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Filippo Tommaso Marinetti

poeta, scrittore e romanziere italiano

Citazioni di Filippo Tommaso MarinettiModifica

  • Abbiate fiducia nel progresso, che ha sempre ragione, anche quando ha torto, perché è il movimento, la vita, la lotta, la speranza.[1]
  • [Su Bagheria] Centrale di Poesia.[2]
  • Chi pensa più alle fischianti pallottole che cinguettano sul capo coi primi passeri indifferenti? Sono preso dalla giogaia di scoprire una nuova legge. Ben lontano dai Bergson seduti nelle cretine poltrone universitarie trovo nel momento più pericoloso d'una battaglia la soluzione di molti problemi che i filosofi non potranno mai scoprire nei libri, poiché la vita non si svela che alla vita. Il segreto amplesso del passato e del futuro nella stessa coscienza si rivela a coloro che tutto il passato hanno vissuto, sudato, pianto, baciato, morso e masticato e che vogliono fra le carezze o le gomitate della morte vivere, baciare, masticare il loro futuro.[3]
  • Ciò che si uccide in sogno muore più dei morti della terra!...[4]
  • [Su Antonio Aniante] Giovane commediografo novelliere futurista siciliano dotato di un forte ingegno originale.[5]
  • Il cinematografo futurista collaborerà così al rinnovamento generale, sostituendo la rivista (sempre pedantesca), il dramma (sempre previsto) e uccidendo il libro (sempre tedioso e opprimente).Errore nelle note: </ref> di chiusura mancante per il marcatore <ref>
  • Il comunismo è l'esasperazione del cancro burocratico che ha sempre roso l'umanità.[6]
  • La pubblicità ha soltanto una ragione d'essere: quella di agganciare la curiosità del pubblico con la massima originalità, la massima originalità, la massima sintesi, il massimo dinamismo, la massima simultaneità e la massima portata mondiale.[7]
  • [L']arte, questo prolungamento della foresta delle vostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell'infinito dello spazio e del tempo.[8]
  • Ma ho anche un'altra qualità: sono privo di modestia![9]
  • Nordica miscela d'acqua anice cielo mare Trapani | ingabbiato di gru metalliche galleggianti | e torbide scritture di pioggia grafomane in necrologie.[10]
  • Palermitani! Mi vedete venire? Sono io! Sono io! Applauditemi! Sono dei vostri! Sembra il mio monoplano un gigantesco uomo bianco ritto sul trampolino delle nuvole, che aperte le braccia, si chini per tuffarsi repente nella vostra fremente aurora siciliana! [...] Tu m'appari da lungi, Palermo, come un formidabile arsenale difeso a destra e a sinistra dalle mura dei monti. Quella tua lunga strada in pendìo che si tuffa nel mare fa con la doppia linea delle sue bianche terrazze un enorme cantiere, su cui può scivolare la dreadnought ideale che sgombra l'orizzonte! Giù nella strada profonda l'andirivieni febbrile dei calafati, e su in alto il lacerarsi soave delle brezze color di rosa.[11]
  • Qualsiasi pastasciuttaro che consulti la propria coscienza onestamente al momento di ingurgitare la sua biquotidiana piramide di pastasciutta, vi troverà dentro la triste soddisfazione di tappare con essa un buco nero. Questo buco avido è una sua incurabile tristezza. S'illude, ma non lo tappa. Soltanto un pranzo futurista può rallegrarlo.[12]
  • Queste due malattie italiane: l'avvocato e il professore.[13]
  • Riconosco ormai il cammino che ci deve condurre alla famosa Dama al Balcone. Infatti dieci passi dopo sbocchiamo nel fulgore sfarzoso di centomila feste da ballo riunite. Sono i centomilioni di candele del massimo proiettore che sorveglia le postazioni in Val D'Astico. Pausa abbacinante. Poi sentiamo la danza furibonda e il ta-ta-ta-ta-tà capriccioso, spietato, ironico e femminile della mitragliatrice Saint-Etienne che, sei metri a destra; sputa come un'andalusa fuoco di passione e garofani rossi dal suo balcone foderato di fogliami. È lei la leggendaria Dama al Balcone della brigata Casale.[14]
  • Sinistramente allineate su le banchine cupe, tutte avvolte | in folte brume d'incubo, | le Gru colossali si trasformano | in kanguri fantastici di bronzo, giranti su sè stessi. | I marsupii capaci delle lor pance son pieni | di minuscole ombre, | gesticolanti confusamente, al crepuscolo, | nel fumo degli aliti loro!... [...] Le Gru colossali, kanguri di bronzo | allineati sulle banchine, | col collo teso sinistramente | spìano prede sul mare!...[15] [dedicata al Molo Giano di Genova[16]]
  • Trapano di Trapani | trapano di Trapani, trrrapano coloniale nell'Africa vicina.[10]
  • [Su Gabriele D'Annunzio] Un cretino con dei lampi di imbecillità.[17]

Citato in Giordano Bruno Guerri, Filippo Tommaso MarinettiModifica

  • [Su Gabriele d'Annunzio] Nei suoi versi c'è una triplice fonte di suoni, di profumi e colori che immergono il lettore in una riserie meravigliosa di cui si potrebbe trovare l'equivalente soltanto riunendo le qualità speciali di un Beaudelaire, di un Verlaine, di uno Shelley, di uno Swinburne.[18]
  • [Su Gabriele d'Annunzio] Una violenta simpatia mi obbliga sempre ad ammirare in lui il prestigioso seduttore, l'ineffabile discendente di Casanova e Cagliostro e di tanti avventurieri italiani, di cui restano leggendari l'astuzia, il coraggio vittorioso e l'infaticabile strategia diplomatica.[19]
  • Bisogna ad ogni costo combattere Gabriele d'Annunzio, perché egli ha raffinato con tutto il suo ingegno, i quattro veleni intellettuali che noi vogliamo assolutamente abolire:
    1º la poesia morbosa e nostalgica della distanza e del ricordo;
    2º il sentimentalismo romantico grondante di chiaro di luna, che si eleva verso la Donna-Bellezza ideale e fatale;
    3º l'ossessione della lussuria, col triangolo dell'adulterio, il pepe dell'incesto e il condimento del peccato cristiano;
    4º la passione professorale del passato e la mania delle antichità e delle collezioni.[20]
  • [Su Gabriele d'Annunzio] Un Montecarlo di tutte le letterature.[21]
  • [I critici] sono un utile termometro anale.[22]
  • [Adolf Hitler] Riassunto di baffi e visiera.[23]

Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni passatismoModifica

IncipitModifica

Inutile enumerare le ragioni politiche che rendono indispensabile per l'Italia vittoriosa il liberarsi, al più presto, del Papato. Cavour e Crispi e cento altri italiani hanno dimostrato come il Papato sia in tempo di pace un peso ingombrante e in tempi convulsi o guerreschi un nemico in casa o per lo meno una spia. Io domando l'espulsione del Papato per sgomberare l'Italia dalla mentalità cattolica.

CitazioniModifica

  • Il prete odia il provvisorio, il momentaneo, la velocità, lo slancio, la passione. E in ciò cancella brutalmente l'essenza ardente, preziosa, della morale di Cristo che accordava tutti i diritti e tutti i perdoni e tutte le simpatie al fervore appassionato, alla fiamma volubile del cuore. Il prete dimentica che la frase di Cristo alla Maddalena: Molto sarà perdonato a chi molto ha amato. E quest'altra: Colui che è senza peccato scagli la prima pietra, sono due glorificazioni del libero amore e due calci all'indissolubilità del matrimonio.
  • Così il matrimonio è il comune purgatorio di tutti i temperamenti rigogliosi e potenti. Purgatorio di peccati inesistenti, logorìo di gioventù, tutto in omaggio a un'assurda mentalità negatrice, deprimente, sopraffattrice che non ammette il trionfale sviluppo della gioia fisiologica e della libertà rischiosa e temeraria.

Democrazia futuristaModifica

IncipitModifica

Il nostro Partito Politico Futurista è nato naturalmente dalla grande corrente spirituale del movimento artistico futurista.
Unico nella storia il nostro Partito è stato concepito, voluto e attuato da un gruppo di artisti poeti, pittori, musicisti, ecc.: che, carichi di genio e di coraggio ormai provati, dopo avere svecchiato brutalmente e modernizzato l'arte italiana sono giunti logicamente ad una concezione di politica assolutamente sgombra di retorica, violentemente italiana e violentemente rivoluzionaria, libera, dinamica e armata di metodi assolutamente pratici.

