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La prima pagina del manoscritto di Beowulf in inglese antico

Beowulf, poema epico anonimo scritto in una variante sassone dell'inglese antico in data incerta tra l'VIII e l'XI secolo.

Indice

IncipitModifica

OriginaleModifica

Hwæt! Wé Gárdena | in géardagum
þéodcyninga | þrym gefrúnon·
hú ðá æþelingas | ellen fremedon.
Oft Scyld Scéfing | sceaþena þréatum
monegum maégþum | meodosetla oftéah·
egsode Eorle | syððan aérest wearð
féasceaft funden | hé þæs frófre gebád·
wéox under wolcnum· | weorðmyndum þáh
oð þæt him aéghwylc | þára ymbsittendra
ofer hronráde | hýran scolde,
gomban gyldan· | þæt wæs gód cyning.

KochModifica

Attenzione. Sappiamo | della gloria, in giorni lontani,
dei Danesi con l'Asta, | dei re della nazione;
Che grandi cose fecero | quei principi, nel passato.
Molte volte Scyld Scefing | strappò, a bande pirate,
a numerosi popoli, | i seggi dell'idromele.
Fu il terrore degli Eruli, | lui che era stato trovato,
bambino, senza niente. | Ma si vide soccorso.
Salì, sotto le nuvole, | fu coperto di segni
di prestigio, finché | ogni suo confinante
oltre la via delle balene | gli dovette ubbidienza
e gli pagò tributi. | È stato un grande re. (p. 3)

BrunettiModifica

Dei Danesi delle Lance in giorni lontani,
dei re della nazione ci è nota la rinomanza,
che imprese di coraggio compirono quei principi.
Spesso Scyld Scefing a schiere nemiche
strappò a molti popoli le panche dell’idromele,
terrorizzò guerrieri, dopo che fu trovato
derelitto, di questo ebbe conforto,
fu grande sotto il cielo, prospero d’onori
finché a lui le genti tutt’intorno
oltre la via della balena dovettero obbedienza,
pagarono tributo; fu un grande re.

HeaneyModifica

Allora. I Danesi delle Aste nei giorni andati
e i re che li ressero ebbero coraggio e grandezza.
Abbiamo udito le campagne eroiche di quei principi.
Vi fu Shield Sheafson, flagello di molte tribù,
distruttore di panche dell'idromele, spietato fra i suoi nemici.
Questo terrore delle truppe di palazzo veniva da lontano.
Trovatello in origine, ebbe fortuna più tardi
quando il suo potere crebbe e il suo valore fu provato.
Alla fine tutti i clan sulle coste circostanti
oltre la via delle balene dovettero sottomettersi
e pagarli il tributo. Egli fu buon re. (p. 31)

TolkienModifica

Ascoltate adesso! Abbiamo udito narrare, noi, la gloria dei re dei Danesi delle Lance, di come quei principi, nei giorni che furono, compirono gesta valorose. Spesso Scyld Scefing strappò agli eserciti nemici, molti popoli invero, i seggi dove bevevano l'idromele, suscitò paura tra gli uomini, lui, sì, che bambino fu trovato, abbandonato a se stesso; visse abbastanza per trovarne consolazione e possente divenne sotto il cielo, e prospero visse, ricolmo d'onore, sinché quanti dimoravano vicino, oltre il mare dove galoppano le balene, dovettero ubbidire alla sua parola e pagargli il tributo - fu un buon re! (p. 29)

CitazioniModifica

  • Þá wæs Hróðgáre | herespéd gyfen
    wíges weorðmynd | þæt him his winemágas
    georne hýrdon | oðð þæt séo geogoð gewéox
    magodriht micel· | him on mód bearn
    þæt healreced | hátan wolde
    medoærn micel | men gewyrcean
    þone yldo bearn | aéfre gefrúnon
    ond þaér on innan | eall gedaélan
    geongum ond ealdum | swylc him god sealde
    búton folcscare | ond feorum gumena·
  • Arrisero allora, a Hrōðgār,
    grandi successi militari, | segni di prestigio in guerra,
    tanto che amici e parenti | gli ubbidivano lieti,
    mentre i giovani si facevano | un seguito, grande e forte.
    Gli venne in mente | la voglia di ordinarsi
    una reggia di corte | di costruire un'immensa
    casa per l'idromele, | da parlarne in eterno
    i figli degli uomini; e dentro | dividere ogni cosa
    che Dio gli aveva dato | con gli anziani e coi giovani,
    tolti il demanio pubblico | e la vita degli uomini. (Koch, pp. 9-11)
  • A Hrothgar fu concesso successo d’eserciti,
    gloria di guerra così che di buon grado gli ubbidivano
    i suoi amici e congiunti, finché s’accrebbero i giovani,
    un grande seguito; gli venne in animo
    di voler ordinare una sala, far costruire
    una grande casa dell’idromele
    che per sempre fosse nota ai figli degli uomini
    e là dentro tutto dividere
    tra vecchi e giovani quanto dio gli dava
    tranne la terra avita e le vite di uomini; (Brunetti)
  • A Hrothgar, nel corso del tempo, fu concessa fortuna in guerra, e gloria in battaglia, sì che i vassalli della sua stirpe con pieno volere lo ascoltavano e il numero dei giovani guerrieri crebbe sino a divenire una possente compagnia di uomini. Poi, nel cuore, gli sorse un desiderio e comandò agli uomini di edificargli una grande sala e una magione, una casa dove poter bere l'idromele, un edificio più grandioso di quanti mai i figli degli uomini avessero conosciuto; e là egli avrebbe distribuito ai giovani e ai vecchi tutte le cose che Dio gli aveva accordato, a parte il territorio del popolo e la vita degli uomini. (Tolkien, p. 33)
  • Ðá se ellengaést | earfoðlíce
    þráge geþolode | sé þe in þýstrum bád
    þæt hé dógora gehwám | dréam gehýrde
    hlúdne in healle· | þaér wæs hearpan swég
    swutol sang scopes· | sægde sé þe cúþe
    frumsceaft fíra | feorran reccan·
    cwæð þæt se ælmihtiga | eorðan worhte
    wlitebeorhtne wang swá wæter bebúgeð·
    gesette sigehréþig | sunnan ond mónan
    léoman tó léohte | land-búendum
    ond gefrætwade | foldan scéatas
    leomum ond léafum· | líf éac gesceóp
    cynna gehwylcum | þára ðe cwice hwyrfaþ·
  • Penosamente, a lungo,
    pazientò l'Orco audace | appostato nel buio
    che ascoltava ogni giorno, | dalla corte, le musiche
    alte e la festa. Udiva | gli accordi sopra l'arpa,
    il chiaro canto del poeta. | Raccontava (sapeva
    ritrovare il remoto) | l'origine degli uomini:
    come l'Onnipotente | fabbricasse la terra,
    la distesa dal chiaro | volto, recinta d'acqua.
    Pose il sole e la luna, | certo della vittoria,
    lumi per fare luce | a chi abita nel mondo
    e ornò di rami e foglie | la veste della terra.
    Fabbricò l'esistenza | di ognuna delle specie
    che vivono e si muovono. (Koch, pp. 11-13)
  • Patì allora tempo di tormento
    l’essere temerario che dimorava nelle tenebre,
    di udire ogni giorno voci di gioia
    alte nella sala; c’era suono d’arpa,
    chiaro canto di poeta, cantava chi sapeva
    narrare l’origine degli uomini in tempi remoti,
    diceva come l’onnipotente fece la terra,
    la piana fulgente fin dove l’acqua l’avvolge,
    come pose vittorioso sole e luna
    a luminari per gli abitanti del mondo
    e adornò le contrade della terra
    di rami e fronde, e creò la vita anche
    a tutte le specie che si muovono viventi. (Brunetti)
  • Poi un demone potente, un predatore al buio,
    provò risentimento. Lo tormentava
    udire il vociare del rumoroso banchetto
    ogni giorno nella sala, l'arpa sonante
    e il canto chiaro di un bravo poeta
    che narrava da maestro le origini dell'uomo,
    come l'Onnipotente avesse fatto la terra
    una pianura luccicante cinta di acque;
    nel suo splendore Egli pose il sole e la luna
    come luci alla terra, lanterne per gli uomini,
    e riempì l'ampio grembo del mondo di rami e di foglie; e destò la vita
    in ogni altra cosa che muove. (Heaney, p. 35)
  • Allora, lo spirito feroce che dimorava nelle tenebre sopportò, con pena, un tempo di tormento, poiché giorno dopo giorno udiva riecheggiare nella sala il clamore della festa. V'erano il suono dell'arpa e il canto chiaro del menestrello; v'era la voce d'uno che sapeva molte cose e che sapeva riandare agli antichissimi giorni, ai primordi dell'umanità, e narrava di come l'Onnipotente avesse edificato la Terra, valle luminosa e amena che le acque circondano; di come, trionfante, avesse posto il fulgore del sole e della luna come lume per gli abitanti delle terre, e adornato le regioni del mondo con rami e con foglie; e di come avesse creato la vita per ogni specie che vive e si muove. (Tolkien, p. 35)
  • Swá ðá drihtguman | dréamum lifdon
    éadiglice | oð ðæt án ongan
    fyrene fremman | féond on helle·
    wæs se grimma gaést | Grendel háten
    maére mearcstapa | sé þe móras héold
    fen ond fæsten· | fífelcynnes eard
    wonsaélí wer | weardode hwíle
    siþðan him scyppend | forscrifen hæfde
    in Caines cynne | þone cwealm gewræc
    éce drihten | þæs þe hé Ábel slóg·
    ne gefeah hé þaére faéhðe | ac hé hine feor forwræc
    metod for þý máne | mancynne fram·
    þanon untýdras | ealle onwócon
    eotenas ond ylfe | ond orcnéäs
    swylce gígantas | þá wið gode wunnon
    lange þráge· | hé him ðæs léan forgeald.
  • | Così, felicemente,
    la gente di corte | viveva di gioie e di musiche,
    fin quando Uno si mise | a commettere crimini:
    un Nemico Infernale. | Aveva nome Grendel,
    quell’Orco feroce: | infame vagabondo
    della marca infestava | putrescenti acquitrini,
    terraferma e paludi. | Per un certo periodo
    quel personaggio nefasto | si tenne nella regione
    della razza dei mostri, | da che il Signore
    l’aveva proscritto | con la razza di Caino.
    Vendicava il massacro, | il Signore eterno:
    aveva ucciso Abele. | Non trionfò della faida:
    lo bandì, allontanandolo | dalla specie degli uomini
    l'Arbitro, per l’assassinio. | Da lui proliferarono
    tutti i Deformi: | i giganti, con gli elfi
    e coi morti viventi; | e con loro i Titani
    che a Dio mossero guerra | secolare: ma lui
    gliela fece pagare. (Koch, p. 13)
  • Così gli uomini del seguito vivevano felici
    nella gioia finché non si mise
    a compiere crimini un nemico infernale;
    aveva nome Grendel il demone crudele,
    errante famoso della marca che occupava acquitrini,
    paludi e luoghi inaccessibili; la terra dei mostri
    l’uomo infelice teneva da tempo,
    da quando l’aveva condannato il creatore
    fra la razza di Caino, vendicò l’omicidio
    l’eterno signore perché uccise Abele;
    egli non gioì del delitto ma lo bandì dio
    per quel crimine lontano dagli uomini;
    di là ebbe origine ogni malvagia genia,
    orchi ed elfi e spiriti di morti
    e i giganti anche che con dio lottarono
    per lungo tempo; egli gliene diede compenso. (Brunetti)
  • Così erano tempi felici per quella gente
    fino a che uno, un nemico infernale,
    cominciò a commettere crimini nel mondo.
    Grendel era il nome del demone truce
    che infestava la marca, razziava le brughiere
    e le paludi desolate; era vissuto un tempo miseramente fra i mostri proscritti,
    il clan di Caino, che il Creatore cacciò all'esilio. Per l'uccisione di Abele
    il Signore Eterno aveva preteso un prezzo:
    Caino non ebbe vantaggio dall'assassinio compiuto
    perché l'Onnipotente lo maledisse
    e dall'anatema del suo esilio scaturirono
    orchi ed elfi e spettri malvagi
    e i giganti che gareggiarono con Dio
    più di una volta finché Egli gli ripagò. (Heaney, pp. 35-37)
  • Così, nell'allegrezza, nella felicità, visse quella compagnia di uomini, sinché uno non principiò atti malvagi, un demone dell'inferno. Grendel si chiamava quella cupa creatura, l'infame abitatore della marca di quella terra, lui che occupava le brughiere, la fortezza degli acquitrini e, infelice, da lungo tempo viveva nella casa della stirpe dei mostri, poiché il Creatore lo aveva esiliato assieme alla razza di Caino. Quello spargimento di sangue, Caino che uccideva Abele, l'Eterno Signore lo vendicò, sì, ed egli non ebbe gioia alcuna da quell'atto di violenza: per quel delitto Dio lo allontanò e bandì dall'umanità. Nacquero da lui tutte le razze malvagie, gli orchi e gli elfi e le figure spettrali che escono dall'inferno; e i giganti, anche, che per lungo tempo combatterono contro Dio - e per questo egli diede loro la ricompensa che meritavano. (Tolkien, p. 35)
  • [Su Beowulf] Þæt fram hám gefrægn | Higeláces þegn
    gód mid Géatum, | Grendles daéda·
    sé wæs moncynnes | mægenes strengest
    on þaém dæge | þysses lífes
    æþele ond éacen· | hét him ýðlidan
    gódne gegyrwan· | cwæð: hé gúðcyning
    ofer swanráde | sécean wolde
    maérne þéoden | þá him wæs manna þearf·
    ðone síðfæt him | snotere ceorlas
    lýt hwón lógon | þéah hé him léof waére
    hwetton higerófne· | haél scéawedon.
    Hæfde se góda | Géata léoda
    cempan gecorone | þára þe hé cénoste
    findan mihte· | fíftýna sum
    sundwudu sóhte· | secg wísade
    lagucræftig mon | landgemyrcu.
  • Dal suo paese apprese
    delle gesta di Grendel | un vassallo di Hygelác,
    grande fra i Geati. | Era il più forte nel fisico
    di tutto il genere umano | nei giorni di questa vita:
    nobile, straordinario. | Si fece fabbricare
    un buon carro dei flutti | per andare a raggiungere,
    di là della strada dei cigni, | disse, il re bellicoso,
    il principe famoso. | Gli servivano uomini.
    Dal viaggio avventuroso | quasi non lo dissuasero
    gli uomini più avveduti, | pur volendogli bene.
    L'incoraggiarono | nei suoi progetti di gloria,
    studiarono gli auspici. | L'eroe si era scelto
    fra le file dei Geati | i guerrieri più forti
    che riuscì a reperire | e, in quindici con lui,
    si diressero al legno | marino. Marinaio
    esperto, lui li guidò | ai bordi della terra. (Koch, p. 21)
  • Nella sua patria apprese le gesta di Grendel
    un seguace di Hygelac, grande fra i Geati,
    era del genere umano il più possente in forza
    in quei giorni di questa vita,
    nobile e prestante; si fece approntare una buona
    viaggiatrice dell’onda, voleva cercare, disse,
    il re della guerra oltre la via del cigno,
    il principe famoso che aveva bisogno d’uomini;
    dal viaggio non lo dissuasero i saggi,
    benché egli fosse a loro caro,
    incitarono il prode; osservarono i presagi.
    S’era scelto il grande fra la gente geata
    dei guerrieri tra i più arditi
    che potesse trovare; con quattordici
    cercò il legno marino, un uomo mostrava
    esperto di mare la linea costiera. (Brunetti)
  • Quando seppe di Grendel, il vassallo di Hygelac
    era a casa propria, là fra i Geati.
    Non c'era fra i viventi nessuno come lui.
    Ai suoi tempi, era l'uomo più forte della terra,
    nobile e potente. Ordinò un buon legno
    che solcasse le onde. Annunciò il suo piano:
    navigare la strada del cigno e cercare quel re,
    il famoso principe bisognoso di difensori.
    Nessuno cercò di trattenerlo dal partire,
    nessun anziano lo dissuase, per quanto lo avesse
    Anzi, studiarono i presagi e spronarono
    la sua ambizione di andare, mentre egli agiva
    come il capo che era, arruolando uomini,
    i migliori che trovasse; con altri quattordici
    il guerriero s'imbarco come capitano,
    pilota avveduto lungo coste e correnti. (Heaney, p. 41)
  • Di questo, degli atti di Grendel, giunse notizia, nella sua casa lontana, al cavaliere di Hygelac, apprezzato tra i Gaeti; in quell'epoca della vita umana qui, sulla Terra, era egli il più forte, nobile e di statura ben superiore a quella d'ogni altro uomo. Ordinò che gli si approntasse una buona imbarcazione sulle onde, dicendo che là, oltre le acque dove nuota il cigno, voleva ricercare il re guerriero, quel principe famoso, poiché di uomini aveva bisogno. Poco ebbero da ridire su quel viaggio i sapienti, sebbene egli fosse loro caro; incoraggiarono quel cuore coraggioso e osservarono gli auspici. Campioni del popolo dei Geati quell'uomo valoroso aveva trascelto tra i più arditi che poteva trovare e quindici in tutto, ora, si avviarono verso la nave fatta di legno, mentre il guerriero che conosceva il mare li conduceva ai confini della terra. (Tolkien, p. 41)
 
