Achmat Kadyrov

politico russo di etnia cecena

Achmat Abdulchamidovič Kadyrov (1951 – 2004), politico russo di etnia cecena.

Kadyrov nel 2002

Citazioni di Achmat Kadyrov

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Da Alla gente comune la libertà non serve

24 luglio 2000; Anna Politkovskaja, Per questo. Alle radici di una morte annunciata. Articoli 1999-2006 (2007), traduzione di Claudia Zonghetti, Adelphi Edizioni, Milano, 2022, pp. 209-215, ISBN 978-88-459-3710-1

  • Tutti gli imam venuti su questa terra ogni cinquanta o cento anni hanno inevitabilmente chiamato i ceceni alla jihad, promettendo loro mari e monti e abbandonandoli inesorabilmente a metà strada. L'ho provato sulla mia pelle.
  • A Maschadov si chiedeva di mantenere il prestigio che i ceceni si erano conquistati dopo la prima guerra, dopo la quale nel mondo arabo e islamico tutti ci ammiravano. Ma Maschadov non è riuscito a fare né questo, né molto altro. E pian piano abbiamo perso fiducia.
  • È stato Maschadov a permettere che la gente venisse rapita. Avrebbe dovuto cacciare dalla Cecenia tutti i mujaheddin venuti da fuori, invece non l'ha fatto. [...] Avrebbe dovuto dire: "Se è Allah che vi ha condotto fin qui, vi ringraziamo. Non vi dobbiamo niente, però, perché così facendo vi siete già guadagnati il paradiso. Andate". Invece abbiamo concesso loro libertà senza fine e pozzi, e quelli hanno radunato qui i peggiori criminali.
  • Alla gente comune (me compreso, dato che sono figlio di contadini) la libertà non serve. Alla gente serve un lavoro, uno stipendio e la sicurezza personale.
  • Niente indipendenza. Niente ordini del giorno. La gente vuole soltanto che si smetta di sparare. Che non li ammazzino o non li derubino. Certo, quando le acque si saranno calmate, vorranno anche lavorare. E allora dovremo dar loro un lavoro e uno stipendio. È questa la libertà per la Cecenia. I miei esempi sono l'Inguscezia e il Dagestan. Sono musulmani anche loro, ma vogliono restare dove sono e non si lasciano fregare. Noi ceceni non è che siamo più stupidi, siamo solo più bellicosi degli altri, e ci siamo fatti usare, noi e la nostra voglia di menar le mani.
  • Non c'è alcun bisogno del bollino di "repubblica islamica". Ce lo siamo messo una volta e ci siamo comportati come l'Islam non vuole. A cosa ci è servita la bandiera verde? A risollevare l'Islam? Nossignori, piuttosto a tenere lontani i musulmani! A spingerli verso l'estremismo! Perché talebani, wahhabiti e gente di questo genere sono contro l'Islam...
  • [Su Ibn al-Khattab] Capelli lunghi neri, armato fino ai denti, parrebbe invulnerabile... E invece è come noi, anche lui ha paura di morire. Non è fatto di ferro. Vuole vivere anche lui. Per questo è debole.

Da Il kadyrovismo

Maggio 2002; Anna Politkovskaja, Un piccolo angolo d'inferno (2003), traduzione di Isabella Aguilar, Rizzoli, Milano, 2023, pp. 139-140, ISBN 978-88-17-18149-5.

