Caterina va in città

film del 2003 diretto da Paolo Virzì

Caterina va in città

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Titolo originale

Caterina va in città

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 2003
Genere commedia
Regia Paolo Virzì
Soggetto Francesco Bruni, Paolo Virzì
Sceneggiatura Francesco Bruni, Paolo Virzì
Produttore Ricardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz
Interpreti e personaggi

Caterina va in città, film italiano del 2003 con Sergio Castellitto, Margherita Buy e Claudio Amendola, regia di Paolo Virzì.

  Citazioni in ordine temporale.

  • Questo è il programma di quest'anno, ma come forse già saprete lo porterete all'esame con un altro insegnante perché il provveditorato di Roma – bontà sua – ha finalmente dato ascolto alla mia ennesima e credo sacrosanta richiesta di trasferimento del sottoscritto. Per congedarmi da voi, però, voglio dirvi una cosa: che tutte le ore passate insieme in quest'aula, tutte le giornate trascorse qui, sono state le più inutili e deprimenti della mia vita. Mi domando perché abbiate perso tanto tempo a venire in una scuola che di per sé non serve a niente, ma in particolare per voi, voi – venti, ventuno, quanti siete – che a mio modesto parere siete assolutamente e irrimediabilmente inadatti a qualsiasi tipo d'apprendimento. Concludendo, siete una delle peggiori e più avvilenti esperienze che si possano augurare a un insegnante, e se permettete voglio dirvi un'altra cosa... [Suona la campanella e gli studenti si dileguano]. (Giancarlo)
  • Vedrai che sarà bellissimo! (Giancarlo) [abbracciando Caterina la sera prima della partenza]
  • Ehi ragazze! Giacomino ha fatto una cacca stupenda! Dovete assolutamente venire a vedere! Sì, è pazzesco, un'opera d'arte! È un fenomeno 'sto ragazzo! (Lorenzo Rossi Chaillet)
  • "La misteriosa signora di Milano di fronte a me accavalla intenzionalmente le gambe, lasciando intravedere il bordo della calza autoreggente. Il nero del pizzo fa risaltare il bianco delle sue cosce burrose. Esco nel corridoio mentre il membro mi pulsa dolorosamente nella patta dei pantaloni. La porta della toilette è socchiusa, lei mi sta aspettando, mi sorride invitante" (Margherita) [leggendo un brano del romanzo scritto da Giancarlo che lui vorrebbe dare a sua madre per farlo pubblicare]
  • Lei è malato, mi fa pena! E il suo libro l'ho buttato in un cassonetto! [...] Lei è un mediocre, è un porco: quello che scrive è pornografia pura! (Margherita) [a Giancarlo mentre porta via Caterina da casa sua]
  • Ma non sono incazzato, un po' deluso, anzi...imbarazzato. Imbarazzato per loro. Dai su, ancora con quelle canzoni, il saluto romano...e la retorica dei "puri e duri". [...] Io sinceramente credevo che certi concetti fossero condivisi a livello di base. [...] Forse, forse certe cose non sono state spiegate abbastanza bene. C'è un problema di comunicazione, specialmente per le generazioni più giovani. [...] Cioè, è come se non fosse passato questo concetto fondamentale. E cioè che noi, gente esclusa per generazioni dalle logiche di palazzo, oggi abbiamo lo storico compito, la storica opportunità di guidare finalmente questo Paese. (Manlio Germano)
  • Non vorrei che anche lei, dottor Costanzo, se prestasse pure lei a questo gioco. [...] Non vorrei che in qualche misura, no?, in qualche misura in questo Paese ci fosse solo spazio a chi appartiene a certe conventicole! (Giancarlo) [durante la sua partecipazione al Maurizio Costanzo Show]
  • Mi è abbastanza piaciuto! (Caterina) [a Gianfilippo dopo che questi l'ha baciata]
  • Tu un giorno torni tutta vestita "grunge-no logo", un altro come pop star tipo Jennifer Lopez. Tu scendi da grandi macchine con autista, oppure sei accompagnata da ragazzo in motorino...che cerca di baciarti. Chi sei veramente tu? (Edward) [a Caterina]
  • "...lascerò tutto e tutti, via da questo mondo di mediocri e di furbi. E andrò in cerca di quell' 'altrove' che è dentro di me da sempre. Un 'altrove' fatto di vento e di spuma delle onde". (Simonetta Martone) [leggendo un passo dei manoscritti di Giancarlo durante una trasmissione incentrata sulla sua misteriosa scomparsa]