La spedizione di Beowulf
  • Wé þurh holdne hige | hláford þínne
    sunu Healfdenes | sécean cwómon
    léodgebyrgean· | wes þú ús lárena gód·
    habbað wé tó þaém maéran | micel aérende
    Deniga fréän· | ne sceal þaér dyrne sum
    wesan þæs ic wéne. | Þú wást gif hit is
    swá wé sóþlíce | secgan hýrdon
    þæt mid Scyldingum | sceaðona ic nát hwylc
    déogol daédhata | deorcum nihtum
    éaweð þurh egsan | uncúðne níð
    hýnðu ond hráfyl. | Ic þæs Hróðgár mæg
    þurh rúmne sefan | raéd gelaéran·
    hú hé fród ond gód, | féond oferswýðeþ--
    gyf him edwendan | aéfre scolde
    bealuwa bisigu | bót eft cuman--
    ond þá cearwylmas | cólran wurðaþ
    oððe á syþðan | earfoðþráge
    þréanýd þolað | þenden þaér wunað
    on héahstede | húsa sélest.
    (Beowulf)
  • «Noi veniamo a trovare
    con progetti amichevoli | il tuo signore,
    il figlio di Healfdene, | riparo del tuo popolo;
    sii cortese, e consigliaci. | Abbiamo un’importante
    missione per l’illustre | re danese; e suppongo
    che nulla dovrebbe | restarti segreto.
    Tu sai bene (se è vero | quanto ci si racconta)
    che non so che Flagello, | un misterioso Nemico
    di quello che fate, | le notti di tenebra
    infligge agli Scyldingas | in modi terribili
    una violenza mai vista, | umiliazioni, mucchi di cadaveri.
    Io posso proporre, | per grandezza di sensi,
    a Hrōđgār un progetto | per sopraffare il Nemico
    con saggezza e valore | (se mai si vuole
    che le cose cambino | e sopravvenga un rimedio
    al rovello per questi malanni), | e si raffredderanno
    i getti dell'angoscia. | O soffrirà poi sempre
    per anni di travaglio | questa luttuosa oppressione.
    finché resterà in piedi | sulle alte fondamenta
    la fabbrica più splendida». (Koch, pp. 27-29)
  • «Con animo leale siamo venuti a cercare
    il tuo signore, il figlio di Healfdene,
    il riparo del popolo; síici cortese di consigli,
    abbiamo per il famoso un gran messaggio,
    per il signore dei Danesi; non deve restar
    niente celato, così confido. Tu sai – se è
    come per vero abbiamo sentito dire –
    che fra gli Scylding non so che nemico,
    che misterioso persecutore nelle nere notti
    mostra odio inaudito, con terrore s’accanisce
    in oltraggi e stragi. Su ciò io posso a Hrothgar
    impartire consiglio con generoso cuore,
    come grande e saggio egli soverchi il nemico –
    se mai svolta gliene debba venire,
    rimedio all’afflizione dei mali –
    e si raffreddi il fiotto dell’ansia
    o patirà poi sempre tempi d’affanno,
    opprimente angoscia finché rimanga
    là nell’alto luogo l’eccelsa casa». (Brunetti)
  • «Siamo giunti qui con una grande ambasciata
    al signore dei Danesi, perciò penso
    che nulla vada nascosto o taciuto fra noi.
    Dunque racconta se è vero quel che udimmo
    intorno a questo flagello, qualunque esso sia,
    questo pericolo che vaga nelle notti scure,
    questo che fa cadaveri e vende morte
    nella terra degli Shielding. Vengo a offrire
    il mio aiuto e consiglio sincero.
    Posso mostrare al saggio Hrothgar un modo
    per sconfiggere il nemico e ottenere tregua:
    se mai tregua egli un giorno avrà.
    Posso calmare il terrore e turbamento nella sua mente.
    Altrimenti, egli dovrà sopportare dolori e vivere con sofferenza fin quando la sua sala
    si ergerà all'orizzonte, sull'alto terrapieno.» (Heaney, pp. 43-45)
  • «Un grande servigio vogliamo rendere a lui, al famoso Signore dei Danesi; e, se retto è il mio pensiero, una certa questione non può esser tenuta nascosta. Tu sai se così è, se, come in verità abbiamo udito narrare, non so qual creatura letale, un essere che compie azioni d'immotivato odio, nelle notti oscure, terribilmente, dà prova, tra gli Scylding, della sua mostruosa malvagità, provocando vergogna agli uomini, e ammassi di cadaveri. Con cuore non avaro posso io, a questo proposito, consigliare Hrothgar su come egli, saggio e buono, possa abbattere il nemico, su come alleviare le sue pene ardenti, dovesse mai mutare o migliorare il tormento dei suoi assilli; altrimenti, egli per sempre dovrà sopportare il tempo della tribolazione e dell'aspro bisogno, mentre là, nell'alto suo luogo si erge la migliore delle case.» (Tolkien, p. 45)
  • ond nú wið Grendel sceal
    wið þám áglaécan | ána gehégan
    ðing wið þyrse. | Ic þé nú ðá,
    brego Beorht-Dena, | biddan wille,
    eodor Scyldinga, | ánre béne:
    þæt ðú mé ne forwyrne, | wígendra hléo
    fréowine folca, | nú ic þus feorran cóm·
    þæt ic móte ána, | mínra eorla gedryht
    ond þes hearda héap, | Heorot faélsian·
    hæbbe ic éac ge-áhsod | þæt sé aéglaéca
    for his wonhýdum | waépna ne recceð·
    ic þæt þonne forhicge | --swá mé Higelác síe
    mín mondrihten | módes blíðe--
    þæt ic sweord bere | oþðe sídne scyld
    geolorand tó gúþe | ac ic mid grápe sceal
    fón wið féonde | ond ymb feorh sacan,
    láð wið láþum· | ðaér gelýfan sceal
    dryhtnes dóme | sé þe hine déað nimeð·
    (Beowulf)
  • «E adesso tocca a me
    sistemare, da solo, | la faccenda con Grendel,
    con l’Orco, con il Gigante. | Per questa ragione
    ora ti pregherei, | signore dei Chiari Danesi,
    baluardo degli Scyldingas, | di un unico favore:
    che tu non mi rifiuti, | riparo dei guerrieri,
    nobile amico dei popoli, | ora che ho fatto tanta
    strada, che senza il seguito | dei miei conti, di questa
    mia coraggiosa congrega, | io disinfesti il Cervo.
    Mi hanno anche raccontato | che il Mostro, irriflessivo,
    si ride di ogni arma. | Perciò tralascerò
    (possa io trovare grazia | nella mente di Hygelàc,
    il mio feudatario) | di portarmi allo scontro
    la spada e il largo scudo, | la mia targa gialla.
    Affronterò il Nemico | a mani nude,
    combatterò per la vita, | nemico contro nemico.
    Poi, si affidi al giudizio | di Dio, quale dei due
    si porterà la morte.» (Koch, pp. 39-41)
  • «e ora con Grendel,
    con l’avversario terrò da solo
    incontro con il gigante. A te ora voglio,
    capo dei Danesi splendenti, richiedere
    un solo favore, difesa degli Scylding:
    che tu non mi rifiuti, riparo dei guerrieri,
    nobile amico dei popoli, venuto come sono da lontano,
    che io possa da solo, o voi seguito dei miei
    e questa forte schiera, purificare Heorot;
    ho anche appreso che per tracotanza
    quel combattente non si cura d’armi.
    Disdegnerò perciò – così mi sia Hygelac,
    il mio signore, d’animo amico –
    di portare spada o largo scudo,
    giallo umbone in battaglia ma con la presa
    brancherò l’avversario e mi batterò per la vita,
    nemico contro nemico; deve rimettersi
    al giudizio del signore chi la morte prenda;» (Brunetti)
  • «Ora intendo contrappormi a Grendel,
    decidere l'esito in combattimento singolo.
    E così la mia richiesta, o re dei Chiari Danesi,
    caro principe degli Shielding, amico del popolo
    e suo anello di difesa, la mia sola richiesta
    è che tu non rifiuti, a me giunto tanto lontano,
    il privilegio di purificare Heorot,
    con l'aiuto dei miei e nessun altro.
    Inoltre ho sentito che il mostro disprezza
    al suo modo sconsiderato l'uso delle armi;
    pertanto, per accrescere la fama di Hygelac
    e allietare il suo cuore, pubblicamente rinuncio
    alla spada e al riparo del largo scudo,
    la pesante tavola di guerra; a mani nude
    sarà il combattimento, una lotta di vita o di morte
    con il nemico. Chiunque la morte schianti,
    la accolga come giusto giudizio di Dio.» (Heaney, pp. 51-53)
  • «E ora con Grendel, col feroce uccisore, io mi misurerò, da solo contro l'orco. Ora, quindi, voglio chiederti, Principe dei gloriosi Danesi, difensore degli Scylding, quest'unico dono: che tu non neghi, protettore dei guerrieri, nobile signore delle genti, poiché di lontano fino a qui io giunsi, che io soltanto, e questa fiera compagnia di uomini, questa impavida compagnia, liberiamo Heorot. Ho anche appreso che questo feroce uccisore, nella sua natura selvaggia, non si cura delle armi. Anch'io allora sdegnerò (e per questo mi ami Hygelac, il mio capo e signore!) di portare con me, in battaglia, la spada o l'ampio scudo dalle borchie gialle; perché con la mia stretta io afferrerò il nemico e con lui ingaggerò una lotta mortale, odio contro odio - e al giudizio del Signore si presenterà colui che la morte coglierà.» (Tolkien, p. 55)
  • Sorh is mé tó secganne | on sefan mínum
    gumena aéngum | hwæt mé Grendel hafað
    hýnðo on Heorote | mid his heteþancum
    faérníða gefremed· | is mín fletwerod
    wíghéap gewanod· | híe wyrd forswéop
    on Grendles gryre· | god éaþe mæg
    þone dolsceaðan | daéda getwaéfan.
    (Hroðgar)
  • Mi costa parlare
    di quanto ho dentro ai sensi | a chiunque, di quali
    umiliazioni, di quali | disastrose violenze
    mi abbia causato Grendel | coi suoi odiosi progetti
    nel Cervo. Mi scompare | la guardia della reggia,
    la schiera dei miei soldati, | spazzati dal destino
    nell’orrore di Grendel. | Dio può mettere fine
    facilmente alle gesta | di quel Flagello folle. (Koch, p. 43)
  • M’è dolore nell’animo dire ad alcuno
    che oltraggi m’ha inflitto Grendel
    a Heorot con i suoi pensieri d’odio,
    che improvvisi assalti; la schiera nella sala,
    lo stuolo guerriero s’è scemato, li travolse il destino
    con l’orrore di Grendel; dio può facilmente
    interrompere gli atti di quel temerario. (Brunetti)
  • «Mi turba rattristare altri dicendo
    tutta la sofferenza che Grendel ha provocato
    e la rovina che ha portato su di noi a Heorot,
    le nostre umiliazioni. La mia guardia di palazzo
    si piega, il fato li spazza via
    nelle grinfie di Grendel:
    ma Dio facilmente
    porrà fine a questi assalti tremendi!» (Heaney, p. 53)
  • «Per il mio cuore è una pena rinarrare ad altri uomini quali umiliazioni, qui a Heorot, quali tremendi atti di malvagità, con l'odio nel cuore, Grendel mi abbia inflitto e abbia compiuto contro di me. Si è ridotta la compagnia nella mia sala, ridotti sono i ranghi dei miei guerrieri; il Fato li ha trascinati tra le grinfie atroci di Grendel. Dio (soltanto Lui) potrebbe facilmente trattenere quel nemico selvaggio dal compiere le sue azioni malvagie!» (Tolkien, p. 57)
  • Wyrd oft nereð
    unfaégne eorl | þonne his ellen déah.
    (Beowulf)
  • Risparmia spesso, il destino, | chi non è condannato,
    se il suo valore si afferma. (Koch, p. 51)
  • Il destino spesso salva
    guerriero non segnato quando vale il suo coraggio. (Brunetti)
  • Spesso, per il coraggio, la sorte risparmia chi non ha ancora segnato. (Heaney, p. 59)
