Otto von Bismarck

politico tedesco

Otto Eduard Leopold von Bismarck (1815 – 1898), politico tedesco.

Otto von Bismarck

Citazioni di Otto von BismarckModifica

  • Con un gentiluomo sono sempre più di un gentiluomo; con un mascalzone, cerco di essere più di un mascalzone.
Die Wahrheit aber ist, qu'avec un gentleman je suis toujours gentleman et demi, et que quand j'ai affaire à un corsaire, je tâche d'etre corsaire et demi.[1]
  • Esiste una particolare Provvidenza divina nei confronti dei matti, dei bambini, degli ubriachi e degli Stati Uniti d'America.[2]
  • Il solo sano fondamento di un grande stato – e in ciò questo si distingue essenzialmente da un piccolo stato – è l'egoismo statale, non il romanticismo; e non è degno di un grande stato contendere per una questione che non rientra nel suo particolare interesse.[3]
  • La maggioranza ha molti cuori, ma manca di un cuore.[4]
  • La politica è l'arte del possibile, la scienza del relativo.[5]
  • La politica non è una scienza, come molti signori professori s'immaginano, ma un'arte.
La politica non è una scienza esatta.[6]
Die Politik ist keine Wissenschaft, wie viele der Herren Professoren sich einbilden, sondern eine Kunst.[7]
  • [In un discorso del 17 settembre 1878] Lassalle era un grande ambizioso e forse poteva aver dei dubbi sul fatto che l'impero tedesco si sarebbe concluso con la dinastia degli Hoenzollern oppure con la dinastia dei Lassalle, ma i suoi sentimenti erano assolutamente monarchici.[8]
  • [A chi gli chiedeva come si sarebbe comportato nel caso di uno sbarco degli inglesi nello Schleswig-Holstein] Li farò arrestare![9]
  • Nemmeno il re ha diritto di subordinare l'interesse dello stato alle sue simpatie o antipatie personali.[5]
  • Noi tedeschi temiamo Dio, ma nient'altro al mondo.
Wir Deutsche fürchten Gott, sonst nichts auf der Welt.[10]
Nach Kanossa gehen wir nicht.
  • Per amor del cielo, nessuna alleanza sentimentale in cui la consapevolezza della buona azione sia l'unico compenso per il nostro sacrificio.[5]
  • Quando si dice d'essere d'accordo su una certa cosa in linea di principio, significa che non si ha la minima intenzione di metterla in pratica.[13]
  • [...] una politica sentimentale non conosce reciprocità; è una particolarità esclusivamente prussiana.[14]

Citazioni errateModifica

  • Meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte.
  • Se ti piacciono le leggi e le salsicce, non guardare mai come vengono fatte.
Non esiste alcuna citazione da cui siano state tratte queste frasi o frasi analoghe.

Citato in Franz Herre, BismarckModifica

  • L'uomo di stato non è mai in grado di creare qualcosa da sé; egli può solo aspettare e tendere l'orecchio finché non ode il passo di Dio risuonare negli eventi; a questo punto egli può balzare in avanti e afferrare un lembo del suo mantello – questo è tutto. (p. 116)
  • Possiamo sì spostare in avanti le lancette dell'orologio, ma non per questo il tempo scorre più velocemente; la capacità di sapere attendere l'evolversi degli avvenimenti rappresenta una condizione preliminare per una politica concreta. (p. 240)
  • Lo statista deve vedere per tempo che cosa sta per arrivare e regolarsi di conseguenza. Qualora manchi di farlo le sue misure giungeranno per lo più troppo tardi. Quando il treno è stato istradato su un binario sbagliato e incomincia a scendere la china, se le viti dei freni sono allentate nessuna forza lo preserverà dallo schianto. (p. 419)
  • Ciò che su questa terra impressiona e commuove, ciò che solitamente può essere rappresentato con mezzi umani possiede sempre una parentela con l'angelo caduto, che è bello ma non conosce requie, che è grande nei suoi piani e nei suoi sforzi, ma che non ha successo, che è fiero e triste. (da uno scritto del 1847 alla moglie Johanna von Puttkamer) (p. 424)

