Moni Ovadia

attore teatrale, drammaturgo e scrittore italiano

Salomone "Moni" Ovadia (1946 – vivente), attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore e cantante italiano.

Moni Ovadia nel 2010

Citazioni di Moni OvadiaModifica

  • [Sull'opera: Non sarà un pranzo di gala. Crisi, catastrofe, rivoluzione di Emiliano Brancaccio] Brancaccio è immune da ogni pregiudiziale ideologica, il suo argomentare è di un nitore stringente che smaschera ogni retorica, sia nei suoi saggi, sia nei confronti di cui è composta una parte importante di questo libro. Ritengo che dovrebbero leggerlo tutti coloro il cui cuore batte realmente a sinistra e anche coloro che non siano formati a quei valori ma che pratichino l'imperativo etico universale dell'onestà intellettuale. Aggiungerei anche quei lettori che non hanno praticato frequentazioni con il pensiero economico perché possono trarre ammaestramenti inaspettati intorno a questioni come l'uguaglianza, l'equità e la libertà. [...] Se fossi sufficientemente competente e capace e non solo entusiasta, mi piacerebbe scrivere un saggio sull'economista Emiliano Brancaccio, perché finalmente una sinistra degna di questo nome che volesse non solo rifondarsi, bensì risorgere, può contare su un grande teorico che mette a disposizione gli strumenti politico-economici per una simile rinascita progettando un'uscita dal capitalismo.[1]
  • Con Noè, uomo giusto sopravvissuto alla distruzione, [fu] stipulato un nuovo patto, con il quale la specie umana [perse] il privilegio del vegetarianesimo e [fu] degradata all'alimentazione carnivora, marchio d'infamia per la sua incorreggibile aggressività. [...] Non esiste alcuna benedizione da recitare per la carne o il pesce, mentre è prevista per il pane, i dolci, il vino, la frutta e la verdura. Questo elenco di delizie e di alimenti vitali ci fa capire come non vi sia alcuna necessità di ammazzare esseri viventi per nutrirci.[2]
  • [Sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022] [...] è una imbecillità anche quella di chi sostiene che non è possibile che il battaglione Azov sia nazista, visto che il presidente Zelensky è ebreo. Un ebreo è prima di tutto un essere umano e come ogni essere umano, per convenienza o per miopia, può non accorgersi di avere in casa dei nazisti veri, come sono quelli di Azov che hanno scelto il simbolo della svastica, che indossano: sotto quel simbolo sono stati sterminati milioni di ebrei, milioni di persone; e non riconoscere questo fatto è disonesto, anche dal punto di vista storico. Per non parlare dei tanti massacri compiuti sotto le bandiere degli Usa e della Nato. Ciò non toglie che Putin è un dittatore che ha reagito e scatenato una guerra criminale e io in Russia oggi starei in galera. Ma vale per tutti, per i russi come per gli ucraini e gli americani: le ragioni della guerra non sono quelle raccontate dal mainstream. Io sono contro tutte le guerre![3]
  • Gli ebrei sono gli inventori della comicità demenziale, l'assurdo è profondamente radicato nell'ebraismo perché l'avventura ebraica si sostanzia sempre per paradosso, per presa di distanza dall'evidenza, dalla norma. Gli ebrei sono gli unici che partono dall'edificazione di un cammino uscendo da un luogo, e non entrando. E spesso non è un'uscita sensata. Abramo per esempio sta benone, è un fabbricante di idoli che, per cercare Dio, invece di stare dove c'è la forza, i quattrini, va nel deserto, in mezzo agli scorpioni. Ma il suo uscire dalla logica dell'evidenza e del potere è l'inizio della grande epopea ebraica. Lo humour ebraico non fa ridere ma fa pensare, allarga le sinapsi, smonta la realtà rivelando le sue debolezze: la risata è un effetto collaterale. Fa saltare i codici dell'evidenza e illumina possibilità impreviste, come faceva Einstein. Nel mondo ebraico l'umorismo è la risposta all'inesorabilità della violenza. E' la capacità di spiazzare l'ottusità di un'evidenza che si pretende certa, mentre certa è solo la morte: ma anche quella può essere in qualche modo sconfitta con il bagliore umoristico. E' dalla fragilità che dobbiamo partire per redimere il mondo. Se parti dalla forza, non hai capito niente. L'umorismo ebraico è l'irruzione di un pensiero femminile che mira a introdurre dolcezza nella forza, a sconfiggere il totem maschilista della violenza. E' una richiesta di resa senza condizioni, disarmata: ti dico arrenditi perché sei troppo cretino mentre tutto il mondo dice "noi siamo i più forti perché siamo eletti".[4]
