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Sogni dai libri

lista di un progetto Wikimedia

Raccolta di sogni tratti dai libri.

CitazioniModifica

  • Aveva sognato una casa, e poi una città: una città intorno alla casa, immensa, complessa, piena di collegamenti. Nella casa viveva un uomo, con la sua famiglia; l'uomo era attivo, lavorava e andava avanti e indietro entro i confini della città, girando, agendo, reagendo.
    E poi, nel sogno, la città era scomparsa di colpo, lasciando solo la casa. Ma com'erano cambiate, allora, le cose! Una casa isolata, solitaria, senza niente di ciò che le serviva: acqua, fognature, elettricità, strade. E una famiglia, tagliata fuori dai supermarket, dalle scuole, dai grandi magazzini. E il marito, il cui lavoro si svolgeva in città, a stretto contatto con gli altri, improvvisamente abbandonato a se stesso come un naufrago su un'isola deserta. (Michael Crichton)
  • Ho sempre sognato l'acqua, il mondo sott'acqua. Poi un giorno, quando Alessia e Livia non c'erano più, ho sognato che ero in una specie di città di legno scuro, costruita sulle palafitte, in mezzo al mare. Una città galleggiante. In mezzo al quadrato di case, come fosse una specie di cortile interno fatto di mare, c'erano due balenottere che giocavano. Si rincorrevano, sbuffavano soffi altissimi, si toccavano muso contro muso e poi sparivano sotto per riapparire all'improvviso, un gioco a nascondersi. Facevano un suono sottile come se ridessero. Loro vivevano lì. Erano le balene cucciolo della città. Ne sono certa. (Concita De Gregorio)
  • Si addormentò e sognò un'eclisse di sole e processioni funebri. Si susseguivano l'una all'altra, lunghi catafalchi, trainati da cavalli neri, sui quali viaggiavano giganti. Erano, al contempo, i morti e i piangenti. «Come può mai essere, questo?» si domandò nel sogno. «È possibile che una tribù condannata porti se stessa alla sepoltura?» Brandivano torce e cantavano una nenia funebre la cui malinconia era ultraterrena. Le loro vesti si trascinavano al suolo, le punte degli elmetti arrivavano entro le nubi. (Isaac Bashevis Singer)
  • Si addormentò profondamente. Fece un sogno molto strano: volava ad altissima quota, sicuramente nella realtà non raggiungibile da una cocci; sotto di lei un grande prato di un brillantissimo verde d'erba, si stendeva fino ai bordi di un bosco. Le querce, i lecci formavano una macchia a toni irregolari di verde più chiaro e più scuro con qualche pennellata di marrone. Una sottile linea argentata lo attraversava sinuosamente per tutta la sua lunghezza. Quel ruscello, prezioso ricamo della natura, nasceva oltre il bosco da una grandissima montagna.
    Il bianco della neve che ne ricopriva le pendici era di una luminosità mai vista. Man mano che Cocci si avvicinava alla cima del monte, il leggero mormorio che l'aveva accompagnata in questo fantastico volo si faceva sempre più chiaro fino a diventare l'eco di una voce lontana: "Cocci vieni, ti aspetto... Cocci vieni...". "Eccomi" gridò più forte che poteva Cocci e... il sogno svanì. (Sette punti neri)
  • Sognai febbrilmente cose che diventavano nebulose e svanivano intorno a me fino a che tutto svanì, anche il terreno su cui stavo io, ed ebbi quell'incubo impressionante di cadere nel vuoto che avrà avuto qualche volta anche lei. (H. G. Wells)
  • Stamane mi destai soffocato (in sogno) dalla commozione: abbracciavo e baciavo nostro padre arrivato con voialtre a Lüsen. Ma lui non vedeva le mie lacrime e non udiva i miei singhiozzi perché era diventato troppo vecchio. Ancora sotto l'impressione del sogno, mi dissi che papà è sempre vivo, non per sua fortuna nel corpo penante e caduco, ma in noi se lo ricordiamo così. (Camillo Sbarbaro)
  • Stava sognando di raccogliere mirtilli e lamponi artici e di nutrire gli husky che stava preparando per la famosa corsa di cani da slitta di Iditarod, quando il suo allarme interno lo svegliò di soprassalto. (Raymond Benson)
  • Un fanciullo amava molto il pollo e aveva gran paura dei lupi. Una sera, mentre dormiva sul suo letto, fece un sogno: egli era solo nella foresta e cercava funghi. A un tratto, un lupo balzò da una macchia e si gettò su di lui. Spaventato, il fanciullo si mise a gridare: «Aiuto! Aiuto! Mi vuol mangiare!».
    Il lupo gli disse: «Aspetta a gridare: io non ti mangerò, voglio soltanto discutere con te».
    E il lupo si mise a parlare come fosse un uomo.
    Disse: «Tu hai paura che io ti mangi. Ma tu? Non ti piacciono forse i polli?».
    «Sì!».
    «Eppure li mangi, perché? Essi sono vivi come te, i piccoli polli. Va a vedere la mattina, come li pigliano, come il cuoco li porta in cucina e taglia loro il collo, e ascolta la loro madre gridare perché le hanno tolto i suoi piccini. Non hai mai osservato tutto questo?».
    «No», rispose il fanciullo.
    «No, davvero? Ebbene, guarda meglio! Del resto, per ora, sono io che ti mangerò. A modo tuo, tu non sei altro che un piccolo pollo: è deciso, ti mangerò».
    Il lupo si gettò sul fanciullo che gridò spaventato: «Ahi! Ahi! Ahi!».
    E si svegliò.
    Da quel giorno, egli smise di mangiar carne: fosse di bue, di montone o di pollo. (Lev Tolstoj)
  • Una foresta buia. Non un'anima viva. Le foglie aguzze sugli alberi, i miei piedi tutti graffiati. Questo posto mi pareva di ricordarlo, ma adesso mi sono persa. Ho paura. E freddo. Dall'altra parte del burrone ghiacciato, una costruzione rossa simile a un granaio. Una stuoia di paglia sventola floscia davanti all'ingresso. La arrotolo verso l'alto e sono dentro; è dentro. Una lunga canna di bambù da cui pendono enormi quarti di carne rosso sangue, ancora gocciolanti di sangue. Cerco di passare oltre ma la carne... non c'è fine alla carne, e nessuna via d'uscita. Ho del sangue in bocca, i vestiti intrisi di sangue appiccicati alla pelle. (Han Kang)
  • Una notte feci un sogno. Sto suonando, la serata è incandescente, e mio padre, morto già da tempo, siede in silenzio fra il pubblico. Poi... sono in ginocchio vicino a lui, e per un attimo osserviamo insieme l'uomo scatenato sul palco che canta la vita di operai come lui. Gli tocco l'avambraccio, quindi dico a mio padre, paralizzato dalla depressione per tanti anni: «Guarda, papà, guarda... quello là... sei tu... è così che ti vedo». (Bruce Springsteen, Born to Run)

