Boris Bondarev (1980 – vivente), politico russo.

Citazioni di Boris Bondarev modifica

2022 modifica

  • [Su Vladimir Putin] Sarebbe disposto a sacrificare 10 o 20 milioni di russi solo per vincere questa guerra, per massacrare tutti gli ucraini, perché è una questione di principio. Per lui è una questione di sopravvivenza politica. Se perde la guerra, per lui sarà la fine. Perché dovrà spiegare alle sue élite e alla sua popolazione quanto è accaduto e non sarà facile farlo.[1]

Da Boris Bondarev, alto diplomatico russo: "Mi vergogno della Russia"

Notifica di dimissioni da consigliere della sede Onu di Ginevra in protesta all'invasione russa dell'Ucraina del 2022, agenziacomunica.net, 24 maggio 2022

  • La guerra di aggressione scatenata da Putin contro l'Ucraina, e di fatto contro l'intero mondo occidentale, non è solo un crimine contro il popolo ucraino, ma anche, forse, il più grave crimine contro il popolo russo, con la Z cubitale che cancella tutte le speranze e le prospettive di una società libera e prospera nel nostro Paese.
  • Coloro che hanno concepito questa guerra vogliono solo una cosa: rimanere al potere per sempre, vivere in pomposi palazzi pacchiani, navigare su yacht paragonabili per stazza e costi all'intera Marina russa, godendo di un potere illimitato e di una completa impunità. Per raggiungere questo obiettivo sono disposti a sacrificare tutte le vite necessarie. Migliaia di russi e ucraini sono già morti solo per questo.
  • Il ministro Lavrov è un classico esempio del degrado di questo sistema. In 18 anni è passato da un intellettuale professionale e colto, che molti miei colleghi tenevano in grande considerazione, a una persona che trasmette costantemente dichiarazioni ambigue e minaccia il mondo (e quindi anche la Russia) con armi nucleari! Oggi il Ministero degli Esteri non si occupa di diplomazia. Si tratta di guerrafondai, di menzogne e di odio.

Da Bondarev, il dissidente. Intervista esclusiva su Putin e il destino ucraino

Intervista di Francesco Bechis, formiche.net, 6 luglio 2022

  • Abbandonare il mio lavoro in silenzio non sarebbe stato sufficiente per fare la differenza. Se lo avessi fatto, non avrei potuto dire ciò che era mio dovere dire. Sapevo che la mia lettera sarebbe circolata, che in tanti l’avrebbero letta realizzando che non tutti i funzionari russi sono complici della guerra di Putin.
  • Oggi il servizio pubblico russo è pieno di persone abituate a dire “sì” ai loro capi, qualunque cosa dicano o facciano. Non hanno un’opinione, se ce l’hanno non la mostrano.
  • I ventidue anni di Vladimir Putin al potere sono stati un totale spreco di tempo per la Russia. Con un’ottima congiuntura sui mercati globali, il rialzo dei prezzi di petrolio, gas e altri beni per l’export, un’autorità consolidata sui russi, negli anni 2000 Putin avrebbe potuto ottenere qualsiasi cosa. Avrebbe potuto usare il suo potere, la sua autorevolezza per condurre in porto le tanto attese riforme e spingere sullo sviluppo economico e la costruzione di una società democratica e libera. Sarebbe stato ricordato come il grande leader e uomo di Stato che senza dubbio desidera essere. [...] Invece ha scelto di costruire una dittatura personale per permettere a se stesso e ai suoi amici di godersi miliardi di dollari, palazzi e yacht, opprimendo nel frattempo l’opposizione e privando milioni di persone della speranza di un futuro migliore.
  • Putin isolerà la Russia dal mondo, ne farà un Paese più povero e sottosviluppato. La guerra avvicina l’obiettivo, per questo dico che è un crimine contro il futuro dei russi. Senza contare che i nostri rapporti con l’Ucraina, uno dei Paesi confinanti a noi più vicini, saranno persi del tutto per decenni e intere generazioni.
  • Evidentemente Putin immaginava che la sua ricchezza lo avrebbe posto sullo stesso piano dei leader europei, pronti a far finta di niente sulla vera natura del suo potere. Si sbagliava. Oggi lui e la sua "élite" sono infuriati, pensano che l’Occidente abbia giocato "sporco". Curioso quando un baro si ritiene offeso perché nessuno vuole giocarci a carte.
  • Putin deve rivendere qualcosa ai suoi sostenitori e al suo inner-circle. Una piccola vittoria in Donbas non sarà sufficiente, ha promesso di conquistare l’intera Ucraina. Avrà sempre più bisogno di "vittorie". Domani può essere Kiev e l’intero Paese, dopodomani l’annessione della Bielorussia, dopo ancora la Moldavia o perfino i Baltici. Il presidente può solo rivendicare vittorie militari, nient’altro. Per questo, finché rimarrà al potere, la guerra non finirà.
  • L’Ucraina deve ottenere tutta l’assistenza che richiede, quando la richiede. Chi si fa avanti con appelli come "diamo a Vladimir quel che vuole e fermiamo la guerra" è davvero un alleato di Putin, forse inconsciamente. L’appeasement non funziona mai. Comprerà alla Russia un po’ di tempo per ricostituirsi e prepararsi a una nuova campagna.
  • Sostenere l’Ucraina significa continuare la guerra. Ma se l’Ucraina cadrà, la guerra non finirà. E ci saranno altre vittime.

