Leone

mammifero carnivoro della famiglia dei Felidi
Un leone

Citazioni sul leone.

CitazioniModifica

  • Anche il leone, quando sta consumando il suo pasto, è molto aggressivo, ma se non è morso dalla fame, e se ha già mangiato, è docilissimo. Quanto al carattere, non è affatto sospettoso, né ha timore di alcunché; è perfino molto giocoso e affettuoso nei confronti degli animali che sono stati allevati insieme a lui e che frequenta abitualmente. (Aristotele)
  • Attendo esseri più alti, più forti, più vittoriosi, più gai, che siano squadrati nel corpo e nell'anima: leoni ridenti devono venire! (Friedrich Nietzsche)
  • Consuma i suoi pasti con voracità e inghiotte molte cose per intero senza farle a pezzi. Poi rimane a digiuno per due o tre giorni, cosa che può fare perché si è rimpinzato oltre misura. [...] I suoi escrementi sono duri e secchi, come quelli del cane. Emette anche una flatulenza molto acre e la sua urina fa molto odore. Per questo motivo annusa gli alberi come fanno i cani. Come i cani, inoltre, urina sollevando la zampa. (Aristotele)
  • Essendo adunque un Principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quella pigliare la volpe e il lione; perché il lione non si defende da' lacci, la volpe non si defende da' lupi. Bisogna adunque essere volpe a cognoscere i lacci, e lione a sbigottire i lupi. (Niccolò Machiavelli)
  • Forse è meglio essere uno sciacallo vivo che un leone morto, ma è meglio ancora essere un leone vivo. E di solito è anche più facile. (Robert Anson Heinlein)
  • I leoncelli ruggiscono in cerca di preda | e chiedono a Dio il loro cibo. | Sorge il sole ed essi rientrano, | si accovacciano nelle loro tane. (Salmi)
  • Il leone darebbe metà della sua vita per un pettine. (Ramón Gómez de la Serna)
  • Il leone usa tutta la sua forza anche per uccidere un coniglio. (Sunzi)
  • Il vitello e il leoncello pascoleranno insieme | e un fanciullo li guiderà. || [...] Il leone si ciberà di paglia, come il bue. (Libro di Isaia)
  • In una terra di predatori il leone non teme mai lo sciacallo. (Dexter)
  • La mattina dopo il re si alzò di buon'ora e sullo spuntar del giorno andò in fretta alla fossa dei leoni. Quando fu vicino, chiamò: "Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio che tu servi con perseveranza ti ha potuto salvare dai leoni?". Daniele rispose: "Re, vivi per sempre. Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma neppure contro di te, o re, ho commesso alcun male". Il re fu pieno di gioia e comandò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa. Appena uscito, non si riscontrò in lui lesione alcuna, poiché egli aveva confidato nel suo Dio. Quindi, per ordine del re, fatti venire quegli uomini che avevano accusato Daniele, furono gettati nella fossa dei leoni insieme con i figli e le mogli. Non erano ancor giunti al fondo della fossa, che i leoni furono loro addosso e stritolarono tutte le loro ossa. (Libro di Daniele)
  • Maschio o femmina, la prole di un leone sarà sempre leone. (Il cavaliere dalla pelle di leopardo)
  • Non si taglia la criniera al leone mentre ruggisce, sul serio! (Kim Possible)
  • Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, non importa che tu sia leone o gazzella, l'importante è che cominci a correre.[1]
  • Per quanto siano grandi e possenti, i leoni ci rammentano delle bestiole che si raggomitolano sui nostri grembi e che fanno le fusa quando li accarezziamo. (Gregory Scott Paul)
  • Per quanto riguarda la sembianza di leone, bisogna ritenere che essa indichi il dominio, la forza, l'indomabilità e la somiglianza, nei limiti del possibile, all'arcano della divinità ineffabile. (Dionigi l'Areopagita)
  • Perché il leone dovrebbe fare posto ai babbuini? Solo perché i babbuini sono tanti? Mai! (Eugène Terre'Blanche)
  • Quando mai si pretenderebbe da un cigno una delle prove destinate al leone? In che modo un brano del destino di un pesce si inserirebbe nel mondo del pipistrello? Pertanto fin da bambino credo di aver pregato soltanto per la mia difficoltà, che mi fosse concessa la mia e non, per errore, quella del falegname, o del cocchiere, o del soldato, perché nella mia difficoltà voglio riconoscermi. (Rainer Maria Rilke)
  • Questo animale col suo tonante grido desta i sua figlioli, dopo il terzo giorno nati, aprendo a quelli tutti l'indormentati sensi: e tutte le fiere, che nella selva sono, fuggano. (Leonardo da Vinci)
  • Sansone scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna, ecco un leone venirgli incontro ruggendo. Lo spirito del Signore lo investì e, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto. [...] Dopo qualche tempo [...] uscì dalla strada per vedere la carcassa del leone: ecco nel corpo del leone c'era uno sciame d'api e il miele. [...] Sansone disse loro [ai Filistei]: "Voglio proporvi un indovinello [...]. Dal divoratore è uscito il cibo | e dal forte è uscito il dolce". [...] Gli uomini della città, il settimo giorno, prima che tramontasse il sole, dissero a Sansone: "Che c'è di più dolce del miele? | Che c'è di più forte del leone?". (Libro dei Giudici)
  • Se le gazzelle avessero una fede e se il leone fosse il loro dio, potrebbero spontaneamente concedergli una di loro per placare la sua avidità. (Elias Canetti)

