David Quammen

scrittore e divulgatore scientifico statunitense

David Quammen (1948 — vivente), scrittore e divulgatore scientifico statunitense.

Quammen nel 2003

Citazioni di David QuammenModifica

Da David Quammen, lo scrittore scienziato

Intervista di Chiara Bardelli Nonino, Rivistastudio.com, 21 ottobre 2014.

  • [Su William Faulkner] Non importa che i suoi romanzi parlino essenzialmente di dinamiche familiari piuttosto contorte ambientate immancabilmente nel Sud degli Stati Uniti: importa come sono strutturati. Il modo in cui costruisco i miei libri, in cui intreccio voci e storie, l’ho imparato da lui.
  • Nelle malattie infettive emergenti c’è un innegabile fascino macabro. L’insorgenza di un nuovo virus è un po’ come la scena di un delitto, e spesso gli scienziati si comportano come detective che devono ricostruire passo dopo passo cosa è successo.
  • Mi piacciono le storie che a prima vista sembrano oscure, strane, marginali ma che, una volta approfondite, ti portano a toccare argomenti molto più ampi e importanti, che una volta esplorati e spiegati diventano interessanti anche per il grande pubblico.
  • Lo dico sempre: le persone vogliono leggere storie che parlano di altre persone. Sembra ovvio, ma scrivendo di scienza non lo è poi tanto: per rendere vive idee e scoperte scientifiche è importantissimo raccontare le persone che ci stanno dietro. È essenziale per coinvolgere il lettore. Se scrivi un libro sui virus mortali, i virus purtroppo non lo leggeranno. Scrivo per lettori umani, che vogliono protagonisti umani, sfide che li riguardano, insomma: storie.
  • Con il mio lavoro vorrei cambiare il modo in cui le persone pensano e si rapportano al mondo – in particolare al cosiddetto “mondo naturale”. Per farlo, è necessario trasformare informazioni scientifiche importantissime in storie, senza creare allarmismi né comprometterne l’accuratezza scientifica. Se esageri o se sei approssimativo, i lettori sono incoraggiati a sospettare che giornalisti e scrittori scientifici non siano affidabili, e a comportarsi di conseguenza: le storie influenzano la gente.
  • Il messaggio di Darwin va riaffermato costantemente: gli esseri umani sono connessi con tutti gli altri esseri viventi e non sono né superiori né separati dal mondo naturale. Sembra ovvio, ma è necessario far sì che le persone si preoccupino davvero – e con cognizione di causa – del mondo di cui fanno parte. È l’unico modo di impedire che lo distruggano.
  • Ci abbiamo messo centinaia di migliaia di anni per arrivare a 7 miliardi di individui, ma l’aumento è stato non solo esponenziale: continua ad accelerare. Non c’è mai stato, per creature di una certa dimensione, un precedente simile su questo pianeta: non ci sono mai stati 7 miliardi di dinosauri, o di gorilla, o di caribù, non c’è mai stata una densità di popolazione paragonabile a quella dell’Homo sapiens.

Da David Quammen: «Questo virus è più pericoloso di Ebola e Sars»

Intervista di Stella Levantesi, Ilmanifesto.it, 24 marzo 2020.

  • Quando noi umani interferiamo con i diversi ecosistemi, quando abbattiamo gli alberi e deforestiamo, scaviamo pozzi e miniere, catturiamo animali, li uccidiamo o li catturiamo vivi per venderli in un mercato, disturbiamo questi ecosistemi e scateniamo nuovi virus.
  • Il 60% delle malattie infettive umane sono zoonosi, cioè il virus è stato trasmesso da un animale in tempi relativamente recenti. L'altro 40% delle malattie infettive proviene da altro, da virus o altri agenti patogeni che si sono lentamente evoluti nel tempo insieme all'uomo.
    Quindi possiamo sradicare le non zoonosi, il cui virus si è adattato solo a noi e non vive in altri animali. Il caso più famoso è il vaiolo, che abbiamo sradicato e ora esiste solo nei laboratori e non circola nella popolazione umana. Siamo riusciti a farlo perché non vive anche negli animali.
    Se il vaiolo vivesse in un pipistrello o in una specie di scimmia, allora non potremmo liberarcene nella popolazione umana se non ce ne liberassimo anche in quell'animale, dovremmo uccidere tutti quei pipistrelli o curare anche loro dal vaiolo. [...] La soluzione è lasciare i pipistrelli in pace, perché i nostri ecosistemi hanno bisogno dei pipistrelli.
  • I pipistrelli rappresentano un quarto di tutte le specie di mammiferi sul pianeta, il 25%. È naturale, quindi, che sembrino sovra rappresentati come fonti di virus per l'uomo.
  • [Sull'epidemia di SARS del 2002-2004] Siamo stati fortunati con la Sars perché era un virus molto pericoloso: si diffondeva facilmente da un essere umano all'altro e aveva un alto tasso di mortalità, quasi il 10%, eppure, sarebbe stato peggio se le persone fossero state contagiose ancor prima di manifestare i sintomi.

