Kurt Vonnegut

scrittore e saggista statunitense
Kurt Vonnegut negli anni Quaranta

Kurt Vonnegut, Jr. (1922 – 2007), scrittore statunitense.

Citazioni di Kurt VonnegutModifica

  • La gente non viene in chiesa per la predica, naturalmente, ma per sognare ad occhi aperti Dio.
People don't come to church for preachments, of course, but to daydream about God.[1]
  • Le comunità virtuali non costruiscono nulla. Non ti resta niente in mano. Gli uomini sono animali fatti per danzare. Quant'è bello alzarsi, uscire di casa e fare qualcosa. Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare. Non date retta a chi dice altrimenti.[2]
  • Mio zio Alex Vonnegut [...], mi insegnò una cosa molto importante. Disse che quando le cose vanno davvero bene dovremmo fare in modo di accorgercene. Non parlava di grandi trionfi bensì di semplici epifanie: bere una limonata all'ombra in un pomeriggio afoso, sentire il profumo di una panetteria vicina, pescare e fregarsene se si pesca qualcosa o no, ascoltare qualcuno che suona bene il piano nell'appartamento accanto al nostro. Zio Alex mi suggeriva, in tali occasioni, di dire a voce alta: "Se non è bello questo, cosa mai lo è?"[3]
  • Neppure il Creatore dell'Universo conosceva quello che l'Uomo stava per dire. Forse l'Uomo era un Universo migliore allo stadio giovanile.[4]
  • Noi facciamo ciò che dobbiamo, | ciò che dobbiamo, confusamente dobbiamo, | confusamente facciamo, confusamente dobbiamo, | finché scoppiamo, fisicamente scoppiamo, fisicamente scoppiamo.[5]
  • Ora, voi giovinastri volete un nome nuovo per la vostra generazione? O forse no, volete solo trovarvi un lavoro, giusto? Be', i media ci fanno un grandissimo favore a chiamarvi Generazione X, vero o no? Giusto a due lettere dalla fine dell'alfabeto. E dunque io ora vi battezzo Generazione A e vi dichiaro all'inizio di una serie di trionfi e fallimenti spettacolari, allo stesso modo di Adamo ed Eva tanti anni fa.[6]
  • Per favore, un po' meno d'amore e un po' più di dignità.[7]
  • 1. Riducete e stabilizzate la popolazione.
    2. Smettete di avvelenare l'aria, l'acqua e il terreno.
    3. Smettete di prepararvi alla guerra e datevi da fare coi vostri veri problemi.
    4. Insegnate ai vostri figli e anche a voi stessi, finché ci siete, come abitare un piccolo pianeta senza collaborare a ucciderlo.
    5. Smettete di pensare che la scienza possa aggiustare tutto se le date 3 miliardi di dollari.
    6. Smettete di pensare che i vostri nipoti saranno OK, per quanto spreconi possiate essere voi, perché potranno andare su un bel pianeta nuovo con una nave spaziale. Questo è veramente stupido e meschino.[8]
  • Storia: Tutti su Marte vengono dalla Terra. Credevano che su Marte sarebbero stati meglio. Nessuno riesce a ricordare cosa ci fosse di tanto brutto sulla Terra. [...] Psicologia: Il grosso guaio di questi stupidi bastardi è che sono troppo stupidi per credere che esista una cosa come l'intelligenza.[9]
  • Troppo lavoro e niente svago [...] rende tonti.[10]

AttribuiteModifica

  • Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.
    Ma accetta il consiglio... per questa volta.
[Citazione errata] Questa è l'ultima parte del monologo finale del film The Big Kahuna (2000). Il brano è anche conosciuto come Wear sunscreen ed è apparso per la prima volta sul web nel giugno 1997 sotto forma di catena di Sant'Antonio: il testo veniva indicato come un discorso ai laureati del Mit (Massachusetts Institute of Technology) pronunciato da Kurt Vonnegut. Lo stesso Vonnegut tuttavia affermò di non essere mai stato al Mit e di non aver mai pronunciato tale discorso. Il vero autore del testo, infatti, è Mary Schmich, una giornalista del Chicago Tribune che il 1º giugno 1997 pubblicò questo articolo (Advice, like youth, probably just wasted on the young) come una sorta di "Guida alla vita per i neolaureati". Baz Luhrmann nel 1998 realizzò un singolo musicale partendo da questo testo, Everybody's free to wear sunscreen. Dopo aver visto il film Linus, nel 2002, rimase colpito dal monologo finale e decise di realizzarne una versione in italiano, Accetta il consiglio, utilizzando il testo italiano dei sottotitoli del film e lo stesso sottofondo musicale. Tale brano viene recitato da Giorgio Lopez, il quale aveva doppiato Danny DeVito in molti film ma non in The Big Kahuna.[11]