  • Il Fato salva spesso un uomo non destinato ancora a morire, quando il valore non lo abbandona. (Tolkien, p. 63)
  • [Rivolto a Unferth] þéah ðú þínum bróðrum | tó banan wurde
    héafodmaégum· | þæs þú in helle scealt
    werhðo dreogan | þéah þín wit duge·
    secge ic þé to sóðe, sunu Ecgláfes,
    þæt naéfre Grendel swá fela | gryra gefremede
    atol ǽglǽca | ealdre þínum,
    hýnðo on Heorote | gif þín hige wǽre
    sefa swá searogrim | swá þú self talast
    (Beowulf)
  • «benché dei tuoi fratelli
    tu ti sia fatto assassino, | dei tuoi congiunti più stretti.
    Per questo, sconterai | la dannazione all'inferno,
    tu e il tuo cervello fino. | Ti dico, perché è vero,
    figlio di Ecglāf, | che mai Grendel avrebbe
    commesso tanti orrori, | l’Orco terrificante,
    contro il tuo sovrano, | e tanti oltraggi al Cervo
    se la tua mente e i tuoi istinti | fossero, come proclami,
    tanto feroci in battaglia.» (Koch, pp. 51-53)
  • «benché tu dei tuoi fratelli ti sia fatto uccisore,
    di stretti congiunti; di questo all’inferno
    patirai condanna benché valga il tuo ingegno;
    per vero ti dico, figlio di Ecglaf,
    che mai tanti orrori avrebbe inferto Grendel,
    il tremendo avversario al tuo capo,
    oltraggi in Heorot se fosse il tuo coraggio,
    lo spirito feroce in conflitto come tu pretendi» (Brunetti)
  • «Tu hai ucciso il sangue del tuo sangue,
    sicché per quanto astuto e linguacciuto
    proverai tormenti nel fondo dell'inferno.
    In realtà, Unferth, se tu fossi veramente
    ardito e coraggioso come affermi
    Grendel non l'avrebbe mai fatta franca
    con tante atrocità impunite, assalti al tuo re,
    disastri a Heorot e orrori dappertutto.» (Heaney, p. 59)
  • «Pure ti sei fatto assassino dei tuoi fratelli, dei congiunti più prossimi. Per questo, sebbene acuta sia la tua intelligenza, patirai la dannazione dell'Inferno. Ti dico, in tutta verità, figlio di Ecglaf, che mai Grendel avrebbe portato a termine tanti atti d'orrore, quell'uccisore feroce e tremendo, a onta del tuo signore, umiliandolo qui, dentro Heorot, se il tuo cuore e la tua anima fossero invero tanto fieri quanto tu li proclami.» (Tolkien, p. 65)
  • Þær genehost brægd
    eorl Béowulfes | ealde láfe·
    wolde fréadrihtnes | feorh ealgian
    maéres þéodnes | ðaér híe meahton swá·
    híe þæt ne wiston | þá híe gewin drugon
    heardhicgende | hildemecgas
    ond on healfa gehwone | héawan þóhton,
    sáwle sécan: | þone synscaðan
    aénig ofer eorþan | írenna cyst
    gúðbilla nán grétan nolde
    ac hé sigewaépnum | forsworen hæfde
    ecga gehwylcre. | Scolde his aldorgedál
    on ðaém dæge | þysses lífes
    earmlíc wurðan | ond se ellorgást
    on féonda geweald | feor síðian·
    ðá þæt onfunde | sé þe fela aéror
    módes myrðe manna cynne
    fyrene gefremede | --he, fág wið god--
    þæt him se líchoma | laéstan nolde
    ac hine se módega | maég Hygeláces
    hæfde be honda· | wæs gehwæþer óðrum
    lifigende láð· | lícsár gebád
    atol aéglaéca· | him on eaxle wearð
    syndolh sweotol· | seonowe onsprungon·
    burston bánlocan· | Béowulfe wearð
    gúðhréð gyfeþe· | scolde Grendel þonan
    feorhséoc fléön | under fenhleoðu,
    sécean wynléas wíc· | wiste þé geornor
    þæt his aldres wæs | ende gegongen
    dógera dægrím. | Denum eallum wearð
    æfter þám wælraése | willa gelumpen.
  • Trassero allora in molti,
    i conti di Bēowulf, | le spade stagionate
    per difendere la vita | del nobile signore,
    del principe famoso. | Ma non sapevano,
    quando presero a battersi, | quegli uomini di guerra
    dalle dure intenzioni, | (contando di colpirlo
    da tutte le parti | e di braccargli l’anima)
    che il perfido Flagello | non l’avrebbe raggiunto
    neppure la perla dei ferri | sulla terra, nessuna
    lama di guerra: | ma sulle armi vincenti
    aveva gettato il malocchio, | sopra qualunque spada,
    La sua mutilazione | dalla vita, dai giorni
    di questa esistenza, | sarebbe stata sofferta;
    e l'Orco dell’Altrove, | [benché] in balia dei nemici,
    sarebbe arrivato lontano.
    A quel punto, scoprì
    chi aveva già causato | molti massacri alla mente
    del genere umano, | molti delitti,
    (in faida con Dio) | che non l’avrebbe retto
    la casa del suo corpo, | che l’animoso
    nipote di Hygelāc | lo teneva in mano.
    Ognuno dei due | odiava la vita dell’altro.
    Si apri una piaga, sul corpo | del Mostro spaventoso:
    gli apparve sulla spalla | una vasta ferita.
    I tendini saltarono, | scoppiarono le casse
    delle ossa. A Bēowulf | fu concesso il trionfo
    in quel duello. Grendel | sarebbe scappato di lì,
    malato di morte, | per paludi e pendici,
    a ritrovare il covo | senza gioia. Sapeva
    più che certamente | che era arrivata la fine
    della sua vita, e il computo | dei giorni dei suoi giorni.
    La speranza di tutti | i Danesi era accolta,
    dopo quell’urto di morte. (Koch, pp. 69-71)
  • Più di un uomo
    di Beowulf brandì l’antico lascito,
    voleva difendere la vita del signore,
    del principe famoso se così poteva;
    una cosa non sapevano quando risoluti
    impegnarono battaglia i combattenti
    e pensarono a colpire da ogni parte,
    a cercargli l’anima: quel malfattore
    nessun ferro al mondo, non il migliore,
    nessuna lama di guerra era propensa a scalfire
    ma egli aveva fatto un sortilegio a ogni spada,
    ad armi di vittoria. Il suo distacco
    da quei giorni di questa vita
    doveva esser miserando e l’essere d’altrove
    viaggiare lontano in potere dei demoni;
    e lui che molte sofferenze d’animo
    aveva inferto al genere umano,
    molte scelleraggini – nemico a dio –
    scoprì che il corpo non voleva reggere
    ma il coraggioso parente di Hygelac
    lo teneva per la mano; era l’uno all’altro
    odioso da vivo; soffrì dolore
    l’orrendo avversario, fu manifesta sulla spalla
    una ferita insanabile, si lacerarono i muscoli,
    si spezzarono le giunture; Beowulf ebbe in sorte
    gloria di guerra; Grendel malato a morte
    dovette di là fuggire sotto poggi paludosi,
    cercare dimora senza gioia, seppe per certo
    che era raggiunto il termine della vita,
    il conto dei giorni. Dopo la lotta cruenta
    s’era adempiuto il desiderio a tutti Danesi (Brunetti)
  • Ripetutamente,
    i guerrieri di Beowulf avanzarono per difendere
    la vita del loro capo, menando la spada
    come meglio potevano con le lame ancestrali.
    Forti nell'azione, continuavano a colpire
    da ogni parte, cercando di aprirgli un varco
    fin dentro l'anima.
    Quando si unirono alla lotta
    c'era una cosa che non conoscevano,
    che nessuna lama terrena, né arte di fabbro
    poteva danneggiare il demone loro avversario.
    Aveva stregato il taglio della lama affilata
    di ogni spada. Ma la sua partenza
    da questo mondo e dai giorni della vita
    sarebbe stata per lui agonia, e il suo spirito straniero
    avrebbe viaggiato lontano in balia dei nemici.
    Poi colui che aveva tormentato i cuori
    con pena e dolore in tempi passati
    e aveva recato offesa persino a Dio
    trovò che le forze del corpo lo lasciavano.
    Il congiunto di Hygelac lo tenne impotente,
    avvinto nella stretta. Finché uno dei due fu in vita
    si odiarono reciprocamente. Il corpo intero
    del mostro soffriva, una ferita tremenda
    si aprì sulla spalla. Tendini si spaccarono
    e la cassa delle ossa scoppiò. Beowulf ottenne
    la gloria di vincere; Grendel fu cacciato
    sotto gli argini della palude, fatalmente ferito,
    al suo covo desolato. I suoi giorni erano contati,
    la fine della sua vita lo stava raggiungendo,
    lo sapeva per certo; un unico assalto sanguinoso
    aveva adempito i desideri più cari ai Danesi. (Heaney, p. 69-70)
  • Allora molti dei cavalieri di Beowulf sguainarono le loro antiche lame, col desiderio di difender la vita del loro signore e padrone e principe famoso, se così avessero potuto. Non sapevano, giovani e valorosi guerrieri, mentre combattevano quella battaglia, e da ogni lato cercavano di ferire il nemico e di configgergli le spade negli organi vitali, che quell'agente del male non poteva toccarlo nessuna delle terrene spade guerriere, nessun oggetto, pur eccellente, fatto di ferro; non era possibile, perché lui aveva lanciato un incantesimo su ogni arma vittoriosa e su ogni lama. In quel giorno della sua vita terrena, il fato avverso aveva stabilito che lontana se ne sarebbe andata la sua anima, che lontano, verso il regno dei demoni, avrebbe viaggiato quello spirito straniero. Ora si rese conto, lui che prima aveva arrecato alla razza degli uomini molti dolori al cuore e molti torti - una faida con Dio egli aveva - che la potenza del suo corpo non gli avrebbe giovato, perché il valoroso congiunto di Hygelac lo serrava al braccio: odiosa all'uno era la vita dell'altro. Un acutissimo dolore al corpo ora pativa quel feroce uccisore e tremendo; una gravissima ferita gli apparve sulla spalla; i tendini si strapparono, scoppiarono le giunture delle ossa. A Beowulf fu concesso il trionfo nella lotta; di là, adesso, deve fuggire Grendel, colpito a morte, fuggire e nascondersi sotto i declivi delle paludi, verso i luoghi privi di gioia dove viveva. In quel momento seppe, con piena certezza che la fine della sua vita era giunta e che contate erano le ore dei suoi giorni. Terminato era quel combattimento mortale, compiuto era il desiderio dei Danesi. (Tolkien, pp. 78-79)
  • monig oft gecwæð
    þætte súð né norð | be saém twéonum
    ofer eormengrund | óþer naénig
    under swegles begong | sélra naére
    rondhæbbendra, | ríces wyrðra·
    né híe húru winedrihten | wiht ne lógon
    glædne Hróðgár | ac þæt wæs gód cyning
    .
  • si continuò a ripetere | che a nord e a sud,
    fra un mare e l’altro, | sopra la terra immensa,
    sotto la volta del cielo, | non c’era nessun altro
    che valesse di più, | fra chi portava lo scudo,
    né più degno di un regno. | Né rivolsero critiche
    al loro amico e signore, | al gentile Hrōđgār:
    era un grande re. (Koch, pp. 73-75)
  • ripeterono in molti
    che a sud né a nord fra i mari
    sulla vasta terra nessun altro
    c’era di migliore sotto la volta del cielo
    fra gli armati di scudo, e più degno di regno;
    eppure il loro signore e amico in niente ripresero,
    il grazioso Hrothgar, ma era un grande re. (Brunetti)
  • Da nessuna parte, dissero, a nord o a sud,
    fra i due mari o sotto la volta del cielo
    sulla vasta terra c'era uno più bravo
    a sollevare lo scudo o reggere un regno.
    Eppure non vi fu biasimo per il loro signore,