CitazioniModifica

  • Il sentimento della famiglia è un sentimento inferiore, quasi animale, creato dalla paura delle grandi belve libere e delle notti gonfie d'agguati e d'avventure. Nasce coi primi segni della vecchiaia che screpolano la metallica gioventù.
  • L'arte è per noi inseparabile dalla vita. Diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice.
  • Ogni idea politica è un organismo vivo. I partiti sono quasi sempre destinati a diventare dei grandi cadaveri gloriosi.

Guerra sola igiene del mondoModifica

IncipitModifica

Il giorno 11 ottobre 1908, dopo aver lavorato per 6 anni nella mia rivista internazionale Poesia per liberare dai ceppi tradizionali e mercantili il genio lirico italiano minacciato di morte, sentii ad un tratto che gli articoli, le poesie e le polemiche non bastavano più. Bisognava assolutamente cambiar metodo, scendere nelle vie, dar l’assalto ai teatri e introdurre il pugno nella lotta artistica.

CitazioniModifica

  • La guerra è l'unico timone di profondità della nuova vita aeroplanica che prepariamo. La Guerra, futurismo intensificato, non ucciderà mai la Guerra, come sperano i passatisti, ma ucciderà il passatismo. La Guerra è la sintesi culminante e perfetta del progresso (velocità aggressiva + semplificazione violenta degli sforzi verso il benessere). La Guerra è un'imposizione fulminea di coraggio, di energia e d'intelligenza a tutti. Scuola obbligatoria d'ambizione e d'eroismo; pienezza di vita e massima libertà nella dedizione alla patria. […] La Guerra ringiovanirà l'Italia, l'arricchirà d'uomini d'azione, la costringerà a vivere non più del passato, delle rovine e del dolce clima, ma delle proprie forze nazionali.
  • Poeti, pittori, scultorie musicisti futuristi d'Italia! Finché duri la guerra, lasciamo da parte i versi, i pennelli, gli scalpelli e le orchestre! Son cominciate le rosse vacanze del genio! Nulla possiamo ammirare, oggi, se non le formidabili sinfonie degli shrapnels e le folli sculture che la nostra ispirata artiglieria foggia nelle masse nemiche.
  • Tutto ciò che viene fischiato non è necessariamente bello o nuovo.

Manifesto del futurismoModifica

 
Manifesto del Futurismo
  Per approfondire, vedi: Manifesti futuristi.

IncipitModifica

Avevamo vegliato tutta la notte – i miei amici ed io – sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perché come queste irradiate dal chiuso fulgore di un cuore elettrico. Avevamo lungamente calpestata sul opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture.

CitazioniModifica

  • Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
  • La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
  • Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità.
  • Un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
  • Non v'è più bellezza, se non nella lotta.
  • Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
  • Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
  • Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
  • Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
  • Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
  • È dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo perche vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologhi, di ciceroni e d'antiquarii.
  • Già per troppo tempo l'Italia e stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl'innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.
  • Musei: cimiteri!... Identici, veramente per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidando si ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!
  • Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

ExplicitModifica

Ci opponete delle obiezioni?… Basta! Basta! Le conosciamo… Abbiamo capito!… La nostra bella e mendace intelligenza ci afferma che noi siamo il riassunto e il prolungameuto degli avi nostri. Forse!… Sia pure!… Ma che importa ? Non vogliamo intendere!… Guai a chi ci ripeterà queste parole infami!…
Alzate la testa!…
Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!…

Manifesto tecnico della letteratura futuristaModifica

IncipitModifica

In aeroplano, seduto sul cilindro della benzina, scaldato il ventre dalla testa dell'aviatore, io sentii l'inanità ridicola della vecchia sintassi ereditata da Omero. Bisogno furioso di liberare le parole, traendole fuori dalla prigione del periodo latino! Questo ha naturalmente, come ogni imbecille, una testa previdente, un ventre, due gambe e due piedi piatti, ma non avrà mai due ali. Appena il necessario per camminare, per correre un momento e fermarsi quasi subito sbuffando! Ecco che cosa mi disse l'elica turbinante, mentre filavo a duecento metri sopra i possenti fumaiuoli di Milano. E l'elica soggiunse:

CitazioniModifica

  • Bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono. (n.° 1)
  • Si deve usare il verbo all'infinito perché si adatti elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all'io dello scrittore che osserva o immagina. (n.° 2)
  • Si deve abolire l'aggettivo, perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale. (n.° 3)
  • Si deve abolire l'avverbio, vecchia fibbia che tiene unite l'una all'altra le parole. (n.° 4)
  • Ogni sostantivo deve avere il suo doppio, cioè il sostantivo deve essere seguito, senza congiunzione, dal sostantivo a cui è legato per analogia. Esempio: uomo-torpediniera, donna-golfo, folla-risacca, piazza-imbuto, porta-rubinetto. (n.° 5)
  • Abolire anche la punteggiatura. Essendo soppressi gli aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è naturalmente annullata, nella continuità varia di uno stile vivo che si crea da sé, senza le soste assurde delle virgole e dei punti. (n.° 6)
  • Distruggere nella letteratura l'«io», cioè tutta la psicologia. L'uomo completamente avariato dalla biblioteca e dal museo, sottoposto a una logica e ad una saggezza spaventose, non offre assolutamente più interesse alcuno. […] Sostituire la psicologia dell'uomo, ormai esaurita, con l'ossessione lirica della materia. (n.° 11)
  • Il cinematografo ci offre la danza di un oggetto che si divide e si ricompone senza intervento umano. Ci offre anche lo slancio a ritroso di un nuotatore i cui piedi escono dal mare e rimbalzano violentemente sul trampolino. Ci offre infine la corsa d'un uomo a 200 chilometri all'ora. Sono altrettanti movimenti della materia, fuor dalle leggi dell'intelligenza, e quindi di una essenza più significativa.
  • Noi inventeremo insieme ciò che io chiamo l'immaginazione senza fili. Giungeremo un giorno ad un'arte ancor più essenziale, quando oseremo sopprimere tutti i primi termini delle nostre analogie per non dare più altro che il seguito ininterrotto dei secondi termini. Bisognerà, per questo, rinunciare ad essere compresi. Esser compresi, non è necessario. Noi ne abbiamo fatto a meno, d'altronde, quando esprimevamo frammenti della sensibilità futurista mediante la sintassi tradizionale e intellettiva.
  • Facciamo coraggiosamente il «brutto» in letteratura, e uccidiamo dovunque la solennità. Via! non prendete di quest'arie da grandi sacerdoti, nell'ascoltarmi! Bisogna sputare ogni giorno sull'Altare dell'Arte! Noi entriamo nei dominii sconfinati della libera intuizione. Dopo il verso libero, ecco finalmente le parole in libertà!

ExplicitModifica

Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l'amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell'uomo meccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall'idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell'intelligenza logica.

Prefazione alla Germania di TacitoModifica

  • [...] la nostra passione futurista per la sintesi ci permette di gustare ancora Tacito senza essere soffocati dalla ripugnante polvere del passato.
  • [...] Tacito, maestro di concisione sintesi e intensificazione verbale, è lo scrittore latino più futurista e molto più futurista dei maggiori scrittori moderni. Ad esempio: Gabriele d'Annunzio.
  • [...] la visione imperiale della Germania fissata da Tacito è tuttora politicamente istruttiva e ammonitrice.
  • Un efficace insegnamento della letteratura latina esige traduttori ispirati quanto i latini tradotti, e interpreti sensibili capaci di trasfondere la vita del genio. Se ciò non è possibile, urge rimpiazzare le ore di Latino idiotizzato con ore di Meccanica e Estetica della Macchina, questa essendo oggi l'ideale maestra di ogni veloce intelligenza sintetica e di ogni vita potentemente patriottica.

