Dissoluzione dell'Unione Sovietica

processo di disgregazione dell'URSS (1990-1991)

Citazioni sulla dissoluzione dell'Unione Sovietica.

Carri armati nella Piazza Rossa durante il tentativo di colpo di stato nel 1991

CitazioniModifica

  • Cadeva nell'oblio uno Stato che aveva provocato tremori politici all'estero sin dalla sua creazione negli anni venti. Uno Stato i cui confini erano approssimativamente gli stessi di quelli dell'Impero russo e la cui popolazione abbracciava uno spropositato numero di nazionalità, religioni e concezioni del mondo. Uno Stato che aveva costruito una potente struttura industriale negli anni trenta e che aveva sconfitto la Germania nella seconda guerra mondiale. Uno Stato che diventò una superpotenza in grado di eguagliare gli Stati Uniti quanto a capacità militare alla fine degli anni settanta. Uno Stato il cui ordine politico ed economico aveva incarnato una categoria cruciale nel lessico del pensiero del XX secolo. Dagli inizi del 1992, questo Stato non esisteva più. (Robert Service)
  • Dopo la caduta del comunismo nell'Europa orientale, in Occidente è stato lanciato un massiccio attacco ai diritti sociali dei cittadini. Oggi i socialisti che sono al potere nella maggior parte dei paesi europei stanno perseguendo politiche di smantellamento del sistema di sicurezza sociale, distruggendo tutto ciò che vi era di socialista nei paesi capitalisti. Non esiste più una forza politica in Occidente in grado di proteggere i cittadini comuni. L'esistenza dei partiti politici è una mera formalità. Differiranno sempre meno col passare del tempo. La guerra nei Balcani è stata tutt'altro che democratica. Tuttavia, la guerra è stata perpetrata dai socialisti che storicamente sono stati contro questo tipo di iniziative. Gli ambientalisti, che sono al potere in alcuni paesi, hanno accolto con favore la catastrofe ambientale causata dai bombardamenti della NATO. Hanno persino osato affermare che le bombe contenenti uranio impoverito non sono pericolose per l'ambiente, anche se i soldati che le caricano indossano tute protettive speciali. Pertanto, la democrazia sta gradualmente scomparendo dalla struttura sociale dell'Occidente. Il totalitarismo si sta diffondendo ovunque perché la struttura sovranazionale impone le sue leggi ai singoli stati. Questa sovrastruttura antidemocratica dà ordini, impone sanzioni, organizza embarghi, lancia bombe, provoca fame. Perfino Clinton obbedisce. Il totalitarismo finanziario ha soggiogato il potere politico. Emozioni e compassione sono estranee al freddo totalitarismo finanziario. Rispetto alla dittatura finanziaria, la dittatura politica è umana. La resistenza è stata possibile nelle dittature più brutali. La ribellione contro le banche è impossibile. (Aleksandr Zinov'ev)
  • In quei momenti in Jugoslavia – e oso credere in tutto l'Est europeo – la fine dell'impero sovietico era l'argomento di discussione che assorbiva tutti gli altri e ricordo che con Slobodan e i nostri migliori amici trascorremmo mesi a parlarne, a cercare di capire cosa sarebbe mai potuto accadere. Se ritorno a quella fase – e chiedo perdono per la presunzione – trovo che le cose che pensavo e dicevo abbiano trovato nella realtà tragiche rispondenze. [...] Era evidente che quel mondo stesse finendo ma il vero problema riguardava ciò che stava nascendo: io pensavo e sostenevo che se il miraggio del benessere avesse dovuto trasformarsi in nuova forma di omologazione, in altro sistema di livellamento verso il basso allora a noi restava solo la possibilità di combattere per una terza soluzione che peraltro esisteva già ed era intorno a noi (Mirjana Marković)
  • L'Unione Sovietica non è crollata a causa del fallimento del comunismo, sebbene sia difficile chiamarlo comunismo: era solo la via per raggiungerlo. È crollato perché Gorbačëv e altri leader del paese hanno cercato di introdurre il capitalismo nel sistema comunista. (Jeff Monson)
  • La caduta dell'Unione Sovietica non ha significato solo la disillusione di milioni di persone: ha significato anche una liberazione del pensiero rivoluzionario, la liberazione dall'identificazione tra rivoluzione e conquista del potere. (John Holloway)
  • Mi perdo a pensare quant'è umanamente particolare questo momento storico dell'Unione Sovietica. Il sistema comunista, che per decenni ha determinato la vita di tutti, e spessissimo anche la loro morte, sta crollando. Ma d'un tratto è come se quel sistema fosse stato imposto da qualcuno venuto dallo spazio, come se nessuno quaggiù avesse contribuito a tenerlo in piedi. La corsa all'«io non c'ero e, se c'ero, ero una vittima» è pateticamente incominciata. (Tiziano Terzani)
  • Non si può demolire in ventiquattr'ore e passare in un altro Stato. Ci voleva una fase di transizione: due, tre anni. Sarebbe stato normale, adesso è difficile. Certo, il processo non si poteva arrestare e per noi tutti non è facile abituarsi alla «fine dell'Urss». Io avevo un vantaggio: provenendo da una minoranza etnica capivo l'inevitabilità di questo sbocco. (Eduard Shevardnadze)
  • Poco prima del crollo sovietico lavorai a un'indagine sull'atteggiamento dei russi nei riguardi della democrazia e della libera impresa. Emerse l'immagine di un popolo stremato dal comunismo e poco consapevole dei vantaggi della democrazia. La tendenza ad affidarsi allo Stato per il lavoro, la casa e altri servizi era profondamente radicata. La gente, abituata al sistema sovietico, sapeva poco o niente di competitività e trovava anomalo, persino fastidioso, che l'aumento salariale dovesse essere subordinato a un aumento della produttività. Quanto alla libertà di stampa, era una bella espressione ma quasi del tutto priva di significato. (Madeleine Albright)
  • Un tempo grande potenza, l'Unione Sovietica è stata annientata, e i paesi socialisti dell'Europa orientale che la seguivano alla cieca sono naufragati.
    Gli avvenimenti innescati nei paesi che hanno scelto la via del capitalismo rinunciando al socialismo provano che non bisogna a nessun costo abbandonare l'ideale e i princìpi rivoluzionari del socialismo. (Kim Jong-il)

Michail GorbačëvModifica

  • L'occidente preferì trarre vantaggi immediati dalla situazione che si era creata con la fine dell'Unione Sovietica. Forse soltanto adesso in Europa e perfino negli Stati Uniti si comincia a capire che sarebbe stato utile agire in modo più lungimirante.
  • Mi rammarico che un grande Paese con grandi potenzialità e risorse sia scomparso. La mia intenzione è sempre stata quella di riformarlo, non distruggerlo.
  • Noi ci siamo brutalmente staccati dalla nostra storia recente, privando di significato la vita di milioni e milioni di persone, dei nostri nonni, dei nostri genitori, che hanno lavorato con onestà, credendo sinceramente in un felice futuro.
  • Sotto al tavolo, gli americani si stavano già sfregando le mani soddisfatti. Pensavano di essere i vincitori della Guerra fredda invece di riconoscere il nostro ruolo nel portarla a termine. Pensavano di essere a capo del mondo; non erano sinceramente interessati ad aiutare la Russia a diventare una democrazia stabile e forte. Pensavano a spartirsela. E hanno demolito la fiducia che avevamo costruito.

Ryszard KapuścińskiModifica

  • Il medesimo processo di espansione del terzo mondo, che aveva causato il crollo degli imperi coloniali inglese, francese e portoghese, si faceva sentire anche all'interno dell'ultimo impero coloniale del mondo, l'Urss. Alla fine degli anni ottanta la popolazione non russa di questo Impero ammontava a circa metà della sua popolazione, mentre l'élite al potere era composta al novantacinque per cento da russi o da rappresentanti russificati delle minoranze etniche. Ormai era solo questione di tempo: si trattava di aspettare che la consapevolezza di questo fatto si trasformasse, per le minoranze in questione, in un segnale di via libera all'emancipazione.
  • La televisione ha contribuito considerevolmente alla caduta dell'Impero, non fosse che per aver mostrato i capi come semplici mortali, permettendo a tutti di vederli da vicino, di osservarli nell'atto di litigare, di innervosirsi, di sbagliare, di sudare e di vincere, ma anche di perdere: è bastato questo sollevarsi del sipario, questo ammettere il popolo nelle sale supreme e più esclusive, per dare il via a un salutare e liberatorio processo di dissacrazione del potere.
  • Nella storia contemporanea è la Russia ad aprire il XX secolo con la rivoluzione del 1905, ed è sempre la Russia a chiuderlo con la rivoluzione sfociata nella caduta dell'Urss del 1991.