    il nobile Hrothgar; egli era un buon re. (Heaney, p. 73)
  • Molti dichiarano, tra i Due Mari, nessun altro, sotto il cielo che tutto racchiude, che lo superasse tra quanti reggono lo scudo, e che fosse il più degno di ricevere il potere regale. In verità, però, nessuno sminuì, in nessuna cosa, il loro capo e signore, Hrothgar il cortese, perché era un buon re. (Tolkien, p. 81)
  • Nú ic, Béowulf, þec,
    secg betsta, | mé for sunu wylle
    fréogan on ferhþe· | heald forð tela
    níwe sibbe· | ne bið þé aénigre gád
    worolde wilna | þé ic geweald hæbbe·
    ful oft ic for laéssan | léan teohhode
    hordweorþunge | hnáhran rince
    saémran æt sæcce· | þú þé self hafast
    daédum gefremed | þæt þín dóm lyfað
    áwa tó aldre·
    (Hroðgar)
  • «E adesso, Bēowulf, | guerriero senza pari,
    ti vorrò bene | come a un figlio
    tutta la vita. | Tienitelo da conto,
    questo nuovo legame. | Non ti mancherà nulla
    di quanto desideri al mondo, | per quanto sta in mio potere.
    Spesso, per molto meno, | ho fatto regali,
    trofei di tesori, | a più modesti guerrieri,
    a uomini inferiori. | Ma tu, da solo,
    hai compiuto un’impresa | che leverà la tua fama
    fino alla fine del mondo.» (Koch, p. 81)
  • «Ora io, Beowulf,
    migliore degli uomini, ti voglio come figlio
    amare nell’animo; tu serba bene da ora
    la nuova parentela; niente ti mancherà
    delle cose del mondo su cui io abbia comando;
    spesso per meno ho accordato compenso,
    onore di tesoro a minor guerriero,
    inferiore in battaglia; tu stesso hai fatto
    con le tue gesta che viva per sempre
    la tua fama» (Brunetti)
  • «E ora tu, Beowulf, il migliore tra gli uomini, al mio cuore sarai caro come un figlio; e d'ora innanzi abbi a cuore questo nuovo legame di parentela. Nulla ti sarà negato di ciò che desideri al mondo, di ciò che è in mio potere dare. Spesso, per azioni di meno conto, ho concesso ricompense e doni che davano onore a uomini più umili e meno arditi in battaglia. Tu, per te stesso, con le tue sole azioni, hai ottenuto che la tua gloria viva in eterno, di età in età.» (Tolkien, p. 87)
  • forþan bið andgit | aéghwaér sélest
    ferhðes foreþanc· | fela sceal gebídan
    léofes ond láþes | sé þe longe hér
    on ðyssum windagum | worolde brúceð.
  • Per questo l'intelletto
    è per tutti la cosa migliore: | la preveggenza dello spirito.
    Deve provare molto | piacere e molta pena,
    chi pratica a lungo | del mondo di qui,
    in questi giorni di affanni. (Koch, p. 91)
  • sempre meglio è perciò il discernimento,
    preveggenza della mente; molto deve provare
    di grato e d’ingrato chi a lungo qui
    in questi giorni di conflitto fa uso del mondo. (Brunetti)
  • In ogni luogo e in ogni tempo le cose migliori sono quindi l'intelletto e il cuore che, prima d'agire, considera. Molte cose deve sopportare, dolci e amare, che per lungo tempo, in questi giorni turbati, gode la vita nel mondo! (Tolkien, p. 93)
  • Þæt gesýne wearþ
    wídcúþ werum | þætte wrecend þá gýt
    lifde æfter láþum | lange þráge
    æfter gúðceare | Grendles módor
    ides áglaécwíf | yrmþe gemunde
    sé þe wæteregesan | wunian scolde
    cealde stréamas | siþðan camp him wearð
    tó ecgbanan | ángan bréþer
    fæderenmaége·
  • Fu presto manifesto | e noto in lungo e largo
    che, dopo tante stragi | e dopo tanto tempo,
    restava ancora in vita | un Vendicatore,
    dopo le angosce di quella guerra. | La madre di Grendel,
    una Donna Mostruosa, | rimuginava i suoi mali.
    Era costretta a abitare | gli orrori delle acque,
    le fredde correnti, | da quando Caino
    aveva ucciso di spada | il suo unico fratello,
    il figlio di suo padre (Koch, p. 111)
  • Divenne manifesto,
    in largo noto agli uomini che un vendicatore
    sopravviveva ancora al nemico da lungo tempo,
    dopo la penosa guerra, la madre di Grendel,
    l’avversario donna fu memore del dolore,
    lei che doveva abitare il terrore delle acque,
    le fredde correnti da quando Caino si fece
    di spada assassino dell’unico fratello,
    del congiunto paterno (Brunetti)
  • Presto fu chiaro, e noto tra gli uomini, che ancora viveva, sì, continuava a vivere, dopo quella gravosa lotta, un vendicatore che succedeva ora al loro nemico: la madre di Grendel, l'orchessa, un feroce distruttore in forma di donna. La desolazione era nel suo cuore, nel cuore di colei che era costretta a vivere nelle acque tremende, nelle gelide correnti, da quando Caino, armato di spada, si fece l'uccisore dell'unico fratello, parente suo per sangue di padre. (Tolkien, pp. 106-107)
  • Ic þæt londbúend | léode míne
    seleraédende | secgan hýrde
    þæt híe gesáwon | swylce twégen
    micle mearcstapan | móras healdan,
    ellorgaéstas· | ðaéra óðer wæs
    þæs þe híe gewislícost | gewitan meahton
    idese onlícnæs· | óðer earmsceapen
    on weres wæstmum | wraéclástas træd
    næfne hé wæs mára | þonne aénig man óðer·
    (Hroðgar)
  • «Ho sentito narrare
    dal mio popolo, dagli | abitanti delle campagne,
    dai consiglieri | della mia reggia,
    che ne hanno visti due, | di giganteschi Girovaghi
    della marca, occupare | le paludi, due Mostri
    di Fuori. Uno di loro, | per quanto chiaramente
    riuscissero ad accertare, | somigliava a una donna.
    L ’altro, di forme infelici, | correva sentieri d’esilio
    in figura maschile: | solo, era assai più grande
    di qualunque altro uomo.» (Koch, pp. 117-119)
  • «Ho sentito dire dagli abitanti del luogo,
    dalla mia gente, dai consiglieri della sala,
    che essi hanno visto due di tali enormi
    erranti della marca dimorare le paludi,
    esseri d'altrove; di loro uno aveva,
    come poterono con più certezza sapere,
    aspetto di donna, l'altro miserabile
    in forma d'uomo batteva sentiero d'esilio
    se non ch'era più grande d'ogni altro uomo» (Brunetti)
  • «Questo ho udito narrare, dagli abitanti della terra, dai miei vassalli nelle loro sale, sì, dire di come avessero visto due esseri possenti vagare per i luoghi aperti, abitatori delle brughiere, creature straniere. Di queste, per quanto poterono discernere, una aveva forma di donna; l'altra, essere creato per il male, in forma d'uomo percorreva le vie dell'esilio, ed era più grande di ogni essere umano.» (Tolkien, p. 111)
  • sélre bið aéghwaém
    þæt hé his fréond wrece | þonne hé fela murne·
    úre aéghwylc sceal | ende gebídan
    worolde lífes: | wyrce sé þe móte
    dómes aér déaþe· | þæt bið drihtguman,
    unlifgendum | æfter sélest.
    (Beowulf)
  • «È meglio vendicare
    ciascuno il suo amico, | che piangerlo troppo.
    Ognuno di noi | dovrà vedere la fine
    della sua vita mondana. | Chi può, si faccia una fama
    prima della sua morte. | È la cosa migliore
    che resti a uno del seguito, | quando non è più vivo.» (Koch, p. 123)
  • «meglio è per ognuno
    vendicare l’amico che molto dolersi;
    ciascuno di noi dovrà esperire una fine
    della vita nel mondo; s’acquisti chi può
    fama prima di morte, questo è il meglio
    per un guerriero dopo, quando più non è vivo.» (Brunetti)
  • «Cosa migliore è per ogni uomo vendicare l'amico piuttosto che lamentarne a lungo la morte. Nel tempo fissato, per ognuno di noi verrà il termine della vita nel mondo; e chi può, si conquisti la fama prima della morte. Nulla di più alto può lasciare dietro di sé, quando muore, un cavaliere valoroso.» (Tolkien, pp. 114-115)
  • sóna þæt onfunde | sé ðe flóda begong
    heorogífre behéold | hund misséra
    grim ond graédig | þæt þaér gumena sum
    ælwihta eard | ufan cunnode·
    gráp þá tógéanes· | gúðrinc geféng
    atolan clommum· | nó þý aér in gescód
    hálan líce· | hring útan ymbbearh
    þæt héo þone fyrdhom | ðurhfón ne mihte
    locene leoðosyrcan | láþan fingrum.
    Bær þá séo brimwylf | þá héo tó botme cóm
    hringa þengel | tó hofe sínum
    swá hé ne mihte | --nó hé þæs módig wæs--
    waépna gewealdan | ac hine wundra þæs fela
    swecte on sunde· | saédéor monig
    hildetúxum | heresyrcan bræc·
    éhton áglaécan.
  • Scoprì subito, | chi aveva custodito
    per cento stagioni | il letto dei flutti,
    vorace come una spada, | feroce, rapace,
    che un uomo venuto dall’alto | perlustrava il paese
    delle Creature di Fuori. | Si lanciò ad afferrarlo,
    strinse l’uomo di guerra | negli orribili artigli.
    Ma non riuscì a penetrargli | nel corpo, intatto: all’esterno
    era cerchiato di anelli, | cosi che non poteva
    passargli la veste di guerra, | la cotta ammagliata sul petto,
    con le sue dita odiose. | Allora la Lupa del lago,
    calando verso il fondo, | si portò nella tana
    il signore degli anelli: | che, perciò, non poteva,
    per animoso che fosse, | maneggiare le armi;
    e molte meraviglie | lo straziarono, in quegli abissi,
    mille bestie marine | gli punsero la camicia di guerra
    con i corni agguerriti, | gli minacciarono morte. (Koch, p. 133)
  • s’accorse subito chi la distesa dei flutti
    teneva famelica da cinquanta stagioni,
    feroce e vorace, che un uomo
    esplorava dall’alto la terra dei mostri;
    gli s’avventò contro, afferrò il guerriero
    in una stretta tremenda; tuttavia dentro non ferì
    il corpo illeso, da fuori lo protessero gli anelli
    così che non le riuscì di passare con dita ostili
    la veste di guerra, la cotta intrecciata.
    La lupa delle acque, quando giunse al fondo,
    portò il principe degli anelli alla sua casa
    così ch’egli non poté – per quanto coraggioso –
    brandire armi ma tanti strani esseri
    lo vessarono nell’acqua, bestie marine
    lacerarono a zannate la cotta di guerra,
    pressarono l’avversario. (Brunetti)
  • D'un subito, la creatura che, con brama crudele, famelica e cupa, per cento stagioni aveva retto quell'equoreo reame, percepì che, dall'alto, un uomo era disceso per vedere la dimora degli esseri inumani. Allora lo ghermì, afferrò l'audace guerriero tra le sue grinfie tremende. Ma non poté giungere a ferirgli il corpo, che rimase intatto: la cotta di maglia lo avvolgeva e proteggeva, sì che ella, con le dita crudeli, non poté penetrare la camicia di anelli di ferro che egli indossava per la battaglia. Poi, lei, quella lupa delle onde, spingendosi verso il fondo del mare, trascinò con sé, nella propria dimora, il principe rivestito di ferro. E egli non riuscì a usare le armi - che ira ne provò! - perché infiniti, strani mostri lo tormentarono e gli diedero pena mentre nuotavano, e molti animali marini, con zanne feroci, cercarono di laceragli l'usbergo; era incalzato e circondato da distruttori malvagi. (Tolkien, p. 121)
 