AttribuiteModifica

Zeitungsschreiber ein Mensch, der seinen Beruf verfehlt hat.
Macht geht vor Recht

DiscorsiModifica

  • Accetto con gratitudine la più aspra critica, se soltanto rimane imparziale. (30 novembre 1874)
  • Chi tiene ben stretta la borsa, ha il potere. (16 aprile 1868)[17]
  • Ciò che è straniero ha sempre per noi una certa aria signorile. (15 novembre 1849)[17]
  • Con cattive leggi e buoni funzionari si può pur sempre governare. Ma con cattivi funzionari le buone leggi non servono a niente.[17]
  • Gli stupidi dicono che imparano dall'esperienza, io preferisco imparare dall'esperienza degli altri.
  • La libertà è un lusso che non tutti si possono permettere.[17]
  • La libertà è un vago concetto.[17]
  • Le grandi città devono essere cancellate dalla faccia della terra. (20 marzo 1852)[17]
  • Mai fidarsi di un russo, perché un russo non crede neanche a se stesso.
  • Nei conflitti europei, per i quali non c'è un tribunale competente, il diritto si fa valere solo con le baionette. (22 gennaio 1864)[18]
  • Non c'è vocabolo di cui non si sia oggi fatto così largo abuso come di questa parola: libero... Non mi fido di quel vocabolo, per la ragione che nessuno vuole la libertà per tutti; ciascuno la vuole per sé. (15 marzo 1884)[17]
  • Non si fa la politica con discorsi, feste popolari e canti, la si fa solo con sangue e ferro. (28 gennaio 1886)[17]
  • Non si mente mai così tanto prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia.
  • Quanto più forti siamo, tanto meno probabile è la guerra. (11 gennaio 1887)
  • Un grande stato non può essere governato in base alle opinioni di partito. (15 gennaio 1867)[17]
  • Un vero statista, quando gli viene a mancare il nemico, se lo deve inventare.
  • Vi sono tempi in cui c'è bisogno di un governo liberale ed epoche in cui c'è bisogno di una dittatura; tutto cambia, qui non esiste eternità. (24 febbraio 1881)[17]