Da David Quammen: "Lo 'spillover' del virus dagli animali a noi? Sapevamo, ma non abbiamo fatto nulla per evitarlo"

Intervista di Davide Traglia, La Stampa, 3 aprile 2020.

  • [Sulla pandemia di COVID-19 del 2019-2020] Gli scienziati lo avevano previsto da tempo. Io stesso, ormai 8 anni fa, ho spiegato nel mio libro come questo scenario fosse alle porte. Non perché sono un veggente, ma perché ho ascoltato gli esperti giusti, quelli che dicevano che presto si sarebbe diffuso un virus capace di adattarsi ed evolversi velocemente, venuto fuori da animali selvatici, in una situazione in cui vi è uno stretto contatto tra le persone e gli animali, esattamente come accade nei mercati di animali vivi. Fa rabbia vedere come, nonostante la sanità pubblica e la politica sapessero, non abbiano fatto niente per sventare il pericolo o per prepararci ad affrontarlo
  • Dobbiamo smettere di interferire con gli animali selvatici, messi in vendita come quelli domestici, e poi bisogna regolare fortemente – se non chiudere proprio – mercati come quelli di Wuhan.
  • Attualmente – senza un vaccino né medicinali – restare a casa è l’unica cosa che possiamo fare. Non solo per salvaguardare noi stessi e la nostra famiglia ma anche per aiutare i medici, che stanno facendo un lavoro straordinario, e sindaci come Gori, che si trova una situazione molto difficile da controllare.
  • Fino a oggi il nostro Presidente — che considero un grande individualista — ha preferito proteggere il proprio potere più che gli americani, ingannando tutti con la bugia del "è solo un’influenza". Ora che ne ha compreso la gravità afferma di averlo saputo da sempre, ma continua a non ascoltare fino in fondo gli esperti come il dottor Anthony Fauci. E, nonostante ciò molti lo sostengono, pensano che stia affrontando bene la crisi. La verità è che abbiamo tante probabilità di sentire la verità da Trump quante di ricevere saggezza da un pollo che balla su una tavola Ouija.
  • La mia ipotesi, sulla base di ciò che sento dagli esperti, è che questo virus probabilmente non verrà mai completamente cancellato dalla popolazione umana globale. Sarà soprattutto il vaccino, quando lo avremo, a limitare i danni in futuro.

Da Intervista a Quammen: “La pandemia era prevedibile. Ora pensiamo alla prossima”

Intervista di Maddalena Oliva, Ilfattoquotidiano.it, 4 aprile 2020.

  • Ho solo riportato le parole di scienziati che da anni studiano questi fenomeni. Mi dicevano che la prossima pandemia sarebbe stata causata da un virus trasmesso da un animale, probabile un pipistrello; che sarebbe stato un coronavirus perché questi si evolvono e adattano rapidamente; e che il salto di specie – lo spillover – sarebbe avvenuto in una ambiente in cui esseri umani e animali selvatici sono prossimi. Dove? Verosimilmente, in un wet market cinese. Tutto prevedibile.
  • Come cittadini siamo poco informati e tendenzialmente apatici, mentre i nostri leader sono cinici e avari, concentrati solo su loro stessi. Questa pandemia è il risultato delle cose che facciamo, delle scelte che prendiamo. Ne siamo responsabili tutti.
  • Il Nord Italia è ricco di risorse mediche, strutture e personale. Non è l'Africa. Mi ha sorpreso... Temo sia stata sfortuna.
  • Ogni volta che distruggiamo una foresta estirpandone gli abitanti, i germi del posto svolazzano in giro come polvere che si alza dalle macerie. Più distruggiamo gli ecosistemi, più smuoviamo i virus dai loro ospiti naturali, offrendoci a nostra volta come ospiti alternativi. Il virus così vince la lotteria! Ha una popolazione di quasi 8 miliardi di individui attraverso cui diffondersi.
  • Dimentica le teorie cospirazioniste! Io le chiamo lo "zucchero del web". Alcuni più ne leggono più ne vorrebbero leggere. È come una droga. Noi dobbiamo resistere all'ossessione di sapere l'ultimo dato, l'ultima notizia. È giusto prestare attenzione al virus, ma abbiamo bisogno anche di altre storie.
  • Ci attendono molti spillover di virus pericolosi che si trasformeranno, se non migliorerà la nostra preparazione nell'affrontarli, in pandemie. Anche peggiori di questa.

Da "Questo non sarà l'ultimo virus"

Intervista di Roberta Damiata, Ilgiornale.it, 24 aprile 2020.

  • È assolutamente necessario che la Cina chiuda o vincoli in modo efficace e permanente, e non solo temporaneamente ed anche sul mercato nero, la cattura e la vendita di animali selvatici. E' troppo pericoloso per tutti. Dobbiamo però tenere a mente che tutti noi facciamo alcune cose, come consumatori, che aumentano il rischio di fuoriuscita di virus da animali selvatici in varie parti del mondo. Le nostre richieste come consumatori, ad esempio di telefoni cellulari, sono più sottilmente ma inevitabilmente pericolose per la fuoriuscita di virus tanto quanto i mercati umidi che vendono pipistrelli. Anche noi quindi siamo responsabili con la richiesta sempre più pressante di risorse naturali
  • Luc Montagnier dovrebbe vergognarsi per la sua dichiarazione frettolosa e imprecisa. Per quanto riguarda Donald Trump non è capace di vergogna o di capire qualcosa di così complicato come un virus
  • Ci sono milioni di altri tipi di virus che risiedono negli animali, e specifico selvatici, che sono in grado di infettare gli esseri umani. Siamo solo all'inizio della comprensione di questo fenomeno e suoi modi in cui lo stiamo causando, non alla fine.