Alfred Edmund BrehmModifica

  • Ad un tratto la terra treme - un leone ruggisce a breve distanza! Ora giustifica ben egli il suo nome di Esseb, colui che mette sgomento, poiché un vero sgomento e la più grande costernazione si manifestano nella seriba. Le pecore, fuori di sé, vanno a dare del capo contro la siepe spinosa, le capre belano lamentevolmente, le vacche si ammucchiano confusamente, il camello per fuggire cerca d'infrangere la sua catena, e i cani più gagliardi che lottano colle iene e coi leopardi ululano lamentevolmente e si rifugiano angosciosamente implorando protezione dal padrone. [...] Con un poderoso salto quel forte supera il muro spinoso di due o tre metri per scegliersi una vittima. Un solo colpo della terribile zampa fa stramazzare una giovenca di due anni: le tremende mandibole rompono la colonna vertebrale dell'animale che tenta resistere. La belva azzanna con cupo brontolio la preda, i grandi occhi sfavillano della voluttà della vittoria e dell'ingordigia della rapina, la coda flagella l'aria. Un minuto abbandona l'animale spirante e di nuovo lo azzanna finché non si muova più. Allora s'avvia alla ritirata.
  • Il leone preferisce gli animali più grossi ai piccoli, sebbene non dispregi nemmeno questi, quando gli passano vicino. Si dice che talvolta si debba contentare di locuste. Tutti gli animali che vivono coll'uomo, le zebre selvatiche, e tutte le antilopi, ed il cinghiale, sono in ogni circostanza il suo principale cibo.
  • Non si può descrivere l'effetto prodotto dalla voce del re sopra i suoi sudditi. La iena che urlava tace all'istante, il leopardo smette di grugnire, le scimmie cominciano a brontolare forte e salgono piene di terrore sino ai più alti rami. Nel gregge belante regna un silenzio di morte; le antilopi si precipitano in sbrigliata fuga attraverso le boscaglie; il camello carico trema, non ubbidisce più al richiamo del suo conduttore, getta giù il carico, il cavaliere, e cerca la sua salvezza in una fuga frettolosa; il cavallo s'impenna, sbuffa, dilata le narici e si precipita indietro; il cane non avvezzo alla caccia guaisce e cerca un rifugio presso il padrone. [...] E l'uomo persino, che per la prima volta, nella notte della foresta vergine, ode rintonare quella voce, si domanda se sarà abbastanza audace per affrontare chi emette un simile rombo. Il medesimo senso d'angoscia prodotto dal ruggito del leone si impadronisce anche degli animali che hanno sentore della sua presenza per mezzo d'un altro senso, cioè lo fiutano senza vederlo: sanno tutti che l'avvicinarsi del leone per loro significa morte.

