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Citazioni di George Gordon ByronModifica

  • A coloro che, attraverso lenti a vapore, scoprono le stelle, e navigano nel filo del vento.[1]
  • Chi ha da fare non ha tempo per le lacrime.[2]
  • Così non andremo più vagando, | Nella notte fonda | Anche se il cuore vuole ancora amore | E la luna splende luminosa...[3]
  • Ella passa splendida come la notte | di limpidi clini e di cieli stellati; | tutto il meglio del notturno splendore | vedo sul suo viso e nei suoi occhi.[4]
She walks in Beauty, like the night | of cloudless climes and starry skies; | and all that's best of dark and bright | meet in her aspect and her eyes.[5]
  • [...] ho domandato al Dr Alexander che è qui la migliore autorità medica – e dice che l'aria di Genova è la migliore possibile – e i bagni sufficientemente convenienti [...][6]
  • I cristiani hanno bruciato sul rogo altri cristiani, nella ferma convinzione che tutti gli apostoli avrebbero fatto altrettanto.[7]
  • Il "buon tempo andato"... il tempo è sempre buono quand'è andato.[8]
  • Il diavolo non ha al suo arco frecce che vadano dritto al cuore più di una bella voce.[9]
  • Il sarcofago di Giulietta [a Verona], semplice, aperto, con foglie appassite intorno, nel vasto e desolato giardino di un convento, è triste come fu triste il suo amore. Ho portato via alcuni pezzetti per darli a mia figlia e alle mie nipoti.[10]
  • Io abito ad Albaro su di un colle che domina Genova, freddo e ghiacciato ma arioso [...][11]
  • Il ricordo del piacere non è più piacere. Il ricordo del dolore è ancora dolore.[12]
  • L'amicizia è Amore senza le sue ali.[13]
  • Ma prima che io parta, Tom Moore, | Eccoti un doppio brindisi! | Ecco un sospiro per chi mi ama, | Ecco un sorriso per chi mi odia, | E quale che sia il cielo su di me, | Ecco un cuore per ogni destino.[14]
  • Nello sport puoi scegliere tra il piacere della vittoria e il piacere della sconfitta.[15]
  • Noi del mestiere siam tutti pazzi. Alcuni sono affetti da gaiezza, altri da melanconia, ma tutti siamo più o meno toccati.[1]
  • Non v'è nulla, senza dubbio, che calmi lo spirito come il rum e la vera religione.[16]
  • ... O Ferrara, | Quando più i duchi fra le mure tue | Dimoreranno, decadrai e i tuoi | Palazzi senza vita non saranno | Che ruine sgretolate, e la ghirlanda | Di un poeta sarà la tua corona | Unica...[17]
  • Poiché in sé un pensiero, un pensiero assopito, racchiude anni, e in un'ora condensa una lunga vita.[18]
  • [a Lady Caroline Lamb] Ricordarmi di te, dici? Non dubitare! | Tuo marito, lui pure, oblio non ha di te. | Nessuno di noi due potrà dimenticare, | te, falsa verso di lui, te, mostro verso di me![19]

Don GiovanniModifica

  • Dolce è la vendetta, specialmente per le donne.
  • E dopo tutto cos'è una bugia? | Solo la verità in maschera. (XI, 37)
And, after all, what is a lie? 'Tis but | The truth in masquerade.
  • Il piacere è peccato e il peccato è un piacere.
  • Nella sua prima passione la donna ama il suo amante, in tutte le altre ciò che ama è il suo amore.
  • L'odio è il piacere più duraturo; gli uomini amano in fretta, ma odiano con calma. (XIII, 6)
Now hatred is by far the longest pleasure; | Men love in haste, but they detest at leisure.
  • Se Laura fosse stata la moglie del Petrarca, pensate | che lui avrebbe scritto sonetti tutta la vita? [20]
  • Tutte le tragedie finiscono con la morte, tutte le commedie con un matrimonio.