Beowulf combatte la madre di Grendel
  • strenge getrúwode,
    mundgripe mægenes· | swá sceal man doön
    þonne hé æt gúðe | gegán þenceð
    longsumne lof· | ná ymb his líf cearað.
    Geféng þá be eaxle | --nalas for faéhðe mearn--
    Gúð-Géata léod, | Grendles módor·
    brægd þá beadwe heard | þá hé gebolgen wæs
    feorhgeníðlan | þæt héo on flet gebéah·
    héo him eft hraþe | handlean forgeald
    grimman grápum | ond him tógéanes féng·
    oferwearp þá wérigmód | wigena strengest
    féþecempa | þæt hé on fylle wearð·
    ofsæt þá þone selegyst | ond hyre seax getéah
    brád ond brúnecg· | wolde hire bearn wrecan
    ángan eaferan· | him on eaxle læg
    bréostnet bróden; | þæt gebearh féore
    wið ord ond wið ecge | ingang forstód.
    Hæfde ðá forsíðod | sunu Ecgþéowes
    under gynne grund | Géata cempa
    nemne him heaðobyrne | helpe gefremede
    herenet hearde-- | ond hálig god
    gewéold wígsigor· | wítig drihten
    rodera raédend | hit on ryht gescéd
    ýðelíce | syþðan hé eft ástód.
    Geseah ðá on searwum | sigeéadig bil
    ealdsweord eotenisc | ecgum þýhtig
    wigena weorðmynd· | þæt wæs waépna cyst
    búton hit wæs máre | ðonne aénig mon óðer
    tó beaduláce ætberan meahte
    gód ond geatolíc | gíganta geweorc·
    hé geféng þá fetelhilt· | freca Scyldinga
    hréoh ond heorogrim | hringmaél gebrægd
    aldres orwéna· | yrringa slóh
    þæt hire wið halse | heard grápode·
    bánhringas bræc· | bil eal ðurhwód
    faégne flaéschoman· | héo on flet gecrong·
    sweord wæs swátig· | secg weorce gefeh.
  • Lui si affidò alla sua forza, | alla potenza del pugno.
    Cosi bisogna fare | quando si va allo scontro
    sognando una fama durevole: | non si pensa alla vita.
    Poi afferrò per la spalla | la madre di Grendel
    (non rimpiangeva la faida), | il principe dei Geati di Guerra.
    Scaraventò (schiumava), | indurito dalle battaglie,
    la Nemica della sua vita, | che si abbatté sul suolo.
    Ma subito si alzò: | lo ripagò con un colpo
    delle grinfie crudeli, | lo riacchiappò. Stremato
    nell’animo, inciampò | il più forte dei guerrieri,
    e fini per cadere | combattendo appiedato.
    :Gli si sedette sopra, | all'intruso nella sua casa,
    e tirò fuori un coltello, | largo, di lama lucida:
    voleva vendicare | il figlio, la sua sola
    creatura. Sopra le spalle | di lui si stendeva la rete
    di maglia per il petto | e gli salvò la vita:
    di punta o di taglio, | non le permise di entrare.
    Sarebbe certo perito, | il figlio di Ecgþēow,
    sotto la terra immensa, | il campione dei Geati,
    se non l’avesse soccorso | la cotta di battaglia,
    la dura rete di guerra, | e se Dio santo
    non gli avesse concesso | vittoria in quello scontro.
    Il Signore sapiente, | il Rettore dei cieli,
    decise facilmente | per la giustizia, appena
    lui si rimise in piedi.
    Vide, su un mucchio di arnesi, | una lama dotata
    di vittoria, una spada | antica di giganti;
    un segno di prestigio | per qualunque guerriero,
    la perla delle armi. | Soltanto, era più grande
    di quante mai nessuno | avrebbe potuto portarne
    nei giochi della battaglia: | preziosa e bella,
    un lavoro titanico. | Afferrò l’elsa a cappio,
    il temerario Scylding: | inferocito, crudele
    come una spada, | sguainò Tarma ad anello,
    colpi con forza, | disperando della sua vita,
    cosi che la raggiunse | duramente alla gola.
    Si ruppero gli anelli | delle ossa: la lama
    traversò fino in fondo | la casa condannata
    della carne. La donna | crollò sul pavimento.
    La spada era cruenta, | e il guerriero contento
    di quanto aveva fatto. (Koch, pp. 135-139)
  • fidò nella forza,
    nella potente presa della mano; così deve fare uomo
    quando intende guadagnare in guerra
    lode duratura; non si cura della vita.
    Il Geata della Guerra afferrò per la spalla
    – non temette la faida – la madre di Grendel;
    tirò, l’ardito in battaglia, poiché era adirato,
    la nemica mortale così ch’ella rovinò al suolo;
    lei subito gliene diede contraccambio
    con le feroci grinfie e l’afferrò di rimando;
    barcollò stremato il più forte dei guerrieri,
    il combattente a piedi così che cadde;
    lei si scagliò sull’ospite e sguainò il coltello,
    largo e di lama lucente, voleva vendicare il figlio,
    l’unico nato; gli era sulla spalla
    la rete intessuta, gli protesse la vita,
    a punta e lama impedì l’entrata.
    Sarebbe perito il figlio di Ecgtheow
    sotto il vasto suolo, il guerriero geata,
    se la cotta di maglia non gli era d’aiuto,
    il duro giaco – ma il santo dio
    aggiudicò la vittoria, il saggio signore,
    il rettore dei cieli decise con giustizia
    facilmente quando egli fu di nuovo in piedi.
    Vide allora fra le armi una spada vittoriosa,
    antica lama di giganti possente di taglio,
    onore di guerrieri; era la migliore delle armi
    se non che era più grande di quanto ogni altro uomo
    potesse portare in gioco di guerra,
    forte e splendida, opera di titani;
    egli afferrò l’elsa, il guerriero degli Scylding
    feroce e furente sguainò la spada adorna
    disperando della vita, adirato vibrò
    così che dura essa la colse al collo,
    ruppe gli anelli d’ossa, la lama tutta passò
    il corpo segnato; lei cadde al suolo;
    la spada era insanguinata; egli gioì dell’opera. (Brunetti)
  • Confidava egli nella propria forza e nella stretta delle proprie mani possenti. Tale sarà sempre la fede d'un uomo, quand'egli pensa di conquistarsi una gloria imperitura nella guerra: per nulla lo turberà il pensiero della morte. Allora il Principe dei cavalieri geati afferrò per i capelli la madre di Grendel, senza provar rimorso per quell'atto crudele, e trascinò giù quel quel nemico mortale, poiché ora egli, feroce nella guerra, era ricolmo d'ira; e la fece ripiegare al suolo. Essa di nuovo, rapida, gli rispose e, dibattendosi, lo ghermì crudelmente. Allora, col cuore ricolmo di disperazione, barcollò il fortissimo guerriero, il campione dell'esercito, e a sua volta fu abbattuto. E lei gli fu sopra, all'invasore della sua sala, ed estrasse un pugnale la cui lama era ampia e brunita: pensava di vendicare il figlio, il suo unico figlio. Dalle spalle gli scendeva sul petto la rete di maglia intrecciata e fu questa che gli protesse la vita, impedendo l'ingresso alla punta e alla lama. In quell'ora, sotto l'ampia terra, una fine crudele avrebbe raggiunto il figlio di Ecgtheow, il campione dei Geati, se non gli fosse venuta in soccorso, nella lotta e nella contesa, la lorica, la robusta rete di maglia: fu il Santo Dio che decise la vittoria in quella battaglia. Il Signore che tutto vede, che governa l'alto dei cieli, si schierò, senza aver dubbi, dalla parte del giusto, nel momento in cui Beowulf alzò di scatto.
    Ascoltate! Tra gli apparecchi di guerra che erano là egli notò una spada dotata degli incanti della vittoria, una lama gigantesca, antica, col taglio duro, l'orgoglio dei guerrieri: l'arma più perfetta, più grande di qualsiasi arma che uomo mai brandisse nel teatro della guerra, oggetto nobile e prezioso, opera dei giganti. Ora egli ne strinse l'elsa ad anello, il campione della causa degli Scylding, e con animo feroce e crudele rapido mosse quella lama adorna d'anelli; disperando della vita, colpì con ira grande e raggiunse lei nel collo, con violenza, tanto che le giunture delle ossa fremettero. Sino all'osso la lama penetro in quel corpo, già condannato. Ella si abbatté al suolo. Bagnata era la spada. Per quell'atto gioì nel cuore il cavaliere. (Tolkien, pp. 123-125)
  • Wundor is tó secganne
    hú mihtig god | manna cynne
    þurh sídne sefan | snyttru bryttað
    eard ond eorlscipe· | hé áh ealra geweald·
    hwílum hé on lufan | laéteð hworfan
    monnes módgeþonc | maéran cynnes
    seleð him on éþle | eorþan wynne
    tó healdanne | hléoburh wera·
    gedéð him swá gewealdene | worolde daélas
    síde ríce | þæt hé his selfa ne mæg
    for his unsnyttrum | ende geþencean·
    wunað hé on wiste· | nó hine wiht dweleð
    ádl né yldo | né him inwitsorh
    on sefan sweorceð | né gesacu óhwaér
    ecghete éoweð | ac him eal worold
    wendeð on willan· | hé þæt wyrse ne con.
    Oð þæt him on innan | oferhygda daél
    weaxeð ond wrídað | þonne se weard swefeð
    sáwele hyrde· | bið se slaép tó fæst,
    bisgum gebunden, | bona swíðe néah
    sá þe of flánbogan | fyrenum scéoteð·
    þonne bið on hreþre | under helm drepen
    biteran straéle | --him bebeorgan ne con--
    wóm wundorbebodum | wergan gástes·
    þinceð him tó lýtel | þæt hé tó lange héold·
    gýtsað gromhýdig· | nallas on gylp seleð
    faédde béagas | ond hé þá forðgesceaft
    forgyteð ond forgýmeð | þæs þe him aér god sealde,
    wuldres waldend, | weorðmynda daél·
    hit on endestæf | eft gelimpeð
    þæt se líchoma | laéne gedréoseð·
    faége gefealleð· | féhð óþer tó
    sé þe unmurnlíce | mádmas daéleþ
    eorles aérgestréon· | egesan ne gýmeð.
    Bebeorh þé ðone bealoníð, | Beowulf léofa
    secg betosta, | ond þé þæt sélre gecéos
    éce raédas· | oferhýda ne gým,
    maére cempa· | nú is þínes mægnes blaéd
    áne hwíle· | eft sóna bið
    þæt þec ádl oððe ecg | eafoþes getwaéfeð
    oððe fýres feng | oððe flódes wylm
    oððe gripe méces | oððe gáres fliht
    oððe atol yldo· | oððe éagena bearhtm
    forsiteð ond forsworceð· | semninga bið
    þæt ðec, dryhtguma, | déað oferswýðeð.
    (Hroðgar)
  • «È una storia mirabile, | come il potente Dio
    con largo intendimento | entro la specie degli uomini
    spartisca l’intelletto, | i titoli, le terre.
    Tutto appartiene a lui. | A volte, sull’amore
    permette che si aggiri | il pensiero animoso
    di un uomo di gran nascita. | O gli concede, in patria,
    le gioie di una terra | da reggere, una rocca
    che difenda i suoi uomini. | O mette in suo potere
    intere regioni del mondo, | immensi regni,
    cosi che lui da sé | non sa, per sua insipienza,
    immaginarvi un termine. | Si adagia fra le feste
    e non indugia in lui | vecchiezza o malattia,
    né lutti maligni | gli abbuiano i sensi,
    né mai l’inimicizia | gli ostenta astio di spade.
    Ma il mondo intero | gira a suo genio».
    «Non sa nulla di peggio, | finché dentro di lui
    non germina e non cresce | un seme di idee superbe,
    mentre dorme il guardiano | il pastore dell’anima.
    Quel sonno è troppo duro, | avvinto dagli affanni,
    e l'Assassino assai prossimo, | che scocca a tradimento
    le frecce dal suo arco. | Allora lo colpisce,
    sotto l’elmo, alle viscere | un’amara saetta
    (non se ne sa difendere): | i misteriosi e perversi
    comandi del perfido Mostro. | Gli pare troppo poco,
    avere regnato a lungo. | È cupido, ha pensieri
    rabbiosi, e non regala | più, per farsene un vanto,
    anelli laminati. | Scorda, cosi, e trascura
    il destino futuro | che Dio gli aveva assegnato,
    a suo tempo, il Padrone | della gloria, il suo lotto
    di segni di prestigio. | Accade finalmente
    che, sull’ultima runa, | la casa del suo corpo,
    che è effimera, si sfasci; | e crolli, condannato.
    Un altro gli succede, | che senza alcun rimpianto
    spartisce i suoi gioielli, | le antiche ricchezze del conte;
    non si fa spaventare.
    Difenditi dalla violenza
    di queste sciagure, | mio caro Bēowulf,
    il migliore degli uomini, | e scegliti di meglio:
    vantaggi immortali. | Non cedere a pensieri
    superbi, illustre guerriero. | Oggi, la fama
    della tua forza | durerà un certo tempo;
    poi verrà in fretta | la malattia o la lama
    a mutilarti delle tue forze, | o la stretta del fuoco,
    o il vortice della marea, | o il morso della spada,
    o il volo della lancia, | o l’orrenda vecchiaia;
    o la luce degli occhi | ti si farà buia e fiacca,
    Arriverà ben presto, | cortigiano, la morte,
    che è più forte di te.» (Koch, pp. 151-157)
  • «È meraviglia dire
    come dio possente nel suo ampio spirito
    alla stirpe degli uomini spartisce sapienza,
    terra e rango; egli su tutto ha potere;
    a volte lascia che si volga alle sue brame
    la mente d’uomo di stirpe famosa,
    gli dà in patria gioia di terra,
    fortezza d’uomini da reggere,
    gli rende soggette regioni della terra,
    un ampio regno, così che egli stesso
    non sa per sua follia concepirne la fine;
    vive nell’abbondanza; non lo intralcia
    malattia o vecchiaia né triste affanno
    gli offusca l’animo né mai contesa
    si manifesta in odio di lame, ma tutto il mondo
    gira a suo piacere; non conosce il peggio.
    Molta superbia infine dentro
    gli cresce e aumenta quando dorme il custode,
    il guardiano dell’anima; troppo profondo è il sonno,
    oppresso da affanni, assai vicino l’assassino
    che dall’arco malevolmente scocca;
    è allora colpito nel petto sotto l’elmo
    da aguzza freccia – non se ne sa difendere – ,
    da perfide insinuazioni dello spirito maligno;
    gli sembra troppo poco quello che a lungo ha tenuto,
    brama rabbioso, anelli laminati
    non dà per suo vanto e la sorte futura
    dimentica e spregia quanto dio gli ha dato,
    il signore della gloria, la parte d’onori;
    da ultimo poi accade
    che il corpo declina caduco,
    cade segnato; un altro gli subentra
    che senza remore le ricchezze dispensa,
    l’antico tesoro dell’uomo, non ne ha timore.
    Difenditi da quel male, Beowulf caro,
    migliore degli uomini, e scegliti il meglio,
    eterno guadagno; guardati da superbia,
    guerriero famoso; la gloria della tua forza
    durerà ora qualche tempo; ma presto sarà
    che morbo o spada dal vigore ti separi
    o morsa di fuoco o piena di flutti
    o assalto di lama o volo di lancia
    od orrenda vecchiaia, o la chiarezza degli occhi
    si farà fioca e scempia; presto sarà,
    guerriero, che ti soverchi la morte.» (Brunetti)
  • «Meravigliosa cosa è dire come il possente Dio, secondo i suoi profondi disegni, distribuisca alla razza degli uomini saggezza, terre e la condizione della nobiltà; di tutte le cose Egli è il Signore. A volte Egli permette che il pensiero e il cuore di un uomo di una famosa casata si muovano nel pieno piacere, a lui concede la gioia terrena di un reame, il governo di uomini nella sua città cinta da mura, gli dà il dominio delle regioni della terra, di un regno tanto vasto che egli, nella sua poca saggezza, non sa neppure concepirne i possibili confini. Nell'abbondanza egli vive, non lo molestano né vecchiezza ne malattia, né la nera angoscia gli affligge l'anima, né, in alcun luogo, l'odio assassino è generato da lotte; il mondo si muove secondo quanto egli desidera! Di un fato infausto egli nulla conosce, sinché il seme dell'arroganza cresce e si fortifica. Allora dorme la sentinella, il guardiano dell'anima; troppo profondo è quel sonno, avvolto da affanni; vicinissimo è l'uccisore che, con malvagità, scocca la freccia dall'arco. Allora egli, che non tiene alta la guardia, è colpito al cuore da una freccia amara, gli ordini perversi e strani dello spirito maledetto: non se ne può difendere. Troppo limitato gli pare ora ciò di cui a lungo ha goduto, l'avidità gli riempie il buio cuore e non più distribuisce anelli laminati d'oro per acquistarsi fama; e l'oscuro destino che incombe egli lo scorda, non se ne dà cura, perché prima Dio, il Signore della gloria, gli aveva concesso una larga parte d'onore. Nel giorno estremo, però, ecco che la sua veste di carne, essendo mortale, cede e precipita nella morte che per essa era stata fissata. Gli succede un altro, il quale eredita tutto e, senza pensarci, disperde le sue cose preziose, i tesori di quell'uomo, a lungo accumulati: non ne teme l'ira! Difenditi da questa malvagità, caro Beowulf, il migliore tra i cavalieri, e per te scegli la parte migliore, gli avvisi di un valore che dura per sempre; non tollerare che l'orgoglio macchi, campione, la tua fama! Per un poco, adesso, è in fiore il tuo valore ma presto accadrà che della tua potenza ti depredino la malattia o la spada o l'abbraccio del fuoco o l'onda dell'acqua o il morso della spada o il volo della lancia, o la vecchiezza tremenda; e allora il lampo che ti arde negli occhi si offuscherà e si spegnerà, e presto accadrà, fiero cavaliere, che la morte ti abbatterà.» (Tolkien, pp. 135-137)
  • [Su Hroðgar] þæt wæs án cyning,
    aéghwæs orleahtre | oþ þæt hine yldo benam
    mægenes wynnum | sé þe oft manegum scód.
  • È stato un principe unico, | senza nessun difetto,
    finché l’età, che provoca | tanti disastri a molti,
    gli sottrasse i piaceri delle forze. (Koch, p. 165)
  • era un re senza pari
    in tutto irreprensibile, finché della gioia della forza
    lo privò la vecchiaia, che spesso a molti apportò danno. (Brunetti)
  • Non ebbe mai rivali quel re, nessun difetto mai, sinché l'età non lo privò dalla sua forza gioiosa - ciò che spesso colpisce un uomo. (Tolkien, p. 145)
  • [Su Þryð] Ne bið swylc cwénlíc þéaw
    idese tó efnanne | þéah ðe hío aénlicu sý·
    þætte freoðuwebbe | féores onsaéce
    æfter ligetorne | léofne mannan.
  • Non erano rituali,
    questi suoi, da regina, | decenti in una donna
    (per quanto eccezionale), tessitrice di pace:
    pretendere la vita, | per rabbie immaginarie,
    degli uomini che amava. (Koch, p. 171)
  • non è da regina
    tenere quest’uso, benché donna impareggiabile,
    che una tessitrice di pace per insulto presunto
    privi un caro uomo della vita. (Brunetti)
  • [La donna] Dovrebbe esser una tessitrice di pace per gli uomini, non circondare la vita dell'uomo amato con racconti menzogneri e maligni. (Tolkien, p. 149)
  • Oft seldan hwaér
    æfter léodhryre | lýtle hwíle
    bongár búgeð | þéah séo brýd duge.
  • Ma è sempre molto raro
    che resti ferma un attimo |dopo la morte di un uomo
    la lancia che l’ha ammazzato, | per quanto conti una sposa. (Koch, p. 177)
  • Assai di rado accade
    dopo la disfatta d’un popolo che anche per poco
    riposi l’asta letale benché valga la sposa. (Brunetti)
  • Vediamo spesso, però, che, in qualsiasi luogo, quando un principe cade, è raro che a lungo s'intenerisca la lancia assassina, per quanto nobile sia la sposa! (Tolkien, pp. 153-155)
  • Swá bealdode | bearn Ecgðéowes
    guma gúðum cúð | gódum daédum·
    dréah æfter dóme· | nealles druncne slóg
    heorðgenéatas· | næs him hréoh sefa
    ac hé mancynnes | maéste cræfte
    ginfæstan gife | þé him god sealde
    héold hildedéor. | Héan wæs lange
    swá hyne Géata bearn | gódne ne tealdon
    né hyne on medobence | micles wyrðne
    drihten wereda | gedón wolde·
    swýðe sægdon | þæt hé sléac waére
    æðeling unfrom· | edwenden cwóm
    tíréadigum menn | torna gehwylces.
  • Così agì bravamente, | il figlio di Ecgþēow,
    noto per le sue guerre | e per i grandi gesti:
    si conquistò la sua gloria. | Non ammazzava, certo,
    ubriaco, i compagni | delle sue stanze: in lui
    non c’erano torbidi istinti. | Teneva, invece, a freno
    la forza più grande | del genere umano,
    l’immenso e duraturo | dono che Dio gli aveva
    concesso, strenuo | in battaglia.
    Era stato
    a lungo disprezzato: | non lo consideravano
    grande, i figli | dei Geati; sopra i banchi
    dell’idromele | il signore dei Wedera,
    non si era mai degnato | di fargli troppo onore.
    Erano tutti convinti | che fosse un infingardo:
    un principe, ma debole. | Da tutti questi insulti
    era poi intervenuta | una svolta, per lui,
    dotato [com’era] di gloria. (Koch, p. 189)
  • Così diede prova di valore il figlio di Ecgtheow,
    uomo famoso per guerre, per grandi imprese;
    perseguì gloria, ebbri non uccise
    i compagni di focolare, non ebbe animo feroce
    ma con la più gran forza tra gli uomini
    resse, il valoroso, l’ampio dono
    che dio gli aveva fatto. Fu a lungo abietto
    tanto che i figli dei Geati non lo tennero per forte
    né il signore delle schiere volle rendergli
    molto onore sulla panca dell’idromele;
    assai credevano che fosse indolente,
    un principe fiacco; venne una svolta
    all’uomo famoso per tutti gli affanni. (Brunetti)
  • Così il figlio di Ecgtheow, celebre in battaglia, mostrò la propria virilità con nobili gesta, portandosi in modo onorevole. Mai, seduto a bere, abbatté i compagni del suo focolare; il suo non era un cuore crudele e, con la potenza più grande, egli sempre amministrò i doni copiosi che Dio gli aveva concesso, a lui, guerriero audace. Per lungo tempo era stato disprezzato, poiché i figli dei Geati non lo consideravano degno d'onore, né il re del popolo che ama il vento voleva concedergli un posto d'onore tra i seggi dove gli uomini bevono l'idromele. Sospettavano fosse di temperamento fiacco, privo di spirito d'iniziativa, sebbene nobile fosse la sua nascita. Ora era giunto, per lui uomo benedetto dalla gloria, un mutamento, la fine d'ogni sua pena di cuore. (Tolkien, p. 163)
 