Citazioni su Otto von BismarckModifica

  • All'indomani della strepitosa vittoria del 1871 [nella guerra franco-prussiana], il Bismarck era dominato dalla preoccupazione che una coalizione europea potesse formarsi ai danni del nuovo impero [tedesco] come già quelle organizzatesi contro Napoleone I avevano finito per averne ragione. Gli avvenimenti verificatisi alquanti anni dopo la morte del cancelliere[19] hanno luminosamente provato la fondatezza del suo timore. (Giuseppe Gallavresi)
  • Col suo connubio contro natura tra federicianesimo e bonapartismo Bismark raggiunse se non altro uno scopo – non certo per il bene della Germania e dei tedeschi: separò alleati naturali quali il nazionalismo e la liberal-democrazia. Il primo egli l'usò a guisa di una scopa di cui non si sarebbe mai più liberato. La seconda la ricacciò in un angolo dal quale non sarebbe più uscita allo scoperto per un lungo tempo. (Franz Herre)
  • Due uomini furono i principali creatori del mondo moderno: Rockefeller e Bismarck. L'uno nell'economia, l'altro nella politica, rovinarono il sogno liberale di un'universale felicità raggiunta attraverso la concorrenza individuale, sostituendovi il monopolio e lo Stato considerato come una corporazione, o almeno dei movimenti verso queste forme. (Bertrand Russell)
  • E ghigno già oggi al pensiero di quando dirò «Bismarck» e tu dovrai ricordarti chi fosse: non hai idea di quanto sia fiera della sua immortalità la gente che mi circonda. (Kurt Tucholsky)
  • Egli amava le difficoltà di governo e non fuggiva dinanzi alle responsabilità, ma lo infastidiscono gli ostacoli inutili, i bastoni fra le ruote, le ciarle pettegole delle comari che cercano il pretesto di attaccar briga con chi sospettano non le abbia in gran conto. Non è vero che il Bismarck disprezzava l'opinione pubblica, pensava solo che quella che i partiti fanno passare per tale non è sempre la vera. (Pietro Chimienti)
  • Egli non ammetteva nello Stato, che due elementi, il re ed il popolo. Dobbiamo aggiungerne un terzo, l'armata. Re, armata, popolo, ecco la trinità del sistema bismarckiano. L'armata, si capisce, potrà servire alla occorrenza, per far intendere ragione al popolo, quando questi non voglia saperne dei benefici del Re. (Gaetano Negri)
  • Ho sempre ammirato Bismarck non tanto per il suo genio quanto per la forza colossale della sua volontà che il mondo vide agire costantemente, ordinatamente, inesorabilmente come una energia della natura. In questo egli mi pare quasi sovrumano. Nella lucidità meravigliosa del pensiero e della parola, nello sdegno delle idealità vaghe, delle astrazioni metafisiche mi pare quasi sovratedesco; e osservo che la Provvidenza per fare una e grande la nazione germanica ha suscitato in mezzo a lei un uomo disforme in molte parti da lei, come per fare una e grande la nazione italiana ha suscitato un uomo che non aveva intelletto d'arte. (Antonio Fogazzaro)
  • L'Eracle prussiano, quale Bismark era già considerato dai pochi amici ancora rimastigli, era costretto a compiere una fatica erculea via l'altra. Evocando il diritto di autodeterminazione, confinò il britannico leone di Nemea nella caverna insulare. Catturò col cappio polacco il russo cinghiale d'Erimanto. Allettò con compensazioni il francese toro di Creta spingendolo dove gli tornava utile. L'Eracle-Bismarck era inoltre sul punto di domare il Cerbero austriaco e di rispedirlo nell'Ade, ripulendo le stalle d'Augia del particolarismo tedesco e riportando nella sua riserva prussiana i buoi di Gerione, vale a dire principi e principini tedeschi.
    Egli convinse infine il proprio re di essere l'unica persona in grado di cogliere per lui i pomo d'oro delle Esperidi rappresentati da vittoria fama e grandezza. A rimanere incerta era ancora la lotta con l'idra di Lerna, il parlamento, che da ogni testa mozzata ne generava altre due, nonché con gli uccelli del lago Stinfalo, vale a dire i nazionalisti tedeschi che il sonaglio di ferro dell'Eracle prussiano non era ancora riuscito a cacciare dal querceto. (Franz Herre)
  • L'idea di Bismarck è diventata di colpo geniale, e Bismarck stesso un genio; ma è sospetta proprio questa rapidità: voglio vedere Bismarck tra dieci anni e vedremo allora cosa sarà rimasto della sua idea e, magari, dello stesso signor cancelliere. (Fëdor Dostoevskij)
  • Ma, poiché ho nominato il Principe di Bismarck, del quale solo tra gli uomini di Stato del sec. XIX, è possibile, ed è anzi diventato quasi di prammatica, in ogni punto, il parallelo con il Conte di Cavour, mi si consenta di segnare qui da ultimo una nota di indiscutibile superiorità (almeno in questo campo) dell'italiano sopra il germanico.
    Anima tutta quanta medioevale quest'ultimo, e spirito pur nella sua brutalità essenzialmente romantico, siccome gli scritti intimi di lui, che man mano vengono in luce, hanno non senza sorpresa del grosso pubblico rilevato, egli era suscettivo di sincera esaltazione mistica, di vero pathos filosofico, di schietta e fine commozione poetica: non, per contro, di penetrazione scientifica, non, soprattutto, di fede nella scienza. La sua struttura mentale, poggiante tutta sul principio di autorità, inteso nella maniera più assoluta e trascendentale, i suoi non mai smentiti propositi di ricostruzione della società intiera sulle basi di quel principio, in odio a quello da lui detestatissimo di libertà, lo avrebbero reso sempre refrattario al vero spirito scientifico, o, quanto meno, al moderno. E ciò per la catena infrangibile che lega il Sic volo, sic iubeo della vita pratica all'Ipse dixit della speculativa. (Francesco Ruffini)
  • Nel castello di Varzin una sera dell'autunno del 1877 – è un amico, il signor Moritz Busch, che racconta – il principe Ottone di Bismarck si era seduto, dopo il pranzo, innanzi al camino e, contrariamente alle sue abitudini, taceva assorto in chi sa quali pensieri, mentre di tempo in tempo, sbadatamente, attizzava con le molle il fuoco. Gli amici intorno rispettavano la sua meditazione, tacendo anch'essi; quando a un tratto, di propria iniziativa, il principe ruppe il silenzio e cominciò un lungo lamento, lagnandosi di aver cavata poca gioia da tutta la sua tempestosa attività di statista e di aver tanto lavorato, senza riescire a far nessuno felice; non sé stesso, non la sua famiglia, non gli altri! Alcuni dei presenti si prestarono compiacentemente all'ufficio di obiettatori, e contraddissero che egli aveva invece fatta felice una intera nazione.
    Ma il principe: "No, no: ho fatto molti infelici. Senza me, tre grandi guerre non sarebbero successe; ottantamila uomini non sarebbero periti; e padri e fratelli e sorelle e vedove non piangerebbero adesso. Di questo – è vero – io avrò a rendere conto dinanzi a Dio; ma ad ogni modo di gioia io ne ho cavata poco o niente da quanto ho fatto; e non ho avuto che disinganni, cure e travagli". (Guglielmo Ferrero)
  • Otto von Bismarck-Shonhausen per l'unità germanica | si annette mezza Europa. (Rino Gaetano)
  • Per Bismarck, al contrario [di Cavour], la libertà era una chimera, quasi una pazzia. Sosteneva che nel governo i pochi periti devono dirigere. Copriva di sarcasmo, del quale era maestro, la pretesa che l'opinione della moltitudine, se si contasse a migliaia od a milioni, potesse avere alcun valore. Per conseguenza, disprezzava il suffragio, ed aborriva il suffragio universale. La libertà, diceva spesso, è la parola magica dei demagoghi. (W. R. Thayer)
  • Tu sei la Forza. Avanti dunque o conte, | principe, duca, esci dal tuo maniero, | galoppa sulla cupa eco del ponte, || corri pel mondo, ancora tuo!... Guerriero | dalla lunga ombra, ferma il tuo cavallo | nel campo, sotto quello stormo nero! (Giovanni Pascoli)