Da «Il regime di Putin? Pazzi, servi e guerrafondai. Se non fossi andato via non mi sarei più potuto definire uomo»

Intervista di Sabrina Pisu, espresso.repubblica.it, 16 agosto 2022

  • Se non avessi abbandonato quei servili, pazzi e guerrafondai, non sarei stato mai più capace di definirmi un uomo.
  • Parlavano, come se nulla fosse, di attacchi nucleari e uso di armi chimiche contro l’Ucraina o gli Stati Uniti. I loro occhi brillavano, letteralmente. Sembrava un manicomio.
  • La gran parte di loro ha lasciato il ministero degli Esteri russo in silenzio dopo l’inizio della guerra, e li rispetto, ma credo che non siano pochi quelli scontenti perché ritengono che Putin sia troppo debole e indeciso. Preferirebbero usare armi nucleari contro l’Ucraina per spaventarla al punto tale da farle accettare le condizioni di Mosca. Sono soprattutto giovani, cresciuti a latte e “culto della personalità” di Putin. Hanno imparato da lui che vale la legge del più forte. Chi ha denaro o connessioni può permettersi quasi tutto e godere dell’impunità. È questa l’orribile corruzione morale della società russa di cui Putin è responsabile.
  • A differenza di molti miei colleghi che credono che la diplomazia sia sferragliare sciabole, ho sempre pensato che parlare sia molto meglio che combattere. È stato grazie a questa esperienza che sono stato finalmente in grado di vedere che le politiche di Putin sono sbagliate, inadeguate e criminali.
  • Per Putin la sconfitta è un incubo, si è giocato tutto con questa guerra e non gli deve essere permesso di vincerla.
  • Chi parla di questo tipo di “accordi di pace” a spese del sangue e del suolo ucraino è in realtà con Putin. Nessuna concessione territoriale intermedia, come il controllo del Donbass o l’annessione di un paio di nuove regioni, può soddisfarlo perché ha promesso di conquistare e annettere l’intera Ucraina.
  • Non può permettersi di perdere perché la sua immagine di leader forte, costruttore di un impero, andrebbe in pezzi e dovrà trovare un capro espiatorio, qualcuno vicino a lui. Quando il suo stretto entourage comincerà a sentirsi minacciato, lo scenario di un colpo di Stato sarà molto più probabile di quanto non lo sia ora.
  • Non è un’esagerazione dire che Putin incarna lo Stato per molti russi. Ufficiali, ministri e generali sono sconosciuti alla maggioranza della popolazione. Quando Putin sarà fuori gioco, in un modo o nell’altro, nessun governo sarà legittimo. Il nuovo presidente dovrà spiegare ai russi i motivi della crisi economica e sociale, sarà allora logico e tentante dare la colpa a Putin per tutti gli errori, i crimini e questo minerà quello che resta della legittimità del regime che inizierà a sgretolarsi.
  • È opinione diffusa in Russia che non spetti ai cittadini decidere perché incapaci di capire, mentre il governo è composto da persone ritenute le più intelligenti e colte. Questa mentalità è stata il pilastro che ha sostenuto l’Impero russo, l’Urss e ora il regime di Putin.