  • [Su Matteo Salvatore] Ha raccontato la condizione dello sfruttamento più bestiale, è stato il più grande cantore della fame che io abbia mai affrontato. Karl Marx sarebbe impazzito di gioia a ascoltarlo. Lo metto assieme ai più grandi per la sconvolgente qualità musicale delle sue melodie e per la drammaticità dei suoi testi. È stato un bardo straordinario, ha visto con i suoi occhi l'oppressione ottusa e malvagia e ha saputo raccontarla. Questo senza mai rinunciare a indagare l'amore e attraverso il costante ricorso all'ironia, che usava per dissacrare e colpire il potere.[5]
  • Il clandestino è l'ebreo di oggi. Egli è ridotto a «sotto uomo» prima dalla sinistra cultura retorica «securitaria», poi da una legge fascista che lo dichiara criminale per il solo fatto di essere ciò che è, un essere umano che ha fame e cerca futuro per sé e i suoi cari e che per questo viene privato di qualsivoglia status, sottoposto alla violenza della reclusione, sottratto alle tutele minime che spettano a un essere umano per diritto di nascita. Una volta sepolto in uno spazio di eccezione, il clandestino è alla mercé di arbitrii, percosse, torture, privazioni, abusi sessuali. Il suo «rimpatrio» lo sottopone a ulteriori brutali abusi e talora al rischio reale di perdere la vita nel modo più atroce.[6]
  • Il popolo palestinese sta resistendo da 50 anni; sta resistendo alla colonizzazione di Israele, che l'ha ridotto in un Bantustan sul modello sudafricano e da anni il popolo palestinese mette in campo questa sua lotta, sotto lo sguardo di una comunità internazionale insensibile. Israele non ha una costituzione, non ha mai dichiarato i propri confini e non cerca la pace.[7]
  • Il vero problema del conflitto israelo-palestinese risiede, secondo me, principalmente nell'immane opera di manipolazione mediatica informativa messa in campo dai governi israeliani con un apparato formidabile di propaganda, per cui loro si comportano sempre come la vittima. Occupano le terre palestinesi da cinquant'anni, chi è la vittima? Gli israeliani. Colonizzano le terre palestinesi illegalmente, chi è la vittima? Gli israeliani. Demoliscono le case palestinesi, eradicano gli ulivi, espropriano i palestinesi dei loro diritti, fanno punizioni collettive contro la popolazione palestinese, chi è la vittima? Israele.[8]
  • In don Gallo si è compiuto il miracolo dell'ubiquità: lui è stato radicalmente cristiano e anche irriducibilmente cattolico, ma potrebbe anche essere ricordato come uno tzaddik chassidico, così come è stato un militante antifascista ed un laicissimo libero pensatore. Per me il Gallo resta un fratello, un amico, una guida certa, un imprescindibile e costante riferimento. Per me personalmente, la speranza tiene fra le labbra un immancabile sigaro e ha il volto scanzonato di questo prete ribelle.[9]
  • L'arrivo a Kiev fu indimenticabile. È una città di grande respiro, segnata da una formidabile densità di verde urbano, le cupole dorate delle sue chiese e cattedrali sono una visione e affacciarsi da un belvedere sulla maestà del fiume Dniepr è un'impressione che non si dimentica.[10]
  • Odessa è stata una città con uno specialissimo carattere ebraico, a cavallo fra la metà dell'Ottocento e i primi quattro decenni del Novecento metà della sua popolazione era composta da ebrei.
    Unici fra gli ebrei ashkenaziti[11]a vivere sul mare, sorta di napoletani dell'ebraismo, hanno[12]dato vita ad un umorismo esplosivo che ne caratterizza lo spirito e la genialità. Babel' li ha cantati nel suo altro capolavoro I racconti di Odessa. L'opera costituisce un'elegia commossa, ironica e appassionata su un "popolo" senza paragoni disperso dalle violenze della Storia che non ama le storie. Io nell'animo mi sento un ebreo odessita.[10]