  • Il problema principale in questa fase della guerra sono le spedizioni punitive, che rappresentano un'inopportuna e ingiustificabile applicazione del potere contro la popolazione civile: atti vandalici, torture, vendita di uomini e di cadaveri. Quando qualcuno sparisce, nessuno sa dove sia finito, e poi i parenti ritrovano il corpo, la cosa genera almeno altri dieci nuovi miliziani. È per questo che il loro numero non scende. Erano quindicimila allora e sono quindicimila adesso.
  • Spero in una presa di posizione netta da parte di Putin. Gli ho detto: perché non rendiamo responsabile di quel che succede durante le spedizioni un solo generale? Il presidente ha chiesto che le si sospendesse. Certamente non è il primo ordine del presidente sulla Cecenia a non venire eseguito.
  • Se io fossi il dittatore della Cecenia, non effettuerei spedizioni punitive. Per trovare un miliziano, raccoglierei tranquillamente informazioni e mi presenterei alla sua porta verso le due o le tre di notte, gli stringerei la mano e gli direi "salve". Dopo questa visita il bandito scomparirebbe. Con tre o quattro operazioni simili, la situazione si chiarirebbe. È esattamente quel che è successo quando agiva l'Nkvd. Un colpo alla porta, e non si saprà mai più nulla di quella persona. La gente lo sapeva e aveva paura. Ecco come andavano le cose allora, altrimenti non sarebbero mai riusciti a mantenere l'ordine.

Citazioni su Achmat Kadyrov

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  • [«Cosa pensa di Kadyrov?»] È contro l'usanza cecena e anche contro quella russa parlar male dei morti. E non ho niente di buono da dire. (Achmed Zakaev)
  • Kadyrov non è un problema per la Cecenia, ma per chi l'ha appoggiato e messo al potere. Oggi sta provocando la gente, sta facendo di tutto per scatenare una guerra civile contro i suoi nemici in Cecenia. Sta cercando di farlo perché un simile conflitto, una volta iniziato, gli eviterebbe di assumersi la responsabilità dei crimini atroci commessi nel Paese. (Achmed Zakaev)
  • Islamista piuttosto indifferente alle dispute teologiche, Kadyrov aveva preferito i rubli alla compagnia dei wahhabiti di Qattab. Ma nemmeno il moderato Aslan Maskhadov aveva digerito il suo collaborazionismo con i russi e lo aveva condannato a morte come «nemico del popolo».
  • Presidente artificiale della Cecenia, aveva un esercito ufficiale di 13 mila ceceni, pagato direttamente da Mosca, e un esercito ufficioso di almeno 5000 uomini – i famigerati «kadyrovzi» – che costituivano la sua guardia personale, sotto il comando del figlio maggiore, Zelimkhan Akhmadovic. L'uno e l'altro non sono stati sufficienti a salvarlo.
  • Rappresenta i ceceni più o meno come Chalabi rappresenta gli iracheni.

  Citazioni in ordine temporale.