Dio la benedica, Mr RosewaterModifica

  • Da molto tempo si è insegnato agli americani a odiare tutti coloro che non vogliono o non possono lavorare, e addirittura a odiarsi, per questo.[12]
  • Vi amo, figli di puttana. Voi siete i soli che leggo, ormai. Voi siete i soli che parlano dei cambiamenti veramente terribili che sono in corso, voi siete i soli abbastanza pazzi per capire che la vita è un viaggio spaziale, e neppure breve: un viaggio spaziale che durerà miliardi di anni. Voi siete i soli che hanno abbastanza fegato per interessarsi veramente del futuro, per notare veramente quello che ci fanno le macchine, quello che ci fanno le guerre, quello che ci fanno le città, quello che ci fanno le idee semplici e grandi, quello che ci fanno gli equivoci tremendi, gli errori, gli incidenti e le catastrofi. Voi siete i soli abbastanza stupidi per tormentarvi al pensiero del tempo e delle distanze senza limiti, dei misteri imperituri, del fatto che stiamo decidendo proprio in questa epoca se il viaggio spaziale del prossimo miliardo di anni o giù di lì sarà il Paradiso o l'Inferno.[13]
  • Salve, piccini. Benvenuti sulla Terra. È calda d'estate e fredda d'inverno. È rotonda, umida ed affollata. Al massimo, piccini, avrete un centinaio d'anni da passare qui. E c'è solo una regola che conosco, piccini... Maledizione, dovete essere buoni.[14]

Ghiaccio-noveModifica

IncipitModifica

Chiamatemi Jonah. I miei genitori mi chiamavano più o meno così. Mi chiamavano John.
Jonah o John... se anche mi fossi chiamato Sam, sarei rimasto un Jonah – e non perché fossi un menagramo, ma perché c'era sempre qualcosa o qualcuno che mi scaraventava puntualmente in determinati posti, in determinati momenti. Non senza i debiti mezzi e motivi, convenzionali o strambi che fossero. E, nel pieno rispetto del piano, allo scoccare del secondo stabilito, questo Jonah era lì, nel posto stabilito.
State a sentire:
Quando ero più giovane – due mogli or sono, più 250.000 sigarette e 50.000 cicchetti...
Quando ero molto, ma molto più giovane, incominciai a raccogliere il materiale per un libro che doveva intitolarsi Il giorno in cui il mondo finì.

CitazioniModifica

  • Niente è vero, in questo libro.
  • Alla tigre tocca cacciare
    All'uccello tocca volare
    All'uomo tocca chiedersi: "Perché? Perché? Perché?".
    Alla tigre tocca dormire
    All'uccello tocca posarsi
    E all'uomo raccontarsi
    Che è ancora in grado di capire.
  • Questo è un laboratorio di ri-cerca. Ri-cercare vuol dire cercare di nuovo? Vuol dire che stanno cercando qualcosa che avevano trovato una volta e che poi è scappata, in un modo o in un altro, e adesso devono ri-cercarla? Perché dovevano costruire un palazzo come questo [...] e riempirlo di tutti questi matti? Cos'è che cercano di trovare di nuovo? E chi l'ha perduto?
  • La gente non fa che suggerire delle cose, lo fa in continuazione, ma non è nella natura del ricercatore puro prendere in considerazione i suggerimenti. La testa del ricercatore è piena di progetto assolutamente personali, ed è proprio questo che vogliamo. (cap. 19)
  • A volte mi chiedo se non fosse nato morto. Non ho mai conosciuto un uomo meno interessato alla vita di lui. A volte penso che sia proprio questo il problema del mondo: troppa gente, in alto loco, che è morta stecchita. (cap. 33)
  • Allora, quando fu irrimediabilmente chiaro che nessuna riforma governativa o economica avrebbe reso il popolo meno miserabile, la religione divenne l'unico vero strumento di speranza. La verità era nemica del popolo, perché la verità era orribile, pertanto Bokonon si dedicò a fornire al popolo bugie migliori. [...] Man mano che cresceva la leggenda vivente del crudele tiranno e del mite santone nella giungla, cresceva di pari passo la felicità della popolazione. (capp. 78-79)
  • Se allora fossi stato bokononista, riflettendo sul miracoloso intrico della catena di avvenimenti che aveva portato i soldi della dinamite a quella particolare ditta di marmisti, avrei sussurrato: "laborioso, laborioso, laborioso".
    Laborioso, laborioso, laborioso è ciò che sussurriamo noi bokononisti ogni volta che pensiamo a quanto è complicato e imprevedibile, in realtà, il meccanismo della vita.
    Ma allora, da cristiano, tutto quello che riuscii a dire fu: "La vita è proprio buffa certe volte."
    "E certe volte no" disse Marvin Breed.
  • La stanza parve inclinarsi, le pareti, il soffitto e il pavimento si trasformarono momentaneamente nelle aperture di molti tunnel – tunnel che portavano in tutte le direzioni attraverso il tempo. Ebbi una visione bokononista dell'unità di ogni secondo di tutto il tempo e di tutta l'umanità errante, di tutti gli uomini, tutte le donne e tutti i bambini che vagavano all'infinito.
  • Forse, quando commemoriamo la guerra, dovremmo toglierci i vestiti e dipingerci di blu e camminare per tutto il giorno a quattro zampe grufolando come maiali. Questo sarebbe indubbiamente più appropriato di qualsiasi nobile discorso e sventolio di bandiere e presentat'arm con fucili ben oliati.

ExplicitModifica

Se fossi più giovane, scriverei una storia della stupidità umana, e scalerei la vetta del Monte McCabe e mi sdraierei sulla schiena con la mia storia per cuscino; e raccoglierei da terra un po' di quel veleno biancoazzurro che trasforma gli uomini in statue; e trasformerei in una statua anche me stesso, sdraiato sul dorso, con un ghigno orrendo, e il pollice sul naso a fare maramao a Tu Sai Chi.

Madre notteModifica

  • Dite quel che volete del sublime miracolo di una fede senza dubbi, ma io continuerò a ritenerla una cosa assolutamente spaventosa e vile.
  • Mi sentii agghiacciare. Non era un senso di colpa che mi agghiacciava. Avevo imparato a non sentirmi mai colpevole. Non era la spaventosa sensazione di sentirmi ormai inevitabilmente perduto che mi agghiacciava. Avevo imparato a non far tesoro di nulla. Non era l'odio per la morte che mi agghiacciava. Avevo imparato a considerare la morte come un'amica. Non era una rabbia sconsolata che mi agghiacciava. Avevo imparato che un uomo farebbe meglio a cercare di tirare tempestate di diamanti in un tombino, piuttosto che aspettarsi giusti castighi e ricompense. Non era il pensiero di essere così poco amato che mi agghiacciava. Avevo imparato a vivere senza amore. Non era la crudeltà di Dio che mi agghiacciava. Avevo imparato a non aspettarmi mai nulla da Dio. Quel che mi agghiacciava era il fatto di non avere assolutamente alcun motivo per muovermi in una direzione piuttosto che in un'altra. Era stata la curiosità a farmi procedere per tutti quegli anni morti e senza scopo. Adesso era morta e sepolta anche quella.
  • Noi siamo ciò che facciamo finta di essere, e dovremmo porre più attenzione in ciò che facciamo finta di essere.

Mattatoio n. 5Modifica

IncipitModifica

Luigi Brioschi, 1970Modifica

È tutto accaduto, più o meno. I brani di guerra, in ogni caso, sono abbastanza veri. Un tale che conoscevo fu "veramente ucciso", a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro che conoscevo minacciò "veramente" di fare ammazzare i suoi nemici personali, dopo la guerra, da dei killer. E così via. Ho cambiato tutti i nomi.
Io tornai "veramente" a Dresda con i soldi della Fondazione Guggenheim (Dio la benedica) nel 1967. Somigliava molto a Dayton, nell'Ohio, ma c'erano più spazi vuoti che a Dayton. Nel terreno dovevano esserci tonnellate d'ossa umane.
[Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5 o la crociata dei bambini (Danza obbligata, con la morte), traduzione di Luigi Brioschi, Mondadori, 1970.]

Luigi Brioschi, 2005Modifica

È tutto accaduto, più o meno. Le parti sulla guerra, in ogni caso, sono abbastanza vere. Un tale che conoscevo fu veramente ucciso, a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro tizio che conoscevo minacciò veramente di far uccidere i suoi nemici personali, dopo la guerra, da killer prezzolati. E così via. Ho cambiato tutti i nomi.
Io ci tornai veramente a Dresda, con i soldi della Fondazione Guggenheim (Dio la benedica), nel 1967. Somigliava molto a Dayton, nell'Ohio, ma c'erano più aree deserte che a Dayton. Nel terreno dovevano esserci tonnellate di ossa umane.
[Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini, trad. di Luigi Brioschi, Feltrinelli, 2005]

CitazioniModifica

   Molte citazioni mancano di riferimenti bibliografici

  • Così va la vita.
  • Non vi dirò quanto mi è costato, in soldi, tempo e ansietà, questo schifoso libretto. Ventitré anni fa, quando tornai a casa dalla Seconda guerra mondiale, pensavo che mi sarebbe stato facile scrivere della distruzione di Dresda, dato non avrei dovuto fare altro che riferire ciò che avevo visto. E pensavo anche che sarebbe stato un capolavoro o per lo meno che mi avrebbe fatto guadagnare un mucchio di quattrini, dato che il tema era così forte. Ma allora non mi venivano molte parole da dire su Dresda, o almeno non abbastanza da cavarne un libro. E non me ne vengono molte neanche ora, che sono diventato un vecchio rudere con i suoi ricordi e le sue Pall Mall e i figli grandi.
  • Quello che voleva dire, naturalmente, era che ci saranno sempre le guerre, che impedire una guerra è facile come fermare un ghiacciaio. E lo credo anch'io. E poi, anche se le guerre non fossero come i ghiacciai, ci sarebbe sempre la morte, la morte pura e semplice.
  • [...] perché non c'è nulla di intelligente da dire su un massacro. Si suppone che tutti siano morti, e non abbiano più niente da dire o da pretendere. Dopo un massacro tutto dovrebbe tacere, e infatti tutto tace, sempre, tranne gli uccelli. E gli uccelli cosa dicono? Tutto quello che c'è da dire su un massacro, cose come "Puu-tii-uiit?"
  • E io mi domandai rispetto al presente, quanto vasto fosse, quanto profondo fosse, quanto fosse mio.
  • L'essere proveniente dallo spazio studiò a fondo il cristianesimo per capire, se possibile, perché per i cristiani fosse tanto facile esser crudeli. Concluse che il guaio derivava almeno in parte dal modo trasandato in cui era scritto il Nuovo Testamento. [...] Ma i Vangeli finirono in realtà per insegnare questo: Prima di uccidere un uomo, accertatevi bene che non sia imparentato con qualcuno di importante. Così va la vita. (cap. 5; 1988, p. 108)
  • Non ci sono quasi personaggi, in questa storia, e non ci sono quasi confronti drammatici, perché la maggior parte degli individui che vi compaiono sono malridotti, sono solo giocattoli indifferenti in mano a forze immense. Uno dei principali effetti della guerra, in fondo, è che la gente è scoraggiata dal farsi personaggio. (cap. 8; 1988, p. 159)
  • "Sa," disse, "noi qui, la guerra abbiamo dovuto immaginarcela, e ci siamo immaginati che a farla fossero degli anziani come noi. Avevamo dimenticato che a fare la guerra sono i ragazzini. Quando ho visto quelle facce appena rasate, è stato uno choc. ‘Dio mio, Dio mio', mi sono detto, ‘questa è la Crociata dei Bambini'".
  • Vista a rovescio da Billy, la storia era questa: gli aerei americani, pieni di fori e di feriti e di cadaveri decollavano all'indietro da un campo di aviazione in Inghilterra. Quando furono sopra la Francia, alcuni caccia tedeschi li raggiunsero, sempre volando all'indietro, e succhiarono proiettili e schegge da alcuni degli aerei e degli aviatori. Fecero lo stesso con alcuni bombardieri americani distrutti, che erano a terra e poi decollarono all'indietro, per unirsi alla formazione. Lo stormo, volando all'indietro, sorvolò una città tedesca in fiamme. I bombardieri aprirono i portelli del vano bombe, esercitarono un miracoloso magnetismo che ridusse gli incendi e li raccolse in recipienti cilindrici di acciaio, e sollevarono questi recipienti fino a farli sparire nel ventre degli aerei. I contenitori furono sistemati ordinatamente su alcune rastrelliere. Anche i tedeschi, là sotto, avevano degli strumenti portentosi, costituiti da lunghi tubi di acciaio. Li usavano per succhiare altri frammenti dagli aviatori e dagli aerei. Ma c'erano ancora degli americani feriti, e qualche bombardiere era gravemente danneggiato. Sopra la Francia, però, i caccia tedeschi tornarono ad alzarsi e rimisero tutti e tutto a nuovo. Quando i bombardieri tornarono alla base, i cilindri di acciaio furono tolti dalle rastrelliere e rimandati negli Stati Uniti, dove c'erano degli stabilimenti impegnati giorno e notte a smantellarli, e separarne il pericoloso contenuto e a riportarlo allo stato di minerale. Cosa commovente, erano soprattutto le donne a fare questo lavoro. I minerali venivano poi spediti a specialisti in zone remote. Là dovevano rimetterli nel terreno e nasconderli per bene in modo che non potessero più fare male a nessuno.
  • La colonna di uomini malconci e vacillanti raggiunse il cancello del mattatoio di Dresda, poi entrò. Il mattatoio non era più un posto affollato. Quasi tutto il bestiame tedesco era stato ucciso, mangiato ed espulso da esseri umani, soldati per lo più. Così va la vita. Gli americani vennero condotti al quinto edificio oltre il cancello. Era un cubo di cemento a un piano con porte scorrevoli davanti e di dietro. Era stato costruito come porcilaia per i maiali prima della macellazione. Ora sarebbe stato la casa lontano da casa di cento prigionieri di guerra americani. Dentro c'erano cuccette, due stufe panciute e un rubinetto. Dietro il rubinetto c'era una latrina, formata da una sbarra con i buglioli sotto. Sopra la porta dell'edificio c'era un grosso numero. Il numero era "cinque". Prima che gli americani potessero entrare, la guardia che faceva da interprete disse loro di ricordare quel semplice indirizzo, nel caso si fossero persi nella grande città. Il loro indirizzo era questo: Schlachthofunf. Schlachthof significava mattatoio; funf era il vecchio buon numero "cinque".
  • Billy è andato a dormire che era un vedovo rimbambito e si è risvegliato il giorno delle sue nozze. Ha varcato una soglia nel 1955 ed è uscito da un'altra nel 1941. È tornato indietro da quella porta e si è ritrovato nel 1963. Ha visto molte volte la propria nascita e la propria morte, dice, e rivive di tanto in tanto tutti i fatti accaduti nel frattempo.
  • Lui era giù nel deposito della carne, la notte che Dresda venne distrutta. Sopra si sentivano come dei passi di giganti: erano grappoli di bombe ad alto potenziale che cadevano. I giganti non la smettevano più di camminare. Il deposito della carne era un rifugio sicurissimo. Là sotto cadeva solo, di tanto in tanto, una pioggia di polvere d'intonaco. C'erano gli americani, quattro delle loro guardie, alcune carcasse di animali e nessun altro. Le altre guardie, prima che cominciasse il bombardamento, erano tornate al calduccio delle loro case a Dresda. Sarebbero rimaste tutte uccise insieme alle loro famiglie.Così va la vita.Anche le ragazze che Billy aveva visto nude stavano morendo, in un rifugio molto meno solido, in un altro punto del macello.Così va la vita.Ogni tanto una guardia andava in cima alle scale a vedere cosa stava succedendo là fuori, poi tornava giù e bisbigliava qualcosa alle altre. C'erano degli incendi, fuori. Dresda era tutta una sola, grande fiammata. Quell'unica fiammata stava divorando ogni sostanza organica, ogni cosa capace di bruciare.Non fu prudente uscire dal rifugio fino a mezzogiorno dell'indomani. Quando gli americani e le loro guardie vennero fuori, il cielo era nero di fumo. Il sole era una capocchia di spillo. Dresda ormai era come la luna, nient'altro che minerali. I sassi scottavano. Nei dintorni erano tutti morti. Così va la vita.
  • Che il bombardamento di Dresda sia stato una grande tragedia nessuno può negarlo. Che fosse realmente una necessità militare pochi, dopo avere letto questo libro, lo crederanno. È stata una di quelle cose terribili che a volte accadono in tempo di guerra, causate da una sfortunata combinazione di circostanze. Coloro che l'approvarono non erano né malvagi, né crudeli, ma può darsi benissimo che fossero troppo lontani dall'amara realtà della guerra per comprendere pienamente il terrificante potere distruttivo dei bombardamenti aerei nella primavera del 1945.
  • Quando arrivarono al mattatoio, Billy rimase sul carro a crogiolarsi al sole. Gli altri andarono in cerca di souvenir. Successivamente, i tralfamadoriani avrebbero consigliato a Billy di concentrarsi sui momenti felici della vita e di ignorare quelli tristi, di puntare lo sguardo solo sulle cose belle mentre l'eternità di fermava. Se gli fosse stato possibile realizzare questo tipo di selettività, forse Billy come momento più felice avrebbe scelto quello in cui se ne stava a sonnecchiare in fondo al carro, al sole.
  • Tra parentesi, Trout aveva scritto un libro su un albero che faceva soldi. Aveva come foglie dei biglietti da venti dollari. I suoi fiori erano titoli di stato. I suoi frutti erano diamanti. Attirava gli esseri umani, che si ammazzavano tra loro alle sue radici e così diventavano un ottimo fertilizzante. Così va la vita.
  • Su Tralfamadore, dice Billy Pilgrim, non c'è molto interesse per Gesù Cristo. La figura terrestre che più colpisce i Tralfamadoriani, dice lui, è quella di Charles Darwin, che insegnò che chi muore deve morire e che i cadaveri sono un miglioramento. Così va la vita.
  • E una mattina si alzarono e scoprirono che la porta era aperta. La Seconda Guerra Mondiale in Europa era finita.

