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Gian Carlo Di Negro

poeta italiano

Vita di Gian Carlo Di Negro patrizio genovese scritta da essoModifica

IncipitModifica

Nella cittade libera di Giano | Apersi il mio vitale corso umano: | I Genitori di bella fortuna | M'allattâr pargoletto in nobil cuna. (canto I, p. 17)

CitazioniModifica

  • D'ogni piacer Parigi è assai fecondo; | Teatro, danze, giochi, ed armonia | Alla vita gentil schiudon la via. (canto I, p. 18)
  • Al veder Londra, ricca ampia cittade, | Meraviglia inaudita il sen m'invade; | E, confuso il pensier a vista tale, | Per più dì lo stupore in me prevale. (canto I, p. 18)
  • Vagliadolid, dotta città, mi piacque, | Ove l'Ibero Anacreonte nacque, | Che m'accolse gentile, come egli era, | Lasciando in me riconoscenza vera. (canto III, p. 23)
  • L'amor di Patria, e le calde preghiere | Degli amici fur sprone al mio pensiere | Di ritornar: ne secondai l'idea, | E Genova più bella a me parea. | Io non dirò di quanta gioia piena | Fu l'alma mia in la nativa arena. (canto IV, p. 37)
  • Mosse Byron voglioso a queste mura, | Genio privilegiato di natura; | Byron, ingegno vivido e fecondo, | Nel vol di fantasia a niun secondo, | Che d'Italia cantò glorie e sventure, | Non per giro di tempo periture. | [...] Lo conobbi, e l'ascrivo a mia fortuna: | La conoscenza sua mi fu opportuna | Per udire sovente la melode, | Che fra i vati dell'Anglia il vanto gode. (canto IV, p. 38)

ExplicitModifica

E qui la Musa mia il volo arresta, | Chè batte del tramonto l'ora infesta, | E, qual nocchiere per lungo corso, accorto | Chiudo le vele, e mi ritiro in porto. (canto IV, p. 39)

Citazioni su Gian Carlo Di NegroModifica

  • Quanto al vecchio Di Negro è ancora un po' più brutto di quando siamo arrivati all'inizio. Dà periodici ricevimenti alla Villetta in cui v'è una gran quantità di vasi di fiori e qualche gelato, senza altro rinfresco. Lui si aggira declamando costantemente versi estemporanei a ogni minimo spunto. Nella sua camera da letto ha un'Arpa Gigantesca e tiene sempre pronte carta e penna per fissare le idee man mano che gli vengono, una sorta di Re David profano, ma molto innocuo. (Charles Dickens)
  • Sono andato a vedere la statua colossale nel giardino del celebre Doria, poi alla Villetta, delizioso giardino del marchese Di Negro: un uomo d'ingegno che, nonostante il suo blasone, fa buona accoglienza a tutti gli uomini di talento. Il marchese Gian Paolo [in realtà è Gian Carlo] – così lo chiamano – ha un estro non comune, e a dispetto dei suoi settant'anni scrive versi veramente gradevoli; non conosco nessuno in Francia che possa essergli paragonato. Mi ha accolto con ogni cordialità m'ha offerto dell'uva della sua Villetta. (Stendhal)
  • Sono stato a cena dal console generale francese. Era presente, fra gli altri genovesi, il Marchese di Negro, un grassone molto più vecchio di Jerdan, [William Jerdan] con la stessa chiacchiera e misura di lingua. È stato amico di Byron: la sua casa, qui, è aperta a tutti, scrive poesie, improvvisa, ed è una sorta di ottimo vecchio Blunderbore, proprio lo strumento giusto per scavare un pozzo artesiano da qualsiasi parte. (Charles Dickens)

BibliografiaModifica

  • Gian Carlo Di Negro, Vita di Gian Carlo Di Negro patrizio genovese scritta da esso, Tipografia del Regio Istituto de' Sordo-Muti, Genova, 1854

Voci correlateModifica

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