  • Aveva organizzato il primo pellegrinaggio ceceno alla Mecca, approfittandone per rubare alla sua gente. Il re dell'Arabia Saudita aveva finanziato questo primo pellegrinaggio e Kadyrov non aveva mai restituito i soldi che tanti poveri ceceni gli avevano affidato per vivere un'esperienza che capita una sola volta nella vita.
  • Non ho mai incontrato un solo ceceno che direbbe: «Io rispetto Kadyrov». È sorprendente e spaventoso che il capo di una repubblica abbia zero autorità.
  • I terroristi [durante la crisi del teatro Dubrovka] avevano invitato Kadyrov – tra tutti i possibili negoziatori proprio lui, il capo della Cecenia, il prescelto di Putin – e in cambio avrebbero ridato la libertà a cinquanta ostaggi. Ma Kadyrov non ci è andato, spiegando in seguito che non lo «avevano avvertito»...
  • Il mio incontro con Kadyrov nel suo ufficio, nell'aprile del 2002, è stato fastidioso. Mi guardava in cagnesco, e parlava tantissimo di se stesso, definendosi il mentore spirituale di Maschadov, e sostenendo di averlo formato in quanto essere umano e in quanto leader di una nazione responsabile del destino della sua gente. Si è definito un fiero oppositore a ogni trattativa di pace con i suoi ex compagni d'armi e ha detto che sperava di riportare in voga i metodi notturni dell'Nkdv per distruggere i nemici in Cecenia.
  • Kadyrov non perdona chi è amato dalla gente, perché la gente odia lui.
  • Kadyrov ormai non andava bene più a nessuno. Irritava Mosca parlando dei civili spariti, non arginando il terrorismo e non riuscendo a uccidere i leader indipendentisti. Umiliava i ceceni con crudeltà inaudite. Si era messo contro l'esercito affidando tutto il potere alla guardia comandata dal figlio. Era molto attivo solo nel settore del petrolio. La sua morte colpisce il suo clan, ma è un messaggio diretto al Cremlino: le scelte di Putin si confermano sbagliate e ora la situazione diventa incontrollabile.
  • L'eliminazione di Kadyrov apre un sacco di partite: quella tra i clan per l'enorme business della guerra, quella della vendetta dei parenti delle vittime del presidente, quella per il potere in Cecenia, quella politica a Mosca. Tra tutti però, è vero, chi oggi esce a pezzi è Putin. [...] Putin ha puntato tutto sul leader unico e ha perso, ma adesso non ha alternative a Kadyrov, non ci sono personaggi di livello simile, né Gantamirov, né Jamadajev. Chi ha agito lo ha fatto per interessi propri: ma la Russia finisce nelle sabbie mobili della lotta islamico-cecena.
  • L'ex muftì smania per essere eletto «a suffragio universale»: costi quel che costi, vuole essere come Maschadov, pretende la sua stessa legittimità d'azione. Perché al momento Kadyrov è, sì, a capo della Cecenia, ma esclusivamente per nomina putiniana. Ha poco potere, Kadyrov, mentre lo vorrebbe tutto, e tutto per sé. Una follia sfrenata che non lascia spazio al buonsenso.
  • Nella Cecenia di oggi i parenti e gli amici di Kadyrov sono più protetti del Papa. Vivono circondati da truppe speciali i cui metodi sono tristemente famosi. I loro uomini hanno l'abitudine di occupare le foreste e le radure intorno al posto dove si trova la persona che devono proteggere ed eliminare tutti quelli che vi si trovano. Fanno sistematicamente sparire tutti i sostenitori di Maskhadov.
  • Non esce mai. Né serve a nulla fargli domande di carattere economico. Non sa rispondere nemmeno alle più elementari, tipo quante imprese ci sono in Cecenia e quante di esse sono ancora funzionanti. La politica di Kadyrov è fatta di grida, di odio per Maschadov, di voglia di dimostrargli che è più bravo di lui e chi gli ha portato via i migliori comandanti. E della fatale assenza di idee su quello che più conta: come riportare a una vita pacifica la sua repubblica.
  • Corpulento, con la voce roca da fumatore incallito, in testa il colbacchino di astrakhan grigio che non si toglie quasi mai, come un simbolo della sua autorità religiosa e gerarchica, Akhmat Kadyrov si sente pronto per estirpare il terrorismo radicale nella sua repubblica, ma è un kamikaze anche lui.
  • La sua gestione della Cecenia – dove di fatto governa già come presidente, per ora nominato da Mosca – viene vista dai connazionali come un regime di corruzione e nepotismo basato sui kalashnikov russi.
  • Nella prima guerra cecena Kadyrov, muftì di Gudermes, era uno dei leader più irriducibili del separatismo, che aveva proclamato la Jihad contro i soldati russi. La sua sorprendente «svolta a U» nella seconda guerra non sembra una folgorazione, ma piuttosto un calcolo: la guerriglia nazionalista della prim'ora veniva sostituita da fondamentalisti finanziati da centri di estremismo internazionali.
  • Quasi tutti gli attacchi suicidi degli ultimi mesi hanno come bersaglio questo cinquantenne con modi da padrone. Il muftì sa di essere in pericolo e si nasconde a Mosca, dove trascorre più tempo che in patria, mentre a Grozny si ripara in una casa fortificata e si circonda di guardie del corpo.

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