Da Putin, il dissidente Bondarev accusa lo Zar: «Punta sul voto italiano. Le sanzioni? Funzionano»

Intervista di Francesco Bechis, Ilmattino.it, 8 settembre 2022

  • [«Che canali usa il governo russo per influenzare l'opinione pubblica italiana?»]
    Partiti filo-russi e singoli politici. Soprattutto gli "utili idioti" che ripetono di fermare la guerra subito, a qualsiasi condizione. E poi propaganda, operazioni false-flag, diffamazione di politici avversari: Putin non si fa scrupoli. Infine il ricatto del gas, che è entrato in azione da un pezzo.
  • Dubito che l'Italia sia percepita oggi come un amico [dalla Russia]. È più vicina a Mosca di altri Paesi, penso al Regno Unito, ma resta pur sempre un alleato della Nato. Ma non dimentichiamo una massima russa. [...] Il Cremlino preferisce lavorare con le persone, non con le istituzioni, che Putin non capisce e disprezza. Di qui l'amicizia coltivata con leader politici italiani come Silvio Berlusconi. Draghi non è mai stato questo tipo di politico.
  • [«Il prossimo governo italiano deve continuare a sostenere l'Ucraina?»]
    È l'unica opzione se non volete vedere separatisti armati dai russi in Italia nel giro di un paio di anni.
  • La diversificazione è la soluzione, renderà l'Europa meno dipendente e autosufficiente in futuro. I rifornimenti e i condotti di gas hanno sempre fatto parte della diplomazia targata Putin. Era l'uncino con cui teneva appesi i leader europei, lui spera che funzioni ancora. Con quest'uomo non si può negoziare, non rispetta leggi e trattati. Non fatevi prendere in giro di nuovo.

Da Boris Bondarev: il Cremlino ritiene che la Svizzera segua gli ordini degli Stati Uniti

Intervista di Elena Servettaz, Swissinfo.ch, 9 settembre 2022

  • C'è una linea di demarcazione tra i concetti di "colpa" e "responsabilità". Credo che una persona sia colpevole solo delle proprie azioni o della mancanza d'azione. Non è corretto biasimare l'intera società o l'intera popolazione [russa] per la guerra in Ucraina. Ci sono persone ben precise che sono colpevoli di questa guerra, coloro che hanno preso la decisione, coloro che l'hanno preparata e coloro che ora stanno uccidendo persone e commettendo crimini di guerra. Concordo che la società ha una responsabilità morale per ciò che accade al suo interno, ma non è responsabile in senso giuridico o penale.
  • Da un lato, ho visto e capito le cose che non sono andate per il verso giusto. Dall'altro lato, pensavo 'beh, qui sono stati commessi degli errori, lì le conclusioni sono sbagliate', ma ho cercato di fare quello che potevo nella mia posizione, per fornire un'analisi migliore della situazione e informazioni più accurate. Finché tutto questo non ha generato sofferenza - nessuna guerra - la situazione è stata accettabile. Non cerco di atteggiarmi a eroe giusto, ma quando la Russia ha attaccato l'Ucraina è stata superata la linea di demarcazione tra il bene e il male.
  • Ci sono persone che non credono a quello che dicono, alcune si "sforzano" di crederci, perché psicologicamente è molto difficile cercare costantemente di persuadere gli altri di qualcosa in cui non si crede. Questo può portare a seri problemi di salute mentale. Sono convinto che parte delle persone che rimangono al loro posto di lavoro e attuano la politica attuale abbiano dovuto convincersi che stanno facendo la cosa giusta, che non c'era altra scelta e che, anche se la situazione è diventata difficile, il Governo ha preso la decisione giusta perché disponeva di tutte le informazioni. Questo è ciò che accade con persone che non vogliono assumersi le proprie responsabilità e prendono decisioni basate sulle proprie analisi. Ma ovviamente ci sono anche persone che credono sinceramente a tutte le dichiarazioni della Russia. Ce ne sono molte, purtroppo.