Lo schiavo deruba il Drago
  • [Sul drago] Hé gesécean sceall
    hearm on hrúsan | þaér hé haéðen gold
    warað wintrum fród· | ne byð him wihte ðý sél.
    Swá se ðéodsceaða | þréo hund wintra
    héold on hrúsan | hordærna sum
    éacencræftig | oð ðæt hyne án ábealch
    mon on móde: | mandryhtne bær
    faéted waége· | frioðowaére bæd
    hláford sínne·
  • Da sempre il suo uso è ghermire i tesori che trova nella terra; e là, reso saggio dai molti anni, egli sorveglia l'oro pagano - il quale non gli arreca beneficio alcuno.
    Così, per trecento inverni, quel predatore degli uomini aveva vegliato sotterra quella casa del tesoro, facendosi forte; sinché qualcuno gli riempì d'ira il cuore, un uomo che al suo signore portò un calice laminato d'oro, ricercando dal padrone tregua e perdono. (Tolkien, p. 169)
  • Þá se wyrm onwóc | --wróht wæs geníwad--
    stonc ðá æfter stáne· | stearcheort onfand
    féondes fótlást· | hé tó forð gestóp
    dyrnan cræfte | dracan héafde néah.
    Swá mæg unfaége | éaðe gedígan
    wéan ond wraécsíð | sé ðe waldendes
    hyldo gehealdeþ
    .
  • Quando il drago si svegliò, vi fu nuova sventura.
    Guizzò giù per la roccia, contorcendosi dall'ira
    vedendo le orme del predone che aveva
    rubato tanto vicino alla sua testa assonnata.
    Così un uomo non segnato dalla sorte può
    facilmente sfuggire all'esilio e al dolore
    per grazia di Dio. (Heaney, p. 147)
  • Allora si ridestò il serpente! E una nuova lotta principiò. Annusò i dintorni della roccia e, col cuore feroce, rinvenne l'orma del nemico, di lui che, furtivamente, aveva camminato vicino, sì, vicinissimo alla testa del drago. Così, se gode il favore di Dio, un uomo il cui destino non è ancora la morte può facilmente sfuggire al dolore e alla sorte avversa! (Tolkien, p. 171)
  • weard unhíore
    gearo gúðfreca | goldmáðmas héold
    eald under eorðan· | næs þæt ýðe céap
    tó gegangenne | gumena aénigum.
    Gesæt ðá on næsse | níðheard cyning·
    þenden haélo ábéad | heorðgenéatum
    goldwine Géata· | him wæs geómor sefa
    waéfre ond wælfús, | wyrd ungemete néah
    sé ðone gomelan | grétan sceolde,
    sécean sáwle hord, | sundur gedaélan
    líf wið líce· | nó þon lange wæs
    feorh æþelinges | flaésce bewunden.
  • Sottoterra il mostruoso guardiano, avido e pronto alla lotta, antico, teneva quei tesori dorati - conquistarli non era un facile acquisto, per un uomo. Sul promontorio ora sedette il re provetto in battaglia, dal quale i Geati ricevevano amore e regali d'oro, e disse addio ai compagni del suo focolare. Aveva lo spirito pesante, perché inquieto s'affrettava verso la morte: era invero vicinissimo il fato che stava per assalire quel vecchio, per attaccare l'anima ben difesa e separare la vita dal corpo - non per lungo ancora sarebbe stato intralciato dalla carne lo spirito del principe. (Tolkien, p. 179)
  • Ic genéðde fela
    gúða on geogoðe· | gýt ic wylle
    fród folces weard | faéhðe sécan,
    maérðum fremman | gif mec se mánsceaða
    of eorðsele | út geséceð.
    (Beowulf)
  • «In gioventù affrontai ardito molte azioni di guerra e ancora, vecchio difensore del mio popolo, io ricercherò la lotta e ne otterrò la fama, se quell'agente di male e di rovina uscirà dalla sua casa di terra per incontrarmi.» (Tolkien, pp. 184-185)
  • nelle ic beorges weard
    oferfléön fótes trem | ac unc sceal
    weorðan æt wealle | swá unc wyrd getéoð
    metod manna gehwæs· | ic eom on móde from
    þæt ic wið þone gúðflogan | gylp ofersitte.
    (Beowulf)
  • «Non cederò di un sol passo dinanzi al guardiano del tumulo; e sul pendio del colle accadrà a noi due ciò che il Fato, l'Arbitro d'ogni uomo, ha per noi decretato. Impavido è il mio cuore, e contro questo nemico alato voglio astenermi da ogni minaccioso vanto.» (Tolkien, p. 185)
  • Ic mid elne sceall
    gold gegangan | oððe gúð nimeð
    feorhbealu frécne | fréan éowerne.
    (Beowulf)
  • «Col mio valore io conquisterò l'oro; se no, la guerra, crudele e malvagia e mortale, si prenderà il vostro principe.» (Tolkien, p. 185)
  • sibb' aéfre ne mæg
    wiht onwendan | þám ðe wél þenceð.
  • Non si rovescia mai,
    la parentela, in chi ragiona bene. (Koch, p. 220)
  • In una mente virtuosa, nulla può annullare la parentela. (Tolkien, p. 189)
  • sinc éaðe mæg
    gold on grunde | gumcynnes gehwone
    oferhígian | hýde sé ðe wylle
  • I tesori, l'oro celato nella terra, possono facilmente travolgere il cuore di ciascun uomo - se ne guardi chi vuole! (Tolkien, p. 199)
 
