Luke Hunter

Luke Hunter, biologo australiano.

Guida ai felidi selvatici del mondoModifica

IncipitModifica

Il gatto domestico è uno dei mammiferi di maggiore successo al mondo, e tra i carnivori si colloca direttamente al primo posto. Esistono popolazioni residenti di gatti in tutti i continenti, ad eccezione dell'Antartide e della maggior parte delle isole in mare aperto. I gatti sono in grado di sopravvivere praticamente in qualsiasi habitat, dal deserto del Sahara alle isole sub-antartiche, indipendentemente dall'essere accuditi o meno da qualcuno. Almeno mezzo miliardo di gatti è infatti tenuto come animale domestico, ma vi sono anche centinaia di milioni di gatti randagi che vivono in qualche associazione con l'uomo o completamente selvatici, senza alcun tipo di aiuto dalle persone.

CitazioniModifica

  • Fin dalle loro prime fasi evolutive, i felidi assunsero uno stile di vita essenzialmente solitario che, per quanto ci rivelano i resti fossili, ha funzionato con successo per la maggior parte delle specie esistite finora. Un fattore determinante fu probabilmente la loro capacità di uccidere anche prede grandi senza bisogno d'aiuto. I felidi combinano infatti sensi acuti, riflessi fulminei, forza muscolare esplosiva e uno scheletro elastico che favorisce la caccia solitaria; artigli protrattili e carpi elastici consentono un controllo eccezionale nell'afferrare e trattenere prede di grandi dimensioni, su cui le mascelle troncate e possenti assicurano morsi precisi e letali. I carnivori sociali, come i canidi e le iene, hanno corpi più robusti ma meno flessibili, progettati per essere resistenti e stancare le prede su lunghe distanze, ma privi della capacità dei felidi di uccidere in solitaria. Un Puma è in grado di abbattere un Alce adulto da solo, mentre occorrono diversi Lupi per fare altrettanto. (p. 10)
  • In habitat di savana aperti, uccidere una preda grande comporta diversi svantaggi: non la si può consumare rapidamente, è difficile da nascondere ed è alla mercé dei concorrenti. I Leoni si sono evoluti parallelamente a tre grandi tigri dai denti a sciabola e ad almeno due grandi specie di iene, tutti grandi carnivori che sarebbero stati in grado di imporsi su una Leonessa impegnata a difendere una preda da sola. In un ambiente così altamente competitivo, è meglio condividere il bottino con parenti disposti ad aiutare a difenderlo.
    Ironia della sorte, la difesa di gruppo dei bottini di caccia comportò una nuova sfida per la Leonessa ancestrale: un gruppo di femmine rappresenta una risorsa estremamente attraente per i maschi e, proprio come le carcasse di grandi prede, in habitat aperti può richiamare attenzioni indesiderate. L'emergere della socialità nei Leoni, poi, aumentò anche il rischio di infanticidio. Unirsi in gruppi permise alle femmine di difendere meglio anche i cuccioli da maschi estranei. L'evoluzione del branco sembra dunque la risposta del Leone a una competizione serrata sui cuccioli e sulle prede catturate, e presumibilmente non si verificò in altri felidi perché non supportata dalla stessa combinazione di pressioni selettiva e opportunità ecologica. (p. 12)
  • Negli Stati Uniti continentali, i gatti uccidono una media stimata di 2,4 miliardi di uccelli e 12,3 miliardi di piccoli mammiferi all'anno: la maggior parte di queste uccisioni è dovuta a gatti randagi (69% degli uccelli e 89% dei mammiferi), ma vi contribuiscono anche le scorribande dei gatti di casa. Sulle isole, dove la fauna selvatica è spesso poco adattata ai predatori, l'impatto è ancora più estremo e i gatti inselvatichiti hanno contribuito all'estinzione di 33 specie tra mammiferi, uccelli e rettili. (p. 22)
  • Il Puma è il più grande felide non panterino, paragonabile per dimensioni al Leopardo, con testa, collo e parti anteriori robuste, parti posteriori snelle e arti muscolosi. (p. 158)
  • Il Ghepardo è l'unico felide adattatosi a inseguire le sue prede per tempi prolungati a velocità elevate, con una conformazione fisica inconfondibile che ricorda quella di un levriero e lo differenzia da qualsiasi altro felide: ha corporatura alta e affusolata, con zampe lunghe, torace alto e stretto, vita sottile e coda lunga e tubulare. La testa è piccola e tondeggiante, con muso corto e orecchie piccole. Gli artigli del Ghepardo sono simili a quelli di un cane, privi delle guaine protettive carnose presenti in altri felidi ma, contrariamente a quanto si creda, parzialmente protrattili. Gli artigli sono visibili nelle tracce lasciate sul terreno, fatta eccezione per lo sperone appuntito e molto incurvato, sfruttato per arpionare le prede. (pp. 168-169)
  • Il Ghepardo ha un sistema socio-spaziale fluido e complesso, unico tra i felidi, con una socialità che supera quella di tutte le altre specie eccetto il Leone (e alcune colonie di gatti comestici). (p. 172)
  • I Ghepardi sono considerati animali con problemi riproduttivi, date le difficoltà nel farli riprodurre in cattività, ma in realtà sono prolifici in natura e, pur esibendo una variabilità genetica relativamente bassa, non esistono prove di depressione riproduttiva da consanguineità. (p. 175)