Da Moni Ovadia

Intervista in Euronews, 14 marzo 2007.

  • Avremo l'Europa quando avremo un comune sentimento europeo.
  • Se noi non abbiamo una cultura europea, non possiamo nemmeno parlare d'Europa. Eppure l'intellettuale europeo esiste già.
  • Posso dire che mi sento molto italiano, molto milanese, molto ebreo, molto slavo, molto europeo, e anche cittadino del mondo, non posso non esserlo.
  • L'Islam è uno dei fondamenti della cultura europea. Non potremmo nemmeno pensare a una vera Europa senza il contributo islamico.
  • Sul piano della fede, quanti cristiani sanno che forse le più belle parole che si possano leggere sulla Vergine Maria si trovano nell'Islam, nella Surat Mariam, la Sura 22? Ma chi lo sa?

Da L'OIPA incontra Moni Ovadia

Intervista di Massimo Comparotto per l'Organizzazione internazionale protezione animali (OIPA)

  • [Sulla sua scelta vegetariana] È una scelta etica e dietetica insieme. Io credo che le due cose non possano andare disgiunte. Ho un'impressione vivissima delle sofferenze degli animali. Mi causano un disagio immenso tutte le volte che le penso o ne vengo a conoscenza. E allora cerco in questo modo di coinvolgere me stesso in una scelta etica.
  • Io credo che il canone biblico, e anche quello islamico, siano di orientamento vegetarianista. È dopo il diluvio universale che all'uomo viene consentito di cibarsi della carne. Perché, a un essere vivente così violento con i propri simili, sembrava troppo chiedere che si astenesse dal cibarsi di carne. È una sorta di cedimento alla brutalità dell'uomo da parte dell'istanza etica universale.
  • Ci sono storie chassidiche molto frequenti sul fatto che una delle grandi occasioni perse, da parte dei giusti, per far venire il messia, è stata quella di essere indifferenti alle sofferenze degli animali.

Da Dalla parte degli animali Voci d'autore

l'Unità, 26 ottobre 2013.

  • Conviene, di tanto intanto, alzare lo sguardo verso la maestà degli altri esseri viventi che, per loro sventura, condividono con noi l'esistenza su questo povero martoriato pianeta: gli animali.
  • L'elenco di debiti che abbiamo nei confronti degli animali è senza fine e, per tutto ringraziamento, li sottoponiamo ad ogni sorta di abusi. Alcuni li abbiamo ridotti all'estinzione e con sconcertante cinismo ed indifferenza, altri li facciamo oggetto di sperimentazione per mezzo delle torture più crudeli che vanno sotto il nome di vivisezione.
  • Ricordiamoci che sperimentare su un animale può essere come sperimentare su un bimbo che ancora non abbia l'uso della parola.

Da Gaza, Moni Ovadia: "Io, ebreo, sostengo i diritti palestinesi. Ecco perché"

ilfattoquotidiano.it, 29 agosto 2014.