Il corsaroModifica

  • I
«Profondo nel mio cuor riposa un tenero segreto,
Gelosamente custodito e a tutti sconosciuto,
E sol si svela quando il mio cuor col tuo batte in accordo,
E quindi a palpitar ritorna nel silenzio.
II
Qui entro, qual funereo lume
Arde di lenta, eterna, invisibil fiamma
Ch'estinguer non può disperazione cupa
Pur se come non mai è flebile il suo raggio.
III
Ricordati di me! Oh, non passar sulla mia tomba
Indifferente alle reliquie ch'essa cela:
La sola pena che il mio cuor non regge
È quella di trovar oblio dentro al tuo cuore!
IV
Ascolta le mie parole appassionate, flebili ed estreme:
Non biasima Virtù il pianto per l'estinto;
Una lacrima sol è quanto io ti chiedo,
La ricompensa prima, ultima e sola di questo mio immenso amore!»
  • Ascolta! Ecco rimbomba il segnale di fuoco
Che il calar del sole annuncia; egli quel sole maledice.
Più volte quella bella persona egli abbracciò,
Che muta a sé lo strinse implorando i suoi baci!
Con passo vacillante la condusse al letto,
La contemplò per un momento, come se più non la potesse contemplare.
  • Conrad ritornerà, ma adesso con l'ala sua veloce
Il tempo ci reca il momento dell'addio:
Perché egli vada e dove, or non importa dire,
Dacché tutto finisce nella fatal parola: addio!
  • Dal sol brunita è la sua guancia; la fronte sua pallida e alta
Ricopron scompigliate nere ciocche;
E spesso, involontario, rivela un moto del suo labbro
Il superbo pensier ch'egli raffrena
E tuttavia non sa celare.
Pur se pacata è la sua voce e placido l'aspetto,
Par sempre ch'egli provi un turbamento
Che non desideri mostrare.
I profondi solchi che segnano quel volto e il mutar del colore
Attirano lo sguardo e insieme lo confondono
Come se in quegli oscuri recessi della mente
Forma prendesser passioni tempestose, quantunque indefinite.
  • E chi per la conquista combatteva, ora si batte per la vita.
  • [...] E di lottare tuttavia si sforza invano
Contro una passione che anche per uno come lui
D'Amore ha nome!
Sì, è vero Amor, immutabile, immutato,
Per una donna da cui giammai si vuol diviso.
Benché le più leggiadre prigioniere vogliano attrarlo
Con lo sguardo,
Egli le sfugge e non le cerca, ma freddo passa
Innanzi a lor.
  • Il batter del suo cuor è tanto fioco, pieno com'è dell'immagine di lui,
Che per troppo sentir quasi non sente!
Ascolta! Ecco rimbomba il segnale di fuoco
Che il calar del sole annuncia; egli quel sole maledice.
Più volte quella bella persona egli abbracciò,
Che muta a sé lo strinse implorando i suoi baci!
Con passo vacillante la condusse al letto,
La contemplò per un momento, come se più non la potesse contemplare.
Capì che al mondo altra donna non c'era se non lei;
Sulla fredda fronte un bacio le depose, si volse; e Conrad più non c'era.
  • Il solo suo rimpianto è il viver che gli resta;
Il solo suo rimpianto
Le sue ferite troppo lievi
Cercate tuttavia con tanto ardore
Da baciar la mano portatrice di morte.
Oh, perché mai fra tanti
Non c'è uno solo che l'anima sua invii al cielo,
O all'inferno, per lui non ha importanza?
Proprio soltanto lui ha da viver ancora,
Che più d'ogni altro s'è battuto per cercar la morte?
Egli sente quello che sente il cuore dei mortali,
Quando schiacciato dall'infedele ruota di fortuna,
Il peso avverte dei delitti commessi
E insieme del vincitore la minaccia.
  • Mai tuttavia quel labbro pronunciò «Addio!»,
Perché in quella parola, in quella fatal parola,
Ancorché si prometta speranza o fedeltà,
Della disperazion v'alita il soffio.
Su ogni tratto del pallido, immobile suo volto
Impresso ha già il dolor quello che il tempo non
Potrà mai cancellare.
  • Ogni tratto del volto, del cuor mostra il tumulto,
Libere le passioni si fanno più violente, né possono placarsi
Allor ch'erompon nel confuso contrasto che la gota
Fa gelar o avvampar, o rende madida la fronte.
Allor soltanto, o stranier, se pur ne hai l'ardire
Vieni a mirar l'anima sua e la tranquillità che gli è donata in sorte!
Vieni a veder quel fosco e solitario cuore
Quanto arda al pensier del maledetto suo passato!
Vieni a veder; ma chi ha mai visto o mai potrà vedere
D'un uomo tal lo sfogo delle segrete cure?

Il pellegrinaggio del giovane AroldoModifica

IncipitModifica

O tu in Ellade reputata di celeste nascita, Musa,
creata o favoleggiata a volontà del Poeta, di poi
bene spesso offesa in terra da lire più recenti,
la mia non osa evocarti dal tuo sacro colle; eppure,
là ho vagato lungo il tuo decantato ruscello.