NoteModifica

  1. Citato in Eduard von Wertheimer, Graf Julius Andrássy. Sein Leben und seine Zeit, vol. III, Deutsche Verlags-Anstalt, Stoccarda, 1914, pp. 42-43.
  2. Citato in Mauro della Porta Raffo, USA 1776/2016, libro II, p. 13.
  3. Citato in Fumagalli, pp. 607-608.
  4. Citato in Focus n. 62, p. 181.
  5. a b c Citato in Kissinger, p. 92.
  6. Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto, Hoepli, Milano, 2007, p. 197. ISBN 88-203-0092-3
  7. Dal discorso tenuto alla Camera prussiana dei Signori il 18 dicembre 1863 ed al Reichstag il 15 marzo 1884.
  8. Citato in Werner Hofmann, Da Babeuf a Marcuse. Storia delle idee e dei movimenti sociali nei secoli XIX e XX (Ideengeschichte der sozialen Bewegung), traduzione di Angelica Comello e Gudrun Marschall, Gli Oscar, Arnoldo Mondadori Editore, 1971, p. 67.
  9. Citato in Fumagalli, p. 680.
  10. Dal Discorso al Reichstag del 6 febbraio 1888 pronunciato a seguito dell'atteggiamento minaccioso della Russia.
  11. Citato in Cesare Marchi, in Le ultime monarchie, p. 33, 1973, Istituto Geografico De Agostini.
  12. Dal Discorso al Reichstag del 14 maggio 1872.
  13. Citato in Focus, n. 117, p. 183.
  14. Citato in Kissinger, p. 91.
  15. Citato in Fumagalli, p. 267.
  16. Bismarck smentì sempre di aver pronunciato questa frase attribuitagli. Cfr. Fumagalli, p. 165.
  17. a b c d e f g h i j Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
  18. Citato in Focus n. 85, p. 180.
  19. La sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale.

BibliografiaModifica

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