Incipit di alcune opereModifica

Distruggete le macchineModifica

Ilium, New York, è divisa in tre parti.[15]

Hocus PocusModifica

L'autore di questo libro non disponeva di carta da scrivere di uniforme formato e qualità.[15]

La colazione dei campioniModifica

Questo è il racconto dell'incontro di due uomini bianchi, solitari, macilenti e abbastanza anziani, su un pianeta che andava rapidamente morendo.[15]

Le sirene di TitanoModifica

Ormai ciascuno sa come trovare dentro di sé il significato della vita.
Ma l'umanità non è sempre stata cosí fortunata. Meno di un secolo fa gli uomini e le donne non avevano un facile accesso alle scatole di rompicapi che sono dentro di loro.

Non sapevano nominare neppure uno dei cinquantatré portali dell'anima.

E le religioni strane facevano grossi affari.

L'umanità, ignorante delle verità che giacciono entro ogni essere umano, guardava verso l'esterno... premeva sempre verso l'esterno. Ciò che l'umanità sperava di imparare in quella spinta verso l'esterno era chi fosse realmente responsabile di tutta la creazione e che cosa significasse tutta la creazione.

Madre notteModifica

MI CHIAMO HOWARD W. Campbell, jr.
Ho fama di nazista, sono americano di nascita e apolide per inclinazione naturale.
L'anno in cui scrivo è il 1961.
Voglio dedicare questo mio libro al signor Tuvia Friedmann, direttore dell'Istituto per la documentazione dei crimini di guerra, di Haifa, e a chiunqua altro possa interessare.
Perché al signor Friedmann dovrebbe importargli qualcosa di questo libro?
Perché sull'uomo che lo sta scrivendo grava il sospetto che sia stato un criminale di guerra. Il signor Friedmann è uno specialista di questi casi. E ha manifestato più che un desiderio, l'impaziente ardore di avere qualsiasi scritto con cui volessi prendermi la briga di arricchire il suo archivio di barbarie naziste. La sua smania di averlo è tale che mi mette a disposizione una macchina da scrivere, un servizio gratuito di assistenza stenografica, e la collaborazione di assistenti che rintracceranno qualunque cosa mi occorra per far sì che il racconto riesca completo e senza inesattezze.
Mi trovo al fresco.