CitazioniModifica

  • Addio, addio, mio lido natale. (I)
Adieu, adieu, my native shore.
  • Ero a Venezia sul Ponte dei Sospiri; un palazzo da un lato, dall'altro una prigione; vidi il suo profilo emergere dall'acqua come al tocco della bacchetta di un mago... (canto IV, st. 1)
  • Oh Roma! mia patria! città dell'anima! (IV canto)

Un vaso d'alabastro illuminato dall'internoModifica

  • Dal caos Dio fece un mondo, e dall'intensità delle passioni sorge un popolo.
  • Ho sentito le valanghe cadere quasi ogni cinque minuti – come se Dio stesse scacciando il Diavolo dal paradiso a palle di neve.
  • Io sono sempre più religioso in una giornata di sole.
  • Non ho soverchia stima delle persone poetiche, specie delle donne; mi san tanto d'«ideale», nella pratica come nell'etica.
  • Tutti tendono a credere a ciò che desiderano, dal biglietto della lotteria al passaporto per il paradiso.

Incipit di alcune opereModifica

Gli amanti fiorentiniModifica

Nel tempo che Firenze per le male fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini andava divisa, la nimicizia che si portavano grandissima le famiglie dei Bardi e dei Buondelmonti ferocemente incrudeliva. Quindi di rado accadeva che amore trovasse luogo fra loro; ma se pure accadeva, altissimo era quell'amore, sia perché la natura gli avesse sortiti a sentire profondamente, sia perché amore appigliandosi a cuori gentili, li renda meglio degli altri innamorati e pietosi.

Misteri e cantiModifica

CainoModifica

Una landa fuori del Paradiso.
(Si leva il Sole.)
ADAMO, EVA, CAINO, ABELE, ADAH, ZILIAH.
Offrono un sagrificio.

Adamo. Sempiterno, Infinito, Onniscïente
Tu che fuor dalle tènebre facesti
Con un solo tuo verbo in grembo all'acque
La luce scaturir, sii benedetto!
Jéova! sii benedetto al Sol che nasce!
Eva. Dio, che il giorno hai nomato, e dalla notte
Separato il mattino, allor confusi,
Dal flutto il flutto, e detta hai firmamento
Parte dell'opra tua, sii benedetto!

Cielo e Terra, misteroModifica

Luogo dirupato e selvoso vicino al monte Ararat.
(Mezzanotte.)
Entrano ANAH, AHOLIBAMAH.

Anah. Nel sonno è il padre nostro; ed ecco l'ora
Che fra' densi vapori, onde l'alpestre
Ararat si corona, i nostri amanti
Scendono in terra. Oh come il cor mi batte!
Aholibamah. Invochiamoli.

Un SognoModifica

Doppia è la vita. Il sonno ha il proprio mondo;
Termine che la morte e l'esistenza
— Come a gran torto lo appelliam — divide.
Il sonno ha il proprio mondo. Immenso regno
Di fantastici veri.

La Sposa promessa d'AbidoModifica

Quella plaga conosci, ove il cipresso
Cresce al mirto vicino, e degli eventi
Di che scena ella fu, dan vera immago?
Ove scoppia il furor dell'avvoltojo
In misfatti di sangue, e la dolcezza
Del tortore si fonde in un lamento?

ParisinaModifica

It is the hour when from the boughs
The nightingale's high note is heard;
It is the hour when lovers' vows
Seem sweet in every whisper'd word;
And gentle winds, and waters near,
Make music to the lonely ear.
Andrea MaffeiModifica

È l'ora che le tenere querele
Tra foglia e foglia l'usignol gorgheggia,
Che degli amanti il favellìo segreto
Mormora cari giuramenti, e l'aura
Col sussurro dell'acque il suo confonde,
Tal che n'esce un accordo, un'armonia
Grata agli orecchi solitari.

[George Gordon Byron, Misteri e canti, traduzione di Andrea Maffei, in "Poeti inglesi e francesi: Byron, Moore, Davidson, Milton, Hugo, Lamartine, Ponsard", Le Monnier, 1870]

Piero MalvanoModifica

È questa l'ora in cui di tra le fronde
l'alta sua nota l'usignolo effonde,
l'ora in cui degli amanti le promesse
suonano dolci in lor voci sommesse;
d'acque vicine e di soave brezza
solingo orecchio musica accarezza.