Da Quammen: «Scriverò sul covid. Prossima minaccia? L'abuso di antibiotici»

Intervista di Paolo Giordano, Corriere.it, 20 maggio 2020.

  • I più importanti biologi evoluzionisti che conosco, tra cui Edward Holmes in Australia, Kristian Andersen in California e Andrew Rambaut in Scozia, hanno pubblicato a gennaio, insieme ad altri, un articolo su "Nature Medicine" dicendo che, da quello che vedevano, il virus non è ingegnerizzato. Perciò, da una parte abbiamo un articolo pubblicato su "Nature", dall'altra nessuno studio accreditato. Io non sono un biologo, non so analizzare un genoma, ma so guardare le fonti e distinguere tra ciò che è supportato da dati e autorevolezza e ciò che è solo un pettegolezzo eccitante. I pettegolezzi eccitanti piacciono alle persone, così come piace lo zucchero, ma sono malsani allo stesso modo. La seconda accusa è che il virus sia sfuggito al laboratorio mentre venivano condotti degli studi scellerati sui pipistrelli. Innanzitutto quegli studi scellerati sono stati cruciali per capire da dove provengono i coronavirus e hanno contribuito allo sviluppo del Remdesivir. È teoricamente possibile che un virus sfugga a un laboratorio? Sì. Esiste qualsiasi evidenza che sia successo? No.
  • [Su Luc Montagnier] A volte uno scienziato che ha avuto molto successo può finire per dire delle sciocchezze. Non chiamerei Montagnier un grande scienziato, ci sono altri che avrebbero meritato il Nobel più di lui, ma di certo è eminente e questo rende la sua voce sonora.
  • Le specie assomigliano più alle nuvole che ai rami di un albero. Se da lontano guardi due nuvole, puoi vederle ben separate. Ma se ci passi attraverso in aereo, non saprai dire dove finisce una e inizia l'altra.
  • È tempo di capire che dobbiamo smettere di utilizzare gli antibiotici in modo indiscriminato, come negli allevamenti, per far prendere peso ai polli e ai bovini. La multiresistenza batterica uccide migliaia di persone ogni anno, ma potrebbero morirne centinaia di migliaia per infezioni che venivano curate efficacemente nel 1940. Sarebbe un passo indietro drammatico. Purtroppo, in molti non hanno chiara neppure la differenza tra un virus e un batterio.

Da "L'unica minaccia peggiore dei virus è la politica cieca"

Intervista di Eleonora Barbieri, Ilgiornale.it, 12 giugno 2020.

  • Carl Woese era uno scienziato mosso dalla più intensa curiosità sulle domande più profonde riguardanti la vita sulla Terra. Utilizzò la biologia molecolare per rispondere a quelle domande; vide però altri settori della biologia molecolare diventare strumento dell'ingegneria genetica, e per lui questo era avventurismo tecnologico. Lo detestava. Era un brontolone brillante, un estremista.
  • Da dove vengono i mitocondri? Discendono tutti da un singolo batterio, che venne inghiottito da un'altra cellula, probabilmente un archeo, forse due miliardi di anni fa. Quel batterio inghiottito, anziché essere digerito dalla cellula ospite, è sopravvissuto e si è replicato e, alla fine, si è evoluto in un partner essenziale della cellula ospite.
  • Gli scienziati sapevano che una pandemia stava arrivando. I funzionari della sanità lo sapevano. Hanno avvertito i leader politici, ma in alcuni Paesi, come il mio, quegli avvertimenti sono stati ignorati e minimizzati. Perché? Perché i politici, in troppi casi, come negli Usa, non si preoccupano di ciò che potrebbe accadere fra tre anni ma, magari, capiterà fra dieci. Si preoccupano solo di quello che succederà fra oggi e la loro prossima elezione
  • Qualsiasi politico che continuerà ad opporsi alla prevenzione contro le pandemie, dopo quanto è successo, non dovrebbe più essere un leader. Dovrebbe essere bocciato dagli elettori. Dovrebbe tornare a fare l'immobiliarista, o l'attore, o i gelati artigianali.
  • Il fatto che il genoma del Sars-CoV-2, e che altri genomi molto simili di altri Coronavirus, esistano fra i pipistrelli cinesi in natura, mostra che non si tratta di un virus costruito in laboratorio. È stato costruito in natura. È sfuggito durante un incidente in laboratorio? Questa è una accusa senza prove, poiché non ci sono prove che questo particolare virus sia mai stato presente in un laboratorio cinese.
  • Dobbiamo liberarci dei leader politici idioti e bugiardi, che si preoccupano solo della loro popolarità.