Georges-Louis Leclerc de BuffonModifica

  • I nostri lupi, e gli altri nostri animali carnivori, ben lungi d'essere suoi rivali, sarebbero appena degni d'essere i suoi provveditori.
  • L'esterno del leone corrisponde molto bene alle sue morali qualità: ha la figura maestosa, lo sguardo imperterrito, il portamento grave, e la voce terribile: il suo corpo non è tanto grande, come quello dell'Elefante, o del Rinoceronte; non brutto, come quello dell'Ippopotamo, o del Bue, non troppo raggruppato, come quello dell'Iena, o dell'Orso, non troppo allungato, né deforme per qualche ineguaglianza, come l'ha il Cammello; ma è anzi così ben composto, e ben proporzionato, che pare proprio il modello della forza unita all'agilità, tanto solido, quanto nervoso, non carico né di carne, né di grasso, che non contiene cosa superflua, in somma tutto nervo, e tutto muscoli.
  • Potrebbesi dire altresì, che il leone non è crudele, giacché non l'è mai, che per necessità, non facendo strage maggiore di quella, che può consumare, ed essendo in piena pace quand'è satollo, laddove la tigre, il lupo, e tanti altri animali di specie inferiore, come a dire, la volpe, la faina, la puzzola, il furetto ec., ammazzano unicamente pel piacere d'ammazzare, e par che le loro numerose stragi servan più a saziarne il feroce talento, che la fame.

Louis FiguierModifica

  • Il Leone sa tutto ciò che può temere dall'uomo; quindi lo tratta con rispetto, e non si arrischia ad aggredirlo che quando è alle strette, a meno che questo non l'abbia provocato sul serio. E, anche in quest'ultimo caso, si allontana talora dall'uomo che l'ha ferito. Numerose testimonianze attestano questo fatto.
  • L'audacia del Leone aumenta coi suoi bisogni. Allorché ha esaurito ogni mezzo facile di procurarsi il nutrimento, ed è affamato all'estremo, non ha più nessuna paura, va incontro ad ogni pericolo, per non morire d'inedia.
  • Se si deve badare soltanto all'impressione che produce sopra di noi l'aspetto del Leone, bisogna confessare che esso non ha usurpato il titolo di re degli animali, che gli fu dato fin dai tempi più antichi. Porta alto il capo, e procede con tale lentezza che si potrebbe scambiare per gravità; la sua fisionomia tranquilla e dignitosa, dimostra che egli conosce la sua forza. La fitta e magnifica criniera che gli ombreggia il capo e il collo aggiunse ancora al suo aspetto un certo piglio maestoso che incute rispetto.

Luke HunterModifica

 
Gruppo di leonesse
  • In habitat di savana aperti, uccidere una preda grande comporta diversi svantaggi: non la si può consumare rapidamente, è difficile da nascondere ed è alla mercé dei concorrenti. I Leoni si sono evoluti parallelamente a tre grandi tigri dai denti a sciabola e ad almeno due grandi specie di iene, tutti grandi carnivori che sarebbero stati in grado di imporsi su una Leonessa impegnata a difendere una preda da sola. In un ambiente così altamente competitivo, è meglio condividere il bottino con parenti disposti ad aiutare a difenderlo.
    Ironia della sorte, la difesa di gruppo dei bottini di caccia comportò una nuova sfida per la Leonessa ancestrale: un gruppo di femmine rappresenta una risorsa estremamente attraente per i maschi e, proprio come le carcasse di grandi prede, in habitat aperti può richiamare attenzioni indesiderate. L'emergere della socialità nei Leoni, poi, aumentò anche il rischio di infanticidio. Unirsi in gruppi permise alle femmine di difendere meglio anche i cuccioli da maschi estranei. L'evoluzione del branco sembra dunque la risposta del Leone a una competizione serrata sui cuccioli e sulle prede catturate, e presumibilmente non si verificò in altri felidi perché non supportata dalla stessa combinazione di pressioni selettiva e opportunità ecologica.
  • La Tigre è il più grande felide esistente, benché con uno stretto margine: il Leone è infatti molto simile in tutte le misure e ha perfino un cranio mediamente più lungo, ma le Tigri più grandi sono leggermente più lunghe e pesanti rispetto ai Leoni più grandi.
  • Un Leone adulto è in grado di sopraffare da solo prede molto più grandi di lui, e in branco può uccidere praticamente tutto ciò che incontra; solo elefanti maschi sani e maturi sono invulnerabili alla sua predazione. Nella dieta dei Leoni sono stati registrati da insetti fino a carcasse di balene spiaggiate, ma le popolazioni non possono sopravvivere senza grandi erbivori del peso di 60-550 kg.

PlutarcoModifica

  • Il leone cammina sempre tenendo le zampe strette verso l'interno e con gli artigli ritratti per non smussare le punte a furia di sfregarle e per non lasciare tracce visibili ai suoi inseguitori. Non è facile, infatti, trovare le impronte degli artigli del leone, e chi si imbatte in esse le trova piccole e confuse, e per questo motivo comincia a girare a vuoto e si perde.
  • Per il resto, i comportamenti dei leoni non sono da meno quanto a socialità. Gli esemplari più giovani, infatti, portano con sé, a caccia, i compagni che sono ormai divenuti lenti e anziani. Qualora questi dovessero soccombere alla fatica, si fermano e si mettono ad aspettare, mentre i più giovani continuano a cacciare. Se prendono una preda, allora li chiamano, emettendo un verso simile al muggito di un giovane toro. I leoni anziani lo sentono e avvicinandosi ai compagni consumano insieme la preda.
  • Quanto a forza e coraggio, pantere e leonesse non sono in nulla da meno rispetto ai loro maschi.

Shāh-NāmehModifica

  • Chi non anche è sazio | Del viver suo, non va contro a' leoni | Feroci e biechi.
  • Dicono i saggi | Che ove a nutrir ti provi un leoncello, | Aspro compenso avrai quando la punta | Fuor metterà de' primi denti; e quando | Si leverà col suo robusto artiglio, | Con la sua forza, assalirà l'incauto | Che l'allevò.
  • Se forte ed animoso | Diventa un leoncello, oh! non è questo | Meraviglia o stupore. Un sacerdote | Memore e saggio prendesi talvolta | Un leoncello, germe di leone, | Digiuno ancor di latte, e il mena poi | Alla gente nel mezzo. Oh! ma s'ei mette | I primi denti suoi, ratto fia vinto | Dal vigor suo tremendo. E ben che il latte | Ei non gustò de la materna poppa, | Alla natura del suo fero padre | Perfettamente egli farà ritorno.

William ShakespeareModifica

  • Il sangue e il coraggio s'infiammano di più a risvegliar un leone, che a dar la caccia a un timido daino.
  • Non son forse dei mostri quelli che fanno voce da leone, ma sanno solo agire da conigli?
  • Può ben dire la sua un leone, quando a dir la loro ci sono tanti asini in giro.
  • Tu hai innato in te il vizio della pietà che meglio che ad un uomo s'addice ad un leone.

ProverbiModifica

  • Non bisogna allevare in città un cucciolo di leone. (Greco antico)

AfricaniModifica

  • Ciò che si dice vicino alla coda di un leone morto, non lo si dice quando il leone è vivo. (ivoriano)
  • Colui che ha visto il leone ruggire non corre allo stesso modo di chi lo ha soltanto sentito.
  • È meglio essere l'ultimo fra i leoni che il primo fra gli sciacalli.
  • Quando il leone invecchia, persino le mosche osano attaccarlo. (tanzaniano)
  • Un piccolo leone è meglio di un paniere pieno di gatti.

ItalianiModifica

  • Chi piglia leone in assenza, teme la talpa in presenza.
  • È meglio un leone che mille mosche.
  • Il merlo ingrassa in gabbia, il leone muore di rabbia.

ToscaniModifica

  • Al leone sta bene la quartana.
  • Dove non basta la pelle del leone, bisogna attaccarvi quella della volpe.
  • È meglio esser capo di gatto che coda di leone.
  • Il leone ebbe bisogno del topo.
  • La capra non contrasta col leone.

NoteModifica

  1. Questo aneddoto, col tempo, è diventato molto famoso nella cultura popolare probabilmente anche grazie ad uno spot della Gatorade del 1998, ad un poster motivazionale dal titolo The Essence of Survival (L'essenza della sopravvivenza) e al libro di Thomas Lauren Friedman, The World Is Flat. A Brief History of the Twenty-First Century (Il mondo è piatto. Breve Storia del Ventunesimo Secolo) del 2005. In Italia l'aneddoto ha raggiunto una certa notorietà anche grazie a due sketch comici del trio Aldo, Giovanni & Giacomo, riproposti nel film Così è la vita (1998) e nello spettacolo teatrale Tel chi el telùn (1999). In molti (Friedman per esempio), citando questo aneddoto, lo riportano come un proverbio africano o comunque come una storia popolare africana. Stando invece ad altre fonti, questa citazione sarebbe tratta da un libro di Abe Gubegna del 1974. QuoteInvestigator invece, senza fare alcun accenno a Gubegna, scrive apertamente che la prima traccia dell'aneddoto risale al 1985, quando l'analista Dan Montano lo riportò nell'articolo Lions or gazelles?, scritto per un magazine di economia. Montano tuttavia non specificò se il proverbio fosse di suo pugno o se lo avesse semplicemente riportato.

Voci correlateModifica

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