[George Byron, Parisina, traduzione di Piero Malvano, Ed. Angolo Manzoni, 2010]

Francesco Domenico GuerrazziModifica

È l'ora nella quale si ascolta dai ramuscelli la nota melodiosa dell'usignolo; – è l'ora nella quale i voli degli amanti appaiono più soavi in ogni mormorata parola, – e i venticelli gentili, e le acque vicine, rendono armonia all'orecchio solitario.
[Francesco Domenico Guerrazzi, Traduzioni, in "Scritti", Firenze, Le Monnier, 1847]

Il Prigioniero di ChillonModifica

I traduzioneModifica

Bigia, ma non per gli anni, è la mia chioma;
Non imbiancò per subito terrore,
Come in altri seguì, nel breve giro
D'una notte. Non son per la fatica
Le mie spalle curvate: il vil riposo
D'una segreta le fiaccò.

Carlo BiniModifica

I miei capelli sono grigi, ma non dagli anni; nè in una notte[21] imbiancarono, come avvenne talvolta per súbita paura; curve ho le membra, ma non dalle fatiche; elle si contrassero in un vile riposo, dacché furono preda della prigione [...]
[Lord Byron, Il prigioniero di Chillon. Poema romantico, traduzione di Carlo Bini, in "Scritti editi e postumi", 1849]

Le Tenebre, favolaModifica

I traduzioneModifica

Sognai; né sola visïon la mia
Forse fu. Della sua fulgida lampa
Era vedovo il Sol; le stelle anch'esse
Rotavano sconvolte e tenebrose
Per l'etereo convesso; e fredda, oscura
Nell'aere sepolcral non rischiarato
Più dalla luna, s'avvolgea la terra.

Carlo BiniModifica

Mi feci un sogno, che non era tutto sogno. Il Sole luminoso era spento, e le stelle erravano buie nell'eterno spazio senza raggi e senza sentiero, e la terra ghiacciata oscillava cieca e nereggiante per l'aria senza Luna.
[Lord Byron, Le tenebre, traduzione di Carlo Bini, in "Scritti editi e postumi", 1849]

L'AddioModifica

Addio!... se forza è pur che sia per sempre,
Per sempre addio! Rivolgersi il mio core
Non sapria contro te per quanto acerba
Gli fossi tu.... Potesse agli occhi tuoi
Tutto aprirsi il mio cor, su cui la fronte
Tante volte posavi, ed un soave
Placido sonno t'assopia! quel sonno
Che non più chiuderà le tue palpèbre!...

Ricordi giovaniliModifica

Oh fossi ancor fanciullo, e d'ogni cura
Tormentosa disciolto! errassi ancora
O per gli antri, o pei greppi irti del monte,
O giù nelle azzurrine acque del lago
Mi tuffassi d'un balzo! Avverso è il fasto
Sassone all'alma mia, che solo amica
È di roccie e d'alture, ove il torrente
Nasce ed avvalla.

Oscar d'Alva[22]Modifica

Come soavemente risplende per le sfere serene la lampada de' cieli sopra le sponde del Lora, dove sorgono tuttora le bianche torricelle di Alva, che più non odono il fragore delle armi!

Citazioni su George Gordon ByronModifica

  • Cresceva per la Grecia il favore e l'entusiasmo dei generosi. Byron offerse le sue fortune, negoziò un imprestito, ma in quel frattempo ammalò, e alla notizia della malattia tenne dietro ben presto quella della morte. La Grecia accorse ai suoi funerali, tutta l'Europa pianse sopra la tomba santificata dall'ultimo anno di sua vita, e s'impose il suo nome ad uno dei bastioni di Missolungi. (Ippolito Nievo)
  • [Lady Caroline Lamb] La fece sua con un sangue freddo perfetto. Byron fu per Carolina un amante detestabile, severo, che giudicava senza illusioni, con quel realismo spietato e disincantato che era, quando egli non amava, la forma naturale del suo carattere. (André Maurois)
  • Mosse Byron voglioso a queste mura, | Genio privilegiato di natura; | Byron, ingegno vivido e fecondo, | Nel vol di fantasia a niun secondo, | Che d'Italia cantò glorie e sventure, | Non per giro di tempo periture. | [...] Lo conobbi, e l'ascrivo a mia fortuna: | La conoscenza sua mi fu opportuna | Per udire sovente la melode, | Che fra i vati dell'Anglia il vanto gode. (Gian Carlo Di Negro)
  • Ogni stagione aveva il suo uomo del giorno, sia politico, sia militare, sia letterario; Byron fu l'uomo del giorno senza rivali delle serate eleganti del 1812. (André Maurois)
  • Questo bel pallido volto segnerà il mio destino. (Lady Caroline Lamb)

