Apri il menu principale

Invasione sovietica dell'Afghanistan

Un carro armato sovietico T-55 in posizione nelle montagne afghane

Citazioni sull'invasione sovietica dell'Afghanistan.

CitazioniModifica

  • Alla fine del 1979 le truppe sovietiche invasero l'Afghanistan. Secondo la spiegazione ufficiale, l'invasione voleva difendere il governo laico che stava tentando di modernizzare il Paese. Io fui uno dei membri del tribunale internazionale che a Stoccolma si occupò della faccenda, nel maggio del 1981. Non dimenticherò mai il momento clou di quelle sessioni. Dava la sua testimonianza un alto capo religioso, rappresentante dei fondamentalisti islamici, che in quel momento venivano chiamati «freedom fighters», guerrieri della libertà, e che adesso sono «terroristi». Quell'anziano tuonò: «I comunisti hanno disonorato le nostre figlie! Gli hanno insegnato a leggere e a scrivere!». (Eduardo Galeano)
  • Bisogna anche dire che nel 1979 c'è stata anche l'invasione sovietica dell'Afghanistan che, durante i dieci anni che è durata, ha spinto l'Arabia Saudita e altri Paesi musulmani ad inviare militanti armati in Afghanistan per lottare contro il comunismo e l'ateismo. Nascono così i gruppi Talebani che tanta infelicità hanno portato nella regione. (Tahar Ben Jelloun)
  • Colui che sostiene l'occupazione dell'Afganistan da parte dei socialimperialisti sovietici e la considera come un atto giusto e necessario, non è marxista, ma antimarxista. Anche coloro che, pur spacciandosi per marxisti-leninisti, cercano di «dimostrare» che non bisogna definire patrioti il popolo afgano, gli elementi della media e alta borghesia che hanno impugnato le armi e combattono gli invasori sovietici, non sono marxisti, ma antimarxisti. Colui che pensa ed agisce in tal modo non ha capito nulla dagli insegnamenti del marxismo-leninismo sulle alleanze, i fronti e le lotte di liberazione nazionale. (Enver Hoxha)
  • Com'è noto, in Afganistan ci sono molti movimenti insurrezionali guidati da patrioti ostili al giogo dei sovietici e dei loro agenti, ma questi patrioti vengono semplicemente considerati come musulmani e i loro movimenti patriottici antimperialisti come movimenti islamici. Questo è uno slogan di cui il capitalismo mondiale si serve comunemente per risuscitare le inimicizie religiose e le guerre di religione, per dare ai movimenti di liberazione nazionale un colorito medioevale. Certo, i combattenti afgani della libertà, che si sono sollevati per scuotere il giogo dell'imperialismo, del socialimperialismo e della monarchia, sono dei credenti. (Enver Hoxha)
  • [Nel 1984] I mujaheddin stanno facendo sforzi straordinari con mezzi limitati. (Muhammad Zia-ul-Haq)
  • L'Afghanistan si trovava fra Mosca e i porti in acque calde del Pakistan, dove l'URSS voleva piazzare la propria flotta navale. Per farlo, doveva assumere il controllo dell'Afghanistan e, alla fine, lo invase. (Fawzia Koofi)
  • Se la Grande Unione Sovietica non avesse accordato il proprio aiuto all'Afghanistan eroico, un Afghanistan rivoluzionario, libero, indipendente e non allineato oggi non esisterebbe più. (Babrak Karmal)

Indira GandhiModifica

  • Dai recenti colloqui avuti con il ministro degli Esteri sovietico Gromyko questi non mi ha dato l'impressione che l'intervento lo abbia reso felice. Si può dire che essi siano stati costretti ad intervenire.
  • L'Unione Sovietica non poteva starsene inoperosa, senza reagire nel momento in cui ha visto in gioco i suoi interessi nazionali.
  • Ritengo che una delle reali ragioni della crisi sia il riavvicinamento tra la Cina e gli Stati Uniti, contro l'Unione Sovietica che si sente circondata. Cina, Stati Uniti e Pakistan hanno dato vita a una forte alleanza antisovietica.

Richard NixonModifica

  • I sovietici hanno invaso l'Afghanistan, cosa che probabilmente non avrebbero osato fare le lo scià fosse stato ancora sul trono, alleato degli Stati Uniti e con un esercito formidabile sotto la sua autorità.
  • La conquista sovietica dell'Afghanistan è una continuazione del vecchio imperialismo zarista: l'implacabile pressione verso l'esterno che si protrae da quando il ducato di Moscovia abbatté il dominio mongolo nel 1480. È anche un duro monito affinché l'America non si conceda più il lusso di considerare qualsiasi luogo della terra troppo lontano per potere attentare alla sua sicurezza.
  • L'orgoglioso popolo afghano era stritolato nel pugno di ferro dell'Unione Sovietica, la quale si avvicinava così al conseguimento dei suoi obiettivi, ormai una tentazione a breve distanza: cioè la disponibilità di un porto nelle acque calde del Mare d'Arabia e il controllo del petrolio del Golfo Persico.
  • Né possiamo ignorare una qualsiasi parte del mondo con la scusa che è troppo lontana dai nostri interessi per dovercene occupare. L'inizio degli Anni Ottanta ci ha ricordato questa lezione con gli avvenimenti dell'Afghanistan: fatto che ha anche presentato il suo lato ironico, in quanto per molti anni i cronisti americani hanno denigrato le analisi di ciò che accadeva nelle terre lontane definendolo "afghanistanismo".
  • Nel corso della storia è stato il crocevia di conquistatori; Alessandro il Grande, Gengis Khan e Tamerlano hanno invaso tutti le polverose colline dell'Afghanistan nella loro sete d'impero. [...] Oggi l'Afghanistan è il banco di prova di una nuova, minacciosa, impudente fase della spinta espansionistica sovietica.