  • Il conflitto israelo-palestinese è uno dei problemi centrali del nostro tempo [...]. A mio parere perché, oltre alle ragioni fattuali che lo definiscono, evoca ripetutamente nella dimensione fantasmatica, lo spettro dell'antisemitismo, quello del suo esito catastrofico, la Shoah, ma anche quello del suo doppio negativo, la vittima che diventa carnefice.
  • Molti ebrei in Israele e nella diaspora, reagiscono psicologicamente a ogni riflessione severa come se, invece di vivere a Tel Aviv o a Parigi nel 2014, vivessero a Berlino nel 1935. [...] Sostengo con piena adesione i diritti del popolo Palestinese, non contro Israele, ma perché il loro riconoscimento è, a mio parere, precondizione per ogni trattativa che porti alla pace.
  • Su Gaza, l'"occupazione" è esercitata sempre da parte dell'autorità civile e militare di Israele con un ininterrotto assedio e comporta il totale controllo dell'entrata e uscita delle merci e delle persone, dello spazio aereo, marittimo, delle risorse idriche, energetiche e persino dell'anagrafe.
  • Gli zeloti pro israeliani quando ascoltano o leggono queste mie opinioni critiche, reagiscono immancabilmente con insulti, maledizioni e invettive. Il genere è: "Sei un rinnegato, nemico del popolo ebraico, ebreo antisemita o ebreo che odia se stesso". La critica da parte di un ebreo della diaspora alla politica di governi israeliani può essere considerata tradimento, antisemitismo od odio verso se stessi solo se collocata nel quadro di un'identificazione nazionalista di ebreo, israeliano, popolo ebraico, popolo d'Israele, Stato d'Israele, suo governo e "terra promessa". Ma se qualcuno osa fare notare, da posizioni critiche, tale pericolosa identificazione, ecco arrivare addosso all'incauto le accuse infamanti di antisemita o antisionista, che, per molti "amici di Israele" – anche persone di indiscutibile livello culturale –, sono la stessa cosa.
  • L'ossessione della nuova Shoah dietro la porta scatena processi di permanente vittimizzazione che si sinergizzano con i complessi di colpa occidentali, legittimando un'"industria dell'Olocausto" che fa un uso strumentale e ricattatorio della memoria dell'immane catastrofe per fini di propaganda [...]. Questa, a mio parere, è una delle derive più allarmanti e ciniche della memoria stessa a cui si prestano non pochi politici europei reazionari o ex-post fascisti, magari facendosi intervistare all'uscita da una visita al memoriale di un lager nazista per dichiarare: "Mi sento israeliano!". Questo è un modo per trarre "profitto" dall'orrore a vantaggio degli eredi delle classi politiche europee che non si opposero allora al nazismo [...] e oggi lasciano sguazzare indisturbati, nell'Europa comunitaria, neonazisti di ogni risma.

Da Intervista

Lara Rangoni, Né carne né pesce: vegetariani e vegani ai fornelli, Newton Compton, Roma, 2014. ISBN 978-88-541-6955-5

  • [«Perché sei vegetariano?»] Non sopporto più l'idea di contribuire, pur se in minima parte, alla violenza. Non mi piace l'idea di mangiare esseri che sono stati uccisi. [...] La violenza è una: che sia contro un essere umano o un animale, non cambia nulla.
  • [«Ti è mai stato chiesto, da buongustaio quale tu sei, come fai a stare senza carne?»] Certo. In questo caso ho sempre una risposta pronta, questa: «Grazie alle melanzane!». Con loro si tocca davvero il paradiso. In turco c'è un piatto a base di melanzane che si chiama "Ïmam bayıldı", ovvero: l'Imam svenuto... per il piacere!
  • Sia nel mondo levantino che in quello sefardita le spezie sono un'apoteosi. L'odore delle spezie è evocatore di luoghi e mi piacciono molto le storie che si raccontano a riguardo.
  • Nel mondo levantino da cui provengo la dolcezza abbonda in certi piatti. Per esempio, il mio dolce assoluto è a base di sesamo, la halvà, una specie di torrone friabile [...]. Bisogna riuscire a tagliarlo a fette, quindi non deve spaccarsi. La friabilità è la sua caratteristica principale, oltre al fatto che può provocare carie memorabili se si esagera!
  • I popoli levantini sono in assoluto quelli che si sono influenzati di più tra di loro e la tradizione culinaria ne è testimone. Pensiamo alle bevande per esempio: il tipico liquore secco di anice, conosciuto come Ouzo, è la Mastika in bulgaro, Raky in turco, Rakya nello sloveno.
  • Tra una mezes e un'altra, può succedere di tutto perché il tempo scorre e la sua scorrevolezza si sente all'interno di un momento culinario dove pare non esserci mai fine. C'è una sorta di fatalismo dietro la filosofia del mangiare levantino. Assomiglia al modo in cui stanno seduti i vecchi turchi o greci, magari sulla riva del mare, e fanno andare in mano il komboloi, il rosario a grani grossi che si chiama in greco anche pasatembos (passatempo). I mezes sono dei pasatembos: un'alimentazione che si affida alla deriva del tempo, non al ritmo prestabilito dall'orario.