NoteModifica

  1. a b Citato in Kay Redfield Jamison, Toccato dal fuoco, traduzione di A. Serra, TEA, 2009, cap. 1, p. 18.
  2. Da I due Foscari, Atto IV, Scena 1
  3. Da So we'll go no more a-roving, in Poesie, 1817
  4. Citato in L'attimo fuggente.
  5. Da She Walks in Beauty
  6. Da una lettera a Lady Hardy, 28 marzo 1823; in Vita attraverso le lettere, p. 420
  7. Citato in Anthony Clifford Grayling, Il significato delle cose
  8. Da L'età del bronzo
  9. Citato in Leggendo qua e là..., La settimana enigmistica, N. 4370, p. 4.
  10. Citato in Tomba di Giulietta, Notiziario BPV, numero 2, anno 1995.
  11. Da una lettera a R. B. Hoppner, 2 gennaio 1823; in Vita attraverso le lettere, p. 414
  12. Da Marin Faliero doge di Venezia
  13. Da Ore d'ozio
  14. Da A Thomas Moore, luglio 1817, in Pezzi domestici e altre poesie, traduzione di Cesare Dapino, Einaudi, Torino, 1986, p. 189. ISBN 88-06-59386-2
  15. Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, p. 100, ISBN 88-8598-826-2.
  16. Citato in Focus, n. 94, p. 168.
  17. Da Il Lamento del Tasso
  18. Da Il sogno, capitolo I
  19. Citato in André Maurois, La prima "Lady" stregata da Byron
  20. Citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003.
  21. «Così narrano di Lodovico Sforza, e di altri. Affermano lo stesso di Maria Antonietta moglie di Luigi XVI, ma non in tempo sì breve. Dicesi che il dolore produca il medesimo effetto, e a questa causa più che alla paura vuolsi attribuire siffatto cangiamento in quella regina».
  22. La catastrofe di questo Racconto fu ricavata dalla storia di Ieronimo e Lorenzo, nel primo volume dell'Armeno. — Ell'è ancora molto somiglievole alla scena dell'atto III di Macbeth.

BibliografiaModifica

  • George Byron, Aroldo, traduzione di Aldo Ricci, Sansoni, 1947.
  • George Byron, Gli amanti fiorentini, traduzione di Francesco Domenico Guerrazzi, in "Traduzioni", Le Monnier, 1847.
  • George Gordon Byron, Il corsaro, traduzione di Giovanna Franci e Rosella Mangaroni, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1988. ISBN 88-7692-506-6.
  • Lord Byron, Il prigioniero di Chillon. Poema romantico, traduzione di Carlo Bini, in "Scritti editi e postumi", 1849.
  • Anthony Clifford Grayling, Il significato delle cose, Il Sole 24 Ore, Trento 2007.
  • André Maurois, La prima "Lady" stregata da Byron, traduzione di Aldo Gabrielli da Storia Illustrata, Anno II, N. 1 gennaio 1958, Arnoldo Mondadori Editore.
  • Lord Byron, Le tenebre, traduzione di Carlo Bini, in "Scritti editi e postumi", 1849.
  • George Gordon Byron, Misteri e canti, traduzione di Andrea Maffei, in "Poeti inglesi e francesi: Byron, Moore, Davidson, Milton, Hugo, Lamartine, Ponsard", Le Monnier, 1870.
  • George Byron, Oscar d'Alva, traduzione di Francesco Domenico Guerrazzi, in "Traduzioni", Le Monnier, 1847.
  • George Byron, Parisina, traduzione di Francesco Domenico Guerrazzi, in "Traduzioni", Le Monnier, 1847.
  • George Byron, Parisina, traduzione di Piero Malvano, Ed. Angolo Manzoni, 2010.
  • George G. Byron, Un vaso d'alabastro illuminato dall'interno. Diari, a cura di Ottavio Fatica, Adelphi, 2018.
  • George Gordon Byron, Vita attraverso le lettere, traduzione di Masolino d'Amico, Einaudi, Torino, 1989. ISBN 88-06-11624-X.

Voci correlateModifica

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