Mary Shelley

scrittrice, saggista e biografa britannica

Mary Wollstonecraft Godwin Shelley (1797 – 1851), scrittrice e saggista inglese.

Mary Shelley in un ritratto di Richard Rothwell, 1840

FrankensteinModifica

  Per approfondire, vedi: Frankenstein o il moderno Prometeo.

L'ultimo uomoModifica

IncipitModifica

Visitai Napoli nel 1818. L'8 dicembre di quell'anno io e il mio compagno attraversammo il golfo, per visitare le antichità sparse sulle coste di Baia. Le acque calme del mare, traslucide e brillanti, ricoprivano i frammenti di antiche ville romane a cui si erano intrecciate le alghe marine, e che assumevano sfumatura adamantine in virtù del gioco variegato dei raggi del sole; l'elemento blu e semitrasparente era come quello che potrebbe aver sfiorato Galatea sul suo cocchio di madreperla, o quello che, più adeguatamente del Nilo, Cleopatra potrebbe aver scelto come via per la sua magica nave.

CitazioniModifica

  • Così, intorno ai lidi della terra deserta, mentre il sole è alto e la luna cresce o cala, gli angeli, gli spiriti dei morti e l'occhio sempre vigile del Supremo, contempleranno la minuscola barca che trasporta il carico di Verney... L'ULTIMO UOMO. (libro 3, cap. XXX)

MatildaModifica

IncipitModifica

Sono soltanto le quattro del pomeriggio, ma è inverno, e il sole è già tramontato. Non ci sono nuvole nel cielo terso e grigio, su cui si allunga la traccia dei suoi raggi obliqui, ma l'aria stessa è soffusa di una lieve sfumatura rosata a sua volta riflessa sulla neve che copre il terreno. Vivo in un cottage isolato, su una vasta brughiera disabitata, da dove non mi giunge alcuna voce o suono di vita. Vedo la desolata pianura coperta di bianco, escluse alcune macchie scure sulla sommità di qualche collinetta, dove la neve, dopo esser scivolata obliquamente sui pendii ripidi, si è posata in uno strato più sottile che sul terreno pianeggiante, ed è stata sciolta al sole di mezzogiorno.

CitazioniModifica

  • Ho ottenuto di conoscere il suo segreto, e ambedue siamo stati perduti per sempre.
  • Non avevo idea che tanta infelicità potesse nascere dall'amore.

Incipit di MauriceModifica

Una domenica pomeriggio di settembre, un viandante entrò nella città di Torquay, piccolo porto sulla costa meridionale del Devonshire. Era una bella giornata calda; le onde del mare luccicavano al sole, leggermente agitata dalla brezza. Le strade della città erano vuote perché gli abitanti, dopo essere stati in chiesa, stavano pranzando nell'intervallo fra le funzioni. Così il viaggiatore continuò a camminare per i vicoli fino al semicerchio di case che circondavano il porto, e poi si fermò davanti a una locanda dall'aspetto pulito.

MetamorfosiModifica

IncipitModifica

Ho sentito dire che quando a un essere umano è occorsa una qualsivoglia avventura strana, soprannaturale, negromantica, quell'essere umano, per quanto desideroso di occultarla possa essere, si sente in certi periodi lacerato, per così dire, da un terremoto intellettuale, ed è costretto a denudare le profondità più intime del suo spirito con qualcun altro. Di quanto ciò sia vero io sono testimone. Ho solennemente giurato a me stesso di non rivelare mai a orecchie umane le nefandezze alle quali una volta, in un eccesso di orgoglio diabolico, mi sono abbandonato. Il sant'uomo che ha ascoltato la mia confessione, e che mi ha riconciliato alla chiesa, è morto. Nessuno sa che una volta...

CitazioniModifica

  • Genova! Mia patria - fiera città! Che ti affacci sulle azzurre onde del Mediterraneo - ti ricordi di me nella fanciullezza, quando le tue scogliere e i tuoi promontori, il tuo cielo luminoso e le tue liete vigne, erano il mio mondo? (p. 10, Metamorfosi)
  • All'ingresso di lei la stanza si soffuse di una luce sacrale. Era un aspetto angelico, il suo - quegli occhi grandi e morbidi, quelle guance piene, con le fossette, e quella bocca di dolcezza infantile che esprimeva la rara unione di felicità e amore. Per prima cosa fui sopraffatto dallo stupore ammirato. È mia! Fu la seconda fiera emozione, e la bocca mi si curvò in una smorfia di altero trionfo. (p. 15, Metamorfosi))
  • Un cavallo spinto fino al parossismo da un cavaliere armato di speroni dentati non era più schiavo di me alla violenta tirannia del mio temperamento. Un demone possedeva la mia anima, irritandola fino alla follia. Sentivo dentro di me la voce della coscienza; ma se le cedevo per un breve intervallo, era solo per essere strappato via, un momento dopo, da una sorte di turbine - trasportato sulla corrente di un'ira disperata - trastullo delle tempeste suscitate dall'orgoglio. (p. 17, Metamorfosi)
  • Vendetta! - la parola mi sembrava un balsamo. L'abbracciai - l'accarezzai - finché, come un serpente, quella non mi addentò. (p. 18, Metamorfosi)
  • Oh, attesa, che cosa terribile sei, quando ti accende più la paura della speranza! Come ti attorci intorno al cuore, torturandone le pulsazioni! Come lanci fitte sconosciute per tutto il nostro debole meccanismo, e un momento è come se tu voglia farci tremare come vetro infranto fino a ridurci un nonnulla, un altro come se rinnovassi in noi delle forze tuttavia impotenti; e così ci tormenti con una sensazione simile a quella dell'uomo forte che non riesce a spezzare le sue catene per quanto queste si pieghino nella sua stretta. (p. 25, Metamorfosi)
  • Non tenterò di descrivere il sonno trionfante e beato che immerse la mia anima nel paradiso durante le rimanenti ore di quella notte memorabile. Le parole sarebbero deboli e superficiali campioni del mio godimento, o della letizia che si impossessò del mio petto quando mi svegliai. Camminavo per aria - i miei pensieri erano nel cielo. La terra sembrava cielo, e il mio destino su di essa prometteva di essere un'estasi di piacere. (pp. 43-44, Il mortale immortale)
  • [...] non passerà un anno ancora prima che, incontrando pericoli giganteschi - combattendo con le forze del gelo nella loro dimora - io consegni questo corpo, gabbia troppo tenace per un'anima assetata di libertà, agli elementi distruttivi dell'aria e dell'acqua - o, se sopravvivrò, il mio nome sarà registrato come uno dei più famosi tra i figli degli uomini; e, compiuto il mio compito, adotterò un mezzo più risoluto, e, sparpagliando e annientando gli atomi che compongono il mio corpo, darò la libertà alla vita colà imprigionata, e così crudelmente impedita di innalzarsi da questa scura terra a una sfera più congeniale alla sua essenza immortale. (p. 55, Il mortale immortale)
  • L'infelicità è una visitatrice meglio accolta quando viene nella sua forma più scura e ci avvolge in un nero perpetuo, poiché allora il cuore non soffre più di speranza delusa. (p. 76, Il Malocchio)

BibliografiaModifica

  • Mary Shelley, L'ultimo uomo, traduzione di Maria Felicita Melchiorri, edizioni Giunti, Firenze 1997.
  • Mary Shelley, Matilda, traduzione di Mirella Billi, Marsilio Editore, Venezia, 2005.
  • Mary Shelley, Maurice, o la capanna del pescatore, traduzione di Cristina Dazzi, Oscar Mondadori, Milano 2003.
  • Mary Shelley, Metamorfosi. Racconti gotici, traduzione di Masolino D'Amico, La Tartaruga Edizioni, Milano, 2006. ISBN 9788877384454

Voci correlateModifica

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OpereModifica

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