Incipit di alcune opereModifica

DistruzioneModifica

Mare, divino Mare, io non credo, non voglio credere che la terra sia rotonda! Miopia dei nostri sensi! Sillogismi nati morti! Logiche defunte!… O Mare, io non credo che tu malinconicamente t'avvoltoli sul dorso della Terra come una vipera sul dorso d'un ciottolo!… L'han dimostrato i Sapienti, che tutto seppero misurarti, e che tutte scandagliarono le tue onde… E che importa?… Nessun sapiente mai saprà comprendere il verbo tuo di delirio!… Sei infinito e divino!… Me lo giurasti, o Mare, col grave giuramento delle tue labbra schiumanti che va da spiaggia a spiaggia, ripercosso dagli Echi attenti e protesi come vedette in agguato. Me lo giurasti, o Mare, coll'irosa tua voce, che i tuoni furiosamente scandono!

Il tamburo di fuocoModifica

Kabango (carponi, continuando ad esplorare il fondo della scena, indica col braccio sinistro un punto dietro di sè.): Coricate Mabima qui dietro di me.
Mabima (con un filo di voce.): Non ti curare di me, Kabango! Ho ancora molta forza. Se vuoi, camminerò.

L'aeroplano del PapaModifica

Orrore del tetro cubo della mia camera
da sei lati chiusa come una bara!
Orrore della Terra, vischio sinistro alle mie zampe d'uccello!
Oh! salire! Salire…. fuggire in alto e lontano!

L'alcòva d'acciaioModifica

La sera del primo giugno 1918 nella baracca dei bombardieri piantata spavaldamente a sghimbescio sopra una cresta montana di Val d’Astico, si mangiava e beveva allegramente. Le lunghe lunghe forchette rosse del tramonto s’intrecciavano con le nostre, arrotolando gli spaghetti sanguigni e fumanti. Una ventina di ufficiali, tenenti, capitani, colonnello Squilloni giocondo e pettoruto a capo-tavola. Fame da bombardieri dopo una giornata di lavoro duro. Silenzio religioso di bocche che masticano preghiere succolente. Teste chine sui piatti. Ma i più giovani non amano le pause, e vogliono ridere, agire. Sanno la mia fantasia feconda in beffe e mi eccitano con occhiate. C’è troppo silenzio a tavola, e il buon dottore è troppo gravemente assorto nel rito della pasta asciutta.

L'isola dei baciModifica

La troppo intensa partecipazione alla vita febbrile della nostra epoca guerresca e rivoluzionaria, ci costrinse, ai primi di agosto, a prenderci quindici giorni di assoluta vacanza. Il primo treno in partenza dalla stazione di Milano verso un porto di mare, alla ricerca di un'isola piacevole e fresca.

Teatro futurista sinteticoModifica

Sala. — La parete di destra è interamente occupata da una grande libreria. — Un po' a sinistra una grande tavola. — Lungo la parete di sinistra, mobili modesti, da piccoli borghesi, e una porta. — Nella parete di fondo, una finestra da cui si vede che fuori nevica, e un'altra porta, che s'apre sulla scala.
Intorno alla tavola, sotto una lampada con paralume, dalla luce tenue e verdognola, sta seduta una famiglia borghese:
La Madre cuce, Il Padre legge il giornale, Il Figlio sedicenne fa i compiti di scuola, Il Figlio di 10 anni fa anch'esso i compiti di scuola, La Figlia quindicenne cuce.
Davanti alla libreria, a breve distanza da questa, una toilette ricchissima, illuminatissima, con specchio e candelabri, carica di tutte le boccette, di tutti i vasetti e di tutti gli arnesi di cui si serve una donna elegantissima. Una proiezione intensissima di luce elettrica avvolge questa toilette, alla quale sta seduta una giovane cocotte, molto bella, bionda, dal lussuoso peignoir scollato. Ella ha finito di acconciarsi i capelli, ed è intenta a darsi gli ultimi tocchi al viso, alle braccia, alle mani, attentamente aiutata da una cameriera irreprensibile che le sta ritta accanto.