Da "Il Big One è arrivato, ma possiamo sconfiggerlo"

Intervista di Stefano Baldolini, Huffingtonpost.it, 3 ottobre 2020.

  • Preoccuparsi non serve a niente. Mi atterrò alle precauzioni necessarie e cercherò di convincere gli altri a fare altrettanto. Mi preoccupa molto di più il cambiamento climatico, dato che non sembriamo intenzionati a controllarlo e ridurlo.
  • Il nuovo virus, come tutti sappiamo, è del tipo coronavirus. Appartiene a una famiglia di virus capaci di adattarsi ed evolvere molto in fretta. (Da cosa è data questa rapidità? Dal fatto che hanno genomi RNA a filamento singolo che mutano spesso, cambiano, quando il virus si moltiplica. Questa frequente mutazione comporta una variazione all’interno della popolazione virale, che fa da base per l’evoluzione darwiniana). È più simile alla SARS (anch’essa un coronavirus) che alle varie influenze stagionali, appartenenti alla famiglia degli Ortomixovirus. Ma anche in questo caso, si tratta di un gruppo in cui sono presenti genomi di RNA a filamento singolo. È il tratto che accomuna virus influenzali, SARS e nuovo virus: genomi che cambiano di continuo e si adattano rapidamente. Ecco perché rappresentano un problema.
  • Stando alle ricerche molecolari condotte dagli scienziati fino ad ora, il nuovo virus è collegato alla SARS (sono entrambi coronavirus), ma non deriva dalla Sars. Tutti i coronavirus, per le ragioni già citate, hanno la capacità di adattarsi velocemente alle nuove circostanze – ad esempio, adattarsi a una nuova tipologia di portatori, come gli esseri umani. La SARS ha ucciso circa il 10% della popolazione colpita da infezione. Il nuovo coronavirus si sta rivelando letale nel 3,4 percento dei casi confermati, ma si tratta di un numero inaffidabile per diversi motivi. Il tasso di mortalità potrebbe essere anche inferiore al 3,4%, perché il numero dei casi effettivi potrebbe essere molto più alto di quanto sappiamo. Il pericolo maggiore di questo virus è che sembra trasmettersi da un soggetto infetto ad un altro prima che la persona infetta inizi a mostrarne i sintomi, come abbiamo detto.
  • Di certo non è una semplice coincidenza il fatto che la Cina, che a quanto pare è riuscita a controllare la diffusione del virus, sia un paese che esercita un controllo governativo molto forte e deciso su svariati aspetti della vita dei cittadini. Sulle prime, la reticenza delle autorità ha contribuito alla diffusione del virus nella città di Wuhan; dopodiché il potere del controllo governativo è stato impiegato per rimediare al pessimo inizio. La situazione della Cina non deve portarci a credere che i governi meno invasivi, più aperti e democratici, saranno incapaci di controllare il virus. Gli altri governi dovrebbero poter contare su altri vantaggi, tra cui una cittadinanza bene informata e autorità pubbliche che operano in modo trasparente basandosi su informazioni scientifiche certe. Sarebbe la condizione ideale, una buona notizia. La cattiva notizia è rappresentata da quello che abbiamo visto nel mio paese, da un presidente narcisista e dai suoi più stretti collaboratori: bugie, confusione, seguiti da rettifiche, azioni tardive e dichiarazioni contraddittorie. Spero che il vostro paese si stia comportando meglio.
  • Trump ha sempre mostrato una grande sicurezza, gli è stata inculcata sin dall’infanzia fino ai limiti del delirio. Ma non è pronto. È impreparato.
  • Quella che gli altri vedono come una vendetta della natura, io la descriverei in questo modo: gli ecosistemi complessi ospitano animali, piante, funghi, batteri e altri organismi cellulari; e tutti questi organismi cellulari ospitano dei virus. Se decidiamo di comprometterli lo facciamo a nostro rischio e pericolo.

Da «Virus previsto ma troppi non ascoltano»

Intervista di Fabio Paravisi, Bergamo.corriere.it, 6 ottobre 2020.

  • Avevo parlato con scienziati di cui mi fido e che avevano studiato le malattie che vengono dagli animali. Mi avevano detto: ci sarà un’epidemia, potrebbe essere un coronavirus o un’influenza, potrebbe venire da un pipistrello in un wet market cinese. Sono cose di cui la comunità scientifica era già a conoscenza.
  • Qualcuno dice che il virus potrebbe diventare innocuo, ma la storia evolutiva ci dice che potrebbe essere il contrario. Sarà a lungo parte della nostra vita. Le cose potranno migliorare con la scoperta del vaccino ma sarà come il morbillo: abbiamo il vaccino ma uccide ancora migliaia di persone l’anno.
  • [Su Donald Trump] Di lui ho un’opinione veramente molto scarsa, ha fatto molte stupidaggini fin dall’inizio negando il virus o non prendendo precauzioni. È giusto che venga punito, ma solo con la sconfitta alle elezioni. Gli auguro di guarire.
  • [Sull'epidemia di COVID-19 in Bergamo] So soltanto che si dice abbia contribuito una partita della vostra squadra di calcio, che c’è stata una sottovalutazione iniziale e una certa riluttanza a chiudere le aziende. Purtroppo non posso spostarmi ma mi piacerebbe investigare meglio su ciò che è successo, in Cina come a Bergamo.

Da "Perché Bergamo? Resta un mistero. Del Covid comprendiamo ancora poco"

Intervista di Carlo Dignola, Ecodibergamo.it, 6 ottobre 2020.

  • L'Italia ha un buon Sistema sanitario, il vostro governo si è comportato certamente meglio del nostro di fronte all’emergenza.
  • Probabilmente il virus è arrivato dalla Cina attraverso qualche aeroporto lombardo e ha circolato diverse settimane prima che fosse lanciato l'allarme. Potrebbe esserci stato qualche 'super-untore' – è un'ipotesi che sto studiando a livello mondiale – in grado di contagiare molto più del normale. Davvero, però, ancora non sappiamo esattamente cosa sia successo, neppure gli scienziati lo hanno capito.
  • Quando cent'anni fa si scatenò la Spagnola, che uccise 20 milioni di persone, sulla Terra eravamo 2 miliardi, oggi siamo 8. Abbiamo dunque probabilmente quadruplicato anche i rischi, distruggendo oltretutto interi ecosistemi alla ricerca di nuove risorse, carburanti, minerali, cibo.
  • Ero preoccupato per la Repubblica democratica del Congo, conosco gente straordinaria in quel Paese, ottimi scienziati, ma il loro sistema sanitario è limitato: e invece mi sono sbagliato, è andata molto peggio in Italia e negli Stati Uniti. Questo è il "secondo mistero" del Sars Cov-2: perché l'Africa centrale, che ha anch'essa molti contatti con la Cina, non è stata colpita duramente? Perché lì la pandemia non è esplosa? Può darsi che ci siano anche dei fattori genetici che non conosciamo. Che la storia evolutiva dei popoli africani li abbia resi meno vulnerabili.
  • Negli Stati Uniti credo che ci sia così tanto "business" e movimenti avanti e indietro per il mondo che il virus ha trovato terreno facile. Assieme a una pessima leadership: non si tratta solo di Donald Trump, non abbiamo un piano, una risposta organizzata. In America domina un individualismo brutale, l'ethos del cowboy: "Nessuno mi può dire ciò che devo fare". Le preoccupazioni della comunità non possono restringere i diritti individuali. Questo certamente ha contribuito al disastro. In Giappone esiste un’etica che spinge l'individuo a sottomettersi agli interessi generali: e quel Paese ha controllato molto bene il virus.

Alla ricerca del predatore alfaModifica

IncipitModifica

Grandi e terribili belve carnivore hanno da sempre condiviso lo spazio con gli esseri umani. Erano parte del contesto ecologico nel quale si è evoluto Homo sapiens. Erano parte dell'ambiente psicologico nel quale è sorto il nostro senso di identità come specie. Erano parte dei sistemi spirituali da noi inventati per far fronte alle alterne vicende dell'esistenza. I denti e gli artigli, la ferocia e la fame dei grandi predatori erano truci realtà che si potevano eludere ma non dimenticare. Di tanto in tanto un mostruoso carnivoro emergeva come una fatalità da una selva o da un fiume, a uccidere e a cibarsi del cadavere. Era – come oggi gli incidenti d'auto – una sventura consueta, che ogni volta, nonostante la consuetudine, rinnovava il trauma e l'orrore. E comunicava un certo messaggio. Una delle prime forme dell'autoconsapevolezza umana fu la percezione di essere pura e semplice carne.

CitazioniModifica

  • Non sarei favorevole a veder cancellata dal nostro lessico la denominazione «mangiatore di uomini». Perché essa, pur così corriva nell'esercitare emozioni, assolve a una ben precisa funzione. Semplicemente, non c'è un'espressione alternativa che dica la stessa cosa con lo stesso conciso e atavico vigore. Merita di essere conservata perché identifica e richiama alla mente un'esperienza fondamentale: il fatto che, occasionalmente, membri della nostra specie sono relegati al rango di carne commestibile. Ci rammenta a che punto ci siamo trovati, per decine di migliaia d'anni, nella catena alimentare: non sempre e indiscutibilmente al vertice. (p. 15)
  • I predatori alfa, e le reazioni che suscitano, trascendono la pura dimensione fisica di una lotta mortale, sono entrati nella mitologia, nell'arte, nella letteratura epica e nella religione. In Egitto c'era Sekhmet, la dea in forma di leone, assetata di sangue e associata alla guerra, alle pestilenze e alla morte. Le sfingi erano creature con corpo leonino e testa umana, talvolta alate, di indole più ambigua di Sekhmet. Non solo in Egitto ma in tutto il Medio Oriente antico il leone era il predatore principe e il primo stereotipo per le icone predatorie, come appare anche nelle scritture giudaico-cristiane. (p. 17)
  • In una regione montuosa di Sumatra centro-occidentale, il popolo dei Kerinci ha sacralizzato la propria visione di Panthera tigris con una distinzione tra due forme del grande felino, la tigre fisica (hariman biasa) e la tigre-spirito (harimanu roh). La prima è temuta, la seconda riverita come tutrice e giudice ancestrale. Trovandosi in grave pericolo, un kerinci invocherà harimanu roh e sarà pervaso e imbaldanzito dalla sua energia tigresca. Nel Congo orientale c'era un'idea analoga di trasmutazione tra umani e leopardi, fonte di violenza in quanto uomini-leopardo, detti Anioto, usavano armi a foggia di artiglio perché le loro uccisioni venissero addebitate a veri leopardi. E tra gli Udege della Russia sudorientale, la cui cultura tradizionale ruota intorno alla caccia con armi e con trappole, la belva sovrana della foresta è Amba, nome col quale essi chiamano la tigre siberiana. Amba è a volte considerata una benigna custode e tutrice, a volte malvista come rivale nella gara per le prede, ma di rado temuta come minaccia diretta. Non darle fastidio, sembrano credere gli Udege, e Amba non darà fastidio a te. (p. 19)
  • Un film come Alien Resurrection è letteratura? No, ma certamente partecipa al processo con cui percezioni e ansie mitiche vengono rafforzate. Anche Beowulf, ai suoi tempi, era una forma di divertimento popolare. (p. 21)
  • [Sul Leviatano] Secondo una teoria, questa figura deriverebbe da un precedente mostro fenicio chiamato Lotan, un drago con sette teste rappresentante il caos primordiale, sconfitto dalla divinità Baal. Nelle scritture ebraiche, Leviatan sembra più fermamente sottoposto al potere divino. Yahveh è Onnipotente. Leviatan è potente, e poi vengono tutti gli altri. Il passo citato di Giobbe è un ritratto del predatore servo di Dio, una creatura che esiste per ricordare agli umani – al povero Giobbe medesimo e a noi tutti – che siamo al terzo posto, non più in alto, nella catena alimentare della potenza e della gloria. (pp. 21-22)
  • Questo Leviatan originario non va confuso con una balena. In tempi posteriori il nome a assunto genericamente questo significato, ma il Leviatan biblico è qualcosa di più strano e pauroso. È una creatura chimerica, mezzo coccodrillo e mezzo drago, evocata a fini spirituali da elementi di realtà psicologica e zoologica. (p. 22)
  • Leviatan è l'esempio sacralizzato di predatore alfa in una determinata cultura. Amba è un altro, Bäru un altro ancora. Credenze e tradizioni analoghe si potrebbero citare per i giaguari, i coccodrilli del Nilo, i puma, i pitoni reticolati e tutte le altre specie di grandi predatori che sono vissuti in malagevole contiguità accanto agli esseri umani, dei quali talvolta facevano preda. La dimensione mitica dei predatori alfa, riflessa e amplificata in quelle credenze e tradizioni, ha contribuito non poco a foggiare la visione elaborata dalla nostra specie del proprio posto nel creato. (pp. 24-25)
  • In tutta la nostra storia come specie – per decine e centinaia di millenni, per quasi due milioni di anni – noi abbiamo tollerato la presenza pericolosa, problematica, dei grandi predatori, trovando per loro ruoli nel nostro universo emotivo. Ma oggi la nostra numerosità, la nostra potenza, il nostro solipsismo ci hanno portato a un punto in cui la tolleranza non è necessaria e pericoli del genere sono inaccettabili. È prevedibile che nel 2150, quando la popolazione umana si aggirerà sugli undici miliardi, i predatori alfa avranno cessato di esistere – salvo dietro recinzioni a maglie, vetri infrangibili e sbarre d'acciaio. Man mano che la memoria andrà sbiadendo e le popolazioni degli zoo saranno sempre più geneticamente affievolite, sempre più comodamente mansuete, sempre più lontane dalla loro realtà originaria, le generazioni future faticheranno a immaginare che quegli animali erano un tempo fieri, pericolosi, imprevedibili, regali, ampiamente diffusi, e vagavano liberi nelle stesse foreste, negli stessi fiumi, estuari e oceani frequentati dall'umanità. Agli adulti, tranne qualche anima recalcitrante, la loro assenza parrà scontata. Per i bambini sarà fonte di eccitata meraviglia apprendere, se ci sarà chi glielo dica, che una volta c'erano davvero al mondo leoni in libertà. (pp. 26-27)
