Giuseppe Fumagalli

bibliografo e bibliotecario italiano

Giuseppe Fumagalli (1863 – 1939), bibliografo italiano.

Citazioni di Giuseppe Fumagalli

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  • E veramente il latino, per quanto sia convenzionalmente registrato fra le lingue morte, rientra da ogni parte nella vita vissuta di ogni giorno. C'entra con i riti della chiesa cattolica, con le massime e la procedura del diritto romano, con le tradizioni della filosofia medievale. Dal latino medesimo la storia naturale ha preso a prestito la nomenclatura scientifica degli animali e delle piante, come l'araldica ricorre ad esso per le divise e i motti. La Bibbia e i classici danno continuo argomento di citazioni, anche a chi non fa né il sacerdote né il maestro di scuola: e non solo ne sono piene le opere letterarie ma se ne vale largamente l'oratoria, e non meno quella sacra o forense, che quella civile, sia parlamentare, sia accademica, sia d'altro genere.[1]

Chi l'ha detto?

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Chi l'ha detto?
  • Facile è il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poiché talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese [La Rochefoucauld] che "Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre", e il peggio è questo, che quasi sempre persuadono male e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso: "Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato" [Ovidio, Amores]
  • Il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare difetto o la lettura o la memoria; quindi "Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati" come scrisse il Parini in principio della dedicatoria Alla Moda che precede Il Mattino.
  • Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell'età classica, quanto della bassa latinità.
  • Talora il presente è così doloroso che non si può trovare conforto se non rimuovendone il pensiero e quasi imponendo a sé stesso d'ignorarlo.
  • Un altro bell'originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia Salvatore Fenicia, presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo [Ruvo di Puglia, n.d.r.] nel 1793. Quest'altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d'incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi.
  • Uno dei primi effetti dell'abitudine è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario finanche il superfluo.
  1. Dalla Prefazione a L'ape latina, Hoepli, Milano, 1955, pp. VII-VIII.

Bibliografia

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