Richard AdamsModifica

  • Cadde in un inquieto dormiveglia. Gli pareva che Garofano tramutato in gabbiano volasse sul fiume, strillando. Si svegliò spaventato. Si riaddormentò e vide Cerfoglio che conduceva a forza Nerigno verso un lacciolo di lucente fildiferro, fra l'erba. E su tutti incombeva, grande quanto un cavallo, al corrente di tutto ciò che succedeva da un capo all'altro del mondo, la figura gigantesca di Vulneraria.
  • Per un po' camminò su e giù zoppicando mentre i compagni dormivano ancora, poi si coricò di nuovo e sognò un tremendo scontro, un'esplosione enorme, disintegrazione e terrore, e poi un cadere senza fine fra le lisce pareti di un pozzo putrescente, che sapeva di tabacco e disinfettanti.

La ragazza sull'altalenaModifica

  • Dormii anch'io. E sognai ch'eravamo fuggiaschi in un paese di montagna. Ogni volta che cercavamo di scendere a valle, trovavamo nemici nell'ombra, in agguato, e dovevamo tornare sulle alture selvagge, pur sapendo che prima o poi la fame ci avrebbe costretto ad arrenderci.
  • Feci un sogno intricatissimo in cui io stesso ero proteiforme: ora bambino, ora giovanetto, ora adulto. Eccomi in mare e vengo inseguito da un grosso pesce che tenta di afferrarmi e trascinarmi in fondo. Poi sono uno studente pieno d'ansietà alla vigilia d'un esame. Un pagliaccio al circo gonfia un pallone fino a farlo scoppiare e io, seduto in prima fila, affondo la faccia fra le mani. Poi, ecco, sono in preda a una smania amorosa, mi agito... ma so che l'orgasmo provocherebbe la morte di Karin.
  • L'altra notte sognai di svegliarmi avendo udito uno strano rumore da basso, appena percettibile: una sorta di tenue tintinnio come ne producevano quegli spaventapasseri di vetrini colorati che, ai tempi della mia infanzia, si appendevano in giardino, a luccicare e tintinnare alla brezza. Mi alzo e scendo giù in salotto. Gli sportelli della vetrinetta contenente le ceramiche sono spalancati, ma tutte le statuine sono al loro posto: La Libertà e il Matrimonio, Le Quattro Stagioni, La Ragazza di Reinicke in groppa alla mucca e... sì, anche lei... La Ragazza sull'Altalena. Di lì proveniva quella specie di tintinnio: le statuette stavano piangendo. Cadevano lacrime di cristallo minuscole come granelli di sabbia, che avevan ricoperto – come neve – il panno verde scuro sul quale posavano negli scaffali. A piccoli frammenti era così venuta via la loro vernice, si eran sgretolate le loro decorazioni. Già alcune eran quasi irriconoscibili. La collezione era rovinata! Io cado in ginocchio e scoppio a piangere come un bambino. «Tornate! vi prego, tornate!» Mi svegliai e m'accorsi di singhiozzare sul serio.