Dal diario di Caterina

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  • "Venerdì 9 settembre 2002. Oggi ci siamo trasferiti nella casa dei nonni di Roma che sono morti. Ho calcolato che dal cartello arrivederci a Montalto a quello di benvenuti a Roma sono esattamente 97 chilometri e 712 metri, che abbiamo percorso in un'ora e 45 minuti, compresa una sosta-pipì alla stazione di servizio Arrone ovest".
  • "Lunedì 12 settembre, primo giorno di scuola, la stessa che ha frequentato papà, che però c'è rimasto male che il forno dietro l'angolo è diventato una banca, i bidelli sono cambiati e i suoi insegnanti di trent'anni fa sono tutti in pensione".
  • "Mercoledì 21 settembre. Ieri sera il ragazzo della casa davanti mi ha sorriso. Per il resto sembra che l'intera popolazione di Roma manco mi guarda. Infatti è una città abitata da un sacco di gente che si fa gli affari suoi. E a volte mi sento una donna invisibile, che però non è per forza una brutta sensazione".
  • "Settimana dei santi e dei morti. Tre giorni di festa e due di scuola. Terzo mese di ciclo. Io mai a casa, divento strana, inseparabile con Margherita. Mi scoppia la testa, però abbastanza felice".
  • "Martedì 7 gennaio. Non mi do pace, qualcosa di me combatte contro qualcos'altro. Mi chiedo: dov'è andato a finire il mio 'io' di prima? E il mio 'io' di ora sono veramente io? E Margherita è un po' strana o, come direbbe Cesarino, un po' 'stronza'?".
  • "Marzo, sta per arrivare la primavera. Papà non va più a scuola, forse a mamma gliel'ha detto il perché, ma a me no. La mattina si alza tardi, sta in pigiama dentro casa e non vuole parlare con nessuno. Esce solo per andare in cortile e lavorare alla sua moto, e ci rimane fino al buio: preoccupazione mia e di mamma".

Dialoghi

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  Citazioni in ordine temporale.