Da "Putin vuole una tregua, non la pace": parla il diplomatico russo che si è ribellato allo zar

Intervista di Riccardo Amati, Fanpage.it, 16 ottobre 2022

  • Il multipolarismo immaginato da Putin prevede Paesi autoritari con una loro sfera di influenza. Nel caso della Russia si tratta di ristabilire l'area di influenza dell'Urss, averne l'esclusiva e farne ciò che si vuole. Non solo gli Usa e la Nato ma nemmeno l'Onu o l'Ue potrebbero metterci il naso e raccomandare cosa è bene fare e cosa no. Il presidente russo può dire che è favorevole al mondo multipolare, che vuole un movimento di Paesi non allineati, che è contro la schiavitù, che è anti-liberale. O pro-liberale. Sono solo parole. Tutto ciò che gli interessa è il potere personale. La narrativa messianica è solo una vernice. Se gratti, sotto trovi la cupidigia.
  • Putin ha ragione nel dire che si tratta di un conflitto fra due sistemi. Uno più o meno democratico e fondato sulla certezza del diritto e un altro dittatoriale e fondato sulla corruzione e sulla prevalenza del più forte. Quindi, che uscita ci può mai essere? Il problema è che Putin non può indietreggiare. Perderebbe tutto. L'unica via d'uscita è una sconfitta definitiva di Putin in Ucraina.
  • Putin ha scatenato questa guerra solo per mantenere il proprio potere. Se avesse potuto dire ai russi che c'è un boom economico in arrivo, non avrebbe avuto bisogno di una guerra. Ma il regime è estremamente inefficiente, anche in economia. Putin ha esaurito tutte le opzioni. Era rimasta solo quella di una guerra breve e vittoriosa.
  • Il maggior errore l'Occidente lo ha fatto nel 1991, quando considerò il collasso dell'Unione Sovietica semplicemente una vittoria e diede per scontato che i Paesi ex-sovietici avrebbero costruito la democrazia da soli. Sarebbe stato necessario aiutarli con un nuovo Piano Marshall. Invece si lasciò il campo a caos e povertà.
  • Si deve capire che Putin e la Russia sono due entità diverse. Quando Putin dice che l'espansione della Nato minaccia la sicurezza della Russia, quel che veramente pensa è che l'espansione della Nato minaccia la sua, di sicurezza.
  • Putin ha selezionato personalmente la sua élite. Avendo come parametro la lealtà dei prescelti. E anche la loro mancanza di onore, di integrità e di iniziativa. Ha cooptato solo persone pronte ed eseguire i suoi ordini. E questo è molto pericoloso. Perché se ordinerà un attacco nucleare, l'ordine verrà eseguito. Queste persone, però, non hanno un'ideologia. Sono abituati a fare quel che dice il presidente per personale convenienza. Se capiscono che ricchezze e posizioni sono in pericolo, potrebbero anche rivoltarglisi contro. Potrebbe esser così se ci fosse una rotta delle forze armate tale da convincerli che la guerra in Ucraina è persa.
  • Certo, la guerra nucleare bisogna far di tutto per evitarla. Ma ci si può arrendere a un terrorista? Dopo, dovrai continuare ad arrenderti ancora, ed ancora. E resterai per sempre sotto il suo controllo.
  • Quando la gente dice: fermate la guerra, vogliamo la pace, deve rivolgersi a Putin. È lui che l'ha iniziata. Nessuno l'ha costretto. Nessuno voleva questa guerra. L'Europa no di certo: di tutto aveva bisogno fuorché di una guerra. Gli Usa nemmeno, stavano benissimo così. E, paradossalmente, non la voleva nemmeno la Russia. Solo Putin l'ha voluta. E solo lui può fermarla. Lo slogan dei pacifisti deve essere: "Ritira le tue truppe, Putin". Non c'è altro modo.