Eduard ShevardnadzeModifica

  • Fino al 1979 le azioni di forza attuate dall'Unione Sovietica nei Paesi vicini avevano contribuito a normalizzare la situazione a un costo politico, militare ed economico relativamente non elevato, o almeno giudicato tale a suo tempo. In Afghanistan la «soluzione» rapida fallì. L'invasione suscitò una forte e crescente reazione negativa in seno alla nostra società e all'estero. Se nel 1968 nell'Unione Sovietica solo pochissime persone osarono esprimere apertamente la loro protesta per l'invio delle truppe a Praga, nel 1979 l'avventura afghana fu, più o meno apertamente, condannata dalla maggioranza della popolazione.
  • Il nostro coinvolgimento nella guerra fratricida in Afghanistan era stato recepito dalla maggioranza dei Paesi del mondo come un tentativo di sfruttare un conflitto regionale per ampliare la nostra sfera di influenza. La permanenza in Afghanistan delle nostre truppe non solo frenava lo sviluppo dei rapporti con moltissimi Paesi del mondo, ma poneva in dubbio la nostra stessa intenzione di trasferire su basi nuove gli affari internazionali.
  • Nell'Afghanistan ho guardato negli occhi gonfi di dolore e di lacrime di madri di ragazzi morti o dispersi in Afghanistan. E probabilmente fu proprio questo, proprio l'espressione degli occhi, piuttosto che le ricorrenti mozioni dell'Onu contro la nostra presenza in quel Paese, a rafforzare la mia determinazione di fare tutto il possibile per bloccare la macchina da guerra che stritolava vite e destini dei nostri ragazzi e dei loro genitori, come degli afghani stessi.

Bernardo ValliModifica

  • C'era un vero sentimento nazionale, patriottico, nei confronti dell'invasore? La rivolta nelle campagne contro il regime, dopo il colpo di Stato del '78, era una reazione all'invadenza del potere centrale, che interferiva più del solito nella vita dei villaggi e delle comunità. Poi, dopo l'invasione, si formò una resistenza di fronte a un nemico comune. Ma già dall'inizio di quella resistenza il Paese si frantumò in mille pezzi. Regioni, comunità, clan si organizzarono separatemene, e dove non c'era un capo carismatico, le divisioni si approfondivano e moltiplicavano. Si aveva spesso l'impressione che i russi fossero considerati più intrusi che invasori. Violavano i villaggi, turbavano gli equilibri regionali. E poi, via via, con la repressione sistematica, alimentarono la resistenza armata.
  • Erano arrivati cinquantamila russi, soprattutto con carri armati ed elicotteri, ai quali se ne sarebbero aggiunti molto presto altrettanti. Dopo la prima distratta impressione quella che era apparsa una esotica stazione di sport invernali, risultò un grande accampamento militare. I sovietici erano ovunque, tra le pieghe del paesaggio urbano disegnato a sbalzi: nel giardino del palazzo della televisione, all'interno e davanti ai ministeri, sulla torre di controllo dell'aeroporto, attorno alle caserme dell'esercito afghano disarmato, nel palazzo presidenziale. Gruppi di giovani col colbacco e il mitra a tracolla apparivano all'improvviso nelle sottili strade del centro, e curiosavano tra le botteghe non solo da presepe. Dalle porte socchiuse trapelavano sguardi allarmati dal passaggio di quegli stranieri armati. Nemici o alleati, comunque invasori non graditi.
  • La sconfitta sovietica fu attribuita all'aiuto di Dio, ma i missili Stinger forniti dagli Stati Uniti furono decisivi, perché privarono i russi del decisivo appoggio di aerei ed elicotteri. Il ritiro dell'Armata rossa dall'Afghanistan precedette di poco l'implosione dell'Urss, e questo convinse Al Qaeda di avere provocato il crollo di uno dei grandi imperi della storia. Perché non sconfiggere anche quello americano, di cui erano stati lo strumento contro i russi?
  • Nei primi giorni di gennaio del 1980 fui fortunato. Kabul era invisibile. I carri armati sovietici appena arrivati, nei giorni di Natale, dall'Uzbekistan e dal Tagikistan sembravano elefanti galleggianti su un oceano immacolato, con le proboscidi, i cannoni, puntati contro il nulla. Perché la capitale era deserta. Le principali tribù a confronto in quelle ore, perlomeno a Kabul, erano comuniste. Da un lato i comunisti Khalq (popolo) e dall'altro i comunisti Parsham (bandiera). Ma lo schieramento non era cosi netto. La tragedia delle ultime settimane si era svolta con una mischia in cui era difficile distinguere le fazioni. Breznev aveva deciso di far intervenire l'Armata Rossa proprio per far cessare quella rissa tra compagni. Il segretario generale del partito sovietico era stato colpito dall'assassinio di Nuhr Mohammad Taraqi, suo amico personale. Taraqi era stato strangolato dagli uomini di Hafizullah Amin. Il quale sarebbe stato a sua volta fucilato dai sovietici, sostenitori di Babrak Karmal. Erano al tempo stesso faide personali e convulsioni rivoluzionarie, sulle quali pesavano le interferenze di Mosca.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica