Louis Figuier

scrittore e divulgatore scientifico francese
Louis Figuier

Guillaume Louis Figuier (1819 – 1894), scrittore e divulgatore scientifico francese.

Vita e costumi degli animali - I mammiferiModifica

  • [Sul diavolo della Tasmania] Quest'animale è di una selvatichezza e di una stupidità inaudita; invano si cercherebbe di addomesticarlo. Ha il corpo tozzo, robusto, è grosso come un tasso, e fa la caccia al pollame; aggredisce anche i piccoli quadrupedi. (p. 29)
  • Fra tutti i Mammiferi terrestri, i Carnivori sono i più forti e i più terribili; comprendendo tutti gli animali volgarmente detti fiere. Dotati d'istinti violentissimi, organizzati per la strage e per la carneficina, si nutrono tutti, più o meno, di carne e di sangue, e spargono il terrore intorno a loro. Essi hanno un ufficio provvidenziale nella natura, quello di limitare la moltiplicazione delle specie erbivore; e, per quanto ciò appaia a prima vista strano, la loro scomparsa dalla faccia della terra produrrebbe veri disordini. (p. 329)
  • I Carnivori sono per intelligenza superiore a tutti gli animali degli ordini precedenti. Il loro cervello è molto voluminoso, e presenta sempre delle circonvoluzioni. (p. 331)
  • Rispetto all'integumento, la natura ha molto bene provvisto i Carnivori. Parecchi di essi ci danno pelliccie ricercatissime, sia per i loro splendidi colori, sia per la morbidezza e lo spessore del pelo. Menzioneremo in particolare quelle della martora, del zibellino, del visone, dell'ermellino, della volpe, del leone, della tigre, della pantera, dell'orso, e in generale tutte le pelliccie dei felini. (p. 331)
  • [Sul ghiottone] Si arrampica sopra un albero, e rimane in agguato finché una preda gli passa a tiro; allora le si slancia sopra, si avvinghia al dorso della vittima e la dilania nel petto a furia di morsi. Invano l'animale tenta con sforzi disperati di sbarazzarsi del feroce compagno; finisce per soccombere alla sua terribile stretta. Il Ghiottone non teme di aggredire i più grossi Ruminanti, come la renna, l'alce, e riesce ad ucciderli. (p. 342)
  • Le Iene non sono quegli animali tanto feroci che l'immaginazione popolare si figura. Non aggrediscono l'uomo e le altre creature se non spinte da necessità assoluta. Preferiscono i cadaveri putrefatti e le carogne. S'introducono nei cimiteri, disotterrano i cadaveri, li tiran fuori dei loro lenzuoli, e ne fanno avido pasto. Entrano anche, la notte, nelle abitazioni, per divorare gli avanzi delle mense. Divorano tutto, carne ed ossa; e fa meraviglia il modo spiccio con cui fanno sparire i carcami più resistenti.
    Qeste abitudini immonde, queste replicate violazioni di sepolcri, hanno reso la Iena un oggetto di avversione e di ribrezzo. Tuttavia bisogna esser giusti, e riconoscere i servizi che ci rende questo animale. Le Iene sono nei quadrupedi ciò che gli avoltoi sono negli uccelli. Compiono lo stesso ufficio, in modo ancor più esteso, perché non lasciano sussistere neppure gli scheletri dei cadaveri di cui si nutrono. In quelle città e in quei villaggi africani ove la polizia è lasciata al caso, le Iene tolgon via tutti gli avanzi di cui la fermentazione, resa più attiva da un sole ardente, generebbe miasmi pestilenziali, e comprometterebbe la salute pubblica. Per questo rispetto non si può negare l'utilità di quegli animali. (pp. 348-349)
  • Se si deve badare soltanto all'impressione che produce sopra di noi l'aspetto del Leone, bisogna confessare che esso non ha usurpato il titolo di re degli animali, che gli fu dato fin dai tempi più antichi. Porta alto il capo, e procede con tale lentezza che si potrebbe scambiare per gravità; la sua fisionomia tranquilla e dignitosa, dimostra che egli conosce la sua forza. La fitta e magnifica criniera che gli ombreggia il capo e il collo aggiunse ancora al suo aspetto un certo piglio maestoso che incute rispetto. (p. 351)
  • L'audacia del Leone aumenta coi suoi bisogni. Allorché ha esaurito ogni mezzo facile di procurarsi il nutrimento, ed è affamato all'estremo, non ha più nessuna paura, va incontro ad ogni pericolo, per non morire d'inedia. (p. 352)
  • Il Leone sa tutto ciò che può temere dall'uomo; quindi lo tratta con rispetto, e non si arrischia ad aggredirlo che quando è alle strette, a meno che questo non l'abbia provocato sul serio. E, anche in quest'ultimo caso, si allontana talora dall'uomo che l'ha ferito. Numerose testimonianze attestano questo fatto. (p. 356)
  • La Tigre è tanto grande quanto il Leone ed è ancor più terribile. È anche più svelta, più sottile, più pieghevole, e nelle forme e nelle movenze rammenta maggiormente il Gatto domestico, che è il tipo di tutto il genere. (p. 372)
  • La Tigre ha da lungo tempo una riputazione di crudeltà tanto immeritata quanto quella di generosità attribuita al Leone. Gli antichi naturalisti asserivano che la Tigre non si compiace che in mezzo al sangue, e non può vedere un essere vivente senza voler sbranarlo. Questa asserzione è falsissima. La Tigre non uccide per gusto di uccidere; uccide per saziarsi, e siccome ha un appetito formidabile, fa molte vittime. In ciò segue l'impulso della sua natura: ma quando è satolla non dimostra nessuna intenzione ostile e si limita a difendersi se viene minacciata. Ecco la verità pura. L'espressione «Tigre assetata di sangue» è una figura rettorica che non bisogna accettare che in senso molto limitato. (p. 373)
  • Quando ha fame, nessun ostacolo l'arresta. Non aspetta, non esita, non adopera sotterfugi per impadronirsi della preda; non l'abbandona, anche se la trova troppo terribile; non aspetta di essere ridotta agli estremi per affrontare ogni pericolo. Questo no; si getta senza indugio sulla prima preda che le si affaccia, uomo od animale, dovesse anche andar incontro a mille morti per afferrarla e portarsela via. Sovente la sua temerità è coronata da buon esito. (p. 373)
  • Nerone aveva una Tigre femmina, chiamata Febe; se la teneva sempre vicina, nelle sue stanze, e si narra che parecchie volte la fece ministra delle sue private vendette. Alla fine di una di quelle orgie, ove, per compiacerlo, i più illustri patrizi lasciavano in disparte ogni dignità, l'imperatore mostrava all'animale uno dei convitati; e in breve una vittima si dibatteva ai piedi della faccia umana. La vera Tigre era Nerone. (p. 375)
  • [Sul leopardo] Nei combattimenti è più terribile di tutti i carnivori, anche della tigre, e quindi la sua caccia è molto più pericolosa di quella del leone. (p. 376)
  • [Sul leopardo] Spicca salti di dodici metri con una meravigliosa sveltezza, e cade sulla preda colla velocità di una palla di cannone. (p. 379)
  • [Sul leopardo] Non aggredisce l'uomo senza provocazione, a meno tuttavia che non lo veda a tiro di un suo salto, perché in tal caso si slancia su tutto ciò che si muove, senza neppur sapere che cosa troverà; non è sempre innocua pei bambini. (p. 380)
  • [Sul puma] Questo animale è molto codardo: fugge in faccia all'uomo e in faccia ai cani. Produce molti danni alle gregge, e differisce dagli altri gatti in ciò, che sgozza molte vittime prima di divorarne una. (p. 393)
  • Il Ghepardo è come un anello di unione tra i Felini ed i Cani. (P. 397)
  • [Sul ghepardo] La sua dolcezza, l'obbedienza e l'affetto che dimostra in schiavitù segnano con certezza il posto che occupa sui confini della famiglia felina, subito prima la razza canina. (p. 397)
  • [Sul ghepardo] Si addomestica quasi come un cane, conosce ed ama il suo padrone, ne ascolta la voce e corre appena chiamato. Colle altre persone fa mostra di grande dolcezza; perciò si può lasciarlo al tutto libero. Nei giardini zoologici europei non lo si tien mai chiuso come gli altri Felini. Si lascia girare in un recinto, come gli animali più innocui; è molto docile col suo custode, e si presta volentieri alle carezze dei visitatori. (p. 398)
  • Lo Sciacallo s'addomestica benissimo. Preso giovine è docile, carezzevole, conosce bene il suo padrone e tutte le persone che gli stanno d'attorno; si famigliarizza anche con quelle che gli sono estranee. Ma è timido e capriccioso; sovente, senza un motivo apparente, passa da un sentimento ad un altro al tutto opposto. Partecipa dunque molto dell'indole del cane. Gli rassomiglia pure fisicamente; ed ha con esso accoppiamenti fecondi. Quindi si è potuto asserire, con qualche ragione, che lo Sciacallo sia l'origine e lo stipite di tutte le razze di cani domestici che esistono oggi. (p. 411)
  • Il Lupo, per così dire, non si distingue dal cane nei caratteri zoologici; ha solo gli occhi collocati obbliquamente e un tantino nella direzione del naso. (p. 412)
  • Il Lupo è fortissimo e resiste a lungo alla fame ed alla stanchezza. (p. 412)
  • Molto prudente, cammina adagino, – a passo di lupo, come si dice, – e, per impadronirsi della preda, unisce la perfidia alla forza. (pp. 412-413)
  • Sovente il Lupo aggredisce il cane, suo nemico acerrimo, e non v'ha astuzia che non metta in opera per farne sua preda. (p. 414)
  • In circostanze ordinarie il Lupo non aggredisce l'uomo, anzi lo sfugge. In casi estremi, invece, gli si slancia contro, o, se non lo aggredisce apertamente, gli tien dietro per lungo tempo, cercando di trar profitto di ogni sua debolezza per assalirlo. Se l'uomo è a cavallo o accompagnato da un cane, cercherà di strangolare prima la cavalcatura o il cane. (p. 414)
  • Contro questo animale malefico ogni mezzo è buono; si possono adoperare anche con vantaggio le trappole, i tranelli, le reti, e anche il veleno. Tutti questi mezzi che sovente son giudicati traditori e indegni di un cacciatore quando son adoperati contro il cervo, il capriuolo o anche la lepre, sono ammessi e riconosciuti legittimi quando si tratta del Lupo. Bisogna proteggere la campagna contro le rapine di questo ladro che non bada alle proprietà, e non rispetta sempre neppure gli uomini. (p. 418)
  • [Sul licaone] Sebbene gustino molto le carni corrotte, questi Jenoidi non ne fanno loro cibo esclusivo; mangiano anche prede viventi, come le gazzelle, le antilopi, ecc. Per raggiungerle e sgozzarle si riuniscono in stupri talora numerosi, diretti da un capo, e cacciano con accordo che non è superato neppure dai cani meglio ammaestrati. Quando la selvaggina è raggiunta, la sbranano in comune tutti d'accordo; ma se qualche carnivoro, più forte individualmente, si accosta onde partecipare al festino, si uniscono tutti contro di lui, e non temono di resistergli. Ciò succede sovente col leopardo ed anche col leone. (pp. 436-437)
  • L'orso bruno vive solitario, nelle buie foreste di larici, in mezzo alle gole più profonde e sulle cime dei monti. Dimora nelle caverne, negli spacchi delle roccie, sovente anche nel cavo dei vecchi alberi. Talora si costruisce una specie di capanna con rami e muschi. Generalmente riposa di giorno, e cerca il suo pasto nelle tenebre; ma questa abitudine non è punto assoluta. Si nutre delle frutta del faggio, del sorbo, dello spino berbero e di altre bacche selvatiche, sopratutto quelle che sono un tantino acide, di vari semi, di legumi e di radici. Ama molto il miele, le fragole, le pere, l'uva, e fa di buona voglia parecchie leghe per procurarsele. Anche le formiche sono per l'Orso un cibo gustosissimo pel loro sapore acido, ed è ben fortunato quando può trovare una repubblica di questi insetti. (p. 451)
  • In ogni modo l'Orso bruno è un animale assai mansueto, sanguinario soltanto per necessità, di indole sincera, e inoffensivo all'uomo, quando non è provocato. (p. 452)
  • Quando è aggredito e ferito, o disturbato mentre dorme, o anche allorché i suoi piccoli corrono qualche rischio, l'Orso è veramente pericoloso. Intrepido e fidente nella sua forza, accetta sempre la lotta. Affronta l'avversario, gli va sopra, ritto sulle zampe posteriori, e cerca di stringerlo colle potenti sue braccia. Se in questa lotta fatta corpo a corpo, non rimane ucciso sul colpo da una pugnalata nel cuore, il cacciatore è perduto. L'Orso gli dilania il cranio coi denti, o gli divora il volto; dopo di che lo abbandona mezzo morto, lo fiuta, lo rivolta, e se gli trova ancora un soffio di vita, con un colpo poderoso di zampa gli apre il ventre e ne estrae i visceri palpitanti. (p. 452)
  • [Sull'orso nero] È l'animale più mite che si possa immaginare. Non ha gusto per la carne; anzi quando ha fame, se deve scegliere fra una preda o delle frutta, non esita a preferire le materie vegetali. Nondimeno nuota benissimo, ama il pesce e lo afferra con maestria. In nessun caso mai si avventa contro l'uomo; anzi non si difende che quando è aggredito, e cerca solo di fuggire. (p. 454)
  • [Sull'orso grizzly] Se si deve prestar fede alle narrazioni dei viaggiatori, l'Orso feroce sarebbe il più terribile dei carnivori, senza eccettuarne neppure il leone e la tigre. (pp. 454-455)
  • [Sull'orso polare] Senza dubbio non è crudele per natura, ma l'aridità delle regioni che abita lo obbliga necessariamente a gettarsi sugli altri animali, che non possono del resto resistergli. (p. 456)
  • L'orso bianco è terribile nelle sue aggressioni. Avvezzo a non incontrar mai nessuna resistenza, non sospettando neppure il pericolo, si avventa con cieca rabbia contro l'uomo, se lo incontra a terra, o in barca se è in mare. (p. 459)
  • L'Orso bianco non si famigliarizza mai coll'uomo. Ridotto in ischiavitù riman sempre selvaggio, taciturno, e si mostra pure incapace di sentire affetto o di essere educato. (p. 460)
  • Fra tutte le scimmie conosciute, il Chimpanzé o Scimpanzé (Troglodytes niger) è certo quello che, pel suo modo di vivere, per la sua organizzazione anatomica e la vivacità della sua intelligenza, si accosta maggiormente alla specie umana. (p. 638)
  • Nel fisico e specialmente nel morale differisce molto dal Gorilla. È meno alto: non giunge all'altezza di oltre quattro piedi quando ha compiuto il suo sviluppo. La sua forza muscolare, sebbene notevolissima, è meno straordinaria di quella del gorilla, e non se ne serve che nei casi di assoluta necessità. Se si trova in faccia ad un cacciatore e creda possibile salvarsi dal pericolo colla fuga, non tenta pure un momento di resistere, se la dà a gambe prontamente; ben diverso in ciò dal gorilla, il quale accetta coraggiosamente la lotta. (p. 640)
  • Gli Orang e i Chimpanzé sono i più intelligenti di tutte le scimmie della tribù delle Antropomorfe. (p. 646)

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