Vladimir PutinModifica

  • Ad essere onesti devo dire che mi dispiaceva che l'Urss stesse perdendo le sue posizioni in Europa. [...] Però capivo che una posizione costruita sulle divisioni e sui muri non poteva durare.
  • Era ormai chiaro che il sistema non era efficiente e che si trovava in un vicolo cieco. L'economia non cresceva, il sistema politico ristagnava, era congelato e incapace di svilupparsi. Il monopolio di una sola forza incapace di svilupparsi. Il monopolio di una sola forza politico, di un solo partito, è nocivo per un paese.
  • Il collasso dell'Unione Sovietica è stato la più grande tragedia del XX secolo.
  • Il problema è che il sistema mancava di efficienza alla radice, e come si può cambiare radicalmente un sistema senza cambiare il paese? All'epoca nessuno lo capiva, incluso Gorbaciov, e così hanno spinto il paese verso il collasso.
  • Spesso mi vengono rivolte delle critiche. Dicono che rimpiango il collasso dell'Unione Sovietica. Tanto per cominciare, la cosa più significativa è che dopo la disintegrazione dell'Unione Sovietica, venticinque milioni di russi si trovarono in un batter d'occhio a vivere all'estero, in un altro paese. È stata una delle più grandi catastrofi del XX secolo. La gente viveva qui, aveva parenti, lavoro, appartamenti e gli stessi diritti. Poi, un attimo dopo era all'estero, in casa propria. Ci furono dei segnali e poi delle vere e proprie guerre civili.

Gennadij ZjuganovModifica

  • La distruzione dell'URSS ebbe conseguenze drammatiche anche nel mondo capitalista. La disuguaglianza e la povertà sono in aumento nelle società occidentali. Il famoso “stato sociale” si erode. Le garanzie sociali sono ormai considerate dal capitale superflue. In passato, questa fu una concessione imposta ai lavoratori dalla grande borghesia di fronte la crescente popolarità delle idee comuniste. Oggi è possibile abbandonare tali concessioni, per “riprendere terreno”. Il grugno del capitalismo emerge sempre di più.
  • La distruzione dell'URSS e la crisi del movimento comunista internazionale liberarono le mani del capitale mondiale. In precedenza, era obbligato ad agire pensando al potere sovietico. Non osava oltrepassare certi limiti, pena un contraccolpo per il suo banditismo. Ora torna volentieri all'essenza originale: gangster, ladro e colonizzatore. Le prove sono abbondanti.
  • Il crollo dell'URSS ebbe un impatto veramente globale. Ebbe l'effetto più negativo sul movimento comunista e operaio mondiale. La Russia è il Paese in cui vinse la prima rivoluzione socialista del mondo. E improvvisamente, questo Paese intraprese la strada del capitalismo! E successe nella versione più distruttiva, neoliberista. Ciò portò alla trasformazione effettiva di una superpotenza in un'appendice del sistema borghese mondiale. La deindustrializzazione, l'impoverimento della popolazione, l'emergere di una classe parassitaria di oligarchi e una mostruosa stratificazione sociale continuano a segnare fortemente la Russia. Anche nei Paesi dell'Europa orientale si verificarono controrivoluzioni portandone all'annessione al sistema capitalista. Avendo aderito a NATO ed Unione Europea, la maggior parte di tali Paesi ora serve interessi ed aspirazioni aggressive dell'élite finanziaria e politica di Washington e Bruxelles. Le basi militari sono schierate sui loro territori. Sono complici dell'invasione di Stati indipendenti. I loro governi sono colpevoli della distruzione della Jugoslavia e dell'indebolimento dello Stato in Afghanistan, Iraq e Libia. L'occidente si è schierato dalla parte dei gruppi terroristici reazionari che si nascondono dietro la bandiera dell’Islam per i propri interessi.
  • Persone estranee agli ideali comunisti iniziarono a entrare negli organi di governo del partito. Per un po' mascherarono le loro vere opinioni e intenzioni con la retorica “corretta”. Tuttavia, dal 1985, mostrarono i loro veri volti. L'ascesa al potere di Gorbačëv segnò l'inizio della distruzione dell'Unione Sovietica. Col pretesto di slogan su accelerazione, perestrojka e glasnost, i nuovi governanti iniziarono a distruggere metodicamente tutti i pilastri chiave del sistema socialista: dall'economia all'ideologia. Tale processo culminò nella tragedia del 1991.

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