  • [Sul leone asiatico] È una creatura improbabile: un leone, in un paese famoso per le sue tigri. (p. 29)
  • Un leone che incede per la foresta senza che nessuno lo veda è pur sempre regale? Le orme dicono di sì. (p. 30)
  • Il leone indiano esce dagli schemi mentali, e non solo perché abita un resto minuscolo di paesaggio verdeggiante in un subcontinente generalmente arso e polverulento. Parlate di «leone indiano» a un occidentale medio, e penserà che si tratti di «tigre indiana». No, no, bisogna sottolineare, il leone: laggiù sopravvivono anche dei leoni. Nell'India stessa. Panthera leo persica è un'oscura creatura mal nota, eclissata da Panthera tigris tigris. La teologia indù onora ancor oggi il leone quale cavalcatura della dea Durgā in uno dei suoi avatāra, ed effigi dipinte di leoni stanno di guardia in cima a molti sacrari. Narasiṃha, l'uomo-dio con testa leonina, era un'incarnazione di Viṣṇu, che intendeva punire sanguinosamente Hiraṇyakaśipu, il re dei demoni. Per qualche tempo il leone fu considerato l'animale nazionale dell'India. Non più: le tigri, più ampiamente diffuse, più «asiatiche» nella loro essenza, e anch'esse gravemente a rischio (benché meno del leone indiano), godono di maggior prestigio. Le tigri sono le vere star. (p. 50)
  • [Sul leopardo] Le dimensioni più piccole, il minor bisogno di cibo, la capacità di arrampicarsi sugli alberi e di nascondere le carcasse su in alto, l'adattabilità al clima arido, la tolleranza a condizioni ambientali etreme e alla presenza umana: tutte queste caratteristiche rendono il leopardo compatibile, e non direttamente in competizione, con i due felini maggiori. Furtivo e intraprendente, il leopardo tollera la prossimità dell'uomo molto meglio dei leoni e delle tigri, e tenta la fortuna anche in luoghi densamente abitati, come domostrano i leopardi che si avventurano fuori del Sanjay Gandhi National Park per predare cani randagi negli slum di Bombay. (pp. 71-72)
  • È un tema ricorrente: leoni e tigri sono grandi e terribili, ma i leopardi sono furtivi. (p. 73)
  • I predatori più grandi sono poco diffusi sulla Terra perché l'energia, nelle forme in cui essi possono fruirne, è limitata e ampiamente dispersa. Questi predatori devono percorrere lunghi tragitti. Non possono permettersi di vivere in comunità. Hanno bisogno di cacciare gareggiando strenumanete tra loro. Devono essere audaci, prudenti, furtivi, opportunisti, e avere fortuna. I loro pasti sono pochi, separati da lunghi intervalli. (p. 94)
  • La rarità è una caratteristica intrinseca dei grandi animali feroci. (p. 95)
  • Il maschio della sottospecie persica ha di solito una criniera più corta del suo omologo africano, specialmente in cima, per cui le orecchie sporgono di più. Maschi e femmine della persica hanno una tipica piega di pelle al centro del ventre; una piega simile è presente a volte, ma di rado, nei leoni africani. (p. 105)
  • È davvero inevitabile che i costi imposti dai predatori alfa siano sostenuti in misura sproporzionata dalla povera gente – in particolare da gruppi rurali che vivono in modo tradizionale quali i Maldhari del Gir, gli Udege della Russia sudorientale, i pastori dei monti della Romania, tutti pressoché privi di potere e di voce nel più ampio contesto nazionale –, mentre i benefici spirituali ed estetici di quelle belve magnifiche sono goduti a distanza? Se non è così, allora in che modo la società dovrebbe ridistribuire i costi? E come potremmo ridistribuire anche i benefici (materiali, oltre che spirituali ed estetici)? (pp. 150-151)
  • Nicolae Ceaușescu, come ognun sa, è il mediocre dittatore che per venticinque anni dominò con durezza e megalomania crescenti la Romania, fino a considerarla un suo regno personale. A somiglianza di altri suoi colleghi era un piccolo uomo noioso con un precipuo talento per le macchinazioni, uno la cui vita si eleva al dramma soltanto grazie a una trista e maligna prosopopea. (p. 261)
  • L'uso della Securitate fatto da Ceaușescu, combinato con un certo stoicismo di matrice storica della popolazione, impediì che in Romania sorgesse un movimento di dissidenza analogo a quelli dell'Unione Sovietica, della Cecoslovacchia e di altri paesi del blocco orientale. (p. 264)
  • [Sulla rivoluzione romena del 1989] In Romania i rapporti di potere erano improvvisamente cambiati, come per un'inversione di fase in un alambicco, e il cambiamento non fu propriamente un trionfo del bene sul male. L'esercito si era stancato di Ceaușescu e si era schierato con la popolazione; gli apparatčik comunisti più accorti si reinventavano alla svelta come opportunisti populisti. Ai fini di costoro e a garanzia della loro sicurezza contro la possibilità di una restaurazione, Ceaușescu doveva andarsene: non solo dal potere, ma da questo mondo. Cosa, d'altronde, che pochi meritavano più di lui. (p. 265)