Da Mamma gli zingari! Il cacicco leghista e il mestiere dell'odio

Editoriale, ilmanifesto.it, 19 giugno 2018.

  • La ziganofobia è una delle forme più ripugnanti e vili di razzismo, prova di un'imbecillità senza limiti. Quasi nessuno di coloro che agitano lo spettro dei Rom e dei Sinti conosce la loro Storia, né le loro storie.
  • Gli imprenditori del panico, delle paure irrazionali sanno che elettoralmente rende molto prendersela con gli ultimi, con gli indifesi che risultano "estranei" per l'uomo della strada, figura retorica, inesistente parametro della più sudicia propaganda. dell'odio.
  • [Sul popolo gitano] Bisogna essere davvero infami per prendersela con chi non ha una nazione che lo difenda, che non può mettere in campo forze economico finanziarie per arginare le politiche persecutorie pensate e concepite come perfetta arma di distrazione di massa.
  • Le falsità che scatenano panico nei confronti delle marginalità sono le più efficaci, nella fattispecie i Rom e i migranti.
  • Il cazzaro verde, per mutuare una felice espressione di Marco Travaglio adesso sta esagerando. Dal fare il mestiere del populista – si! mestiere, perché quello che fa Salvini non è politica ma redditizio mestiere -, si è montato la testa, si comincia a prendere troppo sul serio, agitando come Torquemada il Vangelo.

Da "Europa appecoronata agli Stati Uniti, in Ucraina guerra criminale come quella di Bush in Iraq"

Intervista di Umberto De Giovannangeli, ilriformista.it, 31 marzo 2022.

