Alberto Bagnai

economista, politico e accademico italiano (1962-)

Alberto Bagnai (1962 – vivente), economista, politico, divulgatore scientifico e clavicembalista italiano.

Alberto Bagnai nel 2015

Citazioni di Alberto BagnaiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • [Su Emiliano Brancaccio] Ho sempre ampiamente riconosciuto il tuo merito secondo me più rilevante in questo settore, vale a dire quello di essere stato probabilmente il primo in Italia (e comunque fra i primi) a portare l'attenzione sul vero problema: gli squilibri esterni di bilancia dei pagamenti dell'Eurozona (EZ), cioè il prorompere nell'EZ di flussi internazionali di capitali che, se pure andavano "nella direzione giusta" secondo l'omodossia (vale a dire, dai ricchi ai poveri, vedi il par. 2.3 di Crisi finanziaria e governo dell'economia), erano chiaramente insostenibili (per i poveri, che si stavano indebitando).[1]
  • L'idea che la crisi sia stata causata dal debito pubblico è fasulla e sinistramente in linea con l'approccio del precedente governo, che usava questa idea per giustificare le proprie terapie di austerità. La Commissione Europea però ci dice che il debito pubblico in Italia è sempre stato sostenibile, sia a breve che a lungo termine, e quindi che le pensioni non sono a rischio (Rapporto sulla sostenibilità fiscale, settembre 2012).[2]
  • La Grillonomics offre anche intuizioni corrette. La più importante, condivisa da molti studi, è che uno sganciamento dell'Italia dalla moneta unica avrebbe l'effetto collaterale di alleviare l'onere del debito. Il motivo lo ha ricordato recentemente Bank of America: "i paesi periferici fronteggiano tassi elevati perché l'assenza di politica monetaria indipendente rafforza la percezione del rischio di default". Insomma, un governo italiano che tornasse "liquido" nella propria valuta nazionale farebbe molto meno paura ai mercati.[2]
  • [...] nel quadro dell'euro la politica tributaria in Italia può operare solo nel senso dell'austerità. La cosa interessante è che la politica dell'austerità è stata efficace ed inefficace. È stata inefficiace rispetto agli obiettivi dichiarati ex ante che erano quelli di risanare le finanze pubbliche [...]. È stata però efficiace rispetto all'obiettivo vero, che è stato dichiarato ex post, che era quello di aggiustare i conti con l'estero.[3]
  • [...] quando si stringe un'unione monetaria, è indispensabile negoziare bene la forza della futura moneta comune. In uno dei suoi ultimi saggi, il professor Paolo Savona argomenta con Giovanni Farese che l'arretratezza del Mezzogiorno dipende anche dall'avere subito per tre volte un aggancio monetario fatto a immagine e somiglianza del Nord: con l'Unità (adottando la lira del Nord); dopo la Seconda Guerra Mondiale (con l'ingresso nel sistema di cambi fissi di Bretton Woods); e, infine, con l'ingresso nell'euro.[4]
  • [...] dentro l'euro non c'è spazio per la "sinistra". Questo lo sapevano bene i comunisti italiani degli anni '70. Marco Palombi ha riportato alla luce [...] le parole con cui Barca (quello vero, Luciano) scolpì nel 1978 l'alfa e l'omega del progetto di integrazione monetaria europea: "Europa o non Europa questa resta la mascheratura di una politica di deflazione e di recessione anti operaia". In cambi flessibili gli squilibri fra paesi vengono sanati dalla rivalutazione del paese forte, la cui valuta si apprezza fisiologicamente perché molto domandata per motivi commerciali e finanziari. Ma in cambi fissi questo meccanismo cade e gli squilibri devono essere sanati dalla disoccupazione del paese debole.[5]
  • [...] la politica politicante cui i nostri politici sono abituati, quella costruita attorno al feticcio della mediazione, cioè del dimezzamento della verità, non funziona più. Ne è prova Tsipras. Come avevamo previsto a gennaio, la sua vittoria ha portato a un nulla di fatto, e questo perché per raggiungere il potere Tsipras ha fatto ricorso al più bieco e menzognero populismo, continuando a proporre ai greci la moneta forte come strumento di riscatto nazionalista: "Non siamo da meno dei tedeschi, vogliamo l'euro anche noi!" Ma l'euro comporta l'austerità, e quindi per opporsi veramente all'austerità bisogna opporsi all'euro. Difficile però contestare l'euro dopo averlo presentato agli elettori come un valore.[5]
  • Il sottosegretario Zanetti, con il quale ero ieri in tv, ha detto una cosa giustissima – e deve essere proprio giusta per riconoscerlo a un esponente di Scelta Civica – e cioè che chi vuole stare dentro l'euro deve fare dei sacrifici. Questo euro è austerità e un altro non è possibile. Zanetti ci conferma nel 2015 quello che Kaldor (economista a Cambridge) aveva detto nel lontano 1971 commentando il rapporto Werner, primo progetto di moneta unica, e cioè che la moneta unica avrebbe portato tensioni sociali tali da compromettere l'intero progetto europeo [...]. In definitiva, questo euro morirà e morirà anche male, perché i politici non vogliono prendere atto della situazione".[6]
  • Con abilità tattica Tsipras è riuscito a vendere come trionfo della democrazia una mossa demagogica: un referendum su se stesso, indetto per misurare e consolidare il consenso sulla sua persona, mentre la sua strategia politica è viziata da una menzogna che lo esporrà a tradire comunque il proprio mandato elettorale. Quale sia la menzogna è chiaro: non ci può essere un euro senza austerità. La promessa di tenersi il primo rifiutando la seconda non sta in piedi, con buona pace di Tsipras.[7]
  • [...] non si parla più di Brexit perché i dati sono positivi. Mostrare che chi esce sta meglio, che non esistono apocalissi di sorta, è qualcosa che i nostri media non possono permettersi di raccontare.[8]
  • [...] l'assurdità consistente nell'applicare regole procicliche in recessione e anticicliche in espansione. Assurdità apparente perché lo scopo del gioco sappiamo quale sia: influenzare la distribuzione del reddito, cioè mettere le fasce deboli della popolazione in condizione di accettare remunerazioni particolarmente basse per il proprio lavoro. L'austerità non è solo una politica di taglio dei redditi: è soprattutto una politica di redistribuzione dei redditi.[9]
  • Il problema è che i soldi del MES sono "gratis" solo se vengono utilizzati per spese direttamente o indirettamente connesse all'emergenza Covid19. Difficile pensare che si possa giustificare un aumento del 30% della spesa sanitaria per ovviare alle conseguenze di una malattia che ha fatto circa 36.000 vittime, pari a circa il 5% dei morti che si registrano ogni anno del nostro Paese. Intendiamoci: ognuno di questi morti rappresenta per i suoi cari e per la comunità nazionale una tragedia immensa, ma ai controllori del MES di questo non importerà molto. Se scoprissero che i soldi sono stati spesi per interventi "non-COVID", scatterebbe la tagliola prevista dai trattati per chi viola le condizioni del MES [...] E infatti di ricorrere al MES si parla solo in Italia, e solo perché il PD desidera che il Paese possa essere commissariato da Bruxelles quando gli elettori avranno mandato questo Governo a casa.[10]
  • Il nostro sistema economico già soffriva di un deperimento lento e inesorabile causato da regole irrazionali. Nessuno si pone due domande fondamentali: se è vero che l'austerità è stata un errore, perché ci ha danneggiato costringendoci a tagliare gli investimenti pubblici, compromettendo la nostra crescita e la nostra sicurezza, chi ci pagherà questi danni? E se è vero che le regole precedenti erano sbagliate, come noi dicevamo da sempre, tant'è che appena è arrivata una crisi è stato necessario sospenderle, quando passerà la crisi ricominceremo a farci del male come prima?[10]
  • Abbiamo qui, davanti a noi, una rappresentanza di un Governo che è il primo Governo politico in Italia dopo una lunghissima serie di Governi tecnici, il che dimostra che, forse, tutta questa disaffezione per la politica non c’è.[11]
  • [...] prima è stata fatta una citazione, si è parlato di “armi di distrazione di massa” con riferimento a quanto sta accadendo in merito alla questione dei migranti. La citazione è sbagliata, il titolo della professoressa Kelly Greenhill di Harvard che tocca il tema della migrazione, si chiama Armi di migrazione di massa: è stato pubblicato anche in italiano ed è un libro che illustra 51 casi in cui i trafficanti di esseri umani hanno gestito flussi migratori per destabilizzare Paesi democratici.[11]
  • [...] questa idea, secondo cui, nella meravigliosa famiglia europea, la filantropia è distribuita in modo così diseguale che i filantropi sono solo al Nord e i cattivi sono solo al Sud [...] a me lascia un po’ perplesso.[11]
  • [...] il Presidente Draghi è stato chiamato a gestire uno shock che il Paese aveva subito; il Presidente Monti ha causato uno shock al Paese con le politiche di austerità.[11]
  • [Riferendosi al Documento di economia e finanza 2022] Il pragmatismo di questo Governo si dimostra anche nell’averci dato un documento che un parlamentare non dotato delle doti sovrumane di Pico della Mirandola - diciamo così - può affrontare e leggere.[11]
  • [...] mi viene da pensare che un politico prestato alla tecnica come il Ministro Giorgetti farà molto meglio di tanti tecnici prestati alla politica che abbiamo visto succedersi nei Governi dell’ultimo decennio [...][11]
  • [...] ci sono tutte le condizioni, oltre a quelle storiche, a quelle culturali e anche a quelle congiunturali, perché l’Italia vada a trattare in Europa chiedendo pari dignità e non assumendo quell’atteggiamento di pregiudiziale sfiducia in se stessa, quel complesso di inferiorità, quel sentimento di colpevolezza verso colpe che non sono tali [...][11]
  • [...] abbiamo capito che la meravigliosa transizione europea - che è una transizione verso un radioso futuro che non ci viene detto come dovrà essere e quindi noi intanto camminiamo - è un processo effettivamente, molto spesso, di learning by doing, cioè vengono fatte le cose, poi, dopo, si spiega perché le si sono fatte o si capisce perché non le si sarebbe dovute fare.[12]
  • Io credo che certamente per alcuni Parlamenti esteri, che hanno naturalmente il nostro rispetto, e molto probabilmente, quasi certamente, per molti parlamentari italiani, il primo problema non sia salvare l'Italia, ma disciplinarla, imporle alcune regole. Tutto il quadro di politica economica europea si basa su regole che traggono la loro ragion d'essere, la loro operatività e la loro concretezza dalla diffidenza di alcuni Paesi verso altri. Una diffidenza che finora si è rivelata infondata, perché l'Italia ha sempre onorato le proprie obbligazioni, ha sempre rispettato queste regole, ha sempre riformato se stessa e ha sempre aiutato gli altri, ma che continua ad essere il sottostante di questa ansia riformatrice.[12]
  • [...] quello che non viene mai notato a sufficienza è che l'austerità corrisponde al delirio mercantilista di alcuni ideologi di Paesi europei, secondo i quali un Paese è sano solo se è un esportatore netto. Di fatto, applicando le politiche di austerità, i Paesi del Sud hanno ammazzato le loro importazioni e sono diventati esportatori netti, e, quindi, l'Eurozona è diventata, nel suo complesso, un esportatore netto.[12]
  • Non so se ricordate quando Krugman, amichevolmente, celiava con alcuni governanti tedeschi, cercando di spiegare loro che, se tutti i Paesi del mondo fossero stati esportatori netti, la Terra avrebbe dovuto esportare beni su Marte. Questo naturalmente è impossibile.[12]
  • Il miracolo che siamo riusciti a fare è rendere tutti i Paesi europei esportatori netti e, quindi, esportare nel resto dell'economia globale, contribuendo ai suoi squilibri. E lo abbiamo fatto, fra l'altro, in un modo che, storicamente, dà molto fastidio ai nostri partner atlantici, cioè attraverso una svalutazione competitiva dell'euro, che, dal 2014 ad oggi, è andato scivolando sempre più.[12]
  • [...] l'austerità, avendo causato l'esportazione dei forti squilibri interni all'eurozona nel resto dell'economia globale, fatalmente ha urtato contro gli interessi dei nostri partner, mi riferisco in particolare a quelli statunitensi.[12]
  • Io non so voi da quanto vi appassionate di economia, io sono costretto ad appassionarmi dagli anni Ottanta e ricordo che anche negli anni Ottanta si parlava di un Fondo monetario europeo per sovvenire agli squilibri determinati dal sistema monetario europeo, e non si è mai fatto. Perché? Il perché è nelle favole di Esopo: perché c'è uno che dice quia nominor leo e quindi, naturalmente, non si dimostra particolarmente incline a venire incontro ai partner che ritiene più deboli.[12]
  • Personalmente, che i problemi finanziari che l'Europa attraversava, l'Eurozona segnatamente, fossero da individuare nel settore privato, penso di averlo scritto, per la prima volta, 11 anni fa; e non si poteva scrivere, bisognava dire che la colpa era del debito pubblico e che noi cattivi andavamo puniti con l'austerità.[12]
  • Questa mattina mi sono trovato in una trasmissione televisiva dove uno dei tanti sfascisti, quelli che tifano, diciamo così, asteroide su questa maggioranza, e io li piango perché la loro aspirazione sarà frustrata, ha detto una cosa che mi ha particolarmente colpito, che è questa: solo chi si sente europeista, ha legittimità a criticare il disegno europeo.[12]
  • [...] non c'è nulla di male, secondo me, nell'essere populisti, mentre c'è molto di male nell'essere demagoghi [...][12]
  • Ci stiamo trovando in contesti che, forse, solo negli anni Settanta hanno dei precedenti storici comparabili; quindi, questo dibattito sui massimi sistemi europei, di un'Europa che non ci sta aiutando sui veri problemi, cioè sull'energia, forse, ce lo potevamo anche risparmiare.[12]
  • Se Christian Lindner, il Ministro delle Finanze tedesco, ci spiega che il debito nazionale è più conveniente del debito comune europeo, forse una riflessione dovremmo farla. E, naturalmente, la prima riflessione quale sarebbe? Lui ha i Bund, che sono così belli e così appetibili, quindi vende a tassi bassi o negativi e non vuole mischiarsi con chi, come noi, ha dei tassi alti.[12]
  • [...] noi non possiamo aspettarci che il MES ci offra delle condizioni di finanziamento per i nostri squilibri interni più convenienti di quelle che ci offrirebbe il mercato, per il semplice motivo che già oggi stiamo vedendo che, in contesti meno drammatici, un esperimento di mutualizzazione del debito ci sta offrendo tassi di interesse meno vantaggiosi di quelli che avremmo potuto cogliere, intervenendo con strumenti di debito nazionale.[12]
  • Questa storia di buttare il cuore al di là dell'ostacolo spesso si è tradotta in un buttare il cervello al di là dell'ostacolo e non ci ha portato bene.[12]

Il tramonto dell'euroModifica

IncipitModifica

Il 16 novembre 2011 inauguravo il mio blog, goofynomics.blogspot.it, pubblicando un articolo dal titolo I salvataggi che non ci salveranno. La tesi sostenuta era semplice. I migliori economisti internazionali indicavano come i problemi dell'Eurozona non dipendessero dal debito pubblico, in calo pressoché ovunque dallo scoppio della crisi, ma da quello estero.

CitazioniModifica

  • Pur assumendomene tutte le responsabilità, riconosco che questo libro è per molti versi un'opera collettiva. Hanno partecipato intanto tutti gli amici del blog che, leggendo criticamente le prime stesure, mi hanno aiutato a focalizzare i temi e calibrare i toni.
  • Quando Paesi strutturalmente diversi decidono di aggiogarsi sotto una moneta unica, se sorgono problemi, bisogna che nel paese in maggiore difficoltà i lavoratori accettino di farsi tagliare i salari, o magari emigrare in cerca di lavoro. Altrimenti, la moneta unica collasserà.

L'Italia può farcelaModifica

IncipitModifica

Io sono in conflitto di interessi. Lo Stato mi paga lo stipendio e quindi chi lo attacca, lo capite, non può starmi troppo simpatico.

CitazioniModifica

  • Se sono riuscito a portarvi fin qui, spero di avervi trasmesso l'ovvio concetto per cui in economia esiste sempre un lecito contrasto di interessi, e quello meno ovvio per cui spesso l'interesse reale del singolo non coincide con quello da lui percepito.
  • La condizione necessaria per rilanciare la nostra economia è chiaramente indicata dalla teoria economica: lo smantellamento dell'euro.
  • [..] nonostante come uomo di scienza dovrei avere la coscienza a posto nel rivendicare la dignità della mia disciplina [...] devo ammettere, con amarezza, che la professione economica esce completamente screditata da questa crisi, e capirei chi non volesse ascoltare le proposte dell'ennesimo «esperto». Tuttavia, arrivare fin qui mi è costato una discreta fatica, e probabilmente non sarà stata una passeggiata nemmeno per il lettore: abituato a sentir parlare dell'Europa in termini onirici («il sogno europeo»), è stato riportato a contatto con la durezza del vivere da una vagonata di dati, i quali, nonostante le ottime intenzioni e la buona volontà del divulgatore di turno, pongono comunque una sfida intellettuale un po' perché non si è abituati a incontrarli nei media, un po' perché spesso confutano alla radice il raccontino che questi ci ripetono ogni giorno.

Citazioni su L'Italia può farcelaModifica

  • L'Italia può farcela è il titolo dell'ultimo interessante libro dell'economista Alberto Bagnai. In questo lavoro, Bagnai rimarca una verità taciuta ai più, cioè che la crisi italiana (e non solo) non è una crisi di debito pubblico, ma di debito privato. (Gianluca Ferrara)

Citazioni su Alberto BagnaiModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Bagnai, che dell'eterogenea compagnia dei noeuro è forse quello con il curriculum scientifico più articolato. È lui l'autore del libro che viene considerato una sorta di testo sacro della crociata contro la moneta unica. Il titolo è già un programma politico: "Il tramonto dell'euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa". Professore di Politica economica all'università di Pescara, 51 anni, Bagnai ormai gira come una trottola. Colleziona interviste. Ha un blog sul "Fatto Quotidiano". Infaticabile su twitter, organizza convegni con il suo centro studi A/simmetrie. (Vittorio Malagutti)
  • Alberto pensa che l'uscita dall'euro sia fondamentale per risolvere i mali del paese ed io ritengo invece che potrebbe peggiorare le cose invece che migliorarle [...] Alberto si batte pertanto per l'uscita dall'euro io per un cambiamento dell'eurozona nella direzione descritta nell'appello preparato con tre colleghi e firmato da 350 colleghi (che mi è valso l'odioso appellativo di appellista coniato da Alberto). (Leonardo Becchetti)

NoteModifica

  1. Da Caro Emiliano ti scrivo..., goofynomics.blogspot.com, 22 luglio 2012
  2. a b Da Grillo e l'eurocrisi: torniamo all'austerità di Monti?, Il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2013; riportato nella rubrica MicroMega, Repubblica.it, 7 marzo 2013.
  3. Dall'audizione informale nella Commissione Finanze della Camera dei Deputati. Video visibile: COMMISSIONE FINANZE - Presidenza italiana Unione europea, audizione Bagnai, Camera.it, 4 dicembre 2013.
  4. Da Sono i danni della moneta forte in un Paese debole, Il Tempo.it, 26 luglio 2014.
  5. a b Da Grecia, l'esempio del Paese di Tsipras: dentro l'euro non c'è sinistra, Il Fatto Quotidiano.it, 6 giugno 2015.
  6. Dall'intervista L'economista Bagnai: Atene torna alla dracma. L'euro? Morirà male, Affaritaliani.it, 1° luglio 2015.
  7. Da Demagogia e menzogne, Il Tempo.it, 4 luglio 2015.
  8. Dall'intervista di Marco Dozio, Alberto Bagnai: "L'Eurozona sta andando a picco. La catastrofe è l'euro, non la Brexit", Il Populista.it, 6 settembre 2016.
  9. Goofynomics, A futura memoria, 28 novembre 2018.
  10. a b Dall'intervista Bagnai e "il numero magico di 209 miliardi", unionesarda.it, 13 ottobre 2020.
  11. a b c d e f g Dall'intervento alla Camera dei Deputati, Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 8, 9 novembre 2022.
  12. a b c d e f g h i j k l m n Dall'intervento alla Camera dei Deputati, Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 15, 29 novembre 2022.

BibliografiaModifica

  • Alberto Bagnai, Il tramonto dell'euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa, Imprimatur editore, Reggio Emilia, 2012.
  • Alberto Bagnai, L'Italia può farcela: Equità, flessibilità, democrazia. Strategie per vivere nella globalizzazione, Il Saggiatore, 2014.

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