  • Cesarino: Però a me 'sto fatto di Roma nun me convince mica, sa'. Una città molto valida dal punto di vista storico, non si discute, ma troppo diversiva e piena di stronzi, secondo me. Diciamocelo,[le mostra una veduta panoramica di Montalto di Castro] a Roma 'sti panorami te li scordi! Che mica si vede il mare da Roma, no?
    Caterina: Non mi pare proprio.
    Cesarino: Poi...senti che aria pulita! Senti che atmosfera...come si dice...genuina! Vabbè, te 'ste cose nun le capisci.
    Caterina: Idiota...
    Cesarino: Io me ne salgo. Zio e zia me li saluti te.
    Caterina: Ok. Ciao Cesarino.[Cesarino la bacia sulle labbra] Ancora?! Non si può, siamo cugini!
    Cesarino: Di secondo grado però.
  • Giancarlo: In classe mia c'erano il figlio del direttore di un quotidiano, la figlia di un giudice costituzionale, e poi tre o quattro figli de medici primari, che ne so, registi, avvocati... comunque adesso penso che il livello si è molto molto abbassato, eh.
    Caterina: [Entrando a scuola] Ah, bella però! 'Mappe!
    Giancarlo: Ecco, io per esempio mappe non lo direi, ecco, non è necessario che te fai riconosce da 'ndo vieni, va bene? Comunque, fai come te pare.
    Caterina: Ok.
    Giancarlo: E ricordati il banco, eh.
    Caterina: Né in fondo né davanti.
    Giancarlo: Brava: no da ruffiani ma neanche da imboscati, diciamo terza-quarta fila un po' laterale sinistra, se possibile. Valuta pure tu, ecco.
  • [appello del primo giorno di scuola]
    Professoressa: Iacovoni Caterina.
    Caterina: Presente!
    Professoressa: Ah, sei tu. Sei nuova. Da dove vieni Caterina?
    Caterina: Da fuori Roma.
    Professoressa: Precisamente da dove?
    Caterina: Verso nord...nord-ovest... [gli alunni seduti nella fila di Daniela ridono sommessamente] tipo costa tirrenica.
    Professoressa: Ma...avrà un nome questo posto.
    Caterina [sospirando]: Montalto di Castro, professoressa.
    Professoressa: Scusa, non ho sentito bene, come hai detto?
    Garboli: Montalto di Castro, professoré.
    Alunno [con accento viterbese]: Fresche frasche! [gli alunni seduti nella fila di Daniela ridono di nuovo]
    Margherita: Che razzisti di merda...
    Daniela: Ma davvero ci abita qualcuno là! C'è un rettilineo dove ci fanno le poste quelli della Stradale, infatti a noi ci beccano sempre!
    Margherita: Mi sembra più significativo il fatto che c'è una centrale elettrica, [Daniela mostra a Margherita il dito medio] famosa peraltro.
    Martina: Nucleare, oltretutto.
    Margherita: L'hanno riconvertita, hanno fatto un referendum.
  • Alunno: Ma tu sei "zecca" o "pariola"?
    Caterina: Come, scusa? Non ho capito...
    Alunno: Perché alternativa nun me sembri, coatta nemmeno...Forse sei normale.
  • Caterina: È brutta scuola tua?
    Giancarlo: Brutta? Te dico solo 'na cosa, amore mio: stamattina ha smontato la troupe televisiva di una fiction ambientata in un carcere. Mi sa tanto che i ragazzi, con la faccia che se ritrovano, j'hanno fatto fà le comparse. Solo questo ti dico.
    Agata: Dev'essere stata interessante come esperienza pe' 'sti ragazzi.
    Caterina: Era una battuta mamma.
    Agata: Aaah, carina. Non avevo capito.
    Giancarlo: Lo sai che l'anno scorso a un collega mio gli hanno...gli hanno bruciato la macchina? [Agata ride] Che te ridi? Gli hanno bruciato la macchina, scusa...
    Agata: Ah davero? Poverello...
    Giancarlo: Comunque con me cascano male: hanno capito subito che aria tira. Infatti all'uscita tutti ad arruffianarsi, pacche sulle spalle, "Professore" qui, "Professore" lì. Sì sì, "Professore"... [sulla schiena di Giancarlo appare un cartoncino attaccato con nastro adesivo e la scritta "Testa de cazzo"]
  • Margherita: La scuola serve soltanto ad omologare le persone. A parte quelli come la Germano e le sue amiche lobotomizzate, che sono già omologate dalla nascita.
    Caterina: Chi? Daniela Germano? È un tipo, sta sempre a ridere, sembra allegra.
    Margherita: Allegra un cazzo: è il massimo della volgarità e dell'arroganza. È circondata di scemi obbedienti che plagia. Io i 'Fasci' non li reggo, te?
    Caterina: Eeeh...un pochetto...
    Margherita: Sei arrossita, adoro quelli che sanno ancora arrossire. Sai cosa diceva Mark Twain? Che l'uomo è l'unico animale che sa arrossire, che dovrebbe farlo più spesso[1].
  • Giancarlo: Sai che vor dì "conventicola", sì?
    Caterina: No.
    Giancarlo: Vocabolario!
    Caterina: E dai papà, devo finire la ricerca.
    Giancarlo: 'A fai dopo 'a ricerca. Vocabolario! Agata!
    Agata: C'è zia che deve fà pipì.
    Giancarlo: 'A fa dopo. Forza, leggi Caterina.
    Caterina: "Conventicola: riunione segreta di persone per fini disonesti,...".
    Giancarlo: Vai avanti.
    Caterina: "...ristretto gruppo di persone aventi fini comuni. Esempio: 'conventicola di letterati'".
    Giancarlo: "Ristretto gruppo di persone aventi fini comuni". Tutto chiaro? Ve lo sto domandando.[...] È un concetto-chiave per capire come vanno le cose in questo Paese.
  • Giancarlo [sfogliando uno dei libri portati da Margherita a casa di Caterina]: E questo...?
    Margherita: Vítězslav Nezval, un surrealista praghese.
    Giancarlo [leggendo]: "...retrogusto acre della vendemmia". Carino. Un po' ridondante. Però certe volte è colpa della traduzione, sai i traduttori a volte tendono sempre un po' ad appiattire tutto.
    Margherita: L'ha tradotto mia madre dal ceco.
    Giancarlo: Non è male, sai? Non è male. Guarda che a riconsegnare l'immagine di un poeta sono... sono cavoli eh...
  • Giancarlo: Amore, ma non ti ricordi niente? Eh?
    Agata: Scusami...
    Giancarlo: Ma non ti ricordi un cazzo, amore...
    Agata: Esatto.
  • [conversazione via sms tra Daniela e Caterina mentre quest'ultima è in compagnia di Cesarino]
    Daniela: "Ke fai? Noi stasera festona con maski sorki!!! :-) Baciotti Dani".
    Caterina: "Io qui con amico atletico fikissimo :-) Ciao Cate".
  • Daniela: Guarda Gianfi, un mito! Secondo me gli piaci un sacco.
    Caterina: Ma che ne sai?
    Daniela: Scommetti? È sensibile, un po' "antichità"...tipo te!
    Caterina: Ah...
  • [nella toilette della scuola]
    Giada: Poveraccia Caterina.
    Alessia: È veramente troppo sfigata quella ragazza. Come si veste, poi...
    Giada: Antica!
    Alessia: Sembra un'extracomunitaria.
    Daniela: All'inizio faceva pure tenerezza...
    Alessia: Ci abbiamo provato a civilizzarla, ma poverina...è veramente un caso disperato!
    Giada [a Daniela]: Te poi hai provato anche a fidanzarla!
    Daniela: Ma figuratevi quella snobbona di mia zia quando Gianfilippo gliel'ha presentata...Capirai poi, zia è una iena: "Raus Juden!". [...] [dopo che le ragazze del gruppo di Daniela sono uscite dalla toilette, Caterina esce dal bagno dove era chiusa sbattendo la porta]
  • [dopo la rissa in cui si sono scontrate Daniela e Margherita]
    Manlio Germano: Dai Daniela alzati, dai la mano alla tua compagna, fate pace.
    Daniela: Ma neanche morta!
    Lorenzo Rossi Chaillet: Hai sentito? Dai, ti prego dai...
    Margherita: Sei pazzo papà? Quella mi infetta.
  • Giancarlo: Voglio chiederti scusa, Caterina. Papà ti capisce benissimo, non è colpa tua sai. Tu sei come me: noi siamo due vittime. Avresti dovuto vedé, quei due, i padri d' 'e amiche tue: pappa e ciccia. Tutti e due dello stesso quartiere, quelli che sanno come se sta al mondo... E 'e figlie? Amiche tue...fatte co' 'o stampino...identiche...Quella è gente privilegiata, noi per loro siamo...niente.
    Agata: Giancarlo, per favore...
    Giancarlo: No, stavolta famme parlà. Stavolta famme parlà perché è importante. Noi...noi siamo persone che possono contare solo su proprie forze. Allora io una volta pensavo che era proprio per questo che ce la potevamo fare, e 'nvece me so' sbajato. È tutto inutile Caterina...
    Agata: Ti prego...
    Giancarlo: È così! Ci escludono, ci trattano come giocattoli! Siamo dei pupazzi che non si possono permettere un cazzo nella vita! Capito?! Nemmeno una soddisfazione sul lavoro! Una bella casa! Un po' di rispetto da parte degli altri! Niente!
  1. La citazione è contenuta in Seguendo l'equatore (1897): "L'uomo è l'unico animale che arrossisce. O dovrebbe arrossire".

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