Un pezzo da galeraModifica

Eh, sì: Kilgore Trout è di nuovo dentro. Non ce l'ha fatta, fuori. Mica c'è da vergognarsi. Un sacco di brave persone, fuori non ce la fanno. Mi stupisce che io ci sia riuscito.

Ho ricevuto una lettera stamattina (18 novembre 1978) da un giovane che non conosco, un certo John Figler, da Crown Point nell'Indiana. Crown Point è famosa per un'evasione, compiuta colà, dal bandito John Dillinger, durante il periodo più fosco della Grande Depressione americana. Dillinger evase minacciando il secondino con una pistola fatta di sapone e lucido per scarpe. Il secondino era una donna. Dio li abbia in gloria, lui e lei, entrambi. Dillinger era il Robin Hood della mia prima gioventù. È sepolto vicino ai miei genitori – e a mia sorella Alice, che l'ammirava anche più di me – a Crown Hill, il cimitero di Indianapolis. Su quel colle che domina la città riposa anche il celebre poeta James Whictcomb Riley. Da piccola, mia madre lo conosceva bene.

NoteModifica

  1. Da Palm Sunday, Delacorte Press, 1981.
  2. Da Un uomo senza patria, p. 57.
  3. Da Cronosisma.
  4. Da La colazione dei campioni.
  5. Da Destini peggiori della morte, traduzione di Graziella Civiletti.
  6. Da un discorso per l'apertura dell'anno accademico alla Syracuse University, 8 maggio 1994; citato in Douglas Coupland, Generazione A, Isbn Edizioni, 2010, p. 9. ISBN 8876382143
  7. Da Comica finale.
  8. Da Destini peggiori della morte, traduzione di Graziella Civiletti.
  9. Da Le sirene di Titano.
  10. Da Un pezzo da galera, p. 97.
  11. Cfr.
  12. Da Perle ai porci ovvero Dio la benedica, Mr. Rosewater, traduzione di Vincenzo Mantovani, Einaudi.
  13. Da Dio la benedica, signor Rosewater.
  14. Da Perle ai porci ovvero Dio la benedica, Mr. Rosewater, traduzione di Vincenzo Mantovani, Einaudi, cap. 7.
  15. a b c Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

BibliografiaModifica

  • Kurt Vonnegut, Ghiaccio-nove, traduzione di Delfina Vezzoli, Feltrinelli, 2009. ISBN 9788807720277
  • Kurt Vonnegut, Le sirene di Titano, traduzione di Roberta Rambelli, Nord.
  • Kurt Vonnegut, Madre Notte, traduzione di Luigi Ballerini, Feltrinelli, 2007. ISBN 88-07-81956-8
  • Kurt Vonnegut, Dio la benedica, Mr Rosewater o perle ai porci (1965), traduzione di V. Mantovani, Feltrinelli, 2005.
  • Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5 – o La crociata dei Bambini (1969), traduzione di L. Brioschi, Feltrinelli, 2003. ISBN 8-807-01637-0.
  • Kurt Vonnegut, Dio la benedica, signor Rosewater, o Le perle ai porci (1965), traduzione di Roberta Rambelli, Mondadori, Milano, 1973.
  • Kurt Vonnegut, Un pezzo da galera, (Jalibird), traduzione di Pier Francesco Paolini, Rizzoli Editore, Milano, 1981.
  • Kurt Vonnegut, La colazione dei campioni o Addio triste lunedì! (Breakfast of champions or Goodbye blue monday!), traduzione di Attilio Veraldi, Elèuthera, Milano, 1992.
  • Kurt Vonnegut, Un uomo senza patria, traduzione di Martina Testa, minumum fax, Roma, 2006. ISBN 88-7521-090-X

Altri progettiModifica

OpereModifica