La famiglia non vede questa scena.
La Madre (al Padre). Vuoi verificare i conti?
Il Padre. Li guarderò dopo.
(Si rimette a leggere)

Citazioni su Filippo Tommaso MarinettiModifica

  • Che Marinetti sia stato una figura centrale della rivoluzione letteraria che ebbe luogo all'inizio del secolo, è incontestabile. Ma come non sorridere quando la mania delle influenze spinge a renderlo responsabile [...] dell'Espressionismo tedesco. (Lionel Richard)
  • Erano i primi anni Quaranta e fu allora che per la prima volta mi presentai con un rotolo di carte sotto al braccio, disegni e qualche poesia, nella casa romana di Filippo Tommaso Marinetti, a piazza Adriana. Un incontro, il primo di una lunga serie, che ha cambiato la mia vita. Lui parlava, declamava, mostrava libri, firmava dediche. Io ascoltavo inebriato. (Guido Strazza)
  • F.T. Marinetti è forse l'esempio più famoso di scrittore che vive delle sue invenzioni e che non inventa quasi niente. (Jorge Luis Borges)
  • Marinetti dette uno scossone a tutto il provincialismo e a tutto l'accademismo in una volta. Qualcuno dice che era stupido. Certo, quelle sue poesie che sono tutte un'onomatopeia non possono far pensare bene: l'onomatopeia a perseguirla all'infinito diventa meccanica. Però bisogna dire di lui che fu anzitutto un uomo d'azione capitato in mezzo alla letteratura. L'hai mai visto un uomo d'azione che sia pure un letterato? Pensa a che difficoltà ci sono a mettere insieme un movimento di cultura o d'arte in Italia. Marinetti le superò. (Aldo Palazzeschi)
  • Marinetti è così decisamente innamorato di sé, dell'eroico e del futurismo da negarsi ad ogni altra esperienza vitale. (Francesco Grisi)
  • Marinetti: più un orologio a cucù che una bomba a orologeria. (Gesualdo Bufalino)
  • Purgatorio già hai fatto | dopo il tradimento, nei giorni di Settembre Ventunesimo, | nei giorni del crollo. | Vai! Vai a farti di nuovo eroe. | Lascia a me la parola. | Lascia a me ch'io mi spieghi, | ch'io faccia il canto della guerra eterna | fra luce e fango. | Addio, Marinetti! | Tornaci a parlar quando ti sembra". | "PRESENTE". (Ezra Pound)
  • Un cretino fosforescente. (Gabriele D'Annunzio)

NoteModifica

  1. Da Teoria e invenzione futurista, Mondadori, 1966.
  2. Citato in Retrospettiva futurista: il poeta Giacomo Giardina, Bagheria News, 21 febbraio 2008.
  3. Da Alcova d'acciaio, Vitagliano, Milano, 1921.
  4. Alkamah: da Re Baldoria, atto III, p. 177.
  5. Citato in Aniante, il flop con Petrolini, la Repubblica.it, 9 gennaio 2010.
  6. Da Al di là del Comunismo, Spes.
  7. Da Guida Ricciardi, Ricciardi, Milano, 1936.
  8. Da Manifesto tecnico della letteratura futurista, Direzione del movimento futurista, 11 maggio 1912.
  9. Da Scatole d'amore in conserva.
  10. a b Da Il porto di Trapani invernale, 1928; citato in Salvatore Mugno, Trapani futurista, Isspe, Palermo, 1995.
  11. Da L'aeroplano del Papa. Romanzo profetico in versi liberiVolando sulla Sicilia, nuovo cuore d'Italia, Edizioni Futuriste di Poesia, Milano, 1914.
  12. Citato in Giovanni Artieri, Napoli, punto e basta?, Divertimenti, avventure, biografie, fantasie per napoletani e non, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980, p. 393.
  13. Da Futurismo e fascismo, Campitelli.
  14. Da Alcova d'acciaio.
  15. Da Distruzione, Edizioni Futuriste di "Poesia", Milano, 1911, pp. 34-35
  16. Cfr. Maurizio Fantoni Minnella, Genova dei viaggiatori e dei poeti, Editori Riuniti, Roma, 2003, p. 134. ISBN 88-359-5275-1
  17. Citato in Alfredo Accatino, Gli insulti hanno fatto la storia, Piemme, 2004.
  18. Da Les Dieux s'en vont, d'Annunzio reste, Corriere della sera, febbraio 1907; p. 51.
  19. Da Les Dieux s'en vont, d'Annunzio reste, Corriere della Sera, febbraio 1907; p. 51.
  20. Da Noi rinneghiamo i nostri maestri simbolisti ultimi amanti della luna; pp. 53-sg.
  21. p. 54.
  22. p. 70.
  23. Da Aeropoema del Golfo della Spezia; p. 235.

BibliografiaModifica

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