  • Perché Beowulf colpisce maggiormente? Penso per tre ragioni. Primo, perché abbiamo l'opera completa, non solo frammenti, tramandata in un unico manoscritto degli anni intorno al 1000 d.C., ora custodito nel British Museum. Secondo, perché (almeno agli occhi di lettori occidentali) il mondo delle tribù germaniche altomedievali, con le loro sale di convisto, le loro spade, matrimoni politici e banchetti e bevute, sembra molto più vicino della Babilonia e dell'India antiche e finanche la Grecia preomerica. Terzo, perché l'eroe è così intensamente umano che diventa vecchio e anche saggio, ma non tanto saggio da ammettere il dileguarsi delle sue forze e da resistere alla tentazione di un estremo cimento. (pp. 307-308)
  • Grendel è il più fascinoso dei mostri epici. (p. 308)
  • Grendel non è solo micidiale ma affamato, un carnivoro con un appetito gagliardo per la carne umana. È un orco cannibale di sembianze umane come Polifemo, o è uno zannuto bestione d'altro genere? La discendenza di Grendel dalla stirpe di Caino fa pensare a una creatura antropomorfa, e la sua anatomia è lasciata nel vago. (p. 309)
  • Beowulf è una figura a metà tra Sigurdhr e san Giorgio. Forse è per questo che lo sentiamo più vicino.
    L'elemento che dà a Beowulf la sua suprema e arcana tensione è, nonostante il tono esplicitamente cristiano della voce del poeta, con le sue notazioni sulla «stirpe di Caino» e i pii accenni al «Signore della Vita», l'assenza di un finale cristiano. Non c'è salvezza eterna per il protagonista, solo eroismo, gloria e morte. La stupenda asprezza del vecchio materiale leggendario non è stata interamente assorbita dal nuovo credo. (p. 317)
  • L'evoluzione è lenta a cancellare importanti memorie genetiche, e la memoria della nostra esistenza come antropoidi scalzi nella savana dell'Africa orientale è relativamente recente. Non potrebbero le urla scimmiesche e gli occhi della pantera aver lasciato tracce anche nella nostra letteratura epica? (pp. 319-320)
  • Chiamatelo assassinio, o brutale calcolo politico, uguale a quello praticato a lungo dallo stesso Ceaușescu. Ma se la sua esecuzione fu dettata da cinico opportunismo, non fu peggio da questo punto di vista della guerra come strumento degli scopi nazionali, o dell'iniezione letale come strumento di dissuasione dal crimine, o della caccia ai trofei come strumento di conservazione. (p. 349)
  • Il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) morde con ventisei denti superiori e ventiquattro inferiori, ognuno una lama triangolare e seghettata, di forma giusta per infilzare e tranciare la pelle coriacea di un leone marino o di una foca. I denti sono fatti di cristalli di apatite (fosfato di calcio) incastonati in una matrice proteica gelatinosa. I cristalli di apatite si collegano in una struttura fibrosa che dà robustezza, mentre la matrice proteica consente una certa flessibilità. Dietro la chiostra dentaria frontale, superiore e inferiore, vi sono file di luccicanti rimpiazzi, pronti a spostarsi avanti quando un dente attivo si smussa (col masticare pelle e ossa di mammiferi marini) o viene a mancare. In ogni momento circa un terzo della dentatura dell'animale è in muta, un fatto che rispecchia l'alto tasso di ricambio. Quindi un grande squalo bianco può permettersi di essere sfrenatamente aggressivo senza curarsi dei denti perduti. Ne ha una provvista inesauribile finché vive. (p. 357)
  • Arti anteriori robusti, zampe agili, artigli retrattili, canini simili a scimitarre, collo muscoloso. Perché, con questo arsenale di caratteristiche vantaggiose, i denti-a-sciabola si estinsero? [...] I felini denti-a-sciabola (a differenza dei dinosauri?) non furono vittime di un asteroide killer. Per quindici milioni di anni si aggirarono per cinque continenti: prosperarono finché trovarono condizioni favorevoli - un clima confacente, un habitat ospitale, prede abbondanti e accessibili. Si fecero invece rari, sempre più rari quando le condizioni ambientali volsero al peggio. Furono infine eliminati - come tante specie nella storia della vita - non da un subitaneo colpo di maglio del destino, bensì dalla lenta e ineluttabile usura del tempo e del cambiamento. (p. 377)
  • Di tutte le famiglie di carnivori, nessuna è più specializzata dei felidi. I felini sono predatori, punto. Non brucano il paesaggio come se fosse un buffet di insalate e stuzzichini. Cacciano, uccidono, mangiano carne. Sono carnivori a tempo pieno, e si vede: dalla forma e assetto dei loro denti. (p. 367)
  • Se perdiamo i grandi predatori, rischiamo di avere (avremo?) una sovrabbondanza di predatori di media stazza, di erbivori, di granivori: un flagello di piccoli mordicchiatori che ridurranno la vegetazione ai fusti, interferendo con la riproduzione arborea, mettendo a repentaglio il rinnovamento a lungo termine della volta forestale, sterminando popolazioni di uccelli nidificanti al suolo e probabilmente di altre creature minute. I dati indicano che quelle grandi belve pericolose al vertice delle rispettive catene alimentari hanno «un ruolo regolatorio cruciale e insostituibile». (pp. 487-488)

Citazioni su David QuammenModifica

  • Se avessimo letto per tempo quanto scritto sui virus da David Quammen, avremmo preso coscienza con anticipo di quanto si è poi puntualmente verificato. (Nicola Lagioia)

BibliografiaModifica

  • David Quammen, Alla ricerca del predatore alfa Il mangiatore di uomini nelle giungle della storia e della mente, Adelphi Edizioni, 2020, ISBN 978-88-459-3503-9

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