  • [Sull'aumento delle spese di guerra] In divisa e con l'elmetto, seduti nel salotto, però. Sì, sempre c'è d'avere paura di queste cose, di un "pensiero" militarista e militarizzato [...] Ma c’è una logica in questa follia... [«E quale sarebbe?»] Il pensiero militarista, e le sue miliardarie ricadute affaristiche, sono il frutto avvelenato di un'ideologia atlantista. Ora, uno è libero di pensare che l'atlantismo è utile, però c'è tanta altra gente che pensa che sia un ferrovecchio. Si devono confrontare le opinioni, però lealmente, senza assumere quell'aria di chi pensa, davanti all’interlocutore che dissente: "come si fanno a dire queste cose che non stanno né in cielo né in Terra?". Non è così che si fa. Un interlocutore lo si ascolta, si analizzano le sue argomentazioni e si risponde nel merito. E il merito è molto più complesso di quello che i "pensatori" in divisa vorrebbero far credere...
  • [Sull'invasione russa dell'Ucraina del 2022] Se gli Stati Uniti, con la loro vocazione a diffondere le loro armi in ogni angolo del pianeta, fossero stati fuori da questa vicenda, che è una vicenda europea, anche se molti dimenticano, in buona e cattiva fede, che fino ai monti Urali, la Russia è Europa, ecco, se fossero stati fuori, forse le cose sarebbero andate diversamente. Tra gli atlantisti ultrà ci sono quelli che non hanno detto "a" quando la guerra criminale contro l'Iraq ha fatto quasi un milione di morti. Questi qui dovrebbero stare zitti, o perlomeno mantenere un bassissimo profilo. Lo stesso vale per quelli che hanno al massimo alzato un sopracciglio di fronte alla catastrofe della Libia, la Siria, l'Afghanistan e via dicendo. Non parliamo poi del fatto che nella Nato, la seconda potenza per forza di fuoco è la Turchia. Paese retto da un regime dittatoriale, che mette i propri dissidenti in galera, e che da anni massacra i curdi. Chi ha mandato i missili stinger ai curdi? Nessuno. Di guerre criminali, lungo la seconda metà del '900 ne sono state fatte un gran numero. Quando ha usato la mazza di ferro contro la Cecenia, Putin godeva di grandissimo prestigio. Tutto questo attiene al fatto che invece di confrontarsi con il merito della questione, ci si attacca alla retorica, alle calunnie, a mettere sulla bocca delle persone cose che non hanno mai detto, relazioni che non hanno mai avuto. Questo è, secondo me, il grande problema. L'orrore della guerra è lì da vedere.
  • Tra gli effetti collaterali è uscito fuori anche la russofobia. E questo è degno di nazisti. Perché la grande cultura russa non ha nulla a che vedere con Putin e la sua politica aggressiva. Il Patto di Varsavia fu sciolto. Perché la Nato contestualmente non si sciolse? Punto di domanda. Sento già certi soloni in mimetica rispondere piccati: che vuoi, i Paesi dell'ex zona di influenza sovietica, hanno chiesto di entrare nella Nato... Intanto cominciamo col dire che l'hanno chiesto le loro classi dirigenti. Questi narratori con l'elmetto vogliono farci bere che tutto questo è avvenuto in una trasparenza totale? Quali sono le politiche che fanno gli Stati Uniti per mantenere questa egemonia militare: presto detto, hanno 900 basi in tutto il mondo. I russi non ce l'hanno. Il problema è complesso. Ma se ti azzardi a farlo presente ti dicono che sono morti 137 bambini. È una immane tragedia, e lo sarebbe anche se a morire fosse stato un solo bambino. Ma non si può utilizzare questa tragedia per provare a tapparti la bocca. È semplicemente vergognoso. Come è vergognoso dimenticare i bambini morti in Iraq, in Siria, in Afghanistan, nello Yemen... Questa rimozione è ripugnante. Non esistono guerre giuste. Tutte le guerre sono criminali. Si vuole portare Putin al Tribunale dell'Aia per giudicarlo come responsabile di crimini di guerra o contro l'umanità? Va bene, prima George W. Bush e Tony Blair.
  • [...] la complessità della geopolitica, in generale, non può essere trattata nei talk show. [«Perché?»] Perché non si discute, si tifa. E quasi sempre, in una direzione sola. E si evita di discutere di questioni che potrebbero infastidire l'informazione, si fa per dire, mainstream.
  • Zelensky è stato eletto democraticamente, su questo non c'è dubbio, ma dietro c'era un mega oligarca che ha costruito l'operazione.
  • A me piacerebbe una Europa unita, politica, con un esercito di pura difesa, che diventa un polo altro per provare ad essere un mediatore credibile, un facilitatore, vero, di accordi. Invece l'Europa è appecoronata agli Stati Uniti d'America.
  • [...] gli israeliani pretendono di essere i depositari assoluti della Shoah, cosa che a me fa molto arrabbiare, per usare un eufemismo, perché più della metà degli ebrei vivono in diaspora. Israele ha la titolarità di essere parte della memoria e non a sussumerla come propria. Gli israeliani sanno una cosa che non può essere cancellata... [«Quale?»] Che gli ebrei hanno un grande debito con l'Armata rossa. E questa è un'altra cosa che non si dice mai: se l'Armata rossa non avesse tenuto e contrattaccato... Forse gli alleati avrebbero vinto lo stesso, ma l'Europa sarebbe diventata un deserto senza neanche un filo d'erba. Io parlo russo, ho un legame molto forte con la cultura russa: noi ricordiamo in Normandia il sacrificio dei soldati statunitensi, inglesi etc., e i 27 milioni di cittadini sovietici morti in guerra cosa sono? Spazzatura? Nessuno che dica celebriamo l'8 maggio '45, [il giorno in cui la Germania nazista firmò la resa incondizionata che sancì la sconfitta definitiva del Terzo Reich e la fine della seconda guerra mondiale in Europa, ndr] ricordando anche il sacrificio di milioni di sovietici, soldati, partigiani, civili. Niente. Zero.