2023 modifica

Da Quali sono i tre ostacoli alla pace tra Russia e Ucraina: l’analisi dell’ex diplomatico russo

Intervista di Riccardo Amati, Fanpage.it, 16 maggio 2023

  • [Sulla controffensiva ucraina del 2023] La controffensiva sarà solo un operazione militare. Non potrà essere il capitolo definitivo della guerra.
  • Zelensky è preoccupato della possibilità che i suoi alleati lo spingano a negoziare con Putin la cessione di parti del territorio ucraino. Perché, diciamolo, siamo tutti stanchi di questo conflitto. Ed è proprio il vero obbiettivo di Putin: stancare l’Occidente al punto di fargli rivedere la politica di sostegno a Kyiv.
  • Ogni trattativa con Putin sarebbe solo illusoria. L’amministrazione statunitense prima delle presidenziali potrebbe cercare di raggiungere un accordo col leader del Cremlino. Ma che accordo sarebbe? Putin non sarà certo disponibile a un ritiro completo. Non diventerà un leader pacifico all’improvviso. Sarebbe solo una soluzione di breve termine che non eliminerebbe le cause del conflitto. Il peggio potrebbe scatenarsi di nuovo.
  • Ammettiamo pure che Kyiv vinca il conflitto, che le aziende americane ricostruiscano e riarmino il Paese e che questo diventi il braccio armato dell’Occidente contro i “barbari” di Mosca. Resterebbe aperto il problema dei rapporti con la Russia. Si dovrebbe forse far finta che l’aggressione non ci sia mai stata? Che Putin non sia un criminale di guerra con tanto di mandato di cattura internazionale?
  • In sintesi: se l’amministrazione Usa ora trattasse con Putin otterrebbe forse vantaggi di politica interna immediati ma lascerebbe aperti problemi enormi in politica estera. No, la sola vera soluzione di questo conflitto è nella caduta del regime russo. A meno che non si possa trattare con Putin da una posizione di forza. Senza offrirgli proprio niente. Obbligandolo ad accettare ogni condizione perché non ha altra via d’uscita.
  • Se i cinesi avessero voluto porre fine a questa guerra avrebbero potuto fare molto di più e l’avrebbero fermata davvero. Tanto per cominciare, potevano condannarla apertamente. Cosa che non hanno mai fatto. Avrebbero inoltre potuto chiudere le porte al commercio con la Russia. E senza la Cina al suo fianco Putin avrebbe perso la guerra in pochi mesi.
  • Alla Cina questa guerra serve. Per distrarre il mondo dalla Cina stessa. Che intanto sta usando Putin. Compra materie prime dalla Russia a prezzi stracciati. La utilizza come scudo sull’arena internazionale, per esempio in sede Onu, come ha sempre fatto da molti anni a questa parte. Per la Cina questa guerra comporta vantaggi anche di immagine: può presentarsi al mondo come uno Stato leader dei “non allineati” e che vuole la pace. Ma non è davvero così.
  • La maggior parte dei russi fa finta che non ci sia, questa guerra. O preferisce credere alla propaganda, secondo cui il conflitto l’ha voluto l’Occidente e la Russia sta combattendo il nazismo ucraino. È la cosa più semplice da credere. Meglio non farsi problemi e andare avanti con la propria vita. I russi non vogliono farsi coinvolgere. Preferiscono fuggire dalla realtà.

Da «Putin? Il regime è marcio, ha il destino segnato. Le dittature finiscono di colpo»

Intervista di Federico Fubini sulla ribellione del Gruppo Wagner, Corriere.it, 11 luglio 2023

  • Più [Vladimir Putin] cerca di prepararsi a un golpe, più lo rende potenzialmente probabile. Il capo di Rosgvardia ha detto che cercheranno di avere carri armati e altri mezzi. Dunque Putin per proteggersi dovrà dare più potere a Rosgvardia. A quel punto cosa può impedire a Rosgvardia di attaccare il presidente?
  • Durante la rivolta tutti hanno visto che [Vladimir Putin] era perso, non sapeva cosa fare. I suoi avrebbero dovuto agire automaticamente per proteggerlo, ma erano paralizzati. Aspettavano ordini o cercavano di lavarsene le mani. Si è vista la mancanza di qualunque sistema o istituzione. Tutto dipende da relazioni informali fra persone e le persone hanno paura, anche se comandano centinaia di migliaia di persone. Nessuno li ha mai preparati a pensare in maniera indipendente e ad agire autonomamente.
  • Putin ha speso un miliardo di dollari sulla Wagner, non era una struttura privata ma l’organizzazione militare di Putin stesso. Non credo che la milizia sarà ancora molto rilevante in futuro. Ma se Wagner controllava degli asset importanti in Africa, chi li controlla adesso? A chi rispondono i mercenari in Africa?
  • Il regime di Putin sta morendo, è marcio dentro. Per esempio, se Khodorkovsky riuscisse a riunire 20 mila uomini armati, dar loro disciplina e questi partissero per Mosca, non sono affatto certo che incontrerebbero resistenza. Tutti vedono quanto fragile è l’intera struttura, la gente non vuole combattere per nessuno. Se c’è un leader che mostra forza, capacità e disponibilità a combattere, pochi si opporrebbero. La questione è cosa fare dopo.
  • La sua unica possibilità di rafforzarsi è sconfiggere l’Ucraina, ma non sono sicuro che sia possibile. Dunque ogni sua prossima scelta sarà molto dannosa per lui. È segnato. Non so quanto possa durare, dipende quanto rapidamente girano i cervelli delle élite: se capiscono che ormai Putin è la persona sbagliata per loro. Le élite sono come il resto della società, ciascuno pensa solo a sé. Dunque formare alleanze è difficile. Ma se pochi leader dotati di risorse ci provano, Putin cadrà. E allora tutti diranno: va bene.

