato ci sono i lavoratori autonomi che si autosfruttano (come quelli descritti da Han), nei paesi in via di sviluppo quelli che fanno lavori debilitanti alla catena di montaggio, a cui si aggiunge il sempre maggior numero di individui che lavorano nel settore dei servizi (badanti, camerieri...) dove lo sfruttamento abbonda. Solo quelli del primo gruppo (i lavori autonomi spesso precari) corrispondono alla descrizione di Han. Ognuno di questi tre gruppi ha un modo specifico di stancarsi. (Capitolo 7, Perché siamo sempre stanchi?, pp. 56-57)
  • [Sul "lavoro creativo di squadra"] Sono ritenuti responsabili del successo della società, senza contare che il lavoro di squadra implica la competizione tra loro e con altri gruppi. Sono lavoratori pagati per svolgere compiti che tradizionalmente spetterebbero ai capitalisti in quanto organizzatori del processo di produzione, perciò in un certo senso si trovano ad avere l'aspetto peggiore di entrambe le funzioni: hanno tutte le preoccupazioni e le responsabilità dei manager pur rimanendo lavoratori retribuiti senza alcuna sicurezza per il proprio futuro, la situazione più stressante che si possa immaginare. (Capitolo 7, Perché siamo sempre stanchi?, p. 58)
  • [...] non siamo più capaci di accettare un destino di pestilenze. A questo punto s'inserisce il mio comunismo, che non è un sogno fosco ma solo il nome di qualcosa che si è già avviato (o che perlomeno è avvertito da molti come una necessità), il nome per i provvedimenti che sono stati già presi in considerazione e in parte addirittura attuati. Quindi non si tratta di una visione di un futuro luminoso, piuttosto di un «comunismo dei disastri», un antidoto al capitalismo dei disastri. Non solo lo Stato dovrebbe assumere un ruolo molto più attivo — riorganizzare la produzione di beni di cui c'è urgente bisogno, come mascherine, kit per tamponi, respiratori, disporre la requisizione di alberghi e altri centri, provvedere alla sussistenza di chi ha perso il lavoro ecc. — ma in sostanza tutto questo andrebbe fatto in sprezzo dei meccanismi del mercato. (Capitolo 9 - Comunismo o barbarie, più semplice di così!, pp. 76-77)

NoteModifica

  1. Da L'uomo del futuro, Internazionale, n. 494, 27 giugno 2003, p. 31.
  2. Da Papa contro Dalai Lama, Internazionale, n. 517, 5 dicembre 2003, p. 50.
  3. Da Vivere alla fine dei tempi, cap. I.
  4. Da Il fragile assoluto: "Krhki absolut: enajst tez o krščanstvu in marksizmu danes. Med psihoanalizo in religijo", Analecta, Lubiana, 2000, p. 132.
  5. Da La legge dei forti, Internazionale, n. 758, 22 agosto 2008, p. 57.
  6. Da Io sono stupido e cattivo, Internazionale, n. 1090, 20 febbraio 2015, p. 92.
  7. Da Vivere alla fine dei tempi, p. 342.
  8. Da Distanza di sicurezza, traduzione di Marina Impallomeni e Daniele Francesconi, Manifestolibri, Roma, 2005.
  9. Da Serve una Thatcher per la sinistra, Internazionale, n. 997, 25 aprile 2013, p. 31.
  10. Da Il Grande Altro, p. 109.
  11. Dall'intervista di Benedetto Vecchi, il manifesto, 13 aprile 2010; riportata su Le ragioni ritrovate del pensiero critico. Intervista a Slavoj Zizek, MicroMega, Repubblica.it.
  12. Da Le lezioni dell'apocalisse, Internazionale, n. 1191, 10 febbraio 2017, p. 92.
  13. Da Compagno Dio, Internazionale, n. 847, 21 maggio 2010, p. 90.
  14. Da Capitalismo stellare, Internazionale, n. 591, 20 maggio 2005, p. 74.
  15. Citato in In Iran le giovani donne hanno vinto la paura della morte. Gli Ayatollah tremano, Formiche.net, 27 ottobre 2022.
  16. Da Il superego di sinistra, Internazionale, n. 723, 14 dicembre 2007, p. 61.
  17. Da Il Grande Altro, p. 92.
  18. Da Freud è vivo, Internazionale, n. 648, 30 giugno 2006, p. 53.
  19. Da Salviamo l'Europa, Internazionale (originale in The Drawbridge), 23 febbraio 2007, p. 51.
  20. Da Non siamo sognatori, Internazionale, n. 919, 14 ottobre 2011, p. 30.
  21. Da La lezione del vulcano islandese, Internazionale, n. 844, 30 aprile 2010, p. 90.
  22. Da Gli ultimi uomini, Internazionale, n. 686, 30 marzo 2007, p. 58.
  23. Da Il marxismo hollywoodiano degli avatar, Internazionale, n. 836, 5 marzo 2010, p. 90.
  24. Da Assange a Gotham City, Internazionale, n. 882, 28 gennaio 2011, p. 82.
  25. Da L’Iran riscopre lo spirito del 1979, Internazionale, n. 801, 26 giugno 2009, p. 18.
  26. Da L’ultima possibilità, Internazionale, n. 953, 15 giugno 2012, p. 38.

BibliografiaModifica

  • Slavoj Žižek, Il Grande Altro: nazionalismo, godimento, cultura di massa, traduzione di Marco Senaldi, Feltrinelli, Milano, 1999. ISBN 88-07-10264-1
  • Slavoj Žižek, Lynch: il ridicolo sublime, traduzione di Damiano Cantone e Lorenzo Chiesa, Mimesis, Milano, 2011, ISBN 9788857510569
  • Slavoj Žižek, Pedofilia. Il segreto sessuale della Chiesa, introduzione di Pierre Della Vigna, Mimesis, 2019. ISBN 978-88-5755-775-5
  • Slavoj Žižek, Virus: Catastrofe e solidarietà, traduzione di Federico Ferrone, Bruna Tortorella e Valentina Salvati, Ponte alle Grazie, Milano, 27 marzo 2020 (quinta edizione). EAN 9788833314808
  • Slavoj Žižek, Vivere alla fine dei tempi, traduzione di Carlo Salzani, Ponte alle Grazie, Milano, 2011. ISBN 978-88-6220-277-0

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