  • La Tigre è il più grande felide esistente, benché con uno stretto margine: il Leone è infatti molto simile in tutte le misure e ha perfino un cranio mediamente più lungo, ma le Tigri più grandi sono leggermente più lunghe e pesanti rispetto ai Leoni più grandi. (p. 192)
  • La Tigre è una predatrice di forza immensa, adattatasi per sopraffare prede della sua stazza e perfino più grandi. Una Tigre adulta sana può uccidere quasi tutto ciò che incontra, ad eccezione di rinoceronti ed Elefanti asiatici adulti, ma nella sua dieta predominano varie specie di cervi e cinghiali di taglia medio-grande. (p. 194)
  • Le Tigri uccidono probabilmente più umani di qualsiasi altro grande carnivoro, sia perché la densità della popolazione umana in Asia è elevatissima, sia perché l'uomo utilizza intensamente gli habitat delle Tigri. Tuttavia sono molto rare le "mangiatrici di uomini" abituali, che scelgono umani come prede. (p. 195)
  • Insieme alla perdita di habitat per silvicoltura, piantagioni commerciali di palme e agricoltura, le Tigri sono particolarmente minacciate da un'assidua caccia illegale per rifornire il commercio tradizionale di medicinali cinesi, aggravata dall'ampia pressione venatoria sulle loro prede per alimentare una massiccia domanda di carne di animali selvatici, specialmente nel sud-est asiatico. In caso di tregua della caccia umana, le popolazioni di Tigri mostrano tempi di ripresa rapidi; sfortunatamente, oggi sono ancora poche le aree in cui questo si sta verificando. (p. 198)
  • Un Leone adulto è in grado di sopraffare da solo prede molto più grandi di lui, e in branco può uccidere praticamente tutto ciò che incontra; solo elefanti maschi sani e maturi sono invulnerabili alla sua predazione. Nella dieta dei Leoni sono stati registrati da insetti fino a carcasse di balene spiaggiate, ma le popolazioni non possono sopravvivere senza grandi erbivori del peso di 60-550 kg. (p. 203)
  • Il Leopardo è famoso per la sua capacità di nutrirsi di una varietà estremamente ampia di specie di prede. Questo, in combinazione con il suo vasto areale e la grande tolleranza di habitat diversi, rende la dieta del Leopardo la più variegata tra tutti i felidi. Contando solo i mammiferi di peso superiore a 1 kg, sono state registrate come prede almeno 110 specie diverse, e includendo tutti i vertebrati, ossia piccoli mammiferi, uccelli, rettili e pesci, il totale supera 200 specie. Nonostante questa grande varietà, ungulati di 15-80 kg di peso costituiscono la base della dieta, con una o due specie di erbivori localmente abbondanti che rappresentano la quota maggiore per ciascuna popolazione di Leopardi. (p. 213)
  • Il Leopardo è l'unico felide ad avere sviluppato la strategia di issare regolarmente le carcasse sugli alberi per evitare di doverle cedere ad aglti carnivori. Potrebbe essere sorta nel Pleistocene, quando i Leopardi condividevano i loro areali con tigri dai denti a sciabola e iene giganti, oggi estinte, oltre a concorrenti moderni come Iene maculate e Leoni. (p. 216)
  • Per essere dei "grandi felini", i Leopardi sono sorprendentemente tolleranti nei confronti delle attività umane: possono resistere nelle vicinanze dell'uomo e in habitat modificati dall'uomo anche in zone da cui altri grandi carnivori, come Leoni, Tigri, Lupi grigi e Iene maculate, sono estirpati da tempo. (p. 218)
  • Il Giaguaro è il terzo felide per ordine di grandezza al mondo e la più robusta tra tutte le specie di felidi viventi, analoga solo a specie estinte come le tigri dai denti a sciabolla Smilodon. (p. 220)
  • I rettili rappresentano una quota più cospicua della dieta del Giaguaro che di qualsiasi altro grande felide. Nelle regioni in cui abbondano rettili medio-grandi e/o dove sono meno disponibili Capibara e pecari, i rettili possono essere la preda principale, p. es. Caimani jacaré, dagli occhiali e neri nella Foresta Amazzonica e in alcune parti del Pantanal; di queste tre specie sono catturati tutti gli stadi di vita, compresi grandi adulti e uova. (p. 222)
  • Il Giaguaro è forse il felide maggiormente adattato all'acqua, in cui caccia attivamente, inseguendo le prede in fuga fin dentro l'acqua e lanciandosi con spettacolari balzi da alti argini fluviali su caimani e Capibara sottostanti. Possono cercare prede anche galleggiando passivamente a valle con la corrente, per localizzare silenziosamente caimani e Capibara che riposano sulla riva, e lanciare attacchi fulminei direttamente dall'acqua. Grazie alla struttura massiccia della sua testa, il Giaguaro possiede in proporzione il morso più potente tra tutti i grandi felidi. Di conseguenza, pur potendo soffocare le prede con un morso alla gola alla maniera tipica dei felidi, i Giaguari si distinguono per la capacità di uccidere spesso anche prede di grandi dimensioni (compresi grossi caimani e bovini) con un potente morso al cranio, tipicamente sulla parte posteriore della scatola cranica. (pp. 224-225)

BibliografiaModifica

  • Luke Hunter, Guida ai felidi selvatici del mondo, traduzione di Melani Traini, Ricca editorie, 2018, ISBN 978-88-6694-051-7

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