La morte di Beowulf
  • ne mæg ic hér leng wesan·
    hátað heaðomaéree | hlaéw gewyrcean
    beorhtne æfter baélee | æt brimes nósan·
    sé scel tó gemyndume | mínum léodum
    héah hlífiane | on hrones næsse
    þæt hit saélíðende | syððan hátan
    Bíowulfes Biorhe | ðá ðe brentingas
    ofer flóda genipue | feorran drífað.
    (Beowulf)
  • «Non posso fermarmi oltre. E voi, uomini famosi in guerra, ordinate che per me, quando sarà pronta la pira su un promontorio che si protende nel mare, si eriga un tumulo che si veda chiaramente. Alto dovrà torreggiare su Hronesnæs, un monumento per il mio popolo, che i viaggiatori sul mare chiameranno dipoi il Tumulo di Beowulf, sì, anche quelli che di lontano spingono innanzi, veloci, le loro grandi navi sulle onde dell'oceano.» (Tolkien, pp. 201-203)
  • ealle wyrd forswéop
    míne mágas | tó metodsceafte
    eorlas on elne· | ic him æfter sceal.
    (Beowulf)
  • «Il fato ha spazzato via tutti i miei congiunti, li ha portati al destino che era loro assegnato, uomini nobili e valorosi - e ora io debbo seguirli!» (Tolkien, p. 203)
  • déað bið sélla
    eorla gehwylcum | þonne edwítlíf.
    (Wiglaf)
  • «Meglio la morte, | per chiunque di noi,
    che una vita di vergogna.» (Koch, p. 245)
  • «Per l'uomo di valore è più dolce la morte di una vita d'onta!» (Tolkien, p. 207)