Incipit di alcune opereModifica

Il glicomaneModifica

Un istante dopo aver percepito il proprio risveglio, George Samla aprì gli occhi ed esclamò mentalmente: Gregor Samsa!
Si stupì del fatto che il nome del protagonista di La metamorfosi di Franz Kafka gli fosse balzato in testa motu proprio. Se ne domandò la ragione, ma non trovò altra risposta se non che le iniziali di quel celebre nome corrispondevano a quelle del suo. Non gli parve un gran segno.

Òylem GòylemModifica

Sono Simcha Rabinowicz, venditore d'ombre.
A chi vendo le mie ombre?
A gente che l'ha persa.
Un'ombra si perde per troppa luce, per troppa oscurità... per troppo vizio o troppa virtù.
Va da sé che la maggior parte dei miei clienti appartiene alla categoria dei viziosi:
per questo sono più interessanti.

Citazioni su Moni OvadiaModifica

  • Moni è la versione corpulenta e intellettuale di Gabriele Paolini, quello che appare all’improvviso in onda dietro gli inviati del tg e lancia i preservativi. Ovadia, di cui nessuno credo sarà in grado di ricordare un solo titolo, piace molto ai contestatori perché aggiunge quel tocco yiddish che nobilita. L'unico suo problema è che spesso lo vediamo abbracciato a giovani contestori con la kefiah. Ma cosa non si farebbe per un passaggio televisivo? (Tommaso Labranca)

NoteModifica

  1. Da Non sarà un pranzo di gala»: come uscire dal capitalismo, volerelaluna.it, 30 novembre 2020.
  2. Citato in Lorenzo Guadagnucci, Restiamo animali, Terre di mezzo, Milano, 2012, p. 227. ISBN 978-88-6189-224-8
  3. Dall'intervista di Enzo Bonaiuto, Moni Ovadia: "Da Lavrov su Hitler ed ebrei mucchio di scempiaggini, ma i nazi in Ucraina ci sono", adnkronos.com, 3 maggio 2022.
  4. Citato in Risate, cultura e criminali Vi racconto la mia Odessa, la Repubblica, 26 aprile 2014.
  5. Citato in Dario Falcini, Ricordando Matteo Salvatore. Calvino disse: "Le sue parole dobbiamo ancora inventarle", ilfattoquotidiano.it, 27 agosto 2015.
  6. Da Il nazismo che è in noi, in Marco Rovelli, Lager italiani, BUR, Milano, 2006, pp. 282-283. ISBN 88-17-01141-X
  7. Dall'intervista di Daniele Valisena, Moni Ovadia: «Israele non cerca la pace vuole solo colonizzare», gazzettadireggio.gelocal.it, 25 luglio 2014.
  8. Da Perché Israele non vuole la pace, Libera.tv, 19 luglio 2014.
  9. Da il manifesto, 23 maggio 2013; citato in Don Gallo, il profeta di strada, temi.repubblica.it.
  10. a b Da Perché mi considero un ebreo odessita, ilmanifesto.it, 8 aprile 2022.
  11. Aslenaziti, refuso, nella fonte.
  12. Segue: avuto, refuso, nella fonte.

BibliografiaModifica

  • Moni Ovadia, Il glicomane. L'uomo che diventò un dolce, Slow Food Editore, 2016. ISBN 9788884993915
  • Moni Ovadia, Òylem Gòylem (Il mondo è scemo), Mondadori, 1998. ISBN 880445248X

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