Da Perché l’asse tra Russia e Corea del Nord è una minaccia

Intervista di Riccardo Amati, Fanpage.it, 14 settembre 2023

  • La Corea del Nord è un Paese molto povero, dalle risorse assai limitate. La Russia vuole l’accesso ai suoi magazzini di armi convenzionali, che possono esserle utili. Credo che soprattutto si sia raggiunto l’accordo per comprare munizioni e sistemi di armamento funzionali all’esercito russo. Ma non credo proprio che si tratti di forniture risolutive per il conflitto in corso.
  • La leadership del Cremlino è delusa e arrabbiata nei confronti dell’ Occidente, che non considera degna la Russia di Putin ed evita di accoglierla tra i suoi pari. Avete presente i ragazzini che vogliono dimostrare agli adulti di valere qualcosa?
  • A volte penso che se, per assurdo, una potente armata asiatica — russa, cinese o mongola che sia — si presentasse ai confini dell’Europa con le motivazioni e gli armamenti giusti, pochi sarebbero gli europei davvero pronti a combattere e morire. Si preferirebbe qualche compromesso. Si abbasserebbe la testa. Gli Stati Uniti sono diversi, resisterebbero. L’Europa, non so.
  • Putin la vede esattamente così: considera gli europei estremamente deboli e attaccati solo alla loro alta qualità di vita. Per cui basta pressarli con sufficiente forza e insistenza e si piegheranno. Ne avranno abbastanza. Smetteranno di battersi.
  • La Russia sta mettendo tutta la sua economia al servizio della guerra. Non mi stupiscono le notizie secondo cui ha raddoppiato la produzione bellica nel 2023. E Putin troverà sempre soldi per gli armamenti. A costo di tagliare i fondi per la scuola, la salute e lo stato sociale.
  • Il paradosso a cui assistiamo è quello di Paesi ex coloniali che giustamente condannano il colonialismo occidentale del passato e le sue conseguenze presenti ma non condannano, e in alcuni casi attivamente sostengono, il neo-colonialismo di Mosca. Diventata addirittura il loro faro.
  • Purtroppo un negoziato con Putin e gli uomini che lo circondano è impossibile, perché hanno dimostrato molte volte di essere inaffidabili e incapaci di mantenere le promesse.
  • La società russa purtroppo è in gran parte apatica o travolta dalla propaganda. Ma i componenti della elite che non hanno partecipato alla decisione di invadere l’Ucraina — e sono la stragrande maggioranza —  potrebbero rivoltarsi, se vedessero l’impresa come desiderabile anche per il loro futuro. Al momento non vedono opzioni. Sono quasi tutti sotto sanzione. Hanno paura di Putin.
  • Non basta dire che i confini dell’Ucraina devono tornare quelli del 1991. E poi? A quali condizioni si negozierà la pace? Quale sarà l’architettura della sicurezza in Europa, e che parte vi avrà la Russia? Quali saranno le relazioni con Mosca? Che ruolo avranno le sue elite nel dopoguerra? Sono domande a cui si evita di rispondere o su cui si danno risposte ondivaghe. Eppure la Russia sarà lì. I russi saranno lì. Comunque vada a finire.

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