ExplicitModifica

OriginaleModifica

swá begnornodon | Géata léode
hláfordes hryre, | heorðgenéatas:
cwaédon þæt hé waére | wyruldcyning
manna mildust | ond monðwaérust
léodum líðost | ond lofgeornost
.

KochModifica

Così lamentarono,
i principi geati, | la morte del loro signore,
i compagni delle sue stanze. | Dissero che era stato,
fra tutti i re del mondo, | il più generoso con i suoi
e il più cortese degli uomini, | il più gentile con la sua gente,
e il più smanioso di gloria. (p. 267)

TolkienModifica

Così il popolo dei Geati, i compagni del suo focolare, lamentarono la caduta del loro sovrano, dicendo tra le lacrime che egli era sempre stato, tra i re della Terra, il più generoso degli uomini e il più cortese verso gli uomini, il più gentile verso il suo popolo e il più desideroso di lode. (p. 225)

Citazioni su BeowulfModifica

Neil GaimanModifica

  • A volte penso che le storie siano come gli animali. Alcune normali, altre rare, altre ancora in via d'estinzione. Ci sono storie antiche come squali e storie tanto nuove su questa terra come gli esseri umani o i gatti.
    Cenerentola, per esempio, è una fiaba che, nelle sue varianti, si è diffusa in tutto il mondo con lo stesso successo dei topi o delle cornacchie. La troverete in ogni cultura. Poi ci sono storie come l'Iliade che mi fanno venire in mente le giraffe, insolite eppure immediatamente riconoscibili ovunque compaiano o vengano raccontate. Ci sono, devono esserci, storie che si sono estinte, come il mastodonte o la tigre dai denti a sciabola, di cui non sono rimaste neppure le ossa: storie defunte, allorché le persone che le raccontavano sono morte e non potevano più narrarle, o storie che, da tempo dimenticate, hanno lasciato solo dei frammenti fossili di loro stesse in altri racconti. Del Satyricon non ci è pervenuta che una manciata di capitoli.
    Con estrema facilità, Beowulf sarebbe potuta essere una di quelle.
    Perché una volta, ben più di mille anni fa, la gente raccontava la storia di Beowulf. Poi il tempo passò e la storia fu dimenticata. Come un animale di cui nessuno si era accorto che si fosse estinto o quasi. Perso dal folclore orale, venne preservato da un unico manoscritto. I manoscritti sono fragili e vengono prevedibilmente distrutti dal tempo o dal fuoco. Il manoscritto di Beowulf ha segni di bruciature.
    Ma è sopravvissuto...
    E quando fu riscoperto, cominciò lentamente a riprodursi, come una specie in via d'estinzione che viene riportata alla vita.
  • Beowulf è una delle più antiche storie che esistono. Dei tempi quando si raccontavano storie attorno al fuoco sulle cose nell'ombra.
  • La gloria di una cosa come Beowulf è che si può reinterpretare. E credo che questa sia la forza di questa vecchia storia.

Ludovica KochModifica

  • Il Beowulf, lo vedremo, ha una reale complessità intellettuale. I suoi strumenti di rappresentazione sono raffinati e sensibili. Le sue abitudini mentali sono anche relativistiche e ironiche. È dunque proprio l’insolita direttezza della sua storia a disturbare la comprensione.
  • Questo poema racconta una storia semplice e significativa, e almeno un’altra complicata e nascosta. La storia semplice è una vicenda di mostri, di paura fisica e di controllo della paura. Un ragazzo straordinariamente forte si mette per mare con l’idea di andare a sbarazzare la reggia di un altro paese da un Orco devastatore e assassino. E poi costretto a combattere pericolosamente anche la madre dell’Orco. Lo stesso ragazzo, diventato vecchio e re, parte molto più tardi (ugualmente da solo) per affrontare un drago di fuoco e strappargli un prodigioso tesoro. Tanto lui che il drago muoiono nell'impresa, e il tesoro finisce per non servire a nessuno.
  • Una delle scene più impressionanti del poema, la colluttazione fra Bēowulf e Grendel, è raccontata addirittura dall'esterno della reggia, e solo nelle sue conseguenze o nelle sue manifestazioni estreme. Come se il narratore non avesse retto, e fosse scappato con gli altri danesi terrorizzati a rifugiarsi sulle mura. Si vedono le panche divelte che schizzano via dalla soglia; si sentono il fracasso, le pareti che tremano, il terribile ululato del Mostro.

BibliografiaModifica

  • Beowulf, traduzione di Ludovica Koch, Collana i millenni, Torino: Einaudi, 1987
  • Beowulf, traduzione di Giuseppe Brunetti, Roma: Carocci, 2003 (testo pubblicato anche sul sito Beowulf)
  • Beowulf, traduzione in inglese di Séamus Heaney, traduzione dall'inglese di Massimo Bacigalupo, Fazi Editore, 2002.
  • Beowulf, traduzione in inglese di J. R. R. Tolkien, traduzione dall'inglese di Luca Manini, Bompiani, 2014.

Voci correlateModifica

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